ATTO QUARTO                             


Parte Prima

(Il gabinetto del Re a Madrid).

Introduzione

Scena Prima

(Filippo assorto in profonda meditazione,
oppoggiato ad un tavolo ingombro 
di carte, ove due doppieri finiscono 
di consumarsi. L'alba rischiara già le 
invetriate delle finestre.)

FILIPPO
(Come trasognato)
Ella giammai m'amò...!
No, quel cor è chiuso a me,
Amor per me non ha...!

(Ritornando in sè)

Ove son...? Quei doppier 
Presso a finir...! 
L'aurora imbianca il mio veron! 
Già spunta il di! 
Passar veggo i miei giorni lenti! 
Il sonno, o Dio! 
Spari da' miei occhi languenti! 
Dormirò sol nel manto mio regal 
Quando la mia giornata è giunta a sera; 
Dormirò sol sotto la volta nera 
Là, nell'avello dell'Escurial!
Se il serto regal a me desse il poter 
Di leggere nei cor, che Dio sol può veder...!
Se dorme il prence, veglia il traditore; 
Il serto perde il Re, il consorte l'onore! 
Dormirò sol nel manto mio regal 
Quando la mia giornata è giunta a sera; 
Dormirò sol sotto la volta nera 
La, nell'avello dell'Escurial.

(Ricade nelle sue meditazioni)

Scena Seconda

(Filippo, il  Grande Inquisitore, cieco, 
nonagenario, entra sostenuto da due 
frati domenicani. Il Conte di Lerma.)

IL CONTE Dl LERMA 
Il Grande Inquisitor!

L'INQUISITORE 
Son io dinanzi al Re...?

FILIPPO 
Si; vi feci chiamar, mio padre! 
In dubbio io son, 
Carlo mi colma il cor 
d'una tristezza amara.
L'infante è a me ribelle, 
Armossi contro il padre.

L'INQUISITORE 
Qual mezzo per punir scegli tu?

FILIPPO 
Mezzo estremo.

L'INQUISITORE 
Noto mi sial

FILIPPO
Che fugga... che la scure...

L'INQUISITORE 
Ebbene?

FILIPPO 
Se il figlio a morte invio, 
M'assolve la tua mano?

L'INQUISITORE
La pace dell'impero i di val d'un ribelle,

FILIPPO 
Posso il figlio immolar al mondo 
io cristian?

L'INQUISITORE 
Per riscattarci Iddio il suo sacrificò.

FILIPPO
Ma tu puoi dar vigor a legge si severa?

L'INQUISITORE 
Ovunque avrà vigor, 
se sul Calvario l'ebbe.

FILIPPO 
La natura, 
l'amor tacer potranno in me?

L'INQUISITORE
Tutto tacer dovrà per esaltar la fè.

FILIPPO
Stà ben.

L'INQUISITORE
Non vuol il Re su d'altro interrogarmi?

FILIPPO
No.

L'INQUISITORE 
Allor son io che a voi parlerò, Sire. 
Nell'ispano suol mai l'eresia dominò, 
Ma v'ha chi vuol minar 
l'edificio divin; 
L'amico egli è del Re, il suo fedel compagno,
Il demon tentator che lo spinge a rovina. 
Di Carlo il tradimento che giunse a t'irritar
In paragon del suo futile gioco appar. 
Ed io, l'inquisitor, 
io che levai sovente 
Sopra orde vil di rei la mano mia possente,
Pei grandi di quaggiù, scordando la mia fè,
Tranquilli lascio andar un gran ribelle...
e il Re.

FILIPPO
Per traversare i di dolenti in cui viviamo
Nella mia Corte invan cercato 
ho quel che bramo,
Un uomo! Un cor leale! Io lo trovai!

L'INQUISITORE
Perchè un uomo?
Perché allor il nome hai tu di Re,
Sire, se alcun v'ha pari a te?

FILIPPO 
Non più, frate!

L'INQUISITORE
Le idee del novator in te son penetrate!
Infrangere tu vuoi con la tara debol man
Il santo giogo, esteso sovra l'orbe roman...!
Ritorna al tuo dover; 
La Chiesa all'uom che spera, 
A chi si pente, 
Puote offrir la venia intera; 
A te chiedo il signor di Posa.

FILIPPO 
No, giammai!

L'INQUISITORE
O Re, se non foss'io con te nel reggio ostel
Oggi stesso, lo giuro a Dio,
Doman saresti presso il Grande Inquisitor
Al tribunal supremo.

FILIPPO
Frate! 
troppo soffrii il tuo parlar crudel!

L'INQUISITORE 
Perché evocar allor l'ombra di Samuel? 
Dato ho finor due Regi 
al regno tuo possente...! 
L'opra di tanti di tu vuoi strugger, demente! 
Perchè mi trovo io qui? 
Che vuol il Re da me?

(Per uscire)

FILIPPO
Mio padre, che tra noi la pace alberghi ancor

L'INQUISITORE
La pace?

FILIPPO 
Obliar tu dei quel ch'è passato.

L'INQUISITORE
Forse!

(Esce)

FILIPPO
(Solo) 
Dunque il trono 
piegar dovrà sempre all'altare!

Scena Terza

(Filippo, Elisabetta.)

ELISABETTA
(Entrando e gettandosi ai piedi del Re)
Giustizia! o Sire.
Ho fè nella lealtà del Re.
Son nella Corte tua crudelmente trattata
E da nemici oscuri, incogniti, oltraggiata,
Lo scrigno ov'io chiudea, Sire, 
tutt'un tesor,
I gioielli... 
altri oggetti a me più cari ancor... 
L'hanno rapito a me...! 
Giustizia, la reclamo da Vostra Maestà!

(Il Re si alza lentamente prende un cofanetto
del tavolo e lo presenta alla Regina.)

FILIPPO
Quello che voi cercate,
Eccolo!

ELISABETTA 
Ciel!

FILIPPO 
A voi d'aprirlo piaccia.

(Ricusa d'un cenno). 

Ebben, io l'aprirò.

ELISABETTA
(Fra sè) 
Ah! mi sento morir!

FILIPPO 
(Infrangendo lo scrigno) 
Il ritratto di Carlo! 
Non trovate parola? 
Il ritratto di Carlo!

ELISABETTA 
Si.

FILIPPO 
Tra i vostri gioiel?

ELISABETTA 
Si.

FILIPPO 
Che! Confessar l'osate a me!

ELISABETTA 
Io l'oso! Sì! 
Ben lo sapete. Un di promessa 
al figlio vostro fu la mia man; 
Or v'appartengo, a Dio sommessa, 
Ma immacolata qual giglio io son. 
Ed ora si sospetta 
L'onor di Elisabetta...! 
Si dubita di me... 
Chi m'oltraggia è il Re!

FILIPPO 
Ardita troppo, voi favellate! 
Me debole credete e sfidarmi sembrate: 
La debolezza in me può diventar furor. 
Tremate allor, per voi, per me.

ELISABETTA 
Il mio fallir qual'è?

FILIPPO
Spergiura!
Se tanta infamia colmò la misura
Se fui da voi tradito,
Lo giuro innanzi al ciel,
il sangue verserò...!

ELISABETTA
Pietà mi fate.

FILIPPO
Ah! la pietà di adultera consorte!

ELISABETTA
Ah!

(Cade svenuta.)

FILIPPO
(Aprendo le porte dal fondo)
Soccorso alla Regina!

Scena Quarta

(Detti, Rodrigo e la Principessa d'Eboli)

EBOLI
(Fra sè, atterrita in veder la regina svenuta)
Ciel! che mai feci! ahimè!

RODRIGO
Sire, soggetta è a voi 
la metà della terra;
Sareste dunque in canto vasto imper
Il sol, cui non v'è dato il comandar?

FILIPPO
(Fra sè)
Ah! sii maledetto, sospetto fatale,
Opera d'un demon, d'un infernale!
No, non macchiò la fè giurata.
La sua fierezza il dice a me!
A me infedel costei non fu!

RODRIGO
(Fra sè)
Ormai d'oprar suonata è l'ora,
Folgore orrenda in ciel brillò!
Che per la Spagna un uomo mora,
Lieto l'avvenir le lascerò.

EBOLI
(Fra sè)
La perdei! o rimorso fatale!
Commettea un delitto infernale!
Io tradia quel nobil cor...!
La perdei! ne morrò dal dolor!

ELISABETTA
( Rinvenendo)
Che avvene...! 
O cielo! in pianto e duolo 
Ognuno, o madre, m'abbandonò. 
Io son straniera in questo suolo, 
Più sulla terra speme non ho.

(Il Re esce dapo breve esitazione. Rodrigo lo
segue con gesto risoluto, Eboli resta sola 
con la Regina.)

Scena Quinta

(Elisabetta ed Eboli)

EBOLI
(Gettandosi ai piedi d'Elisabetta) 
Pietà! Perdon! 
per la rea che si pente.

ELISABETTA 
Al mio piè...!Voi! Qual culpa!

EBOLI 
Ah! m'uccide il rimorso! 
Torturato è il mio cor. 
Angel del ciel, Regina augusta e pia, 
Sappiate a quel demon 
l'inferno vi dà in prenda; 
Quello scrigno... son io che l'involai!

ELISABETTA 
Voi!

EBOLI
Si, son io, son io che v'accusai!

ELISABETTA 
Voi!

EBOLI
L'amor, il furore...
L'odio che avea per voi...
La gelosia crudel che straziavami il cor
contro voi m'eccitar.
Io Carlo amava, e Carlo m'ha sprezzata!

ELISABETTA 
Voi l'amaste? Sorgete.

EBOLI 
No! un'altra culpa!

ELISABETTA 
Ancor!

EBOLI
Il Re.... pietà! Non imprecate a me..!
Si... sedotta... perduta... 
L'error che v'imputai...
Io... stessa... avea commesso.

ELISABETTA 
Rendetemi la croce! 
La Corte vi convien lasciar col di novello! 
Tra l'esilio ed il vel sceglier potrete!

(Esce)

EBOLI
(Rialzandosi)
Ahimè! Più non vedrò, 
No, più mai la Regina!

Scena Sesta

(Eboli sola)

EBOLI
O don fatale, o don crudel
Che in suo furor mi fece il cielo!
Tu che ci fui si vane, altere,
Ti maledico, o mia beltà.
Versar, versar sol posso 
il pianto,
Speme non ho, soffrir dovrò; 
il mio delitto è orribil tanto 
Che cancellar mai non potrò! 
O mia regina! Io t'immolai 
Al folle error di questo cor. 
Solo in chiostro al mondo ormai 
Dovrò celar il mio dolor! 
O ciel! E Carlo! a morte domani 
andar vedrò!
Ah! un di mi resta la speme m'arride.
Sia benedetto il ciel! io salverò!

(Esce precipitosa)

Parte Seconda

Scena Prima

(La prigione di Don Carlo.)

(Un oscuro sotterraneo, nel quale sono state
gettate in fretta alcune suppellettili
della Corte. In fondo cancello di ferro
che separa la prigione da una corte che la
domina e nella quale si veggono le guardie
andare e venire. Una scalinata vi conduce
da piani superiori dell'edificio.)

RODRIGO
Son io mio Carlo

DON CARLO
O Rodrigo, io ti son ben grato
Di venir di Carlo alla prigion.

RODRIGO
Mio Carlo!

DON CARLO
Ben tu il sai! m'abbandonò il vigor!
D'Isabella l'amor mi tortura e m'uccide...
No, più valor non ho pei viventi!
Ma, tu, puoi salvarli ancor; 
oppressi non fian più.

RODRIGO
Ah! Noto appien ti sia l'affetto mio!
Uscir tu dei da quest'orrendo avel.
Felice ancor io son se abbracciar ti poss'io!
Io ti salvai!

DON CARLO
Che di'?

RODRIGO
(Con emozione)
Convien qui dirci addio!
O mio Carlo!

(Don Carlo resta immobile guardando
Rodrigo con stupore.)

Per me giunto è il dì supremo,
No,mai più ci rivedrem;
Ci congiunga Iddio nel ciel,
Ei che premia i suoi fedel.
Sul tuo ciglio il pianto io miro;
Lagrimar così perché?
No, fa’ cor, l’estremo spiro
Lieto è a chi morrà per te

DON CARLO
(Tremando)
Che parli di morte?

RODRIGO
Ascolta, il tempo stringe,
Rivolta ho già su me la folgore tremenda!
Tu non sei più oggi il rival del Re...
Il fiero agitator delle Fiandre... son io!

DON CARLO 
Chi potrà prestar fè?

RODRIGO 
Le prove son tremende! 
I fogli tuoi trovati in mio poter... 
Della ribellion testimoni son chiari 
E questo capo al certo a prezzo è messo già.

(Due uomini discendono la scalinata della 
prigione. Una di essi è vestito dell'abito del
Sant'Uffizio; l'altro è armato d'un archibugio
Si fermano un momento e si mostrano
a Don Carlo e Rodrigo che non li vedono.)

DON CARLO
Svelar vo' tutto al Re.

RODRIGO 
No, ti serba alla Fiandra, 
ti serba alla grand'opra. 
Tu la dovrai compire. Un nuovo secol d'or 
rinascer tu farai; regnare tu dovevi 
ed io morir per te.

(L'uomo ch'è armato d'un archibugio mira a
Rodrigo e fa fuoco.)

DON CARLO
(Atterrito)
Cielo! La morte! per chi mai?

RODRIGO
(Ferito mortalmente) 
Per me! 
La vendetta del Re tardare non potea! 
Oh Dio!

(Cade nelle braccia di Don Carlo.)

O Carlo, ascolta, la madre t'aspetta 
A San Giusto doman; tutto ella sa... 
Ah! la terra mi manca... Carlo mio; 
A me porgi la man...! 
Io morrò, ma lieto in core, 
Ché potei cosi serbar 
Alla Spagna un salvatore! 
Ah! ... di me... non... ti... scordar...!

(Muore. Don Carlo cade disperatamente sul
corpo di Rodrigo.)

Scena Seconda

(Filippo con seguito, Grandi di Spagna.
Don Carlo, il Conte di Lerma, Eboli, il
Grande Inquisitore.)

FILIPPO
(Gli tende le braccia) 
Mio Carlo, a te la spada io rendo..

DON CARLO
(Disperatamente) 
Arretra! 
La tara man di sangue è intrisa! Orror! 
Una fraterna fede ci unia... 
Ei m'amava...! 
La vita sua per me sacrificò!

FILIPPO
(Commosso, scoprendosi il capo davanti il
corpo di Rodrigo) 
Presagio mio feral!

DON CARLO 
Tu più figlio non hai! 
I regni miei stan presso a lui!

(Contemplando Rodrigo)

FILIPPO
(Cade ginocchioni presso il cadavere) 
Chi renda a me quell'uom?

(S'ode suonare a stormo da molto lontano)

I GRANDI DI SPAGNA
Ciel! suona a stormo!

IL POPOLO
(Assai lontano) 
Perir dovrà chi d'arrestarci attenti!
Feriam, feriam senza tema, o pietà! 
Tremar ognun dovrà, curvar la testa 
Davanti al popolo, al popol ultor!

IL CONTE Dl LERMA 
Il popolo è in furor! 
È l'infante ch'ei vuol!

FILIPPO 
Si schiudano le porte!

IL CONTE DI LERMA
I GRANDI DI SPAGNA 
Ciel!

FILIPPO 
Obbedite! Obbedite! Io lo vo'!

(Il popolo entra furioso in scena; Eboli
mascherata entra scivolando tra la folla
e s'avvicina a Don Carlo.)

IL POPOLO
Perir dovrà chi d'arrestarci attenti!
Feriam, feriam senza tema, o pietà! 
Tremar ognun dovrà, curvar la testa 
Davanti al popolo, al popol ultor!

EBOLI
(A Don Carlo) 
Va! Fuggi!

FILIPPO
(Al popolo) 
Che volete?

IL POPOLO 
L'infante!

FILIPPO
Egli qui stà!

L'INQUISITORE 
Sacrilegio infame!

IL POPOLO
(Indietreggiando) 
Il Grande Inquisitor!

L'INQUISITORE 
Vi prostate innanzi al Re, 
Che Dio protegge! A terra!

IL POPOLO
(Prostrandosi) 
Signor, di noi pietà!

I GRANDI
(Con la spada alla mano)
Evviva il Re!

FILIPPO, L'INQUISITORE
Gran Dio, sia gloria a te!

TUTTI
Evviva il Re!

(Il Grande Inquisitore scende verso 
Filippo che va incontro a lui in mezzo 
al popolo genuflesso. Cala la tela.)
ACTO CUARTO


Parte Primera

(El gabinete del rey, en Madrid.)

Introducción

Escena Primera

(Felipe, absorto en profunda meditación,
apoyado en una mesa repleta de papeles,
donde dos candelabros están a punto 
de consumirse. La luz del alba clarea ya 
entre las vidrieras de las ventanas.)

FELIPE
(Como entre sueños)
¡Ella nunca me amó...!
No; ese corazón está cerrado,
no tiene amor para mí.

(Volviendo en sí)

¿Dónde estoy...? Esos candelabros
a punto de terminarse...
La aurora clarea en mi balcón...;
ya despunta el día.
Veo pasar mis días, lentamente...
El sueño, Dios mío,
desapareció de mis ojos languidecientes.
Dormiré solo en mi real mortaja
cuando mis días se acaben.
Dormiré solo, bajo la bóveda negra
¡allí, en el sepulcro de El Escorial!
Si la corona real me diese el poder 
de leer en el corazón, que sólo Dios tiene...
Si duerme el príncipe, vela el traidor; 
la corona pierde el rey; el consorte, el honor.
Dormiré solo en mi real mortaja 
cuando mis días se acaben. 
Dormiré solo, bajo la bóveda negra 
¡allí, en el sepulcro de El Escorial!

(Recae en sus meditaciones.)

Escena Segunda

(el Gran Inquisidor, ciego nonagenario,
entra sostenido por dos hermanos dominicos.
El conde de Lerma.)

EL CONDE DE LERMA
¡El Gran Inquisidor!

EL INQUISIDOR
¿Estoy ante el rey...?

FELIPE
Sí. Os he hecho llamar, padre;
Tengo dudas.
Carlos me llena el corazón 
de una tristeza amarga.
El infante me es rebelde,
y se ha armado contra su padre.

EL INQUISIDOR 
¿Qué método de castigo escoges tú?

FELIPE 
El más duro.

EL INQUISIDOR
Me sea sabido...

FELIPE
Que huya... o que el hacha...

EL INQUISIDOR 
Y, ¿bien?

FELIPE 
Si a mi hijo envío a la muerte, 
¿me absuelve tu mano?

EL INQUISIDOR
La paz del imperio vale los días de un rebelde

FELIPE
¿Puedo sacrificarle al mundo a mi hijo,
yo, cristiano?

EL INQUISIDOR
Para salvarnos, Dios sacrificó al suyo.

FELIPE
Pero, ¿tú puedes dar vigor a tan severa ley?

EL INQUISIDOR
Está siempre en vigor, 
si se aplicó en el Calvario.

FELIPE
La naturaleza, el amor, 
¿pueden silenciarse en mí?

EL INQUISIDOR
Todo se acalla para exaltar la fe.

FELIPE
Está bien.

EL INQUISIDOR
¿No quiere el rey preguntarme nada más?

FELIPE
No.

EL INQUISIDOR 
Entonces, seré yo quien os hable, Señor. 
En el suelo hispano jamás dominó la herejía;
pero hay quien quiere minar la obra divina.
El amigo del rey, su fiel compañero, 
el demonio tentador que lo impulsa a la ruina.
De Carlos, la traición que tanto te irritó
es, en comparación, un juego fútil. 
Y yo, el inquisidor, 
yo que he levantado a menudo mi mano poderosa
sobre la vil horda de herejes, 
por grande que fueran aquí abajo, 
olvidando mi fe, 
tranquilo dejo andar a un gran rebelde...
y el rey.

FELIPE
Para soportar los hirientes días que vivimos
en vano he buscado en mi Corte 
a aquél que deseo, ¡Un hombre! 
¡Un corazón leal! ¡Y lo he encontrado!

EL INQUISIDOR 
¿Por qué un hombre? 
¿Por qué entonces ostentas el nombre de rey?
Señor, ¿es que hay alguien que os iguale?

FELIPE 
¡Ya basta, hermano!

EL INQUISIDOR
¡Las ideas del inovador han penetrado en ti!
Pretendes sacudirte, con tu débil mano,
el yugo santo que cubre a todo el orbe romano.
Vuelve a tu deber.
La Iglesia, al hombre que confía,
al que se arrepiente,
puede ofrecerle venia completa.
Te pido al señor de Posa.

FELIPE 
¡No! ¡jamas!

EL INQUISIDOR
¡Oh, rey! Si no estuviese contigo en palacio 
hoy mismo, lo juro por Dios, 
mañana estaríais preso ante el Gran Inquisidor
en el tribunal supremo.

FELIPE 
¡Hermano! 
¡Demasiado estoy sufriendo ya tu crueldad!

EL INQUISIDOR 
¿Por qué evocar ahora la sombra de Samuel? 
He dado ya dos reyes 
a tu reino poderoso...! 
¡Esa gran obra quieres tú destruir, loco!
¿Para qué estoy yo aquí? 
¿Qué quiere el rey de mí?

(A punto de irse)

FELIPE
Padre mío, que entre nosotros haya paz.

EL INQUISIDOR
¿Paz?

FELIPE
Olvidar debes todo lo que ha pasado.

EL INQUISIDOR
Tal vez.

(Se va.)

FELIPE
(A solas)
¡Así, pues, el trono 
debe plegarse siempre al altar!...

Escena Tercera

(Felipe, Isabel)

ISABEL
(Entra y se arroja a los pies del rey)
¡Justicia, oh, señor!
Tengo fe en la lealtad del rey.
Soy, en la Corte tuya, cruelmente tratada,
y por enemigos oscuros, incógnitos, ultrajada.
El cofrecito donde yo guardaba, señor, 
todo un tesoro,
las joyas...
 y otros objetos que me son queridos
¡me lo han robado!
¡justicia! ¡La reclamo de Vuestra Majestad!

(El rey se levanta despacio, coge un cofrecito
de la mesa y se lo presenta a la Reina.)

FELIPE
Aquello que buscabais,
¡aquí lo tenéis!

ISABEL 
¡Cielos!

FELIPE 
Abridlo, si os place.

(Isabel rehusa, con un gesto) 

Está bien; lo abriré yo.

ISABEL
(Para sí) 
¡Ah, me siento morir!

FELIPE 
(Abriendo el cofre)
¡El retrato de Carlos! 
¿No decís nada? 
¡El retrato de Carlos!

ISABEL 
FELIPE 
¿Entre vuestras joyas?

ISABEL 
Sí.

FELIPE 
¡Qué! ¡Osáis confesármelo!

ISABEL 
Oso, ¡sí! 
Bien lo sabéis. Un día prometida 
a vuestro hijo fue mi mano; 
Ahora os pertenezco, a Dios sometida, 
aunque inmaculada, como un lirio, estoy. 
Y ahora, se sospecha 
¡del honor de Isabel...! 
Se duda de mí... 
¡Quien me ultraja es el rey!

FELIPE 
¡Habláis con demasiado atrevimiento! 
Me creéis débil y parecéis desafiarme: 
La debilidad en mí puede convertirse en furia.
Temblad, entonces, por vos, Por mí.

ISABEL 
¿Cuál es mi culpa?

FELIPE 
¡Perjura! 
Si tanta infamia colmó la medida 
si he sido traicionado por vos 
lo juro al cielo, 
¡correrá la sangre...!

ISABEL 
Me apiado de vos.

FELIPE
¡Ah! ¡La piedad de la esposa adúltera!

ISABEL 
¡Ah!

(Cae, desmayada.)

FELIPE
(Abriendo las puertas desde el fondo) 
¡Socorred a la Reina!

Escena Cuarta

(entran Rodrigo y La princesa de Éboli.)

ÉBOLI
(Para sí)
¡Cielos! ¿Qué es lo que he hecho? ¡Ay de mí!

RODRIGO
Señor, sometida está a vos 
la mitad de la tierra;
¿Seréis, vos mismo en tan vasto imperio,
el único a quien no podéis controlar?

FELIPE
(Para si) 
¡Ah! sea maldita esta sospecha fatal, 
obra de un demonio, ¡de una criatura infernal!
No, no mancilló la fidelidad jurada 
¡su orgullo me lo dice! 
¡No me ha sido infiel!

RODRIGO
(Para sí)
Ha llegado la hora de actuar, 
¡Una señal horrenda ha brillado en el cielo! 
Que por España un hombre muera, 
les aliviará el porvenir.

ÉBOLI
(Para sí) 
¡La he perdido...! ¡Oh, fatal remordimiento! 
¡He cometido un delito infernal! 
¡He traicionado a un corazón tan noble! 
¡La he perdido! ¡Me muero de dolor!

ISABEL
(Volviendo en sí) 
¿Qué ha ocurrido?... 
¡Oh, cielos! En dolor y llanto todos,
¡oh, madre! me han abandonado. 
Yo soy extranjera en esta tierra, 
ya no me queda esperanza en este mundo.

(El rey, después de un breve titubeo, sale. 
Rodrigo lo sigue con gesto resuelto. Éboli 
se queda sola con la Reina.)

Escena Quinta

(Isabel y Éboli)

ÉBOLI
(Arrojándose a los pies de Isabel) 
¡Piedad! ¡Perdón! 
Para esta culpable que se arrepiente.

ISABEL
¿A mis pies? ¡Vos!... ¿Culpable?

ÉBOLI
¡Ah! ¡Me mata el remordimiento!
Torturado está mi corazón.
Ángel del cielo, Reina augusta y pía,
sabed a qué demonio 
el infierno os entregó en prenda;
Aquel cofrecito... ¡fui yo quien lo robó!

ISABEL 
¡Vos!

ÉBOLI
¡Sí; fui yo, fui yo quien os acusó!

ISABEL 
¡Vos!

ÉBOLI
El amor, la furia...
El odio que albergaba por vos...
Los celos tan crueles que me desgarraban
el corazón contra vos, me dominaron.
¡Yo amaba a Carlos y él me despreciaba!

ISABEL 
¿Lo amabais? ¡Levantaos!

ÉBOLI 
¡No! ¡Aún tengo otra culpa!

ISABEL 
¿Otra más?

ÉBOLI
El rey... ¡piedad!
Sí...seducida.... perdida.... 
El error que os imputaba....
yo misma lo había cometido.

ISABEL 
¡Devolvedme la cruz! 
¡La Corte os conviene abandonar al amanecer!
¡Podéis elegir entre el exilio o el convento!

(Sale.)

ÉBOLI
(Levantándose) 
¡Ay de mí! ¡Ya no veré más, 
nunca más, a la Reina!

Escena Sexta

(Éboli a solas.)

ÉBOLI
¡Oh, don fatal, oh, don cruel,
que en su furor, me hizo el cielo!
Tú que nos haces tan frívolas, tan altivas,
te maldigo, ¡oh, belleza mía!
Verter, verter el llanto mío; 
es lo único que puedo hacer.
Esperanza no me queda; sólo sufrir.
Mi delito es tan horrible
que no podré nunca expiarlo...
¡Oh, mi Reina! Yo te sacrifiqué
al loco error de este corazón.
¡Sólo en el claustro podré al mundo
ocultar mi dolor!
¡Oh, cielos! ¿Y Carlos? 
¡A la muerte, mañana lo veré caminar! 
¡Ah! Me queda un día; la esperanza me sonríe,
¡Bendito sea el cielo! ¡Lo salvaré!

(Sale precipitadamente.)

Segunda Parte

Escena Primera

(La prisión de Don Carlos.) 

(Un subterráneo oscuro en el que hay
algunos muebles destartalados. Al fondo,
una verja de hierro que separa la celda
de un pasillo en el que se pueden ver
unos guardias yendo y viniendo.
Una escalinata lleva a los pisos
superiores del edificio.)

RODRIGO
Soy yo, Carlos mío.

DON CARLOS 
¡Oh, Rodrigo! Te estoy tan agradecido 
por venir a verme a la prisión.

RODRIGO 
¡Carlos mío!

DON CARLOS 
¡Bien lo sabes! ¡Me abandonaron las fuerzas!
De Isabel, el amor me tortura y me mata... 
¡No; ya no soy útil para los vivos! 
Pero, tú, tú puedes salvarles todavía; 
ya nunca más serán oprimidos.

RODRIGO 
¡Ah! ¡Sabes bien cuán es mi afecto! 
Debes salir de este horrendo sepulcro 
¡Soy feliz de poder abrazarte! 
¡Yo te he salvado!

DON CARLOS 
¿Qué dices?

RODRIGO
(Con emoción)
¡Conviene que nos digamos adiós!
¡Oh, Carlos!

(Don Carlos se queda inmóvil, mirando a 
Rodrigo, con estupor.)

Ha llegado mi último día.
No, nunca más nos volveremos a ver.
Dios, que premia a sus fieles,
haga que nos encontremos en el Cielo.
Veo lágrimas en tus ojos,
¿por qué lloras?
Ten coraje, la muerte no tiene importancia
si se ofrece por ti.

DON CARLOS
(Temblando)
¿Hablas de muerte?

RODRIGO 
Escucha; el tiempo apremia: 
¡Ya tengo sobre mí el rayo terrible! 
Ya no eres hoy el rival del rey... 
El fiero agitador de Flandes... ¡soy yo! 

DON CARLOS 
¿Quién podría dar fe de eso?

RODRIGO 
¡Las pruebas son concluyentes! 
Tus documentos, encontrados en mi poder... 
de la rebelión son claro testimonio, 
y esta cabeza ya tiene puesto su precio

(Dos hombres descienden por la escalera de 
la prisión. Uno de ellos viste el hábito del
Santo Oficio; el otro, armado con un arcabuz.
Se paran un momento y señalan a Carlos
y a Rodrigo, que no los han visto.)

DON CARLOS 
Quiero desvelárselo todo al rey.

RODRIGO
No; resérvate para Flandes; 
para la gran obra:
Tú la tienes que cumplir. 
Un nuevo siglo de oro harás renacer; 
debes reinar... y yo, morir por ti.

(El hombre que está armado con el arcabuz 
apunta a Rodrigo y dispara.)

DON CARLOS
(Aterrorizado) 
¡Cielos! ¡La muerte! Pero, ¿para quién?

RODRIGO
(Herido mortalmente) 
¡Para mí! 
¡La venganza del rey no podía tardar! 
¡Oh, Dios!

(Cae en los brazos de don Carlos.)

¡Oh, Carlos, escucha, tu madre te espera... 
en Yuste, mañana; lo sabe todo...! 
¡Ah! Me reclama la tierra... Carlos mío, 
¡dame la mano...! 
¡Yo moriré, pero con alegría en el corazón, 
pues, con mi muerte, pude reservarle 
a España un salvador...! 
¡Ah...! ¡De mí... no... te... olvides...!

(Muere. Don Carlos cae, desesperadamente, 
sobre el cuerpo de Rodrigo.)

Escena Segunda

(Felipe con su séquito, Grandes de España.
Don Carlos, el conde de Lerma, Éboli, el
Gran inquisidor.)

FELIPE
(Le tiende los brazos)
Carlos mío, a ti devuelvo la espada...

DON CARLOS
(Con desesperación) 
¡Atrás! 
¡Tu mano está manchada de sangre! ¡Horror! 
¡Nos unía una confianza fraterna... 
¡El me quería! 
¡Ha sacrificado su vida por mí!

FELIPE
(Conmovido, descubriéndose la cabeza 
ante el cuerpo de Rodrigo) 
¡Presagio funesto!

DON CARLOS 
¡Ya no tienes un hijo! 
¡Mis reinos están junto a él!

(Contemplando a Rodrigo)

FELIPE
(Cae, de rodillas, junto al cadáver)
¿Quién puede devolverme a este hombre?

(Se oye tocar alarma, a lo lejos)

GRANDES DE ESPAÑA
¡Cielos! ¡Toque de alarma!

EL PUEBLO
(bastante lejos)
¡Morirá quien intente detenernos! 
¡Hiramos, hiramos sin temor ni piedad! 
Todos deben temblar, inclinar la cerviz 
ante el pueblo, el pueblo vengador!

EL CONDE DE LERMA 
¡El pueblo esta enfurecido! 
¡Es al infante a quien quieren!

FELIPE 
¡Que se abran las puertas!

EL CONDE DE LERMA
LOS GRANDES DE ESPAÑA 
¡Cielos!

FELIPE 
¡Obedeced! ¡Obedeced! Así lo quiero. 

(El pueblo entra furioso en escena; Éboli
enmascarada entra deslizándose entre
la gente y se acerca a Don Carlos)

EL PUEBLO
¡Morirá quien intente detenernos! 
¡Hiramos, hiramos sin temor ni piedad! 
Todos deben temblar, inclinar la cerviz 
ante el pueblo, el pueblo vengador!

ÉBOLI
(A Don Carlos) 
¡Vete! ¡Huye!

FELIPE
(Al pueblo)
¡Qué queréis!

EL PUEBLO 
¡Al Infante!

FELIPE 
¡Aquí está!

EL INQUISIDOR 
¡Sacrilegio infame!

EL PUEBLO
(Retrocediendo) 
¡El Gran Inquisidor!

EL INQUISIDOR 
¡Postraos ante el rey, 
a quien Dios protege! ¡Al suelo!

EL PUEBLO
(Postrándose) 
¡Señor, ten piedad de nosotros!

LOS GRANDES
(Con la espada en la mano) 
¡Viva el rey!

FELIPE Y EL INQUISIDOR 
¡Gran Dios! ¡Gloria a ti!

TODOS
¡Viva el rey! ¡Viva!

(El gran Inquisidor desciende hacia Felipe,
que va a su encuentro pasando entre el pueblo
arrodillado. Cae el telón.)

Acto V