MARÍA DE RUDENZ

 

Personajes

MARÍA

MATILDE

CONRADO

ENRIQUE

RAMBALDO     

CARCELERO

Noble Dama Suiza

Prima de María

Prometido de Matilde

Hermano de   Conrado

Secretario del Castillo

Carcelero de Rudenz

Soprano

Soprano

       Barítono

Tenor

Bajo

Bajo

 

La acción se desarrolla en Suiza, en el siglo XV.

 

PARTE PRIMA


Il Testamento

(Sala d'un ostello. A traverso delle spaziose invetriate 
scorgesi parte dell'eremo d'Arau, presso l'Aar, e 
sull'altra sponda del fiume il castello di Rudenz. 
Spunta il giorno. Odesi un lontano cantico religioso)

Scena Prima

CORO
Laude all'eterno Amor primiero,
fonte di luce, somma virtù,
che disse appena in suo pensiero
il mondo sia e il mondo fu.
Te dei celesti cantan le schiere
santo dei santi, e re dei re.
Il tuono, i venti, il mar, le sfere,
la terra e il cielo parlan di te.

Scena Seconda

CORRADO
(apre un verone, e guarda con ansietà sulla strada
che conduce all'ostello)
Egli ancora non giunge, e tu m'attendi,
adorata Matilde,
spirto sceso dai cieli a consolarmi!...
L'ire placar del mio
destin perverso a te concesse Iddio!

Ah! non avea più lagrime
il ciglio inaridito,
mancò la speme all'anima,
la pace al cor ferito...
Il ciel di fosco ammanto
per me si circondò.
Valle d'amaro pianto
la terra mi sembrò.

Ti vidi, o cara, e in estasi
d'amor che l'alma invade.
M'ami? ti dissi, e tacito
il labbro tuo rimase,
ma il guardo lusinghiero
mi favellò d'amor...
Ah! l'universo intero
mi parve un riso allor!

Scena Terza

ENRICO
(entra)
Fratello!...

CORRADO
Enrico!...

(Abbracciandosi con tenerezza fraterna)

ENRICO
Appena il foglio tuo mi giunse,
volai dal campo ad abbracciarti... 
Un lustro volge che più non ti rividi!

CORRADO
Oh, quante il viver mio turbaro
procellose vicende!

ENRICO
Qui la fama
rapitor di Maria ti disse.

CORRADO
Il vero disse. 
La chiesi al padre: ah! pria, l'altero
conte rispose, pria svenarla.

ENRICO
Ed essa?...

CORRADO
Meco fuggì... L'italo suol ne accolse...
O veneta laguna, stupor del mondo, 
ed incantato specchio del tuo ciel di zaffiro, 
me felice vedesti!... 
Ahi, breve sogno furo i contenti miei!

ENRICO
Come!

CORRADO
Tradito dall'infedel

ENRICO
Che sento!...

CORRADO
Era vestito
di fosca notte il mondo, e la spergiura
calar vidi furtiva entro il solingo
domestico giardin... Lo crederesti?
Ivi un uom l'attendea!

ENRICO
Cielo! E che festi?

CORRADO
Nel cor segreto divorai lo sdegno...
Sul Tebro la condussi, ed ambo scesi a
visitar le catacombe...

(reprimendosi come inorridito)

ENRICO
Oh! segui.

CORRADO
Nel sotterraneo labirinto arcano
di quell'orride volte: a morte in braccio
qui sei, le dissi; e rinfacciai l'iniqua
del turpe inganno. Mendicata scusa
ella movea, che dal terrore a mezzo
fu tronca: svenne...

ENRICO
E tu?

CORRADO
Viva sepolta
l'abbandonai.

ENRICO
Gelo d'orrori

CORRADO
Ma colta
l'anima mia da subito rimorso
la guida rintracciai, che secondato
il mio disegno avea. Premio novello
d'oro gli porsi, e giuramento ottenni
ch'egli a morte la vittima ritolta avrebbe.

ENRICO
Quindi!

CORRADO
La romana piaggia lasciai. 
Di terra in terra
vagando ognor sotto mentiti nomi,
onde di me colei
smarrisse ogn'orma.

ENRICO
Sventurato! Eppure
di tua letizia in seno
tu m'appellasti!

CORRADO
Ed or son lieto appieno,

di mie sciagure un angelo
consolator trovai,
qui del passato immemore
un'altra volta amai...
Torna, sì torna a splendere
de' giorni miei la stella!
Sarà mia sposa l'orfana
di Wolff.

ENRICO
(fra sé)
Oh, colpo!

(a Corrado) 

Ed ella t'ama?...

CORRADO
Quant'io l'adoro.

ENRICO
(fra sé)
Matilde!... Oh, rio martir!...
io l'ho perduta!... io moro...
moro, e nol posso dir!

CORRADO
Ah! non esprime il detto
l'ardor che in noi s'apprese!
Così potente affetto
non mai due cori accese!
Il suo pensiero è il mio...
Abbiamo un sol desìo...
Vivo per lei soltanto,
ella respira in me.

ENRICO
(fra sé)
Chi mai, chi fu serbato
a più crudel tormento!...
Il core ho lacerato
da cento colpi, e cento!...
Ed, ahi! qual man brandisce
L'acciar che mi ferisce!...
Per consumarla in pianto
la vita il ciel mi die'!

CORRADO
Andiamo... in quel soggiorno

(accenando il castello di Rudenz)

essa mi attende.

ENRICO
In quello!...

CORRADO
Matilde al nuovo giorno
signora è del castello,
del padre di Maria tal
fu la legge estrema...
Ah! non tardiam la mia
felicità suprema...
Donna, fia tolto il velo
che mi nascose a te,
quindi all'altare...

ENRICO
(fra sé)
Oh, cielo!

CORRADO
Vieni...

ENRICO
(fra sé)
Son fuor di me!...

CORRADO
Fratello!... Enrico! Abbracciami,
dividi il mio contento...
Ah! tu non puoi comprendere
il ben d'un tal momento!...
Già col desio d'amore,
vola a Matilde il core...
Tutto il piacere io godo
che Dio pel ciel creò!

ENRICO
Appien comprendo il giubilo
di tua beata sorte!...
Divido teco i palpiti,
invidio a tue ritorte:

(fra sé) 

Son troppo sventurato...
m'astringe orrendo fato
a maledir quel nodo
che Dio tra noi formò!

(Partono)

Scena Quarta

(Galleria nel castello di Rudenz: molte porte laterali, 
ed una in fondo, di cui la cortina è abbassata: sopra 
una parete il ritratto dell'ultimo conte di Rudenz)

RAMBALDO
(si avanza mestamente)
Surse il giorno fatal, 
né di Maria novella giunge! 
Ah, non mentì la voce
che in Roma estinta la dicea!...

(il corso dei suoi pensieri è interrotto da un suono
di pianto; volgesi e resta colpito vivamente nel vedere 
una donna prostrata innanzi al ritratto, ed aspersa di 
amarissime lagrime)

Chi piange innanzi a quell'imago
del mio spento signor? Donna, la fronte
solleva. Che!...

MARIA
T'acqueta...
non appellarmi. Per la via segreta,
che sotterranea del castello aggiunge
ogni recesso, io qui traea. Si taccia
un nome d'onta ricoperto. Ahi, padre!
Il tuo rigor dischiuse
a me un abisso, a te l'avello!

RAMBALDO
Ingiusto il tuo rigor non fu! 
Vive Corrado a se medesmo ignoto:
egli nacque da tal, che morte infame
sul patibolo avea.

MARIA
Cielo!... E fia vero!...

RAMBALDO
L'orribile mistero
presso a morir mi disvelava il conte.
Ma dimmi, 
ov'è colui? 
Dopo la notte che messaggier del padre 
m'accoglievi nel veneto giardino, 
ambo spariste!

MARIA
La mia crudel ferita
perché ricerchi? Ahi, notte!
Cagion tremenda, o forse
pretesto vil d'atrocità sì nera,
che in rimembrarla ancor di morte il gelo
tutta m'agghiaccia!... Un velo

(presa da raccapriccio)

sovr'essa... un velo. Abbandonata io fui,
e del barbaro invan cercai sinora
investigar le ascose tracce!

RAMBALDO
Ancora
in tempo riedi. Un cenno del padre tuo...

MARIA
Ne corse la fama.

RAMBALDO
Giunge di Matilde in breve
lo sposo...

MARIA
E giunga. Me desio non tragge
di terrena grandezza.
Nel domestico tempio a gemer vengo
sul paterno sepolcro, indi m'aspetta
il convento d'Arau.

RAMBALDO
Ciel!... Che dicesti!...
E vuoi fra quelle mura?...

MARIA
La vergogna celar di mia... sciagura.

Sì, del chiostro penitente
cingerò per sempre il velo:
del mio cor la smania ardente
può calmar soltanto il cielo.
Chiederò gemente a Dio
il perdono dell'error...
Sarà tutto il viver mio
un sol pianto di dolor.

(Odesi lieta musica)

RAMBALDO
Vien lo sposo!...

MARIA
Dell'Eterno
splenda un riso a questi nodi.
Ove giace il fral paterno
io mi traggo, e poscia... m'odi:
quando avrà la notte oscura
la sua veste in ciel spiegata,
del convento fra le mura,
vieni a trarmi inosservata.

(per partire)

RAMBALDO
Deh! ti cangia... Deh! m'ascolta...

MARIA
(con tono risoluto)
Non conosci ancor Maria?

RAMBALDO
E vivrai colà sepolta la tua vita?

MARIA
Oh, breve fia.
Se quel crudo rivedrai
che l'avello m'apprestò:
ella è spenta, gli dirai,
ma fedele a te spirò.

Sulla mia tomba gelida
tardi, ed invan pietoso,
nel suo rimorso a piangere
egli verrà talor...
Al suono di quei gemiti
dall'ultimo riposo
fian deste le mie ceneri,
e sentiranno amor!

RAMBALDO
Ove ti tragge, o misera,
un forsennato amor?

(Maria parte)

Qui de' vassalli move
la schiera. Oh, come lenta
procede! Oh, come lo girar degli occhi
è grave! Mal diresti
esser festiva la cagion
che aduna tal gente!

Scena Quinta

(La galleria si riempie di armigeri e 
vassalli di Rudenz)

CORO
Innanzi a sconosciuto sire
chinar dovrem le fronti?

RAMBALDO
Ah! sì: de' nostri conti
tutta mancò la stirpe.

CORO
Dunque spenta è Maria?

RAMBALDO
Voi lo diceste.

CORO
Oh, certezza fatal!

RAMBALDO
(fra sé)
Spenta pur troppo
è l'infelice al mondo.
Sta nel volto a ciascun dolor profondo!

CORO
Ah! che di pianto è questo,
non è di gioia il dì!
Orrido vel funesto
il sol per noi coprì!
In sen del freddo avello
anche Maria dimora!
L'ultima speme ancora
la morte a noi rapì!...
Ah! che di pianto è questo,
non è di gioia il dì!

RAMBALDO
Giunge il signor novello,
pianger nessuno ardisca...
Si taccia, e s'obbedisca...
Volle il destin così!

CORO
Orrido vel funesto
il sol per noi coprì!

Scena Sesta

(Matilde circondata da' suoi paggi va incontro a
Corrado, che si avanza seguito da Enrico)

CORRADO
Matilde...

MATILDE
(fra sé, riconoscendo Enrico)
Chi vegg'io!

RAMBALDO, CORO
(fra sé)
Corrado!...

(Rambaldo si allontana inosservato)

ENRICO
(fra sé)
Ah! sembra
celeste immago agli occhi miei!...

CORRADO
Felice
oltre ogni dir son io!
Quanto per me rinserra
di più caro la terra
mi sta dappresso! Mio fratello è questi.

(presentandolo a Matilde)

MATILDE
Egli!... Enrico! Tu dunque sei?...

CORRADO
Corrado Waldorff. Una possente
ragion m'astrinse di celar sinora
qual fossi. 

(ad Enrico) 

A te, Matilde non era ignota!

ENRICO
Da tremenda pugna
reduce la mia schiera,
dimorò nel villaggio, in cui romiti
giorni traea Matilde. Il suo pensiero
allor fuggìa del basso mondo!

MATILDE
E vero...
Allor non m'appellava ad altre sorti
del conte il cenno estremo.

CORRADO
Ogn'uom lo ascolti.

IL CANCELLIERE DEL CASTELLO
(leggendo ad alta voce il testamento)
"Del retaggio avito
è l'arbitra Maria.
A lei Matilde raccomando, e sia
primo de' suoi doveri
secondarne la brama, e qual s'addice
a patrizia donzella, e mia nipote,
locarla nobilmente
d'Arau nel chiostro. Pur, se volge l'anno
e mia figlia non riede,
scelga uno sposo, e del mio stato erede
Matilde investo. Il conte
Piero de Rudenz."

CORRADO
Oggi compie l'anno prefisso.

CORO
(fra sé)
Ahi, dura legge!...

ENRICO
(fra sé)
Ho sotto il piè l'abisso!

MATILDE
Di Matilde lo sposo adorato
in Corrado ciascuno rimiri.

CORRADO
Ah! giungesti momento beato
che affrettai con sì lunghi sospiri!

ENRICO
(fra sé)
Io mi perdo!... Fatal gelosia
le mie luci ricopre d'un vel!...

MATILDE
Al signor che vi dono giurate,
o vassalli, obbedienza e rispetto.

CORRADO
Com'io giuro, e voi tutti ascoltate,
la mia fede, il mio tenero affetto...

Scena Settima

(Apresi la porta in fondo; comparisce Maria, 
seguita da Rambaldo)

MARIA
Empio, cessa, che t'ode Maria.

(Sorpresa generale)

CORRADO
Non vaneggio!...

ENRICO e CORO 
Maria!...

MATILDE
Giusto ciel!

(Maria si avanza gettando sopra Matilde un terribile 
sguardo: quindi si volge a Corrado in tuono d'ira 
concentrata)

MARIA
Chiuse al di per te le ciglia
qui deserto il genitore!
E tradirne qui la figlia
tu volevi, atroce core!
Né l'Eterno ancor punisce
l'alma rea che tanto ardisce?...
Pena forse Iddio non trova
che pareggi il tuo fallir.

CORRADO
Se di Dio la man suprema
a punirmi ho provocata,
già mi coglie pena estrema,
rivederti, o sciagurata.
Ma talvolta un fine arcano
tien sospesa quella mano!
Se non fosse, al mio
cospetto ti dovrebbe incenerir.

ENRICO
(fra sé)
Io son pari ad uom cui scende
già la scure sulla testa,
ed un grido, un cenno intende
che di morte il colpo arresta!
Ah! ne' palpiti che provo
al mio duol conforto io trovo!...
Ed un raggio di speranza
mi colora l'avvenir!

MATILDE
(fra sé)
Quello sguardo, e quello sdegno
ah! mi fe rabbrividir!

RAMBALDO
(fra sé)
È sprezzato il giogo indegno!...
A noi riede il primo ardir!

CORO
Maria, di fidi sudditi
ricevi or tu l'omaggio,
e tremi il temerario
che farti osasse oltraggio!

MARIA
Udisti? Or va, mi libera
di tua presenza omai...
furo da te quest'aure
contaminate assai!
Te poi, modesta vergine,

(traendola al suo fianco)

aspetta il sacro velo:
restar non puoi fra gli uomini,
cosa tu sei del cielo!

ENRICO
(fremente a Maria)
Donna!...

CORRADO
E schernirla, o perfida,

(scagliandosi per riprenderla)

osi?... Matilde è mia...

CORO
Che ardisci!...

MARIA
Allontanatelo...
Respinto a forza ei sia...

MATILDE
Cedi...

ENRICO
Per poco almeno...

CORO
Esci...

MATILDE
(come in atto di svenire)
Ho la morte in cor!...

ENRICO
(fra sé)
Cielo!...

MARIA
Io trionfo appieno!...

CORRADO
Son ebbro di furor!...

MARIA
Il tuo core a me togliesti,
tolgo a te la donna amata...
Infelice mi volesti?
Io lo son... ma vendicata.
Va, se il ciel che a te contrasta,
se a dividervi non basta,
sorgerà tra voi l'inferno...
E l'inferno è tutto in me!

CORRADO
Godi pur... godrai per poco!...
La tua gioia è fuggitiva,
stolta! Apprendi che il mio foco
per ostacoli si avviva.
Riedo in breve, riedo in armi
la mia sposa a ripigliarmi...
e vedrem se poi l'inferno,
se può il ciel negarla a me.

ENRICO
(fra sé)
Fra la speme ed il timore
ardo e gelo in un momento!...
Del fratello a questo core
quasi è gioia il rio tormento!...
Ahi! qual era, più non sono!...
Non m'intendo!... Non ragiono!...
Altro amor, l'amor fraterno
ha pur troppo estinto in me!

MATILDE
Mi separa, ed in eterno,
o Corrado, il ciel da te!...

RAMBALDO, CORO
T'allontana... ed in eterno,
se la vita è cara a te.

(Respingono Corrado, che parte trascinato da Enrico.
Maria tragge seco Matilde dal lato opposto)
PARTE PRIMERA 


El Testamento 

(Sala de un albergue. A través de espaciosos 
ventanales se ve la ermita de Arau, junto al río 
Aar. En la otra orilla se ve el castillo de Rudenz.
Amanece. A lo lejos se oye un cántico religioso) 

Escena Primera 

CORO
Alabad al Dios de amor eterno,
fuente de luz y suprema virtud;
que con sólo pensar: 
¡hágase el mundo! el mundo fue creado.
Los coros angélicos te cantan a Ti,
santo entre los santos y rey entre los reyes.
El trueno, el viento, el mar, las estrellas,
la tierra y el cielo hablan de Ti.

Escena Segunda 

CONRADO
(Abre una ventana y mira con ansiedad 
el camino que conduce al castillo.)
Él todavía no llega y tú cuidas de mí,
adorada Matilde,
ángel bajado del cielo para consolarme...
Dios te concede el poder de aplacar la ira 
de mi funesto destino.

¡Ah, ya no quedaban más lágrimas
en mis agostados ojos,
mi alma había perdido toda esperanza,
mi corazón estaba falto de paz!...
El cielo se cubrió
de negros nubarrones.
Un valle de amargo llanto
me parecía la tierra.

Y entonces te vi, amor mío,
y me invadió un éxtasis amoroso.
¿Me amas? te pregunté,
pero tus labios permanecieron mudos.
Sin embargo, tu alegre mirada
me habló de amor...
¡Ah, el universo entero
me pareció entonces risueño!

Escena Tercera 

ENRIQUE
(entrando)
¡Hermano!...

CONRADO
¡Enrique!...

(Se abrazan con fraternal ternura) 

ENRIQUE
Apenas recibí tu carta
me he apresurado para venir a abrazarte...
¡Cinco años hace ya que no te veía!

CONRADO
¡Oh, cuántas desgracias
han turbado mi vida!

ENRIQUE
Por aquí se dijo
que habías raptado a María.

CONRADO
Y decían la verdad.
Se la pedí a su padre, pero el altivo conde
me dijo que antes preferiría matarla.

ENRIQUE
¿Y ella?...

CONRADO
Huyó conmigo... Italia nos acogió...
¡Oh, mar de Venecia, admiración del mundo,
espejo encantado con un cielo de zafiro,
qué feliz me viste entonces!
¡Ay, pero qué breves fueron mis alegrías!

ENRIQUE
¿Qué pasó?

CONRADO
Fui traicionado por la infiel.

ENRIQUE
¿Qué me dices?

CONRADO
Era una noche muy oscura cuando 
la vi entrar en el jardín...
Entonces comprendí que me traicionaba...
¿Lo creerás?
¡Allí la esperaba un hombre!

ENRIQUE
¡Cielos! Y tú ¿qué hiciste?

CONRADO
El desprecio me devoraba el corazón...
La llevé por el Tíber y le hice descender
conmigo a las catacumbas...

(se detiene, horrorizado) 

ENRIQUE
¡Continúa, por favor!

CONRADO
En aquel antiquísimo laberinto subterráneo,
bajo aquella bóveda, le dije: 
"aquí encontrarás la muerte" 
y le eché en cara su abyecta traición. 
Ella invocaba excusas sin valor,
luego fue presa del terror... y se desmayó.

ENRIQUE
¿Y luego?

CONRADO
La abandoné,
sepultándola viva.

ENRIQUE
¡Qué horror!

CONRADO
Pero mi alma 
se llenó de súbito remordimiento...
Localicé al guía que me había ayudado
en mi propósito, le di una nueva bolsa de oro 
y le hice jurar que salvaría a la víctima 
de la atroz muerte.

ENRIQUE
¿Y?...

CONRADO
Abandoné las tierras romanas.
De un lugar a otro fui vagando,
cambiándome el nombre,
de manera que desapareciera
todo rastro de mí.

ENRIQUE
¡Desventurado! 
Pero en fin, ¡me has hecho venir
para compartir tu dicha!

CONRADO
Ahora soy completamente feliz.

He encontrado un ángel 
que me consuela en mi desgracia.
De nuevo, olvidando mi pasado, 
he vuelto a amar.
¡Vuelve a brillar 
la estrella de mis días!
Será mi esposa
la huérfana de Wolff.

ENRIQUE
(para sí)
¡Oh, Dios mío!

(a Conrado) 

¿Y ella te ama?...

CONRADO
¡Tanto como yo la adoro!

ENRIQUE
(para sí)
Matilde... ¡oh, cruel martirio!
¡Te he perdido!... ¡Muero!...
¡Me estoy muriendo y no lo puedo decir!

CONRADO
¡Ah, no pueden expresar las palabras
el ardor que nos llena a ambos!
¡Jamás un cariño tan grande
encendió dos corazones!
Su pensamiento es el mío...
Tenemos un deseo común...
¡Vivo sólo para ella
y ella respira por mí!

ENRIQUE
(para sí)
¿Quién sufrió jamás
tan cruel tormento?...
Mi corazón sangra
de tanto sufrimiento.
Aquella mano empuñó el arma
que me causó la herida.
El cielo me ha dado la vida
para consumirla en llanto.

CONRADO
Vamos... 

(señalando el castillo de Rudenz) 

ella me espera allí.

ENRIQUE
¡En el castillo!...

CONRADO
Matilde, mañana,
será la señora del castillo,
tal fue el último deseo
del padre de María...
¡Ah, se aproxima mi
felicidad suprema!...
¡Oh mujer, que caiga el velo
que te esconde de mí
y vayamos al altar!...

ENRIQUE
(para sí)
¡Oh, cielos!

CONRADO
Ven...

ENRIQUE
(para sí)
¡Estoy como en otro mundo!...

CONRADO
¡Hermano!... ¡Enrique! 
¡Abrázame, participa de mi gozo!...
¡Ah, tú no puedes comprender
la felicidad que me embarga!...
Mi corazón vuela hacia Matilde
con un deseo amoroso...
¡Gozo aquí del mismo placer
que Dios creó para el Cielo!

ENRIQUE
Bien puedo imaginar tu alegría
y la suerte que se te ha deparado.
Comparto tus emociones
y envidio tu casamiento.

(para sí) 

Soy muy desgraciado...
Un funesto destino me obliga
a maldecir el lazo de unión
con que Dios nos ató a ambos.

(Se van) 

Escena Cuarta 

(Galería del castillo de Rudenz: una puerta al 
fondo con la cortina corrida; sobre una pared 
está el retrato del último conde de Rudenz) 

RAMBALDO
(con gran tristeza)
Ha llegado el día fatídico 
y no hay noticias de María. 
¡Ah, no mentía quien, en Roma, 
opinaba que estaba muerta!...

(el curso de sus pensamientos es interrumpido
por un llanto; al volverse se queda impresionado 
al ver a una mujer postrada delante del retrato, 
bañada en amargas lágrimas.) 

¿Quién llora ante la imagen de mi difunto señor?
Señora, ¡levantad la frente!
¡Qué veo!...

MARÍA
¡Cálmate!...
Ni siquiera digas mi nombre. 
Por la entrada secreta y subterránea 
que permite acceder al castillo, he llegado.
Que no se pronuncie mi nombre vergonzoso.
¡Padre, tu intransigencia me ha llevado 
al borde de un abismo y a ti a la tumba!

RAMBALDO
Su intransigencia tenía razón de ser. 
Conrado no conoce sus bajos orígenes...
Su padre tuvo una muerte infame... 
¡En el patíbulo!

MARÍA
¡Cielos!... ¿Es eso verdad?

RAMBALDO
El infame misterio me lo reveló el conde,
poco antes de morir...
Pero dime ¿dónde está? 
¿Qué sucedió la noche en la que, 
mensajero de tu padre, 
me encontré contigo en el jardín veneciano, 
y luego ambos desaparecisteis?

MARÍA
¿Por qué ahondar en la cruel herida? 
¡Aquella noche!
Me angustia la causa terrible, 
o tal vez un pretexto vil y atroz,
que al recordarlo me da un sudor de muerte.
¡Un velo

(temblando de espanto) 

que lo cubra todo!... ¡Un velo!
Fui abandonada y todavía, en vano,
intento comprender el por qué.

RAMBALDO
Todavía puede arreglarse todo. 
Una orden de tu padre...

MARÍA
Algo sé de ello.

RAMBALDO
Dentro de poco llegará
el esposo de Matilde...

MARÍA
¡Que llegue! 
No deseo las vanidades de este mundo.
Vengo a la iglesia del castillo
para llorar sobre el sepulcro paterno, 
luego, me iré al convento de Arau.

RAMBALDO
¡Cielos!... ¿Qué dices?...
¿Y quieres entre aquellos muros?....

MARÍA
¡Esconder la vergüenza de mi desgracia!

Sí, como una penitente 
tomaré para siempre el velo del claustro.
La agitación de mi ardiente corazón
sólo la puede calmar el cielo.
Pediré, llorando, a Dios,
el perdón por mi error...
Mi vida será siempre
un doloroso llanto.

(Se oye una música) 

RAMBALDO
¡Ya llega el esposo!...

MARÍA
¡Que el Eterno bendiga estos esponsales!
Me retiro a rezar sobre los restos de mi padre,
y luego... ¡óyeme!:
cuando la noche oscura haya
desplegado su manto,
ven para acompañarme, 
sin que nadie te vea,
hasta los muros del convento.

(dispuesta a partir) 

RAMBALDO
Por favor, cambia de idea... ¡Escúchame!...

MARÍA
(con resolución)
¿Aún no conoces a María?

RAMBALDO
¿Y vivirás allí sepultada, de por vida?

MARÍA
¡Oh, no será por mucho tiempo!
Si vieses al hombre
que me ha llevado a esta tesitura,
le dirás que he muerto
pero que expiré siéndole fiel.

Sobre mi tumba helada,
ya sin remedio alguno,
con su remordimiento a llorar
tal vez él vendrá...
Al eco de sus sollozos,
en mi último reposo,
mis cenizas revivirán
y sentirán amor.

RAMBALDO
Pobrecita, ¡hasta dónde te ha llevado
un amor tan desgraciado!

(María se va.) 

El cortejo viene hacia aquí.
¡Qué lentamente avanza!
¡Todos llevan los ojos bajos!
¡Nadie diría jamás
que esta gente viene
para celebrar una boda!

Escena Quinta 

(La galería se llena de soldados y 
vasallos de Rudenz) 

CORO
¿Ante un señor desconocido
deberemos inclinar la frente?

RAMBALDO
Sí, puesto que la estirpe de nuestros condes 
se ha extinguido.

CORO
¿Eso quiere decir que María está muerta?

RAMBALDO
Vosotros lo habéis dicho.

CORO
¡Oh, es terrible!

RAMBALDO
(para sí)
Muerta está, por supuesto,
la infeliz para el mundo.
¡Todos muestran un sincero dolor!

CORO
¡Ah, este día ha amanecido para llorar
y no para vivirlo alegremente!
Con un velo horrible y funesto
se ha cubierto el sol para nosotros,
puesto que María está enterrada
en su fría tumba.
La última esperanza
nos ha robado la muerte...
¡Ah, este día ha amanecido para llorar
y no para vivirlo alegremente!

RAMBALDO
Ya llega el nuevo señor,
¡que nadie se atreva a llorar!...
Callemos y obedezcamos...
¡Así lo quiere el destino!

CORO
Con un velo horrible y funesto
se ha cubierto el sol para nosotros.

Escena Sexta 

(Matilde, rodeada por sus pajes, va al encuentro 
de Conrado que marcha seguido por Enrique) 

CONRADO
¡Matilde!...

MATILDE
(para sí, reconociendo a Enrique)
¿Qué veo?

RAMBALDO, CORO
(para sí)
¡Conrado!...

(Rambaldo se aleja discretamente) 

ENRIQUE
(para sí)
¡Ah, parece una imagen celestial 
ante mis ojos!...

CONRADO
¡No se puede decir con palabras
lo feliz que soy!
Todo lo que yo más quiero en esta tierra,
lo tengo ahora junto a mí.
Éste es mi hermano.

(se lo presenta a Matilde) 

MATILDE
¡Él!... ¡Enrique! Entonces tú eres...

CONRADO
Conrado Waldorff. 
Una poderosa razón 
me obligó a ocultar mi identidad. 

(a Enrique) 

¡Tú conocías a Matilde!

ENRIQUE
Después de una batalla,
mis soldados y yo permanecimos en el pueblo
donde Matilde pasaba su retiro.
Ella estaba preparándose para huir 
de las vanidades de este mundo.

MATILDE
Es verdad. 
Todavía el deseo último del conde
no me deparaba otra suerte.

CONRADO
¡Que todos escuchen esto!

EL CANCILLER DEL CASTILLO
(leyendo el testamento en alta voz)
"María, en lo referente a la herencia,
será mi única heredera.
A ella le encomiendo a Matilde,
y uno de sus primeros deberes
sea cumplir mis deseos:
Que como una doncella noble y sobrina mía, 
se le busque acomodo en el convento de Arau. 
Si transcurre un año 
y mi hija no vuelve, 
que elija un esposo y que sea ella considerada 
mi heredera.
Firmado: El conde Pedro de Rudenz."

CONRADO
Hoy se cumple precisamente el año.

CORO
(para sí)
¡Es duro el testamento!

ENRIQUE
(para sí)
¡Tengo un abismo bajo mis pies!

MATILDE
¡Que todos vean en Conrado
el adorado esposo de Matilde!

CONRADO
¡Ah, ya llegó el feliz momento
que esperé con tan grandes suspiros!

ENRIQUE
(para sí)
¡Estoy como loco!... 
¡Unos celos fatales dominan mi mente!...

MATILDE
¡Al nuevo señor del castillo, vasallos,
juradle obediencia y respeto!

CONRADO
¡Como yo juro, escuchadme bien,
mi fidelidad y respeto hacia vosotros!

Escena Séptima 

(Se abre la puerta del fondo y aparece María 
seguida de Rambaldo) 

MARÍA
¡Cállate, impío! ¡María ha escuchado todo!

(Sorpresa general) 

CONRADO
¿Estoy delirando?....

ENRIQUE, CORO
¡María!...

MATILDE
¡Cielos!

(María avanza lanzando sobre Matilde una
mirada terrible, después se vuelve a Conrado
en un tono airado) 

MARÍA
¡Por tu culpa 
murió mi padre!
¡Y tú, con tu malvado corazón, 
quisiste traicionar a su hija!
¿El Eterno aún no ha castigado
al culpable de tanta desgracia?
Tal vez Dios no encuentre 
una pena apropiada a tanta maldad.

CONRADO
¡La mano poderosa de Dios,
ya me está castigando
por el hecho de volverte a ver, 
desgraciada!
Pero tal vez esa misma mano
tiene otro propósito escondido
y debería hacerte 
desaparecer de mi vista.

ENRIQUE
(para sí)
Me siento como aquel 
que tiene un hacha sobre el cuello
y sólo falta la orden 
para que le asesten el golpe. 
Estos sentimientos 
no me reconfortan...
Sólo un rayo de esperanza 
puede alegrar mi futuro.

MATILDE
(para sí)
Su mirada e indignación
hacen que me estremezca.

RAMBALDO
(para sí)
Se ha roto esta trama indigna.
¡De nuevo renace la esperanza!

CORO
¡María, tus fieles súbditos
te rinden homenaje
y que tiemble el temerario
que a ultrajarte se atreva!

MARÍA
¿Has oído? 
Y ahora, ¡vete de mi presencia!...
Ya nos has mancillado bastante
con tus maquinaciones.
Y respecto a ti, modesta doncella,

(atrayendo a Matilde a su lado) 

prepárate para ir a un convento,
pues no puede permanecer entre los hombres
quien pertenece al cielo.

ENRIQUE
(con rabia, a María)
¡Señora!...

CONRADO
¿Te atreves, pérfida, a recriminarla?

(encarándose con ella) 

¡Matilde es mía!...

CORO
¡Qué audacia!...

MARÍA
¡Lleváoslo de aquí!...
¡Reducidlo por la fuerza!...

MATILDE
¡Aplácate!...

ENRIQUE
Al menos por un tiempo...

CORO
¡Fuera!...

MATILDE
(casi para desmayarse)
Siento la muerte cercana...

ENRIQUE
(para sí)
¡Cielos!...

MARÍA
¡Mi triunfo es total!

CONRADO
¡Estoy furioso!

MARÍA
¡Tú me robaste el corazón
y yo te quito a la mujer que amas!
¿Quisiste que yo fuera infeliz?
Pues bien, lo soy... ¡pero vengada!
Vete, y si la adversa suerte
no llega a destruirte,
ante ti se alzará un infierno...
¡Y ese infierno seré yo misma!

CONRADO
Alégrate, pero por poco tiempo...
Tu dicha durará poco.
¡Insensata! Debes de saber que 
me crezco ante la adversidad.
¡Volveré en breve y armado
a recuperar a mi esposa!...
Y ya veremos si el infierno o el cielo
pueden quitármela.

ENRIQUE
(para sí)
Entre la esperanza y el temor
me abraso y me congelo al mismo tiempo.
Parece como si mi hermano 
gozase con este cruel tormento...
¡Ah, yo ya no soy el que era!...
No entiendo nada. Esto no tiene sentido.
¡Ese otro amor, el amor fraterno,
se ha extinguido en mi corazón!

MATILDE
¡Conrado, el cielo me separa
de ti para siempre!

RAMBALDO, CORO
¡Si aprecias en algo tu vida,
vete y no vuelvas jamás!

(Se marcha Conrado, seguido por Enrique. 
María y Matilde se van por el lado opuesto.

Acto II