LUCIO SILA

(KV. 135)

 

Personajes

LUCIO SILA

GIUNIA

CECILIO

CINNA

CELIA

Dictador Romano

Hija de Cayo Mario el Enemigo de Sila

Senador Exiliado, Esposo de Giunia

Patricio, Amigo de Cecilio

Hermana de Sila

Tenor

Soprano

Mezzosoprano

Soprano

Soprano

 

La acción se desarrolla en Roma, alrededor del año 80 a.C.

 

ATTO PRIMO 


Scena Prima 

(Solitario recinto sparso di molti alberi con                         
rovine d'edifici diroccati. Riva del Tebro. In 
distanza veduta del monte Quirinale con piccolo 
tempio in cima.) 

CECILIO
Oh ciel, l'amico Cinna
Qui attendo invan. L'impazienza mia
Cresce nel suo ritardo.
Ei vien. Lode agli Dei.

CINNA
Cecilio, oh con qual gioia
Pur ti riveggio!
Il mio ritardo alto motivo asconde.
Tutto da me saprai.

CECILIO
Deh non t'offenda
L'impazienza mia...Giunia...la cara,
La fida sposa e sempre
Tutt'amor, tutta fé?

CINNA
Ella estinto ti piange...

CECILIO
Ah come?...Ah dimmi!
Dimmi: e chi tal menzogna
Osò d'immaginar?

CINNA
L'arte di Silla
Per trionfar del di lei fido amore.
M'odi. Non lungi
Da questa ignota parte
Il tacito recinto
Ergessi al ciel, che nelle cupe soglie
De' trapassati eroi le tombe accoglie.
Sai che confina
Col palagio di Silla. In lui sovente
Da fidi suoi seguita
Fra 'l dì Giunia vi scende. Ivi dolente
Alla mest'urna accanto
Del genitor, la suol bagnar di pianto.
Sorprenderla potrai. Potrai nel seno
Farle destar la speme,
Che già s'estinse, e consolarvi insieme.

CECILIO
Oh me beato!...

CINNA
Gli Dei
Oggi render sapran dopo una lunga
Vil servitù penosa
La libertà a Roma, a te la sposa.

Vieni ov'amor t'invita,
Vieni, che già mi sento
Del tuo vicin contento
Gli alti presagi in sen.
Non é sempre il mar cruccioso,
Non é sempre il ciel turbato,
Ride alfin lieto, e placato
Fra la calma, ed il seren.

(parte) 

Scena Seconda 

CECILIO
Dunque sperar poss'io
Di pascer gli occhi miei
Nel dolce idolo mio? Già mi figuro
La sua sorpresa, il suo piacer. Già sento
Suonarmi intorno i nomi:
Di mio sposo, mia vita. Il cor nel seno
Col palpitar mi parla
De' teneri trasporti, e mi predice...
Oh ciel sol fra me stesso
Qui di gioia deliro, e non m'affretto
La sposa ad abbracciar? 
Ah forse adesso sul morir mio delusa
Priva d'ogni speranza, e di consiglio
Lagrime di dolor versa dal ciglio!

Il tenero momento
Premio di tanto amore
Già mi dipinge il core
Fra i dolci suoi pensier.
E qual sarà il contento,
Ch'al fianco suo m'aspetta,
Se tanto ora m'alletta
L'idea del mio piacer?

(parte) 

Scena Terza

(Appartamenti destinati a Giunia, con statue 
delle più celebri donne romane)

SILLA
A te dell'amor mio, del mio riposo
Celia, lascio il pensier. Rendi più saggia
L'ostinata di Mario altera figlia.
E a non sprezzarmi alfin tu la consiglia.
E la forza userò.
Da tentar che mi resta,
Se ostinata colei mi fugge, e sprezza?

CELIA
Adoprar tu sol devi arte, e dolcezza.
L'ascolta.
Forse sia che una volta
Cangi pensier.

SILLA
Di mia clemenza ancora
Prova farò. Giunia s'attenda, e seco
Parli lo sposo in me.

CELIA
I prieghi tuoi
Cauto rinnova. Un amator vicino
Se d'un lontan trionfa, il trionfare
D'un amator, che già di vita é privo,
E più agevole impresa a quel, ch'è vivo.

Se lusinghiera speme
Pascer non sa gli amanti
Anche fra i più costanti
Languisce fedeltà.
Quel cor sì fido, e tenero,
Ah sì quel core istesso
Così ostinato adesso,
Quel cor si piegherà.

(parte) 

Scena Quarta 

SILLA
Sempre dovrò vederti lacrimosa, e dolente?

GIUNIA
Empio, perché sol l'odio mio tu sei.
Quant'amerò lo sposo,
Tanto Silla odierò.

SILLA
Ma dimmi: in che t'offesi
Per odiarmi così?

GIUNIA
Stender dunque dovrei le braccia amanti
A un nemico del padre?
Per tua pena maggior, di novo il giuro,
Amo Cecilio ancor.

SILLA
Amalo pur superba, e in me detesta
Un nemico tiranno.
Meglio al tuo rischio, o Giunia,
Pensa, e risolvi. Ancora
Un resto di pietade
Sol perché t'amo ascolto.
Ah sì meglio risolvi.

GIUNIA
Ho già risolto
Del genitore estinto ognora io voglio
Rispettare il comando;
Sempre Silla aborrir,
Sempre adorar lo sposo, e poi morire.

Dalla sponda tenebrosa
Vieni o padre, o sposo amato
D'una figlia, e d'una sposa
A raccor l'estremo fiato.
Ah tu di sdegno, o barbaro
Smani fra te, deliri,
Ma non é questa o perfido
La pena tua maggior.
Io sarò paga allora
Di non averti accanto,
Tu resterai frattanto
Coi tuoi rimorsi al cor.

(parte) 

Scena Quinta 

SILLA
E tollerare io posso si temerari oltraggi?
Un dittatore così s'insulta, e sprezza
Da folle donna audace?...
E pure, oh mio rossor! e pur mi piace!
Mi piace? Il cor di Silla
Della sua debolezza
Non arrossisce ancora?
Taccia l'affetto, e la superba mora.
Chi non mi cura amante
Disdegnoso mi tema. A suo talento
Crudel mi chiami. Aborra
La mia destra, il mio cor, gli affetti miei,
A divenir tiranno in questo dì comincerò da lei.

Il desìo di vendetta, e di morte
Si m'infiamma, e sì m'agita il petto,
Che in quest'alma ogni debole affetto
Disprezzato si cangia in furor.
Forse nel punto estremo
Della fatal partita
Mi chiederai la vita,
Ma sarà il pianto inutile,
Inutile il dolor.

(parte colle guardie) 

Scena Sesta

(Luogo sepolcrale molto oscuro 
co' monumenti degli eroi di Roma)

CECILIO
Morte, morte fatal della tua mano
Ecco le prove in queste
Gelide tombe. Eroi, duci, regnanti
Che devastar la terra,
Angusto marmo or qui ricopre, e serra.
Già in cento bocche, e cento
Dei lor fatti echeggiò stupido il mondo,
E or qui gl'avvolge un mutuo orror profondo
Oh Dei!... Chi mai s'appressa?
Giunia... la cara sposa?... Ah non é sola;
M'asconderò, ma dove? Oh stelle! 
In petto qual palpito!... Qual gioia!... 
E che far deggio?
Restar?... Partire?... Oh ciel!
Dietro a quest'urna a respirar mi celo.

(Si nasconde dietro l'urna di Mario) 

Scena Settima 

CORO
Fuor di queste urne dolente
Deh n'uscite alme onorate,
E sdegnose vendicate
La romana libertà.

GIUNIA
O del padre ombra diletta
Se d'intorno a me t'aggiri,
I miei pianti, i miei sospiri
Deh ti movano a pietà.

CORO
Il superbo, che di Roma
Stringe i lacci in Campidoglio,
Rovesciato oggi dal soglio
Sia d'esempio ad ogni età.

GIUNIA
Se l'empio Silla, o padre
Fu sempre l'odio tuo finché vivesti,
Perché Giunia é tua figlia,
Perché il sangue romano a nelle vene
Supplice innanzi all'urna tua sen viene.
Tu pure ombra adorata
Del mio perduto ben vola, e soccorri
La tua sposa fedel. Da te lontana
Di questa vita amara
Odia l'aura funeste...

Scena Ottava 

CECILIO
Eccomi, o cara.

GIUNIA
Stelle!... io tremo!... Che veggio?
Tu sei?... Forse vaneggio?
Forse una larva, o pur tu stesso? Oh numi!
M'ingannate, o miei lumi?...
Ah non so ancora se alla dolce
Illusion soave io m'abbandono!...
Dunque... tu... sei...

CECILIO
Il tuo fedele io sono.

Duo 

GIUNIA
D'elisio in sen m'attendi
Ombra dell'idol mio,
Ch'a te ben presto, oh Dio
Fia, che m'unisca il ciel.

CECILIO
Sposa adorata, e fida
Sol nel tuo caro viso
Ritrova il dolce elisio
Quest'anima fedel.

GIUNIA
Sposo... Oh Dei! Tu ancor respiri?

CECILIO
Tutto fede, e tutto amor

GIUNIA, CECILIO
Fortunati i miei sospiri
Fortunato il mio dolor.

GIUNIA
Cara speme!

CECILIO
Amato bene.

GIUNIA, CECILIO
(si prendon per mano)
Or ch'al mio seno cara (caro) tu sei
M'insegna il pianto degl' occhi miei
Ch'ha le sue lagrime anche il piacer.
ACTO PRIMERO


Escena Primera 

(Paraje solitario con multitud de árboles y 
ruinas en la ribera del Tíber. A lo lejos, el 
monte Quirinal, con un pequeño templo en 
su cima) 

CECILIO
¡Oh, cielos! Espero en vano a mi amigo Cinna. 
Mi impaciencia crece con su tardanza. 
¡Ahí viene!...
¡Alabados sean los dioses!

CINNA
¡Cecilio, qué alegría verte de nuevo!
Mi retraso se ha debido 
a un noble motivo.
Todo lo sabrás.

CECILIO
¡Ah! No te ofendas por mi impaciencia... 
Giunia... mi amada,
mi fiel esposa...
¿Ha permanecido fiel y amorosa?

CINNA
Ella llora tu muerte...

CECILIO
¿Cómo?...¡Dime!
¿Quién ha osado inventarse
tal mentira?

CINNA
El pérfido de Sila
para conseguir su amor.
¡Óyeme! No lejos de este solitario lugar,
se extiende bajo el cielo 
el fúnebre paraje 
donde al amparo de sus sombras,
se alzan las tumbas de los héroes caídos.
Como sabes, 
linda con el palacio de Sila. 
A menudo, seguida de sus sirvientes,
Giunia desciende hasta allí y triste,
junto a la tumba de su padre, 
la baña con su llanto.
Podrás sorprenderla y despertar en su corazón 
la esperanza que ya casi se ha extinguido.
Podréis consolaros mutuamente. 

CECILIO
¡Oh, qué feliz me siento!

CINNA
Los dioses hoy,
después de una larga, vil y penosa servidumbre,
devolverán la libertad a Roma 
y a ti, tu esposa.

Ve donde el amor te invita, ve, 
que ya siento en mi corazón
los nobles presagios
de tu cercana alegría.
No siempre está el mar hostil,
no siempre está el cielo nublado.
Reirás finalmente, feliz y aplacado,
tranquilo y sereno.

(sale) 

Escena Segunda 

CECILIO
Entonces, ¿puedo esperar a posar de nuevo
los ojos en mi dulce amada?
Ya me imagino su sorpresa y su placer. 
Ya siento sonar sus palabras a mi alrededor:
¡Esposo mío!... ¡Vida mía!... 
Mi palpitante corazón me habla
con tierna emoción, 
y me dice que...
¡Oh cielos! 
¿Cómo es que permanezco aquí, delirante de alegría?
¿Por qué no me apresuro a abrazar a mi esposa? 
¡Ah! Quizás ahora decepcionada por mi muerte, 
privada de toda esperanza y consuelo, 
sus ojos estén derramando lágrimas de dolor.

Ese tierno momento,
premio a tanto amor,
ya lo presiente mi corazón
en sus dulces pensamientos.
¿Y cuál será la inmensa alegría
que me aguarda,
si la sola idea de este placer
tanto me seduce?

(sale)

Escena Tercera

(Habitaciones de Giunia, con estatuas 
de las más célebres damas romanas)

SILA
A ti, Celia, confío el cuidado de mi amor y reposo. 
Haz que recapacite 
la obstinada y altiva hija de Mario
y aconséjale que no me desprecie.
Estoy dispuesto a emplea la fuerza. 
¿Qué otra cosa puedo hacer 
si obstinadamente huye de mí y me desprecia?

CELIA
Prueba a usar la habilidad y la dulzura.
Escúchala.
Puede que un día
cambie de parecer.

SILA
Daré prueba una vez más de mi clemencia. 
Haz venir a Giunia
y le hablaré como un esposo.

CELIA
Transmítele tus deseos con cuidado. 
Cuando un amante próximo 
desea triunfar sobre uno lejano, 
es más fácil el triunfo del que vive 
que del que está muerto.

Si los amantes no saben tener 
halagadoras esperanzas,
incluso entre los más constantes,
la fidelidad languidecerá.
Aquel corazón fiel y tierno,
sí, aquel mismo corazón
ahora tan obstinado,
aquel corazón se te rendirá.

(sale) 

Escena Cuarta 

SILA
¿Debo siempre verte triste y afligida?

GIUNIA
¡Malvado, porque tú eres la causa de mi odio!
Tanto cuanto amé a mi esposo, 
odiaré a Sila.

SILA
Pero dime, ¿en qué te he ofendido
para que me odies así?

GIUNIA
¿Debería entonces recibir con los brazos abiertos 
a un enemigo de mi padre?
Para mayor tormento tuyo, juro de nuevo: 
¡amo a Cecilio todavía!

SILA
Ámalo pues, soberbia, 
y odia en mí al enemigo y al tirano.
Considera lo que te juegas, Giunia, 
y entonces piensa y decide. 
Deseo ser clemente contigo
pues te amo.
Deberías de recapacitar.

GIUNIA
Ya lo he decidido.
Respetaré el mandato 
de mi difunto padre:
¡Aborrecer a Sila, venerar a mi esposo
y luego morir!

De la ribera tenebrosa ven 
¡oh padre, oh esposo amado!
a recibir el último aliento 
de una hija y de una esposa.
Tu indignación ¡ah cruel!
te atormenta y te hace delirar,
pero no es ésta ¡oh pérfido!
tu mayor pena.
Yo seré recompensada
por alejarme de ti,
y tú quedarás entretanto con
el corazón lleno de remordimientos.

(sale) 

Escena Quinta 

SILA
¿Debo tolerar esos descarados insultos?
¿Un dictador insultado y desdeñado
por una mujer loca y audaz?...
Y sin embargo ¡qué vergüenza! ella me gusta.
¿Me gusta? 
¿El corazón de Sila 
no se avergüenza de su debilidad?
Oculta tus sentimientos y que la orgullosa muera. 
Que aquella que menosprecia mi amor 
tema mi cólera.
Que por voluntad propia me llame cruel. 
Rechaza mi mano, mi corazón y mi afecto.
Desde hoy me portaré como un tirano con ella.

El deseo de venganza y muerte 
inflama y agita mi corazón.
Que cualquier mínimo sentimiento de clemencia,
en mi alma, se torne furor. 
Quizás en el último momento
de la fatal partida,
me implorarás por tu vida,
pero tu llanto será en vano
e inútil tu dolor.

(sale con los guardias) 

Escena Sexta 

(Cementerio muy oscuro con monumentos 
a los héroes de Roma) 

CECILIO
Estas gélidas tumbas son prueba 
de la inexorable muerte.
Héroes, líderes, reyes que devastaron la tierra, 
ahora cubiertos y confinados por reducidos mármoles.
El mundo aclamó, con cientos y cientos de voces,
sus acciones, y ahora,
un mudo y profundo horror los envuelve. 
¡Oh, dioses!... ¿Quién se acerca?... 
¿Giunia... mi querida esposa?... 
¡Ah, pero no viene sola!
Me esconderé, pero... ¿dónde? 
¡Oh, cielos! ¡Cómo me late el corazón!...
¡Qué alegría!... Pero ¿qué debo hacer? 
¿Quedarme?...¿Irme?... ¡Oh, cielos!...
¡Tras esta tumba recobraré el aliento!

(Se esconde detrás de la tumba de Mario) 

Escena Séptima 

CORO
¡De estas tumbas dolientes salid, 
venerables ánimas
y vengad con furia
la libertad de Roma!

GIUNIA
¡Oh espíritu querido de mi padre,
si vagas en torno mío
que mi llanto y mis suspiros
muevan tu compasión!

CORO
Que el altivo, que desde el Capitolio
conduce las riendas de Roma,
sea arrojado hoy de su trono
y sirva de ejemplo para siempre.

GIUNIA
Si el malvado Sila ¡oh padre! 
fue el blanco de tu odio mientras viviste;
por ser Giunia tu hija 
y llevar sangre romana en sus venas, 
viene suplicante hasta tu tumba.
¡Y tú, espíritu puro de mi amado, 
apresúrate y ayuda a tu fiel esposa!
Lejos de ti,
en esta amarga vida,
aborrece su aura funesta...

Escena Octava 

CECILIO
¡Aquí estoy, querida mía!

GIUNIA
¡Cielos!... ¡Me estremezco!... ¿Qué veo?
¿Eres tú?... ¿Estoy delirando?...
¿Eres quizá un fantasma o eres tú realmente? 
¡Oh, dioses! ¿Me engañan mis ojos?...
¡Ah, no sé si puedo abandonarme 
a esta dulce ilusión!...
Entonces... tú... eres...

CECILIO
¡Soy tu fiel esposo!

Dúo 

GIUNIA
En el Elíseo me espera
el espíritu de mi amado,
haced que pronto ¡oh, dioses!
nos una el cielo.

CECILIO
Esposa adorada y leal,
sólo en tu querida faz
descubre el dulce Elíseo
que eres un alma fiel.

GIUNIA
Esposo... ¡oh, dioses!... ¿Aún respiras?

CECILIO
¡Lleno de fe y de amor por ti!

GIUNIA, CECILIO
Felices mis suspiros.
Feliz mi dolor.

GIUNIA
¡Querida esperanza!

CECILIO
¡Mi bien amada!

GIUNIA, CECILIO
(se cogen de la mano)
Ahora, amor mío, por fin estás entre mis brazos.
El llanto de mis ojos me hace ver
que la felicidad también produce lágrimas.

Acto II