EL VAIJE A REIMS

 

Personajes

CORINNA

MELIBEA

FOLLEVILLE

Sra. CORTESE

BELFIORE

LIBENSKOF

TROMBONOK

SYDNEY

D. PROFUNDO

D. ÁLVARO

D. PRUDENCIO

D. LUISITO

DELIA

MAGDALENA

MODESTINA

ZEFERINO

ANTONIO

GELSOMINO

Poetisa Romana

Marquesa Polaca

Marquesa, viuda

Dueña del Balneario

Oficial Francés

Conde Ruso

Oficial Alemán

Lord Inglés, enamorado de Corinna

Anticuario Italiano

Oficial Español, enamorado de Melbea

Médico del Balneario

Primo de Folleville

Amiga de Corinna

Ama de llaves del Balneario

Doncella de Folleville

Cartero

Criado del Balneario

Camarero del Balneario

Soprano

Contralto

Soprano

Soprano

Tenor

Tenor

Bajo

Bajo

Bajo

Bajo

Bajo

Tenor

Soprano

Mezzosoprano

Mezzosoprano

Tenor

Bajo

Tenor

 

 

La acción se desarrolla en el balneario "La Azucena de Oro", Francia, a mediados del siglo XIX.

 

ATTO UNICO


(Sala che dà adito a varie camere a destra ed 
a sinistra. Una tavola in fondo a destra.

Scena Prima 

MADDALENA
(al coro)
Presto, presto... su, coraggio!
Tante statue mi sembrate;
oggi è il giorno del gran viaggio,
non convien farsi aspettar.

CORO
Tutto è pronto; ma non basta,
a voi piace di gridar.

MADDALENA
Qual ardire! che insolenza!
Guai se scappa la pazienza...

CORO
(ridendo)
La pazienza! ah! ah! ah!..

MADDALENA 
(severa)
Che vuol dire?

CORO
(ironicamente) 
Oh! niente, niente.

MADDALENA 
Di rispetto mi mancate.

CORO
V'ingannate in verità.

MADDALENA 
(accostandosi alla tavola, sulla 
quale vi stanno le colazioni)
Queste mele prelibate
come son disposte male!

CORO
L'attenzion con lei non vale,
ha un gran gusto a brontolar.

MADDALENA 
(fremendo)
Insolenti!

CORO
Flemma! Il sangue
al cervello può montar.

MADDALENA 
Oh! con me non si canzona,
e so farmi rispettar.

CORO
(da loro)
Vuol far sempre da padrona,
e si fa poi corbellar.

Scena Seconda

(Don Prudenzio, indi varie donne 
che servono ne' bagni ed Antonio)

DON PRUDENZIO 
Benché, grazie al mio talento,
stian già tutti meglio assai,
di partir, in tal momento,
la licenza non darei;
ma tenerli io non potrei,
ed è meglio d'abbondar.

(alle donne)

Ve l'ho detto, e vel ripeto,
oggi il bagno non si prende;
son sospese le faccende,
non si pensa che a viaggiar.

CORO
Oh! che gusto! almen potremo
oggi andare a passeggiar.

(Le inservienti de' bagni partono.)

DON PRUDENZIO 
Ma vediam, le colazioni
se a' miei ordin son conformi.

ANTONIO
Ah! si esamini, s'informi,
tutto in regola vedrà.

DON PRUDENZIO 
Si dispongono a partire;
ma non cal, quest'oggi ancora,
qui costretto a garantire
son la loro sanità.

GLI ALTRI
(fra lei)
Oh! con questo gran dottore
stanno freschi in verità.

(Il dottore esamina le colazioni,
ch'Antonio gli va indicando.)

Scena Terza

(I detti, Madama Cortese)

MADAMA CORTESE 
Di vaghi raggi adorno,
in ciel risplende il sole;
sarà un sì ameno giorno
propizio ai viaggiator.
Alla felice sponda
seguirli io pur vorrei;
ma il fato non seconda
i voti del mio cor.
Dottore, Maddalena
Antonio, a me badate;

(al coro) 

Voi pure m'ascoltate,
e destri poi cercate
il pian di secondar.

(Tutti s'accostano.)

I forestieri presto sen vanno,
se a prender bagni qui torneranno,
nessun per ora può assicurar;
ma della casa, nella lor mente,
buona memoria convien lasciar.

CORO
Bene, bene... più diligente
oggi saprassi ognun mostrar.

MADAMA CORTESE 
La contessina non ha pazienza,
rapido il fatto succeda al dir.

CORO
Rapido il fatto succeda al dir.

MADAMA CORTESE 
Allo Spagnolo, la riverenza
sì nell'entrare che nell'uscir.

CORO
Inchini entrando e nell'uscir.

MADAMA CORTESE 
Coll'antiquario, di cartapecore,
di belle femine, col cavalier.
Con Melibea, d'idee fantastiche,
col Moscovita, del vasto imper,
del Campidoglio, colla Romana,
coll'Alemanno, del contrappunto,
con foco ed arte, cogliendo il punto,
più dell'usato si parlerà.
Di cartapecore. di belle femine,
d'idee fantastiche, di contrappunto,
più dell'usato, cogliendo il punto,
non dubitate, si parlerà. 
Ingegno ed arte così adoprando,
l'innato genio destri allettando,
dolce impressione si desterà:
e pari a un rapido gonfio torrente,
che tutto allaga, che tutto inonda,
del Giglio d'Oro per ogni sponda,
la nobil fama si spanderà.

CORO
Del Giglio d'Oro per ogni sponda,
la nobil fama si spanderà.

(Tutti partono, eccetto Madama Cortese.)
ACTO ÚNICO


(Balneario "La Azucena de Oro". Varios 
sirvientes disponiendo una mesa)

Escena Primera

MAGDALENA
(al coro)
Rápido, rápido... ¡A prisa!
Parecéis estatuas; 
hoy es el día del gran viaje, 
así que no conviene hacerse esperar. 

CORO
Todo está listo; pero no os basta, 
a usted le gusta gritar 

MAGDALENA 
¡Qué atrevimiento! ¡Qué descaro! 
Se me está acabando la paciencia...

CORO
(riendo) 
¡La paciencia! ¡ja! ¡ja! ja!...

MAGDALENA 
(severa)
¿Qué queréis decir?

CORO 
(irónicamente), 
¡Oh! Nada, nada...

MAGDALENA 
¡Me habéis faltado al respeto!

CORO
Ciertamente, os engañáis. 

MAGDALENA 
(acercándose a la mesa 
sobre la que están los desayunos)
¡Estos exquisitos manjares 
están mal dispuestos! 

CORO
La cortesía no va con ella,
le encanta protestar.

MAGDALENA 
(gritando) 
¡Descarados! 

CORO
¡Tranquilidad! 
Se os puede subir la sangre al cerebro.

MAGDALENA 
¡Oh! De mí no se ríe nadie,
yo sé hacerme respetar. 

CORO
(para ellos) 
Siempre actúa como si fuese un ama, 
y después se burlan de ella.

Escena Segunda

(Don Prudencio, con 
varias mujeres)

DON PRUDENCIO 
Aunque, gracias a mi talento, 
todos están ya mucho mejor, 
no les daré licencia 
para que se vayan en este momento.
Pero ya no puedo tenerlos por más tiempo, 
así que es mejor que se vayan. 

(a las mujeres)

Lo he dicho y lo repito 
hoy no hay baño.
Todo eso lo he suspendido,
sólo hay que pensar en el viaje 

CORO
¡Ay! ¡Qué bien! 
Por lo menos hoy podremos pasear.

(Las criadas de los baños salen) 

DON PRUDENCIO 
Veamos... 
Los desayunos están correctos. 

ANTONIO
¡Ah! Si los mira y remira
todo correcto lo verá.

DON PRUDENCIO 
Se disponen a partir; 
pero no, todavía no.
Yo estoy aquí para garantizar
su salud. 

LOS DEMÁS
(en voz baja)
¡Oh! Con este gran médico 
todos estamos más muertos que vivos.

(El médico examina los desayunos 
que Antonio va indicándole.) 

Escena Tercera

(entra la señora Cortese)

SEÑORA CORTESE 
Con los vagos rayos de sol, 
ya resplandece el cielo.
Será hoy un día muy ameno
propicio a los viajeros.
Me gustaría seguirlos 
hasta la orilla 
pero el hado no corresponde
a los deseos de mi corazón.
Doctor, Magdalena, Antonio, 
siempre me cuidáis; 

(al coro

Incluso vosotros me escucháis, 
y vais rápidos a buscar 
la manera con la que corresponderme.

(Todos se acercan.) 

Los forasteros se marchan ya 
pero nadie puede asegurar
si volverán aquí a tomar baños.
Así que conviene que tengan
buenos recuerdos de esta casa.

CORO
Bien, bien... 
Hoy sabré mostrarme más diligente.

SEÑORA CORTESE 
La condesita no tiene paciencia 
y lo quiere todo rápido.

CORO
Lo quiere todo rápido.

SEÑORA CORTESE 
Al español...
La reverencia, tanto al salir como al entrar.

CORO
Reverencias al entrar y al salir.

SEÑORA CORTESE 
Pergaminos para el anticuario,
bellas mujeres para el caballero,
ideas fantásticas para Melibea,
un vasto estilo imperio para el moscovita.
Al Capitolio, con la romana.
Con en alemán, al contrapunto,
con fuego y arte, cogiéndole el punto.
En esta ocasión, mucho se hablará 
de pergaminos, de bellas mujeres,
de ideas fantásticas, de contrapunto, 
pero en esta ocasión, cogiendo el punto.
No dudéis, se hablará adoptando 
ingenio y arte,
y atrayendo al innato genio
se despertará una dulce pasión.
Con ese gran torrente qué todo alcanza, 
que todo inunda, 
desde "La Azucena de Oro" 
se esparcirá la noble llamarada.

CORO
Desde "La Azucena de Oro" 
se esparcirá esa noble llamarada

(Todos salen, excepto la señora Cortese.) 
Scena Quarta

MADAMA CORTESE 
Partire io pur vorrei;
ma il mio consorte è assente e non mi lice
lasciar così... Ah! quando,
veder potrò un Sovrano,
sì giusto, sì leal, sì grande e umano?

CONTESSA DI FOLLEVILLE 
(di dentro)
Modestina? Modestina? Ove sei?..

MADAMA CORTESE
La Parigina!
Peccato! Ella è gentil, vezzosa e cara;
lo spirito e la grazia ognun ne ammira;
ma per le mode notte e dì delira.

CONTESSA DI FOLLEVILLE 
(entrando in fretta)
Modestina?.. Ove sta?

MADAMA CORTESE 
Volo a cercarla. 

(parte)

CONTESSA DI FOLLEVILLE 
Trovarsi a una gran festa e non avere
le cose più alla moda,
e più fresche e più belle!..
Qual disonore, oh stelle! 
Ah! più non reggo...
L'incertezza m'uccide...
e il cavalier Belfiore,
che, in sì critico istante, a me dovria
porger conforto, qui non è... L'ingrato
forse sta vagheggiando qualche bella...
Chi sì volubil mai l'avria creduto?
Ah! il far per compiacenza
ritratti in miniatura
certo è un pretesto... E se per or sto zitta,
pur medito vendetta, e tal sarà
che tutti i farfallin tremar farà.

MODESTINA 
(entra, marcando lentamente)
Signora, che comanda?

CONTESSA DI FOLLEVILLE 
(impazientendosi)
Un po' più adagio.

MODESTINA
Ho la micrania.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Ognora voi mi fate morire d'impazienza.
La risposta è venuta?

MODESTINA
Non ancora.

CONTESSA DI FOLLEVILLE 
A chi desti la lettera?

MODESTINA
Al vostro bel cugino,
che disse aver un'occasion sicura.

CONTESSA DI FOLLEVILLE 
Corri... qual disappunto!
Digli che qui l'aspetto...

MODESTINA
Ei giunge appunto.

(parte lentamente)

Scena Quinta

(entra don Luigino)

DON LUIGINO 
Amabil Contessina,
v'armate di coraggio...

CONTESSA DI FOLLEVILLE 
E perché mai?

DON LUIGINO 
Fatal caso impensato...

CONTESSA DI FOLLEVILLE 
E qual?

DON LUIGINO 
La diligenza ha ribaltato.

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Ahimè!..

DON LUIGINO 
Gli effetti fragili...
Le cassette... Le scatole...

CONTESSA DI FOLLEVILLE 
Ah tacete! Tutto comprendo... 
O ciel! Io manco... io moro...

(si sviene)

DON LUIGINO 
Si sviene!..

(verso le quinte)

Olà! accorrete!
Presto, presto... Soccorso a lei porgete.

Scena Sesta

(I detti, il Barone di Trombonok, Maddalena,
Antonio, con serv, indi Don Prudenzio)

MADDALENA 
Che accadde?

BARONE DI TROMBONOK 
(dopo averla guardata)
Oh! come è bianca!
Morta ognun la dirai...
Di macchinetta sì genti, che mai
ha potuto sconvolger l'armonia?

DON LUIGINO 
(al Barone)
Si è svenuta...

BARONE DI TROMBONOK 
(cavando di tasca una boccetta)
Spruzzatele il bel volto;
è questa un'acqua pura, genuina,
ch'in persona io comprai dal gran Farina.
Fregatele la tempia.

(Maddalena prende la boccetta 
e s'accosta alla Contessa.)

DON PRUDENZIO 
(accorrendo)
Olà! che fate?
Tocca a me sol; profani, vi scostate!

(Tutti si scostano; il medico guarda 
la Contessa, le tasta il polso, indi esclama)

Ahimè! sta in gran pericolo...

(Don Luigino parla all'orecchio del Barone.)

Volate dal speziale,
sal volatil chiedete, ed un cordiale.

(Parte un servo.)

BARONE DI TROMBONOK
(ai servi)
Aceto ed acqua fresca.

(Parte un altro servo.)

DON PRUDENZIO 
Son sospese
le funzioni vitali...

DON LUIGINO
Non sapete
quello che dite...

DON PRUDENZIO 
Come!..
La sistole... la diastole...

DON LUIGINO 
Andate al diavolo.

DON PRUDENZIO 
Il polso ascende già...

BARONE DI TROMBONOK 
Vediam...

(tasta il polso alla Contessa)

(fra sé)

Che bestia insigne!

DON PRUDENZIO
Morirà!

CONTESSA DI FOLLEVILLE 
(alzandosi rapidamente)
Che sento!.. Dove son?... 
Sogno o son desta?

BARONE DI TROMBONOK 
(al medico burlandolo)
Morirà!..

DON PRUDENZIO
Fu una sincope...

BARONE DI TROMBONOK 
(ridendo)
La sincope, sì, sì, fa molto effetto:
Mozart, Haydn, Beethoven, Bach ne trassero
un gran partito.

(Don Prudenzio si accosta di 
nuovo per tastar il polso alla Contessa)

DON PRUDENZIO 
Vediamo adesso il polso...

CONTESSA DI FOLLEVILLE 
Non toccate,
augel di mal augurio, vi scostate.

(Don Prudenzio si ritira.)

DON LUIGINO 
(alla Contessa)
Deh! calmatevi, o cara.

BARONE DI TROMBONOK 
(alla medesima)
Cos'avete?

CONTESSA DI FOLLEVILLE
Il mio male capir voi non potete.
Partir, o ciel! desio,
e più partir non lice,
lo vieta l'onor mio,
la patria il vieta ancor.
Come spiegare, oh Dio!
il duol ch'io sento in cor?
Donne, voi sol comprendere
potete il mio dolor:
più fieri amari spasimi
non ho provato ancor.

TUTTI GLI ALTRI
Signora, vi calmate!
Deh! cessi il rio martor.
Escena Cuarta

SEÑORA CORTESE 
Me gustaría irme,
pero mi marido está ausente 
y no me gusta dejarlo así... 
¡Ah! ¿Cuando podré ver a un soberano
justo, leal, grande y humanitario? 

CONDESA DE FOLLEVILLE 
(desde dentro) 
¿Modestina? ¿Modestina? Dónde estás?...

SEÑORA CORTESE 
¡La parisina! ¡Horror! 
Será muy gentil, zalamera y querida,
por eso todos admiran su espíritu,
pero solo vive para la moda.

CONDESA DE FOLLEVILLE 
(entrando de prisa) 
¿Modestina?.. ¿Donde estás? 

SEÑORA CORTESE 
¡Corro a buscarla!

(Sale)

CONDESA DE FOLLEVILLE 
¡Tener que asistir a una gran fiesta 
y no tener las cosas preparadas,
las más vistosas, las más bonitas!...
¡Qué deshonra, oh cielos! 
¡Ah! No puedo contenerme...
La incertidumbre me mata... 
El caballero Belfiore, al que, 
ciertamente no paro de criticar, 
debería cuidar de mi comodidad.
Pero no, no está aquí el ingrato. 
Quizás esté mirando a alguna mujer bella.
¿Lo había supuesto tan voluble? 
¡Ah! Cada vez es menos complaciente 
a la hora de inventarse alguna excusa. 
¡Y si ahora callo, es porque estoy tramando
una venganza con la que todos temblarán!

MODESTINA
(Entra, caminando lentamente) 
Señora: ¿Qué manda? 

CONDESA DE FOLLEVILLE 
(Impaciente) 
Un poquito más de lentitud...

MODESTINA
Tengo jaqueca. 

CONDESA DE FOLLEVILLE 
Siempre me haces morir de impaciencia.
¿Ha llegado la contestación? 

MODESTINA
Todavía no. 

CONDESA DE FOLLEVILLE 
¿A quién enviaste la carta? 

MODESTINA
A vuestro bello primo, 
que dijo que seguro encontraría la ocasión.

CONDESA DE FOLLEVILLE 
Corre... ¡Qué contrariedad! 
Dile que aquí lo espero... 

MODESTINA
Aquí llega.

(Modestina sale lentamente)

Escena Quinta

(entra don Luisisto)

DON LUISITO 
Amable condesita, 
armaos de valor...

CONDESA DE FOLLEVILLE 
¿Y eso?... ¿Por qué? 

DON LUISITO 
Una gran contrariedad...

CONDESA DE FOLLEVILLE 
¿Cuál? 

DON LUISITO 
La diligencia ha volcado. 

CONDESA DE FOLLEVILLE 
¡Ay de mí!...

DON LUISITO 
Los objetos frágiles... 
Las cajas... Los baúles... 

CONDESA DE FOLLEVILLE 
¡Ah, callaos! Lo entiendo todo... 
¡Oh cielos! Me muero!... ¡Me muero!... 

(se desmaya)

DON LUISITO 
¡Se ha desmayado!

(va hacia la puerta)

¡Eh! ¡Venid! 
¡Rápido, rápido!... ¡Qué alguien la ayude!

Escena Sexta 

(entran el barón de Trombonok,
Magdalena, Antonio, sirvientes)

MAGDALENA 
¿Qué ocurre? 

BARÓN DE TROMBONOK 
(Después de observar a la Condesa) 
¡Oh! ¡Está blanca! 
Cualquiera diría que está muerta... 
¿Tenéis alguna idea que explique
este contratiempo? 

DON LUISITO 
(al Barón)
Sí, se ha desmayado... 

BARÓN DE TROMBONOK 
(a Magdalena, con un frasquito en la mano) 
Échale en su bonito rostro
este agua pura y genuina, 
se la compré al gran Farina. 
Mójale la frente.

(Magdalena toma el frasquito 
y se acerca a la Condesa.) 

DON PRUDENCIO 
(acudiendo)
¡Eh! ¿Qué hacen? 
¡Eso es trabajo mío!

(Todos se apartan; el médico toma el pulso 
a la Condesa y luego exclama)

¡Ay de mí! Está en gran peligro... 

(Don Luisito, le habla al oído al barón)

¡Corred a la farmacia
y pedidle un cordial al farmacéutico!

(Sale un sirviente) 

BARÓN DE TROMBONOK
(a los sirvientes)
Vinagre y agua fresca. 

(sale otro sirviente.) 

DON PRUDENCIO 
Se han detenido 
las funciones vitales... 

DON LUISITO
No sabéis ni 
lo que decís... 

DON PRUDENCIO 
¡Cómo!... 
La sístole... la diástole... 

DON LUISITO 
¡Váyase al diablo!

DON PRUDENCIO 
Ya hay pulso...

BARÓN DE TROMBONOK 
Veamos...

(Comprueba el pulso de la Condesa) 

(para sí)

¡Qué bestia!

DON PRUDENCIO 
¡Morirá! 

CONDESA DE FOLLEVILLE 
(levantándose rápidamente) 
¡Qué me pasa!.. ¿Dónde estoy?... 
¿Sueño o estoy despierta? 

BARÓN DE TROMBONOK 
(Burlándose del médico)
¡Morirá!.. 

DON PRUDENCIO 
Fue una síncopa... 

BARÓN DE TROMBONOK 
(riendo) 
La síncopa, sí, sí... hace mucho efecto: 
Mozart... Haydn... Beethoven... Bach... 
le sacaron un gran partido.

(Don Prudencio se acerca de nuevo para 
tomarle el pulso a la Condesa) 

DON PRUDENCIO 
Vemos ahora el pulso... 

CONDESA DE FOLLEVILLE 
¡No me toquéis, apartaros
que me dais muy mal augurio!

(Don Prudencio se aparta.) 

DON LUISITO 
(a la Condesa) 
Calmaros, querida.

BARÓN DE TROMBONOK 
(Al mismo tiempo)
¿Qué os ha sucedido? 

CONDESA DE FOLLEVILLE 
No podéis solucionar mi problema.
¡Quiero irme, cielos!
¡Y no saldré nunca más!
¡Lo prohíben mi honor 
y mi patria!
¿Cómo explicarlo? ¡Dios! 
¿Qué dolor siento en el corazón? 
Mujeres, sólo vosotras 
comprendéis mi dolor,
pero todavía no he tomado 
los espasmos más amargos.

TODOS LOS DEMÁS
¡Señora, cálmese! 
¡Dejad de sufrir!
Scena Settima

(I detti, modestina, che arriva con uno scatolone, in
cui v'è un bel cappellino alla moda giunto da Parigi)

CONTESSA DI FOLLEVILLE 
(dopo aver guardato)
Che miro! ah qual sorpresa!
Agli occhi io credo appena;

(contemplando il cappellino)

Caro! dal reo naufragio
tu ti salvasti almen,
e freni in parte i palpiti
dell'affannoso sen.
Grazie vi rendo, o Dei!
che udiste i voti miei;
a tal favor quest'anima
ben grata ognor sarà.

GLI ALTRI
La barbara sua pena
calmando omai si va.
E' comica la scena, e ridere ci fa.

(Tutti partono, eccetto il Barone.)

Scena Ottava 

BARONE DI TROMBONOK 
(ad Antonio, trattenendolo)
Eh! senti, mastro Antonio...

ANTONIO
Che comanda?

BARONE DI TROMBONOK 
Sai che partiam sta sera
per Reims; tua cura sia
di far porre sul ciel delle carrozze
vestiti e biancheria:
se ci vuol qualche spesa, falla ed io,
ch'eletto a pieni voti per cassiere
fui dall'illustre amabil compagnia,
pagherò l'occorrente;
intendi?

ANTONIO
Sì signor, non pensi a niete.

(parte)

BARONE DI TROMBONOK 
Quando rifletto a quello svenimento,
mi vien proprio da ridere...
La cagion delle smanie
indovinar chi mai potuto avria?
Ma ognuno al mondo ha un ramo di pazzia.
Sì, di matti una gran gabbia
ben si può chiamar il mondo;
forse appunto, perché tondo,
testa quadra non vi sta.

Scena Nona

DON PROFONDO 
(arrivando)
La mia quota a voi consegno,
perdonate, se ho tardato;

(dà del danaro al Barone, che 
lo mette in una gran borsa)

A vedere io sono andato una rara antichità.

DON ALVARO 
(entrando con Melibea)
Questa vaga e amabil dama,
miei signori, io vi presento;
far il viaggio con noi brama,
e ognun pago ne sarà.

MELIBEA 
Con sì dotta e nobil gente,
di fanal che serve al mondo,
il viaggiar mi fia giocondo,
e gran bene mi farà.

Scena Decima

(I detti, il Conte di Libenskof)

CONTE DI LIBENSKOF 
(indietro, da sé, dopo aver sentito 
l'ultime parole di Melibea. Fra sé)
Donna ingrata, a stento in petto
freno il giusto mio furore;
per lei fido avvampa il core
e il mio ardor sprezzando va.

DON ALVARO 
(vedendo Libenskof, e da sé)
Il rival!

MELIBEA 
(da sé) 
Negli occhi ha il foco.

CONTE DI LIBENSKOF 
(avanzandosi)
Non si parte?

BARONE DI TROMBONOK
Sì, fra poco;
i cavalli sol si attendono;

(vedendo Madama Cortese)

Se il corriere è ritornato,
da Madama or si saprà.

Scena Undicesima

(I detti e Madama Cortese)

MADAMA CORTESE 
Naturale è l'impazienza,
il ritardo non comprendo;
vado, torno, salgo e scendo,
e tranquillo il cor non è.

(il Conte di Libenskof parla con 
vivacità a Melibea, mostrando gelosia.)

CONTE DI LIBENSKOF 
Mi tradite...

MELIBEA 
Qual favella?

CONTE DI LIBENSKOF 
(con rabbia concentrata)
Don Alvar...

MELIBEA
Che dir volete?

CONTE DI LIBENSKOF 
Donna infida, invan fingete;
il rival cadrà al mio piè.

MELIBEA 
Cieco ardor v'abbaglia il ciglio...

CONTE DI LIBENSKOF 
(accostandosi a don Alvaro, e con fierezza)
Don Alvar...

DON ALVARO 
(fiero)
Che pretendete?

CONTE DI LIBENSKOF 
Mi seguite...

MELIBEA 
(trattenendoli) 
Ah! non partite...
Troppo ingiusto è un tal furore.

MADAMA CORTESE 
Qual dispetto! qual furore!

MELIBEA 
D'ira avvampa il fero ciglio...
Un sì barbaro periglio
mi fa l'alma palpitar.

CONTE DI LIBENSKOF, DON ALVARO
Non pavento alcun periglio...
D'ira avvampa in seno il core;
e il tremendo mio furore
no, non posso più frenar.

BARONE DI TROMBONOK, DON PROFONDO 
(fra sé)
Bella cosa è in ver l'amore!
Ci fa perdere il cervello,
l'uom più savio un bambinello
suole a un tratto diventar.

(S'ode un preludio d'arpa nella camera di Corinna, 
tutti restano immobili ad ascoltare. Dopo il preludio, 
la suddetta canta le seguenti strofe)

CORINNA 
Arpa gentil, che fida
compagna ognor mi sei,
unisci ai canti miei
il suon di gioia e amor.
Nell'infiammata mente
si affollano le idee;
delle castalie dee
il foco io sento in cor.
Arpa, deh! unisci al canto
il suon di gioia e amor.

GLI ALTRI
Qual delizioso incanto
si spande nel mio cor!
Un più soave canto
no, non s'udì finor.

CORINNA
Svanirò i nembi; intorno
regna la dolce calma;
di lieti giorni l'alma
prevede il bel fulgor.
Che un dì rinasca, io spero,
dell'aurea età l'albore;
che degli umani in core
regni fraterno amor.

GLI ALTRI
Sempre agli umani in core
regni fraterno amor.

CORINNA 
Contro i fedeli ancora
lotta falcata luna,
ma al sacro ardir fortuna
propizia ognor sarà.
Come sul Tebro e a Solima,
foriera di vittoria,
simbol di pace e gloria
la Croce splenderà.

GLI ALTRI
Simbol di pace e gloria
la Croce splenderà.
A tali accenti, in seno
riede la dolce calma;
d'idee ridenti, l'alma
pascendo or sol si va.
Gli opachi nembi intorno
pietoso il ciel disgombra,
del sacro ulivo all'ombra,
felice ognun sarà.

(Tutti partono, eccetto Madama Cortese.)
Escena Séptima

(Modestina que llega con una caja que
contiene un sombrero de París)

CONDESA DE FOLLEVILLE 
(después de haberlo mirado) 
¡Qué veo! ¡Oh, qué sorpresa! 
¡No puedo creer lo que veo!

(contemplando el sombrero) 

¡Querido! Al menos tú te salvaste 
del fatal naufragio,
y detienes las palpitaciones
de mi afanoso pecho.
¡Oh, Dioses, os doy las gracias! 
¡Por oír mis votos,
por este gran favor,
os estaré eternamente agradecida!

LOS DEMÁS
A esta bárbara 
se le va calmando la pena, 
y esta cómica escena nos hace reír.

(Todos salen, excepto el Barón y Antonio)

Escena Octava 

BARÓN DE TROMBONOK 
(Reteniendo a Antonio)
¡Escucha, mayordomo Antonio!... 

ANTONIO
¿Qué manda? 

BARÓN DE TROMBONOK 
Sabes que esta tarde 
saldremos hacia Reims; 
tu tarea será poner sobre las carrozas 
los vestidos y ropa.
Si acaso surgiera algún gasto,
yo llevaré la caja,
y con tan gran e ilustre compañía,
pagaré lo necesario, 
¿entiendes? 

ANTONIO
Sí señor. No preocuparos de nada. 

(sale) 

BARÓN DE TROMBONOK 
Cuando recuerdo ese desmayo, 
me dan ganas de reír.
¿Cual será la razón de todos esos afanes? 
Todo el mundo 
tiene su poquito de locura.
Sí, el mundo puede considerarse 
una gran jaula de locos.
Quizás eso sea debido
a que no es totalmente redondo

Escena Novena

DON PROFUNDO 
(llegando) 
Os entrego mi cuota,
perdonad el retraso.

(da dinero al Barón, que lo 
pone en un gran bolso)

Me entretuve viendo una rara antigüedad.

DON ÁLVARO 
(entrando con Melibea) 
Os presento 
a esta elegante y amable dama.
Desea hacer con nosotros el viaje 
y ningún problema nos dará.

MELIBEA 
Si con tan grande y noble gente,
que con su luz ilumina al mundo,
puedo viajar, tendré una gran alegría
y un gran bien me hará. 

Escena Décima

(entra el Conde de Libenskof)

CONDE DE LIBENSKOF 
(Detrás, después de haber oído 
las palabras de Melibea, para sí)
Mujer ingrata, apenas puedo resistir 
el furor que invade mi pecho.
Por esa descocada,
el ardor me va destrozando el corazón.

DON ÁLVARO
(Viendo a Libenskof, para sí)
¡Mi rival! 

MELIBEA 
(Para sí)
¡Tiene fuego en los ojos!

CONDE DE LIBENSKOF 
(avanzando) 
¿Nos vamos? 

BARÓN DE TROMBONOK
Sí, dentro de poco; 
estamos esperando los caballos.

(Viendo a la Señora Cortese)

Si ha llegado el correo,
la señora lo sabrá.

Escena Undécima 

(entra la señora Cortese)

SEÑORA CORTESE 
Naturalmente estoy impaciente, 
no comprendo este retraso
voy, vuelvo, subo y bajo, 
y no se tranquiliza mi corazón.

(el Conde de Libenskof habla con 
Melibea, exteriorizando sus celos)

CONDE DE LIBENSKOF 
Me habéis traicionado...

MELIBEA
¿De quien habláis?

CONDE DE LIBENSKOF 
(Con rabia)
Don Álvaro... 

MELIBEA 
¿Qué queréis decir? 

CONDE DE LIBENSKOF 
Mujer peligrosa, fingís en vano.
El rival caerá a mis pies

MELIBEA 
Grandes celos os ciegan los ojos...

CONDE DE LIBENSKOF 
(acercándose a don Álvaro, con orgullo) 
Don Álvaro... 

DON ÁLVARO 
(orgulloso
¿Qué queréis? 

CONDE DE LIBENSKOF 
Seguidme... 

MELIBEA 
(reteniéndolos) 
¡Ah!, No vayáis... 
Este furor es demasiado injusto.

SEÑORA CORTESE 
¡Qué despecho! ¡Qué furor! 

MELIBEA 
Los ojos le arden de cólera...
Un gran peligro
hace a mi alma palpitar.

CONDE DE LIBENSKOF, DON ÁLVARO 
No temo ningún peligro... 
El corazón me arde de cólera
y ya no puedo retener más
mi terrible furor.

BARÓN DE TROMBONOK, DON PROFUNDO 
(para ellos)
¡Bonita cosa es en verdad el amor! 
Nos hace perder el cabeza, 
y el hombre más sabio 
se hace un muchachete imberbe.

(Se oye un arpa en la habitación de 
Corinna, todos quedan inmóviles para 
escuchar. Después canta lo siguiente)

CORINNA
Arpa gentil
que fiel compañera eres,
acompañas mis cantos
al son de alegría y amor. 
En la inflamada mente 
se agolpan las ideas; 
siento un fuego en el corazón
como las castas diosas.
¡Arpa, oh! Acompañas mis cantos
al son de alegría y amor. 

LOS DEMÁS
¡Qué delicioso hechizo
se esparce por mi corazón! 
Nunca he oído
un canto más dulce.

CORINNA
A mi alrededor se desvanecen los nimbos,
y la dulce calma reina.
De estos bonitos días, 
mi alma presagia un ardiente fulgor.
Espero que un día renazca
la áurea edad de la inocencia,
esa que concede un fraterno reino de amor
al corazón de los humanos.

LOS DEMÁS
Siempre reina un amor fraterno
en el corazón de los humanos 

CORINNA 
Contra la fidelidad 
lucha la luna,
pero propicia le será
la sagrada suerte.
La cruz resplandecerá
como sobre el Tebbro y Solima, 
precursora de victoria, 
símbolo de paz y gloria. 

LOS DEMÁS
Como símbolo de paz y de gloria,
la cruz resplandecerá 
Al escuchar estos sonidos
en mi interior reina una dulce calma
de ideas alegres.
El alma se va tranquilizando.
Los opacos nimbos de mi alrededor 
el piadoso cielo desvanece.
La sombra del sagrado olivo 
nos hará felices. 

(Todos salen, excepto la señora Cortese.) 
Scena Dodicesima 

MADAMA CORTESE 
Zefirin non ritorna... del ritardo
qual fia mai la cagion? - Milord s'appressa.
Che original! Corinna adora, e a lei
spiegar non sa l'ardore,
che da gran tempo gli divampa in core.
Ella pur l'ama, accorta me ne sono:
noi donne, in tal materia,
ben chiaro ci vediamo,
nato appena l'amor, scoprir sappiamo.

(parte, entra Lord Sidney)

LORD SIDNEY 
Ah! perché la conobbi?
Perché appena lo stral ferimmi il petto,
non fuggir, non lasciarla? Incauto, ahi! lasso!
La fiamma alimentai ch'ognor più viva
or mi divampa in sen; non trovo pace,
e, in preda al mio deliro,
la notte e il dì, d'amor gemo e sospiro.
Invan strappar dal core
l'acuto dardo io tento;
più vivo ognor l'ardore
nel sen crescendo va.
Dell'anima fedele
timido i voti ascondo;
affanno più crudele
del mio no non si dà.

(Entrano varie contadine con de' vasi 
di fiori e cantano il seguente coro.)

CORO
Come dal cielo, - sul primo albor,
dolce rugiada - scende sui fior,
e al verde stelo - serba il vigor;
sull'alma donna, dal nobil cor,
così ridente - si spanda ognor
del Dio clemente - il bel favor.

LORD SIDNEY 
Soavi e teneri - eletti fior,
siate gli interpreti - d'un puro amor.

CORO
Donna più amabile - chi vide ancor?
Accoppia al merito - grazia e pudor.

LORD SIDNEY
Dell'alma diva - al primo aspetto,
chi ha il cor capace - d'un puro affetto,
rapido sente - nascer l'ardor.
Fida e dolente, - quest'alma ognora
per lei d'amore - palpiterà.

CORO
Donna più amabile - chi vide ancora?
Accoppia al merito - grazia e beltà.

(Il coro parte.)

Scena Tredicesima

(entra don Profondo)

DON PROFONDO 
(a Lord Sidney, trattenendolo)
Milord, una parola...

LORD SIDNEY 
(serio) 
Che bramate?

DON PROFONDO 
Britannico signor è sol capace
d'appagar i miei voti...

LORD SIDNEY
Che v'occorre?

DON PROFONDO 
Ho bisogno d'aver certe notizie...

LORD SIDNEY 
Non sono un gazzettier...

DON PROFONDO
Mi spiego...

LORD SIDNEY 
(come sopra) 
Presto...

DON PROFONDO 
Vorrei che m'indicaste
ove trovar potrei
il brando di Fingallo, 
la corazza d'Artur, 
l'arpa d'Alfred...

LORD SIDNEY 
(partendo, fra sé)
E' matto!

DON PROFONDO 
(seguendolo) 
Ebbene?
Voi non mi rispondete?

LORD SIDNEY 
Ne' musei
cercar convien; di più dir non saprei.

(parte)

DON PROFONDO 
Non è troppo gentil; ma il compatisco;
è innamorato della poetessa,
e perduta ha la speme... Ella s'appressa;
a lei appunto io deggio
comunicar la lettera di Roma.

Scena Quattordicesima

(Il detto, Corinna, Delia)

DON PROFONDO 
Buon giorno, illustre amica!

CORINNA
(salutandolo)
Quai notizie?

DON PROFONDO 
Leggete questa lettera.

(Mentre Corinna legge la lettera, Don Profondo 
dice a Delia)

Consolatevi, o Delia;
le cose vanno bene...

DELIA
Davver?

DON PROFONDO
Ve l'assicuro.

CORINNA 
(rende la lettera a Don Profondo) 
Vi ringrazio.
Quando si parte?

DON PROFONDO
Presto; vo a vedere,
e l'ora poi io vi farò sapere. 

(parte)

CORINNA 
(a Delia)
Son felici le nuove, e presto, io spero
del sacro Legno all'ombra protettrice,
la vostra patria alfin sarà felice.

DELIA
Il ciel lo voglia!

CORINNA
In ordine mettete
quel che occorre, ed a Reims meco verrete.

(Delia parte. Esaminando i fiori)

Che vaghi ameni fior! son di Milord
il giornaliero don, pegno d'amore,
ch'egli timido ognor preme nel core.

(Corinna stacca un fiore, e lo pone in petto.)
Escena Duodécima

SEÑORA CORTESE 
Zefirín no vuelve... 
¿Cual será la razón del retraso?...
El milord se acerca... ¡Qué original! 
Ama a Corinna y todavía no le ha dicho,
que su corazón late por ella.
Incluso ella lo ama, pero yo soy prudente: 
nosotras las mujeres, 
lo vemos todo claro
y sabemos descubrir el amor que nace.

(Sale, entra el milord) 

LORD SYDNEY 
¡Ah! ¿Por qué la conocí? ¿Por qué 
cuanto penetró en mi pecho la dejé huir? 
¡Ah, incauto la dejé! 
La llama que alimenté, el honor la reavivó 
y ahora me estalla en el interior, 
no encuentro la paz, y por ello deliro.
Noche y día, de amor gimo y suspiro. 
En vano intento arrancar de mi corazón
esta aguda flecha,
que hace más vivo el ardor
que en mi interior anida.
Los tímidos votos 
ascienden por mi alma fiel.
Afán más cruel
no se puede dar.

(Varias campesinas entran con macetas 
de flores y cantan el siguiente coro) 

CORO
Del cielo... con el primer albor, 
dulce rocío... baja sobre las flores, 
y el verde tallo... guarda su vigor.
El noble corazón del alma de la mujer 
se alegra... y esparce el honor
del Dios clemente... el bonito favor. 

LORD SYDNEY 
Suaves y tiernas... dilectas flores 
sois las intérpretes... de un puro amor. 

CORO
¿Mujer más amable... quién vio? 
Une al mérito... la gracia y el pudor. 

LORD SYDNEY 
Del alma amada... el primer síntoma es:
un corazón capaz de dar cariño
rápido siente nacer el ardor. 
Fiel y dolorida... mi alma siempre
palpitará por el amor de ella.

CORO
¿Mujer más amable... quién vio? 
Une al mérito... la gracia y la belleza. 

(El coro sale.) 

Escena Decimotercera 

(entra don Profundo)

DON PROFUNDO 
(a Lord Sydney, reteniéndolo)
Milord, una palabra... 

LORD SYDNEY 
(serio) 
¿Qué deseáis? 

DON PROFUNDO 
Sólo un señor británico 
será capaz de cumplir mi deseo... 

LORD SYDNEY 
¿Qué os hace falta? 

DON PROFUNDO 
Necesito tener ciertas noticias... 

LORD SYDNEY 
No soy un periodista... 

DON PROFUNDO 
Me explico... 

LORD SYDNEY 
(Impaciente)
Rápido... 

DON PROFUNDO 
Me gustaría saber
dónde podría encontrar
la espada de Fingallo, 
la coraza de Arturo... 
el arpa de Alfredo... 

LORD SYDNEY 
(saliendo, para sí) 
Está loco 

DON PROFUNDO 
(siguiéndolo) 
¿Y bien? 
¿No me respondéis? 

LORD SYDNEY 
Habría que buscar en los museos,
pero no sabría deciros. 

(sale) 

DON PROFUNDO 
No es muy gentil; pero lo compadezco.
Está enamorado de la poetisa
y perdida tiene la esperanza... 
Ella se acerca, 
debo darle la carta de Roma.

Escena Decimocuarta 

(entran Corinna y Delia)

DON PROFUNDO 
¡Buenos días, ilustre amiga! 

CORINNA 
(saludándolo) 
¿Hay noticias? 

DON PROFUNDO
Leed esta carta. 

(Mientras Corinna lee la carta, 
Don Profundo le dice a Delia:)

Consolaros, Delia; 
todo va bien... 

DELIA
¿De verdad? 

DON PROFUNDO
Os lo aseguro

CORINNA 
(Le devuelve la carta a Don Profundo)
Os lo agradezco. 
¿Cuando nos vamos? 

DON PROFUNDO 
Creo que pronto.
Iré a ver... y luego os lo haré saber.

(Sale) 

CORINNA 
(a Delia)
Las noticias son buenas y creo que pronto,
bajo la protección del Lignum Crucis, 
será feliz vuestra patria.

DELIA
¡El cielo lo quiera! 

CORINNA 
Ordenad todo aquello que os haga falta,
y a Reims vendréis conmigo

(Delia sale. Corinna examina las flores) 

¡Qué flores tan bellas! Son de Milord.
A diario me la envía con todo su amor,
pero su tímido honor le frena el corazón. 

(toma una flor y se la pone en el pecho.) 
Scena Quindicesima

(Corinna, il Cavaliere)

CAVALIER BELFIORE
(In fondo alla scena e da sé)
Sola ritrovo alfin la bella Dea,
che invincibil si crede, e a cui più volte
ho già fatto l'occhietto... Ce n'andiemo...
L'ocasion può mancar, ed or fa d'uopo
darle l'ultimo assalto; al par dell'altre,
cadrà ne' lacci miei,
senza rischio scommetter lo potrei.

(accostandosi con aria gentile e modesta)

O voi, d'Apollo prediletta figlia,
perdonate, se ardisco
il bel coro turbare
de' sublimi pensieri...

CORINNA 
(attonita)
Qual favella!

CAVALIER BELFIORE
Una grazia implorar da voi vorrei...

CORINNA 
(come sopra)
Una grazia! Da me!..

CAVALIER BELFIORE
Sì, a voi, che siete
savia al pari che bella,
fidar posso l'arcano del mio core.

CORINNA 
(con maggior sorpresa)
Un arcan! Ma perché?..

CAVALIER BELFIORE
(con intenzione marcata)
Ascoso e vivo ardore
mi divampa nel seno, e al vago oggetto
timido ascondo il mio fervido affetto.

CORINNA
(come sopra)
Scusate... Io non comprendo...
Perché meco...

CAVALIER BELFIORE
Mi spiego... 
Sotto il velo
de' sacri carmi, io voglio
il segreto svelar: ma sì novizio
son nel linguaggio degli Dei, che a voi
consiglio e aita io chiedo. Ah! sì, sentite,
ed il vostro parer franca mi dite.
Nel suo divin sembiante
tanta beltà risplende,
che in seno a un tratto accende
il più vivace ardor.

CORINNA 
Ah! Dove mai s'asconde
sì raro e bel portento?
Vinta nel gran cimento,
avria la Dea d'amor.

CAVALIER BELFIORE
(con intenzione marcata)
Ma un nume sol saria
degno d'un tal tesoro...
E disperato io moro
d'affanno e di dolor.

(Cade a un tratto in ginocchio davanti a Corinna. Nello 
stesso tempo, Don Profondo entra dal mezzo in fondo e 
vede la scena; ma si ritira sorridendo, ed osserva 
d'intanto intanto.)

CORINNA 
Che fate? Ah! qual deliro!

CAVALIER BELFIORE
Regger non posso oh Dio!
Voi siete l'idol mio...
Per voi smanio e sospiro,
e se pietà negate,
io qui voglio morir.

CORINNA 
Così insultarmi osate?
Qual insensato ardir?

(Il Cavalier s'alza.)

CAVALIER BELFIORE
Un tal eccesso è pegno
del più vivace amor.

CORINNA 
Un tal eccesso è indegno
d'un cavalier d'onor.

CAVALIER BELFIORE
Dunque non v'è speranza?

CORINNA 
Partite, o chiamo gente...

CAVALIER BELFIORE
Martire di costanza,
io l'alma esalerò.

CORINNA 
Partite, o la arroganza
punire io ben saprò.
Oh! quanto ingannasi - chi così crede
trovar la via - del nostro cor!
Il vivo affetto, - la pura fede
da noi sol meritano - stima ed amor.
Sprezzo e dispetto - destano in petto
questi galanti - insidiator.
Oh! quanto ingannasi - chi così crede
trovar la via - del nostro cor!

CAVALIER BELFIORE
(fra sé)
Finto è il rigore, - lo so per prova;
così far sogliono - le belle ognor.
Tal resistenza - no, non è nuova,
l'uso la chiede, - ed il decor.
Oggi combattono, - dimani cedono,
e salvar credono - il loro onor.
Finto è il rigore, - lo so per prova;
così far sogliono - le belle ognor.

(partono)

Scena Quindicesima (bis)

DON PROFONDO 
(ch'entra ridendo)
Bravo il Signor Ganimede!
Se la Contessa il sa, gli cava gli occhi.
Ma tempo non perdiamo; del Barone
or qui deggio eseguir la commissione.
Degli effetti facciam presto la lista,
onde tutto sia all'ordine ed in vista.

(siede davanti alla suddetta tavola, parlante)

Io!
Medaglie incomparabili,
cammei rari, impagabili,
figli di tenebrosa,
sublime antichità.
In aurea carta pecora
dell'accademia i titoli,
onde son membro nobile
di prima qualità.
Il gran trattato inedito
sull'infallibil metodo
di saper ben distinguere,
a prima vista ognor
l'antico del moderno,
di fuori e nell'interno,
ne' maschi, nelle femine,
e in altri oggetti ancor.
Lo spagnolo!
Gran piante genealogiche
degli avoli e bisavoli,
colle notizie storiche
di quel che ognuno fu.
Diplomi, stemmi e croci,
nastri, collane ed ordini,
e, grosse come noci
sei perle del Perù.
La polacca!
L'opere più squisite
d'autori prelibati,
che vanto sono e gloria
della moderna età.
Disegni colorati
dell'alto Pic terribile
d'Harold, Malcolm e Ipsiboe
il bel profil qui sta.
La francese!
Scatole e scatoline,
con scrigni e cassettine,
che i bei tesor nascondono 
sacri alla Dea d'amor.
«Badate: è roba fragile!»
qui chiuso, già indovino,
sta il nuovo cappellino,
con penne, merli e fior.
Il tedesco!
Dissertazione classica
sui nuovi effetti armonici,
onde i portenti anfionici
ridesteran stupor.
De' primi Orfei teutonici
le rare produzioni,
di corni e di tromboni
modelli ignoti ancor.
L'inglese!
Viaggi d'intorno al globo,
trattati di marina;
oriundo della China
sottil perlato thè.
Oppio e pistole a vento,
cambiali con molt'oro
i bill, ch'il parlamento
tre volte legger fe'.
Il francese!
Varie del Franco Orazio,
litografie squisite,
pennelli con matite,
conchiglie coi color.
«Son cose sacre.» Ah! intendo...
Ritratti e bigliettini,
con molti ricordini
de' suoi felici amor.
Il russo!
Notizia tipografica
di tutta la Siberia,
con carta geografica
dell'Ottomano imper.
Di zibellini e martore
preziosa collezione,
con penne di cappone
pe' caschi, e pe' cimier.

(si alza)

Sta tutto all'ordine, - non v'è che dire;
né più a partire - si può tardar.
Or l'inviato - certo è tornato;
de' snelli e rapidi - destrier frementi
già parmi udire - lo scalpitar.
Sferze e cornette - percoton l'aere,
le bestie struggonsi - di galoppar.
Il gran momento - è omai vicino;
più bel destino - no non si dà,
e il cor dal giubilo - balzando va.
Escena Decimoquinta

(entra el Caballero Belfiore)

CABALLERO BELFIORE
(al final de la escena y para si)
Al fin encuentro sola a la bella diosa.
Qué invencible se cree, 
a pesar que le he hecho más de un guiño...
¡Adelante! La ocasión puede fallar, 
pero es necesario realizar un último asalto,
sólo así caerá entre mis lazos,
sin riesgo alguno. 

(acercándose con aire gentil y modesto) 

¡Oh, hija predilecta de Apolo!
Perdonad si me atrevo
a turbar el bello coro
de vuestros sublimes pensamientos...

CORINNA 
(atónita) 
¡Qué palabras!

CABALLERO BELFIORE
Me gustaría implorar una gracia de vos.

CORINNA 
(sorprendida)
¡Una gracia! ¿De mí?... 

CABALLERO BELFIORE
Sí, sólo a vos, 
que sois sabia a la vez de bella, 
puedo confiar el arcano de mi corazón.

CORINNA 
(con la mayor sorpresa) 
¡Un secreto!... Pero ¿por qué?...

CABALLERO BELFIORE
(con marcada intención)
Un enorme y vivo ardor
me estalla en el interior, 
y esconde fervorosamente mi tímido afecto.

CORINNA
(sorprendida)
Perdonadme... No comprendo... 
¿Por qué yo?... 

CABALLERO BELFIORE
Me explicaré... 
Bajo el velo de sagrados poemas, 
yo quiero desvelar el secreto.
Pero nuevo es para mí 
el lenguaje de los dioses, 
así pues consejo y ayuda os pido. 
¡Ah, sí, oid, y dadme vuestra opinión!
En vuestro divino rostro
tanta belleza resplandece
que en mi interior raudo enciende 
el más vivo ardor. 

CORINNA 
¡Ah! ¿Dónde se oculta
ese extraño y bello portento? 
Para la Diosa del Amor 
la gran prueba estaría superada.

CABALLERO BELFIORE
(con intención marcada)
¡Pero sólo un dios sería digno 
de tal tesoro!... 
Muero de desesperación
preocupación y dolor.

(Cae de rodillas ante Corinna. Don 
Profundo entra, ve la escena y se 
aparta sonriendo observando de tanto 
en tanto) 

CORINNA 
¿Qué hacéis? ¡Ah! ¡Qué delirio! 

CABALLERO BELFIORE
¡No puedo ocultarlo más, oh Dios! 
Vos sois mi ídolo... 
Por vos desvanezco y suspiro, 
y si me rechazáis, 
aquí mismo quiero morir. 

CORINNA 
¿Osáis insultarme así? 
¡Qué insensato ardor!

(El Caballero se levanta.) 

CABALLERO BELFIORE
¡Este exceso es fruto 
del más vivo amor!

CORINNA 
¡Este exceso es indigno
de un caballero de honor!

CABALLERO BELFIORE
¿Entonces no tengo esperanza? 

CORINNA 
¡Marcharos, o llamo a alguien!... 

CABALLERO BELFIORE
Mártir de constancia, 
mi alma morirá.

CORINNA 
¡Marcharos, o sabré castigar 
vuestro atrevimiento!
¡Oh, cómo se engaña... el que así pretende
encontrar el camino... de nuestro corazón! 
El cariño vivo... la fe pura sólo merecen 
de nosotras... consideración y amor.
El desdén y despecho...despiertan insidias
en el pecho de estos galanes.
¡Oh, cómo se engaña... el que así pretende 
encontrar el camino... de nuestro corazón!

CABALLERO BELFIORE
(para sí)
Vencido está el rigor... está probado que
así lo suelen hacer... las bellas damas.
Tal resistencia... no, no es nueva.
La costumbre, la duda... y el decoro
hoy luchan... mañana ceden
y creen así salvar... su honor.
Vencido está el rigor... está probado que
así lo suele hacer... las bellas damas.

(salen) 

Escena Decimoquinta [bis] 

DON PROFUNDO 
(Entra riéndose)
¡Bravo el Señor Ganimedes! 
¡Si la condesa se entera, se muere! 
Pero no perdamos tiempo; 
debo comprobar el equipaje del Barón.
Haré pronto la lista de todas las cosas
para que estén a la vista y en orden.

(se sienta a la mesa, hablando) 

¡Yo! 
Incomparables medallas,
cosas raras y originales,
hijos de la tenebrosa, sublime,
antigüedad. 
En un gran pergamino dorado 
los títulos de la academia, 
de la cual soy un noble miembro
y de primera calidad. 
El gran tratado inédito 
sobre el infalible método
de saber distinguir bien,
con honor y a primera vista
lo antiguo de lo moderno, 
lo de fuera y lo de dentro, 
lo masculino y lo femenino, 
e incluso otros objetos.
¡El español! 
Grandes árboles genealógicos
de los abuelos y los bisabuelos,
con las crónicas históricas 
de lo que cada uno fue. 
Diplomas, escudos de armas y cruces, 
cintas, collares, órdenes
y seis perlas del Perú
tan gordas como una nuez.
¡La polaca! 
Las obras más exquisitas 
de los autores más exquisitos, 
que en la Edad Moderna
fueron objeto de gloria.
Dibujos pintados 
por el alto Pic terrible 
de Harold, Malcolm e Ipsiboe 
y aquí está...
¡La francesa! 
Cajas y cajitas, 
con cofres y cofrecitos,
que esconden bonitos tesoros 
de la sagrada Diosa del Amor.
"¡cuidado, muy frágil!"
Estoy seguro de que el nuevo sombrero, 
con plumas, mirlos y flores, 
está aquí guardado.
¡El alemán! 
Disertación clásica 
sobre la nueva música,
que es un portento de afinación
que hace surgir el estupor. 
Todavía considera como modelo 
las raras producciones, 
con cuernos y trombones,
de los primeros Orfeos teutónicos.
¡El inglés! 
Viajes alrededor del mundo,
tratados de marina,
Té de la China,
dorado y aromático.
Opio y pistolas al viento, 
letras de cambio de mucho oro,
las facturas, que tiene que leer 
en el parlamento tres veces. 
¡El francés! 
Varias litografías exquisitas 
de Franco Orazio,
pinceles y lápices,
conchas de colores. 
"Son cosas sagradas" ¡Ah! entiendo... 
Retratos y retratitos 
muy ordenados
de su feliz amor. 
¡El ruso! 
Noticias tipográficas 
de toda Siberia,
con el mapa
del imperio Otomano.
Preciosas colecciones 
de capas y mantas,
con plumas de palomo,
paloma y otras aves.

(se levanta) 

Todo está en orden... no hay más que decir,
la partida... no debe retrasarse.
Parece como si lo estuviera viendo...
Lustrosos corceles...rápidos como el viento,
me parece oírlos... relinchar.
Látigos y cornetas... llenando el aire, 
el galope sostenido... de las bestias.
El gran momento... se cerca.
Placer más bello... no, no se da, 
y de júbilo el corazón... brincando está. 

Acto único, Continuación