LAS CHINAS
Personajes
|
LISINGA
|
Joven china |
Contralto |
La acción transcurre en China, en época indeterminada.
|
ATTO UNICO Escena Unica (Il teatro rappresenta una camera nella casa di Lisinga, ornata al gusto cinese, con tavola e quattro sedie. Lisinga, Sivene, e Tangia siedono bevendo il té in varie attitudini di somma astrazione. Silango ascolta inosservato da una porta socchiusa. Lisinga dopo aver osservato qualche spazio di tempo l'una, e l'altra compagna, rompe finalmente il silenzio) LISINGA E ben? Stupide, e mute par che siam divenute! Almen parliamo, così nulla farem. SIVENE Ma non è cosa di lieve momento trovar divertimento allegro insieme, ed innocente e nuovo. TANGIA È un'ora che ci penso, e non lo trovo. LISINGA Dica, qualunque sia, ciascuna il suo pensiero: e il più adattato... TANGIA Tacete. Eccolo! Oh bello! Io l'ho trovato. LISINGA Sentiam. TANGIA Figureremo come se... non mi piace. O pur... né meno. SIVENE Spedisciti. TANGIA Vi sono mille difficoltà. Via questo è buono: facile ad eseguire, ingegnoso, innocente. LISINGA Lode al cielo. SIVENE E sarà? TANGIA No: non val niente. LISINGA L'invenzione è felice. SIVENE Bellissimo è il pensier. TANGIA Ma l'inventare è men facile assai di quel che pare. (Si scopre improvvisamente Silango.) SILANGO Dirò ninfe ancor'io il parer mio, se non vi son molesto. TANGIA Un uomo! (s'alzano spaventate) LISINGA Aimè! SIVENE Che tradimento è questo! SILANGO Fermatevi: tacete. Al venir mio tanto spavento? E che vedeste mai? Un'aspide? Una tigre? TANGIA Uh, peggio assai. LISINGA Più rispetto, o germano sperai da te. Queste segrete soglie sono ad ogni uom contese. Nol sai? SILANGO Lo so. Ma è una follia cinese. Si ride (e il vidi io stesso) in tutto l'occidente di questa usanza, estravagante, e rara. TANGIA Ecco, il mondo a girar, quel che s'impara. SIVENE Ah mia cara Lisinga non so dove io mi sia. Senti, se m'ami, senti con qual tumulto mi balza il core! (si pone la mano di Lisinga sul petto) LISINGA Io d'ira avvampo. TANGIA Oh dio! Di noi che si dirà per tutta la città? Sapranno il caso i parenti, i vicini, il popolo, la corte, e i mandarini. SILANGO No: di ciò non temete. Alcun... LISINGA Parti. SILANGO Non vide alcun... SIVENE Va' per pietà. Mi fai Silango mancar d'affanno. SILANGO Un sol momento, e poi bellissima Sivene... TANGIA O parti, o vado il vicinato a sollevar. SILANGO Ma tanto in odio a voi son io? TANGIA Sì: parti. SILANGO E ben, così volete; addio! (in atto di partire) SIVENE Senti. SILANGO (tornando) Che brami? SIVENE Avverti, d'uscir celato. SILANGO Ubbidirò. (partendo) TANGIA T'arresta. SILANGO (voltandosi) Perché? TANGIA Sei ben sicuro che alcuno entrar non ti mirò? SILANGO Vi giuro, che nessun mi vide, che nessun mi vedrà. Restate. (partendo) TANGIA Ascolta. Dunque fretta sì grande necessaria non è. SILANGO (con ironia, e sempre in atto di partire) Restar potrei, ma la bella Sivene mancherebbe d'affanno. SIVENE Il mio spavento già comincia a scemar. SILANGO (come sopra) Ma il vicinato solleverà Tangia. TANGIA Quel che si dice tutto ognor non si fa. SILANGO (come sopra) Ma quel rispetto ch'io debbo alla germana... LISINGA Orsù son stanca di coteste indiscrete vivacità. Taci. È miglior consiglio differir, che tu parta, infin che affatto s'oscuri il ciel. Ma tu più saggio intanto pensa che qui non siamo sulla Senna, o sul Po. Che un'altra volta ti può la tua franchezza costar più cara. E che non v'è soggetto più comico di te, quando t'assumi l'autorità di riformar costumi. SILANGO Ubbidisco e m'accheto. LISINGA Ogn'un di nuovo sieda, e m'ascolti. (siedono tutti) Aver trovato io spero la miglior via di divertirci. SIVENE A noi dunque non tacer. LISINGA Rappresentiamo qualche cosa drammatica. SIVENE Oh sì questo mi piace. TANGIA Questo è il miglior. LISINGA D'abilità, d'ingegno può far pompa ciascuno. SILANGO E poi quest'arte comune è sol negl'europei paesi, ma qui verso l'aurora, fra noi cinesi, è pellegrina ancora. SIVENE Non più. TANGIA Scegli il soggetto cara Lisinga. SILANGO E sia di quegli usati su le scene europee. LISINGA Trattar bisogna un eroico successo. Io sceglierei l'Andromaca. SILANGO È divino. Ma un fatto pastorale è sempre più innocente, e naturale. TANGIA Sì: ma quella, che tedia meno d'ogn'altra cosa, è la commedia. LISINGA Eventi illustri, e grandi tratta l'eroico stil; commove affetti corrispondenti a quelli: il core impegna, ed a pensar con nobiltade insegna. SIVENE E il pastoral costume ci fa senza fatica innamorar dell'innocenza antica. TANGIA Ma la commedia intanto più scaltra, e più sagace, e riprende, e diletta; e sferza, e piace. SILANGO Fate dunque così (se pur volete una volta finir) reciti ogn'una nello stil ch'ha proposto una picciola scena: e si risolva su quel che piacerà. SIVENE Più bel ripiego inventar non si può. LISINGA Incomincia Sivene. SIVENE Oh questo no! Sia la prima Tangia. TANGIA Ben volentieri: eccomi ad ubbidir. (si leva in piedi) SILANGO Spiegar bisogna ciò, che far si pretende, prima d'incominciar. TANGIA Quello s'intende. Io fingerò... Già posso finger quel che mi par? LISINGA Certo. TANGIA Benissimo. Fingerò dunque... E non importa al caso se l'abito or non è corrispondente? SILANGO L'abito si figura. TANGIA Ottimamente. LISINGA Quando comincerai! TANGIA Subito. Io faccio verbi gratia così: supponete che qui... Meglio saria, che un'altra cominciasse in vece mia. SILANGO Già l'aspettavo. LISINGA Eh non perdiam più tempo (s'alza) con questi scherzi. Io vi farò la strada. Avanzate, sedete, e state attente. (Sivene, Tangia, e Silango vanno a sedersiai lati, ma molto innanzi.) TANGIA Mi son disimpegnata egregiamente. SILANGO Eccomi ad ascoltar. LISINGA Questa d'Epiro è la real città. D'Ettore io sono la vedova fedele. A questo lato ho il picciolo Astianatte, pallido per timor. Pirro ho dall'altro, che vuol d'amore insano il sangue del mio figlio, o la mia mano. TANGIA Che voglia maledetta. LISINGA Il barbaro m'affretta alla scelta funesta. Io piango, e gemo, ma risolver non so. Pirro è già stanco delle dubbiezze mie: già non respira che vendetta, e furore. Ecco s'avanza, il bambino a rapir. (rappresenta) Ferma crudele, ferma: verrò. Quell'innocente sangue non si versi per me. Ceneri amate dell'illustre mio sposo, e sarà vero, ch'io vi manchi di fé! Ch'io stringa...Oh dio, Pirro pietà! Che gran trionfo è mai al vincitor di Troia d'un fanciullo la morte? E quale amore può destarti nell'alma una infelice, giuoco della fortuna, odio de' numi? Lascia, lasciaci in pace. Io tene priego per l'ombra generosa del tuo gran genitor. Per quella mano che fa l'Asia tremar: per questi rivi d'amaro pianto... Ah le querele altrui l'empio non ode. TANGIA Ammazzerei colui. LISINGA No, d'ottenermi mai, barbaro non sperar: mora Astianatte, Andromaca perisca; ma Pirro in van, fra gli empi suoi desiri, e di rabbia, e d'amor frema, e deliri. LISINGA Ah non son io che parlo, è il barbaro dolore, che mi divide il core, che delirar mi fa. Non cura il ciel tiranno l'affanno ~ onde mi vedo, un fulmine gli chiedo, e un fulmine non ha. (va a sedere) SILANGO Ah non finir sì presto germana amata. LISINGA Io la mia scena ho fatta: faccia un'altra la sua. TANGIA Sentiamo almeno, come si terminò questo negozio. LISINGA Io vel dirò quando staremo in ozio. SILANGO Siegui, o bella Sivene. SIVENE Eccomi. (s'alza da sedere) Io fingo una ninfa innocente. TANGIA (Fra sè) Quel titolo di bella è assai frequente. SIVENE Rappresenti la scena una valletta amena. Abbia all'intorno di platani, e d'allori foltissimo recinto: e si travegga fra pianta, e pianta, ove è maggior distanza, qualche rozza capanna in lontananza. Qui al consiglio d'un fonte il crin s'infiora Licori pastorella semplice, quanto bella. Ha Tirsi al fianco che piangendo l'accusa di poco amore; ella, che amor promise, e d'amor non s'intende, ride a quel pianto: il pastorel s'offende. Crudele, ingrata, egli la chiama, ed ella, che non sa d'esser rea, sdegnasi. E a lui, piena d'ire innocenti, semplicetta risponde in questi accenti. SILANGO Bellissima Sivene qui manca il pastorello: se mi fosse permesso io farei quello. TANGIA (Fra sè) Siam di nuovo al bellissimo; e mai non tocca a me. SIVENE Sorgi, e se vuoi, fingi il pastor: ma non sia lungo il giuoco. (Silango si leva in piedi) TANGIA (Fra sè) Per dir la verità, questa diversità mi scotta un poco. SILANGO (rappresenta) Che mai Licori ingrata che far degg'io, per ottener quel core? Ostentami rigore e sarai men crudele. È tirannia quel sempre lusingarmi, quel dir sempre che m'ami, e non amarmi. Lo so. Già sei sdegnata. Più credulo mi vuoi. Ma come oh dio! se quei begli occhi amati nulla mi dicon mai; se mai non veggo di timor, di speranza, di gelosia, di tenerezza un solo trasporto in te: se mai non trovo un segno de' tumulti dell'alma in quel sembiante come posso, o crudel, crederti amante? Se son lungi, non mi brami, se son teco non sospiri, ah! ti sento dir che m'ami ma sperar amor non so. E se ancor de' miei martiri mai pietà non ha quel core, o non sa che cosa è amore, o per me non lo provò. SILANGO Che vi par della scena? TANGIA In quel pastore soverchia debolezza io ritrovai. SILANGO Ma la ninfa che adora è bella assai. (va a sedere) TANGIA (Fra sè) Che insolente! LISINGA Sivene udiamo il resto. SIVENE (rappresenta) Ogni dì più molesto dunque o Tirsi ti fai. Da me che brami? Credi che poco io t'ami? Dopo il fido mio can, dopo le mie pecorelle dilette il primo loco hai nel mio core: e questo è amarti poco? Se più d'un core avessi, più t'amerei: farò che Silvia, e Nice t'amin con me; già, che hai sì gran talento, d'esser amato assai. Non sei contento! Intendo: il tuo desio è che m'avvezzi anch'io a vaneggiar con te. Che a dirti impari che son dardi i tuoi sguardi; che un sol tu sei: che non ho ben, che moro. Se da te m'allontano, oh questo no, tu lo pretendi in vano. Mai non sperare mentir ch'io possi, ti voglio amare, puoi lusingarti, ma nell'amarti non delirar. Se a te non piace restiamo in pace e andiam contenti ed io l'agnelle, e tu gl'armenti a pascolar. SILANGO Che amabil pastorella! LISINGA Or la commedia è tempo che s'ascolti. SILANGO È ver: ma prima lasciatemi appagar per carità una curiosità. Questa valletta in che paese è mai? SIVENE Oh questo importa poco. SILANGO Importa assai, saper dove al presente si possa ritrovar qualche innocente. LISINGA (con ironia) Viva l'arguto ingegno. TANGIA Mi trovo nell'impegno, ma non veggo il soggetto, che intraprender potrei. LISINGA Qual più ti piace. Un che venda bravura, e tremi di paura. Un che non sappia mandar fuori un sospiro, che fu lo stil di Caloandro, o Ciro. SIVENE Un servo pecorone, flagello del padrone. SILANGO Un vecchio amante, che pieno di malizia, contrasti fra l'amore e l'avarizia. LISINGA Un giovane affettato tornato da' paesi... TANGIA Oh questo, questo. SILANGO (Fra sè) Qui ci anderà del mio. TANGIA (Fra sè) Il vago Tirsi accomodar vogl'io. SILANGO E ben Tangia diletta... TANGIA (sorge) Eccomi alla toeletta, ritoccando il tuppé. Olà qualcuno a me, qualcuno olà. Tarà larà larà. (rappresenta e canta tra denti) Un altro specchio, e presto. Ta, rà; che modo è questo di presentarlo? Oh che ignoranza crassa! Pure alla gente bassa perdonerei: ma qui viver non sa né men la nobiltà. Chi non mi crede vada una volta sola alle Tuillerie. Quella è la scuola. Là là chi vuol vedere brillar la gioventù. Quello è piacere. Uno salta in un lato, l'altro è steso sul prato: chi fischia, e si dimena: chi declama una scena; quello parla soletto, rileggendo un biglietto. Quello a Fillis che viene, dice in tuon passionné charmante beauté... (cantando) Ma qui? Povera gente! Fanno rabbia, e pietà. Non si fa niente. E si lagnano poi, che son le belle selvatiche con lor. Lo credo anch'io: se i giovani non hanno arte, né brio. TANGIA Fanno l'amore certi sguaiati che qui si vedono così affettati, paion scimmiotti dai gesti, e motti, e palleggiando van salutando servo di lei, io per lei moro, o mio tesoro, e divertendosi vanno così. (fa il ritornello con la voce, e balla in caricatura) Fede non serbano, non hanno affetto e mai si sentono amor nel petto: ma sol ingannano in ogni dì. (insultando) Che ti sembra Silango di questo ritrattino? SILANGO (mortificato) È bello assai. TANGIA L'idea mi par novella. SILANGO Sì: ma quella innocente è assai più bella. TANGIA (Fra sè) Non so, che gli farei. LISINGA Via risolviamo. Quale è dunque lo stile, che preferir si debbe. SIVENE Il tragico sarebbe senza fallo il miglior. Sempre mantiene in contrasti d'affetti il core umano: ma quel pianger per gusto è un poco strano. SILANGO Scelgasi dunque quella semplice pastorella. TANGIA È d'uno stile innocente, e gentile: e per un poco certo darà piacer. Ma poi non ha molta diversità. Quel parlar sempre di capanne, e d'armenti temo, che a lungo andar secco diventi. LISINGA Anch'io ne ho gran timor. TANGIA Dunque facciamo qualche dramma ridicolo. LISINGA Facciasi. Ma corriamo un gran pericolo. TANGIA Qual è mai? LISINGA La commedia degli uomini i difetti deve rappresentar perché diletti. E impossibile è affatto che alcun non vi ritrovi il suo ritratto. TANGIA Cappari! Dice bene: non se ne parli più. Tirarmi addosso può gran nemici una parola, un gesto. Fra gli altri guai mi mancherebbe questo. LISINGA Per tutto è qualche inciampo. SILANGO Orsù volete seguitar belle ninfe il parer mio? SIVENE Io volentieri. LISINGA, TANGIA E volentieri anch'io. SILANGO (ad una schiava) Vengano gli istrumenti. SIVENE Il tuo pensiero impaziente aspetto. SILANGO Concertate un balletto. Ogn'un ne gode, ogn'uno se n'intende; non fa pianger, non secca, e non offende. SIVENE Sì sì. TANGIA Piace anche a me. LISINGA Può dir qualcuno novità nella scelta, io non ritrovo: ma quel che si sa bene, è sempre nuovo. LISINGA Voli il piede in lieti giri. SIVENE S'apra il labbro in dolci accenti. LISINGA, TANGIA E si lasci in preda ai venti ogni torbido pensier. LISINGA, TANGIA SIVENE, SILANGO E si lasci in preda ai venti ogni torbido pensier. SILANGO Il piacer conduca il coro. TANGIA L'innocenza il canto ispiri. TANGIA, SILANGO E s'abbracciano fra loro l'innocenza, ed il piacer. LISINGA, TANGIA SILANGO, SIVENE E s'abbracciano fra loro l'innocenza ed il piacer. (Incomincia il ballo intitolato il Giudizio di Paride) ![]() |
ACTO ÚNICO Escena Única (La escena representa una habitación en la casa de Lisinga, adornada al gusto chino, con una mesa y cuatro sillas. Lisinga, Sivene, y Tangia se sientan bebiendo el té en distintas aptitudes de suma abstracción. Silango escucha detrás de una puerta entornada. Lisinga, después de observar por algún tiempo a una y la otra compañera, rompe por fin el silencio) LISINGA ¿Y bien? ¡Estúpidas y mudas parecen que nos hemos vuelto! Al menos hablemos, así nada haremos. SIVENE Pero no es cosa fácil que en breve momento encontremos una diversión alegre, inocente y nueva. TANGIA Hace una hora que lo pienso y no encuentro nada. LISINGA Propongamos cada cual su idea y la más apta… TANGIA ¡Calla! ¡Ya está! ¡Qué bien, la he encontrado! LISINGA Oigamos. TANGIA Representaremos como si... ¡Oh, no me gusta! Quizás... mucho menos. SIVENE Decídete. TANGIA Hay mil dificultades, pero... Veamos, sí, eso estaría bien: fácil de hacer, ingenioso e inocente. LISINGA ¡Alabado sea el cielo! SIVENE ¿Qué es? TANGIA No, no vale nada. LISINGA La invención es feliz. SIVENE Hermoso es el pensamiento. TANGIA Pero el inventar es no es tan fácil como parece. (Silango aparece de repente.) SILANGO Ninfas, os diré mi parecer, si no os es molesto. TANGIA ¡Un hombre! (se levantan espantadas) LISINGA ¡Ah de mí! SIVENE ¿Qué traición es ésta? SILANGO Esperad: ¡callaos! ¿A qué viene tanto susto? ¿Acaso estáis viendo un áspid, un tigre? TANGIA ¡Ay, mucho peor! LISINGA Más respeto, querido hermano, esperaba de ti. Estas secretas habitaciones están vedadas a todos los hombres. ¿No lo sabes? SILANGO Lo sé, pero es una locura china. En occidente, yo mismo lo he visto, todos se ríen de esta costumbre extravagante y rara. TANGIA ¡He aquí lo que se aprende al recorrer el mundo! SIVENE ¡Ay, mi querida Lisinga, no sé dónde estaba! ¡Siente, si me amas, siente con qué alboroto brinca mi corazón! (pone la mano de Lisinga sobre su pecho) LISINGA Pues yo de ira exploto. TANGIA ¡Ay, dioses! ¿Qué dirán de nosotras en la ciudad? Sabrán de esto los parientes, los vecinos, el pueblo, la corte y los mandarines. SILANGO No, por eso no ospreocupéis, alguien... LISINGA ¡Vete! SILANGO No me ha visto nadie... SIVENE ¡Vete por piedad! Me haces, Silango, morir de angustia. SILANGO Un sólo momento y luego, hermosa Sivene... TANGIA ¡Oh, márchate, o despertaré a todo el vecindario! SILANGO Pero ¿tanto odio me tienes? TANGIA ¡Sí, márchate! SILANGO Pues bien, si así lo queréis, ¡adiós! (en actitud de marcharse) SIVENE ¡Oye! SILANGO (regresando) ¿Qué deseas? SIVENE Trata de salir inadvertido. SILANGO Eso haré. (saliendo) TANGIA ¡Detente! SILANGO (volviéndose) ¿Por qué? TANGIA ¿Estás seguro de que nadie te vio entrar? SILANGO Os lo juro que nadie me vio y que nadie me verá. Tranquilas. (saliendo) TANGIA Escucha. Tanta prisa, no es necesaria SILANGO (con ironía y siempre en actitud de salir) Podría quedarme, pero la bella Sivene moriría de angustia y preocupación. SIVENE Mi angustia ya empieza a decrecer. SILANGO (como antes) Pero Tangia avisará a los vecinos. TANGIA Todo lo que se dice no siempre se hace. SILANGO (como antes) Pero el respeto que le debo a mi hermana... LISINGA Pues bien ya estoy harta de tanta ironía. Calla. Lo mejor será esperar a que te marches, hasta que sea noche cerrada. Pero sé más prudente. Piensa que aquí no estamos a la orilla del Sena o del Po. Tu osadía te puede costar muy caro. No hay un sujeto más cómico de tú, cuando asumes ese rol de autoridad reformadora de las costumbres. SILANGO Obedezco y me calmo. LISINGA Sentaros y prestad atención. (todos se sientan) Creo haber encontrado la mejor forma de divertirnos. SIVENE Cuéntanos pues, no te quedes callada. LISINGA Representaremos algo dramático. SIVENE ¡Ay, sí, eso me gusta! TANGIA ¡Eso esté muy bien! LISINGA Cada uno podrá hacer alarde de su habilidad e ingenio. SILANGO Ese arte es normal en los países europeos, pero aquí, entre nosotros los chinos, es aún extraño. SIVENE Comencemos... TANGIA Elige el tema querida Lisinga. SILANGO Y que sea de los usados en los escenarios europeos. LISINGA Sería interesante tratar un hecho heroico. Yo elegiría la Andrómaca. SILANGO Es divino, pero una obra pastoril es más inocente y natural. TANGIA Sí, pero lo que menos aburre es la comedia. LISINGA De ilustres, y grandes eventos trata el estilo heroico, que logra conmover, arrebata el corazón, y enseña a pensar con nobleza. SIVENE Y la obra pastoril nos hace, sin fatiga, enamorarnos de la inocencia antigua. TANGIA Pero la comedia, sin embargo, es más astuta y alegre; deleita, es picante y agrada. SILANGO Pues entonces, si queréis terminar de una vez, recitad cada una, en el estilo que ha propuesto, una pequeña escena y decidamos cual nos gusta más. SIVENE ¡Una solución más linda inventar no se puede! LISINGA ¡Sivene, empieza tú! SIVENE ¡Oh, eso no! ¡Que Tangia sea la primera! TANGIA Está bien, de buena gana obedeceré. (se pone de pie) SILANGO Es necesario explicar qué se pretende hacer, antes de comenzar. TANGIA Me parece bien. Yo simularé... ¿Puedo simular lo que me plazca? LISINGA Ciertamente. TANGIA Muy bien. Pues simularé... ¿Y no importa si el vestuario no es el adecuado? SILANGO El vestuario se imagina. TANGIA Óptimamente. LISINGA ¡Vamos, empieza! TANGIA Enseguida. Lo hago verbi gratia así: Supongamos que aquí... ¡Mejor será que empiece otra en mi lugar! SILANGO ¡Ya me lo esperaba! LISINGA ¡Eh, no perdamos más tiempo! (se levanta) Yo abriré el juego. Adelante, sentaros y estad atentas. (Sivene, Tangia, y Silango sientan en los laterales) TANGIA Yo estoy acomodada egregiamente. SILANGO Heme aquí, dispuesta a escuchar. LISINGA Esta de Epiro es la real ciudad. De Héctor yo soy la viuda fiel. A un lado tengo al pequeño Astianacte, pálido por el temor. A Pirro tengo del otro, que quiere, con loco amor, la sangre de mi hijo o mi mano. TANGIA ¡Qué deseo tan maldito! LISINGA El bárbaro me apremia a la elección funesta. Yo lloro y gimo, pero no puedo decidirme. Pirro, ya cansado de mis dudas, sólo piensa furioso en la venganza y llega a raptar al niño. (representando) “¡Detente cruel, detente! Que la inocente sangre no sea derramada. Cenizas amadas de mi ilustre esposo, ¿será verdad que deba faltar a mi fidelidad? Que yo acepte... ¡Oh, dioses! ¡Pirro, piedad! ¡Qué gran triunfo significa para el vencedor de Troya la muerte de un niño! ¿Y qué amor puede despertar en tu alma una infeliz mujer que es juego de la fortuna y odio de los dioses? ¡Deja, déjanos en paz! Te lo ruego por el alma generosa de tu padre. Por aquella mano que hizo temblar al Asia; por estos ríos de amargo llanto...” ¡Ay, pero el impío no escucha las quejas! TANGIA Yo lo mataría. LISINGA “¡No, bárbaro, no esperes tenerme jamás! Que muera Astianacte, que Andrómaca perezca; y que Pirro en vano, en medio de sus impíos deseos, de rabia y de amor brame y delire.” LISINGA “Ay, no soy yo quien habla, es el bárbaro dolor, que me parte el corazón y me hace delirar. No le preocupa al cielo tirano la aflicción en que me veo, un rayo le pido, y un rayo no me da”. (va a sentarse) SILANGO ¡Ay, no finalices tan pronto hermana amada! LISINGA Yo ya he hecho mi escena, que ahora otra haga la suya. TANGIA Oigamos al menos, como acabó esa historia. LISINGA Os lo diré cuando estemos ociosas. SILANGO Sigue tú, ¡oh, bellísima Sivene! SIVENE Aquí voy. (se levanta) Yo represento a una ninfa inocente. TANGIA (Para sí) Ese título de bellísima está muy visto. SIVENE La escena representa un vallecito ameno rodeado de un espeso cerco de plátanos y laureles que se pierde en la distancia. Se ve, a lo lejos, una rústica choza. Junto a una fuente, la pastorcilla Licori peina su cabello, es tan sencilla como hermosa. A su lado está Tirsi, el pastor, que llora a causa de la falta de amor, pues amor se le prometió y amor no percibe. El pastorcillo, ofendido, le dice: ”¡Cruel, ingrata!” La llama, y ella, que no cree ser culpable, se enoja y a él, llena de inocente ira, con simpleza le responde estas palabras: SILANGO Bellísima Sivene, aquí falta el pastorcillo. Si me es permitido yo desempeñaré su papel. TANGIA (Para sí) Ya estamos de nuevo con el “bellísima”. A ver cuando me toca a mí... SIVENE Levántate, y si quieres, haz de pastor, pero que no sea muy largo el juego. (Silango se pone de pie) TANGIA (Para sí) A decir verdad, tanta diversidad me perjudica un poco. SILANGO (representando) “Ingrata Licori: ¿qué debo hacer para obtener tu corazón? Muéstrame rigor y serás menos cruel. Es una tiranía eso de seducirme, eso de decir que me amas y no amarme. Lo sé. Estás enojada y piensa que recelo. ¡Pero cómo, oh Dios! Si esos amados ojos nunca me dicen nada; si nunca veo de temor, de esperanza, de celos, de ternura una sola muestra tuya; si nunca encuentro un signo del amor que siente tu alma en tu semblante. ¿Cómo puedo, oh cruel, creerte enamorada?” Si estoy lejos, no me deseas, si estoy contigo no suspiras. ¡Ah! no te siento decir que me amas y ya no puedo esperar más tu amor. Y si ese corazón no tiene piedad de mi martirio, o no sabes lo que es el amor, o por mí no lo ha sentido. SILANGO ¿Qué os ha parecido la escena? TANGIA Yo creo que en ese pastor hay exceso de debilidad. SILANGO Pero la ninfa a la que adora es muy bella. (va a sentarse) TANGIA (Para sí) ¡Qué insolente! LISINGA Sivene, oigamos el resto. SIVENE (representando) “Tirsi, cada día me acosas con tus penas. Dime, ¿qué deseas de mí? ¿Crees que te amo poco? Después de mi perro fiel, después de mis ovejitas queridas lo primero que anida en mi corazón eres tú: ¿y eso es quererte poco? Si tuviera más de un corazón, más te amaría. Haré que Silvia y Nice te amen conmigo, puesto que deseas ser muy amado. ¿No estás contento? Ya entiendo, tu deseo es que yo me acostumbre a delirar contigo. Que aprenda a decir que tus ojos son como dardos; que eres un sol; qué no tengo paz; que me muero si de ti me alejo, ¡Oh, eso no, en vano lo pretendes! No lo esperes nunca pues mentir no puedo. Te quiero amar, puedo ilusionarme, pero en el amor no puedo delirar. Si eso a ti no te gusta, quedamos en paz e iremos contentos: yo, con mis ovejitas, y tú, con tus rebaños a pastorear. SILANGO ¡Qué amable pastorcita! LISINGA ¡Ahora es tiempo de escuchar la comedia! SILANGO Es verdad, pero antes dejadme satisfacer, por favor, una curiosidad. Ese vallecito, ¿en qué región está? SIVENE ¡Va, eso importa poco! SILANGO Importa mucho saber dónde, hoy en día, aún se puede encontrar un inocente. LISINGA (con ironía) ¡Viva el ingenio sutil! TANGIA Estoy intentándolo, pero no encuentro un trema con el que podría comenzar. LISINGA ¿Cuál te gusta más? ¿Uno que venda bravura ytiembles de miedo, o uno que no sepa sacar un suspiro, del estilo de Caloandro o Ciro? SIVENE Un sirviente cobarde, flagelo de su patrón. SILANGO Un viejo amante, que lleno de malicia, luche entre el amor y la avaricia. LISINGA Un joven afectado que regresó a su país... TANGIA ¡Oh ése, ése! SILANGO (Para sí) Aquí se hablará de mí. TANGIA (Para sí) Quiero consolar al apuesto Tirsi. SILANGO ¿Y bien, querida Tangia?... TANGIA (se levanta) ¡Estoy en el vestidor, retocándome! ¡Eh, alguien que me ayude, vamos! ¡Tarà larà larà! (representa y canta entre dientes) ¡Otro espejo, y rápido! ¡Ta, rà! ¿Qué modo es éste de presentarlo? ¡Ay, qué gran ignorancia! A la gente humilde se lo perdonaría, pero aquí no sabe vivir ni siquiera la nobleza. Quien no me crea vaya una sola vez a las Tullerías. ¡Esa es la escuela! Allí se puede ver brillar a la juventud. ¡Eso es un auténtico placer! Aquí, uno está bailando; el otro está allí tendido sobre el prado; ésta tararea y se contonea; aquella otra declama una escena; aquél ensaya un monólogo releyendo su papel; ese de ahí se dirige a Fillis con tono “passionné charmante beauté”... (cantando) ¿Pero aquí? ¡Aquí no hay sino pobre gente! Dan rabia y piedad. No saben nada. Y luego se quejan de que las muchachas los rechazan. No puede ser de otra manera, pues aquí los jóvenes no tienen arte ni brío. TANGIA Cierto groseros de por aquí, cortejan tan afectados a las muchachas, que parecen monitos de tantos gestos y muecas como hacen. No paran de parlotear, cuando saludan,. diciendo: “Soy su servidor, me muero por usted, ¡oh, mi tesoro!” Y se divierten de esa manera. (Canta el estribillo mientras baila cómicamente) Fidelidad no guardan. No tienen cariño y nunca sienten amor en su pecho. Únicamente saben engañar todos los días.” (A Silango) ¿Qué te parece, Silango, este retratito? SILANGO (mortificado) Es muy bello. TANGIA La idea me perece original. SILANGO Sí, pero la de la pastorcilla es más bella. TANGIA (Para sí) ¡No sé qué le haría! LISINGA ¡Vamos, resolvamos! ¿Cuál es pues el estilo, que debe preferirse? SIVENE El trágico es sin duda el mejor. Siempre mantiene en conflicto los sentimientos del corazón, aunque tanto llorar, resulta extraño. SILANGO ¡Elíjase entonces a la humilde pastorcita! TANGIA Su estilo es inocente y gentil; y verdaderamente resulta muy agradable, pero no tiene mucha variedad. Creo que eso de hablar siempre de chozas y de rebaños, a la larga, se vuelve aburrido. LISINGA También yo lo pienso así. TANGIA ¡Pues entonces, hagamos alguna comedia! LISINGA ¡Sí, sí, hagámoslo! Pero... corremos un gran peligro. TANGIA ¿Cuál? LISINGA La comedia debe representar los defectos de los hombres para que sea divertida. Es totalmente imposible que alguien no se encuentre retratado en ella. TANGIA ¡Caramba, tienes razón! ¡Que no se hable más! Lo único que falta, que una palabra, un gesto pueda darme muchos enemigos. Entre todos los males, sólo ese me falta. LISINGA Para todo hay una dificultad. SILANGO Entonces, bellas ninfas ¿queréis seguir mi parecer? SIVENE Yo de buena gana. LISINGA, TANGIA ¡Y de buena gana yo también! SILANGO (a una esclava) ¡Que traigan los instrumentos! SIVENE ¿Qué es lo que pretendes? SILANGO Haremos un ballet. A todos les gusta; todos lo comprenden; no hace llorar, no aburre y no ofende. SIVENE ¡Sí, sí! TANGIA A mí también me gusta. LISINGA No encuentro novedad en esa elección, pero lo que se hace bien, siempre gusta. LISINGA ¡Se vuela en etéreos giros! SIVENE ¡Se abren los labios en dulces acentos! LISINGA Y TANGIA Y se dejan en poder de los vientos los turbios pensamientos. LISINGA TANGIA SIVENE, SILANGO ¡Y se dejan en poder de los vientos los turbios pensamientos! SILANGO ¡Que el placer conduzca el coro! TANGIA ¡Que la inocencia inspire el canto! TANGIA, SILANGO ¡Y que se abracen entre ellos: la inocencia y el placer! LISINGA, TANGIA SILANGO, SIVENE ¡Y que se abracen entre ellos: la inocencia y el placer! (Se ejecuta una danza titulada el Juicio de Paris) Traducido y digitalizado por: José Luis Roviaro 2021 |