ATTO TERZO                        


Scena Prima 

(Atrio, che introduce alle carceri.) 

CINNA
Ah sì tu solo, amico
Ritenesti il gran colpo. Eran non lungi
Al Campidoglio ascosi
Gli amici tuoi, gli amici miei. Seguito
Volea da questi infra le schiere aprirmi
Sanguinoso sentier. Ma la prudenza
Il furor moderò. Di tanti a fronte
Che far potea cinto da pochi? Il cielo
Novo ardir m'ispirò. Gli amici io lascio,
Tacito il ferro io stringo, e in Campidoglio
M'avanzo. Allorchè voglio
Vibrare il colpo, in te m'affiso. Il ferro
Nella man mi tremò. Nel tuo periglio
Gelossi il cor. M'arresto, mi confondo
Non so che dir. Quasi il segreto arcano,
Il tiranno svelò. Ma il suo comando,
Che di partir m'impose,
La confusione e il mio dolore ascose.

CECILIO
Giacchè morir degg'io
Morasi alfin. Sol mi spaventa, oh Dei!
La sposa mia...

CINNA
Non paventar di lei.
Entrambi io salverò.

CELIA
D'ascoltar Giunia
Men sdegnoso, e men fiero
Mi promise il german.

CECILIO
Giunia al suo piede?
E perchè mai?

CELIA
Desìa di placarne lo sdegno.

CECILIO
Invan lo brama.

CINNA
Odimi, Celia. È questo
Forse il momento, ond'illustrar tu puoi
Con opra sublimi i giorni tuoi.

CELIA
Che far degg'io?

CINNA
M'è noto
A prova già tutto il poter, che vanti
Sul cor de Silla
A lui t'affretta, e dilli
Che aborrito dal cielo, in odio a Roma,
Se in se stesso non torna, e se non scorda
Un cieco amore insano
L'eccidio suo fatal non é lontano.

CELIA
Dunque il german...

CINNA
... incontrerà la morte
Se non s'arrende a un tal consiglio.

CECILIO
Ah tutto, tutto inutil sarà.

CELIA
Tentare io voglio
la difficil impresa, e se aver ponno
Le mie preghiere il lor bramato effetto?

CINNA
La destra in guiderdone io ti prometto.

CELIA
Un così dolce premio
Più animosa mi fa. Me fortunata.
Se fra un orror sì periglioso, e tristo
Salvo il germano, e 'l caro amante acquisto.

Strider sento la procella
Né risplende amica stella
Pure avvolta in tanto orrore
La speranza coll'amore
Mi sta sempre in mezzo al cor.

Scena Seconda 

CECILIO
Forse tu credi, amico
Che Celia giunga a raddolcir un core
Uso alle stragi,
E che talor di sdegno
Ingiustamente furibondo, ed ebro
Fè rosseggiar di civil sangue il Tebro?

CINNA
So quanto Celia puote
Su quell'alma incostante, e Giunia ancora
Forse placar potria
Colle lagrime sue...

CECILIO
La sposa mia
A qualche insulto amaro in invan s'espone.
Un empio, un inumano 
Non si cangia sì presto.
Onde abbandoni il sentier del delitto
Ch'ei suol calcar per lungo suo costume,
Ci volle ognor tutto il poter d'un Nume.
Ah no più non mi resta
Né speme, né pietà. L'afflitta sposa
Ti raccomando, amico. In pro di lei
Vegli la tua amistà.
Del mio nemico
Vittima, ah no, non sia. 
Nel di lui sangue
Vendica la mia morte, 
e 'l mio spirito sdegnoso
Nel regno degl' estinti avrà riposo.

CINNA
Ogni pensier di morte
Si allontani da te. Se il cor di Silla
Contro al dovere, e alla ragion s'ostina,
Sulla proprio rovina,
Ne'suoi perigli estremi
Quell'empio solo impallidisca, e tremi.

De' più superbi il core
Se Giove irato fulmina,
Freddo spavento ingombra.
Ma d'un alloro all'ombra
Non palpita il pastor.
Paventino i tiranni
Le stragi, e le ritorte,
Sol rida in faccia a morte
Chi a senza colpe il cor.

(parte) 

Scena Terza 

CECILIO
Ah no, che'l fato estremo
Terror per me non ha. Sol piango, e gemo
Fra l'ingiuste catene
Non per la morte mia, per il mio bene.

GIUNIA
Ah dolce sposo...

CECILIO
Oh Stelle!
Come tu qui?

GIUNIA
M'aperse
La via fra quest'orrore
La mia fede, il mio pianto il nostro amore.

CECILIO
Ma Silla... Ah parla! E Silla...

GIUNIA
L'empio mi lascia... Oh Dio
Mi lascia, ch'or ti dia... l'ultimo...
addio.

CECILIO
Dunque non v'è per noi
Né pietà, né speranza?

GIUNIA
Al fianco tuo sol di morir m'avanza.
Che non tentai finor? Querele, e pianti,
Sospiri, affanni, e prieghi sono inutili omai
Per quel core inumano
Che chiede o la tua morte, o la mia mano

CECILIO
Della mia vita il prezzo esser può la tua man?
Giunia frattanto che mai resolverà?

GIUNIA
Morirti accanto.

CECILIO
E tu per me vorrai troncar di sì be' giorni...

GIUNIA
E deggio, e voglio
Teco morir. A questo passo, o caro,
M'obbliga, mi consiglia
L'amor di sposa, ed il dover di figlia.

Scena Quarta 

AUFIDIO
Tosto seguir tu dei
Cecilio i passi miei.

CECILIO
Forse alla morte...
Parla... dimmi...

AUFIDIO
Non so.

CECILIO
Prende, mia speme,
Prendi l'estremo abraccio...

GIUNIA
(ad Aufidio)
Rispondi... Oh ciel!

AUFIDIO
Sempre obbedisco, e taccio.

CECILIO
Ah non perdiam, mia vita,
Un passaggero istante,
Vhe ne porge il destin. Parto, ti lascio,
E in sì tenero amplesso
Ricevi, anima mia, tutto me stesso

GIUNIA
Ah caro sposo... Oh Dei!
Se uccider può il martiro,
Perchè vicina a te, perchè non moro?

CECILIO
Quel pianto, oh Dio! Ah sì quel pianto
Non sai come nel seno... 
Ahimè! ti basti, o cara
Sì ti basti il saper, che in questo istante
Più d'un morir tiranno
Quelle lagrime tue mi son d'affanno

Pupille amate
Non lagrimate
Morir mi fate
Pria di morir.
Quest' alma fida
A voi d'intorno
Farà ritorno
Sciolta in sospir

(parte con Aufidio, e Guardie)

Scena Quinta

GIUNIA
Sposo... mia vita... Ah dove
Dove vai? Non ti seguo? E chi ritiene
I passi miei? Chi mi sa dir?.. Ma intorno
Altro, ahi lassa non vedo
Che silenzio, ed orror! L'istesso cielo
Più non m'ascolta, e m'abbandona. Ah forse,
Forse l'amato bene
Già dalle rotte vene
Versa l'anima, e 'l sangue... Ah pria ch'ei mora
Su quella spoglia esangue
Spirar vogl'io... Che tardo?
Disperata a che resto? Odo, o mi sembra
Udir di fioca voce
Languido suon, ch'a se mi chiama? Ah sposo
Se i tronchi sensi estremi
De' labbri suoi son questi,
Corro, volo a cader dove cadesti.

Fra i pensier più funesti di morte
Veder parmi l'esangue consorte
Che con gelida mano m'addita
la fumante sanguigna ferita,
E mi dice: Che tardi a morir?
Già vacillo, già manco, già moro
E l'estinto mio sposo, ch'adoro
Ombra fida m'affretto a seguir.

(parte) 

Scena Sesta 

(Salone) 

SILLA
Celia, Cinna, non più. Roma, e 'l Senato
Di mia giustizia, e del delitto altrui
Il giudice sarà.

CINNA
Più che non credi
Di Cecilio la vita necessaria esser puote.

CELIA
I giorni tuoi...
La disperata Giunia... il suo consorte
Creduto estinto,
E alle sue braccia or reso.

SILLA
Sò ch' ognor più l'odio comun m'han reso.
Ma un dittator tradito
Vuol vendetta, e l'avrà.
Stanco son'io
Di temer sempre, e palpitar.
La vita agitata, ed incerta
Fra un barbaro spavento
È un viver per morire ogni momento.

CELIA
Ah speri invan, se speri
Fra un eccidio funesto, e sanguinoso
Trovar la sicurezza, ed il riposo.

CINNA
La furiosa Giunia correre tu vedrai
Ad assodar le vie
Di querele, e di lai. Destare in petto
Può de' nemici tuoi quel lagrimoso ciglio...

SILLA
Vedo più che non pensi il mio periglio.
Amor, gloria, vendetta, sdegno, timore,
Io sento affollarmisi al cor. Ognun pretende
D'acquistare l'impero. Amor lusinga.
Mi rapogna la gloria. Ira m'accende.
Freddo timor m'agghiaccia.
M'anima la vedetta, e mi minaccia.
De'fieri assalti in preda, alla difesa accinto,
Di Silla il cor fia vincitore, e vinto?
Ma l'atto illustre alfine
Decider dee, s'io merto
Quel glorioso alloro,
Che mi adombra la chioma,
E giudice ne voglio il Mondo, e Roma.

Scena Settima

GIUNIA
Anima vil, da Giunia
Che pretende? Che vuoi? Roma, e 'l Senato
Nel tollerare un traditore ingegno
È stupido, e insensato a questo segno?
Padri Coscritti innanzi a voi qui chiedo
E vendetta, e pietà. Pietade implora
Una sposa infelice, e vuol vendetta
D'un cittadino, e d'un consorte esangue
L'ombra, che nuota ancora 
In mezzo al sangue.

SILLA
Calma gli sdegni tuoi, tergi il bel ciglio.
Inutile è quel pianto.
E vano il tuo furor. De' miei delitti
Della mia crudeltade a Roma in faccia
Spettatrice ti voglio, e in questo loco
Di Silla il cor conoscerai fra poco.

Scena Ottava

GIUNIA
(fra sè)
Lo sposo mio?

CINNA
(fra sè)
Che miro?

CELIA
(fra sè)
E quale arcan?

CECILIO
(fra sè)
Che fia?

SILLA
Roma e il senato
E 'l popolo m'ascolti. A voi presento
Un cittadin proscritto,
Che di spezzar le leggi
Osò furtivo. Ei, che d'un ferro armato
In Campidoglio alle mie squadre appresso
Tentò svenare il dittatore istesso.
Grazia ei non cerca. Anzi di me non teme
E m'oltraggia, e detesta. Ecco il momento
Che decide di lui. Silla qui adopri
L'autorità, che Roma
Al suo braccio affidò. Giunia mi senta
E m'insulti, se può.
Quell'empio Silla
Quel superbo tiranno a tutti odioso
Vuol che viva Cecilio, e sia tu sposo.

GIUNIA
E sarà ver?... Mia vita...

CECILIO
Fida sposa... qual gioia...
Qual cangiamento è questo?

AUFIDIO
Che fu?

CELIA
Lodi agli Dei.

CINNA
Stupito resto.

SILLA
Padri coscritti, or da voi creco, e voglio
Quanto vergò la mano in questo foglio.
De' cittadin proscritti
Ei tutti i nomi accoglie;
Ciascun ritorni alle paterne soglie.

CECILIO
Oh, come degno or sei
Del supremo splendor fra cui tu siedi!

GIUNIA
Costretta ad ammirarti alfin
Mi vedi.

AUFIDIO
(fra ssè)
Ah che la mia rovina
Certa prevedo!

SILLA
In mezzo
Al publico piacer, fra tante lodi,
Ch'ogni labbro sincer prodiga a Silla,
E perché Cinna é il solo,
Che in fra occulti pensier confuso giace,
E diviso da me sospira, e tace?
Fedele amico...

CINNA
Ah lascia
Di chiamarmi così.
Sappi, ch' ognora
Contro di te nel seno lo dio.
Il più fier celai.
Per opra mia
Tornò Cecilio a Roma. In Campidoglio
Per trucidarti io corsi.

SILLA
Tu abbastanza dicesti,
Io tutto intesi.

CELIA
(fra sè)
Dolci speranze addio.

SILLA
La pena or senti
D'ogni trama nascosa.
Celia germana mia sarà tua sposa.

GIUNIA
Bella virtù!

CECILIO
Che generoso core!

CINNA
E quale, oh giusto cielo, 
mi s'accende sul volto
Vergognoso rossor? Come poss'io...

SILLA
Quel rimorso mi basta,
E tutto oblio.

CELIA
(fra sè)
Me lieta!

(forte)

Ah premia alfine il mio costante amor.
Della clemenza mostrarti degno,
E di quel core umano la virtù, la pietade...

CINNA
Ecco la mano.

SILLA
Qual de' trionfi miei
Eguagliar potrà questom eterni Dei?

AUFIDIO
Lascia, ch'a piedi tuoi
Grazia implori da te. De' miei consigli,
Delle mie lodi adulatrici or sono pentito...

SILLA
Aufidio, sorgi. Io ti perdono.
Così lodevol opra
Coronisi da me.
Romani, amici
Dal capo mio si tolga
Il rispettato alloro, e trionfale;
Più dittator non son. Son vostro uguale.
Ecco alla patria resa
La libertade. Ecco asciugato alfine
Il civil pianto.
Ah no, che 'l maggior bene
La gradezza non è. Madre soltanto
È di timor, di affanni
Di frodi, e tradimenti. Anzi per lei
Cieco mortal dalla calcata via
Di giustizia, e pietà spesso travìa.
Ah sì conosco a prova
Che assai più grata all'alma
D'un menzogner splendore
E l'innocenza e la virtù del core.

(Finale) 

CORO
Il gran Silla che a Roma in seno
Che per lui respira, e gode
D'ogni gloria, e d'ogni lode.
Vincitore oggi si fa.

GIUNIA, CECILIO
Sol per lui l'acerba sorte
E per me felicità.

CINNA, SILLA
E calpesta le ritorte
La Latina libertà.

CORO
Il gran Silla d'ogni lode
Vincitore oggi si fa.

GIUNIA, CECILIO, CINNA, SILLA
Trionfò d'un basso amore
La virtude, e la pietà.
Il trofeo sul proprio core
Qual trionfo uguaglierà?

CORO
Se per Silla in Campidoglio
Lieta Roma esulta e gode
D'ogni gloria, e d'ogni lode
Vincitore oggi si fa.


ACTO TERCERO 


Escena Primera 

(Atrio a la entrada de la cárcel) 

CINNA
¡Ah, sí, tú solo amigo, 
impediste la gran conspiración! 
Tus amigos y los míos estaban escondidos, 
no lejos del Capitolio. 
Seguido por ellos quería 
abrirme paso entre las tropas, 
pero la prudencia aplacó el furor.
Contra tantos enemigos 
¿qué podría hacer yo con tan pocos? 
El cielo mi inspiró un nuevo ardid. 
Dejé a los amigos y discretamente,
con la espada oculta, avancé hacia el Capitolio. 
Cuando iba a lanzar el golpe reparé en ti. 
La espada, en mi mano tembló. 
Mi corazón temía por tu seguridad.
Me detuve, dudé... no sabía que decir 
y casi el secreto desvelé al tirano. 
Mi marcha encubrió mi confusión y dolor.

CECILIO
Puesto que morir deseo... 
¡que muera al fin!
Sólo me preocupa mi esposa...

CINNA
No tengas miedo por ella
yo os salvaré a los dos.

CELIA
Mi hermano me ha prometido 
escuchar a Giunia ahora que ya está 
menos indignado y furioso

CECILIO
¿Giunia a sus pies?
¿Por qué?

CECILIA
Desea aplacar su cólera.

CECILIO
Lo intenta en vano.

CINNA
Escúchame Celia. 
Ha llegado quizás el momento 
de dar gloria a tus días con obras sublimes.

CELIA
¿Qué debo hacer?

CINNA
Conozco bien  
el corazón de Sila.
Corre y dile 
que es aborrecido por los cielos 
y odiado en Roma;
y que si no recapacita 
y olvida su ciego e insensato amor,
su muerte fatal no estará lejana.

CELIA
Por lo tanto mi hermano...

CINNA
… encontrará la muerte 
si no escucha tal consejo.

CECILIO
¡Ah, todo, todo será inútil!

CELIA
Intentaré esa difícil empresa.
¿Y si mis ruegos
obtienen el efecto ansiado?

CINNA
En recompensa, te prometo mi mano.

CELIA
Un premio tan dulce levanta mi espíritu.
Afortunada seré si 
al salvar a mi hermano de tan gran peligro,
gano a mi querido amor.

Oigo retumbar la tormenta
y no brilla ninguna estrella amiga.
Aun envuelta en tanto horror,
la esperanza y el amor 
siempre permanecerán en mi corazón.

Escena Segunda 

CECILIO
¿Quizás tú crees, amigo, 
que Celia consiga dulcificar 
un corazón acostumbrado a las matanzas 
y que, a veces, 
indignado, furibundo y ebrio 
hace enrojecer el Tíber con sangre romana?

CINNA
Sé el poder de Celia 
para manejar ese turbulento espíritu.
Y es posible que Giunia
pueda aplacarlo con sus lágrimas...

CECILIO
Mi esposa se expone en vano
a recibir cualquier insulto amargo. 
A un impío, a un inhumano 
no se le cambia tan fácilmente. 
Abandonar la senda del crimen,
que de tan largo ha sido su costumbre,
requiere la fuerza de voluntad de un dios.
No me queda nada, 
ni esperanza ni piedad. 
Te encomiendo, amigo, 
a mi afligida esposa. 
Que tu amistad la proteja.
¡Ah no, que no sea de mi enemigo victima!
Venga mi muerte con su sangre 
y entonces mi colérico espíritu 
encontrará descanso 
en el reino de los muertos.

CINNA
Que todo pensamiento de muerte se aleje de ti. 
Si el corazón de Sila,
contra su deber y toda razón, 
se obstina en querer su propia ruina,
empalidecerá y temblará el villano
ante su extrema insensatez.

Cuando airado, Júpiter fulmina,
el corazón del hombre más orgulloso
se sobrecoge por un terror gélido.
Sin embargo, a la sombra de un laurel
no se inquieta el pastor.
Teman los tiranos
las matanzas y las cadenas.
Que sólo ría ante la muerte
quien posea un corazón libre de culpa.

(sale) 

Escena Tercera 

CECILIO
¡Ah no, no temo al destino ineluctable!
Sólo lloro y sufro, 
entre estas injustas cadenas,
no por mi muerte, sino por la de mi amada.

GIUNIA
¡Ah dulce esposo!...

CECILIO
¡Cielos!
¿Cómo, tú aquí?

GIUNIA
Mi fe, mi llanto y nuestro amor,
me han abierto el camino
a tanto horror.

CECILIO
Pero Sila... ¡Oh, habla! ¡Y Sila!...

GIUNIA
El infame me permite... ¡oh, dioses!
me permite que te dé 
mi último adiós.

CECILIO
¿No hay, pues, para nosotros 
ni compasión ni esperanza?

GIUNIA
La muerte se acerca a ti.
¿Qué no habré intentado hasta ahora?
Peleas y llantos, suspiros, angustias y ruegos 
son inútiles para aquel inhumano corazón 
que pide o tu muerte o mi mano.

CECILIO
¿Podrá ser tu mano el precio de mi vida?
Giunia... ¿qué decides?

GIUNIA
¡Morir a tu lado!

CECILIO
¿Y por mí pondrás fin a tus hermosos días?...

GIUNIA
¡Debo y quiero morir contigo!
A dar este paso, amado mío, 
me obliga y aconseja 
el amor de esposa y el deber de hija.

Escena Cuarta 

AUFIDIO
Pronto deberás,
Cecilio, seguir mis pasos.

CECILIO
¿Quizás a la muerte?...
¡Habla...dime!...

AUFIDIO
No lo sé.

CECILIO
Arrebátame mi esperanza;
arrebátame mi último abrazo. 

GIUNIA
(a Aufidio)
¡Cielos, responde!

AUFIDIO
Siempre obedezco y callo.

CECILIO
¡Ah, no perdamos, vida mía, 
este instante fugaz 
que el destino nos regala.
Vida mía, recibe en este tierno abrazo, 
todo mi ser.

GIUNIA
¡Ah, querido esposo!... ¡Oh, dioses!
Si matar puede el martirio, 
¿por qué no muero?

CECILIO
Tu llanto ¡oh dioses! no sabes 
como lacera mi pecho...
¡Ay!. Te basta...sí, te basta saber 
que en este momento 
me afectan más tus lágrimas 
que la muerte dictada por el tirano.

Amados ojos
no lloréis.
Me hacéis morir
antes de mi muerte.
Este alma fiel
regresará
a su entorno
disuelta en suspiros

(Sale con los guardias)

Escena Quinta

GIUNIA
Esposo... mi vida... 
¿A dónde?... ¿A dónde vas? 
¿No te sigo? 
¿Y qué retiene mis pasos? 
¿Quién sabe decírmelo?... 
¡En torno a mí sólo veo silencio y horror!
El mismo cielo no me escucha y me abandona.
¡Ah, ya quizás de las venas de mi amado 
brota su alma y su sangre!...
Antes que él muera quiero expirar 
sobre su cuerpo desangrado...
¿Por qué vacilo?
¿Qué me retiene aquí? 
Oigo el sonido de una débil voz que me llama.
¡Ah, esposo, si son los últimos balbuceos 
que brotan de tus labios, corro,
pues quiero morir donde tú mueras!

Presa de fúnebres pensamientos, 
me parece ver el cuerpo exangüe de mi esposo
que con gélida mano 
me señala la herida sangrante, diciéndome: 
¿por qué tardas en morir? 
Yo vacilo, desfallezco, muero...
y me apresuro a seguir 
la sombra fiel de mi extinto amado.

(sale) 

Escena Sexta 

(Gran salón) 

SILA
Ni Celia ni Cinna, 
ni Roma ni el Senado 
serán jueces de mi honradez.

CINNA
Cecilio es más influyente
de lo que tú supones.

CELIA
Su vida... 
La desesperada Giunia... 
Su esposo, al que creía muerto,
a vuelto a sus brazos.

SILA
Sé que he llegado a ser el más odiado, 
pero si un dictador traicionado 
quiere venganza, la habrá.
Estoy harto de temer y sospechar.
La vida es agitada e incierta 
para aquel que 
tiene un irracional miedo
a morir en cualquier momento.

CELIA
Esperas en vano encontrar 
la seguridad y el reposo 
provocando una matanza sanguinaria.

CINNA
Verás a la orgullosa Giunia
vagar llorosa por las calles.
Quizás sus ojos lacrimosos 
puedan soliviantar a tus enemigos.

SILA
Percibo el peligro mejor de lo que piensas. 
Amor, gloria, venganza, desdén y temor 
siento anidar en mi corazón. 
Cada uno lucha por prevalecer sobre los otros.
El amor me halaga. 
Desprecio la gloria. 
La ira me enciende. 
El frío temor me hiela. 
Me da vida la venganza. 
¿El corazón de Sila es el vencedor o el vencido?
Roma y el mundo juzgarán si,
cuando abandone esta vida, 
mereceré la corona de laureles 
que adorne mi frente.

Escena Séptima

GIUNIA
Alma vil, ¿qué pretendes de Giunia?
¿Qué quieres? ¿Cómo Roma y el Senado 
toleran con tal e indiferencia a un traidor?
Padres de la Patria 
a vosotros os pido venganza y piedad. 
Piedad implora una esposa infeliz 
que pide venganza 
para un ciudadano y esposo 
que se desangra en la sombra 
y nada en medio de su propia sangre.

SILA
Calma tus desdenes y enjuga tus bellos ojos. 
Es inútil este llanto y vano tu furor. 
Quiero que seas testigo, ante toda Roma, 
de mis delitos y mi crueldad.
En este lugar conocerás, dentro de poco, 
el corazón de Sila

Escena Octava

GIUNIA
(para sí)
¿Se tratará de mi esposo?

CINNA
(para sí)
¿A qué se referirá?

CELIA
(para sí)
¿Cuál será el secreto?

CECILIO
(para sí)
¿Qué pretende?

SILA
¡Que Roma, el Senado y el pueblo me oigan! 
Os presento a un ciudadano proscrito, 
que de manera furtiva osó desafiar las leyes.
Y que en el Capitolio, armado con espada, 
él mismo confundido entre mis guardias, 
trató de asesinar al dictador.
Gracia el no busca. El no busca perdón, 
Verdaderamente no me tiene miedo 
y me ultraja y me detesta. 
Ha llegado el momento que decida su destino.
Sila hará uso del poder que le otorgó Roma. 
¡Que Giunia me escuche y me insulte si puede!
El villano Sila,
el soberbio tirano odioso a todos,
quiere que Cecilio viva 
y que sea tu esposo.

GIUNIA
¿Será verdad?... ¡Vida mía!...

CECILIO
Fiel esposa... ¡Qué alegría!
¿Cómo ha sucedido tal cambio?

AUFIDIO
¿Qué ha ocurrido?

CELIA
¡Alabados sean los dioses!

CINNA
Estoy asombrado...

SILA
¡Padres de la Patria! 
Os pido que todos aquellos, 
cuyos nombres figuran 
como ciudadanos proscritos,
puedan  retornar a su hogar.

CECILIO
¡Oh, qué digno eres de presidir
el supremo esplendor que te rodea!

GIUNIA
Me veo obligada 
a admirarte.

AUFIDIO
(para sí)
¡Ah, preveo mi ruina!
¡Seguro!

SILA
En medio del público placer, 
que los labios sinceros alaben a Sila
Pero ¿por qué Cinna está solo 
y permanece apartado
entre ocultos pensamientos?
¿Por qué te alejas, suspiras y callas
fiel amigo?...

CINNA
¡Ah, deja de llamarme así!
Sabes que siempre 
oculté en mi corazón
el más feroz odio hacia ti.
Por obra mía
volvió Cecilio a Roma. 
¡En el Capitolio
intenté asesinarte!

SILA
Ya has dicho bastante,
y todo te lo perdono.

CELIA
(para sí)
¡Ay, esperanzas mías!

SILA
Ahora comprendo el odio
de toda esta conspiración.
¡Mi hermana Celia será tu esposa!

GIUNIA
¡Bella virtud!

CECILIO
¡Qué generoso corazón!

CINNA
¡Oh, justo cielo! 
¿Qué vergonzoso rubor me sube al rostro? 
Como puedo...

SILA
Con el remordimiento me basta 
y todo lo olvido.

CELIA
(para sí)
¡Qué feliz soy!

(en voz alta)

Al fin se premia mi constante amor. 
Que tu corazón sea digno 
de clemencia, virtud y piedad...

CINNA
¡Aquí tienes mi mano!

SILA
¿Cuál de mis victorias 
se puede comparar a ésta, oh dioses?

AUFIDIO
Deja que a tus pies implore tu gracia. 
De mis consejos, de mis alabanzas aduladoras
ahora me arrepiento...

SILA
¡Aufidio, levántate!
Te perdono. 
Así corono yo mi loable actuar.
Romanos, amigos,
retiro de mi cabeza 
los triunfales laureles que me honran.
¡No seré dictador!
¡Soy vuestro igual!
¡Que la patria recobre la libertad!
¡Que cesen las lágrimas de los ciudadanos!
¡Ah no, la grandeza 
no es el mayor tesoro! 
Es solamente la madre de la cautela, 
del temor y del miedo a la traición. 
Para ella la clemencia es aborrecible
y la justicia a menudo perversa.
Ahora sé por experiencia 
que la inocencia y el corazón virtuoso 
son más gratos al espíritu
que el falso esplendor.

(Final) 

CORO
El gran Sila, 
por el que Roma
goza de esplendor y gloria,
hoy es el vencedor.

GIUNIA, CECILIO
Sólo para él es amargo el destino
y para mí, la felicidad. 

CINNA, SILA
¡Ya rompe sus cadenas 
la libertad romana!

CORO
El gran Sila es hoy merecedor 
de toda alabanza.

GIUNIA, CECILIO, CINNA, SILA
La virtud y la piedad
triunfaron sobre un vil amor.
¿Qué victoria puede igualar 
el triunfo sobre el propio corazón?

CORO
La feliz Roma se regocija y deleita
con Sila en el Capitolio.
Él es hoy merecedor
de toda alabanza y gloria.



Traducido y Escaneado por:
José Mª Pérez García 2005
Miguel Mercé 2014