|
ATTO
PRIMO
(Spaziosa
sala del Castello. Due archi ben misurati
aprono
le belle curve alla vista di
una terrazza a
colonne, e
della notte poco innanzi l'alba. Una
lanterna,
come un segnale, rossastramente splende
rivolta
verso la campagna. Nel
buio della sala
rilucono
i mosaici del
soffitto sopra le arcate, sopra
le
porte di destra e sinistra. Le
colonne e i capitelli
medioevali,
incroci bizzarri ma
armoniosi di stili,
s'intrecciano e
s'incontrano paurosamente. Un po' di
silenzio;
quindi entra da sinistra Archibaldo
vecchio
e
cieco barone; é
condotto da Flaminio sua guida,
che
indossa il vestito delle guardie del castello. Le
vesti
di ognuno, ampie e lunghe, hanno
linee pure,
ieratiche)
ARCHIBALDO
Grazie,
Flaminio: guarda quella porta.
È
chiusa bene?
FLAMINIO
Accostata;
signore...
ARCHIBALDO
Chiudila
bene, ma senza rumore...
(Flaminio
attraversa la stanza,
s'avvicina alla
porta di faccia)
ARCHIBALDO
(pentito
; con premura)
No;
lasciala! Che credi tu? Che senta?...
FLAMINIO
Chi,
mio signore?
ARCHIBALDO
(amaro)
Ma che
sei? Stordito dal
sonno?
Chi ci
dorme mai, di là?...
FLAMINIO
Fiora!
La sposa del figliuolo vostro!
ARCHIBALDO
Dorma;
dorma: che
giovinezza è sogno...
Non
altro!
A me
negato ora è sognare
chè
il sonno mi tradisce e come un'ape
molesta
scherza con le mie palpebre,
poi
che la sorte m'ha seccato gli occhi...
(Dolorosamente)
Flaminio,
guarda il cielo; tu che puoi...
FLAMINIO
È
notte ancora; ma l'alba è vicina...
ARCHIBALDO
Flaminio,
guarda, indaga nella valle.
Io
sento che Manfredo tornera.
FLAMINIO
Non
può darsi,
se
ancora egli combatte
i
castelli dei nostri oltre que' monti...
ARCHIBALDO
Che
dici tu: dei nostri?
FLAMINIO
Si;
dei miei che voi già soggiogaste...
Io
sono nato
sulle
cime del colle là d'Altura,
dove
nacque la nostra principessa...
Per
aver pace
vi
donammo Fiora...
Avito
il giovane
principe
nostro l'avrebbe sposata...
ARCIBALDO
(con
insistenza)
Guarda,
Flaminio; guarda nel la valle...
FLAMINIO
Nessuno,
mio signore! Tutto pace!
ARCHIBALDO
Sono
stanco ed il sonno che mi fugge
mi
lascia ancora più sperso nel buio...
FLAMINIO
(distrattamente)
Chi
non dorme di notte o smania o prega...
ARCHIBALDO
O
ricorda!...
Il
pensiero mio stanotte
ripercorre
solingo la pianura
sconfinafa
del viver mio trascorso...
FLAMINIO
Ricordate
la vostra giovinezza...
ARCHIBALDO
Italia!
Italia...
è
tutto il mio ricordo!...
(Maestoso)
Son
quarant'anni che discesi in questa
bella
serra di fiori; e sento ancora
le mie
narici dilatarsi al fiero ricordo...
Era la
nostra gioventù
ardente,
esercitata alla conquista...
Ed in
noi tutti era la volontà
possente
come una mazza di ferro... .
Tornavano
da questa terra alcuni
dei
nostri e, nella lingua scalpitante
metallica
di nostra gente, ai cieli
esaltavano
questa preziosa
gemma;
ed il bel nome d'Italia a noi
squillava
forte come la lusinga
d'una
marcia di guerra...
Finalmente
il re
nostro di noi scelse i migliori;
e
movemmo: masnada scintillante
argentea
verde e d'oro come serpe
immane
che si desta e si divincola
dall'ombra
e muove, risuonando, al sole.
Tesi
nell'acceso impeto i cavalli;
e gli
uomini, su loro, i menti aguzzi:
tutti
sentimmo ai primi aliti italici
il
caldo aroma della bella preda!
E
questa Dea, natante fra due mari,
ci
parve sola...
... E
qui con lei sedemmo
e qui
giacemmo e qui l'amammo e mai
nessun
di noi la lascerà, l'amante
novella,
tutta fresca, tutta verde,
tutta
d'oro; ed amandola si piange
ch'ella
ci sia la schiava e non la madre,
chè,
se ci fosse madre, allora si,
c'insegnerebbe
a dominare il mondo.
(Pausa.
A Flaminio)
Taci?...
Con odio forse tu mi guardi!...
FLAMINIO
(guardando
il vecchio cieco ipocritamente)
Io vi
son servo; e voi siete mio re!
(volendo
sviare il suo pensiero)
Ma... il cielo imbianca e la lanterna cede
al
giorno la sua luce.
ARCHIBALDO
Adunque,
spengila...
inutile
segnale! Egli non giunge!...
FLAMINIO
(spegne
la lanterna sulla terrazza e poi)
Andiamo,
allora, mio signore...
(Lontano
il suono di un flauto campestre)
(Turbato)
Andiamo!...
(Quasi
lo trascina verso le sue stanze, a
sinistra)
ARCHIBALDO
Torniamo,
si; torniamo nella notte...
(Esce
guidato da Flaminio)
(Avito
ravvolto in un mantello esce dalla
porta di
destra. Muove
due o tre passi verso la terrazza.
Indaga
fuori; scruta il cielo; ascolta, esita
un po’ si
riavvicina
alla porta d'onde è
usciio; ma sulla soglia
è
apparsa la bianca
figura di Fiora: i bei capelli
corti
inanellatti, vivi intorno a la testa. Sul
suo corpo
snello
una toga sottilissimma,
bianca e avorio.)
AVITO
È
ancora notte fonda.
Troppo
presto
Geronte
ha datto il segno.
FIORA
Ritorniamo...
AVITO
No:
restiamo
così sul limitare
della
notte d'amore a dirci addio.
FIORA
Sì,
restiamo così...
(Avvincendosi
a lui)
Come
chi appena si
sveglia...
e teme
il giorno e aborre il sole.
AVITO
(tremante
; accenna a sinistra)
È
chiusa quella porta?
FIORA
È
chiusa; è chiusa.
Tu
tremi, Avito!
E una
infinita pace è
nel mio petto...
AVITO
Fiora,
sì; lo sento,
ed ho
paura di quella tua pace...
FIORA
Dammi
le labbra e tanta ti darò di
questa pace!...
E poi
la rivorrò,
implorandola
disperatamente,
he
senza le tue labbra non ho pace...
AVITO
Se poi
mi renderai tanta dolcezza
quanta
è quella che dare ti vorrei,
struggimi
tutto con il fuoco tuo,
perchè
rinascerò.
FIORA
Sì,
mio diletto!
Mio
cuore ardente! la tua bocca è un fiore
d'ogni
momento... Sì; perch'io lo colgo
ad
ogni istante e sempre rifiorisce...
AVITO
(perdutamente,
come un fanciullo ammalato)
Si...
rifiorisce... Senza te patisce...
FIORA
(con
lo stesso smarrimento)
E se
lo bacio aulisce...
E
illanguidisce l'anima
che sta curva su quel fiore...
Avito;
molle sogno...
AVITO
(C.
S.)
Eterna
febbre!...
FIORA
Incanto
lungo... senza fine!...
(Si
stringono perdutamente
e
si smarriscono
nel bacio)
AVITO
(come
svegliandosi, si
scioglie da lei)
Ahimè!
Guarda; la luce già comincia,
il
cielo imbianca...
FIORA
Tu
mi vuoi lasciare...
AVITO
(per
fuggire)
È
tardi!
(Scorge
la lanterna spenta. Atterrito)
Fiora!
Guarda!
La lanterna è
stata spenta...
Qualcuno è venuto qui,
nella notte...
FIORA
Il
vento è stato...
AVITO
No;
che
la notte era cheta!... Non rammenti?
FIORA
Ascolta!...
Corri!...
AVITO
(fugge
dalla terrazza verso destra. Fiora
lo
guarda, lo segue come a proteggerlo,
poi corre
verso le sue stanze. Ma
s’è aperta la porta di
sinistra ed e apparso
Archibaldo solo)
ARCHIBALDO
Fiora!
Fiora! Fiora!
(Celando
agli orecchi del vecchio ogni suo
movimento, Fiora cerca sparire silenziosa)
ARCHIBALDO
(pertinace)
Tu
sei costà... Ti sento rifiatare!
...
Affanni? Affanni?
O
Fiora, di': con chi parlavi, tu?
FIORA
(con
fermezza nuova)
Con
me stessa parlavo!...
ARCHIBALDO
(lentamente
s'avvicina a lei)
Non
fuggire!
Resta!
Voglio sapere!
(Ghermisce
lei che s'è appoggiata ad una colonna.
L'attira a sè: con la mano le indaga
il volto, la sente
fra le sue grandi braccia
di vecchio eroe. Con voce
placata e
con maraviglia)
Non
può darsi!
Tu
mentire cosi! Così tradire!...
(Più
amoroso, con la gola quasi stretta
da
una
nascente bontà paterna, senile)
Tu
sei come una bimba... Se mentisci...
è
per nulla... Chi, adunque, era con te?
FIORA
(con
risolutezza continua; senza piegarsi;
rigidamente;
ma con lieve tremito)
Nessuno,
mio signore!
ARCHIBALDO
(indagando)
Perchè
tremi, se dici il vero?...
FIORA
(subitamente
pungendolo)
Ed
anche voi tremate e non mentite...
ARCHIBALDO
(impetuoso)
Fiora!
(Lieve
pausa)
E
vero! Tremo...
Ma
tremo... tremo per la tua menzogna!...
FIORA
(con
ingenuità feroce)
Io
son venuta, qua, sulla terrazza. ..
Non
potevo dormire... col pensiero...
ARCHIBALDO
(improvviso,
urlando)
Di
chi? Di chi?...
FIORA
(con
semplicità)
Del
mio sposo Manfredo!...
ARCHIBALDO
Orrore!
Orrore!
Oh,
buio senza fine!
Tu
sei di ferro; tu sei di catene
intorno
alla mia testa!
FIORA
(riaccostandosi
a lui con inganno)
Mio
signore!...
ARCHIBALDO
No!
Ferma! Non avvicinarti più!...
Ho
per te come il terrore d'un bimbo...
E
la persona tua, che dentro l'ombra
sentivo
sorvolare come un 'ala
di
candore, mi par soffio di gelo,
brivido
accusatore... sì che ancora,
mentre
sento che tu qui, qui, tradivi,
io
mi debbo abbracciar la tua menzogna,
e
per non arrossire giudicandoti
debbo
gridare: “No... no non tradiva!”...
FIORA
Signore!...
ARCHIBALDO
Va:
non ti potrei toccare
altro
che per ucciderti!
FLAMINIO
(di
dentro)
Signore!
(Comparendo
dalla terrazza)
Monsignore!
Un drappello s'è fermato
sul
ponte e m'è sembrato che vi fosse
il
barone Manfredo!...
(Giungono
dal basso del castello squilli di
trombe.
La
luce del giorno e molto cresciuta)
Udite!
Udite!
Lo
salutano!
ARCHIBALDO
(tremante)
È
lui! Flaminio, va!...
Corrigli
incontro...
(Col
pianto nella voce)
Io... sono cieco...
Va!
(Flaminio
esce
correndo)
(a
Fiora dopo una lunga pausa)
Tu... non gli puoi correre
incontro... No!
(Fiora
tace)
No!...
Tu dormivi... Torna nel tuo letto...
(Fiora
s'avvia
lentamente verso le sue stanze.
Un
lieve sorriso crudelle di vittoria è sul
suo
giovane viso bello... Sparisce.)
(aspetta
il figlio dolorosamente immobile...)
MANFREDO
(di
dentro)
Padre!
(Apparisce
dalla terrazza)
ARCHIBALDO
Figliuolo
mio! Giunge la luce con
te!
(Si
abbracciano)
MANFREDO
Troppo
era lungo e tedioso
l'assedio
per la mia brama ardentissima...
E
son fuggito: e resterò con te
qualche
giorno.
ARCHIBALDO
Potessi
tu restare sempre!
MANFREDO
Oh,
si; presto finirà la guerra.
(Lieve
pausa)
E
Fiora; dorme?...
ARCHIBALDO
Dorme.
MANFREDO
Oh,
padre mio,
questo
ritorno m'e caro siccome
un
premio lungamente atteso...
Nelle
guerre
combattute,
nel sangue, nella strage,
nell'orgia
di vittoria, io sono stato
ferma
colonna di virtu, si come
tu
m'hai insegnato, padre!...
E
Fiora. Fiora amare mi saprà;
chè
tu educata l'avrai
come
un'agnella di candore...
ARCHIBALDO
Godi
la gioia tua!...
Fiora
ti aspetta...
Anzi,
ella giunge;...
sento
i passi suoi...
MANFREDO
lo
non sento: ella vola...
(Si
rivolge alla porta di destra. Apparisce
Fiora)
Fiora!
Fiora!
FIORA
(con
freddezza crudele, ma simile a
bontà)
Siete
tornato, signor mio?! Stamani,
prima
dell'alba mi sono destata
e
son venuta qui sulla terrazza;
ed
ho guardato tanto nella valle...
Ero
certa che voi sareste giunto...
(Ad
Archibaldo)
E
vero, padre... voi m'avete... udita...
(Archibaldo
tace)
MANFREDO
È
vero, padre mio?
ARCHIBALDO
Sì,
si; l'ho... colta...
(riprendendosi)
mentr'ella
ti aspettava...
MANFREDO
Oh;
Fiora! Fiora!
Piccolo
fiore, vieni sul mio petto;
qui,
qui tra le mie braccia,
ch'io
ti rechi,
come
agnella sperduta e mansueta,
all'ovile
dal mio cuore intessuto.
Oh;
come tremi!...
(avviandosi)
Così
ti porterò nel tuo bel letto d’avorio
(al
padre)
Padre
mio, certo tu vedi,
ora,
che il figlio ha trovato il suo bene!..
Certo
tu vedi, perchè troppa luce
esce
dal cuore mio che si confonde
e
si mischia e moltiplica con questa
luce
odorosa che dal mio tesoro
si
libera, dal mio tesoro aulente.
(Entra
nelle stanze di destra con Fiora
abbracciata)
ARCHIBALDO
(solo.
Pausa)
Signore
mio, se tu m'hai tolto gli occhi,
fa
ch'io non veda... che sia cieco... cieco!...
ATTO
SECONDO
(Terrazza
sulle alte mura del castello; una
terrazza tondeggiante. In
cima al muro che la
cinge, smerlato, più
alto d'un uomo, si giunge
con
una scaletta a nietà del fondo. Una
panchina
di pietra larga un metro, alta
fino al ginocchio,
gira torno torno, accosto
al muro. Si
giunge per
due porte laterali. Pomeriggio:
il cielo scoperto
è corso da
nubi cangianti, estive. Squilli
di tromba
chiamano a raccolta. Entrano
da sinistra Manfredo
e Fiora abbracciati.
- Fiora è adorna semplicemente
e
mirabilmente)
MANFREDO
(a
Fiora)
Dimmi,
Fiora, perchè ti veggo ancora
così
chiusa dinanzi al mio dolore?...
Io
parto, Fiora, io parto ancora...
ancora...
e sono così scosso che mi pare
per
un viaggio eterno, di partire...
FIORA
Mio
signore, v'ho detto che la vostra
partenza
così prossima turbó
la
gioia ch'ebbi dal vostro ritorno...
E
perciò son così, senza parole...
Io
poco vi conosco, chè voi siete
sempre
lontario;
e
quando ritornate
pur
mi dite: fra poco partirò...
MANFREDO
No;
Fiora, Fiora: tu mi parli come
ad
un nemico che ti chiede pace.
Intendi,
Fiora? Intendi il mio dolore?
O
dimmi tu: che cosa t'adolora?
FIORA
Nulla,
signore, m'addolora;
solo
- che voi partiate;
MANFREDO
Tornerei
per
te, per te, per la tua cara vita
che
voglio tutta cingere d'amore...
Oh,
Fiora: dammi alcuna Cosa tua
che
mi possa tenere presso al cuore,
mentre
sarò lontano.
FIORA
Che
volete?
MANFREDO
Che
scegli tu?
FIORA
(con
arcano dolore traboccante)
Volete
la mia vita!...
MANFREDO
(con
pietosa mansuetudine)
Fanciulla,
tu non puoi nulla donarmi,
per
placare il mio cuore che per ora
t'è
ignoto! Solamente io posso chiederti -
un
dono che mi dia per poco pace;
e
te lo chieggo.
FIORA
Che?
MANFREDO
(dopo
una pausa dolorosamente)
Suonata
è l'ora della partenza.
I
miei prodi compagni
m'aspettano
sul ponte: impazienti
sono
i cavalli;
un
fremito di vita e di conquista
tremola
nell'aria rossa.
Si
parte. I miei compagni fidi
sono
lieti. Giù, giù per l'ampia valle
si
scende.
Si
divincolano i sogni
d'ebbrezza
dalle loro menti giovani.
In
mezzo a loro io sono cupo e solo...
Dentro
mi piange lacrime dogliose
tutta
l'unianità, perch'io mi dolgo
dell'amor
mio lasciato e vado solo,
senza
conforto... Ho perso ogni mio belle,
sono
forse cacciato dalla gioia...
Perchè,
se tanto amore è dentro me?...
E
mi volto e riguardo sopra il colle
questo
castello che rosseggia al sole.
Giù,
giù si scende disperatamente...
E
la valle si snoda e incontra il fiume
che
piange e piange e mormora e rimprovera;
e
il castello si perde... trascolora
fra
gli alberi... Soltanto questa torre
si
vede, questa dove siamo.
Ora,
ti prego,
anima
mia, mia consolazione,
resta
qui un poco, monta qui sul muro,
e
col tuo velo manda il tuo saluto
allo
sposo che parte e mi parrà,
ti
giuro, anima mia, che tu m'asciughi
le
lacrime sul mio cuore scoperto...
Questo
ti chiedo, anima mia; non più!...
(pausa)
FIORA
(finalmente
commossa, con sincera pietà)
E
questo sarà fatto...
MANFREDO
Ora
ti lascio...
E
volerò, perchè quasi m'è caro
partire,
per vederti salutarmi... Addio, Fiora...
(La
bacia; si stacca subito dal bacio; fugge
quasi volando, poichè il pianto lo
punge)
(Fiora
più
liberata da lui cerca come sciogliersi da
quell'abbraccio che le è rimasto alla
persona. Si
avvicina poi al muro smerlato: monta
i gradini
della scaletta; si
sporge. Ma
ecco cautamente e
come in sogno Avito,
da destra. È
vestito come
Flaminio, come le guardie
del castello)
AVITO
(si
guarda attorno, scorge Fiora. Lassù)
¡Oh!...
Fiora! Fiora!
(Ella
si volta; prima non lo
riconosce con
quelle sue vesti)
Sono
Avito! Avito!
FIORA
iMa
che?! Ma che?! Forse da quella notte...
AVITO
Fui
qui, fui qui, sempre vicino a te
con
l'anima e la mente mia che perdesi...
Flaminio
m'ha vestito ora cosi
per
potermi nascondere... e vederti...
FIORA
(con
improvvisa disperazione)
Non
posso piú vederti... Non ti debbo amar più...
La
tua voce, oh, non risuoni
più
nell'orecchie mie... Ti prego; va...
AVITO
Io
non intendo, Fiora! Sei tu, Fiora,
Fiora,
che parli a me?
FIORA
Si
; mille volte;
sì,
mille, mille: disperatamente.
AVITO
Sei
mille volte mia? Che dici?
FIORA
No!
Silenzio
fosco e dentro la mia vita
e
terrore d'intorno... Vinta, vinta
sono
dalla pietà,... dalla bontà...
Ohimè:
non senti il mio sposo che parte?...
AVITO
Perchè
non dici, il mio sposo che giunge?...
FIORA
Lasciami
in pace. Lasciami al mio pianto...
AVITO
Lasciarti,
Fiora! E dove andare, Fiora?
Dove
vo? Dove cerco la mia vita?...
FIORA
Nasconditi.
Qualcuno deve giungere.
AVITO
(sempre
como trasognato)
Andrò;
si: fuggirò...
(S'avvia)
FIORA
Fuggi:
ti prego!
(Avito
fugge
da destra. Fiora
scende la scaletta.
Entra dopo
un istante
l'Ancella da sinistra)
ANCELLA
(recando
un cofanetto intarsiato)
Il
barone Manfredo questo dono
vi
manda, baronessa...
FIORA
(con
infinita malinconia)
Metti
là!
(Addita
la panchina di pietra. L'ancella posa
il
cofanetto sulIa
panchina. Esce. Fiora si
approssima
al cofano; lo apre lentamente;
trae fuori
lentissimamente un
velo bianco lungo. Le
braccia le
cadono giù come morte; e con
esse il velo. Resta,
un
poco immobile, muta, senza
pianto e senza vita. Poi
si ricorda della promessa e s'accosta, recando
il velo,
al muro. Monta
sulla scaletta; guarda giù; vede
nella
valle i cavalieri che si allontanano
ed agita per la
prima volta il velo;...
per la seconda ancora; e per
la terza;
e sempre il braccio le cade giù stanco.Ma
ritorna
Avito)
AVITO
Addio,
Fiora; ho voluto rivederti...
Debbo
partire; ma senza ritorno...
Addio,
Fiora; se non vuoi darmi un bacio
che
sarebbe principio della vita,
fammi
toccare quel tuo velo bianco
che
certo sa la tua molle fragranza...
(Cerca
prendere il velo di lei)
FIORA
(che
ha ascoltato le sue parole
prostrata;
ritraendosi)
Non
toccarlo!...
AVITO
Nulla
di te più, dunque, m'appartiene?...
FIORA
(guardandolo
compassionevolemente tutto
dimenticando all’ improvviso; con
altra voce)
Come
sei bianco... Come sei disiatto...
Sembri
un giglio, amorosa creatura...
AVITO
Il
veleno d'amore e assai più forte
del
sonno e della fame; ed oramai
più
forte della vita...
FIORA
Vita
tua è vita mia! Ma che pietà, che arcano
gorgo
di bene ora m'invade!... Avito,
ahimè...
Tu sei come una frasca troppo
esposta
ai venti; il male t'ha stremato,
il
male ch'io t'ho dato.
AVITO
(avidamente)
E
tutto il bene
rendimi
senza indugio con un bacio!
Oh,
Fiora, scendi, scendi...
FIORA
No:
non debbo!
(Si
ricorda dolorosamente del voto e
agita il velo. Avito si
avvicina a lei)
FIORA
Non
salire quassù!
AVITO
Fiora;
perchè?
FIORA
Non
domandarmi...
(Agita
il velo)
AVITO
Allora
fuggirò...
Io
sono così stanco che non posso
quasi
più trascinarmi...
FIORA
Avito!
Resta...
Non
domandare...
Avvicinati...
Bacia la mia veste...
giù
sulla balza d'oro...
Io
l’ho trapunta!...
AVITO
(corre
subito. Stringe la sua veste; la
bacia)
Ah!
Sento le tue dita ancora sopra,
accarezzanti
il bel ricamo! Io bacio
le
tue mani, cosi... Ma stranamente
aspri
sono i miei baci, quasi che
l'ago
tu avessi qui lasciato infisso...
(Le
sue labbra avidamente si dissetano)
FIORA
(vuole
ancora agitare il velo: ma non
può:
le braccia cadono: il
capo si piega)
Ah
; tortura! indicibile contrasto!
AVITO
(come
un fanciullo)
Io
non ascolto più! Dentro il rosaio
ho
immerso la mia testa... Nelle orecchie
sento
i fuchi ronzarmi i loro incanti
di
vecchi maghi, e il petto mi si piena
di
liquori olezzanti...
(La
stringe a' ginocchi)
I
tuoi ginocchi!
A
quale scoglio morbido di musco
m'aggrappo,
dopo tanto navigare,
dopo
tanto morire!...
FIORA
(accasciata,
attratta)
Avito,
ahimè; tu pesi come piombo!...
Tu
mi trascini!
AVITO
Ah!
La tua fresca voce
ch'io
sento costassù, come m'incanta!...
FIORA
Avito!
Avito!
AVITO
Io
stringo al petto mio
un
gran fascio di fiori soavissimi!
Ma
i lunghi steli solamente stringo!
Non
vorrò, dunque, immergere la testa
nelle
corolle?!
FIORA
Avito!
ahimè, non sai!
AVITO
Fossi
tu pure, non un fascio bello
di
fiori; ma una ruvida forcata
di
spini, che bruciassero lassù,
vorrei
tuffar nel fuoco la mia vita
per
trovarvi la morte e la tua bocca!...
FIORA
Avito,
no!
AVITO
La
bocca tua! La bocca tua, Fiora! Fiora!
Disperatamente
io chieggo la tua bocca!
FIORA
(abbandonandosi,
vinta)
Ahimè!
Si piega
il
voto mio, com'albero pietoso
a
chi muore di sete...
AVITO
Ho
sete! Ho sete!
(accoglie
lei che, scendendo i gradini, cade
nelle
sue braccia. Si
baciano come fossero moribondi
d'amore. Muovono
quindi verso la panchina.
Fiora
si abbandona appoggiando la
testa sul
petto di
Avito)
FIORA
(dopo
una pausa)
Come
tremi, diletto!...
AVITO
L'amor
tuo,
che
mi ricopre tutto, ora mi fa
sentire
il gelo della solitudine...
FIORA
(carezzosa:
tutto dimenticando)
Pensando
a Fiora, non dormivi più...
AVITO
(quasi
imitando la sua voce)
Pensando
a Fiora, non vivevo più...
FIORA
Mio
diletto!...
AVITO
Guarda
in sù...
siamo
in cielo... Si naviga nel cielo;...
si
molleggia sull'etere...
FIORA
(come
in sogno)
Nel
cielo...
AVITO
Oh,
Fiora, dove siamo? Io mi smarrisco...
il
viso tuo; che più non lo rammento!. ..
(Le
prende il volto con dolce
furore e lo contempla
follemente)
Oh;
bello; oh, bello!
Oh;
piccola stelluccia!
O
firmamento, tu che me l'hai data, grazie!
FIORA
(con
estasi)
Incatenami,
dunque...
In
un occhio si può chiudere
il
cielo... Tu potrai con la tua bocca
chiudere
la mia vita... Prendi... Prendila...
AVITO
Eccoti,
Fiora, un bacio bello,... l'ultimo,
l'ultimo
d' un' infinità di baci,...
il
primo, il primo d'un'eternità...
(si
baciano e restano peidutamente
avvinti
aboliti nella loro nube amorosa)
ARCHIBALDO
(di
dentro)
Fiora!
(Subito
fuori seguitio da Flaminio)
Fiora!
(i
due amanti che non hanno sentito il primo
grido
del vecchio, si sciolgono ora come
da un sogno.
Avito
appena
riacquistata la pienezza delle sue
forze, si slancia contro il vecchio, avendo
levato
il pugnale.
Flaminio che
segue Archibaldo lo ferma
col
gesto. Fiora rispondendo al vecchio col gesto
scongiura Avito di
fuggire)
Son
qua!
ARCHIBALDO
(con
ansia e sospetto, a Flaminio)
Guarda,
Flaminio, chi
c'è?
FLAMINIO
Non
c’è nessuno!...
(Avito
esce)
ARCHIBALDO
(che
ha sentito il suo passo, amaramente
dice)
Sta
bene!... Fiora, dove sei?...
FIORA
Sono
qua!...
(Ella
resta più indietro a destra. Archibaldo
ha la prova del vero: ha
udito: ha visto)
ARCHIBALDO
(violento)
Va
via, Flaminio!
FLAMINIO
(quasi
balbettando)
Udite,
Monsignore...
Il
Barone ritorna: ha rivoltato il cavallo...
(Salta
sulla panchina e guarda nella
valle)
ARCHIBALDO
(fremente)
Ritorna
certamente!...
FIORA
(ricordando
il suo voto)
Ritorna?!
ARCHIBALDO
Su:
Flaminio; vagli incontro...
FLAMINIO
(insistendo)
Signore!...
ARCHIBALDO
Va!
(Flaminio
esce correndo)
ARCHIBALDO
Fiora,
dove sei tu?...
FIORA
Signore!...
ARCHIBALDO
(tremante
d'ira e di giustizia)
La
tua voce menzognera ancora mi ferisce?!
FIORA
Monsignore!...
ARCHIBALDO
Chi
era qui con te?
chi
ci tradiva?...
FIORA
Nessuno!
ARCHIBALDO
Fiora!
FIORA
(accovacciandosi,
come per isparire,
sulla
panchina, accosto al muro)
Nessuno!
Nessuno!
ARCHIBALDO
Ho
udito il passo suo...
(La
ghermisce)
FIORA
(improvvisamente
ergendosi como la
serpe)
Allora...
Allora... Quello ch'è fuggito
era
l'amore mio; era il mio bene...
E
voi, tremendo vecchio, che mi siete
addosso
come la vendetta, come
la
morte,... non mi fate più terrore,
ora
che penso a lui!
ARCHIBALDO
Dimmi
il suo nome!
Fa
ch' io lo conosca
FIORA
Ch'io
parli con Manfredo, che ritorna...
La
sua bontà!
ARCHIBALDO
(buttandola,
con violenza, distesa sulla
panchina)
No!
No! Perdonerebbe,
e
gli ho insegnato io questa virtù senza gioia!
(ha
preso la sua gola)
Il
suo nome! Il nome suo!
(Fiora
è
distesa sulla panca; il vecchio la ricopre
con la sua vasta persona. Si
sente la sua voce ferma)
FIORA
Ei
non ha nome, poi ch'è più di tutto...
ARCHIRALDO
Traditrice...
La tua gola lo serra
questo
nome... La mano mia lo stringe...
Dillo!...
Bada: Manfredo s'avvicina
e
perdona... Non io, se tu non parli...
Dillo
; dillo!
FIORA
(chiaramente)
Si
chiama: dolce morte!
ARCHIBALDO
Ma
se tu muori, io lo saprò ghermire I'amor
tuo...
FIORA
(ergendosi
improvvisamente)
No!
No! Allora, fammi vivere
per
difenderlo: non per accusarlo...
ARCHIBALDO
(stringendo
la sua gola)
Ah!
gola audace! Gola menzognera!...
(il
vecchio si stacca dal corpo di
lei atterrito.
Pausa orrenda)
Silenzio!
Notte fonda! La ferocia
del
sangue mio soltanto alita intorno...
(Con
terrore e disperazione)
Ecco!...
Giunge Manfredo!... S'avvicina...
E
non sa... Teme, il figlio mio perduto...
Lo
sento... giunge... Corre alla sua gioia...
(ritoma
presto il corpo di Fiora come a nasconderlo
dietro la sua persona: così attende
il figlio.
S’avvicina
il tramonto. Nel
cielo nubi rossastre)
MANFREDO
(di
dentro, a pena, con voce anelante)
Fiora!
Mia Fiora! Sei caduta, sei?...
(Eccolo)
Padre!
È caduta forse giù dal muro,
mentre
col velo suo m'accarezzava
da
lontano? Che più non l’ho veduta...
ARCHIRALDO
(disperatamente)
La
tua spada, perch’io me la conficchi
nel
petto e cada sopra lei ch'è morta!...
MANFREDO
Morta!
Morta!
ARCHIBALDO
Deh!
Non avvicinarti!
Io
l'ho uccisa!
MANFREDO
Che
dici tu? Che dici?!
Morta
ella?! Non più
esistere?!
Non più?! C'e cosi grande
orrore
che pareggi quest'orrore
della
mancanza di lei per il mondo?...
ARCHIBALDO
Impura
ell'era si come la notte!...
MANFREDO
Impura?!
Che di' tu? Come ragioni?
ARCHIBALDO
Impura!
Ti tradiva in casa tua,
qui,
qui, mentre la mano sua mendace
agitava
quel velo che le desti,
la
vampata d'amore le lambiva
la
veste e nella colpa più crudele
la
trascinava ancora: io l' ho sorpresa!...
MANFREDO
(a
sè stesso, profondamente)
Di
tanto amore era dunque capace
quel
suo cuore fanciullo: e non per me?
ARCHIBALDO
Figlio,
il tuo cuore è più freddo di lei!...
MANFREDO
(con
disperazione)
Ed
ama tanto!...
Ed
ama oltre la vita!...
Lascia
ch'io pianga sopra il petto suo!...
ARCHIBALDO
Tu
puoi; tu puoi sposare la tua bocca
a
quella dell' ignoto predatore?!
MANFREDO
(disperatamente)
Ma
dimmi, dunque! Dimmi tu: chi era?
ARCHIBALDO
(dolorosamente)
Ahime
ch'io sono cieco, e non l'ho scorto!
Ma,
illuminato dalla mia vendetta,
io
frugherò nell'ombra dove il male
s'annida
e lo vedrò e, ferocemente,
lo
ghermirò per la tua gioia!...
MANFREDO
(ripreso
dal pensiero di Fiora, implorando)
Padre
mio!
ARCHIBALDO
No!
Fermati.
Vedresti
alla sua gola la collana
di
morte delle mie dita paterne...
(Manfredo indietreggia)
Additami
la strada con il suono
dei
tuoi passi, che poi ti seguirò...
(Mnafredo esce
lentamente da sinistra, muto
nell'immenso
dolore. Archibaldo si
carica sul
petto la morta e s'avvia seguendo
il figlio)
ATTO
TERZO
(La
cripta della chiesa del castello. Nel
mezzo è
Fiora, vestita
di bianco, distesa su di un letto di
fiori. Un
gruppo di donne velate giovani
e vecchie
le sta d'intorno, ma
con timorosa distanza. Un
gruppo d'uomini è più in fondo. Dall'interno
della
chiesa giunge
la voce del Coro)
CORO
Morte
in gelido stupore;
vita
in orrida paura
giaceranno
quel dì che il Creatore
trarrà
dal buio la sua creatura.
Ogni
affetto è cosa vana
ogni
luce ottenebrata.
L'amore
nascerà come fontana
dal
seno della terra liberata
il
di che il Creatore
darà
la luce alla sua creatura.
(Finita
la muta preghiera, le
donne
rialzano le teste addolorate)
UNA
GIOVINETTA
(si
leva di mezzo al gruppo delle donne)
Venni
piangendo in questa strana terra
a
rivederti, o nostra principessa!
Ho
trovato di pianto il mondo pieno...
Mi
vedi? Io torno per la terza volta.
UOMINI
(dal
fondo con voci soavi)
Fiora,
Fiora, non dài tu la risposta?...
UN
GIOVANETTO
(levandosi
di mezzo al grupo)
Ella
par viva... Stanca, pare...
DONNE
Siamo
tutte per la gran doglia perse
e morte!...
IL
GIOVANETTO
Anche
prima era un sogno ed era viva!...
UOMINI
Lamento
senza fine!...
Chi
ci rende
il
giglio, che venuto è ormai l'autunno...
La
primavera fu uccisa tra' fiori!...
UNA
VECCHIA
(che
si sarà accostata a Fiora indagando.
Improvvisa
e furibonda)
Alzate,
tutti, gli occhi in volto a lei...
Ella
ha sul volto scritta la
vendetta!
LE
DONNE
(si
accostano a Fiora, si fermano a due
passi
dalla bara e scrutano la morta)
La
vendetta?
Si!
Si!
Parla
con gli occhi...
Ci
vuol dire che il vecchio...
Il
vecchio forse...
Il
vecchio certo...
Prima
che tornasse Manfredo...
Era
già morta al suo ritorno!
Nefanda
impresa!
Orribile
delitto!
Reliquia
violata!
Cuore
infranto!
Vendicata
ella sia!
Sì!
Fiora! Fiora
(Si
riode improvvisamente il coro sacro
dentro
la chiesa. Le donne si chetano e
si inginocchiano ancora)
UOMINI
Silenzio.
Siamo in chiesa...
DONNE
Oriamo...
(Suon
di campane)
LA
VECCHIA
È
l'ora!
UOMINI
(alzandosi)
Andiamo...
DONNE
Si
fa notte...
TUTTI
Fiora,
addio!...
LA
VECCHIA
(che
ha scorto Avito che s'avvicina lentamente
dalla scala di sinistra. Con
sorpresa)
C'e
il principe d'Altura...
DONNE
Avito!
UOMINI
Andiamo...
Andiamo.
Si fa notte...
(escono
salendo la scala che metté in
chiesa)
AVITO
(rimane
impietrato presso l'arco d'entrata e,
come
se nel mausoleo non fosse che una
gran fiamma
abbagliante, il
suo capo è ripiegato, quasi nascosto.
Resta
immobile, fino a che tutti non sono
usciti. Indi
s'inoltra. Quando
giunge presso la morta:)
Fiora,
Fiora... È silenzio: siamo
soli...
E
tu, parlami. Aspetto. Io non ti voglio
guardare,
prima che tu parli, amata,
eletta,
sempre viva, anima mia...
(Con
improvviso pianto)
Ahimè,
no, no! Tu sei morta! Tu sei spenta!
Inganno!
Ed ora toccherò le tue
mani
che paion morbide di vita;
saranno
fredde; bacerò la tua
bocca
che sembra custodirmi il bacio
che
tanto tanto sopra v'ho cercato:
anch'ella
sarà fredda, irrigidita...
(con
altra voce)
Povera
vita mia!
Quanto
travaglio,
per
non avere mai tutto per me
quel
ch'era mio!
Si,
mia! Dunque, sì, cara
sempre,
anche spenta!
Un
ultimo sospiro
dell'anima
tua bella è certo in te...
Fiora,
lo voglio! E sopra la tua bocca;
ed
è la bocca tua che più rammenta...
(Piangendo
si getta follemente sulla bocca
di lei. Dopo
un breve istante si rialza)
Qual
effluvio! Oh, miracolo! Mi perdo
dunque
con te?! Si; si: perch'io mi sento
torcere
il cuore! Ahimè!,
che
più di tutto il dolore è possente.
(Si
leva improvviso e fa qualche passo
verso
l'uscita vacillando, come colpito)
Oh,
giovinezza,
sei
attaccata forte alla tua roccia!...
(Ode
qualcuno avvicinarsi)
Qualcuno
giunge?!
Ed
io sarò scoperto!
(Ecco
simile ad un'ombra Manfredo! Giunge
da destra, si avvicina ad Avito che
non può fuggire.
Lentamente
lo scorge. Si
avvicina il tramonto)
MANFREDO
Eccoti
alfine, si: t'abbiamo colto!
(riconoscendolo)
Sei
tu, Avito? Tu? Tu, ch'ella adorava?
AVITO
Che
vuoi tu?
Ma
non vedi ch'io non posso quasi parlare?...
MANFREDO
È
bene!... È bene! È bene!
Tu
sei già morto! Sopra alla sua bocca,
per
poterti ghermire, fu disteso
un
veleno possente...
AVITO
(atterrito)
No!
No! No!
Sulla
sua bocca...
MANFREDO
Tu
l' hai baciata: tu l'hai profanata; e
muori!...
AVITO
Questo
facesti, tu?
Tu
potesti in questo modo
macchiare
la sua bocca sacra?
MANFREDO
Io,
no!
Ma
fu mio padre che volle sapere
chi
tu fossi!... Per me,... per la mia gioia!...
AVITO
È
giusto: godi della morte mia...
MANFREDO
(con
disperazione)
Ma
dimmi quello, quello ch'io non so!
Dimmi:
t' amava ella?
AVITO
Come
la vita che le fu tolta...
No...
di più;... di più...
Ma
se vuoi vendicarti, non
tardare
che
presto io muoio; vendicati, uccidimi...
(Vacilla,
è per cadere. Manfredo lo
sorregge e lo
aiuta fino in terra. Poi
levando le braccia al cielo.)
Dio
mio! Dio mio! Perchè non posso odiare!
(Si
rivolge verso il cadavere di Fiora)
Ma
tu, ma tu non mi lasciare al mio
quallore,
alla mia fonda solitudine!
Fa
ch'io torni con te, ch'io ti raggiunga!
Fiora,
sorreggi me, nell'ora estrema!...
Ch’io
torni a te, Ch’io torni a te per sempre!
(si
getta su lei la bacia anch’egli sulla bocca
e
quivi rimane sussultando per la morte
che si
spande nelle sue vene. Ma
ecco Archibaldo a
tastoni nella sua ombra
perpetua)
ARCHIBALDO
Un
gemito! T'ho colto predatore!
(si
avvicina a la bara, cerca e sente il
corpo de Manfredo. Subito
lo abbranca)
Predatoree!...
Il tuo cuore vo’ sentire Nella
morte!
MANFREDO
(con
voce moribonda)
No
padre! Tu t’inganni!
ARCHIBALDO
(alzandosi
improviso con tutta la persona)
Ah!
Manfredo! Manfredo!
Anche
tu, dunque,
senza
rimedio,
sei
con me nell’ombra!...
|
ACTO
PRIMERO
(Amplia sala
del castillo con columnas y
capiteles medievales,
justo antes del
amanecer. Dos arcos
permiten ver una
terraza con
columnas. Una linterna, como
un faro, brilla con
color rojizo hacia la
campiña. En
la oscuridad de la sala
relucen los mosaicos
del techo sobre
las puertas de derecha
e izquierda.
Inicialmente todo
está silencioso; luego
entra por
la izquierda el viejo y ciego rey
Archibaldo, acompañado
por su lazarillo
Flaminio, que usa la misma
vestimenta que
los guardias del
castillo. Las
ropas de todos,
amplias y largas, tienen
líneas sobrias y sencillas)
ARCHIBALDO
Gracias, Flaminio... Mira esa puerta.
¿Está bien cerrada?
FLAMINIO
Está entreabierta,
señor...
ARCHIBALDO
Ciérrala bien, pero sin
hacer ruido...
(Flaminio cruza la
sala y se acerca
a la puerta de
entrada)
ARCHIBALDO
(arrepentido, con
premura)
¡No, déjala!... ¿Qué
es eso? ¿Qué se oye?...
FLAMINIO
¿El qué, mi señor?
ARCHIBALDO
(con amargura)
Pero, ¿quién es? ¿Aún
estás dormido?
¿Quién duerme ahí?...
FLAMINIO
¡Fiora, la esposa de
vuestro hijo!
ARCHIBALDO
Que duerma, que la
juventud
es nada más que un
sueño... ¡Nada
más!
A mi, ahora, me está
negado soñar
porque el sueño me
traiciona y,
como una
abeja molesta, juega con mis párpados.
El destino me ha secado
los ojos...
(dolorosamente)
Flaminio, mira el cielo,
tú que puedes...
FLAMINIO
Todavía es de noche,
pero el alba se aproxima...
ARCHIBALDO
Flaminio, ahora observa
el valle.
Siento que Manfredo está
por regresar.
FLAMINIO
Eso no puede ser, porque
él aún está
combatiendo en nuestras
fortalezas
más allá de los montes...
ARCHIBALDO
¿Por qué dices:
nuestras fortalezas?
FLAMINIO
Porque eran nuestras antes que vos
las sojuzgarais...
Yo nací, allí, sobre las
cimas de las colinas
más allá de Altura,
donde también nació
nuestra princesa...
Para obtener la paz,
nosotros os entregamos a
Fiora...
Avito, nuestro joven
príncipe,
iba a casarse con ella...
ARCHIBALDO
(con insistencia)
¡Mira, Flaminio; mira
hacia el valle!...
FLAMINIO
¡Nadie, señor! ¡Todo
está tranquilo!
ARCHIBALDO
Estoy cansado y el sueño,
que no logro conciliar,
me deja aún más perdido
en la oscuridad...
FLAMINIO
(distraído)
Quien no duerme por la
noche delira o reza...
ARCHIBALDO
¡O acaso recuerda!...
Mi pensamiento esta noche
recorre solitario las
llanuras sin límites
del transcurso de mi vida...
FLAMINIO
Recuerda su juventud...
ARCHIBALDO
¡Italia! ¡Italia!...
¡Es todo mi recuerdo!...
(majestuoso)
Hace cuarenta años que
descendí
a esa hermosa
tierra florida;
todavía siento que mis
fosas nasales
se dilatan con el intenso
recuerdo...
Era días de ardiente
juventud,
predispuesta para la
conquista...
En todos nosotros había
una voluntad
tan poderosa como una
maza de hierro...
Cuando alguno de los
nuestros volvía de esa tierra,
con el lenguaje metálico
y percusivo de
nuestro idioma,
ensalzaba los cielos de
esta preciosa gema.
El hermoso nombre de
Italia nos fascinaba,
como el embrujo que
produce
una marcha guerrera...
Finalmente,
nuestro rey eligió a los
mejores de nosotros
y marchamos como una
mesnada
plateada, verde
y dorada;
como una gran serpiente que
despertara
y saliera de las sombras
al calor del sol.
Piafaban con encendido
ímpetu los caballos;
y los caballeros que los
montaban
cabalgaban con la
mente y todos sus sentidos
puestos en el cálido
aroma italiano
de la hermosa presa...
Aquella diosa,
encerrada entre
dos mares, parecía abandonada...
Hasta aquí llegamos y
nos quedamos;
la amamos y
nunca ninguno de nosotros la dejará.
Es nuestra amante: lozana, verde y dorada.
Tanto la amamos que
lloramos al pensar
que ella sea la esclava y
no la madre,
pues si madre fuese
nos enseñaría a dominar
el mundo.
(A Flaminio)
¿Callas?... ¿Acaso con odio me
miras?...
FLAMINIO
(mirando al ciego,
con hipocresía)
¡Soy vuestro servidor y
vos sois mi rey!
(queriendo desviar sus
pensamientos)
Pero... el
cielo se aclara y la linterna
pierde intensidad ante la
luz del día.
ARCHIBALDO
Entonces, apágala...
¡Ya no sirve su luz!
¡Él no viene!...
FLAMINIO
(apagando la linterna
de la terraza)
Vamos, entonces, mi
señor...
(A lo lejos se oye el
sonido de una flauta)
(Turbado)
¡Vamos!...
(El rey camina
lentamente hacia su habitación)
ARCHIBALDO
Sí, vamos, regresaremos
a la noche...
(sale guiado por
Flaminio)
(Avito, embozado,
entra. Avanza
dos o
tres pasos hacia la
terraza. Indaga
afuera;
escruta el cielo;
escucha, vacila
un poco, se
acerca a la otra
puerta, pero en el umbral
aparece la
blanca figura de Fiora. Su dorado
cabello es rizado. Su
cuerpo esbelto está cubierto
con una sutilísima
toga, blanca y marfil)
AVITO
Todavía es de noche.
Demasiado pronto
Geronte ha dado la
señal.
FIORA
Regresemos...
AVITO
No, permanezcamos
aquí
y al filo de esta noche de
amor
digámonos adiós.
FIORA
Sí, quedémonos así...
(acercándose a él)
Tan pronto como amanece...
Él teme el día y
aborrece el sol.
AVITO
(temblando, señala a
la izquierda)
¿Está cerrada la
puerta?
FIORA
Está cerrada, sí, está
cerrada.
¿Tiemblas, Avito?
Sin embargo en mi pecho
reina una paz
infinita...
AVITO
Fiora, sí; la noto
y tengo miedo de esa paz
tuya...
FIORA
Dame tus labios
y así te
transmitiré mi paz...
Te lo ruego, te lo exijo,
sin tus labios no tengo
paz...
AVITO
Así me devolverás tanta
dulzura
como yo querría darte,
consúmeme con tu fuego
y renaceré.
FIORA
¡Sí, amado mío!
¡Para mi corazón
ardiente
tu boca es una flor eterna...
Sí; la recojo y
vuelve a florecer...
AVITO
(perdidamente, como un
muchacho alucinado)
Sí... vuelve a
florecer... Sin ti se marchitaría...
FIORA
(con el mismo
apasionamiento)
Y si la beso perfuma...
Y languidece el alma que
se inclina sobre ella...
Avito; dulce sueño de
primavera...
AVITO
(de igual modo)
¡Fiebre eterna!...
FIORA
¡Hechizo prolongado... sin
fin!...
(se abrazan
apasionadamente
en un prolongado beso
)
AVITO
(como
despertando, se
separa de ella)
¡Ay!
Mira; la luz del sol
ya está iluminando el
cielo...
FIORA
¿Te marchas?...
AVITO
(dispuesto
a marcharse)
¡Es
tarde!
(ve
la linterna apagada. Espantado)
¡Fiora!
¡Mira!
La
linterna se apagó...
Alguien
vino aquí, en la noche...
FIORA
Fue
el viento...
AVITO
No; ¡La
noche estaba en calma!... ¿No te acuerdas?
FIORA
¿Ese ruido?...
¡Corre!...
AVITO
(Huye hacia la derecha. Fiora
lo observa, lo
sigue como para protegerlo,
luego corre a su
habitación. Sin
embargo, se abre la puerta de
la izquierda
y aparece Archibaldo)
ARCHIBALDO
¡Fiora!
¡Fiora! ¡Fiora!
(tratando
de evitar que el viejo oiga sus pasos,
Fiora procura escapar silenciosamente)
ARCHIBALDO
(pertinaz)
Estás ahí... ¡te escucho respirar!
...
¿Te angustias? ¿Te preocupas?
¡Oh,
Fiora, dime! ¿Con quién hablabas?
FIORA
(con
renovada firmeza)
¡Estaba
hablando conmigo misma!...
ARCHIBALDO
(Poco
a poco se le acerca)
¡No
huyas!
¡Quédate
aquí! ¡Quiero saber!
(Ella
está apoyada en una columna; él la aferra
y
la atrae hacia sí. Con la mano investiga
su rostro,
la siente entre sus fuertes
brazos de viejo héroe.
Con
voz calmada y asombrado le dice)
¡No te creo!
¡Mientes! ¡Te
traicionas!...
(más tierno, con la voz casi apagada
por
una naciente bondad paterna y senil)
Eres
como una niña... Si, mientes...
No
es nada malo... ¿Quién estaba contigo?
FIORA
(con
resolución; sin doblegarse;
rígida, pero
con un ligero temblor)
¡Nadie, mi señor!
ARCHIBALDO
(inquisitivo)
¿Por
qué tiemblas entonces, si dices la verdad?...
FIORA
(de
repente agresiva)
Vos también tembláis y no estáis
mintiendo...
ARCHIBALDO
(impetuoso)
¡Fiora!
(breve
pausa)
¡Es
verdad! Tiemblo...
Pero tiemblo... ¡tiemblo por tu
mentira!...
FIORA
(con
feroz ingenuidad)
He
venido, aquí, a la terraza...
No
podía dormir... pensando...
ARCHIBALDO
(súbitamente,
gritando)
¿En
quién? ¿En quién?...
FIORA
(con
simplicidad)
¡En
mi esposo, Manfredo!...
ARCHIBALDO
¡Horror!
¡Horror!
¡Oh,
oscuridad sin fin!
¡Eres
de hierro; eres una cadena
alrededor
de mi cabeza!
FIORA
(acercándose
a él, con astucia)
Mi señor...
ARCHIBALDO
¡No!
¡Detente! ¡No te acerques más!...
Siento
por ti como el terror de un niño...
Y
tu persona, que sentía sobrevolar
en
las sombras, como un ala candorosa,
me
parece un soplo helado,
un
escalofrío acusador;...
¿Y tú pretendes que me crea tu mentira?
Pretendes que me trague el deshonor
y me grite a mí mismo:
"¡No... no es
adúltera!"
FIORA
¡Señor!...
ARCHIBALDO
¡Vete!
¡No podría tocarte
más
que para matarte!
FLAMINIO
(desde
adentro)
¡Señor!
(apareciendo
desde la terraza)
¡Mi
señor!
¡Un grupo de soldados se
ha detenido
en el puente del castillo y
me parece que
entre ellos está el barón Manfredo!...
(Se
oyen desde el exterior toques
de trompeta.
Ha amanecido)
¡Escuchad! ¡Escuchad!
¡Lo
saludan!
ARCHIBALDO
(tembloroso)
¡Es
él! ¡Flaminio, ve!...
¡Corre
a su encuentro!...
(con
llanto en su voz)
Yo... ciego... ¡Corre!
(Flaminio sale
corriendo)
(a
Fiora, después de una larga pausa)
Tú...
no puedes salir a su encuentro... ¡No!
(Fiora permanece
callada)
¡No!...
Tú duermes... regresa a la cama...
(Fiora Se
dirige lentamente hacia su habitación.
Una
ligera sonrisa de victoria hay en su bello
rostro... desaparece.)
(Esperando
a su hijo, dolorosamente inmóvil)
MANFREDO
(desde
el interior)
¡Padre!
(aparece
desde la terraza)
ARCHIBALDO
¡Hijo
mío! ¡La
luz llega contigo!
(se
abrazan)
MANFREDO
Es
demasiado largo y tedioso
el
asedio para mi ardiente deseo...
He decidido venir
y quedarme un
par de días.
ARCHIBALDO
¡Podrás
quedarte para siempre!
MANFREDO
¡Oh, sí, muy pronto terminará
la guerra!
(breve
pausa)
¿Y
Fiora; duerme?...
ARCHIBALDO
Duerme.
MANFREDO
¡Oh,
padre,
este
regreso me es tan apreciado
como
un premio por mucho tiempo anhelado!...
Combatiendo en la guerra,
en
medio de la sangre, de la matanza,
en
la orgía de la victoria,
he permanecido como
una firme columna,
tal y como tú me enseñaste,
padre...
¿Y Fiora? Fiora me sabrá amar;
puesto
que tú la supiste educar
como
una cándida doncella...
ARCHIBALDO
¡Disfruta
de tu felicidad!...
Fiora
te espera...
De
hecho, por ahí viene...
Oigo
sus pasos...
MANFREDO
Yo
no la oigo: parece que volara...
(Aparece
Fiora)
¡Fiora!
¡Fiora!
FIORA
(con
frialdad cruel, pero aparentando bondad)
¡Has
regresado, señor mío!
Esta
mañana, me desperté antes del amanecer,
y vine aquí, a la
terraza.
Escruté ansiosa el valle
pues estaba
segura de que vendrías...
(a
Archibaldo)
¿No
es verdad, padre?... Vos me habéis oído...
(Archibaldo se
mantiene en silencio)
MANFREDO
¿Es
cierto, padre mío?
ARCHIBALDO
Sí,
sí; Yo... la encontré...
(afirmando
su dicho)
mientras
ella te esperaba...
MANFREDO
¡Oh,
Fiora! ¡Fiora!
¡Pequeña
flor, ven a mis brazos!
Aquí,
aquí entre mis brazos,
deja
que yo te conduzca,
como
a una oveja perdida y dócil,
hasta el
redil de mi corazón.
¡Oh,
cómo tiemblas!...
(dirigiéndose
a la habitación)
Así
te llevaré a tu hermosa cama de marfil
(a
su padre)
¡Padre,
sin duda puedes comprobar
cómo tu hijo ha encontrado
la felicidad!...
Seguro que lo notas,
porque la luz que surge
de mi corazón
se confunde y multiplica con esta luz
fragante
que surge de mi tesoro,
de
mi tesoro perfumado.
(entran abrazados en
la habitación de Fiora)
ARCHIBALDO
(queda
solo. Pausa)
Mi
Señor, si me has quitado los ojos,
¡Haz
que no vea esto... que sea ciego... ciego!...
ACTO
SEGUNDO
(Terraza
circular sobre la muralla del
castillo, rodeada de
almenas más altas
que un hombre. Banco de piedra
circular
adosado a lo largo del
muro. Una escalera
de piedra para acceder
a las almenas.
Dos puertas laterales.
Tarde de verano
con cielo despejado y
algunas nubes
distantes. Unos toques
de trompeta
llaman a retreta. Entran
por la izquierda,
abrazados, Manfredo y
Fiora. Fiora va
vestida simple, pero
elegantemente)
MANFREDO
(a
Fiora)
Dime,
Fiora, ¿por qué te noto indiferente?...
Me
marcho, Fiora, me marcho de nuevo...
otra vez... y estoy tan
triste
que me
parece que parto
para un viaje eterno...
FIORA
Mi
señor, ya te he dicho
que
tu partida, tan precipitada,
ha turbado
la alegría que me produjo tu regreso...
Por eso estoy tan callada...
Te conozco poco,
tú estás
siempre lejos,
y
cuando regresas,
me dices: pronto debo volver a
partir...
MANFREDO
No,
Fiora, Fiora, tú me hablas
como
a un enemigo que te pide la paz.
¿Entiendes,
Fiora? ¿Entiendes mi dolor?
¡Oh dime! ¿Qué te atormenta?
FIORA
Nada,
señor,
me atormenta únicamente
que te vayas...
MANFREDO
Regresaré por
ti, por ti,
por tu querida vida que
quiero rodear
con todo mi amor...
¡Oh, Fiora, dame algo tuyo
que pueda tenerte junto a mi corazón
mientras
esté lejos!
FIORA
¿Qué
deseas?
MANFREDO
¿Que
elijes tú?
FIORA
(con
secreto dolor)
¡Quieres
mi vida!...
MANFREDO
(Con
piadosa mansedumbre)
Muchacha,
no puedes darme nada
que
apacigüe mi corazón,
que por ahora es
desconocido para ti.
Sólo puedo pedirte un
don
que me de un poco de paz;
y te lo pido.
FIORA
¿Qué?
MANFREDO
(dolorosamente,
después de una pausa)
Ya
es la hora de partir.
Mis
valientes compañeros
me esperan en
el puente.
Los
caballos están impacientes.
Un
ímpetu de vida y de conquista
se
agita en el aire rojo.
Partimos.
Mis fieles camaradas están
contentos.
Allá
abajo, al amplio valle descenderemos.
Se
desatan los sueños embriagantes
en
sus jóvenes mentes.
Entre
ellos, me siento sombrío y sólo...
Dentro
de mí, toda la humanidad llora tristes
lágrimas,
porque sufro por mi amor abandonado
y cabalgo solo y sin consuelo...
He
perdido a mi hermosa amada
y he sido expulsado de toda felicidad...
¿Por
qué, si hay tanto amor dentro de mí?...
Mi rostro se volverá una
vez más hacia los muros
de
este castillo enrojecidos por el sol.
Abajo,
abajo cabalgaremos decididamente...
Donde el valle se abre y encuentra
al río
que
llora y llora, y murmura y pena;
y
el castillo se perderá... se desdibujará
entre
los árboles... Sólo quedará esta torre,
esta
torre donde estamos.
Y ahora
te ruego, alma
mía, para mi consuelo,
que permanezcas aquí, sobre
estas almenas,
para que con tu velo
envíes tu saludo
al
esposo que parte...
Me parecerá, te lo juro, alma
mía ,
que estás enjugando las lágrimas
que
surgen de mi corazón...
¡Esto
te pido, alma mía; nada más que esto!...
(pausa)
FIORA
(por
fin conmovida, con sincera piedad)
Y
eso haré...
MANFREDO
Ahora
te dejo...
Voy
a volar, puesto que casi aprecio partir
para poder ver tu saludo...
¡Adiós, Fiora!...
(La besa y rápidamente
huye, casi
volando, dado que el llanto
lo invade)
(Fiora busca como deshacerse
de la impresión que
le ha
quedado de aquel abrazo. A
continuación,
sube
a las almenas y se asoma. En
este momento,
con cautela, como en un
sueño, Avito entra por la
derecha. Está
vestido como Flaminio, es decir
como si fuera uno de los
lacayos del castillo)
AVITO
(Mira
a su alrededor y ve a Fiora)
¡Oh!...
¡Fiora! ¡Fiora!
(Ella
se vuelve. Inicialmente
no lo reconoce vestido de lacayo)
¡Soy
Avito! ¡Avito!
FIORA
Pero... ¿qué? ¿Pero?... Tal vez anoche...
AVITO
Yo
estuve aquí, estuve aquí, siempre cerca de ti,
con
mi alma y mi mente que por ti se pierden...
Flaminio
me ha vestido así para
que yo
pudiera
pasar desapercibido... ¡y verte!
FIORA
(con
desesperación repentina)
¡No
puedo verte más!... ¡No debo amarte!...
Que
tu voz no resuene nunca más en mis oídos...
Te
lo ruego; ¡vete!...
AVITO
¡No
entiendo, Fiora! ¿Eres tú, Fiora?
¿Es mi Fiora
la que habla así?
FIORA
¡Sí,
mil veces!
¡Sí,
mil, mil veces desgraciadamente!
AVITO
¿Eres
mil veces mía? ¿Qué dices?
FIORA
¡No!
Oscuridad
y silencioso hay dentro de mi vida,
y
terror a mi alrededor...
Vencida he
sido por la piedad... por la bondad.
¡Ay!
¿No escuchas a mi esposo que parte?...
AVITO
¿Y por
qué no dices, a mi esposo que llega?...
FIORA
¡Déjeme! ¡Déjame llorar a
solas!...
AVITO
¿Dejarte, Fiora? ¿Y a dónde
iré, Fiora?
¿A
dónde? ¿Qué será de mi vida?...
FIORA
¡Escóndete!...
Alguien podría verte.
AVITO
(siempre
como en un sueño)
Me voy, sí, huiré...
(se
aleja)
FIORA
¡Huye, te lo ruego!
(Avito sale
rápido. Fiora
baja la escalera,
tras un instante
entra una doncella)
LA
DONCELLA
(trae
un cofrecito con incrustaciones)
El príncipe Manfredo
os envía este regalo,
princesa...
FIORA
(con
infinita melancolía)
¡Ponlo ahí!
(Señala
el banco de piedra. La doncella
coloca el cofre sobre el banco y
sale .
Fiora se
aproxima al pequeño cofre, lo
abre lentamente
y saca del mismo
un largo
velo blanco. Sus
brazos caen como muertos
y con
ellos el velo. Queda
inmóvil, en silencio,
sin
lágrimas y sin vida. Luego
recuerda la promesa
hecha y se acerca
al muro con el velo. Sube
la
escalera; mira hacia abajo;
ve
en el valle a los
caballeros que se alejan
y agita por primera vez
el velo; lo
agita por segunda vez y luego por
tercera
vez y su brazo cae cansado. Avito regresa)
AVITO
¡Adiós, Fiora! Quise volver a verte...
Debo partir, pero esta vez sin retorno...
¡Adiós, Fiora! Si no quieres darme un beso
que
sería el comienzo de la vida,
déjame
tocar tu velo blanco
que
sin duda tiene tu dulce aroma...
(intenta
tomar el velo)
FIORA
(Que
ha escuchado sus
palabras postrada,
retrocede)
¡No
lo toques!...
AVITO
¿Ya
nada tuyo me pertenece?...
FIORA
(Mirando
a su alrededor y olvidándose
de todo repentinamente; le responde)
¡Qué
puro eres!... ¡Qué deseable!...
Pareces
un lirio, criatura amorosa...
AVITO
La
ponzoña del amor es mucho más poderosa
que
el sueño y que el hambre;
y
ahora más fuerte que la vida...
FIORA
¡Tu
vida es mi vida! Pero ¿qué piedad, qué
misterioso
vórtice de bondad ahora me invade?...
Avito, ¡ay de mí!... eres como una rama
demasiado
expuesta a los vientos.
El
mal te ha agotado, el mal que yo te he hecho.
AVITO
(con
impaciencia)
Y
todo el bien, dámelo sin
dudarlo,
¡con un beso!
¡Oh, Fiora, desciende,
desciende!...
FIORA
¡No,
no debo hacerlo!
(dolorosamente
se acuerda de la promesa
que hizo
y vuelve a agitar el
velo. Avito se
acerca a ella)
FIORA
¡No
subas aquí!
AVITO
Fiora, ¿por qué?
FIORA
No
me lo preguntes...
(Agita
el velo)
AVITO
Entonces
huiré...
Estoy
tan cansado
que
ya casi no puedo sostenerme...
FIORA
¡Avito, quédate!...
No
preguntes...
Acércate...
besa mi túnica...
Aquí,
sobre el borde dorado...
¡Yo
misma lo he bordado!...
AVITO
(sube rápidamente,
toma entre
sus manos
la túnica y la besa)
¡Ah, siento aún tus
dedos acariciando
el fino bordado!
De este modo beso tus manos...
Pero,
extrañamente mis besos son dolorosos,
como hubieses dejado una aguja clavada aquí...
(Sus
labios besan la tela con avidez)
FIORA
(quiere
agitar el velo, pero no puede hacerlo
sus brazos caen, su cabeza se inclina)
¡Ah,
qué tortura! ¡Conflicto indecible!
AVITO
(como
un niño)
¡No te escucho!
He inmerso mi cabeza en
el interior del rosal...
En
mis oídos siento los zánganos que zumban
sus
hechizos como viejos brujos
y
mi pecho se llena de licores fragantes...
(la
abraza de rodillas)
¡A
tus pies!
A tu roca cubierta de musgo me aferro,
después
de tanto navegar,
después
de tanto morir...
FIORA
(derrumbándose,
arrastrada por él)
Avito, ¡ay de mí!, pesas como el plomo!...
¡Me arrastras!
AVITO
¡Ah!
¡Tu fresca voz que desde ahí arriba
siento como
me embruja!...
FIORA
¡Avito!
¡Avito!
AVITO
¡Estrecho
contra mi pecho
un
gran ramo de flores deliciosas!
Pero, sólo estrecho los largos tallos...
¿No podré sumergir
mi
cabeza entre sus corolas?!
FIORA
¡Avito!
¡Ay de mí! Tú no sabes...
AVITO
Quizás tú seas, no un bello ramo
de flores,
sino unas áspera corona de espinas,
que ardiente se consume ahí
arriba.
Quisiera entonces sumergir en
ese fuego mi vida,
¡para
encontrar la muerte y tu boca!...
FIORA
¡Avito,
no!
AVITO
¡Tu
boca! ¡Tu boca, Fiora! ¡Fiora!
¡Desesperadamente reclamo su boca!
FIORA
(se
entrega rendida)
¡Ay
de mí! Se derrumba mi promesa,
como
un árbol que se compadece
de
los que están muriendo de sed...
AVITO
¡Tengo
sed! ¡Tengo sed!
(Fiora baja los
escalones y él
la recibe entre sus
brazos. Se
besan como si estuvieran muriendo
de amor. Se
desplazan después hacia el banco.
Fiora
se entrega con la cabeza apoyada sobre
el pecho de Avito)
FIORA
(tras una pausa)
¡Cómo
tiemblas, querido mío!...
AVITO
Es tu amor que
me cubre por completo
y ahora me
hace sentir
el frío de la soledad...
FIORA
(cariñosa y
olvidándose de todo)
Pensando
en Fiora, no podía dormir...
AVITO
(casi
imitando su voz)
Pensando
en Fiora, no podía seguir viviendo...
FIORA
¡Amado
mío!...
AVITO
Mira
hacia allí arriba... estamos en el cielo...
Navegamos
en el cielo...
Flotamos
en el éter...
FIORA
(como
soñando)
En
el cielo...
AVITO
¡Oh,
Fiora! ¿Dónde estamos? ¡Qué extravío!...
Tu cara, ¡ya no la recuerdo!...
(Toma
su rostro con dulce furor
y
lo contempla con delirio)
¡Oh, hermoso, oh, hermoso!
¡Oh,
pequeña estrellita!
¡Oh cielo, tú que me la has dado, gracias!
FIORA
(con
el éxtasis)
Encadéname...
En
unos ojos se puede encerrar el cielo...
Así tú, con tu boca,
podrías contener toda mi vida...
¡Tómala!... ¡Tómala!...
AVITO
Este
es, Fiora, un hermoso beso...
El último, el
último de una infinidad de besos...
El
primero, el primero de una eternidad...
(se
besan y permanecen totalmente
cautivados
en su limbo de amor)
ARCHIBALDO
(desde dentro)
¡Fiora!
(sale
rápido seguido por Flaminio)
¡Fiora!
(Los amantes, que no han
oído el
primer grito
del anciano, se reponen
como de un sueño. Avito,
apenas
recobra su plena conciencia, se
precipita
contra el viejo con
su puñal
en la mano. Flaminio
que
acompaña a Archibaldo lo detiene con
un
gesto. Fiora responde
al anciano y a la vez, con
un gesto,
indica a Avito que huya)
¡Aquí
estoy!
ARCHIBALDO
(Con
ansiedad y sospecha, a Flaminio)
Mira,
Flaminio, ¿hay
alguien más por aquí?
FLAMINIO
¡No, no hay nadie!...
(Avito sale)
ARCHIBALDO
(Que
ha oído sus pasos, dice con
amargura)
¡Está
bien!... Fiora, ¿dónde estás?...
FIORA
¡Estoy
aquí!...
(Ella
se queda atrás. Archibaldo
tiene la evidencia
de lo ocurrido,
pues ha escuchado: ”Ha visto”)
ARCHIBALDO
(violentamente)
¡Vete,
Flaminio!
FLAMINIO
(casi tartamudeando)
Escuchad, señor...
El príncipe regresa, ha
vuelto en su caballo...
(salta
sobre el banco y observa hacia el
valle)
ARCHIBALDO
(furibundo)
¡Sin
dudas que regresa!...
FIORA
(recordando
su promesa)
¿Regresa?
ARCHIBALDO
¡Ve Flaminio, ve a su
encuentro!...
FLAMINIO
(insistiendo)
Señor...
ARCHIBALDO
¡Ve!
(Flaminio sale
corriendo)
ARCHIBALDO
Fiora,
¿dónde estás?...
FIORA
¡Señor!...
ARCHIBALDO
(frenético
por la ira)
¡Tu artera voz me sigue
lastimando!
FIORA
¡Mi señor!...
ARCHIBALDO
¿Quién
estaba aquí contigo?
¿Con quién
nos traicionas?...
FIORA
¡Nadie!
ARCHIBALDO
¡Fiora!
FIORA
(refugiándose,
como para no ser hallada,
sobre el banco contra el muro)
¡Nadie!
¡Nadie!
ARCHIBALDO
Escuché
sus pasos...
(la agarra)
FIORA
(De
repente se levanta como una
serpiente)
Así
es... así es... Ése que acaba de huir
era
mi amor, era mi bienamado...
Y vos, viejo cruel, que me
perseguís
como
la venganza, como la muerte...
ya
no me causáis terror,
¡ahora sólo pienso en él!
ARCHIBALDO
¡Dime
su nombre!
¡Quiero saber quién es!
FIORA
Debo
hablar con Manfredo, que ya regresa...
Su bondad...
ARCHIBALDO
(la
empuja violentamente sobre
el banco)
¡No!
¡No! ¡Él te perdonaría,
yo fui quien le enseñó esa
inútil virtud!
(la aferra por el
cuello)
¡Su
nombre! ¡Su nombre!
(Fiora acostada
sobre el banco, el viejo la cubre
con su robusto cuerpo. Él
escucha su voz ahogada)
FIORA
No
tiene nombre, ya que después de todo es...
ARCHIRALDO
¡Traidora!...
Tu garganta esconde ese
nombre...
Mi mano lo atrapará... ¡Dilo!...
¡Ten cuidado! Manfredo se acerca
y él
te puede perdonar... pero yo no, si no hablas.
¡Dilo,
dilo!
FIORA
(con
voz clara)
Se
llama: ¡dulce muerte!
ARCHIBALDO
Aunque tú mueras, yo lo sabré averiguar...
FIORA
(Irguiéndose
imprevistamente)
¡No!
¡No! Entonces, déjame vivir
para
poder defenderlo, no para acusarlo...
ARCHIBALDO
(aprieta
con fuerza su garganta)
¡Ah! ¡Garganta lasciva! ¡Garganta mentirosa!...
(El
viejo se separa aterrado.
Pausa horrible)
¡Silencio!
¡Noche profunda!
Sólo permanece el ardor de mi
sangre...
(con
terror y desesperación)
¡No!...
¡Llega Manfredo!... Se acerca...
Y
él no sabe... Teme, mi niño perdido...
Lo oigo... llega... Corre buscando su felicidad...
(Retoma
rápidamente el cuerpo de Fiora como
para ocultarlo detrás de sí y esperar a su hijo.
Amanece. En
el cielo se ven nubes rojizas)
MANFREDO
(desde
dentro, en voz baja y anhelante)
¡Fiora!
¡Mi Fiora! ¿Te has caído?...
(entra)
¡Padre!
¿Acaso se ha caído desde la muralla
mientras
que con el velo me saludaba a lo lejos?
Desapareció...
ARCHIRALDO
(desesperado)
¡Dame
tu espada, para que me la clave en
el
pecho y caiga sobre ella que está muerta!...
MANFREDO
¡Muerta!
¡Muerta!
ARCHIBALDO
¡Ah!
¡No te acerques!
¡Yo
la he matado!
MANFREDO
¿Qué
dices ¿Qué dices?
¿Ella ha muerto? ¿Ya no vive? ¿No vive?
¿Hay un horror tan grande
que
pueda asemejarse al horror
de
que ella ya no esté en este mundo?...
ARCHIBALDO
¡Ella
era tan impura como la noche!...
MANFREDO
¿Impura?
¿Qué dices? ¿Cómo lo sabes?
ARCHIBALDO
¡Impura!
Te traicionaba en tu propia casa.
¡Aquí, aquí! Mientras su mano mendaz
agitaba este
velo que tú le diste,
el
fuego del amor abrazaba su túnica...
Cuando estaba en el culmen de la pasión,
yo
la sorprendí...
MANFREDO
(para
sí mismo, reflexionando)
Entonces ¿su joven corazón era capaz
de contener tanto amor... y no por mí?
ARCHIBALDO
¡Hijo,
tu corazón es más frío que el de ella!...
MANFREDO
(desesperado)
¡Y
siente tanto amor como el de ella!...
¡Y
ama más allá de la vida!...
¡Déjame
que llore sobre su pecho!...
ARCHIBALDO
¿Puedes posar tu boca donde
lo hizo
el desconocido amante?
MANFREDO
(desesperado)
Pero, dime: ¿quién es él?
ARCHIBALDO
(dolorosamente)
¡Por
desgracia soy ciego, y no lo he visto!
Pero,
guiado por mi deseo de venganza,
buscaré en las sombras
donde anida el
mal y lo veré...
¡Lo
atraparé para alegría tuya!
MANFREDO
(implorante trata
de ver a Fiora)
¡Padre
mío!
ARCHIBALDO
¡No, detente!
Verías
grabada sobre su garganta el collar
mortal
que dibujaron mis dedos paternos...
(Manfredo retrocede)
Indícame
el camino con el sonido de tus pasos,
que
yo te seguiré...
(Manfredo lentamente
sale por la izquierda, mudo
y sumido en un dolor inmenso. Archibaldo carga el
cadáver de Fiora y se camina tras de su hijo)
ACTO
TERCERO
(Cripta de la iglesia del castillo. El cadáver de
Fiora, vestido de blanco, reposa sobre un lecho
de flores. Las damas, veladas, la rodean, pero
guardando una temerosa distancia. Los hombres
permanecen al fondo. Desde
el interior de la
iglesia llega
la voz del coro)
CORO
¡Morir
en helado estupor;
vivir
en horroroso miedo!
Llegará el día en que el Creador
arrebatará
de la oscuridad a su criatura.
Todo
afecto es cosa vana,
toda
luz será obscurecida.
El
amor nacerá,
como una fuente del
seno de la tierra liberada,
el
día en que el Creador
dé
la luz a su criatura.
(después
de la oración, las
mujeres
alzan sus cabezas con
gran pesadumbre)
UNA
NIÑA
(se
levanta en medio del grupo de mujeres)
Vine
llorando a esta tierra extraña
para
volver a verte, ¡oh, princesa nuestra!
He
encontrado el mundo lleno de llanto...
¿Me
ves? Regreso por tercera vez.
HOMBRES
(desde
el fondo con voces quedas)
Fiora,
Fiora, ¿nos das tú la respuesta?...
UN
JOVEN
(levantándose
en medio del grupo)
Ella
parece viva... parece cansada...
MUJERES
¡Todos
sentimos un gran dolor por esta la pérdida!...
EL
JOVEN
¡Hace
poco era un sueño y estaba viva!...
HOMBRES
¡Lamento
interminable!...
¿Quién
nos devuelve el
lirio,
ahora que ha llegado el otoño?...
¡La
primavera fue asesinada entre las flores!...
UNA
VIEJA
(que
se acerca a Fiora y al escrutar su
cadáver repentinamente grita furiosa)
¡Todos
levanten sus miradas hacia ella!...
¡En su rostro tiene grabada la
marca de la venganza!
LAS
MUJERES
(se
acercan, se detienen a unos pasos
del cadáver y contemplan a Fiora)
¿Venganza?
¡Sí!
¡Sí!
Habla
con sus ojos...
Esto
significa que el viejo...
El
viejo tal vez...
El
viejo sin duda...
Antes
de que regresara Manfredo...
¡Ella
ya estaba muerta cuando él regresó!
¡Hecho
nefasto!
¡Crimen
horrible!
¡Reliquia
violada!
¡Corazón
destrozado!
¡Que
ella sea vengada!
¡Sí!
¡Fiora! ¡Fiora
(De
repente se vuelve a oír el coro
desde la iglesia. Las mujeres
callan
y se arrodillan de nuevo)
HOMBRES
¡Silencio!
Estamos en la iglesia...
MUJERES
Oremos...
(Suenan
las campanas)
LA
VIEJA
¡Es
la hora!
HOMBRES
(se
levantan)
Vamos...
MUJERES
Está
llegando la noche...
TODOS
¡Fiora,
adiós!...
LA
VIEJA
(Que
ha visto a Avito bajar lentamente
la escalera, grita con sorpresa)
¡Aquí llega el príncipe de Altura!...
MUJERES
¡Avito!
HOMBRES
Vamos...
Vamos, se está haciendo de noche...
(salen todos por la escalera hacia la iglesia)
AVITO
(permanece
petrificado junto al arco de entrada
y, como si en el mausoleo hubiese
una gran llama
cegadora, baja
su cabeza manteniéndose casi
oculto. Permanece así hasta que todos han salido,
luego se dirige junto al cadáver)
Fiora,
Fiora... todo está en silencio: ¡estamos solos!...
¡Háblame!... Esperaré.
No quiero mirarte antes
de que me hables,
amada, elegida,
siempre viva, alma mía...
(con
un llanto repentino)
¡Ay
de mí, no, no! ¡Estás muerta! ¡Estás muerta!
¡Engaño!
Y ahora voy a tocar tus manos
que
parecen ausentes de vida.... Estarán frías
Voy a besar tus labios
que
parecen custodiar el beso
que tanto, tanto
he buscado;
ellos
también están fríos, rígidos...
(en
voz alta)
¡Mi
pobre vida!
¡Cuánto
esfuerzos,
para
no tener ya
todo
aquello que era mío!
¡Sí,
mía!
Entonces y siempre, ¡incluso
muerta!
Un
último suspiro de tu bella alma
seguramente
aún estará dentro de ti...
¡Fiora,
yo lo quiero!
Es tu boca la que me llama...
(Llorando
se lanza enloquecido sobre la boca
de
Fiora y la besa, luego
de un breve instante se alza)
¡Qué
efluvio! ¡Oh, milagro!
¿Moriré contigo?
¡Sí, si, porque siento oprimirse mi corazón!
¡Ay, qué dolor tan potente!
(De
repente se levanta y da unos pasos
hacia
la salida titubeante, como golpeado)
¡Ah,
juventud,
qué fuertemente estás anclada a tu roca!...
(se
oye a alguien bajar por las escaleras)
¡Alguien viene!
¡Voy
a ser descubierto!
(Manfredo
llega sigilosamente
como una sombra. Se aproxima
a Avito que
no puede escapar)
MANFREDO
¡Aquí estás por fin, sí, te he atrapado!
(reconociéndolo)
¿Eres
tú, Avito? ¿Tú? ¿Tú, a quien ella adoraba?
AVITO
¿Qué
quieres?
¿No
ves que casi no puedo hablar?...
MANFREDO
¡Está
bien!... ¡Está bien! ¡Está bien!
¡Tú
ya estás muerto!
Sobre su boca, para
poder atraparte,
fue
rociado un potente veneno...
AVITO
(aterrorizado)
¡No!
¡No! ¡No!
Sobre
su boca...
MANFREDO
La has besado; la has profanado; ¡y
morirás!...
AVITO
¿Eso
has hecho?
¿Pudiste
de ese modo
manchar
su sagrada boca?
MANFREDO
¡Yo,
no!
¡Fue
mi padre que quería saber quién eras tú!...
Por mí... por mi… para que yo me vengara...
AVITO
Es
justo: disfruta de mi muerte...
MANFREDO
(desesperado)
Pero
dime, ¡dime lo que yo no sé!
Dime:
¿ella te amaba?
AVITO
Tanto
como a la vida que le fue quitada...
No...
más que eso... más...
Pero
si quieres vengarte, no
te demores
que
pronto moriré. ¡Véngate, mátame!...
(Se tambalea. Manfredo lo
sostiene y lo ayuda a
caer al suelo. Luego
levanta los brazos al cielo.)
¡Mi
Dios! ¡Mi Dios! ¡Porqué no puedo odiar!
(se
vuelve hacia el cadáver Fiora)
Pero
tú, pero tú no me dejes en esta desolación,
¡En
mi infinita soledad!
¡Haz
que vuelva contigo, que te reencuentre!
¡Fiora, sostenme en mi hora extrema!...
¡Que
vuelva a ti, que vuelva a ti para siempre!
(Se
deja caer sobre ella y la besa
en la boca, luego permanece convulso
esperando
la muerte. Archibaldo entra
a tientas como un fantasma)
ARCHIBALDO
¿Un gemido? ¡He atrapado al amante!
(se
acerca, palpa y descubre el cuerpo
de
Manfredo al que inmediatamente se aferra)
¡Canalla!...
¡Quiero oír tu corazón moribundo!
MANFREDO
(con
voz moribunda)
¡No,
padre! ¡Te equivocas!
ARCHIBALDO
(levantándose
de improviso)
¡Ah!
¡Manfredo! ¡Manfredo!
¡Tú
también
irremediablemente
compartirás conmigo el reino de las sombras!...
Digitalizado
y traducido por:
José
Luis Roviaro 2016
|