LA URRACA LADRONA

 

Personajes

FABRICIO

LUCÍA

GIANNETTO

NINETTA

FERNANDO

EL ALCALDE

PIPPO

ISAAC

ANTONIO

JORGE

ERNESTO

EL JUEZ

Rico Hacendado

Esposa de Fabricio

Hijo de Fabricio

Novia de Giannetto

Padre de Ninetta

Alcalde del Pueblo

Criado

Buhonero

Carcelero

Ayudante del Alcalde

Amigo de Fernando

Juez del Pueblo

Bajo

Mezzosoprano

Tenor

Soprano

Bajo

Bajo

Contralto

Tenor

Tenor

Bajo

Bajo

Bajo

 

 

La acción se desarrolla en una aldea cercana a París, en época indeterminada.

 

ATTO I


Scena Prima

(Ampio cortile della casa di Fabrizio. Sul dinanzi 
domina un portico rustico con pergolato; ad un 
pilastro è appesa una gabbia aperta, dentro della 
quale si vede una gazza. Nel fondo e verso il mezzo 
è collocata una porta con cancello, per cui si entra 
nel cortile. Al di là la scena rappresenta alcune)

CORO
Oh che giorno fortunato!
Oh che gioia si godrà!

PIPPO
Dopo tanti e tanti mesi
Spesi in guerra e fra gli stenti,
Oggi alfine a' suoi parenti
Il padron ritornerà.

CORO, PIPPO
Vieni, vieni, o padroncino;

TUTTI
Vieni a noi, Giannetto amato
Oh che giorno fortunato!
Oh che gioia si godrà!

LA GAZZA
Pippo? Pippo?

PIPPO
Chi ha chiamato?

CORO
(essendosi accorti della gazza, e deridendo Pippo)
Non so niente. - Ah ah ah!

LA GAZZA
Pippo?

PIPPO
Ancora?

CORO
(additandogli la gazza)
Ve' chi è stato.

PIPPO
Brutta gazza maledetta,
Che ti colga la saetta!

LA GAZZA
Pippo? Pippo?

PIPPO
Taci là.

CORO
(deridendo Pippo)
Pippo? Pippo? Ah ah ah!

LUCIA
Marmotte, che fate?
Così m'obbedite?
Movetevi, andate;
La mensa allestite
La sotto alla pergola
Che invita a mangiar. 

Che flemma! sbrigatevi:
Pigliate, stendete.
Mio figlio, il sapete,
Dee tosto arrivar.

PIPPO, CORO
Che giorno beato
Dobbiamo passar!

LUCIA
Alfine cessato
Avrò di tremar. 
Eh, Ninetta?...  Quando io chiamo,
Tutti perdono l'udito. 
E colui di mio marito
Dove adesso se ne sta?

FABRIZIO
Tuo marito eccolo qua.

PIPPO, CORO
Ser Fabrizio eccolo là.

FABRIZIO
Egli viene, o mia Lucia,
Come Bacco, trionfante;
Egli reca l'allegria,
Reca il nettare spumante
Che mantiene nelle vene
Il vigor, la sanità.

TUTTI
Viva Bacco e la cantina,
Medicina d'ogni età.

LUCIA
(a Fabrizio)
Ah col suo congedo alfine
Oggi arriva il figlio amato!

FABRIZIO
Certamente; ed ammogliato
Lo vorrei, ben mio, veder.

LUCIA
A me tocca il dargli moglie;
Questo affare a me si aspetta.
Egli dee sposar...

LA GAZZA
Ninetta.

FABRIZIO
Ah! la gazza ha indovinato.

LUCIA
Insensato!

FABRIZIO
Si vedrà. -

(si avvicina alla gazza l'accarezza)

Brava, brava!

(e ne resta beccato)

Ahi, ahi!

LUCIA
Ch'è stato?

FABRIZIO
M'ha beccato.

LUCIA
E ben ti sta.

FABRIZIO
Ma la gazza ha indovinato.

LUCIA
Insensato!

FABRIZIO
Si vedrà.

CORO
Se la gazza ha indovinato,
Ogni core esulterà.

TUTTI
(additando la mensa)
Là seduto l'amato Giannetto

FABRIZIO, CORO
A suo padre, alla sposa vicino

PIPPO, CORO
A sua madre, alla sposa vicino

LUCIA
Alla cara sua madre vicino

TUTTI
Noi l'udremo narrar con diletto
Le battaglie, le stragi, il bottino;
Or d'orgoglio brillar lo vedremo
Or di bella pietà sospirar.
E fra i brindisi intanto faremo
I bicchieri ricolmi sonar.

(Partono gli abitanti del villaggio)

FABRIZIO
(guardando l'oriolo)
Oh cospetto! Undici ore già passate.
E Giannetto ne scrive
Che sarà qui sul mezzogiorno.

LUCIA
Oh diavolo,
Già così tardi! - E la Ninetta ancora
Non veggo. Ov'è costei ? - Pippo, rispondi.

PIPPO
Per la collina, io credo,
A cogliere le fragole.

LUCIA
Ah Fabrizio,
Da qualche tempo son molto scontenta
Di questa tua Ninetta. - Pippo, Ignazio,
Antonio, andate tutti
A preparare il resto. -

(Pippo e gli altri famigli si ritirano)

Ah se la colgo quella smorfietta!...

FABRIZIO
Eh via, cessa una volta!
Tu sempre la rimbrotti, e sempre a torto.

LUCIA
A meraviglia! E quando
Ridendo e civettando ella mi perde
Le forchette d'argento, dimmi, allora
Se mi viene la bile, ho torto ancora?

FABRIZIO
Gran cosa! Finalmente
È una forchetta sola
Che si smarrì per caso; e chi sa forse
Che un dì non si ritrovi! - Orsù, Lucia,
Bada a trattare con maggior dolcezza
Quella fanciulla.

LUCIA
(in aria di disprezzo)
Ah, ahà!

FABRIZIO
Rispetta in lei
Le sue sventure. Sai
Ch'ella è pur figlia di quel bravo e onesto
Fernando Villabella
Che fra le schiere incanutisce; e s'ella,
Orfana della madre e senza doni
Della fortuna, colle sue fatiche
Qui si procaccia una meschina vita,
Non debb'esser perciò da noi schernita.

LUCIA
E chi dice il contrario? - Ma finiamola.
Il tempo vola: io corro
Un momento in cucina; e poi, se credi,
Andremo insieme ad incontrar Giannetto.

(via)

FABRIZIO
Dici ben; vo nell'orto, e là ti aspetto.

(via) 
ACTO I 


Escena Primera

(Amplio corral en la casa de Frabricio. 
Pórtico rústico con un arco por encima. 
Una jaula abierta colgada de la pared
en cuyo interior hay una urraca. Al fondo,
en el centro, una puerta con cancela 
por la que se entra al corral)

CORO 
¡Oh, qué afortunado día! 
¡Oh, qué alegría disfrutaremos!

PIPPO 
Después de meses y meses 
de guerra y prohibiciones, 
por fin podrá volver a ver el patrón
a sus parientes.

CORO, PIPPO 
¡Ven, ven, amo!

TODOS
¡Ven con nosotros, amado Giannetto!
¡Oh, que afortunado día!
¡Oh, qué alegría disfrutaremos!

LA URRACA 
¡Pippo! ¡Pippo!

PIPPO 
¿Quién me ha llamado?

CORO 
(viendo a la urraca, se burlan de Pippo)
No sé nada... ¡ja, ja, ja!

LA URRACA 
¡Pippo!

PIPPO 
¿Otra vez?

CORO 
(señalando a la urraca) 
¡Mira quien ha sido!

PIPPO 
¡Maldita urraca malnacida,
deja que te coja!

LA URRACA 
¡Pippo! ¡Pippo!

PIPPO 
¡Cállate ya!

CORO 
(Burlándose de Pippo 
¡Pippo! ¡Pippo! ¡Ja, ja, ja!

LUCÍA 
¿Qué hacéis, vagos? 
¿Así me obedecéis? 
Andad, marcharos,
y disponed la mesa
bajo la pérgola,
pues ya es hora de comer.

¡Qué flema! 
Coged, tomad, colocad...
Ya sabéis que mi hijo 
está a punto de llegar.

PIPPO, CORO 
¡Vaya día de fiesta
que vamos a pasar!

LUCÍA 
Por fin podré 
dejar de preocuparme...
¿Eh? ¿Ninetta?...
Todos pierden el oído cuando los llamo.
¿Y dónde estará ahora
mi marido?

FABRICIO 
¡Aquí tienes a tu esposo!

PIPPO, CORO 
¡Ahí está el señor Fabricio

FABRICIO 
Vengo ¡oh, Lucía mía!
como Baco triunfante.
Traigo la alegría, 
el néctar espumoso 
que mantiene en las venas 
el vigor y la salud.

TODOS 
¡Viva Baco y la taberna, 
la medicina de todas las edades!

LUCÍA 
(a Fabricio)
¡Por fin hoy
llega nuestro querido hijo!

FABRICIO 
Cierto, y me gustaría verlo casado, 
cariño mío.

LUCÍA 
Buscarle una esposa me corresponde a mí.
Ése es asunto mío.
Debe casarse con...

LA URRACA 
¡Ninetta!

FABRICIO 
¡Ah, lo ha adivinado la urraca!

LUCÍA 
¡Insensato!

FABRICIO 
Ya veremos...

(acaricia a la urraca)

¡Muy bien, muy bien! 

(recibe un picotazo)

¡Ay, ay!

LUCÍA 
¿Qué ha pasado?

FABRICIO 
Me ha picado.

LUCÍA 
¡Pues te está muy bien!

FABRICIO 
¡Pero si la urraca lo ha adivinado!

LUCÍA 
¡Insensato!

FABRICIO 
Ya veremos...

CORO
¡Si la urraca lo ha adivinado,
todos los corazones se alegrarán!

TODOS
(señalando al comedor) 
Pronto se sentará allí el querido Giannetto.

FABRICIO, CORO
Y su padre, junto a la novia.

PIPPO, CORO 
Y su madre, junto a la novia.

LUCÍA 
Se sentará junto a su querida madre.

TODOS 
Nos deberá contar
las batallas, las matanzas, el botín...
Ahora lo veremos brillar de orgullo
y suspirar por las beldades.
Y mientras tanto, 
haremos que resuene el sonido del brindis.

(Los habitantes de la aldea salen)

FABRICIO 
(mirando el reloj) 
¡Oh, diablos! Ya son las once.
Giannetto nos escribió diciendo
que llegaría alrededor del mediodía.

LUCÍA 
¡Oh, diablos, es tardísimo!...
Todavía no viene Ninetta.
¿Dónde estará?... Pippo, ¿tú lo sabes?

PIPPO 
Creo que fue a la colina, 
a coger fresas.

LUCÍA 
¡Ah, Fabricio,
desde hace algún tiempo no estoy 
muy satisfecha de Ninetta...
¡Pippo, Ignacio, Antonio!
¡Marcharos a prepararlo todo!...

(Pippo y los otros salen)

¡Ah, si cojo a esa tonta!...

FABRICIO
¡Eh, para de una de vez! 
Siempre le regañas injustamente.

LUCÍA 
¡Vaya! ¿Sabes que riendo y jugando, 
me ha perdido un tenedor de plata? 
¿Dime entonces 
si mi enfado no es justo?

FABRICIO 
¡Vamos! ¿Por tan sólo un tenedor 
que se ha perdido por casualidad?
¡Quizás lo encuentres pronto!... 
Vamos, Lucía,
haz el favor de tratar a esa muchacha 
con más dulzura.

LUCÍA 
(con desprecio) 
¡Ja, ja!

FABRICIO 
Respeta sus desdichas. 
Ya sabes que ella es hija 
del bueno y honesto Fernando Villabella,
que está en la guerra; 
y que es huérfana de madre, 
y por su mala suerte, con sus fatigas,
aquí se procura una vida mejor, 
y por lo tanto 
no debe ser escarnecida por nosotros.

LUCÍA 
¿Y quién dice lo contrario?... Acabemos. 
El tiempo vuela: voy un momento 
a la colina; y luego, si quieres,
iremos juntos al encuentro de Giannetto. 

(sale)

FABRICIO
Dices bien; voy al huerto y allí te espero. 

(sale) 
Scena Seconda 

(Ninetta con un panierino di fragole, che scende 
dalla collina ed entra nel cortile; poscia Fabrizio; 
e finalmente la Lucia col canestro delle posate)

NINETTA
Di piacer mi balza il cor;
Ah bramar di più non so:
E l'amante e il genitor
Finalmente io rivedrò.
L'uno al sen mi stringerà;
L'altro... l'altro... ah che farà?
Dio d'amor, confido in te;
Deh tu premia la mia fé!

Tutto sorridere
Mi veggo intorno;
Più lieto giorno
Brillar non può.
Ah già dimentico
I miei tormenti:
Quanti contenti
Alfin godrò!

(va a deporre il suo panierino sulla mensa)

FABRIZIO
(uscendo dall'orto con alcune pere 
che va a deporre sulla mensa)
Oh come il mio Giannetto
Gradirà queste pere!

NINETTA
(a Fabrizio)
Addio, buon giorno!

FABRIZIO
Alfin sei giunta, amabile Ninetta.
Hai raccolto le fragole?

NINETTA
Un intero
Panierin n'ho ricolmo. - Eccole.

FABRIZIO
Oh belle,
E fresche al par di te! - Senti, mia cara;
Quest'oggi vo' che tutto
Spiri dintorno a noi gioia, letizia
E amore.

NINETTA
Oh si, lo spero. Vostro figlio...

FABRIZIO
Ah, ahà! Mio figlio, il so, ti piace... Basta...

NINETTA
Come! che dite?

FABRIZIO
Già da un pezzo io leggo
In quegli occhi, in quel core.

NINETTA
(fra sè)
Oh Dio!

FABRIZIO
Sta' lieta;
Non t'arrossire. Al padre suo Giannetto
Non v'è cosa che asconda: ei t'ama; ed io
Questo amor non condanno.

NINETTA
Oh me felice!
Fabrizio
Taci, ché vien Lucia. Caro Fabrizio!

(gli bacia la mano, ed egli le fa una carezza)

LUCIA
Ma brava! - E tu, quando farai giudizio? 

(alla Ninetta)

Prendi queste posate, e bada bene
Che non si perda nulla.

NINETTA
Ah no! Vorrei
In pria morir, che ancora
Mancar dovesse...

LUCIA
Solite proteste.
Ma intanto la forchetta se n'è ita.

NINETTA
lo non ci ho colpa!

LUCIA
Ma però...

FABRIZIO
Che vita!

(prende la Lucia per un braccio, 
mostrandosi alquanto adirato)

Andiamo.

LUCIA
Andiamo pure.

FABRIZIO
(si stacca dalla Lucia, e va a 
parlare nell'orecchio alla Ninetta)
Addio, Ninetta.

LUCIA
(tirando a sé Fabrizio)
Eh quante tenerezze! Ad una serva
Non bisogna dar tanta confidenza.

FABRIZIO
Non pianger, mia fanciulla; abbi pazienza.

(Lucia e Fabrizio escono, e prendono la via della 
collina. Ninetta chiude il cancello, e poi rientra 
nell'abitazione)

Scena Terza

(Isacco, prima di dentro e poscia affacciandosi al 
cancello, colla sua cassa di merci; e subito Pippo, 
arrecando qualche cosa per la mensa)

ISACCO
Stringhe e ferri da calzette
Temperini e forbicette,
Aghi, pettini, coltelli,
Esca, pietre e zolfanelli.
Avanti, avanti
Chi vuol comprar,
E chi vuol vendere
O barattar.

PIPPO
Oh, senti il vecchio Isacco.
Andate, galantuomo; risparmiate
Una voce sì bella:
Quest'oggi abbiamo vuota la scarsella.

ISACCO
lo compro, se volete;
Baratto, se vi piace:
Guardate che bei capi,
Che belle mercanzie
Tutte di moda e più che mai perfette.

PIPPO
Andate, vi ripeto.

ISACCO
Salutatemi
La signora Ninetta: se per sorte
Ella bisogno avesse
De' fatti miei, ditele ch'io mi trovo
Fino a domani nell'Albergo nuovo.

(parte) 
Escena Segunda

(Ninetta con una canasta de fresas, entra 
en el corral; luego Fabricio; y por fin,
Lucia con la canasta de los cubiertos) 

NINETTA 
El corazón me brinca de placer.
¡Ah, ya no sufriré más: 
por fin volveré a ver 
a mi padre y a mi amado!
Uno me abrazará, 
el otro... el otro... ¿qué hará? 
¡Dios del amor, en ti confío,
premia mi fe!

Veo sonreír a todos 
a mi alrededor; 
el día no puede 
presentarse más halagüeño.
¡Ah, ya he olvidado 
mis tormentos: 
por fin gozaré 
de la alegría! 

(va a poner la canastilla sobre la mesa)

FABRICIO 
(saliendo del huerto con algunas 
peras que va a colocar sobre la mesa) 
¡Cómo agradecerá mi Giannetto 
estas peras!

NINETTA 
(a Fabricio) 
¡Hola, buenos días!

FABRICIO 
Al fin llegas, amable Ninetta.
¿Has cogido fresas?

NINETTA 
Una canastilla entera hasta arriba...
¡Aquí está!

FABRICIO 
¡Oh, tan bellas y frescas como tú!...
Escucha, querida.
Estos ojos quieren ver hoy,
a todos nosotros,
contentos y alegres.

NINETTA 
Eso espero. Vuestro hijo...

FABRICIO 
¡Ja, ja! Sé que te agrada mi hijo... Basta...

NINETTA 
¡Cómo! ¿Qué decís?

FABRICIO 
Lo leo en esos ojos...
en ese corazón.

NINETTA 
(para sí)
¡Oh, Dios!

FABRICIO 
No te preocupes,
no te avergüences ante su padre,
que no hay nada que ocultar: él te quiere; 
y yo estoy de acuerdo con ese amor.

NINETTA 
¡Oh, qué feliz soy! 
Fabricio, calle, que viene Lucía. 
¡Querido Fabricio! 

(le besa la mano y él le hace una caricia)

LUCÍA 
¡Bravo!... Y tú ¿cuando echarás juicio?

(A Ninetta)

Toma esta bandeja, 
y cuidado con perder algo.

NINETTA 
¡Ah no! 
Antes querría morir 
que fallar en algo...

LUCÍA 
Las buenas maneras de siempre,
pero el tenedor no se ha encontrado.

NINETTA 
¡No tuve la culpa!

LUCÍA 
Pero...

FABRICIO 
¡Qué vida! 

(Coge a Lucia por un brazo, 
mostrándose bastante enfadado) 

¡Vamos!

LUCÍA 
¡Vamos pues!

FABRICIO 
(se aparta de Lucia, y habla 
al oído a Ninetta) 
¡Adiós, Ninetta!

LUCÍA 
(Tirando de Fabricio) 
¡Cuantas ternuras! 
A una criada no se le da tanta confianza.

FABRICIO 
No llores, niña mía, ten paciencia.

(Lucia y Fabricio salen, y se dirigen a la 
colina. Ninetta cierra la cancela, y luego 
entra en la casa)

Escena tercera

(Isaac, primero fuera de escena y 
después entrando por la cancela, con 
su caja de mercancías; luego Pippo) 

ISAAC 
¡Tela y agujas de calceta!
¡Sacapuntas y lápices!
¡Agujas, peines, cuchillos, 
piedras y afiladores!
¡Adelante, adelante! 
¡El que quiera comprar, 
el que quiera vender 
y el que quiera intercambiar!

PIPPO 
¡Oh, mira al viejo Isaac!
Vamos, buen hombre, 
ahórrate esa voz tan bella:
que hoy tenemos vacía la bolsa.

ISAAC 
La compro, si queréis; 
la intercambio, si os place.
¡Mirad qué bellos productos, 
qué bellas mercancías 
todo a la moda y en perfecto estado!

PIPPO 
¡Te repito que te marches!

ISAAC 
Saludad a la señora Ninetta: 
y si por suerte ella necesitara mis servicios, 
decidle que me hospedaré, 
hasta mañana,
en el nuevo albergue.

(sale) 
Scena Quarta

(Pippo e Ninetta con de' fiori per adornar la mensa)

NINETTA
(a Pippo)
Mi par d'aver udita
La voce di quel vecchio merciaiuolo
Che suole tutti gli anni
Passar di qua.

PIPPO
Non v'ingannaste: è desso;
E mi chiamò di voi.

NINETTA
Gli son tenuta assai.
Pippo, un usuraio egual non vidi mai.

(S'ode dietro alla collina una sinfonia campestre)

NINETTA
Ma qual suono!

CONTADINI
(da lontano)
Viva, viva!

NINETTA
Ma quai grida!

CONTADINI
(come sopra)
Ben tornato!

PIPPO
(saltando per gioia)
È Giannetto!

NINETTA
Oggetto amato,
Deh mi vieni a consolar! 
Oh momento fortunato!
Oh che dolce palpitar!

PIPPO
(correndo sulla soglia dell'abitazione 
e chiamando i famigli)
Fuori, fuori! È ritornato: deh venitelo a mirar!

Scena Quinta

(Ninetta, Pippo, Giannetto, Fabrizio, Lucia,
contadini e contadine che si veggono discendere
dalla collina, ed i famigli di Fabrizio che escono
nel cortile. Giannetto vedendo la Ninetta, si 
spicca dalla comitiva, corre e trovasi alla porta
che dalla strada mette al cortile, cortile, nel 
momento che vi giunge la Ninetta per riceverlo)

CORO
Bravo, bravo! Ben tornato!
Qui dovete ognor restar

GIANNETTO
(a Ninetta)
Vieni fra queste braccia...
Mi balza il cor nel sen!
D'un vero amor, mio ben,
Questo è il linguaggio.
Anche nel nemico in faccia
M'eri presente ognor:
Tu m'inspiravi allor
Forza e coraggio.

Ma quel piacer che adesso,
O mia Ninetta, io provo,
È così dolce e nuovo
Che non si può spiegar.

PIPPO, FABRIZIO, CORO
Mi sembrano due tortore:
Mi fanno giubilar.

(Tutti fanno festa a Giannetto. Ad un cenno di Lucia,
Pippo e gli altri famigli rientrano in casa. Alcuni 
famigli portano fuori delle sottocoppe coperte di 
bicchieri, e mescono ai contadini. Pippo esce con 
un nappo in mano, e si mette in mezzo alla festosa 
turba, e fa il seguenti brindisi)

PIPPO
Tocchiamo, beviamo
A gara, a vicenda:
Il petto s'accenda
Di dolce furor.

TUTTI
Tocchiamo; e discenda
La gioia nel cor.

PIPPO
Se il nappo zampilla,
Se spuma, se brilla,
E ricchi e pitocchi
Esultano allor

TUTTI
Beviamo; e trabocchi
Di gioia ogni cor.

PIPPO, TUTTI
Il nappo è di Pippo
La pipa e la poppa:
Il peccherò accoppa
Le pene del cor.

(Finiscono le danze, e tutti si 
levano da tavola. I contadini escono)

GIANNETTO
O madre, ancor non mi diceste nulla
Del caro zio. Che fa?

LUCIA
Sempre trafitto
Dalla sua gotta.

GIANNETTO
Ah voglio vederlo ed abbracciarlo.

FABRIZIO
E ben, possiamo or tutti in compagnia
Andar da lui: - che te ne par, Lucia?

LUCIA
Andiamoci pur. - Ninetta,
Tien l'occhio a tutto. - Pippo?...

PIPPO
(uscendo subito)
Signora...

LUCIA
Là in cucina
Raccogli la mia gente
E mangiate e bevete allegramente.

PIPPO
Oh vi faremo onore!

(rientra in casa)

GIANNETTO
(alla Ninetta)
A rivederci, mia cara!

NINETTA
Sì, ma ritornate presto.

LUCIA
(alla gazza)
Povera bestiolina,
Vien qua; bacia la mano: addio, carina.

(Fabrizio, Lucia e Giannetto escono dalla porta che 
mette alla strada. Intanto ch'essi dilungassi al basso 
Fernando compare sulla collina e ne discende 
guardandosi sempre d'intorno in aria di sospetto)

Scena Sesta

NINETTA
(fra sè)
Idolo mio!.. - Contiamo
Queste posate. - Oh come,
Come sento ch'io l'amo!

FERNANDO
(riconoscendo la casa di Fabrizio)
No, non m'inganno.

NINETTA
Il conto è giusto.

FERNANDO
Oh Dio!
Quella certo è mia figlia!... Ahi di qual colpo
A ferire ti vengo!

NINETTA
Oh cielo! un uomo:
Par ch'egli pianga.

(se gli accosta timidamente)

Dite, in che poss'io?...

FERNANDO
(scoprendosi, e con dolore)
Adorata mia figlia!

NINETTA
(con trasporto, e gettandosi fra 
le braccia di suo padre)
Oh padre mio!

FERNANDO
Zitta! Non mi scoprir.

NINETTA
Come! che dite?

FERNANDO
Ascolta, e trema. - Ieri,
Sul tramontar del sole,
Giunse a Parigi la mia squadra. Io tosto
Del capitano imploro
Di vederti il favor. Bieco e crudele
Ei me lo niega. Con ardir, con fuoco,
A' detti suoi rispondo "Sciagurato!"
Ei grida; e colla spada
Già m'è sopra. Agli occhi
Mi fa un velo il furor; la scialba impugno,
M'avvento, e i nostri ferri
Già suonano percossi;
Quand'ecco a noi sen viene
Pronto un soldato, e il braccio mio trattiene

NINETTA
E allora, padre mio?

FERNANDO
Barbara sorte!
Fui disarmato, e condannato a morte.

NINETTA
Misera me!

FERNANDO
Gli amici
Procurar la mia fuga. Il prode Ernesto
Di questi cenci mi coperse, e
Mi fu fino al primiero
Villaggio, dove entrambi
Piangendo ci lasciammo. "Amico mio",
Ei disse; e dir non mi poteva: Addio!

NINETTA
Come frenare il pianto!
Io perdo il mio coraggio!...
E pur di speme un raggio
Ancor vegg'io brillar.

FERNANDO
Ah no, non v'è più speme;
È certo il mio periglio:
Solo un eterno esilio,
Oh Dio ! mi può salvar.

NINETTA, FERNANDO
Padre/figlia
Per questo amplesso...
Ah regger non poss'io!
Chi vide mai del mio
Più barbaro dolor!

FERNANDO
Deh! M'ascolta.

NINETTA
Si, parlate.

FERNANDO
Fra l'orror di tante pene,
Se sapessi...

(Si vede in questo momento 
arrivare dalla collina il Podestà)

NINETTA
Oh Dio, chi viene!

FERNANDO
Chi mai dunque?

NINETTA
Il Podestà.

FERNANDO
Ah, che dici! Son perduto.
Come far?

NINETTA
(conducendolo verso la mensa)
Qui, qui sedete.

FERNANDO
S'ei mi scopre...

NINETTA
Nascondete quelle vesti.

FERNANDO
Ma se mai...
Oh crudel fatalità!

NINETTA
Ah coraggio, per pietà!

NINETTA, FERNANDO
Io tremo, pavento:
Che fiero tormento!
Che barbara sorte!
Men cruda è la morte.
Il nembo è vicino!
Tremendo destino
Mi sento gelar!

(Fernando si ravviluppa nel suo gabbano e si colloca
nel'angolo più lontano della tavola. La Ninetta si 
occupa a sparecchiar la mensa) 
 Escena Cuarta

(Pippo y Ninetta con flores)

NINETTA 
(a Pippo, entrando) 
Me parece haber oído la voz 
de ese viejo vendedor 
que suele venir por aquí
todos los años.

PIPPO 
No te equivocas: era él.
Y preguntó por ti.

NINETTA 
Sí, eso me había parecido.
Pippo, ¡no vi jamás un usurero como él!

(Se oye en la colina una canción)

NINETTA 
Pero ¿qué escucho?

CAMPESINOS
(desde lejos) 
¡Viva, viva!

NINETTA 
Pero ¿quien grita?

CAMPESINOS
(como antes) 
¡Bienvenido!

PIPPO 
(saltando de alegría) 
¡Es Giannetto!

NINETTA 
¡Amado mío, 
ven a consolarme!...
¡Oh, qué afortunado momento! 
¡Oh, qué dulces latidos!

PIPPO 
(corriendo a la puerta de la habitación, 
llamando a toda la servidumbre) 
¡Fuera, fuera! ¡Ha vuelto! ¡Venid a verlo!

Escena Quinta

(Ninetta, Pippo, Giannetto, Fabricio,
Lucía campesinos y campesinas se ven
bajar por la colina. Giannetto viendo a 
Ninetta abandona el grupo, corre y se
encuentra en la puerta del corral con 
Ninetta que ha salido apresuradamente
a recibirlo)

CORO 
¡Bravo, bravo! ¡Bienvenido! 
¡Aquí es donde debéis estar!

GIANNETTO
(A Ninetta)
Ven a mis brazos... 
¡Me salta el corazón en el pecho! 
Ése es el lenguaje, bien mío,
de un verdadero amor.
Incluso frente al enemigo, 
estuviste presente siempre. 
Tú me inspiraste entonces 
fuerza y ánimo.

Pero el placer que tengo ahora, 
¡oh, Ninetta mía!
es tan dulce y nuevo 
que no se puede explicar.

PIPPO, FABRICIO, CORO 
¡Parecen dos tórtolas!
Me estoy emocionando...

(Todos festejan a Giannetto. A una señal 
de Lucía, algunos campesinos regresan a 
casa, otros llevan vasos, que reparten 
a los presentes. Pippo sale con una jarra
de vino, se introduce en el grupo y hace 
el siguiente brindis)

PIPPO 
¡Toquemos, bebamos 
con júbilo y alegría: 
que el pecho se llene
de dulce calor!

TODOS
¡Toquemos y que descienda 
la alegría al corazón!

PIPPO 
¡El vino mana, 
la espuma brilla, 
y los ricos y tacaños 
se alegran!

TODOS
Bebamos; y desbordemos
la alegría del corazón.

PIPPO, TODOS 
El vino es de Pippo 
la pipa y la popa: 
así se expulsan
las penas del corazón.

(Acaban las danzas, y todos se retiran 
de la mesa. Los campesinos salen)

GIANNETTO 
Madre, aún no me has dicho nada 
del tío. ¿Cómo está?

LUCÍA 
Siempre molesto
con su gota.

GIANNETTO 
Quisiera verlo y abrazarlo.

FABRICIO 
Bien, podremos ir todos a verle...
¿Qué te parece, Lucía?

LUCÍA 
Vayamos entonces... 
Ninetta, lo vigilará todo. ¿Pippo?

PIPPO 
(saliendo enseguida) 
Señora...

LUCÍA 
Lleva a toda esta gente 
a la cocina 
y comed y bebed alegremente

PIPPO 
¡Lo haremos con mucho gusto!

(regresa a casa)

GIANNETTO 
(A Ninetta) 
¡Adiós, querida mía!

NINETTA 
Sí, pero vuelve pronto.

LUCÍA 
(a la urraca)
Pobre bicho, 
ven, bésame la mano: adiós, querida.

(Fabricio, Lucía y Giannetto salen. 
Fernando aparece por la colina y 
comienza a bajar por ella, mirando todo 
lo que le rodea con aire de sospecha)

Escena Sexta

NINETTA 
(para sí)
¡Ídolo mío!.. 
Qué feliz soy...
¡Oh, cómo le amo!

FERNANDO
(reconociendo la casa de Fabricio) 
No, no me equivoco.

NINETTA 
Todo está listo.

FERNANDO 
¡Oh, Dios! 
¡Aquella es mi hija!... 
¡Ah, qué golpe vengo a darle!

NINETTA 
¡Oh, cielos! Un hombre: 
Está llorando...

(se le acerca tímidamente) 

Decidme ¿qué puedo hacer por usted?

FERNANDO 
(descubriéndose el rostro, con dolor) 
¡Adorada hija mía!

NINETTA 
(con emoción, arrojándose 
a sus brazos)
¡Oh, padre mío!

FERNANDO 
¡Calla! No me descubras.

NINETTA 
¡Cómo!... ¿Qué dices?...

FERNANDO 
Escucha, y tiembla...
Ayer, al amanecer, 
llegó a París mi escuadrón.
Yo le pido permiso al capitán
para poder venir a verte. 
Avieso y cruel, él me lo deniega. 
Con ardor y con fuego, 
yo le contesto: "¡Desalmado!"
Él grita, y con la espada me amenaza. 
El furor me ciega los ojos; 
empuño el arma, me arrojo a él, 
y nuestras espadas entrechocan; 
entonces llega un soldado 
y me sujeta el brazo.

NINETTA 
¿Y luego, padre mío?

FERNANDO 
¡Cruel suerte! 
Fui desarmado y condenado a muerte.

NINETTA 
¡Pobre de mí!

FERNANDO 
Los amigos prepararon mi fuga. 
El valiente Ernesto 
me dejó esta ropa para que me disfrazara, 
me llevó hasta la aldea próxima, 
donde ambos, llorando, nos separamos. 
Él me dijo "Amigo mío"
y no tuvo fuerzas para decirme: "¡Adiós!"

NINETTA 
¡No puedo contener el llanto! 
¡Pierdo el ánimo!... 
Y sin embargo, todavía veo brillar 
un rayo de esperanza.

FERNANDO 
¡Ah, no, no hay esperanza!
Estoy en peligro.
¡Oh, Dios! Sólo puede salvarme 
el exilio eterno.

NINETTA, FERNANDO 
Padre/hija
Por este abrazo...
¡Oh, no puedo más! 
¿Quién vio alguna vez 
tan tremendo dolor?

FERNANDO 
¡Escúchame!

NINETTA 
Sí, habla.

FERNANDO 
Entre el horror de tantas penas, 
si se supiera...

(En ese momento, se ve llegar 
al alcalde por la colina)

NINETTA 
¡Oh Dios, quién viene!

FERNANDO 
¿Quién?

NINETTA 
¡El Alcalde!

FERNANDO 
¡Ah, qué dices! Estoy perdido...
¿Qué hacer?

NINETTA 
(conduciéndolo hacia el comedor) 
¡Siéntate aquí!

FERNANDO 
Y si me descubre...

NINETTA 
Disfrázate con esa ropa.

FERNANDO
Pero si... 
¡Oh, cruel fatalidad!

NINETTA 
¡Ah, ten ánimo!

NINETTA, FERNANDO 
Tiemblo, temo...
¡Qué fatal tormento! 
¡Qué bárbara suerte! 
Menos cruda es la muerte. 
¡El infierno está cercano! 
Tremendo destino. 
¡Me siento morir!

(Fernando se envuelve en su abrigo y se
coloca en el lado más lejano de la mesa.
Ninetta se ocupa de ordenar el comedor) 
Scena Settima

(Il Podestà, Ninetta e Fernando. Il Podestà, 
avviandosi verso l'abitazione, dice quanto segue. 
Frattanto la Ninetta versa da bere a suo padre, 
e lo conforta in Segreto)

IL PODESTÀ
Il mio piano è preparato,
E fallire non potrà.
Pria di tutto, con destrezza,
Le solletico l'orgoglio.

(contraffacendo la Ninetta)

"No, non posso... ohimè!... non voglio...
Deh partite, o Podestà!"

(normale)

Ciance solite e ridicole;
Formolario ormai smaccato!
Ma frattanto il cor piagato
Un bel sì dicendo va.
Il mio piano è preparato,
E fallire non potrà.

Sì, sì, Ninetta
Sola soletta
Ti troverò.
Quel caro viso
Brillar d'un riso io ti farò.
E poi che in estasi
Di dolce amor ti vedrò stendere
La mano al cor,
Rinvigorito,
Ringiovanito
Trionferò.
Il mio progetto
Fallir non può.

NINETTA
(versando a suo padre un altro bicchiere di vino)
Un altro, un altro: questo
Vi darà forza a camminar.

IL PODESTÀ
(avendo udita la voce di Ninetta, 
e solo accorgendosi di lei in questo punto)
Buon giorno, bella fanciulla.

NINETTA
Vi son serva

IL PODESTÀ
(a parte alla Ninetta)
Ditemi: Chi è quell'uomo?

NINETTA
Un povero viandante
Che mi chiedea soccorso...

IL PODESTÀ
E voi gli deste
A bere. Oh brava, brava! Anch'io, mia cara,
Ho una gran sete...

NINETTA
Subito, vi servo.

IL PODESTÀ
(trattenendola)
No, no, per la mia sete non ci vuole del vin.

NINETTA
Dunque dell'acqua?

IL PODESTÀ
(accarezzandole la mano)
Tu non mi vuoi capir.

NINETTA
Lasciate. -

(a suo padre)

E bene,
Come lo ritrovaste? 

(e poi sottovoce)

Fingete di dormire. 

(ritornando verso il Podestà)

Oh, voi saprete ch'è arrivato Giannetto.

IL PODESTÀ
Ed ero appunto venuto a salutarlo.

NINETTA
Mi rincresce che sono tutti usciti.

IL PODESTÀ
Eh non importa!
Ci siete voi, mi basta.

(accennando Fernando, il quale finge di dormire, 
ma di tempo in tempo alza la testa per osservare 
che cosa succede)

Ma colui perché non se ne va?
Cacciatelo.

NINETTA
Vedete, è tanto stanco
Che già s'è addormentato.

IL PODESTÀ
(fra sè)
Can che dorme
non dà molestia.

(a Ninetta)

Ah se sapeste, o cara,
Da quanto tempo io cerco
Di ritrovarvi sola...

NINETTA
Andate, andate; non vi fate burlare.

IL PODESTÀ
Ah, mia Ninetta,
Perché così ritrosa?
Rispondi, anima mia.

Scena Ottava

GIORGIO
Il cancellier Gregorio a voi m'invia.

IL PODESTÀ
Un corno. 

(fra sè)

Uh! Maledetto.

GIORGIO
Questo piego pressante è a voi diretto.

IL PODESTÀ
Ah ah! - Chi l'ha recato?

GIORGIO
Un birro.

NINETTA, FERNANDO
(a parte con spavento)
Un birro!

IL PODESTÀ
Giorgio, dammi una sedia. -
Vediamo che cos'è. - Vattene pure.

(Giorgio parte) 
Escena Séptima

(El Alcalde, se encamina hacia la 
vivienda. Mientras tanto, Ninetta le 
da de beber a su padre y lo conforta 
en secreto)

EL ALCALDE 
Mi plan está preparado 
y no puede fracasar.
Primero, con destreza, 
le soliviantaré el orgullo.

(imitando a Ninetta) 

"No, no puedo... ¡Ay de mí!... ¡No quiero!... 
¡Oh, marchaos, Alcalde!"

(con voz normal)

¡Las cosas empalagosas 
de costumbre! 
Pero mientras tanto, 
su corazón le dice cosas bellas. 
¡Mi plan está preparado 
y no puede fracasar!

¡Sí, sí, Ninetta,
sola, solita
te encontraré!
Aquel bello rostro 
por fin haré que brille.
Y luego, 
en el éxtasis del dulce amor,
te veré tender la mano al corazón,
fortalecido, 
rejuvenecido,
triunfaré. 
¡Mi plan 
no puede fallar!

NINETTA 
(dándole a su padre otro vaso de vino) 
¡Otro, bebed otro! 
Esto os dará fuerzas para caminar.

EL ALCALDE 
(Habiendo oído la voz de Ninetta
y sin percatarse de Fernando)
¡Buenos días, bonita niña!

NINETTA 
Servidora de vos.

EL ALCALDE 
(Aparte, a Ninetta) 
Dime: ¿Quién es aquel hombre?

NINETTA 
Un pobre caminante 
que me pidió socorro...

EL ALCALDE 
Y le distes de beber. 
¡Oh, bravo, bravo! 
Yo también tengo mucha sed, querida mía...

NINETTA 
Enseguida os sirvo.

EL ALCALDE 
(reteniéndola) 
No, no, mi sed no es de vino.

NINETTA 
¿Agua entonces?

EL ALCALDE 
(acariciándole la mano) 
No me comprendes...

NINETTA 
¡Dejadme!

(a su padre) 

Y bien, 
¿Cómo lo encontrasteis?...

(en voz baja) 

¡Finge dormir!

(volviendo hacia el Alcalde)

¡Oh, ya sabréis que ha regresado Giannetto!

EL ALCALDE 
Acabo de saludarle.

NINETTA 
Lamento que se hallan ido todos.

EL ALCALDE 
¡No importa! 
Con que estés tú, me basta.

(Señalando a Fernando, que finge dormir,
pero de vez en cuando levanta la cabeza
para ver lo que sucede) 

¿Pero ése por qué no se marcha? 
¡Échalo!

NINETTA 
Está tan cansado...
que se ha dormido.

EL ALCALDE 
(para sí)
Al fin y al cabo
el que duerme no molesta.

(a Ninetta)

Ah, si supieras, querida, 
desde hace cuanto tiempo 
quería encontrarte sola...

NINETTA 
Marchaos, marchaos, no os burléis.

EL ALCALDE 
Ah, Ninetta mía ,
¿Por qué me contestas así? 
Responde, alma mía.

Escena Octava

JORGE 
El secretario Gregorio me envía.

EL ALCALDE 
¡Un cuerno!

(para sí)

¡Maldito!...

JORGE 
Esta carta urgente, es para vos.

EL ALCALDE 
¡Ah, ah!... ¿Quién se la ha dado?

JORGE 
Un soldado.

NINETTA, FERNANDO 
(aparte, con miedo) 
¡Un soldado!

EL ALCALDE 
Jorge, dame una silla...
Veamos que es... Puedes marcharte.

(Jorge sale) 
Scena Nona

(Il Podestà, Ninetta e Fernando. Il Podestà, 
assiso verso il mezzo della scena, si leva di tasca 
un portafogli, ne toglie le forbici onde tagliare il 
sigillo del piego; poi cerca gli occhiali, e, non 
trovandoli, s'impazientisce di non poter riuscire 
a leggere. Intanto succede in disparte fra la Ninetta
e suo padre il seguenti dialogo, che viene a suo 
tempo interrotto dal Podestà)

NINETTA
Ah! caro padre, udiste? Io tremo! Intanto
Ch'ei legge, deh! fuggite.

FERNANDO
E come, o figlia?
Sono senza denari.

NINETTA
Oh cielo ! ed io
Non ho più nulla.

FERNANDO
E bene,
Prendi questa posata, unico avanzo
Di quanto io possedea. Deh tu procura
Di venderla dentr'oggi, - ma in segreto! 
Là dietro al colle, io vidi
Un gran castagno, a cui la lunga etade
Scavato ha il sen.

NINETTA
Me ne sovvengo.

FERNANDO
Quivi Cela il denaro che potrai ritrarne.
Nel folto della selva
Io mi terrò nascoso: e come il cielo
Imbruni, fa' che in quel castagno io trovi
Almen questo sussidio.

NINETTA
(fra sè)
Ah! se tornasse
Quel merciaiuolo che pur dianzi...
O padre,
Farò di tutto. Andate...

FERNANDO
Figlia mia, abbracciami.

IL PODESTÀ
(alzandosi)
Ninetta?

NINETTA
(fra sè)
Giusto cielo!

IL PODESTÀ
(a Fernando che faceva per uscire)
Galantuomo, restate.

FERNANDO
(fra sè)
Io tremo!

NINETTA
(fra sè)
Io gelo!

(piano a suo padre, il quale torna 
a sedersi, e finge ancora di dormire)

Traetevi in disparte.

IL PODESTÀ
(a parte alla Ninetta)
Son questi, almen suppongo, i contrassegni
D'un disertor. - "Fernando" par che dica.

NINETTA
(volgendo un guardo a suo padre, a sottovoce)
Fernando!...

FERNANDO
(fra sè)
Oh reo destino!

IL PODESTÀ
Ma il resto, senza occhiali,
È impossibile a leggere. Mia cara,
Fate il piacer, leggete voi.

NINETTA
(prendendo il foglio, trascorrendolo 
e tremando, fra sè)
Gran Dio!
O m'uccidi, o mi salva il padre mio !

(legge in alta voce)

"M'affretto di mandarvi i contrassegni
D'un mio soldato... condannato a morte,
E fuggito pur or dalle ritorte.
Ei chiamasi..."

IL PODESTÀ
Su via.

NINETTA
"Fer... Fer... Fernando..."

(fra sè)

Suggeritemi, o Dei,
Qualche pietoso inganno!

IL PODESTÀ
(fra sè)
Oh come il duolo la rende ancor più bella!

NINETTA
"Ei chiamasi Fernando Vi... Vinella."

(guardando a suo padre, come per 
indicargli la bugia ch'ella proferisce)

IL PODESTÀ
Continuate.

NINETTA
(fra sè)
Oh Dio! Se leggo ancora,
Tutto è perduto.

(legge)

"...Età: quarantott'anni;
Statura: cinque piedi..."

IL PODESTÀ
E ben, che avete?
Non sapete più leggere?

FERNANDO
(fra sè)
Infelice!

NINETTA
È una mano diabolica!

IL PODESTÀ
(in atto di toglierle il foglio 
e cercando nelle sue tasche)
Ah se avessi gli occhiali!

NINETTA
(ritenendo il foglio)
Permettete. 

(fra sè)

Il ciel m'inspira.

(legge)

"Età: venticinqu'anni;
Statura: cinque piedi, undici pollici."

IL PODESTÀ
Peccato! - Andate avanti.

NINETTA
"Capelli biondi,
Occhi neri, ampia fronte e tondo il viso."

IL PODESTÀ
Cospetto! egli debb'esser un Narciso.
E tondo il viso!... e poi?

NINETTA
(guardando di mano in mano a suo padre 
per nominar de' colori diversi da quelli di esso)
"Divisa bianca
Con mostre rosse; stivaletti gialli.
Se mai costui passasse
Sul vostro territorio, a dirittura
Fatelo imprigionar..."

IL PODESTÀ
(facendosi rendere il foglio dalla 
Ninetta, e riponendolo in tasca)
Sarà mia cura. 
Vediam se mai per caso

(a Fernando)

Olà, buon uomo?

NINETTA
(fra sè)
Ohimè!

FERNANDO
(fingendo di risvegliarsi)
Signore.

IL PODESTÀ
Alzatevi: -
Cavatevi il cappello.

NINETTA
(fra sè)
Io muoio!

IL PODESTÀ
(ridendo)
Ah ahà!

(alla Ninetta)

Venticinqu'anni; è vero? Capelli biondi,
Occhi neri, ampia fronte e tondo il viso.
No no, sì vago Adon qui non ravviso.

NINETTA
(fra sè)
Respiro.

IL PODESTÀ
(prendendo per mano la Ninetta)
Mia cara!

FERNANDO
(alla Ninetta in atto di volerle dire qualche cosa)
Signora...

IL PODESTÀ
(a Fernando con severità)
Partite.

NINETTA
(a Fernando con tenerezza)
Buon uomo!

IL PODESTÀ
(a Fernando)
Capite?
Uscite di qua.

(Fernando esce, ma sta in agguato dietro 
ad un pilastro ella porta; la Ninetta lo 
accompagna con lo sguardo)

NINETTA, FERNANDO
(fra sè)
Oh Nume benefico
Che il giusto difendi,
Propizio ti rendi;
Soccorso, pietà!

IL PODESTÀ
(fra sè)
L'istante è propizio!
Amore, discendi
Se il core le accendi,
Che gioia sarà!

(dopo aver veduto uscire Fernando)

Siamo soli: Amor seconda
Le mie fiamme, i voti miei:
Ah! se barbara non sei,
Fammi a parte del tuo cor.

NINETTA
Benché sola vi potrei
Far gelare di spavento:
Traditor! per voi non sento
Che disprezzo e rabbia e orror.

(Fernando è rientrato nel cortile)

NINETTA, FERNANDO
IL PODESTÀ
(fra sè)
Ah mi bolle nelle vene
Il furore e la vendetta!
Freme il nembo; e la saetta
Già comincia a balenar.

IL PODESTÀ
(fra sé)
Ma frenarsi qui conviene;
Colle buone vo' tentar.

NINETTA, FERNANDO
(l'uno accennando la figlia e l'altra il padre, fra sè)
Ma frenarsi qui conviene;
Egli sol mi fa tremar.

IL PODESTÀ
Via, deponi quel rigore;
Vieni meco e lascia far.

FERNANDO
(avanzandosi con impeto)
Vituperio! Disonore!
Abbastanza ho tollerato.
Uom maturo e magistrato,
Vi dovreste vergognar.

IL PODESTÀ
(contro a Fernando)
Ah per Bacco!..

FERNANDO
(al Podestà)
Rispettate l pudore e l'innocenza.

NINETTA
(a parte a Fernando)
Caro padre, oh Dio! prudenza.

IL PODESTÀ
(a Fernando)
Temerario!

FERNANDO
(con impeto)
Non gridate.

NINETTA
(a parte a Fernando)
Vi volete rovinar!

IL PODESTÀ
(alla Ninetta)
Vieni meco...

NINETTA
(respingendolo)
Sciagurato!

FERNANDO
(al Podestà)
Rispettate l'innocenza.

IL PODESTÀ
(a Fernando)
Cos'è questa impertinenza?

NINETTA
(a parte a Fernando)
Ah partite!

FERNANDO
(a parte alla Ninetta, e poi si ritira lentamente)
Sì, t'intendo!

IL PODESTÀ
Brutto vecchio, se più tardi... -

(alla Ninetta, in atto di prenderla per mano)

E tu senti.

NINETTA
(respingendolo)
Mostro orrendo!

IL PODESTÀ
Trema, ingrata! Presto o tardi
Te la voglio far pagar.

FERNANDO, NINETTA
(fra sè)
Infelice! tu mi guardi.
E ti debbo, oh Dio! lasciar.

NINETTA, FERNANDO
IL PODESTÀ
(fra sè)
Non so quel che farei;
Smanio, deliro e fremo.
A questo passo estremo
Mi sento il cor scoppiar!

(intanto che esce il Podestà e che la Ninetta 
protende le braccia a suo padre, il quale si 
vede salir la collina, la gazza scende sulla 
tavola, rapisce un cucchiaio e se ne vola via)
 
Escena Novena

(El Alcalde se sienta en el medio de la 
escena y saca una cartera, de ella saca 
unas tijeras para cortar el sello de la 
carta; luego busca las gafas y no las 
encuentra Se impacienta porque no 
lograr leer. Mientras tanto, aparte, 
Ninetta y su padre mantienen el 
siguiente diálogo) 

NINETTA 
¡Ah! ¿Has oído, padre? ¡Tiemblo!
¡Huye mientras lee! 

FERNANDO 
¿Y cómo, hija? 
No tengo dinero.

NINETTA 
¡Ah, cielos! 
Yo tampoco tengo nada.

FERNANDO 
Está bien, toma esta cuchara de plata, 
es lo único que me queda 
de cuanto tenía. 
¡Procura venderla hoy, pero en secreto!...
En la colina, 
hay un gran castaño, 
tiene un hueco en su interior...

NINETTA 
Comprendo.

FERNANDO 
Pon allí el dinero que consigas. 
Yo estaré oculto en la espesura del bosque,
cuando anochezca,
iré al castaño 
a buscar el dinero.

NINETTA
(para sí)
¡Ah! Si regresara el buhonero 
que ha estado aquí hace poco...
Sí, padre, lo haré todo. 
¡Márchate!...

FERNANDO 
¡Hija mía, abrázame!

EL ALCALDE 
(levantándose) 
¿Ninetta?

NINETTA 
(para sí)
¡Justo cielo!

EL ALCALDE 
(A Fernando, que iba a marcharse) 
Caballero, quédese.

FERNANDO 
(para sí)
Tiemblo.

NINETTA 
(para sí)
Me muero.

(En voz baja a su padre, que vuelve a 
sentarse y vuelve a fingir que duerme) 

Hazte el dormido.

EL ALCALDE 
(aparte, a Ninetta) 
Éstas son las características de un desertor...
"Fernando", se llama.

NINETTA 
(mirando fijamente a su padre) 
¡Fernando!...

FERNANDO 
(para sí)
¡Maldito destino!

EL ALCALDE 
Pero sin las gafas,
es imposible leer el resto. 
Querida mía, haz el favor de leer.

NINETTA 
(Cogiendo la hoja, viéndola 
y temblando, para sí) 
¡Gran Dios! 
¡Mátame o salva a mi padre! 

(lee en voz alta)

"Os mando las características
de un soldado mío... condenado a muerte, 
que se encuentra huido. 
Se llama..."

EL ALCALDE 
Vamos, continúa.

NINETTA 
"Fer... Fer... Fernando..."

(para sí)

¡Sugeridme, oh dioses, 
alguna mentira piadosa!

EL ALCALDE 
(para sí)
¡El dolor la vuelve aún más bella!

NINETTA 
"Se llama Fernando Vi... Vinella." 

(mirando a su padre, indicándole 
la mentira que está diciendo)

EL ALCALDE 
Continúa.

NINETTA 
(para sí)
¡Oh, Dios! Si sigo leyendo,
estará todo perdido.

(lee)

..." Edad: cuarenta años; 
estatura: cinco pies"...

EL ALCALDE 
¿Y bien, qué te pasa? 
¿Ya no sabes leer?

FERNANDO 
(para sí)
¡Infeliz!

NINETTA 
¡No sé qué me sucede!

EL ALCALDE 
(quitándole la hoja y 
buscando en sus bolsillos)
¡Ah, si tuviera las gafas!

NINETTA 
(cogiendo de nuevo la hoja) 
Permitidme. 

(para sí)

El cielo me inspira

(lee)

"Edad: veinticinco años; 
Estatura: cinco pies y once pulgadas"

EL ALCALDE 
¡Lástima!... Sigue.

NINETTA 
"Cabellos rubios, ojos negros, 
frente grande y rostro redondo."

EL ALCALDE 
¡Diablos! Debe ser un Narciso. 
¡Cara redonda!... ¿y qué más?

NINETTA 
(mirando a su padre para decir
todo lo contrario a su apariencia) 
"Uniforme blanco 
con rayas rojas; botines amarillos. 
Si alguna vez pasara 
por vuestro territorio, 
hacedlo preso"...

EL ALCALDE 
(pidiéndole la hoja a Ninetta, y 
guardándola en el bolsillo)
Desde luego. 
Pero quizás por casualidad...

(a Fernando)

¿Hola, buen hombre?

NINETTA 
(para sí)
¡Ay de mí!

FERNANDO 
(fingiendo despertarse) 
Señor.

EL ALCALDE 
Levántate...
Quítate el sombrero.

NINETTA 
(para sí)
Me muero.

EL ALCALDE 
(riendo) 
¡Ja, ja! 

(a Ninetta)

Veinticinco años. ¿verdad? Cabellos rubios,
ojos negros, amplia frente y cara redonda. 
No, no creo que sea éste el bello Adonis.

NINETTA 
(para sí)
Respiro

EL ALCALDE 
(cogiéndole la mano a Ninetta) 
¡Querida!

FERNANDO 
(A Ninetta, queriendo decirle algo)
Señora...

EL ALCALDE 
(a Fernando con dureza) 
¡Márchate!

NINETTA 
(a Fernando con ternura)
¡Buen hombre!...

EL ALCALDE 
(a Fernando)
¿No entiendes? 
¡Fuera de aquí!

(Fernando sale, pero queda al 
acecho detrás de una columna 
que hay en la puerta)

NINETTA, FERNANDO 
(para sí)
¡Oh, Dios benéfico
que defiendes lo justo, 
muéstrate propicio
al socorro y la piedad!

EL ALCALDE 
(para sí)
¡El momento ha llegado! 
¡Amor, desciende 
y que de alegría 
se le encienda el corazón!

(después de haber visto salir a Fernando)

Estamos solos: El amor secunda 
mis llamas, mis deseos: 
¡Ah!, no seas cruel 
y hazme parte de tu corazón.

NINETTA 
Sólo os podría hacer 
que os congelarais del susto.
¡Seductor! Por vos tan sólo siento 
desprecio, rabia y horror.

(Fernando regresa al corral)

NINETTA, FERNANDO
EL ALCALDE
(para sí)
¡Ah, en las venas me hierve 
el furor y la venganza! 
El infierno grita; y el trueno 
ya comienza a sonar.

EL ALCALDE 
(para sí)
Conviene refrenarse.
Lo intentaré por las buenas.

NINETTA, FERNANDO 
(señalándose el uno al otro, para sí)
Conviene frenarse 
Él/ella es sólo lo que me hace temblar.

EL ALCALDE 
Calla, depón ese rigor; 
ven conmigo y déjame hacer.

FERNANDO 
(avanzando con ímpetu) 
¡Vituperio! ¡Deshonra! 
Ya he tolerado bastante. 
¡Sois un hombre maduro y magistrado, 
os debería dar vergüenza!

EL ALCALDE 
(contra Fernando) 
¡Ah, por Baco!...

FERNANDO 
(al Alcalde)
¡Respetad el pudor y la inocencia!

NINETTA 
(aparte, a Fernando)
¡Querido padre, por Dios, prudencia!

EL ALCALDE 
(a Fernando) 
¡Temerario!

FERNANDO 
(con ímpetu) 
¡No gritéis!

NINETTA 
(aparte a Fernando) 
¡Os quiere asustar!

EL ALCALDE 
(A Ninetta) 
¡Ven conmigo!...

NINETTA 
(rechazándolo) 
¡Desgraciado!

FERNANDO 
(al Alcalde) 
¡Respetad la inocencia!

EL ALCALDE 
(a Fernando), 
¿Qué significa esta intromisión?

NINETTA 
(aparte, a Fernando)
¡Ah, márchate!

FERNANDO 
(aparte, a Ninetta, yéndose lentamente)
¡Sí, será lo mejor!

EL ALCALDE 
Viejo deleznable, si más tarde...

(agarrando a Ninetta de la mano)

¡Y tú, escucha!

NINETTA 
(rechazándolo) 
¡Monstruo horroroso!

EL ALCALDE 
¡Tiembla, ingrata! 
Antes o después telo haré pagar...

FERNANDO, NINETTA 
(para sí)
¡Infeliz! Me miras y debo ¡oh, Dios!
dejarte.

NINETTA, FERNANDO
EL ALCALDE 
(para sí)
No sé qué hacer.
Tambaleo, deliro y tiemblo.
En este paso extremo 
siento que me falla el corazón.

(el Alcalde sale. Ninetta abraza a su 
padre que se marcha por la colina, la 
urraca se posa en la mesa, coge la 
cuchara y sale volando) 

Acto II