MOCTEZUMA

 

Personajes

MOCTEZUMA       

MITRENA  

TEUTILE

ASPRANO

FERNANDO

RAMIRO

Emperador Azteca

Esposa de Moctezuma

Hija de Moctezuma

General Azteca

Conquistador Español

Hermano de Fernando

Barítono

Contralto

      Soprano

Soprano

           Mezzosoprano

Mezzosoprano

 

La acción se desarrolla en la ciudad de México, en el año 1519.

 

ATTO PRIMO


Scena I 

(Parte Della laguna del Messico, che divide il palazzo 
imperiale dal quartiere spagnolo, con ponte magnifico, 
da cui restano uniti li due plani. Si vedono le reliquia 
d'una battaglia seguita) 

Recitativo Accompagnato 

MOTEZUMA
(con spada alla mano)
Son vinto, eterni dei! Tutto in un giorno
lo splendor de' miei fasti e l'alta gloria
del valor messican cade svenata.
Anche la prova usata
degl'incanti è delusa, e par ch'il Cielo,
rivolto il guardo suo, più non rimiri
le angustie mie, gl'universal sospiri.
Sposa... figlia... grandezze...
sudditi... amici... un dardo
vibrate nel mio sen. Ma solo, invano,
fra le stragi comun, fra tanti guai
cerco inutil riparo.

Recitativo 

MITRENA
Olà, che fai?
Ove da te lontano
trovar speri pietà? Ne' mali estremi
si perdon l'alme vili. Al fasto ibero
ceda il Messico pur e l'India e il mondo, 
ma resti superior nell'empia sorte
la mia gloria, il tuo cor fino alla morte.

MOTEZUMA
Mira di sangue tinta
correr l'onda funesta:
fiamme... rovine... e questa
angusta al regio piè povera arena
lo spagnolo tiran lasciarmi appena.
Numi, consiglio! Oh dei! Sposa infelice!
Ov'è, dimmi, la figlia?
Ah, se il destino
la natia libertà le lascia ancora,
cada senza dimora,
pria che l'empio trionfi, e sia soggetta
a una violenza o a una brutal vendetta.

MITRENA
Modera, amato sposo,
questi eccessi funesti.
Respireremo un giorno,
se costante sarai. Le sue vicende
hanno ancora gl'eroi. Chi sa!...

MOTEZUMA
Non resta
per me speme, che basti a consolarmi.

MITRENA
Abbiam sudditi ed armi.
Armata anch'io farò l'ultime prove
d'esperienza e valor... Ma ti confondi?
Il coraggio dov'è?

Scena II 

TEUTILE
(arrivando trafelata)
Padre, t'ascondi.
Di te per ogni parte
si ricerca, si chiede. Il suo trionfo
a perdita maggior l'Ispano ascrive,
se tu, signor, se Motezuma vive.

MOTEZUMA
Di me?

MITRENA
Venga il superbo,
e dal mio fianco tolga
con lo sforzo maggior dell'armi sue
il monarca, se può!

MOTEZUMA
Non ha bisogno
dell'ombra tua questa mia destra ancora.
Vedrà l'ingrato or ora
la mia forza, il mio cor. Ah sposa mia,
se di nome simil ancor sei degna,
tu lo dimostra. Coraggiosa intanto prendi...

(Le dà un coltello) 

Questo ti serva
di strumento a mostrar il tuo gran core,
e para ch'il traditore
stringa le destre di servil catena,
passa il cor della figlia e poi ti svena.

Aria

Gl'oltraggi della sorte
non teme un'alma grande,
si vince con la morte
anche la crudeltà.
Tutto ne casi miei
forse temer dovrei,
ma il tuo costante core
nulla temer mi fa. 

Scena III 

Recitativo 

MITRENA
Oh commando! Oh dovere!
Suddita... sposa e madre,
sommi dei, che farò? Tutta vacilla
nel cimento crudel la mia costanza.

TEUTILE
Madre, poco di tempo omai t'avanza.
Svenami, il colpo affretta,
giusto è il commando. Il Messico abbattuto
cade già invendicato. Il padre è oppresso,
oppressa è la tua forza; e l'infedele,
ch'esser base dovea di quest'impero,
traditor già ci offende.

MITRENA
Ah non è vero.
Suddito pria che amante
fu Ramiro al suo re. Desso al germano
soggetto vive e dallo stesso impara
servir prima al dover. Un molle affetto,
figlia, presto svanisce, e un'alma grande
misura senza pena
le sue vicende, e ogni passion raffrena.

TEUTILE
Oh sforzo! Oh dura legge!

MITRENA
In petto forte
trionfa la ragion. Un cor istesso
ama, disama; e si distingue in questo
l'alma illustre, e volgar. Quest'è l'estremo
dei giorni tuoi. Tu sol adesso apprendi
a morire da forte, e pria che l'empio
usurpator ti vegga
pianger e sospirar, pria che tu serva
d'ornamento volgar a'suoi trionfi,
ecco: il padre ubbidisci e senza pena
prendi -sì, lo dirò!- prendi e ti svena.

(Le dà il coltello consegnatole da Motezuma.) 

Aria sull'eterna sponda
d'orrida e flebil onda,
ombra seguace or ora sì, m'avrai.
Quanto sia il mio tormento,
figlia mia, non ti rammento;
mira la doglia in me,
pensa all'amor per te, quanto t'amai.

Scena IV 

Recitativo Accompagnato 

TEUTILE
Che legge è questa mai!
Nel fior degl'anni miei
da un eccesso di gioia a un altro passo
di miserie e tormenti!
Ma se più amar non deggio
pena è il morir, e il non morir è piaggio.

(Giunge Fernando con seguito de' Spagnoli, 
che scendono dal ponte) 

Recitativo 

FERNANDO
Ferma, Teutile. Al mio sospetto dona
un atto di rigor. Cercai finora
d'ospite e di legato usar le leggi;
ma, tradita la pace, or che assalito
vidi il popolo mio, la su difesa
fu giusto esercitar; già oppresso il volgo,
le milizie abbattute, è a me soggetto
di Messico il destin. Ma non vedersi
fra stuolo de' vinti ora il più forte
troppo dà che temer. Il padre ancora
di barbaro preserva
la ferocia, l'ardir. Ei, che s'asconde,
dà sospetto non lieve,
e a me un ostaggio or con ragion si deve.

TEUTILE
Che sento? O traditor!

MOTEZUMA
(a parte sul ponte)
O figlia vile!

MITRENA
La figlia d'un monarca
in ostaggio a Fernando? 
Il sangue illustre di tanti semidei
così, ingrato avvilisci?
Numi, se i regi sono
vostre immagini care, a voi s'aspetta
tutti noi vendicar.

MOTEZUMA
(Fra sè)
Faran vendetta!

(Motezuma dal ponte inarca un dardo.) 

FERNANDO
Di che t'offendi?

TEUTILE
(osservando Motezuma)
Oh dio! Taci, spietato...

MOTEZUMA
(Fra sè)
Arrida al colpo mio vindice il fato.

(Scocca l'arco e ferisce Fernando.) 

FERNANDO
Son tradito.

Scena V 

RAMIRO
German!

FERNANDO
Armi crudeli...

MOTEZUMA
Or che l'empio perì, l'onda mi celi.

(Si getta nella laguna) 

FERNANDO
D'onde è uscito lo strale?

RAMIRO
Io non lo vidi.

FERNANDO
Olà, del reo si cerchi. A te, Ramiro,
Ciò commetto scoprir. Senza riguardo
la vendetta userò. Dell'opre mie
la giustizia m'è duce, e fanno i numi
il mio cor, la mia fede, e i miei costumi.

Aria 

Dallo sdegno che m'accende
agitato questo core
già puniste il traditore
che quel dardo m'avventò.
Giova al perfido talora
la viltà d'un nero eccesso, 
ma poi sempre resta oppresso
dall'error ch'il seguitò.

Scena VI 

Recitativo 

RAMIRO
Mirarti appena ardisco,
idolo mio; qual mutazione è questa?

TEUTILE
Ingrato, ancor ti resta
arte per ingannarmi? Alfin palesi
sono li vostri inganni.

RAMIRO
Sentimi, o cara, almen...

TEUTILE
No, che m'affanni.
Vivo dell'amor tuo
in sicura balìa. Per mia cagione
si disarman le schiere. A te confido
i segreti del regno. Il padre istesso,
la madre, e quest'impero
dal tuo labbro, infedel, tutto pendea.
Tutto per te dovea
servir di gloria, indi per noi di freno,
e solo per nutrir l'aspide in seno. 

RAMIRO
Memoria serbo ancor...

TEUTILE
Lo vidi a prova.
Ma poco adesso giova
rammentar cose vane, e assai remote;
già sono l'opre e le tue glorie note.

RAMIRO
Che mai vorresti?

TEUTILE
Al regno
render vorrei la pace,
veder estinto il lampo
dell'armi vostre, e licenziato il campo. 

RAMIRO
Vorresti assai, ma invano
l'amor da me pretende
ciò che l'onor e la mia gloria offende. 

TEUTILE
Dunque darò al tuo merto
anch'io sol quell'amore
che si può dar a un inimico aperto. 

Aria 

Barbaro, più non sento
pena per te, nè amor;
t'aborre già il mio cor come t'amai.
Tu, quanto costi a me
l'amarti, e la mia fè,
perfido traditor, tu ben lo sai. 

Scena VII 

Recitativo 

RAMIRO
Infausto dì, quante sciagure veggo
imminenti al mio cor. L'alto pensiero
del german mi spaventa.
L'impresa mi tormenta, e con dolore
veggo perdersi in essa il caro amore. 

Aria

Tace il labbro, ed il mio affetto
col dover è sempre in guerra.
Fatto scopo è questo petto
d'ogni affanno e di dolor.
Il germano in me condanna,
e del cor chiama tiranna
la mia pena ed il mio amor. 

Scena VIII 

(Camera con porta praticabile nel mezzo) 

Recitativo 

MOTEZUMA
(vestito alla spagnola)
Numi, se ancor pietosi
volgete i guardi vostri
verso un misero re, deh secondate
i miei disegni e il braccio mio guidate.
Queste nemiche spoglie,
solo trofeo che vanto
dell'ibera possanza, hanno potuto
celarmi ad ogni guardo;
or mi faran strumento
per arrivar al sospirato intento.
Ecco la figlia rea... Contro dell'empia
s'usi il primo rigor, e già che teme
la morte più che di restar soggetta,
sia lo scopo premier di mia vendetta.

(Si ritira in disparte.)

Scena IX 

TEUTILE
(smaniando)
Seguimi.

RAMIRO
Che ricerchi?

TEUTILE
Danni tregua allo sdegno. Ah non vedesti?
Egli s'asconde forse... In ogni parte
stesi il passo e cercai... Numi, che affanno!

RAMIRO
Che ragioni?... Ove vai?...

TEUTILE
(sospesa)
Forse m'inganno.
Ma non errai. Vedesti,
Ramiro, il genitor?

RAMIRO
Non sai che l'onda
ei volontario elesse
delle perdite sue termine or ora?

TEUTILE
Come... il padre morì?

MOTEZUMA
(palesandosi)
No, vivo ancora!

TEUTILE
Io ti conobbi. Oh quanto
piansi per te! Ben da lontan ti vidi
venir fra cento acciari, e allor che volli
corretti incontro e ribacciar umile
la tua destra, il tuo piè...

MOTEZUMA
Scostati i vile!
È questo il cenno mio? A questa salma
schernita e prigioniera
tanto affetto riserbi!

TEUTILE
Ah non m'è cara.

MOTEZUMA
Dunque a morir, e a non amarla impara.

(Impugna la spada per uccider Teutile, vien 
fermato da Ramiro) 

RAMIRO
Ferma!

TEUTILE
S'agghiaccia il cor.

MOTEZUMA
Che folle ardire!

RAMIRO
(tenendo la spada di Motezuma)
Deh ti mova a pietà…

MOTEZUMA
L'uso del brando, 
empio, lasciami pur.

RAMIRO
(vede venir Fernando)
Ecco Fernando.

TEUTILE
Fernando? Oh dio, che fia?

MOTEZUMA
Venga, io l'attendo.

RAMIRO
Nasconditi, signor. 

(Fra sè) 

Siamo in cimento!

(Spinge verso la porta Motezuma.) 

TEUTILE
Celati, padre mio.

MOTEZUMA
Che fier tormento!

(Lo nascondono.) 

Scena X 

FERNANDO
(guardando per la scena)
Ramiro, il tempo questo
ti rassembra dell'ozio e degl'amori?

RAMIRO
Come? Non so...

FERNANDO
Che cerchi?
Si turbato perché?... Mi guardi appena!

MOTEZUMA
(Fra sè)
Che sdegno!

TEUTILE
(Fra sè)
Che tormento!

RAMIRO
(Fra sè)
Oh Ciel, che pena!

FERNANDO
Vanne! De' nostri alberghi
ogni varco si guardi. Io da lontano
cento volante pini
vidi l'onda solcar. Assai m'importa
scoprir la meta lor, e il suo cammino.
Vanne, osserva, e riporta.

RAMIRO
(Fra sè)
O rio destino!

FERNANDO
Perché immobil così?

RAMIRO
Parto...

FERNANDO
Ma... resti!

RAMIRO
(Fra sè)
Che evento mai son questi?

FERNANDO
I cenni miei
vola tosto a eseguir.

RAMIRO
(Fra sè)
Che pena, o dei! 

Scena XI 

FERNANDO 
Qual silenzio è mai questo? In te discerno,
principessa, un orror che dà sospetto.
Fosse Ramiro mai reo di qualche viltà?

TEUTILE
T'inganni assai.
Non è del tutto spenta
nel suo cor la virtù. Sebbe'nemico,
sente il proprio dover. Di tua vendetta
ministro è sì, ma il sangue mio rispetta. 

Scena XII 

RAMIRO
(ritornando frettoloso)
German, signor, alla vicina arena,
fra cento armati legni,
giunge in aria di pace a noi Mitrena.

MOTEZUMA
(Fra sè)
Mitrena!

FERNANDO
Che desia?

RAMIRO
Libera chiede
la venuta, il ritorno, ed a te giura
l'istessa libertà.

FERNANDO
Venga sicura.

RAMIRO
(a Motezuma piano nel partir)
Taci, e celati ancor.

TEUTILE
(Fra sè)
Respir un poco.

RAMIRO
(Fra sè)
N'abbia cura il destin.

MOTEZUMA
(Fra sè)
Numi, che foco!

FERNANDO
Donami, principesca
libertà per momento.

TEUTILE
Io non offendo
con la presenza mia l'alto congresso.

FERNANDO
Ma quel riguardo istesso,
ch'io non avrei, forse Mitrena offende.
Parti.

TEUTILE
Strane vicende! 

Scena XIII 

FERNANDO
(gli soldati)
Olà con ogni pompa
L'alta donna incontrate.

MOTEZUMA
(Fra sè)
Simulata virtù.

MITRENA
(giungendo con Asprano)
No, no, fermate.
Ove io comando e impero
do l'onor, nol ricevo.

MOTEZUMA
(Fra sè)
E questo è vero!

FERNANDO
In ogni forma io devo,
anche ove par che imperi,
gl'avantaggi accordar con bel pretesto,
ed accordar alle Vittorio il resto.

ASPRANO
(Fra sè)
Che orgoglio!

MOTEZUMA
(Fra sè)
Ah non resisto!

MITRENA
Io non arrivo
sola, qual mi rimiri,
in ammanto privato, e in questo loco,
per dar esca al tuo fasto. I tuoi vantaggi
sono ancora pendenti, e finchè resta
pietra a pietra congiunta, e pochi in vita
la vittoria non è -credi!- compita.

FERNANDO
Ma finché questo acciaro
regger saprò, per vendicar l'offesa,
quei pochi ancor non avran difesa. 

Scena XIV 

(Motezuma esce con spada alla mano)  

MOTEZUMA
(contro Fernando)
Empio, ma pria morrai.

RAMIRO
(levandogli la spada)
Fermati!

MOTEZUMA
Oh rio destin!

(Disarmato si ritira)  

FERNANDO
(volgendosi al rumore, vede Ramiro con 
spada alla mano)
Ferma, che fai?

MITRENA
(Fra sè)
Motezuma? Che vidi?

ASPRANO
(Fra sè)
In qual arnese!

FERNANDO
Che mirate, occhi miei?

RAMIRO
(Fra sè)
Tutto è palese!

FERNANDO
Empio, con l'armi in pugno?
Che tenti? Ora discerno
qual disegno fomenti. A me qual brando!

RAMIRO
Eccolo.

FERNANDO
In esso mira
la maggior d'ogni colpa. Il mio sospetto
s'accresce con ragion. Olà, soldati,
vigilate fedeli, e ad ogni ingresso
raddoppiate il presidio.
Non esca alcun se nol comando io stesso.

MITRENA
(Fra sè)
Mi spaventa il comando!)

RAMIRO
Odimi, almeno...

FERNANDO
Intesi, e vidi appieno.
Di qual delitto mai
la tua nascita oscuri! E chi potea
darti impulso simil?

(Esce impetuoso Motezuma) 

MOTEZUMA
Io son il reo.

MITRENA
(Fra sè)
Oimè!

ASPRANO
(Fra sè)
Che miro, o stelle!

MOTEZUMA
(a Fernando)
Segui la donna imbelle,
che di te incauta fida,
superbo, ad inguiriar.

(a Mitrena) 

Piega la fronte,
tu, che il talamo vanti
del maggior dei monarchi, a quest'altero
gran domator dell'universo intero...

FERNANDO
Non m'adular, signor. Mira se il Cielo
che risorger ti fa, col tuo coraggio,
ti guida adesso a tributarmi omaggio!

MOTEZUMA
Empio, che dir vorrai?

FERNANDO
Che in me non puoi
macchia trovar che la mia gloria adombri.
và dir ch'in campo aperto
sino ad ora pugnai, che non pretesi
con arte vil mai procurar vittorie,
che son vergini alfin le nostre glorie. 

MITRENA
Mal l'armi tue...

FERNANDO
Con queste
la ragion difendiam del Ciel, del mondo
e s'è capace poi
anche un re di delitto o d'atto indegno,
s'usan quell'armi istesse
per castigar questo monarca e il regno.

MITRENA
(Fra sè)
Oh dio!

MOTEZUMA
Di qual delitto...

FERNANDO
È già palese,
Motezuma, l'insidia. Il tempo, il luogo,
le spoglie che tu menti,
son veraci argomenti
d'una pubblica colpa, e d'un delitto
che offende ogni ragion, ogni diritto. 

ASPRANO
(Fra sè)
Gelo d'orror!

MITRENA
(Fra sè)
L'ira crudel pavento.

MOTEZUMA
A qual eccesso omai...

FERNANDO
Soldati, avvinta
resti la regia destra
di servil catene. 

MOTEZUMA
Empio...

MITRENA
Crudel, cosa fai?

FERNANDO
Tanto conviene.

RAMIRO
Troppo, o german...

FERNANDO
Non più. La culpa sua,
pubblica al mondo, merta
una pubblica pena.
Olà s'adempia.

(Soldati pongono in catene Motezuma.) 

MITRENA
Ah no... Ferma... t'arresta!
Stelle, che ingiuria è questa!
Il maggior d'ogni re, con quella pena,
che a un vil plebeo si aspetta,
tu, Fernando, punisci? E voi soffrite,
numi del nostro Cielo,
il sacrilego torto?

(Agli Spagnoli) 

E vo potete
a sì barbaro duce
senza timor, soldati,
e servir e ubbidir? Misero sposo...
sfortunata Mitrena...
Oh tormento... oh rossor.... vergogna eterna!
Questa, ingrati, è virtù? Questi i costumi
che dalla Spagna vostra e dall'Europa
al nostro mondo oppresso,
a confusion di chi resiste a voi,
portate e seminate, illustri eroi?

FERNANDO
Non più! Darò a suo tempo
ragion dell'opre mie. Non ho rimorso
che mi turbi la mente. Io so, tu sai,
qual rispetto mostrai, e se finora
nei militar maneggi
tutte osservai di cavalier le leggi.

Aria 

I cenni d'un sovrano
impara ad adorar
quella superba mano
principia ad inclinar, e il capo altero.
Dalla sua pena un re
sempre lontan non è,
così de gl'altri ancor
complici del tuo error far non dispero.

(Parte seguito da Ramiro)

Scena XV 

Recitativo 

MOTEZUMA
Confesso: non discerno
ove son, con chi parlo! A questo segno
in faccia del mio regno
per confusion, e a mio maggior tormento,
mi costringe il destin?

Recitativo Accompagnato  

Ma non s'estingue
o il valore o l'ardir. Sposa, a te resta,
cui libera si dona
al ritorno la via, far mie vendette;
e già che l'empio manca
contro me ad ogni legge, omai procura
che restai almen lo stolto
fra le rovine mie oggi sepolto.

Aria 

Se prescritta in questo giorno,
sposa amata, è la mia morte,
non temer, ché sempre intorno,
spirto errante, ti sarò.
O nell'armi o nei riposi
con fantasma rigorosi
gl'empi tutti inquieterò. 

Scena XVI 

Recitativo Accompagnato 

MITRENA
Parte l'afflitto sposo e seco porta la vergogna, il rossor.
Eterni dei, voi, ch'il Messico tutto or affliggete,
pietosi difendete contro questo tiran e questo mostro,
il pubblico, il privato e il rito vostro;
e dio constante giuro che se verso di noi siete clementi,
v'offrirò su l'altar mille innocenti.

Aria 

S'impugni la spada,
ci vegga il tiranno,
si mora, si cada,
ma sia il nostro fato
di gloria, d'onor.
O sposo adorato,
mi pesa il tuo affanno
e provo tormento
da questa dolor. 

Scena XVII 

Recitativo 

ASPRANO
Non m'avvilisco ancor. Seben oppressa
è la regia possanza, io non dispero
racco numero tal d'armi e d'armati
ch'abbian questi pirata
onde sudar l'altera fronte ancora.
Cento piroge ignora,
altrettante canoe da un cenno solo
pendon dal labbro mio, e poi gran parte
per Mitrena, de' suoi, de' casi miei,
prenderan nel cimento i nostri dei.

Aria 

Nell'aspre sue vicende
più fiera in me si rende
pietà, fede ed amor.
Esprimerà il valore
più l'agonie del core
di quel che faccia il labbro
spiegando il mio dolor.
PRIMER ACTO


Escena I 

(Laguna de México; de un lado, el palacio
imperial y del otro, el campamento español, 
ambos unidos por un magnífico puente. Se 
aprecian restos de una batalla reciente) 

Recitativo Acompañado 

MOCTEZUMA
(con su espada en la mano)
¡Estoy vencido, dioses eternos! 
En un sólo día el esplendor de mi magnificencia 
y la gloria del valor mexicano han caído.
Todo se ha perdido y parece que el cielo 
apartara su mirada para no ver 
mi angustia ni la de mi pueblo.
Mi esposa... mi hija... mi grandeza...
mis vasallos... mis amigos... 
Su recuerdo es como una flecha en mi corazón. 
En vano entre los cuerpos de los caídos, 
entre tanta desolación, 
busco inútilmente refugio. 

Recitativo 

MITRENA
¿Qué haces? ¿Dónde, sino en ti,
esperas encontrar consuelo? 
A los males extremos, 
sólo sucumben las almas viles. 
Al triunfo español, México puede sucumbir 
como la India y el mundo; pero quedan intactos
mi gloria y tu valiente corazón.

MOCTEZUMA
¡Mira cómo la sangre tiñe las olas!
Por doquier llamas... ruinas... 
y este islote, aún pequeño para los pies reales, 
es todo lo que deja el tirano español.
¡Oh dioses, aconsejadme! 
Esposa infeliz, dime, ¿dónde está mi hija?
¡Ah! Si el destino sigue reservando 
para ella la libertad,
que ella muera sin demora,
antes de que triunfe el enemigo 
y sea sometida a la violencia 
o a una brutal venganza. 

MITRENA
Modera, amado esposo,
esas palabras funestas. 
Todavía podremos ser libres
si no pierdes el valor. 
Muchos héroes aún viven, quizás...

MOCTEZUMA
No hay esperanza 
que pueda consolarme. 

MITRENA
Tenemos hombres y armas.
Yo misma, armada, 
haré uso de experiencia y valor... 
¿Dudas?... ¿Dónde está tu valentía?

Escena II 

TEUTILE
(llega corriendo)
¡Padre, escóndete!
Por todas partes te buscan
y preguntan por ti. 
El triunfo español será menor, 
si tú, Moctezuma, vives.

MOCTEZUMA
¿Me buscan?

MITRENA
¡Que venga 
el arrogante enemigo
y que derroque al monarca
con la fuerza de sus armas!

MOCTEZUMA
Mi brazo derecho 
aún puede sostener la espada.
El enemigo conocerá mi fuerza y valor.
¡Ah, esposa mía,
si aún eres digna de ese título, demuéstralo!
Mientras tanto, toma...

(Le da una daga) 

Que esto te sirva para demostrar tu valentía,
y antes que el vencedor 
te ate con las cadenas de la esclavitud, 
atraviesa el corazón de nuestra hija 
y después el tuyo.

Aria 

Las ofensas del destino,
un alma grande no las teme,
pues se vencen 
con el sacrificio de la muerte.
En el estado en que me encuentro,
quizá debería temerle a todo,
mas la fuerza de tu corazón
desvanece mis temores. 

Escena III 

Recitativo 

MITRENA
¡Oh, leyes! ¡Oh, deber!
Súbdita... esposa y madre,
dioses poderosos, ¿qué hacer? 
Toda mi fuerza vacila ante esta prueba. 

TEUTILE
Madre, queda muy poco tiempo.
Mátame, y que sea rápido, 
será un acto honorable. 
México está a punto de caer. 
Mi padre está abatido, tu fuerza languidece
y ese hombre infiel, el que debía servir 
a nuestro imperio, nos ha traicionado. 

MITRENA
¡Ah, no es así, no!
Antes que a su amante,
Ramiro le es fiel a su rey. 
Es obediente a su hermano, 
que le enseña cual es su deber. 
El dolor, hija mía, pronto desaparecerá, 
pues un alma grande afronta las vicisitudes 
y modera toda pasión. 

TEUTILE
¡Oh, tormento! ¡Oh, dura ley!

MITRENA
En corazón fuerte, triunfa la razón. 
Un mismo corazón ama y deja de amar, 
y distingue un alma buena de otra vulgar. 
Tus últimos días han llegado. 
Ahora debes aprender a morir con honor, 
y antes que el cruel usurpador te vea llorar,
antes que sirvas de ornamento a su triunfo,
obedece a tu padre sin dudar.
¡Toma!
¡Sí, oyes bien!
¡Toma y muere!

(Le da el cuchillo que le dio a ella Moctezuma) 

Aria 

Sobre el río eterno
de olas hórridas y tristes,
yo seré tu sombra y te seguiré.
¡Cuánto sufro, hija mía, 
no tengo necesidad de decírtelo!
¡Piensa en mi dolor
y en cuánto te amo!

Escena IV 

Recitativo Acompañado 

TEUTILE
¿Qué es esta ley?
¡En la flor de la edad,
de un exceso de alegría paso 
a un exceso de miseria y tormento!
Triste es morir,
pero si amar no debo en vida, estar viva es peor.

(Por el puente aparece Fernando seguido de un 
grupo de españoles) 

Recitativo  

FERNANDO 
¡Detente, Teutile! 
Presta atención a mis palabras. 
Hasta ahora, como huésped y embajador, 
he intentado respetar los pactos; 
pero al ver que la paz es traicionada 
y mi gente es atacada, 
siento el derecho de defenderla.
He ahí a tu pueblo aplastado, tu ejército vencido 
y el destino de México en mis manos. 
Pero el no encontrar entre los caídos
al más fuerte de mis enemigos, me causa temor.
A tu padre, que aún posee ferocidad y astucia. 
no consigo encontrar.
¡Es por eso que debo tomarte como rehén!

TEUTILE
¿Qué oigo? ¡Oh, traición!

MOCTEZUMA
(en el puente, sin ser visto)
¡Oh, pobre hija mía!

MITRENA
¿La hija de un monarca, 
rehén de Fernando? 
¡Ingrato! La ilustre sangre de semidioses
¿así la degradas?
¡Dioses, si los reyes están hechos 
a vuestra imagen y semejanza, 
os corresponde a vosotros vengarlos!

MOCTEZUMA
(Para sí)
¡Sí, se vengarán!

(Moctezuma pone una flecha a su arco) 

FERNANDO
¡No debes temer!

TEUTILE
(observando a Moctezuma)
¡Oh, dioses! ¡Calla, cruel!...

MOCTEZUMA
(Para sí)
¡Que el destino bendiga mi flecha!

(Dispara la flecha hiriendo a Fernando) 

FERNANDO
¡Traición!...

Escena V 

RAMIRO
¡Mi hermano!

FERNANDO
¡A las armas!...

MOCTEZUMA
El tirano ha muerto...que las aguas me escondan.

(Se lanza a la laguna) 

FERNANDO
¿De dónde vino la flecha?

RAMIRO
¡No lo vi!

FERNANDO
¡Buscad al culpable! 
¡A ti, Ramiro, te doy la misión de descubrirlo!
Mi venganza no tendrá piedad.
¡La justicia así lo exige!
Dios conoce bien mi corazón y mi fe...

Aria 

Lleno de indignación,
mi corazón agitado
castiga ya al traidor
que disparó la flecha.
El pérfido cobardemente se aprovecha
del exceso de lealtad,
pero siempre acaba pagando
las consecuencias de su crimen.

Escena VI 

Recitativo 

RAMIRO
Difícilmente me atrevo a mirarte, 
amor mío; ¿qué significa este cambio?

TEUTILE
¡Ingrato!
¿Aún te quedan artificios para engañarme? 
Al fin tus engaños han quedado al descubierto.

RAMIRO
¡Escúchame al menos, querida mía!

TEUTILE
¡No, que me haces sufrir!
Vivía en el seguro albergue de tu amor. 
Por mí, nuestras tropas dejaron las armas. 
Te confié los secretos del reino. 
Mi padre, mi madre, el imperio... 
¡todo dependía de tu palabra!... ¡perjuro!
Me utilizaste para alcanzar la gloria.
Nuestro guerreros confiaron en ti
y se abstuvieron de luchar, 
¡sin percatarse que alimentaban a una serpiente!

RAMIRO
Lo recuerdo bien...

TEUTILE
De eso estoy segura.
Pero no sirve de nada
acordarse de cosas vanas y lejanas;
hoy eres famoso por tus obras y tu gloria.

RAMIRO
Entonces, ¿qué es lo que deseas?

TEUTILE
Que al reino
volviera la paz,
que el fuego de tus armas cesara
y que el campo de batalla fuera abandonado.

RAMIRO
Pides demasiado, 
y en vano el amor demanda 
aquello que ofende mi honor y mi gloria. 

TEUTILE
Entonces sólo debería darte
aquel amor que
se le puede dar a un enemigo.

Aria 

¡Bárbaro, no siento por ti
ni pena ni amor!
Mi corazón te aborrece tanto como te ama.
¿Cuánto tuvo que pagar
mi amor y fidelidad?
¡Pérfido, traidor, tú bien lo sabes!

Escena VII 

Recitativo 

RAMIRO
¡Día funesto! ¡Cuántos males siento
renacer en mi corazón! Las intenciones 
de mi hermano me llenan de temor.
Mi misión me atormenta
y con dolor veo morir el amor en ella. 

Aria 

Callo y mis sentimientos
entran en conflicto con el deber. 
En mi corazón anidan
todos los tormentos y todos los dolores.
Mi hermano condena mi dolor y mi amor,
a los que él llama 
tiranos de mi corazón. 

Escena VIII 

(Habitación con una puerta en el centro) 

Recitativo 

MOCTEZUMA
(vestido como español)
¡Dioses! Si aún os dignáis
volver vuestra mirada
sobre este mísero rey, 
¡ayudadme y guiad mi brazo!
Este botín español,
único trofeo que poseo del enemigo, 
me ha servido hasta ahora
para distraerlos
y ahora servirá como instrumento
para lograr mis deseos.
Aquí está mi hija... la traidora...
Que el primer castigo sea para la impía, 
que teme más a la muerte que a la esclavitud, 
¡sea ella el objeto de mi venganza.

(Se esconde)

Escena IX 

TEUTILE
(agitada)
¡Sígueme!

RAMIRO
¿Qué es lo que buscas?

TEUTILE
Hagamos una tregua... ¡Ah!... ¿No lo has visto?
Puede ser que se esconda... Por todos lados 
lo he buscado... ¡Dioses, qué tormento!

RAMIRO
¿Qué estás diciendo?... ¿A dónde vas?...

TEUTILE
(ansiosa)
Puede ser que esté en un error...
¡Pero no, no me equivoco! 
Ramiro, ¿has visto a mi padre?

RAMIRO
¿No sabes que decidió 
tirarse a la laguna
para acabar con sus sufrimientos?

TEUTILE
¡Cómo!... ¿Mi padre está muerto?

MOCTEZUMA
(saliendo por detrás)
¡No, sigo vivo!

TEUTILE
Te reconocí. 
¡Oh, cuánto he llorado por ti! 
Te vi venir entre cientos de hombres armados,
mas cuando quise correr a tu encuentro 
y besar humildemente tu mano y tu pie...

MOCTEZUMA
¡Hazte a un lado, cobarde!
¿Ésta fue la orden que te di?
¿Tanto amas la vida
que prefieres la esclavitud?

TEUTILE
¡No, yo no deseo nada para mí!

MOCTEZUMA
¡Entonces muere!

(Alza su espada para matar a Teutile, pero es 
detenido por Ramiro) 

RAMIRO
¡Alto!

TEUTILE
¡Mi corazón se congela!

MOCTEZUMA
¡Insensato!

RAMIRO
(deteniendo la espada de Moctezuma)
¡Ten piedad de ella!

MOCTEZUMA
¡Déjame usar
mi espada, impío!

RAMIRO
(viendo acercarse a Fernando)
Viene Fernando...

TEUTILE
¿Fernando?... ¡Oh, Dios!... ¿Qué va a pasar?

MOCTEZUMA
¡Que venga, aquí lo espero!

RAMIRO
¡Escóndete, señor!

(Para sí) 

Debo ayudarle... ¡No hay marcha atrás!

(Empuja a Moctezuma contra la puerta) 

TEUTILE
¡Escóndete, padre mío!

MOCTEZUMA
¡Qué cruel tormento!

(Lo esconden)

Escena X 

FERNANDO
(mirando alrededor)
Ramiro, ¿te parece que éste 
es momento de un amor idílico?

RAMIRO
¿Cómo? No entiendo...

FERNANDO
¿Qué es lo que buscas?
¿Estás en problemas?... ¡Apenas me miras!

MOCTEZUMA
(Para sí)
¡Qué rabia siento!

TEUTILE
(Para sí)
¡Qué tormento!

RAMIRO
(Para sí)
¡Oh Dios, qué angustia!

FERNANDO
¡Ven, debemos vigilar y estar atentos!
Allá, a lo lejos, he visto 
cientos de embarcaciones surcar las olas. 
Debemos saber a dónde se dirigen 
y qué es lo que pretenden.
¡Ve allá, observa qué sucede y dímelo!

RAMIRO
(Para sí)
¡Oh, cruel destino!

FERNANDO
¿Por qué no te mueves?

RAMIRO
Ya voy...

FERNANDO
¡Ve y permanece allá!

RAMIRO
(Para sí)
¿Qué circunstancias adversas son éstas?

FERNANDO
¡Ve y obedece
mis órdenes de inmediato!

RAMIRO
(Para sí)
¡Qué agonía, oh dios!

Escena XI

FERNANDO
¿Qué silencio es éste? En ti percibo, princesa, 
un horror que levanta sospechas. 
¿Es Ramiro culpable de alguna vileza?

TEUTILE
Te equivocas. 
La virtud no se ha extinguido en su corazón. 
Es mi enemigo y cumple con su deber. 
Él es el ejecutor de tu venganza, 
pero respeta mi sangre real.

Escena XII 

RAMIRO
(retornando presuroso)
¡Hermano, señor, en la vecina playa, 
entre innumerables barcas armadas,
Mitrena solicita parlamentar contigo.

MOCTEZUMA
(Para sí)
¡Mitrena!

FERNANDO
¿Qué desea?

RAMIRO
Ella solicita que, mutuamente,
podamos ir y venir 
con absoluta libertad.

FERNANDO
Que venga sin temor.

RAMIRO
(murmurando a Moctezuma al irse)
¡Calla y permanece escondido!

TEUTILE
(Para sí)
Respiro un poco.

RAMIRO
(Para sí)
¡Que el destino vele por nosotros!

MOCTEZUMA
(Para sí)
¡Dioses, qué angustia!

FERNANDO
Princesa, déjame sólo
por un momento.

TEUTILE
Mi presencia
no entorpecerá esta reunión.

FERNANDO
No es por mí, por quien tomo esta decisión,
sino por Mitrena quien podría ofenderse.
Vete.

TEUTILE
¡Extraño giro del destino!

Escena XIII 

FERNANDO
(a los soldados)
Caballeros, con todos los honores,
id a recibir a la noble dama.

MOCTEZUMA
(Para sí)
Virtud disimulada.

MITRENA
(llegando con Asprano)
¡No, no, alto!
Donde reino y ordeno,
dispenso los honores, no los recibo. 

MOCTEZUMA
(Para sí)
¡Es verdad!

FERNANDO
Cumplo con mi deber de vencedor.
Mis triunfos dictan mis modales,
incluso si tú, con tu actitud,
olvidas que yo soy el vencedor.

ASPRANO
(Para sí)
¡Qué arrogancia!

MOCTEZUMA
(Para sí)
¡Ah, no lo soporto más!

MITRENA
Como puedes ver, 
no he venido sola como si fuera una plebeya, 
para así aumentar tu gloria. 
Tu superioridad sigue siendo incierta y,
mientras quede una piedra sobre otra en mi reino, 
mientras queden guerreros con vida, 
tu victoria, créelo, no está asegurada.

FERNANDO
Pero mientras pueda blandir mi espada 
para rechazar los ataques,
esos guerreros no tendrán salvación.

Escena XIV 

(Moctezuma sale con su espada en mano) 

MOCTEZUMA
(alzando su espada contra Fernando)
¡Impío, antes morirás tú!

RAMIRO
(arrebatándole la espada)
¡Detente!

MOCTEZUMA
¡Oh, cruel destino!

(Desarmado se retira)

FERNANDO
(al escuchar el ruido, se vuelve y ve a Ramiro 
con la espada en la mano)
¡Alto!... ¿Qué haces?

MITRENA
(Para sí)
¡Moctezuma!... ¿Qué veo?

ASPRANO
(Para sí)
¡Qué situación!

FERNANDO
¿Qué significa esto?

RAMIRO
(Para sí)
¡Todo se ha descubierto!

FERNANDO
¡Traidor!... ¿Con un arma en tu mano?
¿Qué intentabas? La espada... ¡al suelo!
Ahora comprendo tus intenciones. 

RAMIRO
Ahí está.

FERNANDO
Veo en esto 
la más negra de las traiciones.
Mis sospechas aumentan y con razón. 
¡Soldados: estad alerta y redoblad 
la guardia en las salidas! 
Nadie saldrá sin mi permiso.

MITRENA
(Para sí)
¡Esa orden me aterra!

RAMIRO
¡Escúchame, al menos!

FERNANDO
Ya he visto y comprendido lo suficiente.
¡El delito mancha tu noble nacimiento!
¿Quién pudo obligarte a
hacer tal cosa?

(Moctezuma, impetuoso, sale de su escondite) 

MOCTEZUMA
¡Yo soy el culpable!

MITRENA
(Para sí)
¡Oh, dioses!

ASPRANO
(Para sí)
¡Oh dioses, qué veo!

MOCTEZUMA
(a Fernando)
Continúa injuriando a esta dama indefensa
que equivocadamente confió en ti, 
arrogante villano.

(a Mitrena) 

Baja la cabeza, tú, 
que puedes jactarte de compartir el lecho
con el más grandes de los monarcas,
ante este domador del universo.

FERNANDO
No me adules, señor. ¡No creo que tus dioses,
que resucitaron a ti y a tu hombría,
permitan que me rindas homenaje!

MOCTEZUMA
¿Qué quieres decir, impío?

FERNANDO
Que en mí no encontrarás mancha 
que ensucie mi gloria.
Es bien conocido por todos que hasta hoy, 
jamás he obtenido una victoria 
empleando viles trucos.
Mi victoria es inmaculada. 

MITRENA
Pero ¿y tus armas?...

FERNANDO
Con ellas defiendo
los intereses de Dios y del mundo.
Y si un monarca es considerado culpable 
de actos despreciables y viles,
esas armas serán usadas
para castigarlo a él y a su reino.

MITRENA
(Para sí)
¡Oh, dioses!

MOCTEZUMA
¿De qué crimen me acusas?...

FERNANDO
Tu crimen, Moctezuma, es evidente. 
El momento, el lugar,
y el engaño de tu vestimenta
son pruebas irrefutables de tu culpa. 
Un crimen que ofende 
la razón y la ley. 

ASPRANO
(Para sí)
¡Me congelo de horror!

MITRENA
(Para sí)
Temo la crueldad de su enojo.

MOCTEZUMA
Una nueva vejación...

FERNANDO
¡Soldados, 
encadenad
las manos del monarca!

MOCTEZUMA
¡Impío!...

MITRENA
¿Qué haces, hombre cruel?

FERNANDO
Lo que se tiene que hacer.

RAMIRO
Hermano, es demasiado...

FERNANDO
¡Basta ya! 
Su ofensa, que fue pública, 
debe ser castigada públicamente.
¡Cumplid mis órdenes!

(Los soldados encadenan a Moctezuma) 

MITRENA
¡Oh, no!... 
¡Alto!... ¡Deteneos!
¡Dioses, qué injuria!
¿Al mayor de los monarcas, tú, Fernando,
lo condenas al castigo de un plebeyo?...
¿Y vosotros, dioses de nuestro cielo, 
toleráis semejante sacrilegio?

(a los españoles) 

¿Y vosotros, soldados,
obedecéis sin dudar a un jefe tan cruel?...
¡Mi pobre esposo!...
¡Mitrena desventurada!...
¡Oh, tormento!... ¡Oh, pena!... ¡Vergüenza eterna!
¿Qué virtud es ésta, ingratos? 
¿Éstas son las costumbres 
que traéis de España y Europa 
para plantarlas aquí, en nuestro mundo,
sobre aquellos hombres que defienden su libertad,
héroes ilustres?

FERNANDO
¡Basta, ya rendiré cuentas a quien corresponda!
No tengo remordimientos que turben mi mente.
Tú conoces como yo, la moderación que he 
mostrado hasta ahora en el uso de las armas.
He respetado todas las reglas de la Caballería 
en mis campañas militares. 

Aria 

Debes de aprender a acatar
las órdenes del vencedor.
Comienza por bajar tu orgullosa mano
e inclinar tu cabeza altanera. 
Un rey no siempre
está exento de castigo
y no dudaré en castigar del mismo modo
a aquellos que fueron cómplices de tu crimen.

(Sale seguido de Ramiro.) 

Escena XV 

Recitativo 

MOCTEZUMA
¿Dónde estoy?... ¿Con quién hablo?
¿A este final me ha condenado el destino?
¿A estar totalmente perdido
en mi propio reino?
¡Angustiado!... ¡Humillado!

Recitativo Acompañado 

¡Pero aún la valentía y la audacia están vivas!
Esposa, tú que tienes 
libertad de ir y venir,
¡debes de vengarme!
Y puesto que el impío 
no respeta ninguna ley, 
procura que ese insensato caiga
el mismo día de mi ruina. 

Aria 

Si decide que debo morir en este día, 
amada esposa, no temas; 
estaré siempre cerca de ti
como espíritu errante.
En la guerra y en la paz,
como un espíritu implacable,
atormentaré a los impíos. 

Escena XVI 

Recitativo Acompañado 

MITRENA
¡Mi esposo afligido y humillado!
¡Dioses eternos que ahora afligís a México,
tened compasión y preservad de este tirano, 
al pueblo, a nuestra familia y nuestra religión!
Juro que si tenéis compasión de nosotros, 
os sacrificaré a mil víctimas inocentes.

Aria 

Empuñemos la espada
y que el tirano nos vea.
Podremos morir, podremos caer,
pero nuestro destino será coronado
por la gloria y el honor.
¡Oh, esposo adorado,
tu angustia pesa mucho sobre mí
y tu dolor me causa
un terrible tormento!

Escena XVII 

Recitativo 

ASPRANO
¡Aún no todo está perdido!
Aunque las fuerzas reales estén dispersas,
no pierdo la esperanza de reorganizarlas.
La altiva frente de esos bandidos
tendrá motivos para transpirar.
Un centenar de piraguas
y otro tanto de canoas están listas
y en espera de mis órdenes. 
Nuestros dioses, gracias a Mitrena, 
velarán por ella y por mí en este conflicto. 

Aria 

Estos terribles sucesos
han fortalecido
mi devoción, confianza y amor.
Los tormentos de mi corazón
se verán reflejados en mi valentía,
de la misma manera que mis labios
son la voz de mi dolor. 

Acto  II