LAS VÍSPERAS SICILIANAS

 

Personajes

ELENA

ARRIGO

MONFORTE

PROCIDA

DANIELI

NINETTA

ROBERTO

TEBALDO

BETHUNE

VAUDEMONT

Princesa Siciliana

Enamorado de Elena

Gobernador Francés de Sicilia

Patriota Siciliano

Joven Siciliano

Dama de Elena

Soldado Francés

Soldado Francés

Oficial Francés

Oficial Francés

Soprano

Tenor

Barítono

Bajo

Tenor

Soprano

Bajo

Tenor

Bajo

Bajo

 

La acción se desarrolla en Palermo, Sicilia, durante la ocupación francesa en el año 1282.

 

ATTO PRIMO                                                                


Scena Prima 

(Gran piazza de Palermo) 

SOLDATI FRANCESI, 
TEBALDO, ROBERTO
A te, ciel natio,
con dolce desio
torni il mio pensier,
sì, tra i canti e i bicchier.

SICILIANI
(sottovoce)
Con empio desio
al suol natio
insultan gl'iniqui
fra canti e vin.

SOLDATI FRANCESI
TEBALDO, ROBERTO
Con fronde d'alloro,
col vino e coll'oro
del pro' vincitor
premiate il valor, ecc.

SICILIANI
(sottovoce)
Oh vendetta, oh vendetta.
Giorno di vendetta
men lento t'affretta,
desta il valore
ai vinti in cor.
Oh giorno di vendetta, ecc.

TEBALDO
(alzando il bicchiere)
Evviva, evviva il grande capitano!

ROBERTO
Di Francia orgoglio 
e primo per valor!

TEBALDO
E fulmine di guerra:

ROBERTO
Mai non fere invano
ed è de' suoi 
de' suoi l'amor! 

(Bethune e le conte di Vaudemont escono)

Così di queste mura
che chiamano Palermo,
lo disse il general,
- mio duce, è ver? -
noi siam signori!

BETHUNE 
(ridendo)
Ah, ah! Il tuo piè vacilla.
Amico, ebbro tu sei!

ROBERTO
Ebbro son io... d'amore!
Ah! Mi piace
ogni beltà.

BETHUNE
È il siciliano geloso,
e fier delle sue donne 
il core.

ROBERTO
Ah, no,
non v'ha cor che non ceda
d'un cimiero alla vista!

(A Tebaldo.)

Vedrai!...

TEBALDO
Ma i lor consorti?

ROBERTO
Vincitor generoso m'avran 
donna gentile 
e facil sposo.

FRANCESI
Con fronde d'alloro, ecc.

SICILIANI
Oh vendetta,
giorno di vendetta
men lento t'affretta, ecc.

Scena Seconda 

(entrano Elena, Ninetta e Danieli) 

VAUDEMONT
(A Bethune)
Qual s'offre al mio sguardo 
del ciel vaga stella?
Fra noi qual si noma
sì rara beltà?

BETHUNE
A lutto vestita,
del prence sorella,
cui tronco fu il capo, 
ostaggio qui sta.
Or mesta deplora
l'amato fratello. 

VAUDEMONT
Amico allo Svevo
che tanto l'amò.
Affetto fatale
che il sangue scontò!

BETHUNE
Quest'oggi ricorda 
quel dì doloroso.

VAUDEMONT
All'ombra fraterna
invoca riposo.

BETHUNE
E ultrice su noi la folgor,
la folgor del ciel!

VAUDEMONT
E a dritto, 
chè il duce
fu troppo crudel!

BETHUNE
Ah! taci; 
ad un soldato
mal s'addicon tai detti!

(Bethune e Vaudemont partono) 

Scena Terza 

DANIELI
Oh di fatal, giorno di duol, 
ove il nemico ferro
de' miglior suoi figli
il suol materno orbava!

ELENA
Oh mio fratel, Federico! 
Oh nobil alma,
fior che rio turbin svelse
nel suo primier mattino!
Morte, morte al tiran
che la tua vita troncava,
e indifferente 
a tanto eccidio 
qui stassi ognun!
Da me vendetta omai,
oh mio fratel
e sol da me tu avrai!

ROBERTO
(ubriaco)
Assai nappi vuotammo;
la canzone or ci allegri,
il Siciliano
Canti le nostre glorie!

TEBALDO
Il pensi tu?

ROBERTO
(guardando ad Elena)
Per mia fè!
Canto gentile
tra queste belle 
or chi sciorrà!
Fior di beltà
or via, a te s'aspetta!

NINETTA 
(A Danieli)
Che fia di noi?

ROBERTO
Signor mi fe'
de forti il dritto,
e al vincitor
mal ti sottraggi, oh donna!
Non più s'indugi! Olà!

NINETTA
(proteggendo ad Elena)
Soldato! E tanto ardisci?

ELENA 
(a Ninetta.) 
Taci!

ROBERTO
(con furore)
Tu canterai,
tu canterai! Ovver...

ELENA
(calmata)
Sì, canterò.
In alto mare 
e battuto dai venti, 
vedi quel pino 
in sen degli elementi
a naufragar già presso?
Ascolti il pianto
del marinar 
pel suo naviglio infranto?
Ascolti il pianto
del marinar? Ah!
Deh! Tu calma, 
oh Dio possente,
col tuo riso e cielo e mar;
salga a te la prece ardente,
in te fida il marinar!
E Dio risponde 
in suo voler sovrano;
a chi fida in sè
stesso il cielo arride.
Mortali! il vostro fato 
è in vostra man,
coraggio, su coraggio,
del mare audaci figli;
si sprezzin i perigli,
è il gemere viltà!
Al ciel fa grave offesa
chi manca di coraggio.
Osate! L'alta impresa
Iddio proteggerà!

SICILIANI, NINETTA, DANIELI
Oh quai detti! Quale ardor!

ELENA
(guardando gli siciliani)
E perchè le preci ascolto,
perchè pallido è ogni volto?
Nel più forte del cimento
voi tremate di spavento?
Ardir, ardir! Al mugghiare,
al mugghiare dell'onda
e agli scrosci 
del tuono risponda,
si desti alfin
il vostro ardor, 
invitti cor!

SICILIANI, NINETTA, DANIELI
(sottovoce)
A quel dir ogni ardore
si destò nel mio core.
Sospirar è viltade!
L'onta ria vendichiamo,
il servir disprezziamo,
e con noi Dio sarà.

TEBALDO, ROBERTO, 
SOLDATI FRANCESI
Di vin colmi bicchieri
rallegran ogni core,
raddoppiano il valore;
beviamo alla beltà!
Ah, sì, beviamo, ecc.

ELENA
(guarda gli soldati)
Santa voce dell'onore
già parlò a quei cor.
Ah! coraggio, su, coraggio,
del mare audaci figli.
Si sprezzin i perigli;
Iddio vi guiderà!
Si vendichi l'offesa.
Si spezzi il rio servaggio.

NINETTA, DANIELI, SICILIANI
Ardir, ardir!

ELENA
Osate! L'alta impresa
il ciel proteggerà!

SICILIANI, ELENA, 
DANIELI, NINETTA
Andiam! Orsù, coraggio,
corriam, feriam,
splenda l'acciar 
del prode in man.
Andiam, feriam, ecc.

SOLDATI FRANCESI

Ah, sì, beviam,
beviam nei nappi.
Qual rumor!
Ma qual frastuono!
Ma qual rumor
fa questa canzon!
Ma qual rumor, ecc.

(Gli siciliani prendono gli brando. Monforte 
appare en la porta del palazzo) 

TUTTI
Egli! Oh, ciel!

ELENA
Oh, furor! Che mai vegg'io?
Innanzi a lui paventa ognun.
Gran Dio!

(tutti siciliani partono, salvo Elena, Ninetta e Danieli) 

Scena Quarta 

ELENA, NINETTA, DANIELI
(fra sé)
D'ira fremo 
all'aspetto tremendo,
io fremo, d'ira fremo,
l'alma mia 
raccapriccia d'orrore!
D'ira fremo!

MONFORTE
(fra sé)
D'odio fremon compresso, 
tremendo,
d'odio fremon,
ma di sprezzo 
sorride il mio cor!
D'odio fremon!

ELENA
(fra sé)
Oh fratello! Fratello!
A te penso gemendo,
e vendetta, vendetta
sol spira il mio cor!
Fratello!
gemendo penso a te, ecc.

NINETTA, DANIELI
(fra sé)
Al fratel ella pensa gemendo,
e vendetta, e vendetta
sol spira il cor!
Gemendo penso al fratel, ecc.

MONFORTE
(fra sé)
Freman pur, 
ma divorin tacendo
la vergogna 
e l'imbelle furor!
Divorin tacendo
il vil furor!
Ah, freman pur, ecc.

Scena Quinta 

(appare Arrigo) 

ARRIGO
Oh donna!

ELENA
Oh ciel! Chi miro?
Arrigo! E il crederò?
Tu prigionier...

ARRIGO
Ah! sì, tra cari miei,
del mio destino incerti, 
in questo loco libero stommi!

ELENA, NINETTA
Oh! che di' tu?

ARRIGO
Tremanti giudici pronunciaro
equa sentenza!
Cotanto osaro
di Monforte in onta!

ELENA, NINETTA
Gioia! E fia vero?

ARRIGO
Appieno assolto io sono!
E fu sola giustizia
e non perdono.

MONFORTE
(indicando il palazzo)
Di sconoscente cor
segno è tuo folle ardire.
Mercede lui rendi
ch'è sì clemente.

ARRIGO
Meglio di' ch'egli è lasso!
Al ferro il braccio or manca 
ed alle faci,
se non vien meno il cor.
Ei si riposa
per colpir poi meglio!

ELENA 
Ah, taci!

NINETTA
Non osar!

ARRIGO
E perchè?
Ah, tra queste mura
se il recasse,
il recasse fortuna
a mia vendetta!

MONFORTE 
Or lo vedrai!
Il tuo bollore affrena.

ARRIGO
Dov'è?

MONFORTE
Innanzi a te!

ARRIGO 
Ciel!

ELENA
(fra sé)
Ahimè! di lui che fia?

MONFORTE
Ebben! Non mi rispondi tu?

ARRIGO
Ah! nol poss'io!
A me fu tolto il brando!

Scena Sesta 

MONFORTE
(Ad Elena, Ninetta e Danieli)
Sgombrate!

(Ad Arrigo) 

Tu qui resta, io tel comando!
Qual è il tuo nome?

ARRIGO
Arrigo.

MONFORTE
Non altro?

ARRIGO
T'è noto l'odio mio!
Al mio nemico ciò basti!

MONFORTE
E il genitore?

ARRIGO
Io genitor non ho!
So che ramingo ed esule
finiva i giorni suoi
lontan dal patrio tetto,
lontan dai cari suoi.

MONFORTE
Or di tua madre narrami!

ARRIGO
(guardando il celo)
Ah! non è più colei!
Già dieci lune scorsero
che, lasso! la perdei;
in breve la vedrò!

MONFORTE
Io so che prima di perderla
del duca Federico
t'accolse già la reggia.

ARRIGO
Sì, m'albergò la stanza
di quell'eroe!

MONFORTE 
Del perfido!

ARRIGO
Ei mi guidò magnanimo
tra le guerriere squadre;
i passi miei sorregger
degnò siccome un padre;
d'onor gli alteri esempi
fu gloria mia seguir;
per lui vissi ed impavido
per lui voglio morir!
Di giovane audace
castiga l'ardir;
mi sento capace
d'odiarti e morir!
Non curo ritorte,
disprezzo il dolor;
incontro alla morte
va lieto il mio cor!

MONFORTE
(fra sé)
Ammiro e mi piace
in lui quell'ardir.
Lo credo capace
d'odiarmi e morir!
Non cura ritorte
disprezza il dolor,
ed incontro a morte
non teme il suo cor!

(ad Arrigo) 

Dovrei punirti, 
ma scuso un folle ardire!

ARRIGO
Pietade in te?

MONFORTE
Sì! In grand'alma,
taccion l'ire
e vo' per te salvare
offrire al tuo valore
più eccelsa meta, oh giovane,
degna d'un nobil cor.
Al sol pensier di gloria
in sen fremer tu dei!

ARRIGO
La gloria! Ove si merca?

MONFORTE
Là fra vessilli miei!
Vien tra mie schiere intrepide,
vieni, avrai così perdon,
avrai così perdon!

ARRIGO
No; si vil non son!
No, no, no.
D'un audace
castiga l'ardir, ecc.

MONFORTE
(fra sé)
Ammiro e mi piace, ecc.

(ad Arrigo) 

Adunque vanne! 
E immemore
la mia clemenza oblia!
Ma, giovinetto, ascoltami:
Odi un consiglio in pria!
Vedi tu quell'ostel?

(guarda il palazzo d'Elena) 

ARRIGO 
Ebben?

MONFORTE
La soglia mai non dêi varcar di quello!

ARRIGO
E perchè?

MONFORTE
(misterioso)
Lo saprai!
Paventa che il tuo core
arda d'infausto amore!

ARRIGO 
Oh ciel!

MONFORTE
A me lo credi,
l'amor ti perderà!

ARRIGO 
Chi disse a te?

MONFORTE
Tu il vedi!
Leggo nel tuo pensiero.
Per me non v'ha mistero,
tutto a me noto è già.
Ah, fuggi, fuggi! 
Io tel comando!

ARRIGO
E con qual dritto?

MONFORTE
Il dissi, il voglio! Va!

ARRIGO
Non curo il tuo divieto,
il cor legge non ha!

MONFORTE
Temerario! Qual ardire!
Meno altiero t'arrendi a me!
Non destarmi in sen quell'ire
che cadran su voi, 
su te! ecc.

ARRIGO
Sono libero, e l'ardire
di grand'alma è innato in me.

MONFORTE
Temerario!

ARRIGO
L'ira tua, ecc.

MONFORTE
Freno al tuo folle ardir,
e quella soglia 
non varcar giammai;
io, io tel comando!

ARRIGO 
Tu? 

MONFORTE
Sì, l'odio mio fu ognor mortale.

ARRIGO
E pure io lo disprezzo!

MONFORTE
E morte' avrai!

ARRIGO
Per lei non temo io morte!

MONFORTE
E morte avrai!

(Arrigo entra in palazzo d'Elena)
ACTO PRIMERO 


Escena Primera 

(Plaza Mayor de Palermo) 

SOLDADOS FRANCESES, 
TEBALDO, ROBERTO
Hacia ti, cielo patrio,
vuela el dulce recuerdo
de mi pensamiento
entre cánticos y copas de vino.

SICILIANOS
(a media voz)
Con malvado deseo
a nuestra tierra natal
insultan esos inicuos
entre cánticos y copas de vino.

SOLDADOS FRANCESES,
TEBALDO, ROBERTO
Con ramas de laurel,
con vino y oro
premiad el valor
del vencedor, etc.

SICILIANOS
(a media voz)
¡Oh venganza, oh venganza,
el día de la venganza
se aproxima
despertando el valor
en el corazón de los oprimidos!
¡Oh, día de venganza, etc.

TEBALDO
(Levantando el vaso)
¡Viva, viva el nuestro gran capitán!

ROBERTO
¡Orgullo de Francia 
y el primero por su valor!

TEBALDO
¡Y un rayo de la guerra!

ROBERTO
¡Nunca hiere en vano
y es el ídolo 
de sus hombres!

(Bethune y el conde de Vaudemont aparecen) 

Así que de estos muros,
que llaman Palermo,
nosotros somos los amos...
Lo ha dicho el general...
... y él es mi jefe ¿no es verdad?...

BETHUNE 
(Riendo.)
¡Ja, ja! Tus pies vacilan.
¡Soldado, estás borracho!

ROBERTO
Sí, ebrio estoy... ¡pero de amor!
Todas las mujeres bellas
me gustan.

BETHUNE
Pero los orgullosos sicilianos
son celosos del corazón 
de sus mujeres.

ROBERTO
¡Ah, no!
¡No hay corazón que se resista
ante la vista de un morrión! 

(A Tebaldo.) 

¡Ya lo verás!...

TEBALDO
Pero ¿y sus esposos?

ROBERTO
Mujeres amables y esposos consentidores
encontrarán en mí 
a un vencedor generoso.

FRANCESES
Con ramas de laurel, etc.

SICILIANOS
¡Oh venganza,
el día de la venganza
se aproxima, etc.

Escena Segunda 

(aparecen Elena y Ninetta seguidas por Danieli) 

VAUDEMONT
(A Bethune)
¿Qué hermosa estrella del cielo
se ofrece a mi mirada? 
¿Cual es el nombre
de tan excepcional beldad?

BETHUNE
Es la hermana del príncipe,
aquel que decapitaron,
y por él viste de luto.
Ella permanece aquí como rehén.
Ahora triste llora
a su amado hermano.

VAUDEMONT
El amigo del sueco
que tanto lo apreciaba.
¡Ese fatal afecto
bien caro pagó con su sangre!

BETHUNE
Hoy recuerda 
aquel día doloroso.

VAUDEMONT
Para el alma fraterna
pide reposo.

BETHUNE
E invoca que a nosotros 
nos fulminen los rayos del cielo.

VAUDEMONT
¡En verdad que 
nuestro jefe fue
demasiado cruel!

BETHUNE
¡Ah, calla! 
Un soldado no debe decir 
semejantes palabras.

(Bethune y Vaudemont entran en el cuartel) 

Escena Tercera 

DANIELI
¡Oh día fatal, día de duelo,
cuando el acero enemigo
privó al suelo patrio
del mejor de sus hijos!

ELENA
¡Oh, Federico, hermano mío!
¡Oh alma noble,
flor que un cruel vendaval
arrancó en su primera mañana!
¡Muerte, muerte al tirano
que tu vida segó!
¡E indiferentes 
ante tanta desgracia
todos permanecemos pusilánimes!
Yo te vengaré
¡oh, hermano mío!
yo sola te vengaré.

ROBERTO
(completamente borracho)
Ya hemos vaciado muchos vasos...
¡Y ahora una canción!
¡Que los sicilianos 
canten nuestra gloria!

TEBALDO
¿Crees que lo harán?

ROBERTO
(mirando a Elena)
¡A fe mía! 
¿Cuál de estas beldades
entonará ahora una gentil canción?
Hermosa flor,
vamos, a ti te corresponde.
¡A qué estás esperando!

NINETTA 
(A Danieli.)
¿Qué quiere éste de nosotras?

ROBERTO
Mi deseo es el del fuerte,
no puedes negarte
al vencedor.
¡Vamos, mujer,
no me hagas esperar más!

NINETTA
(protegiendo a Elena) 
¡Soldado! ¿Cómo te atreves?

ELENA 
(a Ninetta) 
¡Calla!

ROBERTO
(A Elena, amenazador)
¿Cantarás?
¿Cantarás? O...

ELENA
(Con calma.)
Sí, cantaré.
En alta mar 
y batido por los vientos 
¿ves aquel barco 
a merced de los elementos
ya próximo a naufragar?
¿Escuchas el llanto
de los marineros 
por su navío destrozado?
¡Ah, Dios todopoderoso!
Calma cielo y mar
con tu sonrisa.
Suba a Ti 
la ardiente plegaria.
¡En Ti confían los marineros!
Y Dios les responde 
en su voluntad soberana:
El cielo responde 
a quien confia 
en sí mismo.
Vuestro destino está
en vuestras propias manos.
¡Valor, sí, valor,
audaces hijos de la mar!
Despreciad los peligros,
¡gemir es de cobardes!
Al cielo ofende gravemente
quien carece de valor.
¡Atreveos!
¡Dios protegerá vuestro empeño!

SICILIANAS, NINETTA, DANIELI
¡Oh, qué palabras, qué ardor!

ELENA
(mirando a los sicilianos)
¿Y por qué sólo escucho plegarias?
¿Por qué están pálidos 
vuestros rostros?
¿Ante la vorágine del peligro
tembláis de espanto?
¡Valor, valor!
Que bajo el rugir de la ola
y ante el estruendo del trueno
responda y despierte
el valor
en vuestros invictos corazones!

SICILIANOS, NINETTA, DANIELI
(Aparte y a media voz.)
Esas palabras han despertado 
el ardor de mi corazón.
¡Suspirar es cobardía!
La vergonzosa afrenta venguemos,
despreciemos la servidumbre
y Dios estará con nosotros.

TEBALDO, ROBERTO, 
SOLDADOS FRANCESES 
Las copas llenas de vino
alegran los corazones
y redoblan nuestro valor.
¡Bebamos por la belleza!
¡Ah, sí, bebamos, etc.

ELENA
(mirando a los franceses)
La santa voz del honor
a estos corazones ha hablado.
¡Valor, sí, valor,
audaces hijos de la mar!
Si despreciáis los peligros,
Dios os guiará!
Vengad la ofensa
y romped la cruel servidumbre.

NINETTA, DANIELI, SICILIANOS 
¡Valor! ¡Valor!

ELENA
¡Adelante! 
¡Vuestra alta empresa el cielo protegerá!

SICILIANOS, ELENA
DANIELI, NINETTA
¡Vamos! ¡Adelante, valor!
Que el acero refulja
en la mano del valiente.
Adelante, golpeemos!
¡Adelante, ataquemos!

SOLDADOS FRANCESES

¡Ah, sí, bebamos,
escanciemos las copas!
Pero ¡qué ruido!
¡Qué estruendo!
¡Qué ruido
hace esa canción!
¡Qué ruido! Etc.

(Los sicilianos se disponen a atacar cuando
aparece Monforte en la escalinata del palacio)

TODOS 
¡Es él, oh cielo!

ELENA
¡Oh, furor! ¿Qué veo?
Todos se arredran ante su presencia...
¡Gran Dios!

(Todos huyen menos Elena, Ninetta y Danieli) 

Escena Cuarta 

ELENA, NINETTA, DANIELI
(para sí)
De ira me estremezco 
ante su aspecto tremendo, 
me estremezco, de ira tiemblo,
mi alma 
se espeluzna de horror.
¡De ira me estremezco!

MONFORTE
(Aparte.)
De odio contenido, 
tremendo, 
se estremecen.
¡Pero con desprecio 
sonríe mi corazón!
¡De odio se estremecen!

ELENA
(para sí)
¡Oh, hermano! ¡Hermano!
En ti pienso gimiendo.
¡Venganza, por venganza
sólo suspira mi corazón!
¡Hermano!
En ti pienso giminedo, etc.

NINETTA, DANIELI
(para sí)
Ella piensa en su hermano gimiendo,
¡Sólo por venganza
suspira su corazón!
Ella piensa en su hermano, etc.

MONFORTE
(para sí)
¡Tiemblen, 
pero que devoren en silencio 
la vergüenza 
y el cobarde furor!
¡Que devoren en silencio
el vil furor!
¡Ah que tiemblen, etc.

Escena Quinta 

(entra Arrigo sin advertir a Monforte) 

ARRIGO
¡Oh, señora!

ELENA
¡Oh, cielos! ¿A quién veo?
¡Arrigo!... ¿Es posible?... 
Tú estabas prisionero...

ARRIGO
¡Ah! Sí, he sido liberado 
y ahora me encuentro aquí, en este lugar,
entre mis queridos amigos.

ELENA, NINETTA
¡Oh! ¿Qué dices?

ARRIGO
Aunque temblorosos, 
los jueces pronunciaron
una sentencia justa,
a pesar del temor a Monforte.

ELENA, NINETTA
¡Qué alegría! ¿Es eso cierto?

ARRIGO
¡Sí, estoy libre!
Fue un acto de justicia 
y no de perdón.

MONFORTE
(Avanza sonriendo indicando el palacio)
Tu loca audacia es prueba
de tu desagradecido corazón.
¡Dale las gracias a él,
por su clemencia!

ARRIGO
¡Di mejor que ya está viejo!
Su brazo no tiene fuerza
para sostener el hierro y la antorcha.
Pero su corazón no desfallece.
¡Descansa
para luego herir con más fuerza!

ELENA 
¡Ah, calla!

NINETTA
¡Ten cuidado!

ARRIGO
¿Por qué?
¡Ah, si mi buena estrella
lo trajese 
ante mí,
para poder vengarme!

MONFORTE 
¡Creo que aciertas!
Ten cuidado con tu insolencia.

ARRIGO
¿Dónde está?

MONFORTE
¡Ante ti!

ARRIGO 
¡Cielos!

ELENA
(para sí)
¡Ay de mí! ¿Qué será de él?

MONFORTE
Y bien, ¿no me respondes?

ARRIGO
¡Ah, no puedo!
¿No ves que no tengo espada?

Escena Sexta 

MONFORTE
(A Elena, Ninetta y Danieli)
¡Marchaos!

(A Arrigo) 

¡Tú, quédate aquí, te lo ordeno!
¿Cuál es tu nombre?

ARRIGO 
¡Arrigo!

MONFORTE
¿Nada más?

ARRIGO
Mi odio te es conocido.
¡A mi enemigo eso le basta!

MONFORTE
¿Y tu padre?

ARRIGO
¡No tengo padre!
Sé que errante y desterrado
acabó sus días
lejos del techo patrio,
lejos de sus seres queridos.

MONFORTE
¡Háblame de tu madre!

ARRIGO
(Señalando al cielo)
¡Ah, ya no existe!
Hace diez lunas
que la perdí,
pero pronto me reuniré con ella.

MONFORTE
Sé que antes de perderla
te acogió la corte
del Duque Federico.

ARRIGO
¡Sí, me albergué en la casa
de aquel héroe!

MONFORTE 
¡De aquel traidor!

ARRIGO
Sobre mí veló magnánimo
entre sus escuadras guerreras;
apoyó mis pasos
como un padre
y su altivo ejemplo
espero tener el honor de seguir.
¡Por él viví e, intrépido,
por él quiero morir!
Castiga la osadía
de un joven audaz.
¡Me siento capaz
de odiarte y morir!
No me preocupa la prisión
y desprecio el dolor.
¡Al encuentro de la muerte
alegre irá mi corazón!

MONFORTE
(para sí)
Admiro y me agrada
en él esa audacia.
¡Le creo capaz
de odiarme y morir!
No le preocupa la prisión
y desprecia el dolor.
¡Y al encuentro de la muerte
alegre va su corazón!

(A Arrigo) 

Debería castigarte,
¡pero disculpo la loca audacia!

ARRIGO
¿Piedad, en ti?

MONFORTE
Sí. En un alma grande 
la ira se calma fácil.
Para salvarte 
quiero ofrecer a tu valor
una meta excelsa ¡oh joven!
digna de un noble corazón.
¡Sólo pensamientos de gloria
tu pecho debe albergar!

ARRIGO
¿La gloria? ¿Dónde se consigue?

MONFORTE
¡Bajo mis banderas!
Ven con mis intrépidas escuadras
y así obtendrás el perdón.
¡Ven y obtendrás mi perdón!

ARRIGO
¡No, no, tan vil no soy!
¡No, no, no!
De un osado 
castiga la audacia, etc.

MONFORTE
(para sí)
Admiro y me agrada, etc.

(A Arrigo) 

Entonces ¡vete! 
E ingrato mi clemencia olvida.
Pero antes escúchame,
jovencito, 
oye un consejo:
¿Ves aquella mansión? 

(Indica el palacio de Elena.)

ARRIGO 
¿Y bien?

MONFORTE
¡Aquel umbral jamás debes traspasar!

ARRIGO
¿Por qué?

MONFORTE
(En tono misterioso.)
¡Ya lo sabrás!
Teme que tu corazón arda 
con infausto amor.

ARRIGO 
¡Oh, cielos!

MONFORTE
Cree mis palabras:
¡el amor te perderá!

ARRIGO 
¿Quién te lo ha dicho?

MONFORTE
¡Lo ves!
Leo tu pensamiento,
para mí no hay secretos,
¡todo me es conocido!
¡Ah, huye, huye! 
¡Te lo ordeno!

ARRIGO
¿Y con qué derecho?

MONFORTE
¡Lo he dicho yo y basta! ¡Vete!

ARRIGO
No me importa tu prohibición,
el amor no tiene leyes.

MONFORTE
¡Temerario! ¡Qué osadía!
¡Eres demasiado altivo!
No despiertes en mi pecho la ira
pues que caerá sobre vosotros, 
sobre ti. Etc.

ARRIGO
Soy libre, y la audacia
es innata en mí.

MONFORTE
¡Temerario!

ARRIGO
Tu ira, etc.

MONFORTE
Frena tu loca audacia
y ese umbral 
no traspases jamás.
¡Te lo ordeno!

ARRIGO
¿Tú?

MONFORTE
¡Sí! Mi odio fue siempre mortal.

ARRIGO
¡Yo lo desprecio!

MONFORTE
¡Muerte tendrás!

ARRIGO
¡Por ella desafiaré a la muerte! 

MONFORTE
¡Morirás!

(Arrigo entra en el palacio de Elena)

Acto II