NORMA

 

Personajes

NORMA

POLLIONE

ADALGISA

OROVESO

CLOTILDE

FLAVIO

Sacerdotisa del templo de Irminsul

Procónsul de Roma en las Galias

Joven sacerdotisa de Irminsul.

             Jefe de los druidas, padre de Norma        

Confidente de Norma

Centurión romano, amigo de Pollione

Soprano

Tenor

Mezzosoprano

Bajo

Mezzosoprano

Tenor

 

La acción tiene lugar en las Galias, durante la época de la ocupación romana, alrededor del año 50 a.C.

 

ATTO PRIMO


Scena Prima

(Foresta sacra de' druidi. In mezzo 
la quercia d'Irminsul, al piè della quale 
vedesi la pietra druidica che serve d'altare.
Colli in distanza sparsi di selve. È notte; 
lontani fuochi trapelano dai boschi.
Al suono di marcia religiosa diffilano 
le schiere de' Galli, indi la processione 
de' Druidi. Per ultimo Oroveso coi 
maggiori Sacerdoti.)

OROVESO
Ite sul colle, o druidi,
Ite a spiar ne' cieli
Quando il suo disco argenteo
La nuova Luna sveli!
Ed il primier sorriso
Del virginal suo viso
Tre volte annunzi il mistico
Bronzo sacerdotal!

DRUIDI
Il sacro vischio a mietere
Norma verrà?

OROVESO
Sì, Norma, sì verrà.

DRUIDI
Verrà, verrà.

OROVESO
Sì, sì.

DRUIDI
Dell'aura tua profetica,
Terribil Dio, l'informa!
Sensi, o Irminsul, le inspira
D'odio ai Romani e d'ira,
Sensi che questa infrangano
Pace per noi mortal, sì!

OROVESO
Sì. Parlerà terribile
Da queste quercie antiche,
Sgombre farà le Gallie
Dall'aquile nemiche,
E del suo scudo il suono,
Pari al fragor del tuono,

OROVESO E DRUIDI
Nella città dei Cesari
Tremendo echeggerà!

DRUIDI
E del suo scudo il suono, ecc.

OROVESO
Pari al fragor, ecc.

(Tutti s'avviano nell'interno 
della foresta)

OROVESO E DRUIDI
(di dentro, perdendosi)
Luna, t'affretta sorgere!
Norma all'altar verrà!
O Luna, t'affretta!

(Escono quindi da un lato Flavio e Polline
guardinghi e ravvolti nelle loro toghe.)

POLLIONE
Svanir le voci!
E dell'orrenda selva
Libero è il varco.

FLAVIO
In quella selva è morte
Norma tel disse.

POLLIONE
Profferisti un nome
Che il cor m'agghiaccia.

FLAVIO
Oh, che di' tu?
L'amante!
La madre de' tuoi figli!

POLLIONE
A me non puoi far tu rampogna,
Ch'io mertar non senta.
Ma nel mio core è spenta
La prima fiamma,
E un Dio la spense,
Un Dio nemico al mio riposo
Ai piè mi veggo l'abisso aperto,
E in lui m'avvento io stesso.

FLAVIO
Altra ameresti tu?

POLLIONE
Parla sommesso;
Un'altra, sì; Adalgisa;
Tu la vedrai;
Fior d'innocenza e riso,
Di candore e d'amor.
Ministra al tempio
Di questo Dio di sangue,
Ella v'appare
Come raggio di stella in ciel turbato.

FLAVIO
Misero amico! E amato Sei tu del pari?

POLLIONE
Io n'ho fidanza.

FLAVIO
E l'ira non temi tu di Norma?

POLLIONE
Atroce, orrenda 
me la presenta Il mio rimorso estremo;
Un sogno...

FLAVIO
Ah! Narra.

POLLIONE
In rammentarlo io tremo.
Meco all'altar di Venere
Era Adalgisa in Roma,
Cinta di bende candide,
Sparsa di fior la chioma;
udia d'Imene i cantici,
Vedea fumar gl'incensi,
Eran rapiti i sensi
Di voluttade e amore.
Quando fra noi terribile
Viene a locarsi un'ombra
L'ampio mantel druidico
Come un vapor l'ingombra;
Cade sull'ara il folgore,
D'un vel si copre il giorno,
Muto si spande intorno
Un sepolcrale orror.
Più l'adorata vergine
Io non mi trovo accanto;
N'odo da lunge un gemito
Misto de' figli al pianto;
Ed una voce orribile
Echeggia in fondo al tempio
"Norma così fa scempio
D'amante traditor!"

(Squilla il sacro bronzo.
Trombe di dentro)

FLAVIO
Odi? I suoi riti a compiere
Norma dal tempio move.

DRUIDI
(lontani)
Sorta è la Luna, o druidi.
Ite, profani, altrove,
Ite altrove, ite altrove!

FLAVIO
Vieni;

POLLIONE
Mi lascia.

FLAVIO
Ah, m'ascolta!

POLLIONE
Barbari!

FLAVIO
Fuggiam;

POLLIONE
Io vi proverrò!

FLAVIO
Vieni; Fuggiam;
Scoprire alcun ti può.

POLLIONE
Traman congiure i barbari,
Ma io li preverrò!

FLAVIO
Ah! Vieni, fuggiam
Sorprendere alcun ti può.

DRUIDI
(lontani)
Ite, profani, altrove.

POLLIONE
Me protegge, me difende
Un poter maggior di loro
È il pensier di lei che adoro,
È l'amor che m'infiammò.
Di quel Dio che a me contende
Quella vergine celeste,
Arderò le rie foreste,
L'empio altare abbatterò.

FLAVIO
Vieni, vieni.

DRUIDI
(sempre lontani)
Sorta è la Luna, o druidi.
Ite, profani, altrove,
Ite altrove.

POLLIONE
Traman congiure i barbari,

FLAVIO
Scoprire alcun ti può;
Vieni ; Fuggiam;

POLLIONE
Ma io li preverrò!
Me protegge, me difende, ecc.

(Pollione e Flavio partono rapidamente.
Druidi dal fondo, Sacerdotesse, 
Guerrieri, Bardi, Sacrificatori, 
e in mezzo a tutti, Oroveso.)

CORO
Norma viene: le cinge la chioma
La verbena ai misteri sacrata;
In sua man come luna falcata
L'aurea falce diffonde splendor.
Ella viene, e la stella di Roma
Sbigottita si copre d'un velo;
Irminsul corre i campi del cielo
Qual cometa fioriera d'orror.

(Entra Norma in mezzo alle sue ministre. 
Ha sciolto i cappelli, la fronte circondata 
di una corona di verbena, ed armata la mano 
d'una falce d'oro. Si colloca sulla pietra 
druidica, e volge gli occhi d'intorno come 
ispirata. Tutti fanno silenzio.)

NORMA
Sediziose voci, voci di guerra
Avvi chi alzarsi attenta
Presso all'ara del Dio?
V'ha chi presume
Dettar responsi alla veggente Norma,
E di Roma affrettar il fato arcano?
Ei non dipende, no, non dipende
Da potere umano.

OROVESO
E fino a quando oppressi
Ne vorrai tu?
Contaminate assai
Non fur le patrie selve
E i templi aviti
Dall'aquile latine?
Omai di Brenno oziosa
Non può starsi la spada.

UOMINI
Si brandisca una volta!

NORMA
E infranta cada.
Infranta, sì, se alcun di voi snudarla
Anzi tempo pretende.
Ancor non sono della nostra vendetta I dì maturi.
Delle sicambre scuri
Sono i pili romani ancor più forti.

OROVESO E UOMINI
E che t'annunzia il Dio?
Parla! Quai sorti?

NORMA
Io ne' volumi arcani leggo del cielo,
In pagine di morte
Della superba Roma è scritto il nome.
Ella un giorno morrà,
Ma non per voi.
Morrà pei vizi suoi,
Qual consunta morrà.
L'ora aspettate, l'ora fatal
Che compia il gran decreto.
Pace v'intimo ;
E il sacro vischio io mieto.

(Falcia il vischio; le Sacerdotesse lo 
raccolgono in canestri di vimini; Norma 
si avanza e stende le braccia al cielo; 
la luna splende in tutta la sua luce; 
tutti si prostrano.)

Casta Diva, che inargenti
Queste sacre antiche piante,
Al noi volgi il bel sembiante,
Senza nube e senza vel!

OROVESO E CORO
Casta Diva, che inargenti
Queste sacre antiche piante,
Al noi volgi il bel sembiante,
Senza nube e senza vel!

NORMA
Tempra, o Diva,
Tempra tu de' cori ardenti,
Tempra ancora lo zelo audace.
Spargi in terra quella pace
Che regnar tu fai nel ciel.

OROVESO E CORO
Diva, spargi in terra
Quella pace che regnar Tu fai nel ciel.

NORMA
Fine al rito.
E il sacro bosco
Sia disgombro dai profani.
Quando il Nume irato e fosco
Chiegga il sangue dei Romani,
Dal druidico delubro
La mia voce tuonerà.

OROVESO E CORO
Tuoni,
E un sol del popolo empio
Non sfugga al giusto scempio;
E primier da noi percosso
Il Proconsole cadrà.

NORMA
Cadrà!
Punirlo io posso.

(Fra sè)

Ma punirlo il cor non sa.
Ah! bello a me ritorna
Del fido amor primiero,
E contro il mondo intiero
Difesa a te sarò.
Ah! bello a me ritorna
Del raggio tuo sereno
E vita nel tuo seno
E patria e cielo avrò.

OROVESO E CORO
Sei lento, sì, sei lento,
O giorno di vendetta,
Ma irato il Dio t'affretta
Che il Tebro condannò!

NORMA
Ah! Bello a me ritorna, ecc.

OROVESO E CORO
Ma irato, si, il Dio t'affretta
Che il Tebro condannò!

NORMA
(Fra sè)
Ah! riedi ancora qual eri allora,
Quando il cor ti diedi allora, ecc.
ah, riedi a me!

OROVESO E CORO
O giorno, il Dio t'affretta
Che il Tebro condannò!

(Norma parte, e tutti la seguono in ordine.
Entra Adalgisa.)

ADALGISA
Sgombra è la sacra selva,
Compiuto il rito.
Sospirar non vista alfin poss'io,
Qui ; dove a me s'offerse
La prima volta quel fatal Romano,
Che mi rende rubella
Al tempio, al Dio ;
Fosse l'ultima almen!
Vano desio!
Irresistibil forza qui mi trascina,
E di quel caro aspetto
Il cor si pasce,
E di sua cara voce
L'aura che spira mi ripete il suono.

(Corre a prostrarsi sulla pietra d'Irminsul.)

Deh! Proteggimi, o Dio!
Perduta io son!
Gran Dio, abbi pietà, Perduta io son!

(Pollione entra con Flavio.)

POLLIONE
(a Flavio)
Eccola! Va, mi lascia,
Ragion non odo!

(Flavio parte.)

ADALGISA
(vedendo a Pollione)
Oh, tu qui!

POLLIONE
Che veggo? Piangevi tu?

ADALGISA
Pregava.
Ah! T'allontana, pregar mi lascia!

POLLIONE
Un Dio tu preghi
Atroce, crudele,
Avverso al tuo desire e al mio.
O mia diletta!
Il Dio che invocar devi è Amore.

ADALGISA
(si allontana da lui)
Amor! Deh! Taci,
Ch'io più non t'oda!

POLLIONE
E vuoi fuggirmi?
E dove fuggir vuoi tu ch'io non ti segua?

ADALGISA
Al tempio, ai sacri altari
Che sposar giurai.

POLLIONE
Gli altari? E il nostro amor?

ADALGISA
Io l'obliai.

POLLIONE
Va, crudele, al Dio spietato
Offri in dono il sangue mio.
Tutto, ah, tutto ei sia versato,
Ma lasciarti non poss'io,
No, nol posso!
Sol promessa al Dio tu fosti,
Ma il tuo core a me si diede.
Ah! Non sai quel che mi costi
Perch'io mai rinunzi a te.
Ah! Non, ecc.

ADALGISA
E tu pure, ah, tu non sai
Quanto costi a me dolente!
All'altare che oltraggiai
Lieta andava ed innocente,
Sì, sì, v'andava innocente.
Il pensiero al cielo ergea
E il mio Dio vedeva in ciel!
Or per me spergiura e rea
Cielo e Dio ricopre un vel!

POLLIONE
Ciel più puro e Dei migliori
T'offro in Roma, ov'io mi reco.

ADALGISA
(colpita)
Parti forse?

POLLIONE
Ai nuovi albori.

ADALGISA
Parti? Ed io?

POLLIONE
Tu vieni meco.
De' tuoi riti è Amor più santo,
A lui cedi, ah, cedi a me!

ADALGISA
(più commossa)
Ah! Non dirlo! Ah! Non dirlo!

POLLIONE
Il dirò tanto, il dirò tanto
Che ascoltato io sia da te.

ADALGISA
Deh! Mi lascia!

POLLIONE
Ah! Deh cedi, deh cedi a me!

ADALGISA
Ah! Non posso!
Mi proteggi, o giusto ciel!

POLLIONE
Abbandonarmi così potresti!
Abbandonarmi così!
Adalgisa! Adalgisa!

(con tenerezza)

Vieni in Roma, ah, vieni, o cara,
Dov'è amore e gioia e vita!
Inebbriam nostr'alme a gara
Del contento a cui ne invita!
Voce in cor parla non senti,
Che promette eterno ben?
Ah! Dà fede a' dolci accenti,
Sposo tuo mi stringi al sen!

ADALGISA
(Fra sè)
Ciel! Così parlar l'ascolto
Sempre, ovunque, al tempio istesso!
Con quegli occhi, con quel volto,
Fin sull'ara il veggo impresso.
Ei trionfa del mio pianto,
Del mio duol vittoria ottien.
Ciel! Mi togli al dolce incanto,
O l'error perdona almen!

POLLIONE
Ah! Vieni!

ADALGISA
Deh! Pietà!

POLLIONE
Ah! Deh! Vieni, ah, vieni, o cara!

ADALGISA
Ah! Mai!

POLLIONE
Crudel! E puoi lasciarmi?

ADALGISA
Ah! Per pietà, mi lascia!

POLLIONE
Così, così scordarmi!

ADALGISA
Ah! Per pietà, mi lascia!

POLLIONE
Adalgisa!

ADALGISA
Ah! Mi risparmi tua pietà
Maggior cordoglio!

POLLIONE
Adalgisa! E vuoi lasciarmi?

ADALGISA
Io; Ah!;
Ah; Non posso; Seguirti voglio;

POLLIONE
Qui, domani all'ora istessa,
Verrai tu?

ADALGISA
Ne fo promessa.

POLLIONE
Giura.

ADALGISA
Giuro.

POLLIONE
Oh! Mio contento! Ti rammenta

ADALGISA
Ah! Mi rammento.
Al mio Dio sarò spergiura,
Ma fedel a te sarò!

POLLIONE
L'amor tuo mi rassicura,
E il tuo Dio sfidar saprò!

ADALGISA
Sì, fedel a te sarò

(Partono.)

Scena Seconda

(Abitazione di Norma. Norma, 
Clotilde e due piccoli fanciulli.)

NORMA
Vanne, e li cela entrambi.
Oltre l'usato Io tremo d'abbracciarli.

CLOTILDE
E qual ti turba strano timor,
Che i figli tuoi rigetti?

NORMA
Non so. Diversi affetti
Strazian quest'alma.
Amo in un punto ed odio i figli miei!
Soffro in vederli, E soffro s'io non li veggo.
Non provato mai Sento un diletto
Ed un dolore insieme d'esser lor madre.

CLOTILDE
E madre sei?

NORMA
Nol fossi!

CLOTILDE
Qual rio contrasto!

NORMA
Immaginar non puossi, o mia Clotilde!
Richiamato al Tebro è Pollione.

CLOTILDE
E teco ei parte?

NORMA
Ei tace il suo pensiero.
Oh! S'ei fuggir tentasse, e qui lasciarmi?
Se obbliar potesse Questi suoi figli!

CLOTILDE
E il credi tu?

NORMA
Non l'oso.
È troppo tormentoso,
Troppo orrendo è un tal dubbio.
Alcun s'avanza. Va. Li cela.

(Clotilde parte coi fanciulli. 
Norma li abbraccia. Entra Adalgisa.)

Adalgisa!

ADALGISA
(da lontano, fra sè)
Alma, costanza!

NORMA
T'inoltra, o giovinetta, t'inoltra.
E perchè tremi?
Udii che grave a me segreto
Palesar tu voglia.

ADALGISA
È ver... Ma, deh, ti spoglia
Della celeste austerità
Che splende negli occhi tuoi!
Dammi coraggio,
Ond'io senza alcun velo ti palesi il core!

(Si prostra.)

NORMA
(la solleva)
M'abbraccia, e parla.
Che t'affligge?

ADALGISA
(dopo un momento di estazione)
Amore. Non t'irritar!
Lunga stagion pugnai per soffocarlo.
Ogni mia forza ei vinse,
Ogni rimorso.
Ah! Tu non sai, pur dianzi
Qual giuramento io fea!
Fuggir dal tempio,
Tradir l'altare a cui son io legata,
Abbandonar la patria

NORMA
Ahi! Sventurata!
Del tuo primier mattino
Già turbato è il sereno?
E come, e quando
Nacque tal fiamma in te?

ADALGISA
Da un solo sguardo, da un sol sospiro,
Nella sacra selva,
A piè dell'ara ov'io pregava il Dio.
Tremai ; Sul labbro mio
Si arrestò la preghiera.
E, tutta assorta
In quel leggiadro aspetto,
Un altro cielo mirar credetti,
Un altro cielo in lui.

NORMA
(Fra sè)
Oh! Rimembranza!
Io fui così rapita
Al sol mirarlo in volto!

ADALGISA
Ma non m'ascolti tu?

NORMA
Segui. T'ascolto.

ADALGISA
Sola, furtiva, al tempio
Io l'aspettai sovente,
Ed ogni dì più fervida
Crebbe la fiamma ardente.

NORMA
(Fra sè)
Io stessa arsi così.

ADALGISA
Vieni, ei dicea, concedi
Ch'io mi ti prostri ai piedi.

NORMA
(Fra sè)
Oh, rimembranza!

ADALGISA
Lascia che l'aura io spiri

NORMA
(Fra sè)
Io fui così sedotta!

ADALGISA
Dei dolci tuoi sospiri,
Del tuo bel crin le anella
Dammi, dammi poter baciar.

NORMA
(Fra sè)
Oh, cari accenti!
Così li profferia,
Così trovava del mio cor la via!

ADALGISA
Dolci qual arpa armonica
M'eran le sue parole,
Negli occhi suoi sorridere
Vedea più bello un sole.

NORMA
(Fra sè)
L'incanto suo fu il mio!

ADALGISA
Io fui perduta e il sono!

NORMA
(A Adalgisa)
Ah! Tergi il pianto!

ADALGISA
D'uopo ho del tuo perdono!

NORMA
Avrò pietade!

ADALGISA
Deh! Tu mi reggi e guida!

NORMA
Ah! Tergi il pianto!

ADALGISA
Me rassicura, o sgrida,
Salvami da me stessa,
Salvami, salvami dal mio cor

NORMA
Ah! Tergi il pianto!
Te non lega eterno nodo all'ara.

ADALGISA
Ah! Ripeti, o ciel,
Ripeti si lusinghieri accenti!

NORMA
Ah! sì! Ah!
Ah! Sì, fa core e abbracciami.
Perdono e ti compiango.
Dai voti tuoi ti libero,
I tuoi legami io frango.
Al caro oggetto unita
Vivrai felice ancor.

ADALGISA
Ripeti, o ciel, ripetimi 
si lusinghieri accenti;
Per te, per te, s'acquetano
I lunghi miei tormenti.
Tu rendi a me la vita,
Se non è colpa amor.

NORMA
Vivrai felice ancor, ecc.
Ma di': l'amato giovane
Quale fra noi si noma?

ADALGISA
Culla non ebbe in Gallia:
Roma gli è patria.

NORMA
Roma? Ed è? Prosegui

(Entra Pollione)

ADALGISA
Il mira.

NORMA
Ei! Pollion!

ADALGISA
Qual ira!

NORMA
Costui, costui dicesti?
Ben io compresi?

ADALGISA
Ah! Sì.

POLLIONE
(inoltrandosi ad Adalgisa)
Misera te! Che festi?

ADALGISA
(smarrita)
Io?

NORMA
(a Pollione)
Tremi tu? E per chi?
E per chi tu tremi?

(Alcuni momenti di silenzio. Pollione 
è confuso, Adalgisa tremante e 
Norma fremente.)

Oh, non tremare, o perfido,
Ah, non tremar per lei!
Essa non è colpevole,
Il malfattor tu sei!
Trema per te, fellon,
Pei figli tuoi,
Trema per me, fellon!

ADALGISA
(tremante)
Che ascolto? 

(A Norma)

Ah! Deh parla!

(A Pollione)

Taci? T'arretri! Ohimè!

(Si copre il volto colle mani; Norma 
l'afferra per un braccio, e la 
costringe a mirar Pollione.)

NORMA
(Ad Adalgisa)
Oh! Di qual sei tu vittima
Crudo e funesto inganno!
Pria che costui conoscere
T'era il morir men danno!
Fonte d'eterne lagrime
Egli a te pur dischiuse
Come il mio cor deluse,
L'empio il tuo core tradì!

ADALGISA
Oh, qual traspasare orribile
dal tuo parlar mistero!

NORMA
Oh! Di qual sei tu vittima, ecc.

ADALGISA
Trema il mio cor di chiedere,
Trema d'udire il vero!
Tutta comprendo, o misera,
Tutta la mia sventura,
Essa non ha misura,
S'ei m'ingannò così!

NORMA
Fonte d'eterno lagrime ecc.

POLLIONE
Norma! De' tuoi rimproveri
Segno non farmi adesso!

NORMA
Pria che costui conoscere, ecc.
Empio e tant'osi!

ADALGISA
Oh, qual mistero orribile, ecc.

POLLIONE
Deh! A quest'afflitta vergine
Sia respirar concesso!
Copra a quell'alma ingenua,
Copra nostr'onte un velo;
Giudichi solo il cielo
Quali più di noi fallì!

NORMA
Fonte, ah! Fonte d'eterne lagrime, ecc.

ADALGISA
Tutta, ah! tutta comprendo, o misera, ecc

POLLIONE
Deh! A quest'afflitta,
deh! fa che respiri;
sa il ciel, ah! Chi di noi falli, ecc.

NORMA
(A Pollione)
Perfido!

POLLIONE
(per allontanarsi)
Or basti.

NORMA
Fermati!

POLLIONE
(afferra Adalgisa)
Vieni.

ADALGISA
(dividendosi da lui)
Mi lascia, scostati!
Sposo sei tu infedele!

POLLIONE
Qual io mi fossi obblio.

ADALGISA
Mi lascia, scostati!

POLLIONE
(con tutto il fuoco)
L'amante tuo son io!

ADALGISA
Va, traditor!

POLLIONE
È mio destino amarti,
Destino costei lasciar!

NORMA
(reprimendo il furore)
Ebben! lo compi,
Lo compi e parti!

(ad Adalgisa)

Seguilo.

ADALGISA
(supplichevole)
Ah! No, giammai, ah, no.
Ah, pria spirar!

NORMA
(fissando Pollione)
Vanne, sì, mi lascia, indegno,
Figli obblia, promesse, onore!
Maledetto dal mio sdegno
Non godrai d'un empio amore!
Vanne, sì, mi lascia, ecc.

ADALGISA E POLLIONE
Ah!

NORMA
Te sull'onde e te sui venti
Seguiranno mie furie ardenti!
Mia vendetta e notte e giorno
Ruggirà intorno a te!

POLLIONE
(disperatamente)
Fremi pure, e angoscia eterna
Pur m'imprechi il tuo furore!
Quest'amor che mi governa
È di te, di me maggiore!
Fremi pure, e angoscia eterna, ecc.

ADALGISA
(supplichevole a Norma)
Ah! Non fia ch'io costi
Al tuo core si rio dolore!
Ah, sian frapposti e mari e monti
Fra me sempre e il traditore. Ah!

NORMA
Maledetto dal mio sdegno
Non godrai d'un empio amore!

ADALGISA
Soffocar saprò i lamenti,
Divorare i miei tormenti;
Morirò perchè ritorno
Faccia il crudo ai figli, a te! ecc.

POLLIONE
Dio non v'ha che mali inventi
De' miei mali, ah, più cocenti!
Maledetto io fui quel giorno
Che il destin m'offerse a te.
Maledetto io fui per te!

(Squillano i sacri bronzi del tempio. 
Norma è chiamata ai riti.)

CORO
(di dentro)
Norma, Norma all'ara!
In tuon feroce
D'Irminsul tuonò la voce,
Norma, Norma al sacro altar!

NORMA
Ah! Suon di morte!
Ah, va, per te qui pronta ell'è!

ADALGISA
Ah! Suon di morte s'intima a te,
Va, per te qui pronta ell'è, ecc.

POLLIONE
Ah! Qual suon!
Sì, la sprezzo, sì, ma prima
Mi cadrà il tuo Nume al piè, ecc.

(Norma respinge d'un braccio Pollione, 
e gli accenna di uscire. Pollione si 
allontana furente.)
ACTO PRIMERO


Escena Primera

(Bosque sagrado de los druidas, presidido 
por la encina de Irminsul. Al pie de ésta 
se halla la roca druídica, que sirve de altar. 
Al fondo colinas boscosas. Es de noche. A lo 
lejos unas hogueras crepitan en el bosque.
Al son de una marcha religiosa poco  a poco
aparecen escuadras de guerreros galos 
y una procesión de druidas, encabezados 
por su jefe, Oroveso, sumo sacerdote)

OROVESO
Id, druidas, a las colinas
id y espiad en los cielos
cuando la luna nueva
desvele su argénteo disco;
y la primera sonrisa
de su rostro virginal
por tres veces anunciará el místico 
escudo sacerdotal.

DRUIDAS
¿Vendrá Norma a segar
el muérdago sagrado?

OROVESO
Sí, Norma, sí, vendrá,

DRUIDAS
Vendrá, vendrá.

OROVESO
Sí, sí.

DRUIDAS
Con tu aura profética,
oh dios terrible, inspírala;
infúndele, oh Irminsul,
ira y odio contra los romanos,
sentimientos que acaben 
con esta paz, para nosotros mortal.

OROVESO
Terribles palabras
en las ancestrales encinas pronunciará,
y las Galias libertará
del águila enemiga;
con el sonido de su escudo,
cual fragor de trueno,

OROVESO Y DRUIDAS
En la ciudad de los césares,
con tremenda fuerza retumbará,  etc.

DRUIDAS
...con el sonido de su escudo, etc.

OROVESO
...cual fragor, etc.

(Todos comienzan a internarse
en las profundidades del bosque.)

OROVESO Y DRUIDAS
(desde dentro, alejándose) 
¡Apresúrate, oh luna, a surgir! 
Norma vendrá al altar. 
¡Apresúrate, oh luna!

(Entran Pollione y Flavio, sigilosamente 
envueltos en sus togas.)

POLLIONE 
Aléjanse las voces,
libre queda el camino
del horrible bosque.

FLAVIO
En ese bosque está la muerte;
Norma te lo dijo.

POLLIONE
Pronuncias un nombre
que me hiela el corazón.

FLAVIO
Pero ¿qué dices?
¡Es tu amante!
¡La madre de tus hijos!

POLLIONE
No puedes hacerme ningún reproche
que yo no merezca;
pero en mi corazón
se ha extinguido la llama primera,
un dios cruel lo ha querido así,
un dios enemigo de mi reposo;
a mis pies veo abrirse el abismo,
en el que yo mismo me precipito.

FLAVIO
¿Acaso amas a otra?

POLLIONE
Habla más bajo.
A otra, sí. A Adalgisa.
Has de verla.
Flor de inocencia, como una sonrisa 
de candor y de amor.
Ministra en el templo
de ese dios sanguinario,
parece allí
rayo de estrella sobre un cielo tormentoso.

FLAVIO
¡Infeliz! ¿Y eres amado en la misma medida?

POLLIONE
Esa confianza albergo.

FLAVIO
¿No temes la ira de Norma?

POLLIONE
Atroz, horrenda
así me la representa mi hondo remordimiento.
Un sueño...

FLAVIO
¡Ah! Cuéntamelo.

POLLIONE
¡Al recordarlo me estremezco!
Junto al altar de Venus
estaba Adalgisa, en Roma,
ceñida por blancos velos,
cubiertos de flor sus cabellos;
oía los cánticos de Himeneo,
veía el humear del incienso;
estaban mis sentidos arrebatados
de voluptuosidad y de amor.
De pronto, entre nosotros
una sombra terrible se interpuso;
el amplio manto druídico
cual vapor la envolvía.
Un relámpago cayó sobre el altar
y tras un velo quedó oculto el día; 
mudo y sepulcral horror 
extendíase por doquier. 
A la virgen adorada 
ya no la hallé junto a mí, 
a lo lejos escuché un gemido, 
entremezclado con el llanto de mis hijos, 
y una voz terrible 
atronó en el templo: 
"Así castiga Norma 
al amante traidor."

(Se escuchan, fuera de escena, fanfarrias 
y la llamada del escudo sagrado de Irminsul.)

FLAVIO
¿Oyes? A cumplir sus ritos
viene Norma al templo.

DRUIDAS
(a lo lejos)
Ya brilla la luna, druidas;
apartaos, profanos,
de estos lugares

FLAVIO
Ven

POLLIONE
Déjame.

FLAVIO
escúchame.

POLLIONE
¡Bárbaros!

FLAVIO
Huyamos.

POLLIONE
Yo os haré frente.

FLAVIO
Ven, huyamos;
alguien podría sorprenderte.

POLLIONE
Los bárbaros traman una conjura,
¡pero yo les haré frente!

FLAVIO
¡Ah! Ven, huyamos;
alguien podría sorprenderte.

DRUIDAS
(a lo lejos)
Apartaos, profanos, de estos lugares.

POLLIONE
Me protege, me defiende
un poder mayor que el suyo;
es el pensamiento de aquella a la que adoro,
es el amor que me ha inflamado.
De ese dios que me disputa
a esta virgen celestial,
incendiaré los bosques,
derribaré su impío altar.

FLAVIO
¡Ven! ¡Ven!

DRUIDAS
(siempre a lo lejos)
¡Ya brilla la luna, druidas!
Apartaos, profanos, 
de estos lugares.

POLLIONE
¡Los bárbaros traman una conjura!

FLAVIO
¡Alguien podría sorprenderte!
¡Ven, huyamos!

POLLIONE
¡Pero yo les haré frente!
Me protege, me defiende, etc.

(Pollione y Flavio salen precipitadamente. 
Desde el fondo entran los druidas, sacerdotes,
guerreros, bardos y en medio de todos, 
Oroveso)

CORO
Norma viene; ciñe sus cabellos
la sagrada verbena de los misterios;
en su mano, cual luna creciente,
la hoz de oro difunde su resplandor.
Ella viene, y la estrella de Roma,  
temerosa, se oculta tras un velo.
Irminsul surca los campos del cielo,
cual cometa precursor de horrores, etc.

(En medio de sus sacerdotes avanza Norma 
el pelo suelto sobre los hombros, en la frente
una corona de verbena y en la mano una 
hoz de oro. Se coloca sobre el altar,
y eleva los ojos hacia el cielo como
inspirada. Todos callan) .

NORMA
Voces sediciosas, voces de guerra,
¿quién osa alzarlas
ante el altar del dios?
¿Acaso hay quienes presumen
dictar sus respuestas
a Norma, la vidente,
y acelerar el arcano destino de Roma?
Éste no depende de poder humano.

OROVESO
¿Y hasta cuándo nos
mantendrás oprimidos?
¿Acaso los bosques de la patria
y nuestros ancestrales templos
no han sido ya bastante contaminados
por el águila romana?
La espada de Breno no puede
por más tiempo permanecer ociosa.

HOMBRES
¡Sea de una vez blandida!

NORMA
Y rota en pedazos caerá.
Sí, rota, si alguno de vosotros 
antes de tiempo pretende desenvainarla.
Para nuestra venganza aún no ha llegado el día.
Frente a las hachas de los sicambros son más
fuertes todavía las jabalinas de los romanos.

OROVESO Y HOMBRES
¿Y qué te anuncia el dios?
Habla: ¿cuáles son los augurios?

NORMA
En los arcanos libros del cielo, esto leo:
en las páginas de la muerte
escrito está el nombre de la soberbia Roma. 
Algún día perecerá
mas no por vuestra mano. 
Perecerá por sus vicios, 
consumida por ellos perecerá. 
Aguardad esa hora, la hora fatal 
en que sea cumplido el gran decreto. 
A la paz os conmino 
y siego el muérdago sagrado.

(Ella siega el muérdago; las sacerdotisas lo
recogen en unos canastos de mimbre.
Norma avanza y extiende el brazo hacia el
cielo; la luna reluce con todo su esplendor; 
todos se postran)

Casta diosa, que con tu esplendor de plata 
iluminas estos antiguos y sagrados bosques, 
vuelve hacia nosotros tu hermoso semblante 
sin nube y sin velo. 

OROVESO Y CORO
Casta diosa, que con tu esplendor de plata
iluminas estos antiguos y sagrados bosques, 
vuelve hacia nosotros tu hermoso semblante 
sin nube y sin velo. 

NORMA
Templa, oh diosa,
templa estos ardientes corazones,
templa su celo audaz,
y la paz que en el cielo
haces reinar derrama sobre la tierra.

OROVESO Y CORO. 
Diosa, la paz que en el cielo
haces reinar derrama sobre la tierra.

NORMA
Terminado el rito,
que el bosque sagrado
quede libre de profanos.
Cuando el numen airado y tenebroso
exija la sangre romana,
desde el templo druídico
tronará mi voz.

OROVESO Y CORO
Truene;
y que nadie de ese pueblo impío 
escape al justo castigo; 
y que el primero en sucumbir 
bajo nuestros golpes sea el procónsul.

NORMA
Sucumbirá. 
Puedo asegurarlo.

(para sí)

Pero mi corazón no sabe castigarlo.
¡Ah! vuelve a mí, tan bello
como en tu primer y fiel amor,
y contra el mundo entero
tu defensa seré.
¡Ah! vuelve a mí, tan bello
con tu serena mirada,
y en tu pecho vida,
patria y cielo hallaré, sí.

OROVESO Y CORO
Mucho te demoras, sí,
oh día de la venganza; 
pero ya te apremia el dios airado 
que a Roma condenó.

NORMA 
¡Ah! retorna a mí, etc.

OROVESO Y CORO
Pero ya te apremia el dios airado,
que a Roma condenó.

NORMA
(Para sí)
¡Ah! regresa, como eras entonces,
cuando te entregué mi corazón, etc.
ah retorna a mí.

OROVESO Y CORO
¡Oh. día, ya te apremia el dios
que a Roma condenó!

(Norma sale y todos la siguen en orden.
Entra Adalgisa)

ADALGISA
Ha quedado desierto el bosque sagrado;
se ha cumplido el rito.
Sin ser vista puedo al fin suspirar,
aquí, donde por primera vez
encontré a aquel fatal romano
que me ha vuelto
rebelde al templo y al dios.
¡Si fuera ésta la última vez
¡Vana esperanza!
Una fuerza irresistible me empuja a venir,
con aquel rostro amado
se regala mi corazón
y la brisa repite para mí el eco
de su voz querida.

(Corre a postrarse ante el altar de Irminsul)

¡Protégeme, oh dios!
Estoy perdida, sí, perdida,
dios, ten piedad, estoy perdida.

(Pollione entra con Flavio)

POLLIONE
(A Flavio)
Allí está. Vete, déjame,
ya no atiendo a razones.

(Flavio se va)

ADALGISA
(viendo a Pollione)
¡Oh! ¡Tú aquí!

POLLIONE
¿Qué veo? ¿Llorabas?

ADALGISA
Oraba.
¡Oh! Aléjate, deja que continúe mi plegaria.

POLLIONE
Oras a un dios
atroz, cruel,
opuesto a tus deseos y a los míos.
¡Oh, amor mío!, 
el dios al que debes invocar es el amor

ADALGISA
(apartándose de él)
¡El amor! ¡Ay! ¡Calla!
No quiero oírte.

POLLIONE
¿Huyes de mí?
¿Y adónde irás sin que te siga?

ADALGISA
Al templo, a los altares sagrados
que juré desposar.

POLLIONE
¿Los altares? ¿Y nuestro amor?

ADALGISA
Lo he olvidado.

POLLIONE
Vete, cruel, y al dios despiadado
ofrécele en sacrificio mi propia sangre;
que sea vertida, ay, toda mi sangre,
pero ¡no puedo abandonarte,
no, no puedo!
Al dios sólo fuiste prometida,
pero tu corazón se me entregó por completo.
¡Ah! no sabes cuánto me costaría
renunciar a ti.
¡Ah! no sabes, etc.

ADALGISA
Tampoco tú sabes, ¡ay!
qué dolor tan inmenso me cuesta.
Hacia el altar que he ultrajado
me dirigía inocente y feliz,
sí, me dirigía inocente.
El pensamiento volaba al cielo
y en él distinguía a mi dios.
Ahora, por perjura y rea,
un velo oculta ese cielo y ese dios.

POLLIONE
Un cielo más puro y unos dioses mejores
te ofrezco en Roma, adonde marcho.

ADALGISA
(impresionada)
¿Te marchas?

POLLIONE
Con el nuevo día.

ADALGISA
Te vas... ¿y yo?

POLLIONE
Vienes conmigo.
Más sagrado que tus ritos es el amor.
Entrégate al amor, ah, entrégate a mí.

ADALGISA
(más impresionada)
¡Ah! no lo digas, ¡ah! no lo digas.

POLLIONE
Lo diré, sí, lo diré,
hasta que escuches mis palabras.

ADALGISA
¡Ay! ¡Déjame!

POLLIONE
¡Ah! ¡Cede! ¡Entrégate a mí!

ADALGISA
¡Ah! no puedo.
¡Oh, justo cielo, protégeme!

POLLIONE
¡Así pues, podrías abandonarme!
¡Abandonarme así!
¡Adalgisa! ¡Adalgisa!

(Con ternura)

Ven a Roma, ah, ven, mi amor,
adonde reinan amor, alegría y vida;
embriaguemos nuestras almas
con la felicidad que allí nos aguarda.
¿No oyes en tu corazón una voz
que promete dicha eterna?
¡Ah! confía en sus dulces acentos,
y como esposo, estréchame sobre tu seno.

ADALGISA
(Para sí)
¡Cielo santo! Así le oigo hablar siempre
en todas partes, incluso en el templo.
Esos ojos, esa mirada,
hasta en el altar se me representan.
Triunfa sobre mi llanto,
sobre mi dolor alcanza la victoria.
Libradme de tan dulce encanto,
o al menos perdonad mi falta.

POLLIONE
¡Ah! ¡Ven!

ADALGISA
¡Ay! ¡Piedad!

POLLIONE
¡Ah! ¡Ven! ¡Amor mío! ¡Ven!

ADALGISA
¡Ah! ¡Nunca!

POLLIONE
¡Cruel! ¿Y puedes dejarme?

ADALGISA
¡Ah! ¡Por piedad, déjame!

POLLIONE
¡Así podrías olvidarme!

ADALGISA
¡Ah! ¡Por piedad, déjame!

POLLIONE
¡Adalgisa!

ADALGISA
¡Ah! ¡Que tu piedad me evite
un dolor todavía mayor!

POLLIONE
¡Adalgisa! ¿Y quieres dejarme?

ADALGISA
Yo... ¡ah!
¡Ah!, no puedo. Quiero seguirte.

POLLIONE
Aquí, mañana, a la misma hora,
¿vendrás?

ADALGISA
Lo prometo.

POLLIONE
Júralo.

ADALGISA
Lo juro.

POLLIONE
¡Oh! ¡Qué felicidad! Recuérdalo.

ADALGISA
¡Ah! Lo recordaré.
A mi dios seré perjura,
pero te seré fiel.

POLLIONE
Tu amor me infunde valor,
y sabré desafiar a tu dios.

ADALGISA
Sí, te seré fiel.

(Salen)

Escena Segunda

(Morada de Norma en el bosque. Junto a Norma
se encuentran Clotilde y dos niños)

NORMA
Ve, ocúltalos a mi vista.
Más que nunca, me estremezco al abrazarlos.

CLOTILDE
¿Qué extraño temor te embarga,
que rechazas así a tus hijos?

NORMA
No sé. Sentimientos encontrados
atormentan mi espíritu.
¡Amo y al tiempo odio a mis hijos!
Sufro al verlos y sufro si no los veo.
Siento una alegría desconocida
y al mismo tiempo dolor de ser su madre.

CLOTILDE
¿Y tú eres madre?

NORMA
¡Ojalá no lo fuera!

CLOTILDE
¡Qué cruel contradicción!

NORMA
No puedes imaginártela. ¡Oh, Clotilde!
Pollione ha sido llamado a Roma.

CLOTILDE
¿Y te llevará consigo?

NORMA
Él oculta sus sentimientos.
¡Ay! ¿Y si intentara huir abandonándome aquí?
¡Si llegara a olvidar a sus hijos!

CLOTILDE
¿Eso piensas?

NORMA
No me atrevo.
Esa duda es demasiado atroz,
demasiado horrible.
Alguien viene. Ve, escóndelos.

(Clotilde se lleva a los niños 
Norma los abraza. Entra Adalgisa.)

¡Adalgisa!

ADALGISA
(A lo lejos, para sí)
¡Valor, corazón mío!

NORMA
Entra, muchacha, entra.
¿Por qué tiemblas?
He sabido que deseabas 
revelarme un gran secreto.

ADALGISA
Es cierto. Pero ¡ay! despójate
de esa austeridad celestial
que brilla en tus ojos.
Dame coraje,
para que sin ningún recelo te abra mi corazón.

(Se inclina)

NORMA
(la levanta)
Ven a mis brazos y habla.
¿Qué es lo que te aflige?

ADALGISA
(después de un momento de indecisión)
El amor. No te irrites.
Luché mucho tiempo por sofocarlo.
Pero venció sobre mi fuerza
y mis remordimientos.
¡Ah! ¡Si supieras el juramento
que acabo de hacer!
Huir del templo,
traicionar el altar al que me hallo unida,
abandonar la patria.

NORMA
¡Ay! ¡Desventurada!
¿Se ha turbado ya la serenidad
en la aurora de tu vida?
¿Cómo y cuando nació
esa llama en ti?

ADALGISA
De una sola mirada, de un solo suspiro,
en el bosque sagrado,
al pie del altar en el que yo oraba al dios.
Temblé, sobre mis labios
murió mi plegaria;
y completamente absorta 
ante aquella hermosa aparición, 
creí mirar otro cielo,
¡sí, otro cielo en él!

NORMA
(Para sí)
¡Oh, remembranza!
Así quedé yo extasiada
al contemplar su rostro.

ADALGISA
¿No me escuchas?

NORMA
Prosigue. Te escucho.

ADALGISA
Sola, a escondidas, en el templo
lo aguardaba con frecuencia;
cada día más abrasadora
ardía en mí la llama.

NORMA
(Para sí)
Con esa misma llama ardía yo.

ADALGISA
Ven, me decía, permite
que a tus pies me postre

NORMA
(Para sí)
¡Oh, remembranza!

ADALGISA
Deja que tu aliento respire

NORMA
(para sí)
¡Así fui yo seducida!

ADALGISA
Tus dulces suspiros,
que besar pueda yo los rizos
de tus hermosos cabellos.

NORMA
(para sí)
¡Oh! ¡Qué acentos tan dulces!
Eso mismo me susurró,
¡así encontró el camino de mi corazón!

ADALGISA
Dulces cual arpa armoniosa
eran para mí sus palabras;
en sus ojos veía sonreírme
el más hermoso de los soles.

NORMA
(para sí)
Su hechizo también fue el mío.

ADALGISA
Así me perdí y aún lo estoy

NORMA
(A Adalgisa)
¡Ah! Enjuga tu llanto.

ADALGISA
Necesito tu perdón.

NORMA
Yo tendré piedad.

ADALGISA
¡Ay! Ayúdame, guíame

NORMA
¡Ay! Enjuga tu llanto.

ADALGISA
Devuélveme la paz o castígame,
pero sálvame de mí misma,
sálvame de mi corazón.

NORMA
¡Ah! Enjuga tu llanto;
no es eterno el nudo que te ata al altar.

ADALGISA
¡Ah! ¡Repite, cielo santo,
repite tan lisonjeras palabras!

NORMA
¡Ah! ¡Sí! ¡Ah!
¡Ah! ¡Sí! Cobra ánimos y abrázame.
Te perdono y te compadezco.
De tus votos te libro,
quebranto tus vínculos.
Unida a tu amor
vivirás, por fin, feliz.

ADALGISA
Repite, cielo santo, repite
tan lisonjeras palabras; 
gracias a ti se apaciguan 
mis largos tormentos. 
Me devuelves la vida, 
si no es pecado el amor.

NORMA
Ah, sí, vivirás por fin feliz, etc.
Mas, dime, ese joven al que amas
¿quién es de entre los nuestros?

ADALGISA
Cuna no tuvo en la Galia;
Roma es su patria.

NORMA
¡Roma! ¿Y es... ? Prosigue.

(Entra Pollione)

ADALGISA
Míralo.

NORMA
¡Él! ¡Pollione!

ADALGISA
¿Por qué esa ira?

NORMA
¿Ése, ése has dicho?
¿He comprendido bien?

ADALGISA
Ah, sí.

POLLIONE
(dirigiéndose a Adalgisa)
¡Desgraciada! ¡Qué has hecho!

ADALGISA
(turbada)
¡Yo!...

NORMA
(a Pollione)
¿Tiemblas acaso? ¿Y por quién?
¿Por quién tiemblas?

(Algunos momentos de silencio. Pollione
está confuso, Adalgisa temblorosa y
Norma estremeciéndose)

Oh, no tiembles, pérfido,
no, no tiembles por ella.
Ella no es culpable,
tú eres el malhechor.
Tiembla por ti, cobarde,
por tus hijos,
¡tiembla por mí, cobarde, ay, por mí!

ADALGISA
(temblorosa)
¡Qué oigo! 

(A Norma)

¡Ah! Habla.

(a Pollione)

¡Callas! ¡Te apartas! ¡Ay de mí!

(Se cubre el rostro con las manos; 
Norma la coge por el brazo y la
obliga a mirar a Pollione)

NORMA
(a Adalgisa)
¡Oh! ¡De qué cruel y funesto
engaño has sido víctima!
Antes de conocerle
morir habría sido para ti un daño menor.
La fuente del llanto eterno
ha hecho él brotar para ti;
tal y como engañó a mi corazón,
el malvado también ha traicionado el tuyo.

ADALGISA
¡Oh, qué horrible misterio
descubren tus palabras!

NORMA
¡Oh! ¡De qué cruel y funesto etc.

ADALGISA
¡Mi corazón teme preguntar,
teme oír la verdad.
Lo comprendo todo, ay desdichada de mí
toda mi desventura,
Mi desdicha no tendrá fin,
si él me ha engañado.

NORMA
La fuente del llanto eterno etc.

POLLIONE
Norma, tus reproches
tú lanzas contra mí.

NORMA
Antes de conocerle etc.
Malvado, ¿a tanto te atreves?

ADALGISA
¡Oh, qué horrible misterio!, etc.

POLLIONE
¡Ay! A esta afligida virgen
evitémosle esta escena.
Ante un alma tan ingenua
cubramos con un velo nuestra vergüenza
Que sólo el cielo juzgue
cuál de nosotros es más culpable.

NORMA
Fuente, ¡Ah! fuente de llanto eterno etc.

ADALGISA
Lo comprendo todo, ay desdichada de mí, etc.

POLLIONE
¡Ay! A esta afligida virgen
¡ay! Dejémosla respirar;
Que sea el cielo, ¡ah! Quien nos juzgue, etc.

NORMA
(a Pollione)
¡Pérfido!

POLLIONE
(disponiéndose a marchar)
¡Basta ya!

NORMA
Deténte.

POLLIONE
(cogiendo a Adalgisa)
Ven conmigo.

ADALGISA
(soltándose de él)
Déjame, vete;
¡eres un esposo infiel!

POLLIONE
Si lo he sido, lo he olvidado.

ADALGISA
¡Déjame, vete!

POLLIONE
(muy fogoso)
Soy tu amante.

ADALGISA
¡Vete, traidor!

POLLIONE
Mi destino es amarte,
mi destino es abandonarla.

NORMA
(reprimiendo la furia)
Pues bien, cúmplelo
cúmplelo y vete.

(a Adalgisa)

Acompáñale.

ADALGISA
(suplicándole)
¡Ah no! Jamás, ah, no,
¡ah, prefiero morir!

NORMA
(Mirando fijamente a Pollione)
Vete, sí, abandóname, indigno;
abandona a tus hijos, tus promesas, tu honor.
Maldito por mi ira
no gozarás de un amor impío.
Vete, sí, abandóname, etc.

ADALGISA Y POLLIONE
¡Ah! 

NORMA
Mis furias abrasadoras te seguirán
por encima de las olas y los vientos; 
día y noche mi venganza 
tronará a tu alrededor.

POLLIONE
(con desesperación)
¡Brama cuanto quieras, y que tu furor
conjure contra mí la angustia eterna!
Este amor que me gobierna,
es más fuerte que tú y que yo.
Brama cuanto quieras, y que tu furor, etc.

ADALGISA
(suplicante, a Norma)
¡Ah! No permitas que yo cause
a tu corazón un dolor tan cruel.
¡Ah! Interpónganse mares y montañas 
entre el traidor y yo para toda la eternidad. ¡Ah!

NORMA
Maldito por mi ira
no gozarás de un amor impío, etc.

ADALGISA
Sabré sofocar mi dolor,
y devorar mi tormento.
Moriré, para que este ser cruel
vuelva junto a sus hijos, junto a ti. Etc.

POLLIONE
Ningún dios podría inventar
un suplicio más cruel que el mío.
Fui maldito el día
en que e! destino te ofreció a mi vista.
Maldito fui por ti.

(Se oye el sonido del escudo druídico, que 
convoca a Norma para el rito en el templo.)

CORO
(desde dentro)
Norma, Norma, ¡Al altar!
¡Suena feroz 
la voz de Irminsul!
Norma, Norma ¡Al altar sagrado!

NORMA
¡Ah! ¡La llamada de la muerte!
¡Ah va. Ella está cerca de ti aquí, etc.

ADALGISA
¡Ah! La llamada de la muerte suena para ti,
Va. Ella está cerca de ti aquí, etc.

POLLIONE
¡Ah! ¡Qué sonido!
Sí, la desprecio, sí, pero primero
caerá tu dios a mis pies, etc.

(Norma empuja de un brazo a Pollione,
y le hace señas para que salga. Pollione
se aleja furioso)

Acto II