RADAMISTO

 

Personajes

FARASMANE

RADAMISTO

POLISSENA

TIRIDATE

ZENOBIA

TIGRANE

FRAARTE
Rey de Tracia

Su hijo, esposo de Zenobia

Su hija, esposa de Tiridate

Rey de Armenia, esposo de Polissena

Esposa de Radamisto

Un príncipe

Hermano de Tiridate
Bajo

Castrato

Soprano

Bajo

C
ontralto

Soprano

 
Soprano

 

La acción se desarrolla en Armenia, en el año 53.

 

ATTO  PRIMO


Scena Prima

(Padiglioni reale con sedia e tavolino.
Polissena sola al tavolino, e poi Tigrane)

POLISSENA
Sommi Dei,
Che scorgete i mali miei,
Proteggete un mesto cor!

TIGRANE
Reina, infausto avviso
Con mio grave dolore oggi ti reco.

POLISSENA
Principe,
io sono avvezza alle sventure.

TIGRANE
Tiridate è invaghito di Zenobia gentil,
Di Radamisto degnissima consorte,
Ed oggi ha speme di farla sua
Nel già vicino assalto.

POLISSENA
Oh sposo infido!

TIGRANE
Reina, a che t'affliggi?
Lascia chi ti disprezza.
Io più non posso celar
Quel fiero ardore,
Che m'accesero in seno i raggi tuoi.

POLISSENA
Parti, e più non vedemi,
nè più parlar di così folli amori;
parlami sol d’affanno, e sol di morte,
parla de mie sventure, e de mia sorte

TIGRANE
Deh, fuggi un traditore,
lascia un ingrato sposo,
un che del tuo riposo
è si tiranno.
Volgi quel tuo bel core
A chi sì fido t'ama
A chi giovar ti brama
in tanto affanno!

(Parte)

Scena Seconda

(Polissena e Tiridate con guardie)

POLISSENA
(Fra sé)
Ecco l’infido sposo!

TIRIDATE
Sì, provi Radamisto
oggi la morte!
La città, gli abitanti
sieno tutti distrutti vecchi,
donne, fanciulli,
altari e templi.

(A una guardia, che parte)
 
Venga ora Farasmane!

(Fra sé)
 
Amor, nuovo pensiero spira
nella mia mente!

POLISSENA
(Fra sé)
Più resister non posso

(A Tiridate)
 
Mio Rege, mio Signore,
Sire, consorte amato...

TIRIDATE
Partiti o Donna!

POLISSENA
Se tanto il nobil sangue
di Farasmane abborri,
versa quel del mio sen,
ch’è sangue suo.

TIRIDATE
Non voglio il sangue tuo
Ma solo io bramo vedermi ubbidito.
Partiti omai!

POLISSENA
Tu vuoi ch’io parta? Io parto
Idolo del mio cor,
ma senza core.
Partirò; ma nel perire
Il desio di rimirarti
Accresce il mio dolore.

(Parte)

Scena Terza
 
(Farasmane incatenato
fra guardie, e Tiridate)

FARASMANE
Il crudel odio tuo,
figlio, è contento:
in tuo poter tieni la mia vita,
il mio regno.
Dimmi, contento sei?
Deh! Lascia ora al mio figlio
a Radamisto, l’infelice città
lascia ch’ei viva
con l’afflitta sua moglie!

TIRIDATE
Ascolta, Farasmane:
io viver voglio a genio mio;
né chiamasi vittoria
un imperfetto acquisto.
Se la città non rende,
Scopo dell’ira mia
fia Radamisto

FARASMANE
Lascia almeno,
ch’io prima lo venga,
seco parli,
e il suo dovere come re,
come padre io gli consigli.

TIRIDATE
Facciasi, e teco vada il mio fedel
Fa’arte e a piè della città
spieghi le schiere.
Parli col figlio il padre,
e se resiste Farasmane
s’uccida,
e poi le mura e gli abitanti atterri
ogni cosa sia
orror lutto e cordoglio
più non tardar!
Così risolvo e voglio.

(Parte Farasmane con guardie)
 
Stragi, morti, sangue ed armi
Con bellico suono richiami la tromba.
Flagellato dal mio sdegno
Arda un regno;
già d’alte ruine il ciel rimbomba.

(Parte)

Scena Quarta

(Campo di Tiridate attendato: veduta
della città: piccola pianura, sotto le
mura della medesima, divisa dal
campo con un largo fosso, per dove
corre il fiume Arasse vicino; si apre
la porta, e preceduto da guardie esce
Radamisto, accompagnato da Zenobia)

RADAMISTO
Ove seguirmi vuoi,
sposa infelice?

ZENOBIA
Ove il destin ti chiama.

RADAMISTO
Questi fieri apparati
di sanguinosa guerra
Recheranno spavento
al tuo bel core.

ZENOBIA
Più mi fora spavento
In sì dubbio perielio
il non vederti

RADAMISTO
Sposa troppo fedele!

ZENOBIA
Sono troppo infelice!
Ma quel che più m’affligge
Sposo infelice sol per mia cagione!

RADAMISTO
La tua somma virtù
salda ogni danno.

ZENOBIA
Intanto al primo assalto
perderem la cittade,
sarem prigioni
e quel che più mi duole
in poter d’un tiranno.

RADAMISTO
Cara sposa, amato bene
Prendi speme
che non sempre irato il Cielo
volgerà lo sdegno in me.
Sgombra oh Dio,
dal nobil core il dolore
che il vederti lacrimare
fa tremar lo spirto e il piè.

Scena Quinta

(Esce dagli alloggiamenti parte
dell’esercito di Tiridate; poco
dopo si vede da una gran tenda
uscire Farasmane incatenato;
le cui catene sono sostenute da
due soldati, accompagnato da
Fraarte; e vengono a fermarsi
all’orlo di qua del foso; e di là
sono Radamisto e Zenobia)

FRAARTE
Ver le nemiche mura avanzate,
o guerrieri il vostro passo;
né senza mio comando
cosa alcuna tentate.

ZENOBIA
(Fra sé)
Che vorrai queste genti?

RADAMISTO
(Fra sé)
Seco è l’afflitto padre
udiam che fia.

ZENOBIA
(Fra sé)
Turba speme e timor
l’anima mia.

FARASMANE
(Fra sé)
Sostenete, o gran Numi,
in tal perielio
la mia costanza,
e la virtù del figlio!

FRAARTE
Il possente d’Armenia
alto monarca intima
O Radamisto,
e ti comanda che la città si renda,
e a te permette libero uscirne
e se persisti,
ei vuole ch’io dia l’ultimo assalto
ma pria che in tua presenza
il padre tuo s’uccida.

RADAMISTO
A qual sorte funesta giunto mi veggo
Oh stelle!
Onor, natura, amor che far degg’io?

FARASMANE
Figlio, sii forte; in questa tenzon
Falsa pietà vil non ti renda!

RADAMISTO
Ma s’io salvarti posso,
Come nol deggio, oh padre?

FARASMANE
Salva il tuo ognor,
Che il viver mio non curo.

(Un soldato si pone in atto di
vibrare un dardo per uccidere
Farasmane)

FRAARTE
Olà, si sveni!

RADAMISTO
Ah! Ferma!

ZENOBIA
Radamisto che pensi?
Darmi forse al tiranno!
Del padre io già rimiro l’inevitabil morte
Ecco un sol rimedio a tanto mal propongo.

RADAMISTO
E qual mai questo fia?

ZENOBIA
La morte mia: deh!
Vieni io là t’aspetto
ove dell’alta reggia
e’ il più racchiuso loco.
Mentre non vo’ che
a tuoi guerrieri
avanti usi un atto,
mio sposo
che parer può crudel,
quando è pietoso.

Son contenta di morire
Crude stelle, astri tiranni
Per placar vostro furor!
Fate pur che le vostr’ire
In me volgano gli affanni!
Sì la morte
Darà fine al mio dolor.

(Parte)

Scena Sesta

(Farasmane, Radamisto e Fraarte)

FARASMANE
Seguila, o figlio!

RADAMISTO
Ma tu?

FARASMANE
Nulla pensar;
vanne, ubbidisci e muori

RADAMISTO
Ma tu morir dovrai?

FARASMANE
Di me nulla ti caglia.

FRAARTE
(Fra sé)
Generosa tenzon!

RADAMISTO
Così m’imponi?

FARASMANE
Son padre, e son Re;
così comando; Parti!

RADAMISTO
Ah! Destin troppo rio!
Ubbidirti convien; mio padre,
addio!
Ferite, uccidete, o numi del ciel,
quell’empio tiranno
che forz’a penare il misero cor.
Vendetta voi fate sull’empio crudel,
ma poi difendete
la giusta ragione dall’aspro rigor

(Parte)

Scena Settima

(Farasmane, Fraarte e poi Tigrane)

FARASMANE
Fraarte, omai
quel ferro a me doni la morte.

(Un soldato vuol ucciderlo,
avendone ricevuto il segno
da Fraarte: entra Tigrane)

TIGRANE
Io te la vieto.

FRAARTE
Né core avea, che sofferir potesse
Con macchia del mio sangue
Versar di così nobile rege.

TIGRANE
(Alle guardie)
Alla sua tenda tosto condotto ei sia
Va, Farasmane

FARASMANE
Andiam! La sorte acerba
Forse a peggior ventura
oggi mi serba.
Son lievi le catene
A un petto forte
Costante nelle pene
Sì, sì trionferò
Non so teme il fa to
Non so temer la morte
Che di costanza armato
Il petto sempre avrò.

(Parte)

Scena Ottava

(Tigrane e Fraarte)

FRAARTE
Coraggio amici! All’armi!

TIGRANE
All’assalto guerrieri!

FRAARTE
E’ facile il trofeo

TIGRANE
Certa è la gloria

FRAARTE
All’assalto!

TIGRANE
Alle stragi!

FRAARTE, TIGRANE
Alla vittoria!

(Nel tempo che si suona breve s
sinfonia, si va all’assalto della
città, nel qual tempo si cangia
la scena)

Scena Nona

(Piazza reale dinanzi al Palazzo di
Radamisto. Tiridate con soldati, e
poi Fraarte

TIRIDATE
Già, già vinto è il nemico,
E già trionfo del superbo Trace.
Or per farmi contento,
Resta ch’Amor dia pace al mio tormento.

(Entra Fraarte)

FRAARTE
Tiridate...

TIRIDATE
Così del tuo germano
Gl’ordini adempi?
E Farasmane ancora
Vive contro il voler di Tiridate?

FRAARTE
Vietò sua morte il prencipe di Ponto.

TIRIDATE
Io solo il tuo re sono,
ed io son quello coge leggi
impongo e tolgo.

Scena Decima

(Tigrane con schiavi, spoglie
e bandiere, ed i suddetti)

TIGRANE
Sire, primo del ponte
superai le difese,
e sulle mura piantai
le insegne armene;
e questi schiavi
ne fan vittoriosa eterna fede.

TIRIDATE
Ma non veggo Zenobia,
Radamisto non veggo.

TIGRANE
Tui fra poco saran; intanto chieggio
per mio don Farasmane.

TIRIDATE
Farasmane vivrà purch’io rimiri
Radamisto e Zenobia
entro i miei ceppi

FRAARTE
(Fra sé)
Ah! Di Zenobia il nome
risveglia nel mio sen
l’antico affetto.

TIRIDATE
Va tu, Fraarte,
e a me li reca emtrambi,
e se resister vonno,
solo il fier Radamisto
provi con la sua morte
il mio furore;
giovi per salvar l’altra
il volto, il sesso.

(Fra sé)
 
Ah! quasi dissi amore.

FRAARTE
(Fra sé)
Se posso conseguir quella belleza
Altro non cura il cor,
altro non prezza.

(Forte)
 
Mirerò quel vago volto
Vincerò quella beltà
Ma il mio cor non fia mai sciolto
Dai legami di pietà

(Parte)

Scena Undicesima

(Tiridate, Tigrane e poi Polissena)

TIRIDATE
Che fo?
Van gl’altri ove
il mio cor mi tragge;
seguo l’ira feroce.
Andiam

TIGRANE
Sono al tuo fianco

POLISSENA
(fermando Tiridate)
Ferma:
dove ti spinge un’ira ingiusta?

TIRIDATE
(si stacca da Polissena)
Alle morti, alle stragi,
alle vittore!

POLISSENA
(ritorna a fermarlo)
Stimi un vincer da e,
stimi tua gloria
versar d’un tuo cognato,
versar d’un mio fratello,
sangue tant’innocente?

TIRIDATE
Principe, andiam.
Donna, tu resta e taci.

(Sei distacca di nuova
da Polissena e parte)

Scena Dodicesima

(Polissena y Tigrane)

POLISSENA
Quanto deggio, o Tigrane,
al tuo bel core.
Tu mi salvasti il padre:
¡Ah! generoso
anche il fratel mi salva.

TIGRANE
Reina, ciò che feci,
ciò che farò,
stimo dovere e sorte.

POLISSENA
Più non tardar;
di Radamisto in traccia
Ti chiama il suo periglio-

TIGRANE
Affretti il piede
con l’onor del tuo cenno,
amor e fede.

(Parte)

Scena Tredicesima

(Polissena sola)

POLISSENA
Purtroppo è vero:
d’impuro foco è accesa
l’alma di Tiridate;
sino sugl’occhi miei
ne scoppiaro le vampe;
e a me conviene
simular l’onte
e tolerar le pene.
Dopo torbide procelle
par piú bello un dì seren
son più lucide le stelle
alla notte oscura in sen

(Parte)

Marche

Rigaudon I e II
 
 

ATTO  SECONDO
 

Scena Prima

(Campagna bagnata dal fiume
Arasse, da una parte ruine di
fabbriche antiche, fra le quali
una sotterranea. Radamisto e
Zenobia uscendo dalla sotterranea)

ZENOBIA
Sposo, vien meno il piè
manca la lena;
in sì romita parte lascia posar
le stanche membra afflitte.

RADAMISTO
Dolce mio ben, qui siedi.

ZENOBIA
Ecco ch’io poso

RADAMISTO
Io mirerò d’intorno, s’alcun vi sia
fra questi luoghi ascoso.

ZENOBIA
Quando mai, spietata sorte,
fine avrà tanto penar!

RADAMISTO
Oh crudo ciel!
Già veggo colà sull’alto colle
gente che qui ci scopre.

ZENOBIA
Ah! Ch’è pur vero, oh Dio!
Sposo che far dobbiamo?

RADAMISTO
Non so...

ZENOBIA
Perduta dunque è la nostra vita?

RADAMISTO
Ecco già presso i miei nemici io veggio.

ZENOBIA
Risoluta, la morte io voglio pria
che in man gir del tiranno!
Sveglia, su Radamisto,
lo spirto generoso, e qui m’uccidi!

RADAMISTO
Ah! Non sia mai

ZENOBIA
Che pensi?

RADAMISTO
Sommi Numi del Cielo
ispiratemi al cor presto consiglio
per cui salvi l’onor
non già la vita!

ZENOBIA
Che più tardi?
Ecco il ferro!

RADAMISTO
Ad un atto sì fiero le potenze del cor
gli spirti, i sensi e tutt’il sangue
mio tremare io sento.

ZENOBIA
Dunque Zenobia tua
sarà preda ad un tiranno?

RADAMISTO
Dura necessità!
Tu dammi ardire, tu dammi forza!
Ecco, ti sveno,
Oh Dio!

(La ferisce leggermente,
cadendogli il ferro dalla mano)

ZENOBIA
Eh, che sei vile!
Io con più forte spirto
trarrommi al rischio
Ah, s’egli è ver che m’ami
Se la memoria mia
Se quest’ultime voci ti sono a cor
Se brami che fra l’ombre
là giù trovi riposo
Vendica la mia morte,
e vivi, o sposo!

(Si getta nel fiume)

Scena Seconda

(Radamisto, poi
Tigrane con soldati)

RADAMISTO
(Correndo al fiume ove
s’è gettata Zenobia)
Ahimè! Fermati! O Dio!
Ho perduto il mio bene,
Perdasi ancor la vita.
Ma pria ch’io cada estinto
Parte del vostro sangue offrasi
Iniqui, a quell’ombra adorata.

TIGRANE
Codardi! Addietro!
Onde imparaste mai tanti
assalire un solo?

(Tutti si ritirano al cenno di Tigrane)

RADAMISTO
Generoso nemico,
atto sì grande ha di me la vittoria
a te mi rendo, io Radamisto sono.

TIGRANE
A Tigrane il dicesti;
né avrai di che lagnarti;
Andiam.

RADAMISTO
Risparmia al crudel Tiridate
un gran delitto
e pria che trarmi a lui,
qui dammi morte

TIGRANE
A Polissena, la tua real germana,
penso trarti nascoso.

RADAMISTO
(Fra sé)
Il mio sembiante noto non è al tiranno;
colà potrò svenarlo.

TIGRANE
Che pensi?
In me d’inganno puoi forse….

RADAMISTO
No, ti seguo ove il destin me guida
e Radamisto in tua Virtù s’affida.

(Fra sé)
 
Ombra cara di mia sposa
Deh! Riposa
e lieta aspetta la vendetta che farò!
e poi tosto ove tu stai
mi vedrai
venir a volo
E fedel t’abbraccerò.

(Parte)

Scena Terza

(Fraarte, e Zenobia in abito
incomposto, con soldati)

FRAARTE
Mitiga il grave affanno,
che il tuo pianto,
bella, nel petto mio...

ZENOBIA
Io mitigar l’affanno?
io raffrenare il pianto?

FRAARTE
Quelle perle cadenti
destaro nel mio petto
pietà non tanto,
quant’amore e fede

ZENOBIA
Ahi, che il crudel pensiero,
d’essere in man del perfido tiranno,
è un tormento, un affanno
che mille morti avanza!

FRAARTE
Zenobia, se pietosa
al mio affetto sarai,
il sangue spargerò in tua difesa.

ZENOBIA
Ahi cieli! Ahi Numi!
Non sei tu del tirano empio germano?
E ascoltarti dovrò?

FRAARTE
Sù via, alma gentile;
andiam, chè le tue membra
chieggion pronto ristoro.
Là nelle regie stanze
udrai quanto per te
languisco e moro;
vedrai pronto a’tuoi piede...

ZENOBIA
Ahi, perchè, oh Dio,
perchè non mi lasciiasti,
crudel, morir nell’acque,
e mi salvasti?

FRAARTE
Perchè troppo t’adoro, idolo mio.
Segui, o bella, i miei passi.
Io parto; addio.

(Parte Fraarte ma restano le guardie)


ZENOBIA
Già che morir non posso
Furie del cieco abisso
Accompagnatemi nel mio dolor
Meco voi siate unite
E a tormentar venite
L’empio tiranno di questo cor!

(Pate con le guardie)

Scena Quarta

(Giardino reale, con gabinetto,
terreno di verdure. Tiridate, e poi)

TIRIDATE
Benchè al campo di Marte
Propizia è a me la sorte,
non so però contento
se conseguir non posso
quell’amata cagion
del mio tormento.

FRAARTE
Signor...

TIRIDATE
E che mi rechi?

FRAARTE
Zenobia è in tuo poter.

TIRIDATE
Caro Fraarte!
Felicissimo giorno!
Dove la trovasti?

FRAARTE
In riva dell’Arasse

TIRIDATE
Ella fra l’onde?

FRAARTE
Ed al braccio
leggermente ferita

TIRIDATE
Cieli!
Qual empio contanto osò

FRAARTE
Fu Radamisto istesso.

TIRIDATE
Iniquo ed inumano!

FRAARTE
Dopo breve riposo a te verranno

TIRIDATE
(Ai soldati)
Venga ella pur;
quanto ti deggio, o caro!
Vanne, Fa’arte, e attendi
Premio condegno
ad un oprar sì fido.

FRAARTE
Parto, signor;
tu non mostrarti ingrato
A quel favor con cui t’arride il fato.
Vaga e bella ogn’or vedrai
Scintillar quella beltà
E quel volto allor saprai
Quanto amabile sarà

(Parte)

Scena Quinta

(Zenobia con soldati, e Tiridate,
e poi Fraarte in disparte)

ZENOBIA
Eccomi a te davanti
ecco la spoglia
del tuo fiero trionfo
ed ecco insieme
la tua maggior nemica

TIRIDATE
Zenobia, il mio trionfo,
le mie spoglie più care,
negli occhi tuoi le serbi.

ZENOBIA
Negli occhi miei
pianto sol veggo e lutto

(Fraarte entra in scena non osservato)

TIRIDATE
Tu non perdesti il regno,
che il tuo rimane
e a quello unito dell’Armenia
è il vasto Impero.

FRAARTE
(Fra sé)
Mio rivale è il germano!
Perfida sorte!

ZENOBIA
Ove non è il mio sposo
non son Reina.
E più regnar non posso

TIRIDATE
(Fra sé)
Inasprirla non voglio.

(A Zenobia)
 
Il tuo bene, il mio amore
Più maturo consiglio
a te daranno.

FRAARTE
(Fra sé)
Ah, che tradito io son,
stelle crudeli!

ZENOBIA
Indarno...

TIRIDATE
Or più non t’odo;
tempo non fia...

ZENOBIA
Che crescerà il mio sdegno!

TIRIDATE
D’offrirti a piedi e
Tiridate e il Regno.
Sì che ti renderai
quando il mio cor vedrai
quanto ti sia fedel
e forse il nobil dono
d’un sublime trono
non ti vorrà crudel.

(Parte)

Scena Sesta

(Zenobia e Fraarte)

ZENOBIA
Nulla più di speranza
resta agl’affanni miei.

FRAARTE
Innosservato udii,
Zenobia amata,
che sprezzasti l’amore
che per te Tiridate
ha nel suo coresprezzo

ZENOBIA
Sprezzo te, sprezzo lui,
sprezzo ogni cosa che proviene
da voi cudi tiranni

FRAARTE
Ascolta: de’tuoi danni
Non so io la cagion,
bella crudele.

ZENOBIA
Non odo tue querele.

FRAARTE
Ma se sciolgo i tuoi lacci,
se vendico i tuoi torti,
e i torti miei:
allo, che dirai?

ZENOBIA
Dirò che Radamisto,
egli è solo il mio bene,
il sol conforto;
e che la sua memoria,
e il non saper sua sorte,
pena mi reca assai
maggior di morte.

FRAARTE
Ostinata costanza!

ZENOBIA
Troppo sofferse già questo mio petto,
numi del cielo, in tanto dolor.
Deh, mi recate quel dolce diletto,
o date morte al misero cor

(Esce)

FRAARTE
Parte l’idolo mio,
è sorda a’pianti miei;
che mai sperar,
che mai bramar poss’io?
Il germano l’adora;
è re, è mio rivale:
ella mi fugge,
e segue il caro sposo.

(Pensa un poco)
 
Ma che? Forse pietosa
sarà pure al mio core,
chè con grato servir
si vince amore
Spero placare,
quel caro volto
che il cor m’ha tolto.
Per farsi amar
son troppo care
al mio gioire
le luci vaghe
che fan penar

(Parte)

Scena Settima

(Tigrane e Radamisto in abito di
semplice soldato, e poi Polissena)

TIGRANE
Questo vago giardin guida là
dove di tua cara germana
son le stanze reali
e mira appunto,
ella ver noi sen viene.

(Entra Polissena)
 
Lieto annunzio, o Reina!
Zenobia nell’Arasse volle morir
pria di vedersi avvinta di Tiridate ai lacci
e Radamisto sott’abito mentito a te presento.

POLISSENA
Principe generoso!
Quanto ti deve il cor,
io dir non oso.

TIGRANE
La sorte, il Ciel amor
Promettono al tuo cor
Gioia e contento.
Raffrena i tuoi sospir
E vinto dal gioir
Fugga il tormento.

(Parte)

Scena Ottava

(Radamisto e Polissena)

POLISSENA
Adorato german,
quanto più lieta fra le mie braccia
io ti terrei ristretto,
se il timor de' tuoi ceppi
non mi tenesse
in grave dubbio il core.

RADAMISTO
Molto non vo'
che tu mi guidi occulto
ove giace il tiranno.

POLISSENA
Oh stelle!

RADAMISTO
E se non salvo tutti noi
da quel mostro,
tutta l'ira del ciel
sul crin mi piova.

POLISSENA
Per te vedrai morirmi,
quand'il mio sposo
insulti alla tua vita;
ma se tu porti offesa
ai giorni suoi,
voglio ancora spirar,
morir per lui.

RADAMISTO
Morir per un tiranno?
Per chi offende
egualmente la natura e l'amore?
Per chi tien Farasmane
infra catene?
Per chi insulta il mio onore?
Per chi vuol la mia morte?
Temer per lui?
Tu amare un barbaro, un infame?

POLISSENA
Così vuol la mia fede,
Così la gloria mia da me richiede.

RADAMISTO
Vanne, sorella ingrata,
vanne e rapisci a morte
quel barbaro consorte
che te tradisce ancor.
se mi vedrai morire,
e ne saprà gioire
quel tuo spietato cor.

(Parte)

Scena Nona

(Polissena sola)

POLISSENA
Tra il german, tra lo sposo,
che risolver degg'io?

(Sta pensosa alquanto)


Sì: oprerò quel che deggio,
e il mio consiglio sarà,
quello salvar,
ch'è più in periglio.
Non sarà quest’alma mia
ad alcum giammai crudel
perirà prima che sia
al suo sposo infedel

(Parte)

Scena Decima

(Sala reale, Tiridate e Zenobia,
e poi Tigrane con seguito, e
vestiti di Radamisto portati
da un soldato)

TIRIDATE
Due seggi, olà!

ZENOBIA
Lascia ch'io viva in pace.

TIRIDATE
Crudel,
rendimi quella che mi togliesti!

ZENOBIA
Al mio Radamisto
fedel lascia ch'io viva.

(Si portano le sedie)

TIRIDATE
Fedel? chi più di me?
sediam qui, o cara.

(Mentre vanno per sedersi
sopraggiunge Tigrane)

TIGRANE
Mio Re, Signora:
è mo rto Radamisto.

TIRIDATE
Che? Radamisto è morto?

ZENOBIA
E’ morto il caro sposo?

TIGRANE
Queste reali spoglie meglio
a voi faran noto il suo destino.

ZENOBIA
Che miro! il manto è questo,
quello è il cimier,
questa è la spada;
ahi sposo!

TIGRANE
Un servo a lui fedele
gli ultimi accenti
suoi dolenti accolse;
egli a voi conterà
tutto il successo.

ZENOBIA
Nè posso ancor morire?

(S'abbandona sopra una sedia
e si pone il fazzoletto agli occhi)

TIRIDATE
Qui venga il servo.
A te si dee, Tigrane,
l'onor di mia vittoria
e il mio piacere.

TIGRANE
Chi serve all'amistà,
serve al dovere.

(Parte)

Scena Undicesima

(Radamisto, Zenobia e Tiridate)

RADAMISTO
(Fra sé)
All'innocente frode
arrida il cielo.

TIRIDATE
Sei tu di Radamisto
messaggio e servo?

RADAMISTO
Ismeno io sono,
o grande regnator dell’Armenia.

ZENOBIA
(Fra sé)
O Dei,
qual voce dal mio dolor mi scuote?

RADAMISTO
Lungo tempo la gloria
di palesar la fede
ebbi al mio prence,
or benchè estinto sia,
vivo ancor col suo cor,
spiro il suo spirto.

TIRIDATE
Servo fedel!

ZENOBIA
(Fra sé)
Sì, ch'egli è desso; o sposo!

TIRIDATE
Parla alla bella,
io qui t’osservo e sento.

RADAMISTO
Eccoti, illustre donna,
Il cor di Radamisto,
Egli al tuo piè si prostra,

(S’inginocchia)
 
E per bocca d'Ismen così ti dice:

“Cara adorata sposa,
se questa man vibrò crudele
il ferro contro il casto tuo sen,
se questo spirto fede non ebbe
E ardire di Seguirti
nell'acque e morir teco,
perdonami, ten priego.”

ZENOBIA
Sorgi, mio fido, e parla.

(A Tiridate)


Or che lo sposo è morto, signor,
solo in Ismeno è il mio conforto.

RADAMISTO
Con quel poco di vita,
che potea dargli amor,
seguia dicendo:

“Se ben schiava tu sei in man del
Mio più fiero empio nemico,
Serbami l'amor tuo,
La pura fede!
Odia, sprezza un tiranno,
mio perverso uccisore! e...”

TIRIDATE
Ferma!
troppo audace il tuo labbro si avanza.

RADAMISTO
Ciò detto, egli spirò.

ZENOBIA
Spirò lo sposo?
non posso ohimè!
Più raffrenar il pianto.

(finge di piangere)

TIRIDATE
(Fra sé)
E la sua morte
ha di placarmi il vanto.

ZENOBIA
(A Tiridate)
Empio, perverso cor!

(A Radamisto)
 
Caro, fedel Ismen!

(A Tiridate)
 
Saziati al mio dolor!

(A Radamisto)
 
Mira se al morto ben
so conservar la fe’.

(A Tiridate)
 
Nulla di me sperar!

(A Radamisto)
 
Vedrai, bel idol mio...

(A Tiridate)
 
Lasciami lagrimar!

(A Radamisto)


D'amor il bel desio
Solo serbarsi in me.

TIRIDATE
Ascolta, Ismen:
già che il suo sposo è morto,
Amo Zenobia;
ella mi sprezza e fugge;
Se tu la rendi mite al pianto mio,
Degno premio n'attendi.

(A Zenobia)
 
Parto da te, mio ben;
Ma pensa omai,
ch'un impuro amator
Non fui giammai.

(Parte)

Scena Dodicesima

(Radamisto e Zenobia)

ZENOBIA
O dì per me felice!
Quando mai più credea
di rimirarti!

RADAMISTO
Luce adorata, e quale,
qual'è il mio gran contento
in rivederti!

ZENOBIA
Temo per te,
temo che alcun nemico,
oh Dio, ti scopra,
e vittima ti renda
del furor del tiranno.

RADAMISTO
Mai non vien meno
all'innocenza il cielo.

ZENOBIA
In onta al nostro
fato avverso e rio,
godi tu del mio amplesso.

RADAMISTO
E tu del mio.

RADAMISTO, ZENOBIA
Se vive in te il mio cor,
Se teco vive el cor,
Caro/cara, che la tua fè
Non m’abbandoni almen
Può cader l’eterna mole,
può mancar la luce al sole,
vacillar non può il mio-

(Partono)

Passacaille

Gigue



ACTO  TERCERO


Scena Prima

(Cortile intorno al Palazzo
Reale Tigrane e Fraarte)

TIGRANE
Stanco di più soffrir Re sì crudele,
e tant'alme reali in tal periglio,
alzo il pensiero
ad una strana impresa,
ma gloriosa, e giusta.

FRAARTE
Me pure ugual pietade
muove ad ugual consiglio.

TIGRANE
Il ciel te lo presenta.
Io le mie schiere moverò,
tu l'Armene.

FRAARTE
Con fellonia si può mostrar virtude?

TIGRANE
Non è disegno mio che a Tiridate
o la vita si tolga o la corona:
gli si tolga la via d'esser più ingiusto,
e ravveder si faccia il cieco amante.

FRAARTE
Facciasi dunque; all’opra!
S'adopri il braccio armato,
e il ciel gli dia favor!
E rendasi placato
un empio crudo cor!

(Parte)

Scena Seconda

(Tigrane solo)

TIGRANE
So ben che nel mio amore
infelice sarò,
ma generoso,
per Polissena
io voglio espor la vita,
per recare al mio mal
pietosa aita.
Con vana speranza
pur trovo diletto
piacendo a quel petto
che pena di dà
da tanta costanza
al fine cangiato
quel volto adorato
pietoso sarà.

(Parte)

Scena Terza

(Stanza reale con gabinetto.
Radamisto e Zenobia)

RADAMISTO
Non temo, idolo mio,
del tuo bel core;
temo un iniquo amore,
e il mio giusto timor vuol
ch'al tuo fianco indiviso
compagno ogn'or mi stia.

ZENOBIA
Se l'empio ti ravvisa,
misera me!

RADAMISTO
Chi può scoprirmi, o cara!

ZENOBIA
Meco almen Tiridate
non ti vegga sovente.

RADAMISTO
Colà m'asconderò;
Per mio conforto soffrimi
Testimon di tua costanza.

ZENOBIA
Oh Dio!
dell'amor tuo gl'impeti io temo.

RADAMISTO
No, sarà cauto
anche un amore estremo.
Dolce bene di quest'alma,
No, giammai ti lascerò.
Del tuo cor avrò la palma,
Del tuo amor trionferò.

(Parte)

Scena Quarta

(Tiridate con seguito e Zenobia)

TIRIDATE
O della Tracia, o dell'Armenia,
E insieme del cor di Tiridate,
Bellissima Regina,

(Un paggio sostiene un bacino
d'oro con corona e scettro)

Ecco scettro, ecco trono,
Ecco il diadema, ecco,
o volto amoroso,
Ecco Tiridate
amante e sposo.

ZENOBIA
Qual demone, qual furia cotesto
t'ispirò perverso, iniquo,
scellerato disegno?

TIRIDATE
Eh placa l'ire,
e ‘l guardo fissa
su le reali a te promesse,
a te dovute insegne!

ZENOBIA
Insegne d’impietà,
spoglie d’infamia,
e v’odio e vi detesto,
e ree vi spargo al suolo,
evi calpesto.

TIRIDATE
Tanto ardir!

ZENOBIA
Tanto eccesso!

TIRIDATE
Non far ch’il Re
all’amante in me prevalga!

ZENOBIA
Non veggo in Tiridate
Nè l’amante né ‘l Re,
veggo il tiranno.

TIRIDATE
(Va per afferrarla)
E il tiranno trionfi.

ZENOBIA
Pria...

TIRIDATE
Non è tempo.

ZENOBIA
Oh Dio! sposo,
fulmini! Ciel!

Scena Quinta

(Radamisto con ferro alla mano;
Polissena da una parte, e Farasmane
dall’altra, tutti a un tempo)

RADAMISTO
Teco son io, e tu,
perfido, mori!

(S'avventa a Tiridate con ferro;
ma vien trattenuto da Polissena)

POLISSENA
Pria che giunger a lui,
passar convien per questo petto il ferro.

FARASMANE
Perchè, perchè impedire a Radamisto
Così giusta vendetta, indegna figlia?

TIRIDATE
Che sento?

POLISSENA
Ah padre!
Ah Radamisto!
Ah sposo!

FARASMANE
(Fra sé)
Che dissi? ahimè!

TIRIDATE
Così tradito io sono?
Tu Radamisto sei?

RADAMISTO
Sì, Radamisto sono,
e qui ne venni solo per castigar
l'infamie tue,
solo per vendicar
gli oltraggi miei.

ZENOBIA
(Fra sé)
Lo sposo mio voi proteggete, o Dei!

TIRIDATE
Olà! cada quest'empio,
e al piè mi versi l'anima indegna,
ei mora.

FARASMANE
Figlio, son teco.

TIRIDATE
Indietro!
O mora seco Farasmane ancora.

RADAMISTO
Padre, che fai?
Tu il mio periglio accresci.

ZENOBIA
Signor, se il pianto mio...

TIRIDATE
Voglio il suo sangue.

POLISSENA
(S'inginocchia a piedi di Tiridate)
Mio Re, mio Tiridate,
ascolta, e vedi
chi ti bacia la destra,
e chi ti priega!
Polissena son io.
Non dirò sposa,
quella dirò
che a te fu scudo,
e quella che a te salvò la vita.
Fratel ti chiedo e padre;
e se vuoi sangue,
prenditi il sangue mio.

TIRIDATE
Donna, non più!
Ti diedi il padre,
e 'l padre ti dono ancor;
questo ti basti, e parti.

POLISSENA
Partirò, sì,
ma se tu sveni il padre,
se traffiggi il mio germano,
allora in Polissena
temi la tua nemica,
e temi allora...

TIRIDATE
Eh va, ubbidisci!
E Radamisto mora.

POLISSENA
Barbaro!
Partirò, ma sdegno poi verrà,
che amore cangerà
tutto in fierezza.
E quando tornerò,
punita si vedrà
la cieca infedeltà
che mi disprezza.

(Parte)

Scena Sesta

(Tiridate, Radamisto,
Farasmane e Zenobia)

TIRIDATE
Farasmane la segua.

FARASMANE
M'e più caro morir col figlio mio!

RADAMISTO
Lasciami morir solo, amato padre.

ZENOBIA
Ma senza me non morirete;
a queste vittime sì
innocenti unisci me,
che sono rea dello sdegno tuo,
rea del tuo amore!

TIRIDATE
Orsù, vedi bontà, vedi clemenza!
Perdono a Radamisto,
purchè tu sia mia sposa;
là nel tempio
maggior voi la guidate!
Zenobia, o la tua mano,
o il capo di colui vuol Tiridate.
Alzo al volo di mia fama
la speranza ch'ho nel cor.
Se contenta fai mia brama,
sarà pago il mio rigor.

(Parte)

Sena Settima

(Zenobia e Radamisto)

ZENOBIA
Di Radamisto il capo?
Prendilo, e il mio pur prendi,
spietatissimo mostro!

RADAMISTO
O fida! O cara! Addio!
Zenobia, dividermi da te,
più che da questa misera vita,
m'addolora.

ZENOBIA, RADAMISTO
Addio!
Ci unirem negli Elisi,
idolo mio!

ZENOBIA
Deggio dunque,
oh Dio, lasciarti,
dolce spene di quest'alma!
Ciel, pietà del mio dolor.
Come posso abbandonarti,
se del cor tu sei la calma,
e sei vita del mio amor?

(Parte)

RADAMISTO
Oh Dio! parte Zenobia,
e senza lei resto qual navigante
in ria procella,
senza la scorta di mia fida stella.
Qual nave smarrita
tra Sirti e tempeste,
nè luce, nè porto
gli toglie il timor.
Tal io senz'aita
fra doglie funeste,
non trovo conforto
al misero cor.

(Parte)

Scena Ottava

(Tempio. Tiridate e Farasmane)

TIRIDATE
In questo tempio,
in questo magnifico apparato,
Zenobia sarà mia.

FARASMANE
Pompe e grandezze
non han poter sul generoso core.

TIRIDATE
Mi sprezzerà?
Di Radamisto il sangue
sarà la mia vendetta
e il suo spavento.

Scena Nona

(Zenobia e detti)

ZENOBIA
Spavento mio?
Tua infamia, tuo rimorso sarà.

TIRIDATE
Così t'abusi di mia bontà?
Tal riedi?

ZENOBIA
Riedo qua?
Fui: nemica a Tiridate,
consorte a Radamisto.

TIRIDATE
E Radamisto mora.

ZENOBIA
E morirà seco Zenobia ancora.

Scena Decima

(Radamisto e detti,
e poi Polissena)

RADAMISTO
Morrà Zenobia ancor?

ZENOBIA
Che!
Ala tua morte sopravviver potrei?

(Entre Polissena)

POLISSENA
(Giungo anche a tempo)
Tiridate!

TIRIDATE
E torni? femmina temeraria!

POLISSENA
Odi qual torna
la temeraria femmina,
e ne trema!
Stanchi de' tuoi misfatti,
han preso l'armi i tuoi guerrieri,
e seco son Tigrane e Fraarte.

TIRIDATE
Che?

POLISSENA
I cittadini aperte
han le porte ai soldati.

TIRIDATE
O Dei!

POLISSENA
E qui d'intorno tutto
è già cinto il tempio.

ZENOBIA
Respiro.

FARASMANE
Ah! Polissena!

TIRIDATE
Amici all'armi, su!
Alla difesa!

(Fuggono le guardie di Tiridate)
 
Dove fuggite? il vostro Re,
Fellorii, s'abbandona così?
Son Tiridate,
e su quel trono istesso,
che mi diede il valor
più che la sorte,
regnar saprò,
saprò morir da forte.

(Nell'entrar in scena vien ritenuto)

Scena Undicesima

(Tigrane, Fraarte con
soldati ed i su detti)

FRAARTE
Arrestatevi, o fidi!

TIGRANE
L'ire frenate, amici!

TIRIDATE
Ah, traditore amico,
empio ministro,
che fate?
Su, venite;
già mi toglieste il trono,
eccovi il brando,
toglietemi la vita!

(Getta la spada a terra)

TIGRANE
(A Farasmane)
Signor, quest'è il tuo trono.

FARASMANE
Già che a me tocca,
oh figlio,
fa tu de’ torti tuoi
or la vendetta.

RADAMISTO
Pronto ubbidisco, oh padre.
Polissena, perdona a Tiridate!

POLISSENA
(Corre da Tiridate)
Più resister non posso.

TIRIDATE
Oh qual virtude offesi!
Generosi nemici, non
merto un tal perdono, sì,
l'error mio confesso.
Cara! confuso io sono;
tu mi rendi a me stesso.

RADAMISTO
Regnerà Tiridate e Polissena
nell'Armenia qual pria.

TIRIDATE
Con l'opre tue
tu di regnai m'insegni,
Tigrane, e Fraarte,
al sen vi stringo.

RADAMISTO
E tu, cara Zenobia?

ZENOBIA
Amato Radamisto!

RADAMISTO, ZENOBIA
Cessan gli affanni
omai s'io ti racquisto.

Duetto
 
Non ho più affanni, no,
in braccio del mio bene,
e tante pene il cor
oblia nel gran piacer.
Così poi che tornò
al porto sospirato,
gli affanni che passò
si scorda ogni nocchier.

ZENOBIA
Ognun goda e festeggi
in questo giorno.

RADAMISTO
E il piè muova
alla danza il cor,

ZENOBIA
Mio sposo,
tu sei di questo petto...

RADAMISTO
...e tu dell’alma mia...

RADAMISTO, ZENOBIA
...dolce ricetto...

CORO
Un dì più felice
bramarsi non lice,
sperarsi non può.

ZENOBIA, RADAMISTO
La stella più bella
in ciel lo segnò.

POLISSENA, TIRIDATE
L'aurora ridente a noi lo guidò.

FRAARTE, TIGRANE
E il sole nascente di rai l'adornò.
 
 
ACTO PRIMERO


Escena Primera

(Tienda de campaña con sillas y una
mesa. Polissena sola, después Tigrane)

POLISSENA
¡Dioses omnipotentes
que observáis mis males,
proteged mi triste corazón!

TIGRANE
Reina, hoy te traigo, con gran dolor,
una infausta noticia.

POLISSENA
Príncipe,
estoy acostumbrada a las desventuras.

TIGRANE
Tiridate está prendado de la gentil Zenobia,
dignísima esposa de Radamisto,
y hoy tiene la esperanza de hacerla suya
en el próximo asalto.

POLISSENA
¡Oh, esposo infiel!

TIGRANE
Reina, ¿por qué te afliges?
Deja a quien te desprecia.
No puedo ocultar por más tiempo
la vehemente pasión que tus ojos
han encendido en mi corazón.

POLISSENA
Vete, y no me vuelvas a ver más,
ni me hables de esos locos amores;
háblame de angustias y de muerte,
habla de mi desventurado destino.

TIGRANE
¡Ah, huye de un traidor,
abandona a un ingrato esposo,
deja a quien
es el tirano de tu reposo!
Vuelve tu bello corazón
a quien de verdad te ama,
a quien está ansioso
por servirte

(Se marcha)

Escena Segunda

(Polissena y Tiridate con guardias)

POLISSENA
(Para sí)
¡Aquí llega el infiel esposo!

TIRIDATE
¡Sí, hoy Radamisto
probará la muerte!
Que la ciudad y sus habitantes
sean todos destruidos:
¡viejos, mujeres, niños,
altares y templos!

(A un guardia)
 
¡Que venga Farasmane!

(Para sí)
 
¡Amor, pon un nuevo pensamiento
en mi mente!

POLISSENA
(Para sí)
¡No lo puedo resistir más!

(A Tiridate)
 
Mi rey, mi señor, majestad,
amado esposo...

TIRIDATE
¡Vete, mujer!

POLISSENA
Si tanto aborreces
la noble sangre de Farasmane,
vierte la sangre de mi corazón
que también es la suya.

TIRIDATE
No quiero tu sangre,
sólo deseo que obedezcas.
¡Vete ya!

POLISSENA
¿Quieres que me vaya?
Me voy, ídolo de mi corazón,
pero sin corazón.
Partiré, pero al partir
el deseo de volverte a ver
aumenta mi dolor.

(Se marcha)

Escena Tercera

(Farasmane encadenado
entre guardias y Tiridate)

FARASMANE
Tu odio cruel, yerno,
está satisfecho.
En tu poder ya tienes
mi vida y mi reino.
Dime, ¿estás contento?
Deja ahora a mi hijo, a Radamisto,
la infeliz ciudad,
y déjale vivir
con su afligida esposa.

TIRIDATE
Escucha Farasmane:
viviré como me plazca.
Y no quiero llamar victoria
a una conquista imperfecta.
Si la ciudad no se rinde
el objeto de mi ira
será Radamisto.

FARASMANE
Deja al menos que antes lo vea,
que le hable,
y como su rey,
como su padre,
que le aconseje.

TIRIDATE
Hágase, pero que mi hermano,
Fraarte, vaya contigo
y al pie de las murallas
despliegue sus tropas.
Que hable Farasmane con su hijo,
y si se resiste,
que se le mate y que las murallas
y los ciudadanos sean destruidos.
¡Que todo sea horror, luto y duelo!
No os retraséis.
Así resuelvo y deseo.

(Sale Farasmane con los guardias)
 
¡Que la trompeta llame a la guerra,
matanzas, muertes y sangre!
Castigado por mi cólera
que arda todo un reino.
Que el cielo resuene poderoso.

(Se marcha)

Escena Cuarta

(Campo de Tiridate con servidores;
una vista de la ciudad y debajo de
sus murallas una pequeña llanura
que por donde corre el río Arasse.
Se abre la puerta y, precedido
de guardias, sale Radamisto
acompañado de Zenobia)

RADAMISTO
¿Hasta dónde me quieres seguir,
esposa infeliz?

ZENOBIA
Hasta donde el destino te lleve.

RADAMISTO
Los terribles preparativos
para una cruel guerra
traerán horror
a tu corazón puro.

ZENOBIA
Sería para mi más espantoso,
en esta incierta situación,
no verte.

RADAMISTO
¡Esposa demasiado fiel!

ZENOBIA
¡Esposo demasiado infeliz!
Pero lo que más me aflige
es un esposo infeliz
sólo por mi culpa.

RADAMISTO
Tu suprema virtud
remediará todos los males.

ZENOBIA
Si en el primer asalto
perdemos la ciudad
y lo que más me dolerá
será caer en manos del tirano.

RADAMISTO
Querida esposa, amado bien,
ten esperanza que no siempre
el irritado cielo
nos será adverso.
Despejad, ¡oh, dioses!
de su noble corazón, el dolor.
Verte llorosa hace
que mi espíritu se refrene.

Escena Quinta

(Llega una parte del ejército
de Tiridate. Poco después
aparecen Farasmane,
encadenado entre dos
soldados, acompañado por
Fraarte. Todos se detienen
en la orilla opuesta del río
a donde se encuentran
Radamisto y Zenobia)

FRAARTE
¡Soldados, avanzad resueltos
hacia las murallas enemigas,
pero sin orden expresa mía,
no intentéis nada!

ZENOBIA
(Para sí)
¿Qué se propondrán?

RADAMISTO
(Para sí)
Mi padre está con ellos,
veamos lo que sucede.

ZENOBIA
(Para sí)
Esperanza y temor
perturban mi alma

FARASMANE
(Para sí)
¡Oh grandes dioses,
en este momento de peligro
afianzad mi fortaleza
y la virtud de mi hijo!

FRAARTE
El poderoso y noble
monarca de Armenia,
te ordena, Radamisto,
que la ciudad se rinda;
y te promete salir libre de ella.
Pero si te niegas,
yo daré el último asalto,
pero antes, y en tu presencia,
tu padre será ejecutado.

RADAMISTO
¡Qué horrendo destino,
oh estrellas!
Honor y amor ¿qué hacer?

FARASMANE
¡Valor hijo; que una falsa piedad
no te transforme en cobarde!

RADAMISTO
Pero si puedo salvarte
¿por qué no hacerlo, padre?

FARASMANE
Salva tu honor,
y no te preocupes por mi vida.

(Un soldado se pone en actitud de
disparar una flecha para matar a
Farasmane)

FRAARTE
¡Basta! ¡Mátalo!

RADAMISTO
¡No, espera!

ZENOBIA
Radamisto ¿en qué piensas?
¿Quizás en entregarme al tirano?
La muerte de tu padre es inevitable,
sólo veo un remedio a tanto mal.

RADAMISTO
¿Cuál?

ZENOBIA
Mi propia muerte.
Ven, te espero
en la parte más
alejada del palacio,
pues no deseo, esposo,
que puedas cometer
delante de tus soldados
un acto que
pueda parecer cruel
aunque sea necesario.
 
Estoy contenta de morir.
Crueles estrellas, astros tiranos,
para aplacar vuestro furor
haced que vuestra ira
me colme de angustias.
Sí, la muerte
terminará con mi dolor.

(Se marcha)

Escena Sexta

(Farasmane, Radamisto y Fraarte)

FARASMANE
¡Síguela, hijo mío!

RADAMISTO
Pero tu...

FARASMANE
¡No pienses más;
vete y obedece!

RADAMISTO
¡Pero tú morirás!

FARASMANE
¡No te importe!

FRAARTE
(Para sí)
¡Qué gesto de generosidad!

RADAMISTO
¿Me lo ordenas?

FARASMANE
¡Sí, soy tu padre y tu rey;
te lo ordeno! ¡Vete!

RADAMISTO
¡Ah, destino cruel!
Te obedeceré, padre mío, ¡adiós!
¡Heridme
dioses del cielo!
Pero antes vengaros
de ese vil y miserable tirano
que hace sufrir los corazones.
Y después,
defended la justa razón
contra el áspero rigor.

(Se marcha)

Escena Séptima

(Farasmane, Fraarte, Tigrane)

FARASMANE
Y ahora, Fraarte, deja que
tu espada me dé la muerte.

(A una orden de Fraarte,
un soldado se dispone a
matarlo. Entra Tigrane)

TIGRANE
¡Te lo prohíbo!

FRAARTE
Mi corazón tendría que sufrir
una mancha sobre mi nombre
si derramara la sangre de tan noble rey.

TIGRANE
(A los guardias)
Que sea conducido de nuevo a su tienda.
Puedes irte, Farasmane.

FARASMANE
¡Vamos!
El destino me ha salvado hoy,
quizás sea peor mañana.
Son leves las cadenas
para un pecho fuerte que
se mantiene firme en las penas.
¡Sí, sí, triunfaré!
No sé temer al destino;
no sé temer a la muerte,
pues mi corazón
siempre estará insuflado de valor.

(Se marcha)

Escena Octava

(Tigrane y Fraarte)

FRAARTE
Coraje, amigos, ¡a las armas!

TIGRANE
¡Al asalto, guerreros!

FRAARTE
¡Es fácil el triunfo!

TIGRANE
¡Cierta la gloria!

FRAARTE
¡Al asalto!

TIGRANE
¡A la matanza!

FRAARTE, TIGRANE
¡A la victoria!

(Durante el tiempo que suena
una breve melodía, se va al asalto
de la ciudad, mientras tanto se
cambia la escena)

Escena Novena

(Plaza ante el palacio de
Radamisto. Tiridate con
soldados y después Fraarte

TIRIDATE
¡Ya, ya he vencido al enemigo
y triunfo sobre la soberbia Tracia!
Ahora, para ser feliz, sólo me queda
que el amor dé paz a mi tormento.

(Entra Fraarte)

FRAARTE
Tiridate...

TIRIDATE
¿Así cumples las órdenes?
¿Farasmane aún vive
en contra del deseo
de Tiridate?

FRAARTE
El príncipe del Ponto prohibió su muerte.

TIRIDATE
Yo soy tu rey
y soy el único
que dicta y deroga leyes.

Escena Décima

(Tigrane con esclavos, botín,
banderas y los anteriores)

TIGRANE
Señor, antes del puente,
superé las defensas
y sobre los muros planté
la bandera armenia.
Estos esclavos dan eterna fe
de la victoria.

TIRIDATE
¡Pero no veo a Zenobia
ni a Radamisto!

TIGRANE
Pronto los tendrás; mientras tanto,
pido a Farasmane como trofeo.

TIRIDATE
Farasmane vivirá
hasta que yo vea a
Radamisto y Zenobia encadenados.

FRAARTE
(Para sí)
¡Ah, el nombre de Zenobia
despierta en mi corazón
el antiguo amor.

TIRIDATE
Ve, Fraarte,
y tráeme a los dos.
Si intentaran resistirse,
sólo al orgulloso Radamisto
hazle sentir mi furor
con su muerte.
Salva a la otra,
a la del bello rostro.

(Para sí)
 
¡Ah, casi digo amor!

FRAARTE
(Para sí)
Si puedo conseguir a esa belleza
mi corazón no aspirará
a nada más.

(En voz alta)
 
No permitas nunca
que mi corazón abandone
los lazos de compasión
para con esa sublime belleza.

(Se marcha)

Escena Undécima

(Tiridate, Tigrane y Polissena)

TIRIDATE
¿Y ahora?
Otros parecen seguir
Los pasos de mi corazón.
La ira feroz me corroe.
¡Vayamos!

TIGRANE
¡Estoy a tu lado!

POLISSENA
(Agarrando a Tiridate)
¡Detente!
¿A dónde te lleva tu injusta ira?

TIRIDATE
(se suelta de Polissena)
¡A la muerte, a la matanza,
o a la victoria!

POLISSENA
(Vuelve a agarrarlo)
¿Consideras una victoria,
crees que es glorioso
derramar
la inocente sangre
de mi hermano?

TIRIDATE
¡Príncipe, vamos!
¡Mujer, tú quédate y calla!

(Se suelta de nuevo
de Polissena y sale)

Escena Duodécima

(Polissena y Tigrane)

POLISSENA
¡Cuánto debo, oh Tigrane,
a tu buen corazón!
Tú, que salvaste a mi padre,
sé generoso de nuevo
y salva a mi hermano.

TIGRANE
Reina, lo que he hecho,
lo que haré,
lo considero mi deber.

POLISSENA
¡No te demores!
El peligro de Radamisto
te pide ir en su búsqueda.

TIGRANE
Amor y fidelidad,
junto con tu deseo,
apresurarán mis pasos.

(Se marcha)

Escena Decimotercera

(Polissena sola)

POLISSENA
De impuro fuego
está encendida
el alma de Tiridate.
Ante mis propios ojos
sus pasiones arden...
Pero conviene disimular
la deshonra y humillaciones.
Tras la turbulenta tormenta
el día amanece más sereno;
al igual que las estrella
son más brillantes
en el seno de la noche oscura.

(Se marcha)

Marcha

Rigodón I y II
 

 
ACTO  SEGUNDO


Escena Primera

(Campiña bañada por el río
Arasse; por una parte ruinas
de edificios antiguos, entre los
cuales una cueva. Radamisto y
Zenobia salen de la cueva)

ZENOBIA
Esposo, mis pies vacilan,
me falta el vigor.
En este lugar solitario
deja que descansen mis miembros.

RADAMISTO
Dulce bien mío, siéntate aquí.

ZENOBIA
Aquí puedo descansar.

RADAMISTO
Miraré alrededor por si hay
alguien oculto en estos lugares

ZENOBIA
¿Cuándo, despiadada suerte,
dejará mi alma de sufrir?

RADAMISTO
¡Oh, cruel cielo, ya veo en la cima
de aquella colina gente
que nos puede descubrir!

ZENOBIA
¡Ah, dioses!
Esposo ¿qué podemos hacer?

RADAMISTO
No sé...

ZENOBIA
¿Este es el fin?

RADAMISTO
¡Veo a los enemigos acercarse!

ZENOBIA
¡Estoy resuelta a morir
antes que caer en manos del tirano!
¡Rápido, Radamisto,
espíritu generoso, mátame aquí!

RADAMISTO
¡Ah, jamás!

ZENOBIA
¿Qué piensas?

RADAMISTO
¡Omnipotentes dioses del cielo,
inspirar en mi corazón un plan,
no ya para salvar la vida
sino el honor!

ZENOBIA
¿Por qué tardas?
He aquí la espada.

RADAMISTO
Con un acto tan terrible
siento temblar el corazón,
los sentidos y mi sangre.

ZENOBIA
Entones
¿Zenobia será presa de un tirano?

RADAMISTO
¡Dura realidad!
¡Valor, coraje!
Pues bien... ¡te mato!
¡Oh, dioses!

(La hiere ligeramente cayéndosele
la espada de la mano)

ZENOBIA
¡Eres un cobarde!
Mi fuerte espíritu
asumirá el riesgo.
Si de verdad me amas,
si estas, mis últimas palabras,
te llegan al corazón;
si deseas que entre las sombras
de allí abajo encuentre reposo...
¡venga mi muerte y vive!
¡Oh esposo!

(Se lanza al río)

Escena Segunda

(Radamisto, luego
Tigrane con soldados)

RADAMISTO
(Corriendo hacia el río
donde se ha tirado Zenobia)
¡Ay de mi! ¡Detente! ¡Oh, dioses!
Si he perdido a mi bien,
pierda yo también la vida!
Pero antes de que yo caiga muerto,
vuestra sangre, villanos, será ofrecida
a aquella sombra adorada.

TIGRANE
¡Cobardes, atrás!
¿Dónde aprendisteis que tantos
ataquen a un solo hombre?

(Todos se retiran a una señal de Tigrane)

RADAMISTO
Generoso enemigo,
un acto tan grande me vence.
A ti me rindo... Soy Radamisto.

TIGRANE
¿A mí te entregas?
No tendrás que quejarte.
¡Vámonos!

RADAMISTO
Evita que el cruel Tiridate
cometa un gran delito.
Antes de entregarme a él,
dame tú la muerte.

TIGRANE
A tu hermana Polissena
pienso entregarte en secreto

RADAMISTO
(Para sí)
El tirano me conoce,
allí podré matarlo.

TIGRANE
¿Qué piensas?
¿Crees que te engaño?

RADAMISTO
Te sigo a donde el destino me guía
y Radamisto confía en tu virtud.

(Para sí)
 
Sombra de mi querida esposa
¡ah, reposa
y gozosamente espera
la venganza que haré!
Después firme, donde tu estés
me verás llegar
y gozoso te abrazaré.

(Se marcha)

Escena Tercera

(Fraarte, Zenobia, con la ropa
descompuesta, y soldados)

FRAARTE
Bella, mitiga la gran ansiedad
que tus lágrimas,
provocan a mi corazón...

ZENOBIA
¿Aplacar mi angustia?
¿Refrenar el llanto?

FRAARTE
Estas perlas que te caen
despiertan en mi corazón
no tanto compasión
como amor y fidelidad.

ZENOBIA
¡Ah, sólo pensar
estar en manos del pérfido tirano,
es un tormento y una angustia
mayor que miles de muertos!

FRAARTE
Zenobia,
si fueses piadosa con mi amor,
mi sangre derramaría en tu defensa.

ZENOBIA
¡Oh, cielos! ¡Oh, dioses!
¿No eres tú el hermano del tirano?
¿Y debo creerte?

FRAARTE
Alma gentil, ¡vamos!
pues debes descansar
tras esta dura prueba.
Allá, en las regias estancias,
oirás cuanto languidezco
y muero por ti.
Me verás pronto a tus pies...

ZENOBIA
¡Ay!
¿Por qué, oh dioses,
por qué no me dejaste, cruel,
morir en el agua y me salvaste?

FRAARTE
Porque te adoro demasiado, ídolo mío.
Sigue, bella, mis pasos.
¡Debo irme, adiós!

(Sale Fraarte pero quedan los guardias)

ZENOBIA
Ya que no puedo morir,
Furias del ciego abismo,
¡acompañadme en mi dolor!
A mi estáis unidas
y a atormentar venís
al vil tirano de este corazón.

(Sale con los guardias)

Escena Cuarta

(Jardín real, con glorieta y césped.
Tiridate y después Fraarte)

TIRIDATE
El destino me ha sonreído
en el campo de Marte,
pero no estaré satisfecho
si no puedo conseguir
a la mujer amada
causa de mi tormento.

FRAARTE
Señor...

TIRIDATE
¿Qué noticias traes?

FRAARTE
Zenobia está en tu poder.

TIRIDATE
Querido Fraarte,
¡felicísimo día!
¿Dónde la encontraste?

FRAARTE
En la orilla del Ar
asse.

TIRIDATE
¿En el agua?

FRAARTE
Y ligeramente
herida en un brazo.

TIRIDATE
¡Cielos!
¿Qué villano fue tan osado?

FRAARTE
Radamisto.

TIRIDATE
¡Inicuo e inhumano!

FRAARTE
Tras un breve descanso, vendrá.

TIRIDATE
(A los soldados)
Venga también ella.
¡Cuánto te debo, querido!
Ve Fraarte, y espera
el digno premio
de tu acción.

FRAARTE
Señor, no te muestres ingrato
al favor con el que el destino
te ha bendecido.
Verás a esa belleza
brillar encantadora y bella
y entonces verás
qué hermoso es ese rostro.

(Se marcha)

Escena Quinta

(Zenobia con soldados, y Tiridate,
después Fraarte alejado

ZENOBIA
Aquí me tienes,
soy la presa
de tu orgulloso triunfo;
y también
tu mayor enemiga.

TIRIDATE
Zenobia, mi triunfo
y el más querido de mis trofeos
los llevas en tus ojos.

ZENOBIA
En mis ojos sólo veo
llanto y luto.

(Fraarte entra en escena sin ser visto)

TIRIDATE
No has perdido el reino
sino que permanece
unido al vasto
imperio de Armenia.

FRAARTE
(Para sí)
¡Mi rival es mi hermano!
¡Maldita suerte!

ZENOBIA
Donde mi esposo no está
no soy reina.
Nunca más podré reinar.

TIRIDATE
(Para sí)
No quiero enojarla.

(A Zenobia)
 
Tu bien y mi amor
te aconsejarán
sensatamente.

FRAARTE
(Para sí)
¡Ah, me habéis traicionado,
estrellas crueles!

ZENOBIA
En vano...

TIRIDATE
No hablemos más;
habrá tiempo...

ZENOBIA
¡Que aumentará mi desprecio!

TIRIDATE
... de poner a tus pies,
a Tiridate y el reino.
Sí, te rendirás
cuando veas
lo fiel que es mi corazón;
y quizás el gran regalo
de un trono tan sublime,
te hará ser menos cruel.

(Se marcha)

Escena Sexta

(Zenobia y Fraarte)

ZENOBIA
No veo ningún signo
de esperanza para mi aflicción.

FRAARTE
Sin ser visto he escuchado,
Zenobia amada,
que despreciabas el amor
que por ti siente
el corazón de Tiridate.

ZENOBIA
Te desprecio a ti, a él,
y a todo lo que venga de vosotros,
crueles tiranos.

FRAARTE
Escucha, yo no soy
el culpable de tu desgracia,
bella cruel.

ZENOBIA
No oigo tus disculpas.

FRAARTE
Pero si rompo tus cadenas,
si vengo tus injusticias y las mías,
entonces,
¿qué dirías?

ZENOBIA
Diría que sólo Radamisto
es mi bien,
mi consuelo
y que no saber
de su suerte
me trae más agonías
que la misma muerte.

FRAARTE
¡Obstinada lealtad!

ZENOBIA
Mi corazón ya ha sufrido demasiado,
dioses del cielo, con tanto dolor.
Devolvedme a mi dulce amor
o traed la muerte a mi corazón.

(Se marcha)

FRAARTE
Márchate, ídolo mío,
siempre sorda a mis llantos.
¿Qué esperar?
¿Qué anhelar?
El hermano la adora;
el rey es mi rival;
ella me rehúye
y sólo piensa en su esposo.

(Tras unos segundos pensativo)
 
¿Es posible que se
apiade de mi corazón?
El amor siempre vence
con gentileza y dulzura,
y así espero aplacar
aquel querido rostro
que el corazón me niega.
Para hacerse amar
son demasiados queridos,
para mi fortuna,
los encantadores ojos
que me hacen sufrir.

(Se marcha)

Escena Séptima

(Tigrane y Radamisto vestidos de
simples soldados, después Polissena)

TIGRANE
Este bello jardín conduce
a las reales estancias
de tu querida hermana...
¡Pero he aquí que ella
viene hacia nosotros!

(Entra Polissena)
 
¡Feliz anuncio mi reina!
Zenobia quería morir antes en el Ar
asse
que caer en las manos de Tiridates;
y bajo disfraz aquí te presento a Radamisto.

POLISSENA
¡Príncipe generoso!
No oso decirte
cuanto te debe mi corazón.

TIGRANE
Destino, cielo y amor
prometen a tu corazón
alegría y contento.
Que la angustia se desvanezca,
venza la alegría
y huya la aflicción.

(Se marcha)

Escena Octava

(Radamisto y Polissena)

POLISSENA
Adorado hermano.
Cuanto más feliz
te tendría entre mis brazos
si el temor a tu captura
no tuviese en duda
a mi corazón.

RADAMISTO
Solo deseo
que me guíes oculto
a donde yace el tirano.

POLISSENA
¡Oh, estrellas!

RADAMISTO
Y si no os salvo a todos
de ese monstruo,
que toda la ira del cielo
caiga sobre mi cabeza.

POLISSENA
Me verás morir por ti
si mi marido
amenaza tu vida;
pero si tu intención
es la de acortar sus días,
ofreceré por él
mi último aliento.

RADAMISTO
¿Morir por un tirano?
¿Por quien ofende
a la naturaleza y al amor?
¿Por quien tiene
entre cadenas a Farasmane?
¿Por quien insulta a mi honor?
¿Por quien quiere mi muerte?
¿Temer por él?
¿Amar a un bárbaro, a un infame?

POLISSENA
Así lo pide mi amor;
así lo demanda mi deber.

RADAMISTO
¡Vete, hermana ingrata,
vete y salva de la muerte
a tu cruel consorte
que te traiciona!
A mí me verás morir
y con ello gozará
tu despiadado corazón.

(Se marcha)

Escena Novena

(Polissena sola)

POLISSENA
Entre el hermano y el esposo
¿Cómo elegir?

(Queda pensativa un momento)
 
Sí, haré lo que debo
salvando a aquél
de un gran peligro.
Mi alma
nunca será
cruel con nadie.
Moriría antes que ser
infiel a mi esposo.

(Se marcha)

Escena Décima

(Sala real, Tiridate y Zenobia,
luego Tigrane con servidores y
un soldado que lleva las ropas
de Radamisto)

TIRIDATE
Traed aquí dos sillas.

ZENOBIA
Deja que viva en paz.

TIRIDATE
¡Cruel,
devuélveme la paz!

ZENOBIA
Deja que viva fiel
a mi Radamisto.

(Traen las sillas)

TIRIDATE
¡Fiel! ¿Quién más que yo?
Sentémonos querida.

(Cuando van a sentarse
los interrumpe Tigrane)

TIGRANE
Mi señor, señora;
Radamisto ha muerto.

TIRIDATE
¿Qué? ¿Ha muerto Radamisto?

ZENOBIA
¿Ha muerto mi esposo?

TIGRANE
Estos reales vestidos
os darán cuenta de su destino.

ZENOBIA
¡Qué veo!
La capa... su yelmo...
¡y su espada!
¡Ay esposo!

TIGRANE
Un siervo fiel recogió
sus desconsoladas,
sus últimas palabras.
Él os dirá todo
lo que ha sucedido.

ZENOBIA
¿Y no muero?

(Caer en una silla y se tapa
los ojos con un pañuelo)

TIRIDATE
Que venga el siervo.
A ti te debo, Tigrane,
el honor de mi victoria
y de mi placer.

TIGRANE
Quien sirve a la amistad,
sirve al deber.

(Se marcha)

Escena Undécima

(Radamisto, Zenobia y Tiridate)

RADAMISTO
(Para sí)
Un inocente engaño
hace sonreír al cielo.

TIRIDATE
¿Eres de Radamisto,
mensajero o siervo?

RADAMISTO
Me llamo Ismeno
¡oh, gran gobernador de Armenia!

ZENOBIA
(Para sí)
¡Oh dioses,
esa voz me saca de mi dolor!

RADAMISTO
Por muchos años
he tenido el honor de mostrar
lealtad a mi príncipe, y ahora,
aunque él esté muerto,
todavía vive en mi corazón
y respiro su espíritu.

TIRIDATE
¡Siervo fiel!

ZENOBIA
(Para sí)
¡Sí, es él!¡Oh, esposo!

TIRIDATE
Háblale a la bella;
que yo observaré y escucharé.

RADAMISTO
He aquí, ilustre señora,
el corazón de Radamisto.
Él a tus pies se postra-

(Se arrodilla)
 
y por boca de Ismeno así te dice:

“Querida y adorada esposa,
si esta mano empuñó la espada
contra tu casto pecho;
si este espíritu fiel
no tuvo el valor de seguirte
al agua y morir contigo,
perdóname, te lo ruego”

ZENOBIA
¡Levántate mi fiel y habla!

(A Tiridate)
 
Ahora que el esposo ha muerto,
sólo en Ismeno encontraré consuelo.

RADAMISTO
Con aquél hilo de vida
que podía darle el amor,
siguió diciendo:

“Si bien eres esclava
en manos del más fiero
y vil enemigo mío
guárdame tu amor y tu fe.
Odia, desprecia a un tirano,
a mi perverso asesino y...”

TIRIDATE
¡Basta!
Hablas demasiado audazmente.

RADAMISTO
Eso dijo antes de expirar.

ZENOBIA
¿Expiró el esposo?
No puedo, ¡ay de mi!,
refrenar el llanto.

(finge que está llorando)

TIRIDATE
(Para sí)
¡Qué gran placer
me produce su muerte!

ZENOBIA
(A Tiridate)
¡Vil y perverso corazón!

(A Radamisto)


¡Querido y fiel Ismeno!

(A Tiridate)
 
¡Sáciate con mi dolor!

(A Radamisto)
 
Al muerto
le sabré ser fiel.

(A Tiridate)
 
No esperes nada de mi.

(A Radamisto)
 
Sólo para mi ídolo...

(A Tiridate)
 
¡Déjame llorar!

(A Radamisto)


...guardaré el noble deseo
del amor.

TIRIDATE
Escucha Ismeno:
su esposo ha muerto;
amo a Zenobia;
ella me desprecia y me huye.
Si tú consigues
doblegarla a mis súplicas
te espera una digna recompensa.

(A Zenobia)
 
Te dejo, mi bien,
pero piensa que jamás
he sentido un amor impuro.

(Se marcha)

Escena Duodécima

(Radamisto y Zenobia)

ZENOBIA
¡Oh, día feliz!
¡Nunca creí
volver a verte!

RADAMISTO
¡Luz de mi vida!
¡Y cuál es mi alegría
de volverte a ver!

ZENOBIA
Temo por ti,
temo que algún enemigo
¡oh, dioses! te descubra
y seas víctima
del furor del tirano.

RADAMISTO
El cielo nunca deja
abandonada a la inocencia.

ZENOBIA
A pesar de nuestro
adverso y cruel destino
¡goza de mi abrazo!

RADAMISTO
¡Y tú del mío!

RADAMISTO, ZENOBIA
Si en ti vive mi corazón,
si contigo vive mi corazón,
querido/a, que al menos
no te abandone tu constancia.
Puede caer el mundo entero,
puede faltar la luz del sol,
pero nunca vacilará mi pie.

(Se marchan)

Pasacalle

Giga



ACTO  TERCERO


Escena Primera

(Patio del palacio real.
Tigrane y Fraarte)

TIGRANE
Cansado de sufrir a un rey
tan cruel con todos,
elevo mi pensamiento
hacia una empresa
gloriosa y justa.

FRAARTE
Los mismos sentimientos
me llevan a la misma solución.

TIGRANE
El cielo te lo ofrece.
Yo moveré mis tropas
y tú a los armenios.

FRAARTE
¿Pueden convivir virtud y traición?

TIGRANE
No es mi intención despojar a Tiridate
ni de su vida ni de su trono;
pero sí obligarle a ser más justo
y hacer ver al ciego amante.

FRAARTE
¡Hágase pues; a trabajar!
Levantemos las armas
y que el cielo nos favorezca.
Que se rinda aplacado
un vil y cruel corazón.

(Se marcha)

Escena Segunda

(Tigrane solo)

TIGRANE
Sé bien que mi amor
será infeliz;
pero generoso,
expondré mi vida
por Polissena
para aliviarla
en su sufrimiento.
Con vana esperanza
encuentro felicidad
llevando placer a ese corazón
que es la causa de mi sufrir.
Movido por mi constancia,
ese adorado rostro
al fin podrá cambiar
y quizá tenga piedad de mí.

(Se marcha)

Escena Tercera

(Estancia real.
Radamisto y Zenobia)

RADAMISTO
No temo, ídolo mío,
por tu buen corazón;
temo por un inicuo amor.
Mi justificado temor,
es un indivisible compañero
que está siempre a tu lado.

ZENOBIA
Si el impío te reconoce,
¡pobre de mi!

RADAMISTO
¿Quién podrá descubrirme?

ZENOBIA
Al menos no dejes que Tiridate
te vea a menudo conmigo.

RADAMISTO
Me esconderé ahí.
Para mi tranquilidad,
seré testigo de tu constancia.

ZENOBIA
¡Oh, dioses!
¡Temo la violencia de tu amor!

RADAMISTO
No, incluso un amor extremo
puede ser cauto.
Dulce bien, jamás te dejaré.
De tu corazón
obtendré la victoria,
y de tu amor el triunfo.

(Se marcha)

Escena Cuarta

(Tiridate con séquito y Zenobia)

TIRIDATE
Bellísima reina de Tracia
de Armenia y de mi corazón!
¡Bellísima reina!

(Un paje sostiene una bandeja
de oro con una corona y un cetro)
 
Aquí est
á tu cetro,
tu trono y tu corona.
Aquí, ¡oh, adorado rostro!
aquí está tu Tiridate,
tu amante y esposo.

ZENOBIA
¿Qué demonio, qué furia
te inspiró este vil,
perverso e inicuo plan?

TIRIDATE
¡Ah, aplaca tu ira
y fija tu mirada
en estos símbolos reales
prometidos.

ZENOBIA
Símbolos de maldad
y despojos de infamia.
¡Os odio y os detesto;
os arrojo al suelo
y os pisoteo!

TIRIDATE
¡Tanto ardor!

ZENOBIA
¡Tanto exceso!

TIRIDATE
¡No provoques que el rey
prevalezca sobre el amante!

ZENOBIA
No veo en Tiridate
ni al amante ni al rey,
¡veo al tirano!

TIRIDATE
(Intenta agarrarla)
¡Y el tirano triunfa!

ZENOBIA
Antes...

TIRIDATE
Demasiado tarde

ZENOBIA
¡Oh dioses, esposo,
cielo, fulminadlo!

Escena Quinta

(Radamisto, espada en mano;
Polissena por una parte y
Farasmane por otra)

RADAMISTO
¡Estoy junto a ti!
¡Muere pérfido!

(Se lanza sobre Tiridate pero
Polissena se interpone)

POLISSENA
¡Antes de alcanzarle a él,
deberás atravesar mi pecho!

FARASMANE
¿Por qué impides la justa venganza
de Radamisto, hija indigna?

TIRIDATE
¿Qué es esto?

POLISSENA
¡Ah padre!
¡Ah Radamisto!
¡Ah, esposo!

FARASMANE
(Para sí)
¿Qué ha dicho? ¡Ay de mí!

TIRIDATE
¿Así soy traicionado?
¿Tu eres Radamisto?

RADAMISTO
Sí, soy Radamisto;
y he venido
para castigar tus crímenes,
para vengar los ultrajes
que me has hecho.

ZENOBIA
(Para sí)
¡Oh dioses, proteged a mi esposo!

TIRIDATE
¡Basta! Que el alma de este miserable
caiga a mis pies.
¡Que muera!

FARASMANE
¡Hijo, estoy contigo!

TIRIDATE
¡Atrás!
O Farasmane morirá con él.

RADAMISTO
Padre ¿qué haces?
Tú aumentas mi peligro.

ZENOBIA
Señor, si mi llanto...

TIRIDATE
¡Quiero su sangre!

POLISSENA
(Arrodillándose ante Tiridate)
Mi rey, Tiridate mío,
escucha y ve
quien te besa la mano
y quien te ruega.
Soy Polissena.
No diré tu esposa,
diré la que fue tu escudo,
la que salvó tu vida.
Te pido por
mi hermano y mi padre;
y si quieres sangre,
toma la mía.

TIRIDATE
¡Basta mujer!
Te doy el padre,
sí, te lo doy,
que esto te baste... ¡Vete!

POLISSENA
Partiré, sí.
Pero si matas a mi padre
y asesinas a mi hermano,
entonces, teme a Polissena
pues será tu enemiga
implacable...

TIRIDATE
¡Vete, obedece!
¡Que muera Radamisto!

POLISSENA
¡Cruel!
Me iré, pero pronto
mi amor
se transformará
en furia;
y cuando regrese
tu falsedad y desprecio
serán castigados.

(Se marcha)

Escena Sexta

(Tiridate, Radamisto,
Farasmane y Zenobia)

TIRIDATE
¡Que le siga Farasmane!

FARASMANE
Deseo morir contigo, hijo mío.

RADAMISTO
Déjame morir solo, padre.

ZENOBIA
¡Sin mí no moriréis!
A estas víctimas inocentes
me uno yo,
pues soy la culpable
de tu indignación y de tu amor.

TIRIDATE
¡Zenobia, por fin adviertes
mi bondad y clemencia!
Perdonaré a Radamisto
con tal de que seas mi esposa.
Allí, en el gran templo,
debes traerle a Tiridate
o tu mano o su cabeza.
¡La esperanza de mi corazón
levanta el vuelo!
Si satisfaces mi deseo,
mi severidad desaparecerá.

(Se marcha)

Escena Séptima

(Zenobia y Radamisto)

ZENOBIA
¿La cabeza de Radamisto?
¡Cógela y también la mía,
despiadado monstruo!

RADAMISTO
¡Oh leal, oh querida!
¡Adiós Zenobia, separarme de ti
me duele más que
separarme de mi propia vida!

ZENOBIA, RADAMISTO
¡Adiós!
Nos uniremos en los Campos Elíseos.
¡Ídolo mío!

ZENOBIA
Entonces, ¡oh, dioses!
¿debo dejarte?
dulce esperanza de mi alma.
¡Cielo, ten piedad de mi dolor!
¿Cómo puedo abandonarte si tú
eres la paz de mi corazón
y la vida de mi amor?

(Se marcha)

RADAMISTO
¡Oh, dioses!
Ve Zenobia, pero sin ti
quedo cual navegante
en fiera tormenta
sin la guía de su fiel estrella.
Cual nave perdida
entre bajíos y tormentas,
sin luz, ni puerto.
Así, sin ayuda,
entre dolores funestos,
no encontrará consuelo
mi pobre corazón.

(Se marcha)

Escena Octava

(Templo. Tiridate y Farasmane)

TIRIDATE
En este templo,
rodeado de magnífica pompa,
Zenobia será mía.

FARASMANE
Pompa y esplendor no tienen
poder sobre un corazón generoso.

TIRIDATE
¿Me despreciará?
La sangre de Radamisto
será mi venganza
y su horror.

Escena Novena

(Zenobia y los anteriores)

ZENOBIA
¿Mi horror?
La infamia será tu remordimiento.

TIRIDATE
¿Otra vez?
¿Así abusas de mi bondad?

ZENOBIA
Respondo como siempre he hecho:
como enemiga de Tiridate
y esposa de Radamisto.

TIRIDATE
Entonces... ¡muera Radamisto!

ZENOBIA
¡Y Zenobia con él!

Escena Décima

(Radamisto y los anteriores,
después Polissena)

RADAMISTO
¿Morirá también Zenobia?

ZENOBIA
¿Acaso podría sobrevivir
a tu muerte?

(Entra Polissena)

POLISSENA
(Justo llego a tiempo)
¡Tiridate!

TIRIDATE
¿Otra vez aquí, mujer temeraria!

POLISSENA
Escucha las noticias que trae
la temeraria mujer
y tiembla por ello.
Cansados de tus crímenes
se han levantado las armas
Tigrane y Fraarte.

TIRIDATE
¿Qué?

POLISSENA
Los ciudadanos han abierto
las puertas a los soldados.

TIRIDATE
¡Oh, dioses!

POLISSENA
El templo está ya
completamente rodeado.

ZENOBIA
Respiro.

FARASMANE
¡Ah, Polissena!

TIRIDATE
¡Amigos, a las armas,
venid en mi defensa!

(Los guardias de Tiridate huyen)
 
¿Adónde vais?
Traidores,
¿abandonáis a vuestro rey?
Soy Tiridate
y sobre el trono que alcancé
por mi valor, y no por la suerte,
sabré reinar y morir
como un valiente.

(Cuando va a salir de escena es retenido)

Escena Undécima

(Tigrane, Fraarte con
soldados y los anteriores)

FRAARTE
¡Deteneos, mis fieles!

TIGRANE
¡Frenad la ira, amigos!

TIRIDATE
¡Ah, traidor amigo
y vil hermano!
¿Qué hacéis?
Venid, ya que me habéis
quitado el trono,
he aquí mi espada,
¡quitadme la vida

(Arroja la espada al suelo)

TIGRANE
(A Farasmane)
Señor, este es tu trono.

FARASMANE
Te cedo el puesto, hijo,
pero no te dejes llevar
por la venganza
a las injurias que te ha hecho.

RADAMISTO
Obedezco, padre.
Polissena, ¡perdona a Tiridate!

POLISSENA
(Corre hacia Tiridate)
¡No puedo resistir más!

TIRIDATE
¡Oh, cuánta virtud ofendí!
Generosos enemigos,
no merezco tal perdón.
Sí, reconozco mis errores.
Querida, estoy confuso, haces
que me avergüence de mí mismo

RADAMISTO
Tiridate y Polissena
reinarán en Armenia como antes.

TIRIDATE
Con tu proceder
me enseñas a reinar.
¡Tigrane y Fraarte
os estrecho entre mis brazos!

RADAMISTO
¿Y tú, querida Zenobia?

ZENOBIA
¡Amado Radamisto!

RADAMISTO, ZENOBIA
Ahora que te he encontrado,
cesarán todas mis angustias,

Dúo
 
No tendré más angustias, no,
en brazos de mi bien.
Con el exceso de placer
el corazón olvida sus penas,
al igual que el marinero,
al volver a puerto,
olvida las angustias
que padeció.

ZENOBIA
¡Que todos gocen
y festejen este día!

RADAMISTO
¡Y que el corazón
haga danzar a los pies!

ZENOBIA
Esposo mío,
tú eres de mi corazón...

RADAMISTO
...y tú mi alma...

RADAMISTO, ZENOBIA
...dulce refugio.

CORO
Un día tan feliz
no puede desearse,
no puede esperarse.

ZENOBIA, RADAMISTO
La estrella Más bella
en el cielo lo marcó.

POLISSENA, TIRIDATE
¡La sonriente aurora lo anunció!

FRAARTE, TIGRANE
¡Y el sol naciente lo adornó de rayos!
 
 

Traducido y digitalizado por:
Miguel Mercé 2023