MARÍA ESTUARDO

 

Personajes

MARÍA ESTUARDO

ISABEL I

ROBERTO

GIORGIO TALBOT

GUILLERMO CECIL

ANNA KENNEDY

Reina de Escocia

Reina de Inglaterra

Conde de Leicester, Favorito de Isabel

Consejero de Isabel

Tesorero de Isabel

Nodriza de María

Soprano

Soprano

Tenor

Barítono

 

La acción se desarrolla en Inglaterra en 1587

 

ATTO I


(Galleria nel Palagio di Westminster. Cavalieri 
e dame che riedono dal torneo dato in onore
dall'Inviato di Francia, e si dispongono in 
gruppi ad incontrar la Regina.)

Scena Prima

1. Coro

DAME, CAVALIERI
Qui si attenda, ell'è vicina
Dalle giostre a far ritorno.
De' Britanni la Regina
È la gioia d'ogni cor.
Quanto lieto fia tal giorno
Se la stringe ad alto amor.

CORTIGIANI
La Regina!

(Entra Elisabetta.)

DAME, CAVALIERI
Sì, per noi sarà più bella
D'Albion la pura stella
Quando unita la vedremo
Della Francia allo splendor.
Festeggianti ammireremo
La possanza dell'amor.

Scena Seconda

2. Recitativo e Cavatina

ELISABETTA
Sì, vuol di Francia il Rege
Col mio core l'Anglo trono.
Dubbiosa ancor io sono
Di accoglier l'alto invito,
Ma se il bene de' fidi miei Britanni
Fa che d'Imene all'ara io m'incammini,
Reggerà questa destra
Della Francia e dell'Anglia ambo i destini. 

 (da sè)

Ah! quando all'ara scorgemi
Un casto amor del cielo,
Quando m'invita a prendere
D'Imene il roseo velo,
Un altro core involami
La cara libertà!
E mentre vedo sorgere
Fra noi fatal barriera,
Ad altro amor sorridere
Quest'anima non sa.

TALBOT
In tal giorno di contento
Di Stuarda il sol lamento
La Bretagna turberà?

CORTIGIANI
Grazia, grazia alla Stuarda.

ELISABETTA
Olà!
Di questo giorno il giubilo
Turbato io non credea.
Perchè forzarmi a piangere
Sul capo della rea,
Sul tristo suo destin?

CECIL
Ah, dona alla scure quel capo che desta
Fatali timori, discordia funesta
Finanche fra' ceppi, col fuoco d'amor

CORTIGIANI
Grazia!

ELISABETTA
Tacete!
Non posso risolvermi ancor.
Ah! dal ciel discenda un raggio
Che rischiari il mio intelletto;
Forse allora in questo petto
La clemenza parlerà.
Ma se l'empia m'ha rapita
Ogni speme al cor gradita
Giorno atroce di vendetta
Tardo a sorger non sarà.

CORTIGIANI
Il bel cor d'Elisabetta
Segua i moti di pietà.

CECIL
Ti rammenta, Elisabetta,
Ch'è dannosa ogni pietà.

ELISABETTA
Ah! dal ciel discenda un raggio, ecc 

3. Scena

ELISABETTA
Fra voi perchè non veggio Leicester?
Egli solo resta lontano della gioia comune?

CECIL
Eccolo! 

Scena Terza

(Entra Leicester che bacia la mano d'Elisabetta.)

ELISABETTA
Conte! 
Or io di te chiedea.

LEICESTER
Deh! mi perdona
Se ai tuoi cenni indugiai!
Che imponi?

ELISABETTA 
(si toglie un anello e lo consegna a Leicester)
Prendi, reca l'anello mio
Di Francia all'Inviato;
Al Prence suo rieda messaggio a dir,
Che già d'Imene l'invito accetto.

(fra sè)

E non si cangia in viso!

(a Leicester)

Ma che il serto che mi offre
Ricusar ancor posso,
Che libera son io.
Prendilo.

(fra sè)

Ingrato!

LEICESTER 
(con indifferenza)
Ti obbedisco!

ELISABETTA
Addio.

(Gli dà la mano a baciare, e s'allontana seguita 
dalle dame, dai grandi, da Lord Cecil; Talbo va 
per seguirla, Leicester lo prende per la mano, seco 
lui s'avanza sulla scena, per gli parlare di segreto.)

Scena Quarta

LEICESTER
Hai nelle giostre, o Talbo, chiesto di me?

TALBOT
Io sì.

LEICESTER
Che brami dunque?

TALBOT
Favellarti.
Ti fia tremenda e cara
Ogni parola mia.
In Forteringa io fui ?

LEICESTER
Che ascolto!

TALBOT
Vidi l'infelice Stuarda!

LEICESTER
Ah! più sommesso favella in queste mura!
E qual ti parve?

TALBOT
Un angelo d'amor, bella qual era,
E magnanima sempre.

LEICESTER
Oh! troppo indegna di rio destino.
E a te che disse?
Ah, parla!

TALBOT
Posso in pria ben securo
Affidarmi al tuo cor?

LEICESTER
Parla; tel giuro.  
ACTO I


(Galería en el Palacio de Westminster.
Caballeros y damas que vuelven del torneo
dado en honor del embajador de Francia y 
se disponen en grupos a esperar a la reina.

Escena Primera

1. Coro

DAMAS, CABALLEROS
Esperémosla aquí, ella está cerca.
Pronto regresará del torneo.
La Reina de los Ingleses
es la alegría de todos los corazones.
Cuanta felicidad dará este día
si la conduce a un alto amor.

CORTESANOS
¡La Reina!

(Entra Isabel)

DAMAS, CABALLEROS
Sí, para nosotros la estrella de Albión
será aún más bella
cuando unida la veamos 
al esplendor de Francia. 
Alegres admiraremos
el poder del amor.

Escena Segunda

2. Recitativo y cavatina 

ISABEL
El Rey de Francia pretende obtener
junto con mi corazón el trono inglés.
Todavía estoy dudosa
de acoger tan alta invitación;
pero si el bien de mis fieles britanos
hace que me encamine al altar del himeneo,
esta mano regirá los destinos
de Francia e Inglaterra.

(Para si)

¡Ah! ¡Cuando al altar me guía
un casto amor del cielo,
cuando me invita a tomar
del Himeneo el velo rosado, 
otro corazón me roba
la querida libertad!
Y mientras veo surgir
entre nosotros una fatal barrera,
mi alma no sabe
sonreír a otro amor.

TALBOT
En un día de tanta alegría
¿sólo el lamento de la Estuardo
turbará a Inglaterra?

CORTESANOS
¡Gracia, gracia para la Estuardo!

ISABEL
¡Hola!
El júbilo de este día
yo no creía que pudiera turbarse.
¿por qué forzarme a llorar
sobre la cabeza de la condenada,
sobre su triste destino?

CECIL
¡Ah, entrega su cabeza al hacha
que el amor de esa mujeres
despierta discordias funestas y temores!

CORTESANOS
¡Gracia!

ISABEL
¡Callad!
No puedo resolver todavía.
Que del cielo descienda un rayo de luz
que aclare mi intelecto;
tal vez entonces en este pecho
la clemencia hablará.
Pero si la impía me ha robado
toda esperanza agradable al corazón,
el día de la atroz venganza
no tardará en llegar.

CORTESANOS
El generoso corazón de Isabel
sea motivo de piedad.

CECIL
Recuerda, Isabel,
que es dañina toda piedad.

ISABEL
Que del cielo descienda un rayo, etc.

3. Escena

ISABEL
¿Por qué no veo entre vosotros a Leicester?
¿Sólo él es ajeno a la alegría común?

CECIL
¡Helo aquí!

Escena Tercera

(Entra Leicester y besa la mano de Isabel)

ISABEL
¡Conde! 
En este momento preguntaba yo por ti.

LEICESTER
¡Por favor, perdóname
si me he retrasado a tu llamada!
¿qué deseas?

ISABEL 
(se quita un anillo y se lo da a Leicester)
Toma, lleva mi anillo
al enviado de Francia; 
y que a su príncipe de este mensaje:
que yo acepto la invitación al himeneo.

(para sí)

¡Y no se le cambia la cara!

(A Leicester)

Pero que la corona que me ofrece
todavía la puedo rehusar,
pues soy libre.
Cógelo.

(para sí)

¡Ingrato!

LEICESTER 
(Con indiferencia)
¡Te obedezco!

ISABEL
Adiós.

(Le da la mano a besar, y se aleja , seguida 
de las damas, los nobles; cuando Talbot va 
a seguirla, Leicester lo coge de la mano y 
avanza con él para hablarle en secreto.)

Escena Cuarta

LEICESTER
Talbot ¿Preguntaste por mí en el torneo?

TALBOT
Sí.

LEICESTER
¿Qué quieres?

TALBOT
Hablarte.
Escucha con atención
cada una de mis palabras.
Fui a Forteringa ...

LEICESTER
¡Qué escucho!

TALBOT
¡Vi a la infeliz Estuardo!

LEICESTER
¡Ah! Habla más bajo en estas paredes.
Y ¿cómo te pareció?

TALBOT
Un ángel de amor, tan bella como siempre
y tan magnánima...

LEICESTER
¡Oh! No se merece tal destino.
¿Y qué te dijo?
¡Ah, habla!

TALBOT
¿Puedo estar bien seguro 
de tu corazón?

LEICESTER
¡Habla, te lo juro! 
4. Cavatina

TALBOT 
(gli dà un foglio ed un ritratto)
Questa imago, questo foglio
La Stuarda a te l'invia.
Di sua mano io gli ebbi, e pria
Del suo pianto li bagnò.

LEICESTER
Oh piacer!

TALBOT
Con quale affetto il tuo nome pronunziò!

LEICESTER
Oh piacere!
Ah! rimiro il bel sembiante
Adorato, vagheggiato,
Ei mi appare sfavillante
Come il dì che mi piagò.
Parmi ancora che su quel viso
Spunti languido un sorriso
Ch'altra volta a me sì caro
La mia sorte incatenò.

TALBOT
Al tramonto è la sua vita,
Ed aita a te cercò.

LEICESTER
Oh memorie! Oh cara imago!
Di morir per lei son pago!

TALBOT
Che risolvi?

LEICESTER
Liberarla!
O con lei spirar saprò!

TALBOT
Di Babington il fato il periglio
Non ancor ti spaventò?

LEICESTER
Ogni tema, ogni periglio
Io per lei sfidar saprò!
Vuò liberarla, vuò liberarla!
Se fida tanto colei mi amò
Da gli occhi il pianto le tergerò
E se pur vittima cader degg'io,
Del fato mio superbo andrò.

TALBOT
Non far che gema
Se all'ora estrema
Se sfuggir, no, no, sfuggir non può.

(Talbo parte; Leicester si avvia alla porta opposta,
e s'incontra con la Regina. Si scorgono nel di lui 
volti segni di agitazione.) 

Scena Quinta

5. Scena e Duetto

ELISABETTA
Sei tu confuso?

LEICESTER
Io no. 

(fra sè)

Che incontro!

ELISABETTA
Talbo teco un colloquio tenne?

LEICESTER
È ver. 

(fra sè)

Che fia?

ELISABETTA
Sospetto ei mi divenne 
Tutti colei seduce!
Ah! forse, o Conte, messaggio di Stuarda
A te, a te giungea?

LEICESTER
Sospetti invano!
Ormai di Talbo è nota la fedeltà.

ELISABETTA
Pure il tuo cor conosco;
Svelami il ver - l'impongo.

LEICESTER
(fra sè)
O ciel!

(a la regina)

Regina...

ELISABETTA
Ancor me'l cedi?
Intendo.

(Vuol partire.)

LEICESTER
Ah! non partir, m'ascolta!
Deh! ti arresta!
Un foglio ?

ELISABETTA
Il foglio a me.

LEICESTER
(fra sè)
Sorte funesta!

(Egli s'inginocchia e porge il foglio.)

Eccolo, al regio piede,
Io lo depongo.
Ella per me ti chiede
Di un colloquio il favor.

ELISABETTA
Sorgete, o Conte.
Troppo fate per lei.
Crede l'altera 
Di sedurmi così; 
Ma invan lo spera.

(Apre il foglio, legge rapidamente e il suo 
furore si cangia in stupore.)

Quali sensi!

LEICESTER
(fra sè)
Ell'è commossa!

ELISABETTA
Ch'io discenda alla prigione.

LEICESTER
Sì, Regina.

ELISABETTA
Ov'è la possa, 
chi ti ambia le tre corone?

LEICESTER
Come lampo in notte bruna,
Abbagliò, fuggì, sparì!

ELISABETTA
Al ruotar della fortuna
Tant'orgoglio impallidì.

LEICESTER
Ah, pietade! Per lei l'implora il mio core.

ELISABETTA
Ch'ella possiede - non è ver?

LEICESTER
(fra sè)
Quel dir m'accorra!

ELISABETTA
Nella Corte ognuno il crede.

LEICESTER
E s'inganna.

ELISABETTA
(fra sè)
Mentitore!

LEICESTER
Sol pietade a lei m'unì.

ELISABETTA
(fra sè)
Egli l'ama! Egli l'ama!
Oh mio furor! Oh mio furor!

(a Leicester)

È leggiadra? Parla!

LEICESTER
Sì!

ELISABETTA
Sì! Sì! Sì!

LEICESTER
Sì!
Era d'amor l'immagine,
Degli anni sull'aurora;
Sembianza avea d'un angelo
Che appare, ed innamora;
Era celeste l'alma
Soave il suo respir;
Bella ne' dì del giubilo,
Bella nel suo martir.

ELISABETTA
A te lo credo, è un angelo
Se tu le dai tal vanto;
Se allo squallore di un carcere
È d'ogni cor l'incanto.
Lo so che alletta ogni anima,
Lusinga ogni desir.

(fra sè)

Se tu l'adori, o perfido,
Pavento il mio soffrir.

LEICESTER
Ma ? no ? Regina
Credo ? io ?
Bella ne' dì del giubilo
Bella nel suo martir.
Vieni.

ELISABETTA
(fra sè)
Lo chiede il barbaro.

LEICESTER
Appaga il mio desir.

ELISABETTA
Dove? Quando?

LEICESTER
In questo giorno
Al suo carcere d'intorno
Per la caccia che si appresta,
Scenderai nella foresta.

ELISABETTA
Conte, il vuoi?

LEICESTER
Ten prego.

ELISABETTA
Intendo. 

(fra sè)

(Alma incauta!)

(a Leicester)

A te mi arrendo.

(fra sè)

Sul crin la rivale 
La man mi stendea,
Il serto reale
Strapparmi volea;
Ma vinta l'altera
Divenne più fiera,
D'un core diletto
Privarmi tentò.
Ah! troppo mi offende,
Punirla saprò.

LEICESTER
Deh! vieni, o regina,
Ti mostra clemente,
Vedrai la divina
Beltade innocente;
Sorella le sei,
Pietade per lei,
Chè l'odio nel petto
Assai ti parlò.

ELISABETTA
Taci, taci, taci!
Dov'è? La possa dov'è?
Di tre corone l'orgoglio dov'è?

LEICESTER
La calma le rendi, e pago sarò.
Regina, deh! vieni,
La calma le rendi, e pago sarò.

ELISABETTA
(fra sè)
Sul crin la rivale, ecc

LEICESTER
Regina, ten prego, ah!
La pace le rendi, e pago sarò.

ELISABETTA
(fra sè)
Ah! troppo mi offende, ecc

(la regina e Leicester partono)

4. Cavatina

TALBOT 
(le da una carta y un retrato)
Esta imagen, esta carta
te los envía la Estuardo.
Me los dio de su mano y antes
con su llanto los bañó.

LEICESTER
¡Oh, placer!

TALBOT
¡Con qué afecto tu nombre pronunció!

LEICESTER
¡Oh, placer!
¡Ah! Vuelvo a ver su bello semblante
adorado, venerado,
y me parece tan radiante
como el día en que me cautivó.
Parece que otra vez en su cara
despunta lánguida una sonrisa,
tan querida para mí, que en otra ocasión
encadenó mi suerte la suya.

TALBOT
Su vida corre peligro
y busca tu ayuda.

LEICESTER
¡Oh recuerdos! ¡Oh querida imagen!
¡Estoy dispuesto a morir por ella!

TALBOT
¿Qué decides?

LEICESTER
¡Liberarla,
o morir con ella!

TALBOT
El destino de Babington
¿no te arredra?

LEICESTER
Todo temor, todo peligro
sabré desafiar por ella.
¡Quiero liberarla! ¡Quiero liberarla!
Si ella tanto me amó
el llanto de sus ojos enjugaré
y si acaso, en esta empresa, muero,
estaré orgulloso de mi destino

TALBOT
No hagas que llore
si en la hora definitiva
huir, no, no huir no puede.

(Talbot sale; Leicester se acerca a la
puerta opuesta y se encuentra con la 
Reina. Se le nota agitado)

Escena Quinta

5. Escena y dúo

ISABEL
¿Estás confuso?

LEICESTER
Yo no.

(para sí)

¡Qué encuentro!

ISABEL
¿Talbot ha hablado contigo?

LEICESTER
Es cierto. 

(para sí)

¿Qué querrá?

ISABEL
Sospecho de él, 
pues ella los seduce a todos.
¡Ah! ¿Quizás, oh Conde, 
un mensaje de la Estuardo, te ha entregado?

LEICESTER
¡Sospechas en vano!
La fidelidad de Talbot es bien conocida.

ISABEL
Pero yo también conozco tu corazón.
¡Desvélame la verdad! Te lo ordeno.

LEICESTER
(para sí)
¡Oh cielos!

(a la reina)

Reina ...

ISABEL
¿No me lo dices?
Comprendo.

(Quiere irse)

LEICESTER
¡Ah! No te vayas, escúchame.
¡Por favor, quédate!
Una carta ...

ISABEL
Dame esa carta.

LEICESTER
(para sí)
¡Suerte funesta!

(Se arrodilla y le da la carta)

Aquí está, a los pies reales
yo la pongo.
Ella te pide, a través mía,
el favor de una entrevista.

ISABEL
Levántate, conde.
Haces demasiado por ella.
La orgullosa cree
poder seducirme así,
pero lo espera en vano.

(Abre la carta, lee rápidamente y su 
furor se cambia en estupor)

¡Cuanta sensibilidad!

LEICESTER
(para sí)
¡Está conmovida!

ISABEL
Que yo vaya a su prisión.

LEICESTER
Sí, reina.

ISABEL
¿Dónde está el orgullo de aquella
que ambicionaba las tres coronas?

LEICESTER
Como un relámpago en noche obscura,
brilló, huyó y desapareció.

ISABEL
Al rodar de la fortuna
tanto orgullo palideció.

LEICESTER
¡Ah, piedad! Por ella implora mi corazón.

ISABEL
Que ella posee, ¿no es verdad?

LEICESTER
(para sí)
¡Esas palabras me preocupan!

ISABEL
En la Corte todos lo creen.

LEICESTER
Y se engañan.

ISABEL
(para sí)
¡Mentiroso!

LEICESTER
Sólo me une a ella la piedad.

ISABEL
(para sí)
¡El la ama! ¡El la ama!
¡Oh mi furor, oh mi furor!

(a Leicester)

¿Es bella? ¡Habla!

LEICESTER
¡Sí!

ISABEL
¿Sí? ¿Sí? ¿Sí?

LEICESTER
¡Sí!
Era del amor la imagen, 
en su juventud;
tenía la cara de un ángel
que aparece y enamora;
era celeste su alma
suave su respiración;
Bella en los días de júbilo, 
bella en su martirio.

ISABEL
Te creo; es un ángel
si tú le das tanto valor
y si en las tinieblas de una cárcel
es el encanto de todos los corazones.
Sé que seduce a todas las almas,
y que inflama todos los deseos.

(para sí)

Si tú la adoras, oh pérfido,
ten cuidado de mi sufrimiento

LEICESTER
Pero... no ... reina...
Yo ... creo ...
Bella en el día de júbilo
bella en su martirio.
Ve pues.

ISABEL
(para sí)
Y aún el ingrato me lo pide...

LEICESTER
Apaga mi deseo.

ISABEL
¿Dónde? ¿Cuándo?

LEICESTER
Hoy mismo,
con la cacería que se prepara,
pasarás por el bosque.
que hay junto a su cárcel

ISABEL
Conde, ¿realmente lo quieres?

LEICESTER
Te lo ruego

ISABEL
Comprendo 

(para sí)

¡Alma incauta!

(a Leicester)

Accedo a lo que me pides.

(para sí)

Sobre mi cabeza, 
mi rival extendía su mano,
el cetro real 
quería quitarme;
pero la arrogante vencida,
se vuelve más fiera.
De un corazón al que amo,
ha intentado privarme.
¡Ah! Me ofende demasiado.
Sabré castigarla

LEICESTER
¡Por favor! Ve oh, reina
muéstrate clemente
verás esa divina
beldad inocente;
sé su hermana,
piedad para ella,
que el odio en tu pecho,
ya te habló demasiado tiempo.

ISABEL
¡Calla, calla, calla!
¿Dónde está? ¿Dónde está su poder?
¿Dónde está el orgullo de las tres coronas?

LEICESTER
Devuélvele la paz, y estaré pagado
¡Reina, por favor, ve!
Devuélvele la paz, y estaré pagado

ISABEL
(para sí)
Sobre mi cabeza, la rival, etc.

LEICESTER
Reina, por favor te lo pido, ¡ah!,
Devuélvele la paz, y estaré pagado.

ISABEL
(para sí)
¡ah! Me ofende demasiado, etc.

(salen juntos)

ATTO II


(Parco di Forteringa. Ambo i lati sono folti di alberi,
il mezzo si apre in una vasta veduta che confina col
mare. Maria esce correndo dal bosco. Anna la segue 
più lento; le guardie sono a vista degli spettatori. )

Scena Prima

6. Scena e Cavatina

ANNA
Allenta il piè, Regina.

MARIA
E chè! Non ami chè ad insolita gioia
Il seno io schiuda?
Non vedi? Il carcer mio è il cielo aperto.
Io lo vagheggio! Oh! cara la voluttà
Che mi circonda!

ANNA
Il duolo, il duolo
Sai che ti attende in quelle mura?

MARIA
Guarda: sui prati appare
Odorosetta e bella
La famiglia de' fiori
E a me, sì, a me sorride,
E il zeffiro, che torna
Da' bei lidi di Francia,
Ch'io gioisca mi dice
Come alla prima gioventù felice.
O nube! che lieve per l'aria ti aggiri,
Tu reca il mio affetto, tu reca i sospiri
Al suolo beato che un dì mi nudrì.
Deh! scendi cortese, mi accogli sui vanni,
Mi rendi alla Francia, m'invola agli affanni!
Ma cruda la nube pur essa fuggì
Al suolo beato che un dì mi nudrì.

(Da lontano si ode il suono di trombe.)

Qual suono!

CACCIATORI 
(da dentro)
Al bosco, alla caccia!
Il cervo si affaccia
Dal colle muscoso,
Poi fugge scherzoso
Del rivo alle sponde:
Si specchia nell'onde;
Correte veloci
Quel cervo a ferir.

MARIA
Quai voci!

ANNA
Parmi il segno di caccia reale!

MARIA
S'avvicinano i suoni ...
I destrieri ...

CACCIATORI
La Regina!

MARIA
Ah! Qual nome fatale!

ANNA
La tiranna pel parco sen va.

MARIA
Nella pace del mesto riposo
Vuol colpirmi di nuovo spavento.
Io la chiesi, e vederla non oso,
Tal coraggio non sento!
Resti, resti sul trono adorata,
Il suo sguardo da me sia lontan,
Troppo, troppo, son io disprezzata;
Tace in tutti per me la pietà.

ANNA
Ella giunge.
Fuggiamo, fuggiamo.

MARIA
Fuggiamo; contenersi il mio core non sa.

ANNA
Contenersi il suo core non sa, no!

MARIA
Ah, sì! Nella pace del mesto riposo, ecc 

Scena Seconda

7. Scena e Duetto

(Entra Leicester.)

MARIA
Ah! non m'inganna la gioia!
Roberto sei tu? sei tu?

LEICESTER
Qui viene chi t'adora
A spezzar le tue catene.

MARIA
Libera alfin sarò dal carcer mio?
Libera? e tua per sempre?
Appena il crede l'agitato mio cor.

LEICESTER
Qui volge il piede Elisabetta,
Al suo real decoro
Di pretesto è la caccia.
Ove ti mostri a lei sommessa ...

MARIA
A lei sommessa?

LEICESTER
Oggi lo dei.

MARIA
Oh ciel! Che ascolto? Che ascolto?
Toglimi a vista sì funesta!

(Vuol ritrarsi.)

LEICESTER
Se m'ami, deh! ti arresta.

MARIA
E deggio?

LEICESTER
Tu dei sperar.

MARIA
Da tutti abbandonata,
In preda a rio dolore,
Oppressa, desolata,
Nulla sperar sa il core.
Fui condannata al pianto,
A sempre sospirar;
L'affetto tuo soltanto
Può i mali miei calmar.

LEICESTER
No: diffidar non dei;
Ella è poi grande in soglio ...

MARIA
Che sperar?

LEICESTER
Restava il cor di lei
Commosso dal tuo foglio ...

MARIA
Che mai dici?

LEICESTER
... E su quel ciglio io vidi ...

MARIA
Oh ciel!

LEICESTER
... La lagrima spuntar.

MARIA
Ah!

LEICESTER
Se m'odi, e in me t'affidi ...

MARIA
Che sperar?

LEICESTER
... Tutto vedrai cangiar.

MARIA
Da tutti abbandonata, ecc

LEICESTER
E su quel ciglio io vidi, ecc

MARIA
Del suo core, del suo cor
Convinta io sono!

LEICESTER
Pur pietà, pur pietà
Vi alberga spesso.

MARIA
Non per chi la adombra un trono!

LEICESTER
No, tu dici? E allora io stesso,
S'ella è sorda ai prieghi tuoi
Io vendetta ne farò.

MARIA
Che favelli! Che far puoi?
Per me esporti! 
Ah, ch'io nol vò.

LEICESTER
Ah! sì, farò.

MARIA
Ah! Se il mio cor tremò giammai
Della morte al crudo aspetto,
Non far sì che sia costretto
A tremare pe'tuoi dì.
Solo io volli e sol cercai
Di vederti e fido e grato;
Per te spero che il mio stato
Non sia misero così.

LEICESTER
Sì, la fè, l'onor ne impegno;
E il mio cor che t'ama il giura.
Sorgerai dalla sventura
Che ogni gloria ti rapì.
E se allor non t'offro un regno,
Nè la destra di un sovrano
Potrò offrirti almen la mano
Che le tue prigioni aprì.

MARIA
Non esporti.

LEICESTER
Il giuro sorgerai dalla sventura.

MARIA
Ah! no!

LEICESTER
Sì, la fè.

MARIA
Ah! ch'io nol vò.

LEICESTER
L'onore ... ne impegno ...

MARIA
Ah! non far ch'io sia costretta
A tremar pe'giorni tuoi.

LEICESTER
Sì, la fè, l'onor ne impegno
Sorgerai dalla sventura.

MARIA
Solo io volli e sol cercai, ecc

LEICESTER
Ah! potrò offrirti almen la mano, ecc

(Maria parte, Leicester va frettolosamente 
all'incontro di Elisabetta che entra.) 
ACTO II


(Bosque de Forteringa. El fondo se abre 
en una vasta panorámica que llega al mar. 
María sale del bosque, Ana la sigue. Los 
guardias están a la vista)

Escena Primera

6. Escena y cavatina

ANA
Camina más despacio, oh Reina.

MARÍA
¿Por qué? ¿No te gusta que 
a la insólita alegría se abra mi pecho?
¿No ves? Mi cárcel es el cielo abierto.
¡Cómo me gusta
este placer que me rodea!

ANA
¿Sabes lo que te espera 
tras aquellos muros?

MARÍA
Mira: sobre el prado nace, olorosa y bella,
la familia de las flores,
y a mí, sí, a mí me sonríe.
Y el céfiro que vuelve
de las bellas playas de Francia,
me dice que yo goce
como en mi primera y feliz juventud.
¡Oh nube! Que leve vagas por el aire,
lleva mi cariño, lleva mis suspiros
al suelo santo que un día me crió.
¡Ah! Desciende cortés, acógeme en tu seno, 
llévame hasta Francia, lejos de los pesares.
Pero la nube es también cruel, 
pues se escapa hacia 
la bendita tierra de mis mayores.

(A lo lejos se oye el ruido de trompas)

¡Qué es ese ruido!

CAZADORES 
(dentro)
Al bosque, a la caza.
El ciervo aparece
en el cerro,
después huye
a la orilla del río,
se mira en las aguas;
¡Corred veloces
a herir a aquel ciervo!

MARÍA
¡Qué voces son esas!

ANA
¡Es la señal de la cacería real!

MARÍA
Se acercan los sonidos ...
Los caballos ...

CAZADORES
¡La Reina!

MARÍA
¡Ah, qué nombre fatal!

ANA
La tirana viene por el parque.

MARÍA
En la paz de mi triste reposo
quiere golpearme con un nuevo espanto.
Fui yo quien la llamé pero no quiero verla.
¡no tengo tanto valor!
Que se quede en su trono dorado,
que su mirada se aleje de mí.
Demasiado he sido despreciada;
nadie siente piedad por mí.

ANA
Ya llega.
¡Huyamos, huyamos!

MARÍA
Sí huyamos; mi corazón no sabe contenerse

ANA
¡Su corazón no sabe contenerse, no!

MARÍA
¡Ah, sí! En la paz de mi triste reposo, etc.

Escena Segunda

7. Escena y dúo.

(entra Leicester)

MARÍA
¡Ah! ¡No me engaña la alegría!
Roberto, ¿eres tú? ¿eres tú?

LEICESTER
¡Aquí viene el que te adora
a romper tus cadenas!

MARÍA
¿Seré por fin libre de mi cautiverio?
¿Libre y tuya para siempre?
Apenas lo cree mi agitado corazón.

LEICESTER
Hacia aquí dirige sus pasos Isabel.
Para su real decoro,
el pretexto es la caza,
debes mostrarte sumisa a ella...

MARÍA
¿Sumisa a ella?

LEICESTER
Hoy debes hacerlo.

MARÍA
¡Oh, cielos! ¿Qué escucho, qué escucho?
¡Quítame esa perspectiva tan funesta!

(Quiere retirarse)

LEICESTER
¡Si me amas, por favor, detente!

MARÍA
Y ¿después?

LEICESTER
Deberás esperar.

MARÍA
Abandonada por todos,
presa del dolor,
oprimida, desolada,
ya nada puede esperar mi corazón.
Fui condenada al llanto,
a suspirar perpetuamente.
Sólo tu cariño
puede calmar mis males.

LEICESTER
No, no debes desesperar;
ella es poderosa en su trono...

MARÍA
¿Esperar qué?

LEICESTER
El corazón de ella quedó conmovido 
por tu carta...

MARÍA
¿Qué me dices?

LEICESTER
... y en sus ojos yo vi ...

MARÍA
¡Oh, cielos!

LEICESTER
... una lágrima asomar.

MARÍA
¡ah!

LEICESTER
Si me oyes, y confías en mi ...

MARÍA
¿Esperar qué?

LEICESTER
... todo cambiará.

MARÍA
Abandonada por todos, etc.

LEICESTER
Y en sus ojos yo vi, etc.

MARÍA
¡Pero yo conozco
demasiado bien su corazón!

LEICESTER
Sin embargo la piedad, 
se alberga en él frecuentemente.

MARÍA
¡No para quien le amenaza su trono!

LEICESTER
No, ¿eso dices? 
Pues si ella es sorda a tus ruegos,
yo mismo tomaré venganza.

MARÍA
¡Qué dices! ¿Qué puedo hacer?
¡Te vas a exponer por mí! 
¡Ah!, yo no quiero eso.

LEICESTER
¡Ah! Sí, lo haré.

MARÍA
¡Ah! Si mi corazón no tembló nunca
ante el cruel espectro de la muerte,
no hagas que se vea empujado
a temer por tu vida.
Sólo deseo y sólo busco
verte fiel y feliz.
Por ti espero que mi situación
no sea tan triste.

LEICESTER
Sí, mi fe y mi honor empeño en ello;
y mi corazón que te ama lo jura.
Saldrás de la desventura
que te robó toda gloria.
Y si entonces no te ofrezco un reino,
ni la diestra de un soberano,
podré ofrecerte al menos la mano
que abrió tus prisiones.

MARÍA
No te expongas.

LEICESTER
Te juro que saldrás de tu desventura.

MARÍA
¡Ah! ¡no!

LEICESTER
¡Sí, a fe mía!

MARÍA
¡Ah, yo no quiero eso!

LEICESTER
Mi honor ... empeño en ello ...

MARÍA
¡Ah! No hagas que 
tenga que temer por tu vida.

LEICESTER
Sí, mi fe y mi honor empeño en ello
Saldrás de la desventura.

MARÍA
Sólo busco y sólo deseo, etc.

LEICESTER
¡Ah! Podré ofrecerte al menos la mano, etc.

(María sale. Leicester va apresuradamente
al encuentro de Isabel que entra)
Scena Terza

8. Scena

ELISABETTA
Qual loco è questo?

LEICESTER
Forteringa.

ELISABETTA
O Conte! Dove mi scorgi?

LEICESTER
Non dubbiar;
Maria sarà in breve guidata al tuo cospetto
Dal saggio Talbo.

ELISABETTA
A qual per te discendo sacrifizio!
Lo vedi?
Discosta i cacciatori
Da' contigui viali;
È troppo ingombro di popolo il sentier.

(Ad un cenno di Leicester si scostano i 
cacciatori, e i cortigiani si radunano 
in vari gruppi nel fondo della scena.)

CECIL 
(ad Elisabetta)
Vedi, Regina, come l'Anglia ti adora.
Ah! tu lo sai quel capo ella ti chiede.

ELISABETTA
Taci.

LEICESTER 
(ad Elisabetta)
Deh! ti rammenta
Che a dar conforto
Alla dolente vita di una sorella
Io ti guidai.
La mano che di squallor la cinse
Al contento primier
Può ridonarla.

ELISABETTA
(fra sè)
Io l'aborro
Ei non fa che rammentarla.

(Entra Maria condotta da Talbo ed Anna.) 

 Scena Quarta

TALBO
Vieni.

MARIA
Deh! mi lascia.
Al mio asil mi riconduci.

ELISABETTA, LEICESTER, CECIL, TALBO
Eccola.

MARIA 
(ad Anna)
Oh Dio! 

9. Sestetto

ELISABETTA
È sempre la stessa -
Superba, orgogliosa;
Coll'alma fastosa
M'inspira furor;
Ma tace; sta oppressa
Da giusto terror.

MARIA
Sul viso sta impressa
Di quella tiranna
La truce condanna,
Il fiero livor.
Quest'anima è oppressa
Da crudo timor.

TALBO
Almeno tacesse
Nel seno reale
Quell'ira fatale
Quel cieco furore
Che barbaro oppresse
Un giglio d'amor.

ANNA
Nell'alma ho impressa
La tema funesta.
Oh! quale si appresta
Cimento a quel cor!
Ciel! Ciel! salva l'oppressa
Da nuovo rancor.

LEICESTER
La misera ha impressi
In volto gli affanni
Nè gli astri tiranni
Si placano ancor.
Salvarla potessi
Da tanto dolor.

CECIL
Vendetta repressa
Scoppiare già sento,
Nel fiero cimento
Mi palpita il cor.
Fia vittima oppressa
Di eterno dolor. 

10. Dialogo delle due Regine

LEICESTER 
(ad Elisabetta)
Deh! l'accogli.

ELISABETTA 
(a Leicester)
Sfuggirla vorrei.

TALBO 
(a Maria)
Non sostarti.

MARIA 
(a Talbo)
L'abisso ho vicino.

ELISABETTA 
(a Leicester)
Troppo altera.

LEICESTER 
(ad Elisabetta)
Da un crudo destino
Avvilita dinanzi ti sta.

MARIA 
(va ritrosa ad inginocchiarsi innanzi ad Elisabetta)
Morta al mondo, e morta al trono,
Al tuo piè son io prostrata.
Solo imploro il tuo perdono:
Non mostrarti inesorata.
Ah! sorella, omai ti basti,
Quanto oltraggio a me recasti!
Deh! solleva un'infelice
Che riposa sul tuo cor.

CECIL 
(ad Elisabetta)
Non dar fè, te ne scongiuro,
A quel labbro mentitor.

ELISABETTA 
(a Maria)
No, quel loco a te si addice;
Nella polvere e nel rossor.

MARIA
(fra sè)
Sofferenza.

(ad Elisabetta)

E a me si fiera
Chi ti rende?

ELISABETTA 
Chi? Tu stessa;
L'alma tua, quell'alma altera,
Vile, iniqua ...

MARIA
(fra sè)
E il soffrirò? e il soffrirò?

ELISABETTA
Va, lo chiedi, o sciagurata,
Al tuo talamo tradito,
Ed all'ombra invendicata
Di quel misero marito;
Al tuo braccio, all'empio core
Che tra' vezzi dell'amore
Sol delitti e tradimenti,
Solo insidie macchinò.

MARIA 
(a Leicester)
Ah! Roberto!
Più resistere non so.

LEICESTER 
(a Maria)
O Dio! che tenti?

CECIL 
(ad Elisabetta)
Ah! non dar fè, te ne scongiuro
A quel labbro mentitor.

LEICESTER 
(a Maria)
Chiama in sen la tua costanza!
Qualche speme ancor ti avanza.
Non ti costi onore e vita
Una grazia a te impartita,
Un favor che al nostro affetto
Tante volte il ciel negò.

ELISABETTA
Quali accenti al mio cospetto!
Parla, o Conte.

LEICESTER
E che dirò?

ELISABETTA
Ov'è mai di amor l'incanto,
E quel volto amabil tanto?
Se a lodarlo ognun si accese
A favori un premio rese;
Ma sul capo di Stuarda
Onta eterna ripiombò.

MARIA
Ah, che sento!
Più resistere non so.
Ah! Roberto!
Più resistere non so!

LEICESTER
O Dio, ti frena!

MARIA
Quale insulto!
O ria beffarda!

ELISABETTA 
(a Maria)
Quali accenti! Trema, trema!

ANNA, LEICESTER, TALBO 
(a Maria)
Che favelli! Taci, deh! taci!

CECIL 
(a Maria)
Trema, trema!

MARIA
Ah! no, no!
Figlia impura di Bolena,
Parli tu di disonore?
Meretrice indegna e oscena,
In te cada il mio rossore.
Profanato è il soglio inglese,
Vil bastarda, dal tuo piè!

ELISABETTA
Guardie, olà!

(Entrano i soldati.)

ANNA, LEICESTER, TALBO
Quali accenti! Ella delira!
Giusto ciel! Perduta ell'è!

CECIL, CORTIGIANI
Quali accenti! Ella delira!
Speme più per lei non v'è!  
Escena Tercera

8. Escena

ISABEL
¿Qué lugar es este?

LEICESTER
Forteringa.

ISABEL
¡Oh, conde! ¿Dónde me conduces?

LEICESTER
No dudes;
María será en breve guiada a tu presencia
por el prudente Talbot.

ISABEL
¡Qué sacrificio hago por ti!
¿Lo ves?
Dispersa a los cazadores
por los caminos contiguos.
Está demasiado lleno de gente el sendero.

(A una seña de Leicester se apartan los 
cazadores y los cortesanos se reúnen en 
varios grupos en el fondo de la escena)

CECIL 
(a Isabel)
Mira, reina, cómo te adora Inglaterra.
¡Ah! Tú sabes bien que cabeza te reclama.

ISABEL
Calla

LEICESTER 
(a Isabel)
¡Por favor! Acuérdate
que yo te he traído
para dar consuelo
a la doliente vida de una hermana.
La misma mano que la llevó a la miseria
puede devolverla
a la felicidad primera.

ISABEL
(para sí)
¡Yo la aborrezco
y él no hace más que compadecerla!

(Entra María conducida por Talbot y Ana)

Escena Cuarta

TALBOT
Ven.

MARÍA
¡Por favor! ¡Déjame!
¡Vuélveme a llevar a la cárcel!

ISABEL, LEICESTER, CECIL, TALBOT
Hela aquí.

MARÍA 
(a Ana)
¡Oh, Dios!

9. Sexteto

ISABEL
Es siempre la misma,
soberbia, orgullosa;
con el alma vanidosa
me inspira furor;
pero se calla, 
está llena de un justo terror.

MARÍA
En la cara de esta tirana
está impresa
la feroz condena,
su fiero rigor.
Mi alma está oprimida
por un cruel temor.

TALBOT
Si al menos callase,
en el corazón real,
esa ira fatal
ese ciego furor
que oprime bárbaramente
a este lirio de amor.

ANA
En el alma tengo impreso
un temor funesto.
¡Oh! Cómo se apresta
a destruir ese corazón.
¡Cielos! ¡Cielos! Salva a la oprimida
de un nuevo rencor.

LEICESTER
La desgraciada tiene impresos
en el rostro sus penas,
si los astros tiranos
se aplacasen,
podría salvarla 
de tanto dolor.

CECIL
La venganza reprimida
ya siento estallar.
Un fiero peligro
me palpita en el corazón.
Que ella sea la víctima oprimida
por eterno dolor.

10. Diálogo de las dos Reinas

LEICESTER 
(a Isabel)
¡Por favor! Acógela.

ISABEL 
(a Leicester)
Querría no verla.

TALBOT 
(a María)
No te detengas.

MARÍA 
(a Talbot)
Estoy al borde del abismo.

ISABEL 
(a Leicester)
Demasiado altiva.

LEICESTER 
(a Isabel)
Está abatida ante de ti
por un cruel destino.

MARÍA 
(se arrodilla tímida delante de Isabel)
Muerta al mundo y muerta al trono,
a tus pies estoy postrada.
Sólo imploro tu perdón,
no te muestres inexorable.
¡Ah, hermana, te basten ya
todos los ultrajes que me hiciste!
¡Por favor! Compadécete de una infeliz
que confía en tu corazón.

CECIL 
(a Isabel)
No creas, te conjuro,
a esos labios mentirosos.

ISABEL 
(a María)
No, ese lugar está destinado para ti;
entre el polvo y la vergüenza. 

MARÍA
(para sí)
¡Paciencia!

(a Isabel)

Y, tan feroz hacia mí
¿quién te vuelve?

ISABEL
¿Quién? ¡Tú misma!
Tu alma, esa alma altiva,
vil , inicua ...

MARÍA
(para sí)
¿Debo soportar esto?

ISABEL
Ve, lo ordeno, oh malvada,
y pregúntaselo a tu tálamo traicionado,
y a la sombra no vengada
de tu mísero marido.
A tus brazos, a tu impío corazón,
que, en lugar de amor,
sólo delitos y traiciones,
sólo insidias maquinaron.

MARÍA 
(a Leicester)
¡Ah! ¡Roberto!
¡No puedo resistir más!

LEICESTER 
(a María)
¡Por Dios! ¿Qué intentas?

CECIL 
(a Isabel)
¡Ah! No creas, te conjuro,
a esos labios mentirosos.

LEICESTER 
(a María)
Manténte sensata y tranquila
alguna esperanza hay todavía.
No te vaya a costar el honor y la vida
la gracia que te van a ofrecer,
el favor que a nuestro amor
tantas veces el cielo negó.

ISABEL
¡Cuánta charla en mi presencia!
¡Habla, conde!

LEICESTER
¿Y qué puedo decir?

ISABEL
¿Dónde están ahora el encanto del amor
y aquel rostro tan amable?
Todo aquel que viene a alabarlo
es premiado con un favor.
Pero sobre la cabeza de la Estuardo
vergüenza eterna ha caído.

MARÍA
¡Ah, qué oigo!
¡Ya no puedo resistir más!
¡Ah! ¡Roberto!
¡Ya no puedo resistir más!

LEICESTER
¡Oh Dios, frénate!

MARÍA
¡Qué insultos!
¡Qué risa sarcástica!

ISABEL 
(a María)
¡Qué palabras! ¡Tiembla, tiembla!

ANA, LEICESTER, TALBOT 
(a María)
¡Qué dices!¡ Calla, por favor, calla!

CECIL 
(a María)
¡Tiembla, tiembla!

MARÍA
¡Ah, no, no!
Hija impura de la Bolena,
¿hablas tú de deshonor?
Meretriz indigna y obscena,
caiga sobre ti mi vergüenza.
¡Estás profanando el trono inglés, 
vil bastarda, con tu pie!

ISABEL
¡Guardias, aquí!

(Entran los soldados)

ANA, LEICESTER, TALBOT
¡Qué palabras! ¡Ella delira!
¡Justo cielo! ¡Está perdida!

CECIL, CORTESANOS
¡Qué palabras! ¡Ella delira!
¡Ya no hay esperanza para ella! 
11. Stretta finale                                                               

ELISABETTA 
(a Maria)
Va, preparati, furente,
A soffrir l'estremo fato:
Sul tuo capo abbominato
La vergogna spargerò.

(alle guardie)

Trascinate la furente
Che se stessa condannò!

CECIL
Dell'audace il ciel possente
La vendetta omai segnò!

MARIA
Grazie, o cielo! Alfin respiro.
Dai miei sguardi ell'è fuggita.
Al mio piè restò avvilita,
La sua luce si oscurò!

ANNA, TALBO
Quali accenti! Sventurata!
Tu offendesti Elisabetta!
Forse, ah, forse la vendetta
All'offesa destinò (preparò)!

LEICESTER
Ah! ti perdo, o sconsigliata,
Quando salvarti bramai.
Quando fido a te tornai
Il destin ci fulminò.

CORTIGIANI
Dal supplizio l'onta estrema
La Regina a te serbò.
Sì, taci, vieni, trema, trema,
Ogni speme si ecclissò.

TALBO 
(a Leicester)
Leicester vieni,
Non ti senta Elisabetta.

MARIA, LEICESTER
Addio! Per sempre!

ANNA
Deh taci! Ah, vieni!

ELISABETTA 
(alle guardie)
Olà! ... Trascinatela!

(Le guardie si avanzano per trascinare Maria.)

ELISABETTA 
(a Maria)
Nella scure che ti aspetta
Troverai la mia vendetta.

(alle guardie)

Trascinate la furente
Che se stessa condannò.

MARIA 
(Vedendo circondata dalle guardie, 
ripiglia con entusiasmo crescente.)
Or guidatemi alla morte:
Sfiderò l'estrema sorte.
Di trionfo un sol momento
Ogni affanno compensò.

LEICESTER
Ah! ti perdo sconsigliata, ecc
Quando fido a te tornai
Il destin ci fulminò.
Per sempre ci lasciò.

ANNA, TALBO
Quali accenti! Sventurata! ecc
Ah! qual dai tormenti
A chi salva ti bramò.

CORTIGIANI
Del supplizio l'onta estrema, ecc

CECIL
Dell'audace il Ciel possente
La vendetta omai segnò. 
11. Final                                                              

ISABEL 
(a María)
Ve preparándote, loca,
a sufrir tu destino fatal.
Sobre tu cabeza odiada
esparciré la vergüenza.

(a los guardias)

¡Arrestar a esta loca!
Ella misma se ha condenado.

CECIL
¡De esta audaz el cielo poderoso
ya ha firmado la venganza!

MARÍA
¡Gracias, oh cielo! Al fin respiro.
Ella está lejos de mi vista
y a mis pies quedó humillada.
¡Su luz se oscureció!

ANA, TALBOT
¡Qué palabras! ¡Desventurada!
¡Ofendiste a Isabel!
¡Quizás, ah, quizás ya haya decretado
la venganza a esa ofensa!

LEICESTER
¡Ah! Te pierdo, oh imprudente,
cuando deseaba salvarte,
cuando la esperanza te devolvía a mí,
el destino nos fulminó.

CORTESANOS
¡La Reina te ha condenado
a la extrema vergüenza del suplicio!
Sí, calla, ven, tiembla, tiembla.
toda esperanza se eclipsó.

TALBOT 
(a Leicester)
Leicester, ven,
que no te oiga Isabel.

MARÍA, LEICESTER
¡Adiós! ¡Para siempre!

ANA
¡Por favor calla! ¡Ah, ven!

ISABEL 
(a los guardias)
¡Aquí! ... ¡Lleváosla!

(Los guardias avanzan hacia María)

ISABEL 
(a María)
En el hacha que te espera
encontrarás mi venganza.

(a los guardias)

¡Arrestad a la furiosa!
Ella misma se ha condenado.

MARÍA 
(viéndose rodeada por los guardias, 
replica con entusiasmo creciente)
Ahora guiadme a la muerte,
desafiaré la extrema suerte.
Un solo momento de triunfo
de todos mis afanes me compensó.

LEICESTER
¡Ah! Te pierdo desgraciada, etc.
Cuando la esperanza te devolvía a mí,
el destino nos fulminó.
Para siempre nos abandonó.

ANA, TALBOT
¡Qué palabras! ¡Desgraciada! Etc.
¡Ah! Como has hundido
a quien intentó salvarte.

CORTESANOS
Del suplicio la vergüenza extrema, etc.

CECIL
¡De esta audaz el cielo poderoso
ya ha firmado la venganza! 

Acto III