DON PASQUALE

 

Personajes

DON PASQUALE

DOCTOR MALATESTA

ERNESTO

NORINA

NOTARIO

Rico Solterón

Amigo de don Pasquale

Sobrino de Don Pasquale

Joven Viuda

Notario

Bajo

Barítono

Tenor

Soprano

Bajo

 

La acción se desarrolla en Roma durante la primera mitad del siglo XIX.

 

ATTO I


Scena Prima

(Sala en casa de Don Pasquale)

DON PASQUALE
Son nov'ore; di ritorno 
il Dottor esser dovria. 
Zitto... parmi... è fantasia... 
forse il vento che soffiò. 
Che boccon di pillolina, 
nipotino, vi preraro! 
Vo' chiamarmi don Somaro 
se veder non ve la fo.

DOTTOR MALATESTA
E permesso?

DON PASQUALE
Avanti, avanti. 
Dunque?

DOTTOR MALATESTA
Zitto, con prudenza.

DON PASQUALE
Io mi struggo d'impazienza. 
La sposina?

DOTTOR MALATESTA
Si trovo.

DON PASQUALE
Benedetto!

DOTTOR MALATESTA
(fra sè)
Che babbione!

(a don Pasquale)

Proprio quella che ci vuole. 
Ascoltate, in due parole 
il ritratto ve ne fo.

DON PASQUALE
Son tutt'occhi, tutto orecchie, 
muto, attento a udir vi sto.

DOTTOR MALATESTA
Udite: 
Bella siccome un angelo 
in terra pellegrino, 
fresca siccome il giglio 
che s'apre in sul mattino, 
occhio che parla e ride, 
sguardo che i cor conquide, 
chioma che vince l'ebano, 
sorriso incantator.

DON PASQUALE
Sposa simile! Oh giubilo! 
Non cape in petto il cor.

DOTTOR MALATESTA
Alma innocente, ingenua, 
che sé medesma ignora, 
modestia impareggiabile, 
bontà che v'innamora,
ai miseri pietosa,
gentil, dolce, amorosa,
il ciel l'ha fatta nascere
per far beato un cuore.

DON PASQUALE
Famiglia?

DOTTOR MALATESTA
Agiata, onesta.

DON PASQUALE
Il nome?

DOTTOR MALATESTA
Malatesta.

DON PASQUALE
Sarà vostro parente?

DOTTOR MALATESTA
Alla lontana un po';
è mia sorella.

DON PASQUALE
Oh gioia!
E quando di vederla,
quando mi fia concesso?

DOTTOR MALATESTA
Stasera sul crepuscolo.

DON PASQUALE
Stasera? Adesso, adesso.
Per carità, dottore!

DOTTOR MALATESTA
Frenate il vostro ardore, 
quetatevi, calmatevi, 
fra poco qui verrà.

DON PASQUALE
Davvero?

DOTTOR MALATESTA
Preparatevi, e ve la porto qua.

DON PASQUALE
Oh caro!

DOTTOR MALATESTA
Ma udite...

DON PASQUALE
Non fiatate!

DOTTOR MALATESTA
Si, ma ...

DON PASQUALE
Non c'è ma,
o casco morto qua.
Un foco insolito
mi sento addosso,
ormai resistere
io più non posso.
Dell'età vecchia
scordo i malanni,
mi sento giovine
como a vent'anni.
Deh! Cara, affrettati.
Vieni, sposina!
Ecco, di bamboli
mezza dozzina
veggo già nascere,
veggo già crescere,
veggo scherzar.
Son rinato. 
Or si parli al nipotino: 
a fare il cervellino 
veda che si guadagna. 

(Ernesto entrano)

Eccolo appunto. 

(a Ernesto)

Giungete a tempo. 
Stavo per mandarvi a chiamare. 
Favorite. Non vo' farvi un sermone, 
vi domando un minuto d'attenzione. 
E vero o non e vero 
che, saranno due mesi, 
io v'offersi la man d'una zitella 
nobile, ricca e bella?

ERNESTO
È vero.

DON PASQUALE
Promettendovi per giunta 
un bel assegnamento, 
e alla mia morte quanto possiedo?

ERNESTO
È vero.

DON PASQUALE
Minacciando, 
in caso di rifiuto, 
diseredavi e 
a torvi ogni speranza, 
ammogliarmi, s'è d'uopo?

ERNESTO
È vero.

DON PASQUALE
Or bene, 
la sposa che v'offersi or sono due mesi, 
ve l'offro ancor.

ERNESTO
Non posso: 
amo Norina, 
la mia fede e impegnata.

DON PASQUALE
Si, con una spiantata.

ERNESTO
Rispettate 
una giovane povera, 
ma onorata e virtuosa.

DON PASQUALE
Siete proprio deciso?

ERNESTO
Irrevocabilmente.

DON PASQUALE
Or bene, pensate
a trovarvi un alloggio.

ERNESTO
Cosi mi discacciate?

DON PASQUALE
La vostra ostinazione
d'ogni impegno mi scioglie.
Fate di provvedervi, io prendo moglie.

ERNESTO
Prender moglie?

DON PASQUALE
Si, signore

ERNESTO
Voi?

DON PASQUALE
Quel desso in carne ed ossa.

ERNESTO
Perdonate la sorpresa.

DON PASQUALE
Io prendo moglie.

ERNESTO
Oh, questa è grossa! Voi?

DON PASQUALE
L'ho detto e lo ripeto. 
Io, Pasquale da Corneto, 
possidente, qui presente, 
d'annunziarvi ho l'alto onore 
che mi vado ad ammogliar.

ERNESTO
Voi scherzate.

DON PASQUALE
Scherzo un corno.

ERNESTO
Si, si, scherzate.

DON PASQUALE
Lo vedrete al nuovo giorno. 
Sono, e vero, stagionato, 
ma ben molto conservato, 
e per forza e vigoria 
me ne sento da prestar. 
Voi, frattanto, signorino, 
preparatevi a sfrattar.

ERNESTO
(fra sè)
Ci volea questa mania 
i miei piani a rovesciar! 
Sogno soave e casto 
de' miei prim'anni, addio. 
Bramai ricchezze e fasto 
solo per te, ben mio: 
povero, abbandonato, 
caduto in basso stato, 
pria che vederti misera, 
cara, rinunzio a te.

DON PASQUALE
(fra sè)
Ma veh, che originale!
Che tanghero ostinato! 
Adesso, manco male, 
mi par capacitato. 
Ben so dove gli duole, 
ma e desso che lo vuole, 
altri che se medesimo 
egli incolpar non può'!

ERNESTO
Due parole ancor di volo.

DON PASQUALE
Son qui tutto ad ascoltarvi.

ERNESTO
Ingannar si puote un solo: 
ben fareste a consigliarvi. 
Il dottore Malatesta 
e persona grave, onesta.

DON PASQUALE
L'ho per tale.

ERNESTO
Consultatelo.

DON PASQUALE
E già bello e consultato.

ERNESTO
Vi sconsiglia?

DON PASQUALE
Anzi al contrario, 
m'incoraggia, n'è incantato.

ERNESTO
Come? Come? Oh, questo poi...

DON PASQUALE
Anzi, a dirla qui fra noi,
la... capite?... la zitella,
ma... silenzio... è sua sorella.

ERNESTO
Sua sorella! Che mai sento?

DON PASQUALE
Sua sorella!

ERNESTO
Del dottore?

DON PASQUALE
Del dottor.

ERNESTO
(fra sè)
Mi fa il destin mendico,
perdo colei che adoro, 
in chi credevo amico 
discopro un traditor! 
D'ogni conforto privo, 
misero! A che pur vivo? 
Ah! non si da martoro 
eguale al mio martor!

DON PASQUALE
(fra sè)
L'amico e bello e cotto, 
non osa far un motto, 
in sasso s'è cangiato, 
l'affoga il crepacuor.
Si roda, gli sta bene, 
ha quel che gli conviene: 
impari lo sventato 
a fare il bell'umor. 
ACTO I 


Escena Primera 

(Sala en casa de Don Pasquale)

DON PASQUALE
Son las nueve; 
el doctor ya debería estar de vuelta.
Silencio... me parece... fantasías... 
quizá el viento que sopló. 
¡Qué pildorita, sobrinito, 
la que te estoy preparando!
¡Que me llamen don Asno 
si no te la hago tragar!

DOCTOR MALATESTA
¿Se puede?

DON PASQUALE
Pasad, pasad...
¿Y pues?

DOCTOR MALATESTA
¡Chitón, con prudencia!

DON PASQUALE
Me consume la impaciencia.
¿Y la novia?

DOCTOR MALATESTA
La encontré.

DON PASQUALE
¡Gracias a Dios!

DOCTOR MALATESTA
(para sí)
¡Qué bobalicón!

(a don Pasquale)

Justo la que os hace falta.
Escuchad, en dos palabras
os haré el retrato.

DON PASQUALE
Soy todo ojos, todo oídos,
mudo, escucharé sin decir palabra.

DOCTOR MALATESTA
Escuchad pues:
Bella como un ángel
en la tierra peregrino,
fresca como la azucena
que se abre al amanecer, 
ojos que hablan y ríen,
mirada que los corazones conquista,
cabellera que supera al ébano,
y sonrisa hechicera.

DON PASQUALE
¡Esposa tal! ¡Oh júbilo!
No me cabe en el pecho el corazón.

DOCTOR MALATESTA
Alma inocente, ingenua,
que a sí misma se ignora,
modestia sin par,
bondad que enamora,
con los desvalidos piadosa,
gentil, dulce, amorosa,
el cielo la hizo nacer
para hacer feliz un corazón.

DON PASQUALE
¿Familia?

DOCTOR MALATESTA
Pudiente, honrada.

DON PASQUALE
¿Se llama?

DOCTOR MALATESTA
Malatesta.

DON PASQUALE
¿Acaso pariente suya?

DOCTOR MALATESTA
Algo lejana...
Es mi hermana.

DON PASQUALE
¡Oh, alegría!
Y ¿cuándo verla 
me será concedido?

DOCTOR MALATESTA
Esta tarde, al anochecer.

DON PASQUALE
¿Esta tarde? ¡Ahora, ahora!
¡Por caridad, doctor!

DOCTOR MALATESTA
Frenad vuestro ardor,
tranquilizaos, calmaos,
dentro de poco vendrá.

DON PASQUALE
¿De veras?

DOCTOR MALATESTA
Preparaos y os la traeré.

DON PASQUALE
¡Oh querido!

DOCTOR MALATESTA
Pero escuchadme...

DON PASQUALE
¡No digáis más nada!

DOCTOR MALATESTA
Sí, pero...

DON PASQUALE
No hay pero que valga,
o caeré muerto aquí mismo.
Un fuego insólito
en mí siento arder,
que resistir
ya no puedo más.
De la vejez
olvido los achaques,
me siento joven
como a los veinte años.
¡Eh! ¡Querida, date prisa!.
¡Ven, mujercita mía! 
De chiquillos
media docena 
ya veo nacer, 
veo crecer, 
veo retozar. 
Me siento renacer. 
Ahora le hablaremos al sobrinito: 
verá lo que gana 
por ser tan testarudo. 

(entra Ernesto)

¡Aquí está!

(a Ernesto)

Llegas a tiempo. 
Iba a mandarte llamar. 
Siéntate. No trato de sermonearte, 
sólo te pido un minuto de atención. 
¿Es verdad o no es verdad, 
que, hará unos dos meses, 
te ofrecí la mano de una doncella 
noble, rica y bella?

ERNESTO
Es verdad.

DON PASQUALE
¿Y además prometí
asignarte una buena pensión,
y a mi muerte, darte todo lo que poseo?

ERNESTO
Es verdad.

DON PASQUALE
Te amenacé,
en caso de negarte,
con desheredarte y,
para privarte de toda esperanza,
casarme si fuera necesario?

ERNESTO
Es verdad.

DON PASQUALE
Pues bien,
la esposa que te ofrecí hace dos meses
te la ofrezco todavía.

ERNESTO
No puedo aceptar:
amo a Norina,
mi palabra está comprometida.

DON PASQUALE
Sí, con una pobretona.

ERNESTO
Respetad
a una joven pobre,
pero honrada y virtuosa

DON PASQUALE
¿Estás totalmente decidido?

ERNESTO
Irrevocablemente.

DON PASQUALE
Pues bien, ya puedes pensar
en buscar alojamiento.

ERNESTO
¿Así que me echáis?

DON PASQUALE
Tu obstinación me libra 
de cualquier compromiso. 
Espabílate.... Yo me caso.

ERNESTO
¿Os casáis?

DON PASQUALE
Sí, señor.

ERNESTO
¿Vos?

DON PASQUALE
El mismo que viste y calza.

ERNESTO
Disculpad mi sorpresa.

DON PASQUALE
Yo me caso.

ERNESTO
¡Ésta sí que es buena! ¿Vos?

DON PASQUALE
Te lo he dicho y lo repito. 
Yo, Pasquale da Corneto, 
propietario, aquí presente, 
tengo el honor de anunciar 
que me voy a casar.

ERNESTO
¿Bromeáis?

DON PASQUALE
Bromear... ¡Un cuerno!

ERNESTO
Sí, sí, estáis bromeando.

DON PASQUALE
Mañana lo verás. 
Soy, es verdad, maduro,
pero muy bien conservado, 
y con fuerza y vigor, 
estoy preparado para cortejar. 
Tú, entretanto, señorito, 
prepárate a desalojar.

ERNESTO
(para sí)
¡Sólo faltaba esta manía 
para mis proyectos desbaratar! 
Sueño suave y casto 
de mi juventud, adiós. 
Ambicioné riquezas y fiestas 
sólo para ti, bien mío.
Pobre, abandonado, 
caído en desgracia,
antes que verte en la miseria, querida, 
a ti renuncio.

DON PASQUALE
(para sí)
¡Mira, qué original!
¡Vaya un patán obstinado!
Ahora, menos mal, 
parece haber comprendido. 
Sé bien cómo le duele, 
pero él se lo ha buscado, 
a nadie más que a sí mismo 
puede echar la culpa.

ERNESTO
Quiero agregar dos palabras.

DON PASQUALE
Aquí estoy para escucharte.

ERNESTO
Quizás estéis equivocado, 
haríais bien en solicitar un consejo. 
El doctor Malatesta 
es persona seria y honrada.

DON PASQUALE
Por tal le tengo.

ERNESTO
Consultadle.

DON PASQUALE
Ya le he consultado.

ERNESTO
¿Y os lo desaconsejó?

DON PASQUALE
Todo lo contrario, 
me dio coraje... él está encantado.

ERNESTO
¿Cómo? ¿Cómo? No es posible...

DON PASQUALE
Dicho sea entre nosotros,
la...¿comprendes?... la muchacha...
pero...silencio... es su hermana.

ERNESTO
¡Su hermana! ¡Qué oigo!

DON PASQUALE
¡Su hermana!

ERNESTO
¿Del doctor?

DON PASQUALE
Del doctor.

ERNESTO
(para sí)
¡El destino me hace mendigo,
pierdo a la que adoro
y en quien creía mi amigo
descubro a un traidor!
De todo consuelo privado, ¡miserable!
¿Para qué vivir?
¡Ah, no hay un sufrimiento
igual a mi martirio!

DON PASQUALE
(para sí)
Nuestro amigo está anonadado,
no osa decir ni una palabra,
ha quedado paralizado,
le ahoga la congoja.
Que rabie, le viene bien,
tiene lo que se merece:
así aprende el calavera
a hacerse el gracioso.
Scena Seconda

(sala in casa de Norina)

NORINA
«Quel guardo il cavaliere 
in mezzo al cor trafisse; 
piego il ginocchio e disse:
"Son vostro cavaliere." 
E tanto era in quel guardo 
sapor di paradiso, 
che il cavalier Riccardo, 
tutto d'amor conquiso, 
giuro che ad altra mai 
non volgeria il pensier.» 
Ah, ah! Ah, ah! 
So anch'io la virtù magica 
d'un guardo a tempo e loco, 
so anch'io come si bruciano 
i cori a lento foco; 
d'un breve sorrisetto 
conosco anch'io l'effetto, 
di menzognera lagrima, 
d'un subito languor. 
Conosco i mille modi 
dell'amorose frodi, 
i vezzi e l'arti facili 
per adescar un cor. 
Ho testa bizzarra, 
son pronta, vivace, 
brillare mi piace, 
mi piace scherzar. 
Se monto in furore 
di rado sto a segno, 
ma in riso lo sdegno 
fo presto a cangiar. 
E il dottor non si vede! 
Oh, che impazienza! 
Del romanzetto ordito 
a gabbar Don Pasquale, 
ond'ei toccommi in fretta, 
poco o nulla ho capito, 
d or l'aspetto... 

(Entra un servo con una lettera) 

La man d'Ernesto... io tremo. 

DOTTOR MALATESTA 
(entrano)
Buone nuove, Norina. 
Il nostro stratagemma... 

NORINA
Me ne lavo la mani. 

DOTTOR MALATESTA 
Come? Che fu?

NORINA
Leggete. 

DOTTOR MALATESTA 
(leggendo)
«Mia Norina, vi scrivo 
colla morte nel cor. 
(Lo farem vivo.) 
Don Pasquale, aggirato 
da quel furfante... (Grazie!) 
da quella faccia doppia del dottore, 
sposa una sua sorella, 
mi scaccia di sua casa, 
mi disereda infine. 
Amor m'impone di rinunziare a voi. 
Lascio Roma oggi stesso, 
e quanto prima l'Europa. Addio. Siate felici. 
Questo e l'ardente mio voto. I1 vostro Ernesto.» 
Le solite pazzie!

NORINA 
Ma s'egli parte!

DOTTOR MALATESTA 
Non partirà, v'accerto. 
In quattro salti son da lui, 
della nostra trama 
lo metto a parte, ed ei rimane 
e con tanto di cor.

NORINA 
Ma questa trama 
si può saper qual sia?

DOTTOR MALATESTA 
A punire il nipote, 
che oppone alle sue voglie, 
Don Pasqual s'è deciso: prender moglie.

NORINA 
Già mel diceste.

DOTTOR MALATESTA 
Or bene, io, suo dottore, 
vistolo cosi fermo nel proposito, 
cambio tattica, e tosto, 
nell'interesse vostro e in quel d'Ernesto,
mi pongo a secondarlo. 
Don Pasquale sa 
ch'io tengo al convento una sorella. 
Vi fo pasar per quella 
egli non vi conosce e vi presento 
pria ch'altri mi prevenga; 
vi vede e resta cotto.

NORINA 
Va benissimo.

DOTTOR MALATESTA 
Caldo, caldo vi sposa. 
Carlotto, mio cugino, 
ci farà da notaro. 
Al resto poi tocca pensare a voi. 
Lo fate disperar: il vecchio impazza. 
Lo abbiamo a discrezione... 
E allor...

NORINA 
Basta. Ho capito.

DOTTOR MALATESTA
Va benone.

NORINA
Pronta io son; perch'io non manchi 
all'amor del caro bene, 
faro imbrogli, faro scene, 
so ben io quel ch'ho da far.

DOTTOR MALATESTA
Voi sapete se d'Ernesto sono amico, 
e ben gli voglio; 
solo tende il nostro imbroglio 
Don Pasquale a corbellar.

NORINA
Siamo intesi; prendo impegno.

DOTTOR MALATESTA 
Io la parte ora v'insegno.

NORINA
Mi volete fiera o mesta?

DOTTOR MALATESTA 
No, la parte non e questa.

NORINA
Ho da pianger, da gridar?

DOTTOR MALATESTA 
State un poco ad ascoltar. 
Convien far la semplicetta.

NORINA
La semplicetta?

DOTTOR MALATESTA 
Or la parte ecco v'insegno.

NORINA
Posso in questo dar lezione.

DOTTOR MALATESTA 
Collo torto, bocca stretta.

NORINA
Or proviam quest'altra azione. 
Mi vergogno, son zitella, 
grazie, serva, signor si.

DOTTOR MALATESTA 
Brava, brava, bricconcella! 
Va benissimo cosi.

NORINA
Vado, corro al gran cimento 
pieno ho il core d'ardimento; 
a quel vecchio, affè, la testa 
questa volta ha da girar. 
M'incomincio a vendicar. 
Quel vecchione rimbambito 
a' miei voti invan contrasta; 
io l'ho detto e tanto basta
la saprò, la vo' spuntar.

DOTTOR MALATESTA 
Si, corriamo al gran cimento, 
pieno ho il core d'ardimento.
A quel vecchio, affè la testa 
questa volta ha da girar.
Poco pensa Don Pasquale
che boccon di temporale 
si prepara in questo punto 
sul suo capo a revesciar. 
Urla e fischia la bufera 
veggo il lampo, il tuono ascolto; 
la saetta tra non molto 
sentiremo ad iscoppiar.
Escena Segunda 

(Una sala en casa de Norina)

NORINA
«Aquella mirada al caballero 
en mitad del corazón hirió; 
dobló la rodilla y dijo: 
"Soy vuestro caballero." 
Y tanto había en aquella mirada 
del aroma del paraíso,
que el caballero Ricardo, 
por el amor conquistado, 
juró que jamás a ninguna otra 
dirigiría su pensamiento.» 
¡Ja! ¡Ja! ¡Ja! ¡Ja! 
También yo conozco la magia 
de una mirada en el momento oportuno, 
también yo sé cómo se abrasan 
los corazones a fuego lento; 
de una breve sonrisa
también conozco el efecto, 
el de una engañosa lágrima, 
el de una súbita languidez. 
Conozco los mil modos 
del amoroso juego, 
los melindres y fáciles artificios 
para halagar un corazón. 
Soy caprichosa, 
soy ágil y vivaz, 
brillar me place, 
me gusta bromear. 
Si monto en cólera, 
es raro si me contengo, 
mas en risa el enojo 
me apresuro a cambiar. 
¡Y el doctor no aparece! 
¡Oh, qué impaciencia! 
De la falacia urdida 
para embaucar a don Pasquale, 
me habló tan apresurado 
que poco o nada comprendí,
y ahora le espero...

(Entra un criado y le entrega una carta.) 

Es la letra de Ernesto... tiemblo 

DOCTOR MALATESTA 
(entrando)
¡Buenas noticias, Norina!
Nuestra estratagema...

NORINA
Me lavo las manos. 

DOCTOR MALATESTA
¿Cómo? ¿Qué sucedió? 

NORINA
Lee. 

DOCTOR MALATESTA 
(leyendo)
«Norina mía, te escribo 
con la muerte en el corazón.» 
Le reviviremos.
«Don Pasquale, embrollado 
por aquel farsante, (¡Gracias!) 
por ese medicucho... 
... se casa con una hermana suya, 
me echa de su casa y, 
finalmente, me deshereda. 
El amor me impone renunciar a ti. 
Dejo Roma hoy mismo, 
y cuanto antes Europa. Adiós. Sé feliz. 
Este es mi ardiente voto. Tuyo, Ernesto.» 
¡Las tonterías de siempre!

NORINA 
Pero, ¿y si se va?

DOCTOR MALATESTA 
No se irá, te lo aseguro. 
En cuatro saltos estaré a su lado, 
de nuestra intriga 
lo pondré al tanto, 
y quedará con el corazón contento.

NORINA 
Pero esta intriga 
¿se puede saber de qué se trata?

DOCTOR MALATESTA 
Para castigar al sobrino, 
que se opone a sus deseos, 
don Pasquale ha decidido casarse.

NORINA 
Ya me lo dijisteis.

DOCTOR MALATESTA 
Pues bien, yo, su doctor, 
viéndole tan firme en su propósito, 
cambio de táctica, y rápido, 
en tu interés y en el de Ernesto,
comienzo a secundarle. 
Don Pasquale sabe que yo tengo 
una hermana en un convento. 
Te hago pasar por ella,
él no te conoce, y te presento 
antes de que otro se me adelante; 
te ve y se enamora.

NORINA 
Muy bien.

DOCTOR MALATESTA 
Rápidamente se casa contigo. 
Carlotto, mi primo, 
hará de notario. 
El resto te corresponde a ti. 
Lo haces desesperar: el viejo enloquece. 
Lo tenemos en nuestras manos... 
Entonces...

NORINA 
Basta. Comprendo. 

DOCTOR MALATESTA
Está bien.

NORINA
Estoy dispuesta; siempre que no manche
el amor de mi amado,
urdiré embrollos, haré escenas,
sé bien lo que debo hacer.

DOCTOR MALATESTA 
Sabes que de Ernesto soy amigo 
y que le quiero; 
lo que pretende nuestro embrollo
es a don Pasquale burlar.

NORINA 
De acuerdo; me comprometo a ello.

DOCTOR MALATESTA 
Ahora te enseñaré tu papel.

NORINA
¿Me quieres altiva o dócil?

DOCTOR MALATESTA
No, el papel no es ése.

NORINA
¿He de llorar o gritar ?

DOCTOR MALATESTA
Escúchame.
Te conviene hacerte la tonta.

NORINA
¿La tonta?

DOCTOR MALATESTA
Ahora te enseñaré el papel.

NORINA
En eso puedo dar lecciones.

DOCTOR MALATESTA
La cabeza, de lado; la boca cerrada.

NORINA
Ahora probemos esto otro.
Me avergüenzo, soy doncella,
gracias, servidora, sí señor.

DOCTOR MALATESTA
¡Bravo, bravo, bribonzuela!
Así está muy bien.

NORINA
Voy, me dispongo al gran acontecimiento,
pleno el corazón de audacia;
a aquel viejo, a fe mía, 
la cabeza haré bajar.
Empiezo a vengarme.
Ese vejestorio atontado
a mis deseos se opone en vano;
lo he dicho y basta,
sabré salirme con la mía.

DOCTOR MALATESTA
SÍ, dispongámonos al acontecimiento, 
pleno el corazón de audacia;
a aquel viejo, a fe mía, 
la cabeza haré bajar.
Poco se imagina don Pasquale 
la preciosidad de tormenta 
que se prepara en estos momentos 
a desatarse sobre su cabeza. 
Ulula y silba el huracán, 
veo el rayo, el trueno escucho; 
pronto oiremos 
la tormenta estallar.

Acto II