ATTO PRIMO
(Uno spiazzo fra la Cattedrale e Arcivescovado.
Pomeriggio invernale,
grigio. Dalla strada a
sinistradella Cattedrale
avanza il coro delle
donne di Canterbury)
IL CORO
O Dicembre felice, vieni, vieni!
LA SECONDA CORIFEA
Chi ti celebrerà?
LA PRIMA CORIFEA
Di nuovo il Figlio nascerà dell’Uomo
nel giaciglio di scherno?
IL CORO
Per noi, povere donne,
non v’è l’azione, solo v’è l’attendere
ed il testimoniare.
(Usciti dalla Cattedrale, avanzano 3 Sacerdoti)
IL TERZO SACERDOTE
Trascorsa ormai l’estate, fan sette anni
da che ci lasciò l’Arcivescovo.
IL PRIMO SACERDOTE
Che fanno l’Arcivescovo e il Papa
col Re testardo e con il Re francese
in conferenze e incontri interminabili
in un luogo e nell’altro della Francia?
IL SECONDO SACERDOTE
Comandi il Re, comandino i baroni,
non vedo che doppiezza e vïolenza.
(Entra un Araldo)
L’ARALDO
Servi di Dio, e custodi del tempio,
l’Arcivescovo è giunto in Inghilterra.
Mandato avanti fui per annunziarvelo,
sicché vi prepariate ad incontrarlo.
(Provenienti dalla Cattedrale, entrano
i Sacerdotidel Coro, e piccoli gruppi,
e si arrestano alle spalle dei 3 Sacerdoti)
Donne di Canterbury
LA SECONDA CORIFEA
Fermiamoci qui presso
la Cattedrale, ed attendiamo qui.
IL CORO
Siamo noi trascinate dal pericolo
e dal senso che qui siamo al sicuro?
Ma quale mai pericolo può esservi
per noi, povere donne, noi, le povere
donne di Canterbury?
Solo il presagio certo d’un evento
che i nostri occhi dovrai testimoniare
forzato ha i nostri piedi.
LA PRIMA CORIFEA
Da che l’Ottobre d’oro declinò
nello smorto Novembre paludoso,
l’Anno Novello attende, respirando
e bisbigliando nell’oscurità.
Chi ha steso la sua mano sopra il fuoco,
rammemorando ad Ognissanti i santi
e i martiri che attendono?
E chi, scaldando le sua mani sul fuoco,
vorrà mai rinnegare il suo Signore?
IL CORO
Sette anni, e un’altra estate è ormai trascorsa.
Sette anni, sette, da che ci lasciò
l’Arcivescovo nostro, l’Arcivescovo
che sempre buono fu per il suo popolo.
Ma se tornasse, oh!, non sarebbe bene.
Tante oppressioni abbiamo sopportato
lasciate sempre
alle nostre risorse:
siamo contente se ci lascian sole.
Temiamo sian turbate le stagioni!
Qualche malanno è sopra noi! E noi
attendiamo, attendiamo; e i santi e i martiri
attendon per coloro
che saran santi e martiri.
LA SECONDA CORIFEA
Il Destino
formando ciò che ancora è informe, attende
nella mano di Dio, non nelle mani
degli uomini di stato!
I TRE SACERDOTI
Terminato è l’esilio?
L’Arcivescovoe il Re riconciliati? –
È pace o guerra?
Viene sicuro, o solo fiducioso
nel potere di Roma e nella legge
spiritüale, e nell’amor del popolo?
L’ARALDO
Con orgoglio egli viene e con dolore,
alto affermando tutti i suoi diritti.
Rassicurato è dall’amor del popolo,
che l’accoglie entusiasta cospargendo
le vie della città di foglie e fiori.
E in accordo è col Papa
e il Re di Francia.
Ma in quanto al nostro Re,
la cosa è un’altra.
I TRE SACERDOTI
Ma dunque, è guerra o pace?
L’ARALDO
Pace, ma senza il bacio della pace.
Tutti sanno che quando l’Arcivescovo
partì dal Re, disse: O mio Sire,
io vi lascio come uno
che in questa vita non vedrò mai più.
Cosa intendesse dire non si sa.
Ma nessuno osa fare lieti pronostici.
(Esce.)
I TRE SACERDOTI
Temo per l’Arcivescovo,
e temo per la Chiesa!
Lo vedemmo potente Cancelliere
temuto e disprezzato,
orgoglioso di sue proprie virtù,
bramando d’esser solo a Dio soggetto.
IL CORO DEI SACERDOTI
Ma ora egli è tornato, egli è fra i suoi.
Or sotto i nostri piedi
sta la roccia di Dio! Gioiamo dunque
e andiamo lieti a dargli il benvenuto.
(I Sacerdoti si allontanano, escono)
CORO
Nemico il vento, e amaro il mare, e il cielo
è grigio, grigio, grigio!
O Tommaso Arcivescovo, ritorna
in Francia, lasciaci morire in quiete.
Tu vieni tra gli evviva, ma tu vieni
portando morte a Canterbury.
Noi non vogliamo che succeda nulla!
LA PRIMA CORIFEA
Ci sono stati il lusso e la miseria...
LA SECONDA CORIFEA
...
e meschine ingiustizie e oppressioni:
LA PRIMA CORIFEA
anni di pioggia,
LA SECONDA CORIFEA
anni d’aridità.
LA PRIMA CORIFEA
Ma siamo sempre andate avanti a vivere.
LE DUE CORIFEE
Se tutte abbiamo avuto ombre e terrori,
abbiamo pur ciarlato, e abbiamo riso…
IL CORO
Ma ora ci sovrasta
un gran timore,
siamo atterrite da un timore arcano!
O Tommaso Arcivescovo,
o Tommaso Signore nostro, lasciaci!
Lascia la tetra Dover, e fa vela
per la Francia. O Tommaso Signore nostro,
stendi la bianca vela
fra il cielo grigio e il mare amaro,
lasciaci per la Francia.
I TRE SACERDOTI (Or ora rientrati)
Gracidare di donne sciocche è il vostro!
Non sapete che il buon nostro Arcivescovo
potrebbe giungere da un momento all’altro?
Quali che sian le cose che temete,
fategli almen lieta accoglienza…
(Attorniato e seguito dal Coro dei
Sacerdoti entral’Arcivescovo)
L’ARCIVESCOVO
Pace!
Lasciatele alla loro esaltazione.
Esse sanno e non sanno
che cosa sia l’azione od il soffrire.
Esse sanno e non sanno
che l’agire è soffrire
ed il soffrire azione.
Fissi, colui che agisce e quel che soffre,
in una eterna azione e pazïenza.
IL SECONDO SACERDOTE
Perdonate, Signore. Frastornati
dal gracidar di queste donne sciocche
mancammo al vostro arrivo. Perdonateci.
Ma Vostra Signoria troverà tutte
in ordine le camere
come egli le lasciò.
L’ARCIVESCOVO
E in modo vorrò fare di lasciarle
in ordine come io le troverò.
(Alza le braccia a benedire le
donne che si sonoinginocchiate)
IL CORO
O Tommaso Arcivescovo,
stendi la bianca vela
tra il cielo grigio e il mare amaro, làsciaci,
làsciaci per la Francia.
LA PRIMA CORIFEA
Per noi, povere donne,
non v’è l’azione.
LA SECONDA CORIFEA
Solo v’è l’attendereed il testimoniare.
(L’Arcivescovo, seguito dai tre Sacerdoti,
rientranell’Arcivescovado. La scena si oscura.
La stanza da studio dell’Arcivescovado.
Arcivescovo a un inginocchiatoio, in silenziosa
preghiera. I tre Sacerdoti discosti da lui,
in
reverenteattesa.)
L’ARCIVESCOVO (Si alza in piedi e i tre Sacerdoti gli si avvicinano)
Vi sono più che grato per le vostre
attenzioni cortesi.
Poco riposo noi avremo in Canterbury,
fra nemici bramosi e implacabili.
Io ebbi una felice traversata.
Trovai a Sandwich Broc,
Warenne, e lo Sceriffo del Kent. Gente
che aveva giurato di spiccarmi il capo.
Solo Giovanni, il Decano di Salisbury,
temendo per l’onore del suo Re,
ed ammonendo contro il tradimento,
fece lor tener le mani a posto.
Così per ora siam senza molestie.
I TRE SACERDOTI
Ma poi... Essi v’inseguono?
V’inseguono?
L’ARCIVESCOVO
Per breve tempo l’affamato falco
solo si leverà, si librerà,
abbassandosi in cerchi,
attendendo un pretesto, un’occasione.
La fine sarà semplice, improvvisa,
data da Dio. Intanto la sostanza
del nostro primo agire saranno ombre
e contesa con ombre.
(Congeda i tre Sacerdoti che escono,
e si avvia versoil tavolo, che è illuminato
dalla poca luce di alcunecandele.)
L’ARCIVESCOVO
Più peso l’intervallo
della consumazione…
(Siede al tavolo, prende in mano un libro,
lo apre…
Ma le cose preparano l’evento…
(incrocia sul libro aperto le braccia,
e su le bracciachina e nasconde il capo. Canticchiando un’aria di danza,
entra il PrimoTentatore)
IL PRIMO TENTATORE
Vedete, Signor mio, ch’io non m’indugio
in cerimonie. Son venuto qui
scordando ogni acrimonia.
O vecchio, o gaio Tom, Becket di Londra,
oblierà la Vostra Signoria
quelle sere sul fiume, quando il Re
e voi e io insieme s’era amici?
Or che col Re siete in buona amicizia,
chierici e laici possono tornare
alla giocondità senza cautele.
Flauti pei campi, viole nella sala,
fiori di melo a galleggiar su l’acqua…
L’ARCIVESCOVO
Parlate di stagioni ormai passate…
IL PRIMO TENTATORE
Ma pur della presente. Primavera
venuta nell’inverno.
L’ARCIVESCOVO
Di stagioni passate voi parlate!
Nella vita dell’uomo mai non torna
un medesimo tempo.
IL PRIMO TENTATORE
O mio Signore,
per i bei tempi andati,
ed or tornati,
sono il Vostro uomo…
ARCIVESCOVO
State attento a voi!
Sareste più sicuro
se pensaste piuttosto a penitenza.
IL PRIMO TENTATORE
Troppo orgogliosa è Vostra Signoria.
Non eravate un tempo così duro
coi peccatori ch’eran vostri amici.
L’ARCIVESCOVO
Voi venite vent’anni troppo tardi.
IL PRIMO TENTATORE
Vi lascerò dunque al vostro destino,
ai piaceri di vizi superiori.
Addio, Signore mio.
(Esce, ricanticchiando, fuor di
scena, l’aria di danzacon la quale
si era annunciato)
L’ARCIVESCOVO
L’impossibile ancora è tentazione!
L’impossibile e non desiderabile.
Voci nel sonno, voci che risvegliano
Un mondo morto…
(Appare un secondo Tentatore, fiancheggiato
da dueCavalieri che reggono e mostrano certe
insegne della dignità del Cancellierato: un ricco
mantello diroccato purpureo, una spada,
uno scettro ingemmato.)
IL SECONDO TENTATORE
Vostra Signoria
forse non si rammenta più di me.
Ci incontrammo a Northampton,
e ultimamente a Montmirail nel Maine.
Memorie men piacevoli
d’altre meno recenti e di più peso:
quelle, vo’ dire, del Cancellierato.
Quel che da tutti era riconosciuto
Signor della politica, dovrebbe
guidare ancor lo Stato.
L’ARCIVESCOVO
Cosa intendete?
IL SECONDO TENTATORE
Che il Cancellierato
che Voi, fatto Arcivescovo, lasciaste
– e fu da parte vostra errore grave –
può ancora esser ripreso.
Pensate che il potere posseduto
diventa gloria.
L’ARCIVESCOVO
Per l’uomo di Dio,
quale gloria?
IL SECONDO TENTATORE
Tristezza per coloro
che danno il loro amore a Dio soltanto.
Ma il potere è presente,
la santità vien dopo.
E se comanda
il Re, quel che governa è il Cancelliere.
L’ARCIVESCOVO
E che daremo in cambio?
IL SECONDO TENTATORE
La pretesadella supremazia sacerdotale.
L’ARCIVESCOVO
No!
IL SECONDO TENTATORE
Sì! Se no, sarà il valore infranto.
L’ARCIVESCOVO
Ah no! Dovrei dunque io
che tengo anche le chiavi
del cielo e dell’inferno, io, io che solo
supremo in Inghilterra, lego e sciolgo
con il potere del Papa, dovrei io
tanto abbassarmi da desiderare
un meschino potere?
Delegato a lanciare la condanna
della suprema dannazione, è chiaro
ufficio mio di condannare i Re,
non di servire insieme ai loro servi.
Andate… Andate… No!
IL SECONDO TENTATORE
Un peccato che s’alza verso il sole…
Vi lascerò dunque al vostro destino.
(Il secondo Tentatore e i due Cavalieri
scompaiono)
LE DUE CORIFEE
Non v’è nessuna requie nella casa:
non v’è nessuna requie nella strada.
IL CORO
L’aria è pesante e spessa,
spesso e pesante il cielo.
LE DUE CORIFEE
Che cosa è mai questo malsano odore,
che sono questi vapori?
IL CORO
La terra spinge sotto i nostri piedi,
si gonfia a partorire la progenie
maligna dell’inferno.
L’ARCIVESCOVO (Che si era alzato, fieramente, a cacciar
via ilsecondo Tentatore, e che poi s’è avvicinato a unfinestrone dalla parte
onde venivano le voci delCoro.) Potere temporale? Potere con il Re?
Io fui il Re,
fui il suo braccio, fui la sua ragione!
Ma tutto ciò che già fu esaltazione
ora sarebbe un misero declino.
(Entra un terzo Tentatore)
IL TERZO TENTATORE
Sono un visitatore inaspettato.
L’ARCIVESCOVO
V’aspettavo.
IL TERZO TENTATORE
Ma non in questa guisa,
non pel presente scopo.
L’ARCIVESCOVO
Nessuno scopo può recar sorpresa.
IL TERZO TENTATORE
Lo scopo mio è semplice,
semplice come il fatto.
Voi non avete ormai speranza alcuna
di riconciliazione con il Re.
Ma in Inghilterra il Re
non è onnipotente…
Signore, voi ed io siamo normanni
e l’Inghilterra è per sovranità
terra normanna. Il popolo siam noi!
L’ARCIVESCOVO
A che conduce ciò? Se voi parlate
per i baroni…
IL TERZO TENTATORE
Sì: per un potente
partito che su di Voi ha posto gli occhi.
Alleato con noi darete un fiero
colpo, per l’Inghilterra e Roma insieme,
che porrà fine alla giurisdizione
della corte del Re sopra la corte
del Vescovo e su quella dei Baroni.
Noi attendiamo il sorgere di una nuova
costellazione.
L’ARCIVESCOVO
Ma se l’Arcivescovo
non può del Re fidarsi,
come potrà fidarsi di coloro
stretti ad un patto sol per rovinarlo?
IL TERZO TENTATORE
Popolo e Chiesa han valide ragioni
contro il trono…
L’ARCIVESCOVO
Io vi dico che se il Vescovo
non può fidar nel trono,
buona ragione egli ha per non fidare
che in Dio, soltanto in Dio.
Voi continuate pure,
come già prima, i vostri tradimenti.
Nessuno mai dirà
ch’io ho tradito un Re.
IL TERZO TENTATORE
(ironico)
E allora, Signor mio, spero che il Re
farà vedere, avanti primavera,
quanto stimi la vostra lealtà.
(Scompare)
L’ARCIVESCOVO
Fare, ma poi spezzare…
Questo pensiero m’era già venuto
Ma s’io spezzo, spezzar devo me solo.
LA VOCE DI UN QUARTO TENTATORE (Del quale Tentatore solo si vede,
proiettata su unaparete della
stanza,
la grande ombra) Bene, Tommaso! Dura da piegare
è la tua volontà.
L’ARCIVESCOVO
Chi sei?... Chi sei?...
IL QUARTO TENTATORE
Non m’abbisogna un nome. Vengo proprio
perché già mi conosci,
anche se d’incontrarci non vi fu
né tempo mai né luogo.
L’ARCIVESCOVO
Di’ quello che vuoi dirmi.
IL QUARTO TENTATORE
Finalmenteverrà detto. Tu sai che la lascivia
è debolezza. E in quanto al Re, ben sai
che non si fiderà di te due volte.
E sai la pazza invidia e gelosia
dei baroni.
L’ARCIVESCOVO
Ma il tuo consiglio?
IL QUARTO TENTATORE
Avanti,
sino alla fine, Tranne la già scelta,
tutte ti son chiuse l’altre vie.
Ma che sono il piacere
e il governo regale ed il comando,
in confronto al dominio universale
della supremazia spiritüale?
Pensa, Tommaso, pensa
alla gloria che vien dopo la morte.
Se morto è il Re, v’è un altro Re e un altroregno.
ma il Santo e il Martire
regnano dalla tomba.
VOCI MISTERIOSE NELL’ARIA
Il Santo… Il Martire…
IL QUARTO TENTATORE
Pensa, Tommaso, pensa ai tuoi nemici
striscianti in penitenza,
e pensa ai pellegrini prosternati
dinanzi al simulacro ingioiellato.
Che cosa mai si può paragonare
alla gloria dei Santi che in eterno
hanno presente Dio?
Cerca la via, Tommaso, del martirio:
fatti il più basso in terra
per esser alto in cielo…
L’ARCIVESCOVO
No! Chi sei,
tu che mi tenti con gli stessi miei
desideri? Che m’offri, che mi chiedi?
IL QUARTO TENTATORE
Io t’offro ciò che ambisci. Chiedo ciò
che tu hai da dare.
L’ARCIVESCOVO
Tu soltanto m’offrisogni di dannazione.
IL QUARTO TENTATORE
Che tu stessohai già sognato.
(La grande ombra scompare)
VOCI MISTERIOSE NELL’ARIA
Il Santo… Il Martire…
L’ARCIVESCOVO
Non v’è dunque strada
per me, che non conduca a dannazione
nell’orgoglio? Né agire né soffrire
potrò mai dunque senza perdizione?
(va a prostrarsi davanti al Crocefisso)
IL CORO
Signore, noi non siam state felici,
non siamo state mai troppo felici.
Ma noi sappiamo bene
ciò che possiamo o non possiamo attenderci.
Sempre ci diede Dio qualche speranza,
sempre ci diede Dio qualche ragione.
IL CORO E LE DUE CORIFEE
Ma un terrore novello oggi ci insozza!
Dio ci lascia! I Signori dell’Inferno
volan nell’aria oscura: sono qui!
I QUATTRO TENTATORI (simultaneamente al coro delle donne)
La vita umana è inganno ed illusione;
tutte le cose sono irrealtà.(bis)
Ma quest’uomo ostinato è come un cieco.
Sperso nello stupore
della propria grandezza,
passa da inganno a inganno, solo intento
a distrugger se stesso:
nemico dell’umana società,
nemico di se stesso.
LE DUE CORIFEE
O Tommaso Arcivescovo,
salvaci tu, salva te stesso, salvati,
perché noi pure ci possiamo salvare.
L’ARCIVESCOVO (S’è rialzato e appare trasfigurato)
Or la strada m’è chiara
ed il significato anche m’è chiaro.
L’ultima tentazione è il tradimento
più grande, e non verrà così mai più.
Trent’anni fa cercai tutte le strade
che mènano al piacere
agli onori, alla lode.
Il diletto nei sensi e nel pensiero,
e la destrezza nei combattimenti,
la strategia nei giuochi,
l’amore nel giardino ed il cantare
con gli strumenti, erano tutte cose
ugualmente per me desiderabili.
Poi, ecco, vien da tergo l’ambizione,
inavvertita, ed il peccato cresce,
anche nel fare il bene!
Ora io non agirò,
non soffrirò più a lungo,
sino alla fine della spada.
Ora, Angelo mio buono,
destinato da Dio a mio guardiano,
librati sulla punta delle spade!
Intermezzo
(L’Arcivescovo predica nella Cattedrale,
la mattinadi
Natale del 1170.
Prima l’orchestra sola,poi appare
l’interno della Cattedrale affollata
dalpopolo in
ascolto.
E L’Arcivescovo parla da pulpitoe dice)
L’ARCIVESCOVO
Figli cari di Dio,
breve sarà stamane la mia predica.
Voglio soltanto indirvi a meditare
il profondo mistero della Messa
nel giorno di Natale.
Fu in questa notte, or è poco trascorsa,
quando ai pastori di Betlemme apparve
una falange del celeste esercito,
dicendo: «Gloria a Dio
su nel più alto cielo, e pace in terra
agli uomini di buona volontà».
Celebrando la Messa di Natale,
rinnovando nel rito la Passione
e la Morte del Nostro Redentore,
e celebrando insieme la Sua Nascita,
celebriam con la morte anche la vita!
(La visione scompare: continua
l’orchestra sola l’intermezzo.
Poi riappare l’interno della Cattedrale,
e l’Arcivescovoconclude la sua predica.)
L’ARCIVESCOVO
Figli cari di Dio,
un martirio cristiano non è un caso,
né mai disegno è d’uomo.
Vero martire
è quel che non desidera più nulla
per sé, neppur la gloria del martirio:
è quello che strumento è divenuto
di Dio, che nella volontà di Dio,
nella sottomissione a Dio soltanto,
ha trovato la vera libertà.
Figli cari di Dio, oggi ho voluto
parlare a voi dei martiri, perché
non credo che potrò parlarvi ancora,
e perché potrà darsi che fra breve
abbiate un nuovo martire, che forse,
forse non sarà l’ultimo.
Possiate custodire in cuore queste
parole ch’io vi ho detto, sì che abbiate
a ricordarle poi, in altro tempo.
(si volge a prendere il pastorale e poi, con un fare
solenne imparte la
benedizione verso il pubblico;
benedizione vescovile, con una croce
a sinistra,
poi al centro, e infine sulla destra)
In nomine Patris, et Filii,
et Spiritus Sancti: Amen.
POPOLO
Amen
(buio, fine I° tempo)
ATTO SECONDO
(Lo spiazzo fra la Cattedrale
e
l’Arcivescovado, come all’inizio
del primo atto. Canto gregoriano)
IL TERZO SACERDOTE
Un giorno da Natale
il dì di Santo Stefano,
Stefano primo Martire.
IL CORO DEI SACERDOTI
Sederunt principes, et adversum me loquebantur,
et
iniqui persecuti sunt me.
Beati immaculati in via,
qui ambulant in lege
Domini.
(Entra il secondo Sacerdote preceduto
da un accolitoche porta lo stendardo di
San Giovanni Apostolo)
IL SECONDO SACERDOTE
Dal dì di santo Stefano
un altro giorno, il giorno
di San Giovanni Apostolo.
IL CORO DEI SACERDOTI
In medio Ecclesiae aperuit os ejus,
et implevit
eum Domini spiritu sapientiae et intellectu.
Bonum est confiteri Domino:
et psallare
nomini Tuo, Altissime.
(Entra il primo Sacerdote preceduto da un accolitoche porta lo stendardo dei Santi Innocenti.)
IL PRIMO SACERDOTE
Da San Giovanni Apostolo
un giorno, il giorno dei Santi Innocenti.
IL CORO DEI SACERDOTI
Ex ore infantum, Deus,
ferfecisti laudem
propter inimicos Tuos.
IL SECONDO SACERDOTE
Dal dì degli Innocenti un altro giorno:
oggi, dopo Natale il quarto giorno.
IL CORO DEI SACERDOTI
Gaudeamus omnes in Domino, diem festum
celebrantes.
IL SECONDO SACERDOTE
Oggi, diciamo. E che significa «oggi»?
LA PRIMA CORIFEA
Neppur oggi, a Natale,
al tempo della Nascita
del nostro Redentore, neppur oggi
v’è pace sulla terra?
Neppur oggi, a Natale, v’è tra gli uomini
la buona volontà?
La pace in questo mondo è sempre incerta
se in pace non sia l’uomo con Iddio;
questo mondo insozzato dalla guerra
tra gli uomini, lo può sol rinnovare
la morte nel Signore.
Purificar si deve questo mondo
nell’inverno, per non avere poi
un’acre primavera,
e un’estate bruciata,e un autunno sterile!
Fra il Natale e la Pasqua
qual’opra dovrà farsi?
Verrà marzo ventoso, ed il bifolco
uscirà fuori a rivoltar la terra,
la stessa tante volte rivoltata;
e gli stessi consueti loro canti
ricanteran gli uccelli.
Ma quando spunteranno sopra gli alberi
le prime foglie nuove,
quando il sambuco e il fior di biancospino
sbocceranno sul rivo
nell’aria chiara ed alta,
e trilleranno voci alle finestre,
e bimbi ruzzeran fuori dalle porte;
qual’opra dovrà farsi, quale torto
dovrà coprire il rinverdir degli alberi
e il canto degli uccelli,
qual torto coprirà la fresca terra?
IL CORO
– Noi attendiamo… – Noi tutte attendiamo.
– E il tempo è breve. – Ma l’attesa è lunga!
LA PRIMA CORIFEA
Neppur oggi, a Natale, v’è tra gli uomini
la buona volontà!…
(Entra un piccolo gruppo di sacerdoti e
monaci:
edentra il terso Sacerdote cerdote preceduto da
un accolito cheporta
lo stendardo di Santo Stefano)
Soltanto un’altra notte e un’altr’alba.
Ma quale giorno è quello in cui sappiamo
per che cosa speriamo oppur temiamo?
Ogni momento pesa quanto un altro.
E l’eterno disegno può svelarsi
in qualunque momento: anche ora, qui.
(Entrano quattro cavalieri. I Sacerdoti del
coro e iportatori di stendardi escono di scena,
spariscono.
Rimangono in scena i tre Sacerdoti.
Le Donne del coro stanno ammassate massate
in fondo.)
I CAVALIERI
Servi del Re. Per ordine del Re.
Abbiamo affari urgenti,
per ordine del Re, con l’Arcivescovo.
IL SECONDO SACERDOTE
Voi conoscete l’ospitalità
del buon nostro Arcivescovo,
e siete i ben venuti.
I CAVALIERI
Non abbiamonessun bisogno d’ospitalità.
Ma dobbiamo vedere l’Arcivescovo…
Parlar con l’Arcivescovo
Andate ad avvisar Sua Signoria.
(Il primo sacerdote entra all’Arcivescovado)
IL TERZO SACERDOTE
Sua Signoria sarebbe assai spiacente
se non vi offrissimo qualche ristoro.
I CAVALIERI
Prima gli affari. Affari urgenti
Urgenti!
(E sogghignano)
Ci troveremo noi il nostro pranzo…
Per quanto tempo noi dovremo attenderlo?
(Entra l’Arcivescovo, accompagnato
dal sacerdoteche è andato ad avvertirlo
della presenza dei cavalieri; e lo
seguono
alcuni sacerdoti e monaci e servi.)
L’ARCIVESCOVO (Rivolgendosi ai due sacerdoti
che gli sono andatiincontro.)
Anche se certa sia l’aspettazione,
il momento previsto
può giungere inatteso.
Troverete sul tavolo firmati
i documenti, e in ordine le carte.
(Rivolgendosi ora ai
cavalieri)
Quali che siano gli urgenti vostri affari,
voi siete il benvenuti.
Venite dunque da parte del Re?
I CAVALIERI
Da parte, sì, del Re.
E dobbiamo parlare a Voi soltanto.
L’ARCIVESCOVO
E sia.
(Ai sacerdoti)
Allontanatevi.
(Ai
cavalieri)
Di che dunque si tratta?
I CAVALIERI
Ecco di che si tratta.
Voi siete l’Arcivescovo ribelle
al Re ed alla legge della patria.
Voi, creato Arcivescovo dal Re
siete suo servo, suo strumento e arnese.
Da lui vennero a Voi tutti gli onori:
il sigillo, l’anello, ogni potere.
Questi, che nacque figlio
d’un bottegaio, questi, il ragazzaccio
malnato, nato in contrada Mercanti,
quest’è la crëatura che strisciò,
gonfia di sangue e orgoglio, sopra il Re,
come un pidocchio sopra la camicia.
È l’uomo che ingannò, truffò, mentì…
Spergiuro e traditore del suo Re…
L’ARCIVESCOVO
Non è vero! Leale suo vassallo
io sempre fui, e sono al suo comando
sempre, salvo il mio ordine…
I CAVALIERI
Salva la Vostra ambizione…
E salviil vostro orgoglio, l’invidia, la bile!
L’ARCIVESCOVO
Ma, Signori, gli affari vostri urgenti
son solo rampognare e bestemmiare?
I CAVALIERI
Noi parliamo da sudditi leali,
cedendo a giusto sdegno.
Giusto sdegno!
L’ARCIVESCOVO
Avete altro da dire?
I CAVALIERI
Per comando
del Re!
Dobbiamo dirlo ora?
Sì, sì, prima
che questa vecchia volpe s’allontani.
L’ARCIVESCOVO
Se comando è del Re, dovrete dirlo
in pubblico. E se voi farete accuse,
io le confuterò pubblicamente.
I CAVALIERI
No, no!... Qui, ora, adesso, qui!
(Vedendo che i Cavalieri stanno per
assalire
l’Arcivescovo,i Sacerdoti e monaci e servi
avanzano per
difenderlo. Egli con un gesto
li ferma e li fa retrocedere)
L’ARCIVESCOVO
Parlate.
I CAVALIERI
Da poi che il Re v’ebbe restituito
nel vostro privilegio, quale fu
la vostra gratitudine?
Fuggiste in Francia, a seminar contese
fra il vostro Re e il Re di Francia e il Papa.
E pronunciaste l’anatema contro
chi aveva incoronato il giovin figlio
del nostro Re. – Voi dovete ora dirci,
per comando del Re, se siete pronto
a risponderne al suo cospetto.
L’ARCIVESCOVO
Io maidesiderai di scoronare il Principe.
E in quanto poi ai Vescovi…
I CAVALIERI
Assolveteli!
L’ARCIVESCOVO
Condannati essi furon dal Papa:
vadan dal Papa…
I CAVALIERI
Sia come si sia,
ecco il comando di Sua Maestà:
che voi e i vostri servi ve ne andiate
da questa terra...
L’ARCIVESCOVO
E allora io vi dirò:
per sette anni il mio popol fu privato
della presenza del sua Arcivescovo;
per sette anni dovetti mendicare
la carità straniera; ora non più!
Il Pastore e il suo gregge
non saran separati
mai più dal mare, mai!
I CAVALIERI
Voi insultate il Re.
L’ARCIVESCOVO
No! Non l’insulto.
Né lo condanno io, Becket.
Lo condannanoil giudizio di Roma
e la Leggi di Cristo.
I CAVALIERI
Prete, avete parlato con pericolo
di vita.
Con pericol di coltello!
L’ARCIVESCOVO
Al giudizio di Roma io sottopongo
la causa mia. Ma se m’ucciderete,
sorgerò dalla tomba a sottoporla
al giudizio di Dio.
(Esce, rientra all’Arcivescovado)
I CAVALIERI
Preti, monaci, servi, trattenetelo!
O ne risponderete
coi vostri corpi. – Basta! Torneremo
per la giustizia di Sua Maestà!
Verremo con le spade!
(Escono.
Le donne di Canterbury, curve,
come
investite esospinte da una raffica
di vento, avanzano fino alproscenio)
IL CORO
I messi della morte, i portatori
di morte io li ho fiutati!
Presentimenti arcani hanno acuito
tutti i miei sensi... Arcani avvertimenti…
Ho udito nella notte
suoni di flauti e strida di civette.
Al cader della notte
ho sentito la terra enfiarsi enorme!
Ho fiutato la morte nella rosa,
in ogni fiore... Non sapevo dunque
che stava per succedere?... Era qui,
qui, nelle nostre case, in ogni luogo:
nei nostri corpi, nelle nostre viscere.
LA PRIMA CORIFEA
Tutto ciò ch’è tessuto sul telaio
del destino, è tessuto
pur nelle nostre vene, pur nel ventre
delle donne di Canterbury.
IL CORO
Nient’altro è più possibile
se non lo svenimento vergognoso
di chi consente all’ultima
estrema umiliazione.
O Tommaso Arcivescovo, o Signore,
perdonaci, perdonaci,
e prega tu per noi,
perché possiam pregare noi per te,
dalla nostra vergogna.
(Entra l’Arcivescovo, insieme con alcuni
Sacerdoti[esclusi i tre sacerdoti solisti]
e monaci e servi.)
L’ARCIVESCOVO
Pace, pace! E sia pace
nelle vostre visioni e nei pensieri.
Queste cose dovevano accadervi:
sono la parte vostra dell’eterno
fardello e dell’eterna vera gloria.
E non è che un momento. Ma sappiate
che un altro ne verrà, quando il disegno
di Dio sarà compiuto,
che vi trafiggerà con gioia e pena.
Poi l’obliosa età farà più dolce
la rimembranza, e allora queste cose
vi parranno irreali, come un sogno.
(Sopraggiungono, agitatissimi,
i tre Sacerdoti solisti.)
I TRE SACERDOTI
Signore mio, Signore, non dovete
restare qui... Venite al monastero.
Attraversiamo il chiostro... Non c’è tempo
da perdere; stan già tornando, armati.
All’altare, all’altare...
L’ARCIVESCOVO
Per tutta la mia vita
ho atteso questi passi.
La morte verrà solo
quand’io ne sarò degno. E se son degno
non v’è nessun pericolo.
Devo soltanto rendere perfetto
il mio volere.
I TRE SACERDOTI
O mio signore, vengono,
tra poco saran qui... Sarete ucciso!
SACERDOTI E DEI MONACI
E che avverrà di tutti noi, signore,
se voi sarete ucciso?
L’ARCIVESCOVO
Pace, pace!
I TRE SACERDOTI
Ai Vespri, ai Vespri...
IL CORO DEI SACERDOTI
Non potete, voi
essere assente dal Divino Ufficio.
I TRE SACERDOTI
Ai Vespri, ai Vespri, nella Cattedrale!
L’ARCIVESCOVO
Andate ai Vespri, andate.
Troveranno il Pastore,
e il gregge sarà salvo. Perché qui,
qui non si cerca nessun’altra vita
fuor che la mia. Ma non sono in pericolo.
Sono soltanto prossimo alla morte.
Ho già sentito un fremito beato,
un palpito di cielo, ed io non voglio
mi sia mai più negato.
(Con un largo gesto del braccio
scosta da sé i treSacerdoti)
IL CORO DEI SACERDOTI (ai tre Sacerdoti)
Prendetelo, prendetelo, forzatelo…
Ai Vespri, ai Vespri, in fretta...
(lo trascinano via. Le donne del coro fuggono
atterrite
Nell’interno della Cattedrale
IL CORO DEI SACERDOTI (Da dietro l’altar maggiore)
(Canto gregoriano)
Dies irae, dies illa,
Solvet saeclum in favilla,
Teste David cum Sybilla.
IL CORO DELLE DONNE
Son torpide le mani... come morte.
Asciutti, aridi gli occhi... senza lacrime.
Ma orrore, ancora orrore, ancor più orrore
di quando il corpo fosse torturato,
torte le dita e fracassato il cranio.
IL CORO DEI SACERDOTI
Quantus tremor est futurus,
Quando judex est venturus,
Cuncta striate discussurus.
Tuba mirum spargens sonum
Per sepulcra regionum,
Coget omnes ante Thronum.
LA SECONDA CORIFEA
Scompaiono gli agenti dell’Inferno,
si ritraggon gli umani e si dissolvono
in polvere nel vento.
LA PRIMA CORIFEA
Solo è qui
l’esangue faccia piatta della morte.
E dietro v’è il Giudizio,
e ancor più indietro il Vuoto, il Vuoto, il Vuoto!
UN PICCOLO CORO DI FANCIULLI
Morto sull’alberomio Salvatore,
mai non sia vanoil Tuo dolore.
Dacci Tu aiuto,Alto Signore,
in questo estremonostro timore.
IL CORO DELLE DONNE
Chi dunque, chi per noi perorerà?
(Un piccolo gruppo di Sacerdoti e
monaci entra ecorre a chiudere
sprangare le porte della chiesa)
IL CORO DEI SACERDOTI
Rex tremendae majestatis
Qui salvandos salvas gratis,
Salva me, fons pietatis.
(I tre Sacerdoti, provenendo dalla sacristia,
entranoagitatissimi, e facendosi largo tra la
folla orante, gridando agli altri sacerdoti e
monaci che hannochiuso le porte della chiesa.)
I TRE SACERDOTI, SACERDOTI (che hanno chiuso le porte, alternativamente)
Chiudete le porte!
Le porte sono chiuse.
Sprangatele tutte.
Son tutte sprangate.
Siam salvi, siam salvi!
Non possono irrompere
non ne hanno la forza.
(Entra l’Arcivescovo)
L’ARCIVESCOVO
Dissertate le porte!
Riapritele!
Non voglio che il Santuario del Signore
sia mutato in fortezza. Anche ai nemici
deve essere la chiesa aperta, sempre.
Riaprite le porte...
I TRE SACERDOTI
O mio Signore,
non uomini son quelli. Sono bestie!
Son anima dannate.
L’ARCIVESCOVO
Non mi crediate un pazzo disperato.
La decisione cui tutto il mio essere
dona pieno consenso
è presa fuor del tempo. Io do la vita
per la legge di Dio sopra la legge
dell’uomo. Qui trionfa ora la Croce!
Dissertate le porte, io lo comando.
Riaprite le porte!
(Quegli stessi Sacerdoti e Monaci che Avevanochiuso
e sprangate le porte ora tolgono le spranghe.)
I TRE SACERDOTI
Venite via, Signore... Presto, presto...
Sul tetto... Nella cripta... Presto, via...
(Aperte le porte, i Cavalieri entrano.
Sono evidentementebrilli)
I CAVALIERI
Dov’è quel Becket che ha tradito il re?
Dov’è Becket, il prete maneggione?
Vien giù, Daniele, vieni tra i leoni;
vien giù, Daniele, al marchio della bestia.
Ti lavasti nel sangue dell’Agnello?
Ti marchiasti col marchio della bestia?
Vien giù, Daniele, scendi tra i leoni;
vien giù, Daniele, e unisciti alla festa.
L’ARCIVESCOVO
Eccomi. Traditor del Re non sono!
Io sono prete. Un cristiano sono,
pronto a dare il suo sangue per il sangue
di Cristo Redentore.
Il segno della Chiesa è questo, sempre.
Per la mia vita offrì Cristo il suo sangue:
sia dato il sangue mio per la Sua morte.
I CAVALIERI
Mandate assolti gli scomunicati
Rinunciate ai poteri che usurpaste
Rinnovate quel patto d’ubbidienza
che avete vïolato... Traditore!
L’ARCIVESCOVO
Voi, Reginaldo, voi
tre volte traditore:
di me qual mio vassallo temporale;
di me spiritüal vostro signore;
di Dio nel profanare la Sua Chiesa.
I CAVALIERI
Rinnegato!... Saldiamo il conto!...
Subito!
(I Cavalieri scattano e si avventano contro
l’Arcivescovo. Ma un gruppo di Sacerdoti e
Monaci si
ponea scudo fra essi e l’Arcivescovo
che in alto, sui gradinidell’altare, grandeggia
dominatore.)
L’ARCIVESCOVO
A Dio Onnipotente,
alla Beata Immacolata Vergine
Maria, a tutti i Santi e a tutti i Martiri,
affido la mia causa
e quella della Chiesa.
(Sguainate le spade, i Cavalieri fanno sbandare
I
sacerdoti atterriti,
e si avventano contro
l’Arcivescovo, lo atterrano, lo colpiscono, lo
uccidono. Tutto il popolo che affolla la Cattedrale
urla di orrore e diraccapriccio)
CORO
Chiarite l’aria... Ripulite il cielo.
Lavate il vento, ed ogni cosa intorno.
Una pioggia di sangue è sopra noi!
Lorde di sangue son la terra e l’acqua,
e le pietre e le bestie... Anche noi stesse.
LE DUE CORIFEE
Notte, resta con noi... Fermati, sole;
che non venga più giorno,
che non venga mai più la primavera.
CORO
Non volevamo che accadesse nulla.
Rassegnate eravamo al nostro vivere.
Anche il dolore aveva una sua fine.
Ma questo no! Questo è fuori dal tempo.
Un’imminente eternità di male,
di colpe e di castighi.
Chiarite l’aria, ripulite il cielo.
Lavate il vento ed ogni cosa intorno,
e le nostre ossa, e l’anima, lavatele!
(I Cavalieri avanzano fino al proscenio, e si
rivolgonoagli spettatori. Dalla torre della
Cattedrale vengono lenti rintocchi di una
campana.)
I CAVALIERI
Vi preghiamo, Signori, d’ascoltarci.
Sol per pochi momenti.
Quattro uomini contro uno…
In verità
può apparire un’azione delittuosa…
E prevediamo che anche il nostro Re
(che Iddio lo benedica)
dirà di non aver mai pensato
che la cosa finisse in questo modo.
E a noi non resterà che porci in salvo
fuggendo via verso lontane terre.
Ma ciò che abbiamo fatto era da farsi,
per amore di patria e per il Re.
E l’abbiamo fatto... voi potete crederlo
senza interesse personale.
Bravo!
Sin che il defunto Becket fu devoto
al Re, e fu del regno il Cancelliere,
nessuno avea mai fatto più di lui
per la prosperità della nazione.
Ma da quand’egli fu Arcivescovo
del tutto rovesciò la sua politica,
insino a proclamare che più in alto
dell’ordine del Re v’era il supremo
ordine della Chiesa! E a poco a poco
divenne un mostro di egoismo ascetico.
E in Francia profetò che in Inghilterra
sarebbe stato ucciso... E tali e tante
furono poi le sue provocazioni
da dimostrare ch’egli era deciso
a volere il martirio.
Poteva ancora fuggire, o star lontano
da noi sin che la giusta nostra collera
si fosse raffreddata.
Anzi! Insistette
perché, mentre eravamo accesi dall’ira,
ci s’aprisser le porte.
E allora, siamo giusti,
chi ha ucciso l’Arcivescovo?
A parer nostro, l’unico verdetto
che voi possiate pronunciare è questo!
Suicidio per infermità mentale
È il più caritatevole verdetto
che pronunciar si possa sopra un uomo
che, dopo tutto,
fu certo un grand’uomo.
Certo, un grand’uomo fu…
Certo, un grand’uomo.
(I Cavalieri indietreggiano, si
allontanano, escono.)
TUTTO IL CORO
Noi ti lodiamo, Dio, per la Tua gloria,
che è dispiegata in tutto l’Universo,
poiché tutte le cose solo esistono
come viste da Te,
come da Te create e conosciute.
Te ringraziamo, Dio,
per le misericordie Tue di sangue,
e per la redenzione Tua di sangue:
ché il sangue dei Tuoi Santi e dei Tuoi Martiri
arricchirà la terra, e farà santo
ogni luogo del loro sacrificio.
Perdonaci, Signore, perché noi
siamo povera gente, umile gente,
che più dell’ingiustizia degli umani
ha temuto di Te,
le Tue benedizioni e il Tuo amore.
Or noi riconosciamo
la nostra colpa, or noi riconosciamo
che il peccato del mondo è sopra noi,
e che il sangue dei Martiri e dei Santi
è sulla nostra testa.
Signore Iddio, abbi pietà di noi!
O beato Tommaso,
prega per tutti noi!
|
PRIMER ACTO
(Espacio abierto entre la catedral y
el
arzobispado. Tarde de invierno, gris.
Desde
la izquierda de la Catedral avanza el coro
de mujeres de Canterbury)
EL CORO
¡Oh, feliz diciembre, ven, ven!
LA SEGUNDA
¿Quién te celebrará?
LA PRIMERA CORIFEA
¿Otra vez nacerá el Hijo del Hombre
en la cuna del escarnio?
EL CORO
Para nosotras, pobres mujeres,
no hay acción,
sólo debemos esperar y testimoniar.
(Fuera de la catedral, 3 sacerdotes avanzan)
EL TERCER SACERDOTE
Ha pasado el verano... ¡Hace ya siete años que el
Arzobispo nos dejó!
EL PRIMER SACERDOTE
¿Qué hacen el Arzobispo y el Papa,
con el obstinado rey y con el rey francés,
en conferencias y reuniones interminables,
en un lugar y en otro de Francia?
EL SEGUNDO SACERDOTE
Gobierna el rey, pero mandan los barones,
no veo más que duplicidad y vacío.
(entra un heraldo)
EL HERALDO
¡Siervos de Dios y custodios del templo,
el Arzobispo ha regresado a Inglaterra!
Fui enviado por anticipado para anunciároslo.
¡Aprestaos a recibirlo!
(provenientes de la catedral, entran los
sacerdotes del coro, en grupos pequeños, y se ubican detrás
de los 3 sacerdotes solistas)
Mujeres de Canterbury
LA SEGUNDA CORIFEA
Detengámonos aquí, junto a la catedral.
¡Aquí esperemos!
CORO
¿Qué presentimiento funesto nos ha reunido aquí? ¿Acaso
este lugar es seguro? Pero, ¿qué peligro puede haber para nosotras,
pobres mujeres, nosotras,
las pobres mujeres de Canterbury?
Sólo el presagio seguro de un evento
del que nuestros ojos deberán dar testimonio,
han obligado a nuestros pies a venir hasta aquí.
PRIMERA CORIFEA
Desde que el dorado octubre declinó
en el pálido y sombrío noviembre,
el Año Nuevo espera, respirando
y susurrando en la oscuridad.
¿Quién ha extendido su mano sobre el fuego,
rememorando a Todos los Santos,
los santos y mártires que esperan?
¿Y quién, calentando sus manos sobre el fuego,
querrá renegar de su Señor?
CORO
¡Siete años y un verano han pasado!
Siete años, siete, desde que nos dejó nuestro
Arzobispo; el Arzobispo
que siempre fue bueno con su pueblo.
Pero si regresara, ¡oh ! eso no sería bueno.
Muchas opresiones hemos soportado.
¡Hemos sido abandonadas
a nuestros propios recursos!
Estaremos felices si nos dejan solas.
¡Tememos que las estaciones sean turbadas!
¡Algún mal pende sobre nosotras!
Y esperamos, esperamos, al igual que y los santos
y los mártires que esperan.
SEGUNDA CORIFEA
El destino, todavía es informe, se modela
en las manos de Dios, no en las de los hombres de
estado.
LOS TRES SACERDOTES
¿Se acabó el exilio?
¿El Arzobispo y el Rey se reconciliaron?
¿Habrá paz o guerra?
¿Viene armado, o confía
en el poder de Roma, en su fuerza espiritual
y en el amor de su grey?
HERALDO
¡Orgulloso y dolorido viene
clamando por sus derechos!
Reconfortado por el amor de sus feligreses,
que le dan la bienvenida entusiasta esparciendo flores a
su paso.
El Papa
y el rey de Francia han llegado a un consenso con él,
pero en cuanto a nuestro Rey,
la cosa es diferente.
LOS TRES SACERDOTES
Entonces, ¿hay guerra o paz?
EL HERALDO
Paz, pero sin el beso de la paz...
Todo el mundo sabe que cuando el Arzobispo
dejó al Rey, le dijo: ¡Oh mi señor,
te dejo como a alguien
que en esta vida nunca volveré a ver!
Lo que quiso decir no se sabe,
pero nadie osa hacer pronósticos halagüeños.
(Sale.)
LOS TRES SACERDOTES
¡Temo por el Arzobispo
y temo por la Iglesia!
Antaño lo vimos como un Canciller poderoso, temido y
odiado;
mas ahora se presenta virtuoso
y sólo
anhela estar sujeto al mandato de Dios.
SACERDOTES
¡Ya ha regresado y está entre los suyos!
¡Junto a nosotros
está la roca de Dios! Así pues, alegrémonos
y démosle la bienvenida.
(Los sacerdotes salen)
CORO
¡Azota el viento y amarga la mar;
el cielo está gris, gris, gris!
¡Oh, arzobispo Thomás, regresa a Francia,
déjanos morir en paz!
Caminas entre vítores, pero
traes la muerte a Canterbury.
¡No queremos que pase nada malo!
PRIMERA CORIFEA
Ha habido lujo y miseria ...
SEGUNDA CORIFEA
... e injusticias y opresión.
PRIMERA CORIFEA
Años lluviosos...
SEGUNDA CORIFEA
... años de sequía.
PRIMERA CORIFEA
Pero hemos podido seguir viviendo.
LAS DOS CORIFEAS
Aunque todas hemos sufrido sombras y terrores,
hemos charlado y reído...
CORO
¡Pero ahora sobrevuela una amenaza
sobre nosotras, estamos aterrorizadas
por un miedo arcano!
¡Oh, arzobispo Thomas!
¡Oh, Thomas, señor nuestro, déjanos!
Deja el lúgubre puerto de Dover y navega de regreso a Francia.
¡Oh, Thomas, señor nuestro,
despliega tu blanca vela
entre el cielo gris y el mar amargo!
¡Déjanos, vuelve a Francia!
TRES SACERDOTES (vuelven a entrar)
¡Croar de mujeres necias es el vuestro!
¿No sabéis que nuestro buen Arzobispo
podría llegar en cualquier momento?
Sean cuales fueren las amenazas que os acechan, dadle, al menos, un feliz recibimiento...
(rodeado y seguido por el
coro de sacerdotes, entra el Arzobispo)
ARZOBISPO
¡Paz!
¡Dejadlas que hablen!
Ellas saben y no saben
qué es la acción y qué el sufrimiento.
Ellas saben y no saben
que actuar es sufrir
y que el sufrimiento es acción.
Unidos están, el que actúa y el que sufre,
en eterna acción y paciencia.
SEGUNDO SACERDOTE
Perdónenos, señor, trastornados
por el parloteo de estas necias mujeres,
no reparamos en vuestra llegada. Perdónenos.
Su señoría encontrará todos
los aposentos en orden,
tal como los dejó.
ARZOBISPO
Y haré de tal modo que los dejaré
en orden, tal como los encontraré.
(Levanta la
mano para bendecir a las mujeres arrodilladas)
CORO
¡Oh, arzobispo Thomas,
despliega tu blanca vela,
entre el cielo gris y el mar amargo!
¡Déjanos, pon rumbo a Francia!
PRIMERA CORIFEA
Para nosotras, pobres mujeres,
no hay acción.
SEGUNDA CORIFEA
Solo debemos esperar y dar testimonio.
(El Arzobispo, seguido por los tres
sacerdotes, entra en el arzobispado. La escena se oscurece.
Sala de estudio del
arzobispado. El Arzobispo se arrodilla,
orando en silencio,
los tres sacerdotes
se apartan de él, en
actitud de reverente)
ARZOBISPO (Se levanta y los tres sacerdotes se le acercan)
Estoy más que agradecido
por vuestras amables atenciones.
Tendremos poco reposo en Canterbury,
entre enemigos ansiosos e implacables.
Tuve una feliz travesía.
Encontré, al llegar al puerto de Sandwich,
a Broc, a Warenne y al Sheriff de Kent.
Personas que habían jurado cortarme la cabeza.
Pero, Juan, el decano de Salisbury,
temiendo por el honor de su rey,
los advirtió contra la alevosía
e hizo que contuvieran sus manos.
Así pues, por ahora, no nos hostigarán.
LOS TRES SACERDOTES
Pero, entonces... ¿os persiguen?
¿Os están siguiendo?
ARZOBISPO
Por un corto tiempo, el halcón hambriento se elevará,
planeará y bajará en círculos
esperando un pretexto, una ocasión.
El final será simple, repentino,
dado por Dios. Así pues,
nuestra primera actuación será:
sombras que se enfrentan a otras sombras.
(Autoriza a los tres sacerdotes a salir y se dirige hacia la mesa que está iluminada por la luz de algunas velas)
ARZOBISPO
Más pesada la espera
que la consumación...
(Se sienta a la mesa, toma un libro y lo abre...)
Pero las cosas preparan el evento...
(cruza los brazos sobre el libro abierto e
inclinándose, oculta la cabeza. Canturreando un aire bailable, entra el primer tentador)
EL PRIMER TENTADOR
Mira, mi señor, que no me entretengo
con vanas ceremonias.
Vine aquí olvidando toda acritud.
¡Oh, viejo! ¡Oh, alegreTom Becket de Londres!
¿Su señoría ha olvidado aquellas tardes
en el río, cuando el Rey, vos y yo
éramos amigos?
Ahora que con el Rey estáis en buena
amistad, los clérigos y los laicos pueden
volver a la jovialidad sin cautela alguna.
Flautas para los campos, violas para el salón,
y flores de manzano flotando en el agua...
ARZOBISPO
Hablas de tiempos ya pasados...
EL PRIMER TENTADOR
Pero también del presente.
La primavera ha llegado tras el invierno.
ARZOBISPO
¡Hablas de tiempos ya pasados!
Que jamás, en la vida de un hombre,
pueden repetirse de nuevo.
EL PRIMER TENTADOR
¡Oh, mi señor!
Por los buenos y viejos tiempos pasados,
que ahora han vuelto,
yo soy un hombre de los suyos...
ARZOBISPO
¡Ten cuidado!
Estarías más seguro si pensaras en hacer penitencia.
EL PRIMER TENTADOR
Su señoría es demasiado orgulloso.
No era tan inflexible en otro tiempo
con los pecadores, sus amigos.
ARZOBISPO
Llegas veinte años tarde.
EL PRIMER TENTADOR
Entonces, os dejaré a vuestra suerte,
a los placeres de los vicios superiores.
¡Adiós, mi señor!
(Sale, volviendo a canturrear, fuera de escena, el mismo aire bailable con el que se presentó)
ARZOBISPO
¡Lo imposible puede ser tentación!
Lo imposible e indeseable.
Voces en el sueño, voces que despiertan un mundo que
creía muerto...
(Aparece un segundo tentador, flanqueado
por dos caballeros que sostienen y muestran algunas insignias de la dignidad del Canciller:
un rico manto de brocado púrpura, una espada, un cetro enjoyado).
EL SEGUNDO TENTADOR
Su señoría
quizás ya no me recuerde.
Nos conocimos en Northampton,
y últimamente en Montmirail, Maine.
Recuerdos menos placenteros
que otros menos recientes y de mayor peso.
Me refiero a aquellos, de la cancillería.
Aquél que era reconocido universalmente
como el señor de la política,
debería nuevamente guiar al estado.
ARZOBISPO
¿A qué te refieres?
EL SEGUNDO TENTADOR
De la cancillería que vos,
cuando ascendió a arzobispo, dejó.
Aquello fue un grave error por vuestra parte. Error que
aún puede ser corregido.
Pensad que el poder
se convierte en gloria.
ARZOBISPO
¿Qué gloria es ésa
para un hombre de Dios?
EL SEGUNDO TENTADOR
Tristeza hay para aquellos
que dan su amor a Dios sólamente.
El poder está presente,
la santidad viene después.
Y si bien el rey es el que manda,
el que gobierna es el canciller.
ARZOBISPO
¿Y qué debo dar a cambio?
EL SEGUNDO TENTADOR
Las prerrogativas de la jurisdicción eclesiástica.
ARZOBISPO
¡No!
EL SEGUNDO TENTADOR
¡Sí! De lo contrario, el pacto será roto.
ARZOBISPO
¡Ah, no! ¿Debería yo,
que tengo las llaves del cielo
y del infierno, yo, que soy el único en Inglaterra que ato y desato
con el poder del Papa, debería rebajarme como para desear
un mezquino poder?
Delegado para lanzar la condena de
la suprema condenación, está claro
que mi responsabilidad es la de condenar
a los reyes, no la de servir junto a sus sirvientes.
¡Vete!... ¡Vete!...
EL SEGUNDO TENTADOR
Un pecado que se eleva hacia el sol...
Os dejo a vuestro destino.
(El segundo tentador y los
caballeros desaparecen)
LAS DOS CORIFEAS
¡No hay descanso en la casa!
¡No hay descanso en la calle!
CORO
El aire es pesado y espeso,
espeso y pesado está el cielo.
LAS DOS CORIFEAS
¿Qué es este olor malsano?
¡Qué son estos vapores?
CORO
¡La tierra puja bajo nuestros pies!
Se hincha para parir a la progenie
maligna del infierno.
ARZOBISPO (que se ha levantado con autoridad para expulsar al segundo tentador, luego se acerca a una gran ventana hacia el lugar donde llegan las voces del Coro) ¿Poder temporal?¿Poder con el
Rey?
Yo fui el rey,
yo fui su brazo, fui su razón.
Pero todo aquello que antes fue una exaltación
ahora sería una miserable caída.
(entra un tercer tentador)
EL TERCER TENTADOR
Soy un visitante inesperado.
ARZOBISPO
Te esperaba.
EL TERCER TENTADOR
Pero no de esta manera,
no con este propósito.
ARZOBISPO
Ningún propósito puede sorprenderme.
EL TERCER TENTADOR
Mi propósito es simple,
tan
simple como el hecho.
Ya no os queda esperanza alguna
de reconciliación con el Rey.
Pero en Inglaterra, el Rey
no es omnipotente...
Señor, vos y yo somos normandos,
e Inglaterra es, por soberanía, tierra normanda. ¡Nosotros
somos el pueblo!
ARZOBISPO
¿A qué conduce esto?
Si hablas por los barones...
EL TERCER TENTADOR
Sí, en nombre de un poderoso grupo de barones
que ha puesto los ojos sobre vos.
Junto a nosotros, vos podéis dar un duro golpe a favor
de Inglaterra y Roma,
lo que pondría fin a la jurisdicción del Rey sobre el Obispo
y los barones.
Esperamos el surgimiento
de una nueva constelación.
ARZOBISPO
Pero, si el Arzobispo
no puede confiar en el Rey,
¿cómo puede confiar en aquellos que se
unen contra él para arruinarlo?
EL TERCER TENTADOR
El pueblo y la Iglesia tienen argumentos
válidos contra el trono ...
ARZOBISPO
Pienso que si el Obispo
no puede confiar en el trono,
tiene buenas razones para no confiar
más que en Dios, ¡sólo en Dios!
Vosotros podéis continuar
con vuestras traiciones,
pero nadie podrá decir jamás
que yo he traicionado al Rey.
EL TERCER TENTADOR (irónico)
Mi señor, espero que el Rey os
haga ver, antes de la primavera,
en
cuánto valora vuestra lealtad.
(Desaparece)
ARZOBISPO
Hacer, pero luego romper...
Este pensamiento ya me había llegado,
pero si lo rompo, debo romperlo yo solo.
VOZ DE UN CUARTO TENTADOR (De este tentador sólo se ve, proyectada su gran sombra en una pared de la habitación,)
¡Bien, Thomas!
Es dura de doblegar tu voluntad.
ARZOBISPO
¿Quién eres?... ¿Quién eres?...
EL CUARTO TENTADOR
No necesito un nombre.
Vengo, porque ya me conoces,
aunque no hubo nunca una oportunidad
ni un lugar para reunirnos.
ARZOBISPO
Di lo que quieras decirme.
EL CUARTO TENTADOR
Te lo diré. Sabes que la lascivia
es debilidad. Y en cuanto al Rey, sabes
que no confiará en ti dos veces.
Y bien conoces la envidia y celos
de los barones.
ARZOBISPO
Pero, ¿cuál es tu consejo?
EL CUARTO TENTADOR
Definitivamente,
excepto la senda ya elegida, todas las demás
están cerradas para ti.
Pero, ¿qué son el placer,
el gobierno del reino y la autoridad,
en comparación con el dominio universal
de la supremacía espiritual?
Piensa, Thomas, piensa en la gloria
que llega después de la muerte.
Si el Rey muere, vendrá otro rey y otro reino.
Pero el santo y el mártir
reinan desde la tumba.
VOCES MISTERIOSAS EN EL AIRE
El santo... El mártir...
EL CUARTO TENTADOR
Piensa, Thomas, piensa en tus enemigos
arrastrándose penitentes,
y en los peregrinos postrados
frente a tu imagen engalanada.
¿Qué cosa puede compararse
con la gloria de los santos
que eternamente tienen a Dios presente?
¡Thomas, busca el camino del martirio!
Hazte el más bajo en la tierra
para ser alto en el cielo...
ARZOBISPO
¡No! ¿Quién eres,
tú que me tientas con mis mismos deseos?
¿Qué me ofreces, qué me pides?
EL CUARTO TENTADOR
Te ofrezco lo que ambicionas.
Te pido aquello que tú has de dar.
ARZOBISPO
Sólo me ofreces sueños de condenación.
EL CUARTO TENTADOR
Que tú mismo ya has soñado.
(La gran sombra desaparece)
VOCES MISTERIOSAS EN EL AIRE
El santo... El mártir...
ARZOBISPO
Por lo tanto, ¿no hay un camino para mí
que no conduzca a la condenación por orgullo?
¿No podré actuar sin evitar
el sufrimiento ni mi perdición?
(va a postrarse ante el crucifijo)
CORO
Señor, no hemos sido felices,
nunca hemos sido demasiado felices.
Pero nosotras sabemos bien
lo que podemos o no podemos esperar.
Dios siempre nos dio alguna esperanza,
Dios siempre nos dio alguna razón.
CORO Y LAS DOS CORIFEAS
¡Pero un nuevo terror nos está invadiendo hoy!
¡Dios nos abandona! Los señores del Infierno
vuelan en el aire oscuro: ¡Están aquí!
LOS CUATRO TENTADORES (alternándose con el coro de mujeres)
La vida humana es engaño e ilusión.
Todas las cosas son irreales (bis)
Pero este hombre terco es como un ciego.
Perdido en el estupor
de su propia grandeza,
pasa de engaño a engaño,
intentando sólo destruirse a sí mismo.
Es un enemigo de la sociedad,
un enemigo de sí mismo.
LAS DOS CORIFEAS
¡Oh Tomás, Arzobispo,
sálvanos, sálvate a ti mismo, sálvate,
pues así también nosotros seremos salvados!
ARZOBISPO (se levanta como transfigurado)
¡El camino ya está claro para mí!
Y el significado también me resulta claro.
La última tentación es la mayor traición,
y nunca volverá a aparecer.
Hace treinta años busqué todos los caminos
que conducen al placer,
a los honores y a la fama.
El deleite de los sentidos y del pensamiento;
la destreza en los torneos de caballeros;
la estrategia en los juegos;
el amor en el jardín y tañer y cantar con los jóvenes.
¡Todas eran
cosas deseables para mí!
Después, he aquí que llegó tras ellos
la ambición inadvertida. ¡El pecado crece incluso al hacer el bien!
Pero ya no seguiré,
no sufriré por más tiempo,
hasta que la espada ponga fin a todo.
Y ahora, mi ángel bueno,
aquel
destinado por Dios a ser mi guardián,
¡ciérnete sobre las puntas de las espadas!
Interludio
(El arzobispo predica
desde el púlpito de la
Catedral la mañana
de Navidad de 1170.
Primero, se oye
a la orquesta, luego se ve el
interior
de la Catedral abarrotado de gente)
ARZOBISPO
Queridos hijos de Dios,
mi sermón será breve esta mañana.
Sólo quiero invitarlos a meditar
sobre el profundo misterio de la Misa
en el día de la Navidad.
Fue esa noche, transcurrida hace poco,
cuando una falange del ejército celestial
se le apareció a los pastores de Belén
diciendo: "Gloria a Dios
en lo más alto del cielo y paz en la tierra
para los hombres de buena voluntad".
Al celebrar la Misa de Navidad,
renovamos la Pasión
y Muerte
de nuestro Redentor,
y a la vez recordamos su Nacimiento.
¡Celebramos la vida junto a la muerte!
(La visión desaparece. La orquesta
continúa
con el interludio y, al finalizar, se vuelve a
ver el interior de la catedral
y al arzobispo
concluyendo su sermón)
ARZOBISPO
Amados hijos de Dios,
un martirio cristiano no es una casualidad,
ni tampoco es un designio humano.
Un verdadero mártir
es aquel que ya no desea nada para sí mismo,
ni siquiera la gloria del martirio;
es aquél que se ha convertido en instrumento
de Dios,
aquél que, en la voluntad de Dios,
solamente en la sumisión a Dios,
ha encontrado la verdadera libertad.
Queridos hijos de Dios,
hoy he querido
hablaros acerca de los mártires
porque
no creo que pueda volver a hacerlo.
Es muy posible que pronto
podáis tener un nuevo mártir,
y
que quizás, quizás, no sea el último.
Guardar en lo más profundo de vuestros corazones
mis
palabras para que así podáis recordarlas
en el futuro.
(se vuelve para tomar el cayado y luego, con
una
actitud solemne,
imparte su bendición a
los
feligreses
haciendo una cruz
a la izquierda, otra
al centro
y, finalmente, otra a la derecha)
En el nombre del Padre y del Hijo
y del Espíritu Santo. Amén.
LOS FELIGRESES
Amén
(Oscuridad, fin del primer acto)
ACTO SEGUNDO
(Plaza
entre la catedral y el arzobispado,
como al principio del primer acto.
Canto
gregoriano)
EL TERCER SACERDOTE
Un día de Navidad,
el día de Santo Esteban,
Esteban, el primer mártir.
EL CORO DE LOS SACERDOTES
Sederunt principes, et adversum me loquebantur,
et
iniqui persecuti sunt me.
Beati immaculati in via,
qui ambulant in lege
Domini.
(El segundo sacerdote entra precedido por un acólito que lleva el estandarte de San Juan Apóstol)
EL SEGUNDO SACERDOTE
Del día de San Esteban
otro día, el día
de San Juan Apóstol.
EL CORO DE LOS SACERDOTES
In medio Ecclesiae aperuit os ejus,
et implevit
eum Domini spiritu sapientiae et intellectu.
Bonum est confiteri Domino:
et psallare
nomini Tuo, Altissime.
(El primer sacerdote entra precedido por un acólito que porta el estandarte de los Santos Inocentes).
EL PRIMER SACERDOTE
Desde San Juan Apóstol,
un día, el día de los Santos Inocentes.
EL CORO DE LOS SACERDOTES Ex ore infantum, Deus,
ferfecisti laudem
propter inimicos Tuos.
EL SEGUNDO SACERDOTE
Desde el día de los Inocentes otro día:
hoy, después de Navidad, el cuarto día.
EL CORO DE LOS SACERDOTES Gaudeamus omnes in Domino, diem festum
celebrantes.
EL SEGUNDO SACERDOTE
Hoy, decimos. ¿Y qué significa "hoy"?
LA PRIMERA CORIFEA
¿Ni siquiera hoy, en Navidad,
en el tiempo del nacimiento
de nuestro Redentor,
ni siquiera hoy
habrá paz en la tierra?
¿Ni siquiera hoy, en Navidad,
hay buena voluntad entre los hombres?
La paz en este mundo siempre es incierta
si el hombre no está en paz con Dios.
Este mundo, contaminado por la guerra
entre los hombres, solo puede ser redimido
con la muerte en el Señor.
¡Se debe purificar este mundo
en el invierno, para no tener luego
una primavera áspera,
un verano ardiente y un otoño estéril!
Entre Navidad y Semana Santa,
¿qué debe hacerse?
Llegará marzo ventoso, y el labriego
saldrá al campo a roturar la tierra,
la misma, tantas veces labrada.
Y sus mismas canciones habituales
volverán a cantar los pájaros.
Pero cuando las primeras hojas nuevas
aparezcan por encima de los árboles,
cuando el sauce y las flores del espino
florezcan en el arroyo,
en el aire claro y alto,
se escucharán los trinos de las aves
y los niños saldrán a jugar a la calle.
¿Qué pecado, qué agravio,
deberá cubrir los brotes de los árboles?
¿Y el canto de los pájaros?
¿Qué agravio secará la tierra fresca?
EL CORO
Esperamos... todas esperamos.
El tiempo es corto...¡Pero la espera es larga!
LA PRIMERA CORIFEA
¡Ni siquiera hoy, en Navidad,
hay buena voluntad entre los hombres!...
(Llega un pequeño grupo de monjes. Entra también
el tercer sacerdote precedido por un acólito que
porta la bandera de San Esteban)
Sólo otra noche y otro amanecer.
Pero, ¿cuál será el día en que sabremos
qué esperamos o tememos?
Cada momento pesa tanto como otro.
El designio divino puede revelarse
en cualquier momento, incluso ahora mismo, aquí.
(Entran cuatro caballeros. Los sacerdotes del
coro y los portadores de estandartes salen y
desaparecen. Los tres sacerdotes permanecen
en el escenario. Las mujeres del coro están amontonadas en el fondo)
LOS CABALLEROS
Siervos del rey. Por orden del rey.
Tenemos asuntos urgentes
que tratar,
por orden del rey, con el arzobispo.
EL SEGUNDO SACERDOTE
Bien conocéis la hospitalidad
de nuestro arzobispo,
¡sed bienvenidos!
LOS CABALLEROS
No tenemos necesidad alguna de hospitalidad.
Tenemos que ver al arzobispo...
Debemos con el arzobispo.
¡Avisad a su señoría!
(El primer sacerdote entra en el arzobispado)
EL TERCER SACERDOTE
Su señoría lamentaría mucho
que no os ofreciéramos un refrigerio.
LOS CABALLEROS
Los negocios primero... Negocios urgentes...
¡Urgentes!
(burlándose)
Encontraremos nuestro propio almuerzo...
¿Cuánto tiempo tendremos que esperarlo?
(Entra el
arzobispo, acompañado por el
sacerdote que fue a advertirlo de la presencia
de los caballeros. Les siguen algunos sacerdotes,
monjes y siervos)
ARZOBISPO
(Dirigiéndose a los dos sacerdotes
que van a su encuentro.)
Aunque sea cierta la expectativa,
el momento previsto
puede llegar inesperadamente.
Encontrarán los documentos firmados sobre
la mesa y todos los papeles están en orden.
(Volviéndose ahora a los caballeros)
Sean cual fueren sus urgentes asuntos,
sed bienvenidos.
¿Vienen de parte del rey?
LOS CABALLEROS
De parte, sí, del rey.
Y debemos hablar a solas con vos.
ARZOBISPO
Que así sea.
(A los sacerdotes)
Dejadnos solos.
(A los caballeros)
¿De qué se trata?
LOS CABALLEROS
Esto es de lo que se trata.
Vos sois un arzobispo rebelde al rey,
a la ley y al reino.
Vos, al ser nombrado arzobispo por el rey,
sois su servidor, su instrumento y su herramienta.
De él recibisteis todos los honores:
el sello, el anillo y el poder.
Vos, que nacisteis hijo de un comerciante;
vos, que fuisteis el niño malvado
del barrio de los mercaderes;
vos, que llegáis hasta vuestro rey
orgulloso e iracundo,
como un piojo sobre su camisa.
Vos habéis engañado, estafado y mentido...
¡Perjuro y traidor sois a vuestro rey!...
ARZOBISPO
¡No es verdad! Siempre fui su fiel vasallo,
y siempre estuve y estaré bajo su
mando,
salvo en lo concerniente al orden sacerdotal...
LOS CABALLEROS
¡Sois ambicioso!...
¡Vuestro orgullo destila bilis!
ARZOBISPO
Pero, señores, ¿acaso los asuntos urgentes
son sólo blasfemias y falsos testimonios?
LOS CABALLEROS
Hablamos como súbditos leales
movidos por una justa ira.
¡Una justa ira!
ARZOBISPO
¿Tenéis algo más que añadir?
LOS CABALLEROS
¡Por orden del rey!
¿Debemos decirlo ahora?
Sí, sí,
antes que este viejo zorro se aleje.
ARZOBISPO
Si es un mandato del rey, deberéis decirlo
en público.
Y si hacéis acusaciones,
yo las refutaré públicamente.
LOS CABALLEROS
- ¡No, no! - ¡Aquí, ahora, ahora y aquí!
(Al ver que los
caballeros están a punto de agredir al arzobispo, los sacerdotes,
monjes y siervos avanzan para defenderlo. Él los detiene y los hace retirarse)
ARZOBISPO
¡Hablad!
LOS CABALLEROS
Luego que el rey os devolvió
vuestros privilegios,
¿cuál fue vuestra gratitud?
Huisteis a Francia para sembrar disputas
entre nuestro rey, el rey francés y el Papa.
Pronunciasteis un anatema contra aquellos que
habían coronado al heredero de nuestro rey.
Ahora debéis decirnos,
por orden del rey, si estáis dispuesto
a responder ante él en persona.
ARZOBISPO
Nunca fue mi intención destronar al príncipe...
y en cuanto a los obispos...
LOS CABALLEROS
¡Absuélvalos!
ARZOBISPO
Fueron condenados por el Papa,
luego deben recurrir ante el Papa...
LOS CABALLEROS
Sea como fuere,
aquí está el mandato de Su Majestad.
¡Vos y vuestros seguidores
deberéis abandonar esta tierra!...
ARZOBISPO
Debo decirles que
durante siete años
mi pueblo fue privado
de la presencia su arzobispo.
Durante siete años tuve que mendigar
la caridad extranjera...
¡Nunca más! El Pastor y su rebaño
nunca más serán separados por el mar.
¡Nunca más, nunca!
LOS CABALLEROS
¡Insultáis al rey!
ARZOBISPO
¡No! No lo insulto.
Becket no lo condena.
¡Lo condenan el juicio de Roma
y la ley de Cristo!
LOS CABALLEROS
Sacerdote, esas palabras ponen en peligro vuestra vida.
¡Peligro de ser apuñalado!
ARZOBISPO
Al juicio de Roma someto mi causa,
pero si me matáis,
¡me levantaré de la tumba
para someterla al juicio de Dios!
(Entra en el arzobispado)
LOS CABALLEROS
¡Sacerdotes, monjes, criados, detenedlo!
O responderéis con vuestras vidas... ¡Basta! ¡Volveremos
con la justicia de Su Majestad!
¡Vendremos con las espadas!
(Salen. Las mujeres de Canterbury, inclinadas, como impulsadas por una ráfaga de viento, avanzan hacia el proscenio)
EL CORO
A los mensajeros de la muerte, a los
portadores de la muerte, ¡los he olfateado!
Presentimientos arcanos han agudizado mis sentidos... Arcanas premoniciones...
En la noche escuché sonidos de flautas
y gritos de lechuzas.
Al caer la noche, ¡sentí que la tierra se inflamaba!
He olido a muerte en la rosa,
en cada flor. ¿Qué irá a suceder? Aquí, aquí,
en nuestros hogares, en todas partes:
en nuestros cuerpos, en nuestras entrañas.
PRIMERA CORIFEA
Todo lo que está tejido en el telar
del destino, está tejido en nuestras venas,
en el vientre de cada mujer de Canterbury.
EL CORO
Ninguna otra cosa es posible ya
más que el vergonzoso desvanecimiento
de aquél que consiente
la última y extrema humillación.
¡Oh, Thomas, Arzobispo! ¡Oh señor,
perdónanos, perdónanos,
y ruega por nosotros,
para que podamos orar por ti,
por nuestra ignominia!
(El arzobispo entra junto con algunos
sacerdotes, monjes y siervos, excepto los tres sacerdotes
solistas)
ARZOBISPO
¡Paz, paz! Que haya paz
en vuestros pensamientos.
Estas cosas deben suceder,
pues
son parte de la carga y gloria eternas.
Será sólo un momento. Pero debéis saber
que vendrá otro, cuando se cumpla
el plan de Dios,
que os traspasará de alegría y dolor.
Luego, el transcurrir del tiempo hará que el recuerdo
sea más dulce, y entonces, todos estos sucesos
os parecerán irreales, como en un sueño.
(Los tres sacerdotes solistas
regresan muy agitados.)
LOS TRES SACERDOTES
¡Mi señor, no debe quedarse aquí!...
¡Venid al monasterio!
Crucemos el claustro. ¡No hay tiempo que perder!
¡Vuelven armados!
¡Al altar, al altar!...
ARZOBISPO
Durante toda mi vida
he estado esperando este momento.
La muerte vendrá sólo
cuando yo sea digno de ella.
Y si soy digno, no hay peligro.
Sólo tengo que hacer
que mi voluntad sea perfecta.
LOS TRES SACERDOTES
¡Oh, mi Señor, ya vienen!
¡Pronto estarán aquí!... ¡Os matarán!
SACERDOTES, MONJES
¿Y qué será de todos nosotros, señor,
si os matan?
ARZOBISPO
¡Paz, paz!
LOS TRES SACERDOTES
¡A las vísperas, a las vísperas!...
EL CORO DE LOSSACERDOTES
¡No podéis faltar al Oficio Divino!
LOS TRES SACERDOTES
¡A las vísperas, a las vísperas! ¡A la catedral!
ARZOBISPO
¡Id vosotros a las vísperas, id!
Encontrarán al pastor pero el rebaño estará a salvo,
pues aquí,
aquí no se busca ninguna otra vida
excepto la mía. Pero no estoy en peligro, sólo próximo a la muerte.
Ya he sentido un estremecimiento bendito,
un latido del cielo, y no quiero
que me vuelva a ser negado.
(Con un gran gesto de su
brazo aleja a los tres sacerdotes)
SACERDOTES (a los tres sacerdotes)
¡Agarradlo, agarradlo!...
¡A las vísperas, a las vísperas, rápido!...
(lo arrastran hacia afuera. Las mujeres huyen
aterradas al interior de la catedral
SACERDOTES (Desde atrás del altar mayor)
(Canto gregoriano)
Dies irae, dies illa,
Solvet saeclum in favilla,
Teste David cum Sybilla.
MUJERES
Mis manos están entumecidas... como muertas.
Los ojos secos y áridos, sin lágrimas.
Pero horror, más horror, aún más horror,
que cuando un cuerpo es torturado,
sus dedos retorcidos y el cráneo aplastado.
SACERDOTES
Quantus tremor est futurus,
Quando judex est venturus,
Cuncta striate discussurus.
Tuba mirum spargens sonum
Per sepulcra regionum,
Coget omnes ante Thronum.
SEGUNDA CORIFEA
Los seres infernales desaparecen,
los humanos se retiran
disolviéndose como polvo en el viento.
PRIMERA CORIFEA
Sólo queda
el rostro exangüe
de la muerte.
Y detrás de él, el Juicio,
y aún más atrás, la nada, la nada, la nada...
PEQUEÑO CORO DE MUCHACHOS
Mi Salvador murió en el árbol,
que jamás sea su dolor en vano.
¡Danos tu ayuda, Altísimo Señor,
en este nuestro extremo temor!
MUJERES
¿Quién entonces, quién hablará por nosotras?
(Un pequeño grupo de sacerdotes y monjes
entra y cierra las puertas de la iglesia)
SACERDOTES
Rex tremendae majestatis
Qui salvandos salvas gratis,
Salva me, fons pietatis.
(Los tres sacerdotes, procedentes de la sacristía,
entran muy agitados y, abriéndose paso a través
de la multitud que reza, les gritan a los sacerdotes
que han cerrado las puertas de la iglesia)
LOS TRES SACERDOTES,
SACERDOTES (Mientras cierran las puertas, alternativamente)
¡Cerrad las puertas!
Las puertas están cerradas.
¡Ponedle las trancas!
Todas las trancas están puestas.
¡Estamos a salvo, estamos a salvo!
No pueden forzarlas,
no tienen la fuerza suficiente.
(Entra el arzobispo)
ARZOBISPO
¡Abrid las puertas! ¡Abridlas!
No quiero que el santuario del Señor
se convierta en una fortaleza.
También para los
enemigos la iglesia
deben estar abiertas.
¡Abrid las puertas!...
LOS TRES SACERDOTES
¡Oh, mi señor, esos no son hombres!
¡Son bestias!
¡Son almas malditas!
ARZOBISPO
No creáis que soy un loco desesperado.
La decisión que tomo,
la tomo
plenamente convencido.
Doy mi vida por la ley de Dios
que está por encima de la ley del hombre.
¡Ahora, aquí, triunfa la cruz!
¡Abrid las puertas, os lo ordeno!
¡Abrid las puertas!
(Los mismos sacerdotes y monjes que habían
cerrado las puertas quitan ahora las trancas).
LOS TRES SACERDOTES
¡Marchaos señor!... ¡Rápido, rápido!...
¡Por el tejado!... ¡A la cripta!... ¡Rápido, marchaos!...
(Abiertas las puertas, entran los
caballeros
con síntomas de estar ebrios)
LOS CABALLEROS
¿Dónde está ese Becket que traicionó al rey?
¿Dónde está Becket, el sacerdote intrigante?
¡Baja, Daniel, ven aquí, entre los leones!
¡Baja, Daniel, a la marca de la bestia!
¿Te lavaste en la sangre del Cordero?
¿Te marcaste con la marca de la bestia?
¡Baja, Daniel, baja aquí, entre los leones!
¡Baja, Daniel, y únete a la fiesta!
ARZOBISPO
Aquí estoy.
¡No soy traidor al rey!...
Soy sacerdote.
Soy un cristiano
dispuesto a dar su sangre
por la sangre
de Cristo Redentor.
El signo de la Iglesia es siempre este.
Por mi vida, Cristo ofreció su sangre:
¡que mi sangre sea vertida por su muerte!
LOS CABALLEROS
¡Absuelve a los excomulgados!
¡Renuncia a los poderes que usurpaste!
¡Renueva el pacto de obediencia que has violado!
¡Traidor!
ARZOBISPO
¿Tú, Reinaldo, tú,
que eres tres veces traidor?
Primero, de mí como vasallo temporal;
luego, de mí como tu señor espíritual;
y finalmente, de Dios al profanar su iglesia.
LOS CABALLEROS
¡Renegado!... ¡Saldemos la cuenta!...
¡Rápido!
(Los caballeros se enfurecen y arremeten contra
el arzobispo, pero un grupo de sacerdotes
y monjes forman un escudo entre ellos y el
arzobispo que, sobre los escalones del altar,
se yergue solemnemente)
ARZOBISPO
¡Confío mi causa y la de la Iglesia
a Dios Todopoderoso,
a la Bendita e Inmaculada Virgen María,
a todos los santos
y a todos los mártires!
(Los caballeros
desenvainan sus espadas, dispersan a los sacerdotes aterrorizados
y se lanzan contra el arzobispo. Lo derriban,
lo golpean y lo asesinan. Todo el pueblo, que se agolpa en la
catedral, grita de horror y espanto.)
CORO
Aclara el aire... Se despeja el cielo.
El viento lava todo a nuestro alrededor.
¡Una lluvia de sangre cae sobre nosotros!
Enlodada con sangre están la tierra y el agua,
y las piedras y las bestias... y también nosotras.
DOS CORIFEAS
¡Noche, quédate con nosotras!
¡Detente, sol, que no llegue el día,
que la primavera no regrese jamás!
CORO
No queríamos que pasara nada malo.
Estábamos resignadas a nuestra existencia.
Incluso el dolor tenía un fin propio.
¡Pero no éste! Esto está fuera del tiempo.
Una eternidad de mal,
de culpa y de castigo.
¡Clarificad el aire, despejad el cielo!
¡Que el viento lave todo a nuestro alrededor!
¡Nuestros huesos y nuestras almas, también!
(Los Caballeros avanzan hasta el proscenio
y se vuelven hacia los espectadores. Las
campanas de la torre de la catedral suenan
lentamente).
CABALLEROS
Rogamos, señores,
que nos escuchen sólo por unos instantes.
Cuatro hombres contra uno...
En verdad
puede parecer una acción criminal...
Y creemos que incluso nuestro Rey,
que Dios guarde,
dirá que nunca lo había ordenado,
que jamás pensó que el asunto terminaría así.
A nosotros sólo nos resta ponernos a salvo,
huir a tierras lejanas.
Lo que hicimos, había que hacerlo
por amor a la patria y al Rey.
Y lo hicimos, pueden creerlo,
sin ningún interés personal.
¡Bravo!
Desde que el difunto Becket fue súbdito del rey
y el canciller del reino,
nadie había hecho más que él
por la prosperidad de la nación.
Pero desde que fue arzobispo,
cambió completamente su política,
incluso para proclamar
que por encima
del poder real,
¡estaba el poder
supremo de la Iglesia!
Y poco a poco, se convirtió
en un monstruo de egoísmo ascético.
Y en Francia profetizó
que en Inglaterra sería asesinado...
Y tales y tantas
fueron entonces sus provocaciones
que quiso probar que estaba decidido
a desear el martirio.
Pudo huir o mantenerse alejado
de nosotros
hasta que nuestra justa cólera
se hubiese enfriado.
De hecho, él insistió,
mientras estábamos
encendidos por la ira,
en que
fueran abiertas las puertas.
Entonces, somos justos,
¿quién mató al arzobispo?
En nuestra opinión, el único veredicto
que se puede pronunciar es este:
¡suicidio por enfermedad mental!
Es el veredicto más caritativo
que se puede pronunciar sobre un hombre
que,
después de todo,
fue sin dudas un gran hombre.
Por supuesto, fue un gran hombre...
Por supuesto, un gran hombre.
(Los caballeros salen)
CORO
Te alabamos, Dios, por tu gloria
que se despliega en todo el Universo.
Todas las cosas sólo existen
tal y como Tú las viste,
como fueron creadas y conocidas por Ti.
Te damos gracias, Dios,
por la misericordia y redención
de tu sangre.
Porque la sangre de tus santos y mártires
enriquecerá la tierra y harán santo
el lugar de sus sacrificio.
Perdónanos, Señor, porque
somos gente pobre, gente humilde,
que más que en la justicia de los humanos
confiamos en la que proviene de Ti,
de tus bendiciones y amor.
Reconocemos nuestra culpa,
ahora reconocemos
que el pecado del mundo
pende sobre nosotros
y que la sangre de los mártires y santos
pende sobre nuestras cabezas.
¡Señor Dios, ten piedad de nosotros!
¡Oh, beato Thomas,
ruega por todos nosotros!
Digitalizado y traducido por:
José Luis Roviaro 2018
|