EL ASEDIO DE CALAIS





Personajes


EUSTAQUIO

AURELIO

ELEONORA


EDUARDO III

ISABEL


DESCONOCIDO


EDMUNDO


JUAN D´AIRE


GIACOMO

PIETRO

Alcalde de Calais

      Su hijo

Esposa de Aurelio

 Rey de Inglaterra

     Su esposa

  Un expía inglés

  General inglés

      Un noble

      
Un noble

      Un noble  

         Barítono

        
Contralto

         Soprano

               Bajo

Mezzosoprano

              
Bajo

               Bajo

             Tenor

             Tenor

               Bajo
 

 




La acción transcurre en Calais, en 1347.





ATTO  PRIMO

 

 

(I posti avanzati del campo inglese: in fondo

parte delle mura di Calais, bagnate dal mare)

 

Scena Prima

 

(I guerrieri inglesi giacciono immersi in profondo sonno.

Aurelio col soccorso d'una scala di corde, scende dai merli,

ed involati alcuni pani li connette alla estremità d'una fune,

che tosto ritira la sua preda. Sventuratamente un guerriero

si desta, e dà il segnale d'allarme: parte del campo si leva a

rumore)

 

GUERRIERI I

All'armi...

 

GUERRIERI II

Circondatelo...

Non abbia via di scampo...

 

GUERRIERI I

Protetto dalle tenebre

ei qualche trama ordì!...

 

GUERRIERI III

All'armi...

 

GUERRIERI IV

Orrende insidie,

certo son tese al campo!

 

(Intanto Aurelio datosi velocemente alla fuga,

ed essendogli impedito d'accostarsi alle mura,

si precipita fra fonde, salvandosi a nuoto)

 

GUERRIERI I

Ov'è?...

 

GUERRIERI II

Disparve!...

 

GUERRIERI III

Ah! rapido

solcando il mar fuggi!

 

(Molti accorrono verso il lido, scoccando,

ma invano, contro Aurelio un nembo di strali)

 

TUTTI

Fuggi codardo, un'aura

ti resta ancor di vita:

per te non fia ricovero

ma tomba la città.

Ove le mura or sorgono

di questa gente ardita,

un monte di cadaveri

fra poco sorgerà.

 

(si ritirano)

 

Scena Seconda

 

(Vestibolo interno del palagio municipale: in fondo

veduta di Calais, e parte de' suoi baluardi. Albeggia.

Tremenda quiete regna per tutto. Eustachio si avanza

cupamente assorto ne' suoi pensieri)

 

EUSTACHIO

Qual silenzio funesto! Un gemer fioco

sol, tratto tratto, l'interrompe!... Ahi! pianto

è dell'afflitto, che spirarsi accanto,

mira il padre, o il fratello! È derelitta

sposa, che plora del compagno estinto

sulla gelida salma!

È singhiozzo di madre, a cui le fonti

s'inaridir, che vita

fúro al lattante pargolo... ed ei muore

sul grembo onde già nacque! Orrendo stato!

Fatal penuria! Omai

e soccorso, e alimenti, e speme... e tutto,

tutto ne manca... tranne

il patrio amore. Ecco raggiorna affatto,

e ancora il figlio mio

non veggo!...

 

Scena Terza

 

(Eustachio ed Eleonora)

 

ELEONORA

(nella estrema desolazione)

Egli è perduto...

 

EUSTACHIO

Egli!... Gran Dio!...

Perduto!... Che dicesti?... Ah! narra...

 

ELEONORA

Il pegno

del soave imeneo che a lui mi strinse,

già langue da più dì, che scarso il nudre

cibo malsano, il padre

lo guarda e geme... e volge entro la mente

il pensier di salvarlo...

 

EUSTACHIO

Ebben?

 

ELEONORA

Fra l'ombre

della notte ravvolto

nel campo ostil discende

 

EUSTACHIO

Ahimè! che ascolto!

 

ELEONORA

Alcun lo scorge...

 

EUSTACHIO

Io palpito!...

 

ELEONORA

Suona dell'arme il grido...

 

EUSTACHIO

Ciel!...

 

ELEONORA

Di guerrieri innumeri

tutto si copre il lido...

 

EUSTACHIO

Figlio!...

 

ELEONORA

Lo incalza un turbine di strali...

 

EUSTACHIO

Oh, mio terror!...

 

ELEONORA

E l'infelice...

 

EUSTACHIO

Acquetati, che t'ode il genitor.

Le fibre, oh Dio! M'investe

orrida man di gelo!...

Trema il terren!... Si veste

per me di lutto il cielo!

D'ogni crudel sciagura

è colma la misura!...

Oh! sventurata patria,

il tuo guerrier perì.

 

ELEONORA

Fero, mortal periglio

il patrio suol minaccia!...

Egro, languente il figlio

mi stende invan le braccia!...

In tanto acerbo duolo

m'era conforto ei solo...

E quel conforto, ahi misera!

Il fato a me rapì.

 

Scena Quarta

 

(Giovanni e detti)

 

GIOVANNI

(avanzandosi affrettatamente)

Ah! signor...

 

EUSTACHIO

Ne' sguardi tuoi

sfavillar la gioia io veggio!...

 

GIOVANNI

(Ad Eustachio)

Vive il figlio, e riede a noi.

 

EUSTACHIO, ELEONORA

Che!...

 

EUSTACHIO

Son desto?...

 

ELEONORA

Non vaneggio!...

 

GIOVANNI

Presso a morte, il mar gli offrìa

di salvezza incerta via...

Ei securo ed animoso

il cimento superò.

 

EUSTACHIO

Figlio mio!...

 

ELEONORA

Diletto sposo!...

 

EUSTACHIO, ELEONORA

(con tutto il trasporto della gioia)

Vivi!... Al sen ti stringerò!...

Un istante i mali oblio

dell'orrenda e lunga guerra!...

Un istante sulla terra

il destin sorrise a me!

Ah! gioisci, o suol natìo,

la tua spada in lui ti resta...

Splende in mezzo alla tempesta

una stella ancor per te!

 

ELEONORA

(A Giovanni)

Il figlio a me.

 

(Giovanni entra per una porta che

mena agli appartamenti superiori)

 

Quanto per lui rinserra

di caro il mondo,

al giunger suo qui vegga

insiem raccolto...

 

EUSTACHIO

Non udisti, o figlia,

un suon di passi?...

 

ELEONORA

Oh! come

il cor mi balza!...

 

EUSTACHIO, ELEONORA

È desso!...

 

Scena Quinta

 

(Aurelio dal fondo e Giovanni, che ritorna

conducendo il piccolo Filippo, alcuni servi e detti)

 

AURELIO

Ah! padre mio!...

Sposa!...

Figlio diletto!...

Chi prima stringer deggio a questo petto?

Al mio core, oggetti amati,

vi congiunga un solo amplesso...

 

(Eustachio ed Eleonora si stringono al suo

petto, mentre Giovanni gli pone il fanciullo

tra le braccia: tutti piangono di tenerezza)

 

Ah! de' giorni a me serbati

tutto il prezzo io sento adesso!

Il terren, ch'è tomba agli avi,

come è dolce riveder!

Spargo lagrime soavi

nell'ebbrezza del piacer!

 

(Dopo aver concesso libero sfogo agli

affetti, si scioglie dalle braccia de' suoi,

tergendosi le lagrime)

 

Basti... ah! basti: di natura

secondammo i sacri moti:

or n'è d'uopo ad altra cura

innalzar la mente e i voti.

 

(ad un suo cenno i servi riconducono il fanciullo)

 

Qualche raggio di speranza

per Calais, signor t'avanza?

 

(ad Eustachio, che alzando gli occhi al

cielo manda un profondo sospiro e tace)

 

Ah! compresi!

 

ELEONORA

Oh, giorno!

 

GIOVANNI

Ei tace, ma tacendo è assai loquace!

Della patria già s'appressa

l'ora estrema.

 

ELEONORA

Ho in petto un gel!...

 

GIOVANNI

Nulla omai possiam per essa!

 

AURELIO

(in tono di rimprovero)

Nulla!

 

GIOVANNI

E che!

 

AURELIO

Morire.

 

ELEONORA

Oh, Ciel!

 

AURELIO

Giammai del forte l'ardir non langue:

l'ultima stilla del nostro sangue,

l'estremo anelito la patria avrà.

Cadrem raggianti d'eterna gloria!...

Più luminosa d'ogni vittoria,

sin la sconfitta per noi sarà!...

 

GLI ALTRI

Tremendo fatto dirà la storia!...

Patria infelice!... Una memoria

di te soltanto avanzerà!

 

GIOVANNI

All'affidato incarco

di vigilar le mura il riedo.

 

EUSTACHIO

E sia tua cura

di ristorarne le recenti offese,

ed i merli crollati

sotto l'assiduo fulminar

de' cavi bronzi tonanti.

 

(Giovanni parte)

 

ELEONORA

E pertinace ognora

l'anglo regnante, la cittade a patti

aver disdegna, o padre?

 

EUSTACHIO

La battaglia, in cui respinto

era Filippo, e vinto

e prigion fatto chi per lui reggeva

le sorti di Calais, crebbe l'orgoglio

del vincitor superbo: egli lo scempio

di noi tutti giurava.

 

AURELIO

E ben s'avvisa

imperar di Calais fra le deserte

mura tacenti. Qui non batte un core

che non arda d'affetto

pel regnator che Iddio ne dava...

 

ELEONORA

Un mormorio per l'aura si diffonde!...

 

EUSTACHIO

E più s'avanza!

 

AURELIO

Rimbomba la città, qual vasta riva

cui flagella mugghiante irato flutto!

 

EUSTACHIO

(a Giovanni che ritorna ansante e cosparso di pallore)

Che avvenne?

 

Scena Sesta

 

(Giovanni e detti)

 

GIOVANNI

Il popol tutto

vér te si avanza... Un uom feroce ardisce

accusarti de' mali

onde siam carchi... Divulgar lo senti

che vota d'alimenti

fia la cittade al nuovo giorno... Un grido

sorge da tutti i petti ad acclamarti

il difensor più saldo

della patria, e del re. Pochi soltanto

iniqui o folli di colui son eco

all'empie voci... ed egli

già furioso irrompe a questa volta

chiedendo il sangue...

Ah! dir non l'oso... Ascolta.

 

INCOGNITO

(e due seguaci ancor da lontano)

Eustachio...

 

AURELIO

Traditori!

 

ELEONORA

Deh! ti salva...

 

EUSTACHIO

Io qui starò!

 

Scena Settima

 

(Armando, Giacomo, Pietro, soldati, un incognito.

Popolo e detti. Alcuni soldati si arrestano

sull'ingresso, incrociando le picche, onde

impedire all'Incognito d'innoltrarsi)

 

INCOGNITO

Ecco l'empio...

 

(additando Eustachio che fa segno ai

soldati di abbassare le armi, e si avanza)

 

DUE SEGUACI

Muori, ah! muori...

 

ELEONORA

Giusto ciel!...

 

EUSTACHIO

Ferite.

 

AURELIO, GIOVANNI, ARMANDO

GIACOMO, PIETRO

Ah! no...

 

(I congiunti di Eustachio accorrono in sua difesa

con le spade sguainate, ma egli si presenta a que'

due forsennati, offrendo il petto ai loro ferri: essi

restano immobili colpiti dalla nobile intrepidezza

del Maire e dal suo venerando aspetto)

 

EUSTACHIO

Che s'indugia?

In questo core

scenda il ferro parricida.

 

(all'incognito e due seguaci)

 

Cieca gente, il reo furore

sfoga pur che a me ti guida.

Ah! vendetta innanzi a Dio

mai non chieda il sangue mio;

morir bramo invendicato,

perdonando il fallo a te.

 

AURELIO, ELEONORA, GIOVANNI,

ARMANDO, GIACOMO, PIETRO

Gente ingrata, non è questi

il tuo padre, il tuo sostegno?

E immolarlo tu potresti

al tuo folle, iniquo sdegno?

Ah! delitto così rio

griderebbe innanzi a Dio;

e quel sangue il cielo irato

ricader farebbe in te!

 

DUE SEGUACI

(Fra sé)

A quei sensi, a quell'aspetto

più lo sdegno non m'invade...

No, ferir non so quel petto...

Dalla man l’acciar mi cade.

Ah! delitto così rio

griderebbe innanzi a Dio,

e quel sangue il cielo irato

ricader farebbe in me!

 

INCOGNITO

(Fra sé)

Non previsto e fero inciampo

si frappone al mio disegno...

Ah! fugace al par d'un lampo

in quei petti fu lo sdegno!

Nembo orribile vegg'io

passeggiar sul capo mio!...

È di te più forsennato.

Plebe vil, chi fida in te.

Si tenti ancor.

 

(A Seguaci)

 

Destatevi, l'indegno percuotete.

 

EUSTACHIO

Del sangue mio, rispondimi

ond'hai sì cruda sete?

 

INCOGNITO

Onde punir quel perfido

tuo baldanzoso ardire.

Te spento, umano al popolo

fia l'anglo invitto sire:

ché tu di giusta collera

le fiamme in lui sol desti.

 

EUSTACHIO

Oh! qual balen tralucere

al mio pensier facesti!

Lo sguardo in volto affiggimi.

 

(L'Incognito si turba, e non osa

sostenere gli sguardi del Maire)

 

Franco non è costui.

 

INCOGNITO

(con manifesto scompiglio)

Che?

 

EUSTACHIO

Puote alcun qui sorgere

mallevador per lui?

V'ha chi di sua progenie

svelar qui possa il nome?

 

(Tutti si guardano l'un l'altro: silenzio universale)

 

Ti strappa quel silenzio

omai la larva.

 

INCOGNITO

Come!...

 

EUSTACHIO

Un anglo egli è, di fraudi

macchinatore astuto.

 

POPOLO

Fia ver!...

 

EUSTACHIO

Se puoi, smentiscimi.

 

AURELIO, ELEONORA, GIOVANNI

ARMANDO, GIACOMO, PIETRO

Che tardi?

 

INCOGNITO

(Fra sé)

Ah! son perduto!

 

(dopo un momento di esitazione

si lancia per trucidare Eustachio)

 

AURELIO, GIOVANNI, ARMANDO

GIACOMO, PIETRO

Vile assassin!

 

(Avendolo prima disarmato, lo atterrano,

e vibrano le spade per ucciderlo)

 

EUSTACHIO

Fermatevi!

Morrà, ma non di spada.

 

(L'Incognito è circondato dai guerrieri)

 

I DUE SEGUACI

Ah! ne sedusse un demone!...

A piè di lui si cada.

 

(prostrandosi innanzi al Maire)

 

Signor, perdono.

 

EUSTACHIO

Alzatevi,

e quest'infame apprenda

come fia chiara e nobile

del vostro error l'ammenda.

Pria che perir qui vittime

d'orrida fame, a danno

usciam dell'implacabile

conquistator britanno.

Morte, ma in campo.

 

POPOLO

Guidaci. Morir saprem con te.

 

EUSTACHIO, AURELIO, GIOVANNI

ARMANDO, GIACOMO, PIETRO, POPOLO

Sarà di guerra unanime

grido: la patria, il re.

 

(con tutto l'impeto d'una estrema disperazione)

 

Come tigri di strage anelanti

piomberem sul nemico spietato,

negli sguardi, nel volto spiranti

ira estrema, furor disperato...

Scorreranno torrenti di sangue,

tutto il campo una tomba sarà.

 

ELEONORA, LE DONNE

Della tromba lo squillo ferale

fia tremendo presagio di morte

s'avvicina il momento fatale...

Pianto o prece non cangia la sorte.

Ne persegue condanna di sangue,

ed è morta per noi la pietà.

 

INCOGNITO

Il momento terribile è giunto

di noi tutti è segnata la fine.

M'uccidete, ma solo d'un punto

io precedo le vostre rovine,

ma d'un popolo intero col sangue

il mio sangue lavato sarà.

 

(Succede un movimento generale. La soldatesca si

riordina al cenno de' suoi Uffiziali, e divisa in più

drappelli, prende diverse direzioni. Il Popolo segue

il Maire ed i suoi congiunti. L'Incognito è trascinato

altrove. Eleonora si ritira e le donne si disperdono)

 

 

 

ATTO SECONDO

 

 

(Stanza negli appartamenti di Aurelio. In fondo

alcova con letto, ove giace il piccolo Filippo. Da

un lato l'ingresso ad un oratorio)

 

Scena Prima

 

(Eleonora ed Aurelio seduto presso il letto e col

capo appoggiato all'origliere; esso dorme)

 

ELEONORA

Breve riposo a lui concede il sonno

nell'amplesso del figlio...

A ridestarlo squillerà fra poco

di tenzon sanguinosa e disperata

l'ora fatal!...

 

(odesi dall'oratorio flebile musica)

 

Drappello di sconsolate donne,

al domestico altar geme dappresso...

 

VOCI DALL'ORATORIO

Il più devoto incenso

è degli afflitti il pianto...

di tua pieta de il manto

copra, signor, Calais.

 

(Eleonora si prostra innanzi al sacro limitare)

 

AURELIO

(sognando)

Figlio!... T'arresta o barbaro...

 

(trasalisce: la sua fronte è coverta di estremo

pallore, esterrefatto lo sguardo, ed un frequente

anelito gli solleva il petto. Eleonora accorre

presso il marito)

 

Sognai!... Tutto disparve!...

 

ELEONORA

Consorte...

 

AURELIO

Orrende larve!...

 

ELEONORA

Narra, deh! narra...

 

AURELIO

M'odi.

La spada ostil, divoratrici fiamme

struggean Calais... Trafitto

da mille colpi ed a spirar vicino

io mordeva il terren... quando feroce

un guerrier vidi, che stringea pel crine...

il figlio!

In sua difesa io sorger volli,

ma nol potei, che d'angli un fero stuolo

me ratteneva al suolo...

Ed il fanciullo, a cui pendea sul capo

l'iniquo brando, a me volgea lo sguardo,

e le pietose strida, e le innocenti

sue pargolette braccia...

Oh! quai momenti!

Io l'udia chiamarmi a nome

fra i singhiozzi ed il terrore,

ed intanto nel suo core

discendea quel crudo acciar...

Ah! mi sento ancor le chiome

sulla fronte sollevar.

 

ELEONORA

Rio presagio!... amato figlio...

Ho di morte in petto un gelo...

Ah! dilegua, o giusto cielo,

queste immagini d'orror.

Serba tu quel puro giglio

d'innocenza e di candor.

 

(suona la squilla)

 

Suon tremendo!

 

AURELIO

L'ora è questa

 

ELEONORA

Deh!

 

AURELIO

Rimani...

 

Scena Seconda

 

(Giovanni e detti)

 

GIOVANNI

Aurelio, e dove?

 

AURELIO

Alla pugna...

 

GIOVANNI

No, t'arresta.

Nunzio son di liete nuove.

 

AURELIO, ELEONORA

Liete nuove!...

 

GIOVANNI

Il sire inglese

di pietà la voce udia:

egli a patti alfin discese.

Ad offrirli un messo invia...

Già son tutti i magistrati,

tutti i duci radunati...

 

ELEONORA

Io respiro!...

 

GIOVANNI

Fia la sorte

nota in breve di Calais.

Vieni, ah! vieni...

 

(parte)

 

ELEONORA

O mio consorte!...

 

AURELIO

Figlio mio... vivrò per te.

 

AURELIO, ELEONORA

La speme un dolce palpito

mi suscitò nel seno...

Piango, ma son le lagrime

conforto e non dolor.

A dir la mia letizia

non giunge il labbro appieno,

potria soltanto esprimerla

se voce avesse il cor.

 

(Aurelio esce frettoloso.

Eleonora si ritira presso il figlio)

 

Cambio di scena

 

(Vasta sala circolare destinata alle pubbliche udienze:

d'accanto all'ingresso avvi un basamento,

su cui pompeggia la bandiera di Francia)

 

Scena Terza

 

(Il Maire è seduto innanzi ad una tavola coverta

di broccato, sulla quale vi sarà un ricapito

da scrivere. I magistrati, la deputazione della

cittadinanza, ed il corpo degli uffiziali francesi

stanno partitamente sui gradini che sorgono

nella circonferenza della sala. Armando e

Giovanni sono fra i guerrieri, Giacomo e

Pietro fra i magistrati. Le porte vengono

occupate dalle guardie)

 

TUTTI

D'un popolo afflitto il grido gemente

al cielo s'innalza, domanda pietà.

O padre de' miseri, o nume clemente,

deh! salva gli avanzi d'oppressa città.

 

Scena Quarta

 

(I suddetti. Edmondo, Aurelio, ed un drappello

di soldati francesi. Edmondo siede rimpetto al

Maire, Aurelio innanzi ai Guerrieri)

 

EUSTACHIO

Araldo, esponi.

 

EDMONDO

Il terzo Edoardo, signor dell'Inghilterra,

e del franco reame,

gli abitatori di Calais perdona,

e lor fa grazia della vita. Un patto

sol chiede... e guai se apporvi osate!

All'armi oggi tregua è concessa,

che la donna real, trionfatrice

di Scozia in campo giunge:

il dì novello fia segnal dell'assalto,

e a voi l'estremo.

 

I GUERRIERI

(con ira mal repressa)

Svelane il patto omai.

 

EDMONDO

Voler supremo

è del monarca, le città ribelli

della Francia atterrir con memorando

severo esempio: quindi

sei cittadini di Calais, sortiti

di nobil sangue, fien condotti al campo

cinti d'aspre ritorte,

e piomberà su loro infamia e morte.

 

(Tutta l'Assemblea balza in

piedi colpita da orrore)

 

I GUERRIERI

(Fra sé)

Oh, colpo!

 

I MAGISTRATI

(Fra sé)

Morte!

 

AURELIO

/Fra sé)

Infamia!...

 

EUSTACHIO

(Fra sé)

Eterno Iddio, che intendo!...

 

TUTTA L'ASSEMBLEA

(Fra sé)

Quel detto, come fulmine

suonò per noi tremendo!

 

(Un istante di angoscioso silenzio)

 

AURELIO, EUSTACHIO

GIOVANNI, GIACOMO,

ARMANDO, PIETRO, ASSEMBLEA

(Fra sé)

In sen mi corse un brivido

più della morte atroce!...

Riman sul labbro gelido

spento il respir, la voce!...

Non ha, non ha più palpiti

raccapricciato il cor!

 

(con forza sempre crescente)

 

E crudo il patto! È orribile!

Troppo da noi si chiede!

Già sorge intorno un fremito!

L'ira al terror succede!...

 

(guardandosi l'un l'altro)

 

TUTTI

(tranne Eustachio, fra sé)

Di rio destin siam vittime,

ma siam francesi ancor.

 

EUSTACHIO

(Fra sé)

Tutto m'infiamma, o patria

del tuo possente amor.)

 

AURELIO

(sciogliendo il freno alla sua indignazione

si volge all'araldo, come persona

acciecata dallo sdegno)

Esci, e sappia chi t'invia che

abborriam dal patto infame.

Sappia il barbaro, che pria

di piegarsi all'empie brame,

di Calais sapran le genti

darsi in preda a fiamme ardenti,

ch'ei su' muri ancor crollanti

sulle ceneri fumanti

i suoi nobili trofei,

il suo trono innalzerà.

Qui ciascun co' detti miei

ti rispose.

 

GLI ALTRI FRANCESI

(tranne Eustachio. Frementi e minacciosi)

Udisti? Or va.

 

(Edmondo avvampando di rabbia

è in procinto di partire)

 

EUSTACHIO

Cessi, ah, cessi omai l'estremo

furor vostro, e la minaccia...

Magistrato qui supremo

io rispondo... Ognun si taccia.

 

(L'assemblea riprende il suo

primiero contegno. All'Araldo)

 

Odi or tu le mie parole:

pria che in mar discenda il sole,

tratte in campo al re britanno

le sei vittime saranno.

 

GLI ALTRI FRANCESI

Che! vuoi tu la legge orrenda?...

 

EUSTACHIO

(sempre all'Araldo)

Ne do in pegno la mia fé.

 

EDMONDO

Pria che il sole in mar discenda?

 

EUSTACHIO

Lo dicesti. Or vanne al re.

 

(Edmondo parte)

 

AURELIO

Padre, ah! di'?...

 

GLI ALTRI

Signor?...

 

(Tutti circondano il Maire,

con orrenda ansietà)

 

EUSTACHIO

Di scampo

ogni via preclude il fato:

solo a noi morir nel campo,

sol morir non altro è dato...

 

(Niuno si mostra atterrito a questa idea,

anzi si eleva un grido feroce ed unanime.

"Si muoia")

 

EUSTACHIO

Ma cadran le spose, i figli

del nemico fra gli artigli,

e le vergini, e le afflitte,

orbe madri e derelitte!...

 

(Gemiti e costernazione in ciascuno)

 

No, di pochi l'alma forte

salvi tutta una città.

Io la pagina di morte

segno il primo.

 

(si accosta al tavolino, e

scrive il suo nome su un foglio)

 

AURELIO

Arresta...

 

GIOVANNI, ARMANDO

GIACOMO, PIETRO

Egli!

 

GLI ALTRI

(fra il terrore e la sorpresa)

Ah!...

 

(Una nobile emulazione si desta in molti

cuori: veggonsi più gruppi di chi cerca

inscriversi, e dei congiunti che li

trattengono, finché i primi, sviluppatisi

dalle braccia di questi, appongono il

proprio nome sul foglio, tra l'ammirazione

dei circostanti. Ciò succede nel fondo

della scena, mentre sul davanti ha luogo

il dialogo di Eustachio ed Aurelio. Tutto

come segue)

 

AURELIO

Col mio nome il tuo cancello

per te muoio...

 

EUSTACHIO

Vana speme.

 

(fermandolo)

 

Già discesi nell'avello.

 

(Giacomo de Wisants soscrive il foglio)

 

GLI ALTRI

De Wisants!

 

AURELIO

Morremo insieme...

 

(per firmare, ma è sempre trattenuto dal padre)

 

EUSTACHIO

Ah!... che tenti?... Viver déi

per la sposa...

 

(Firma Pietro Wisants)

 

GLI ALTRI

Pietro!…anch'ei!

 

AURELIO

No...

 

EUSTACHIO

Ritratti.

 

AURELIO

E speri?

 

(firma Armando)

 

GLI ALTRI

Armando!

 

EUSTACHIO

Obbedisci... tel comando...

Sei mio figlio.

 

(firma Giovanni d'Aire)

 

GLI ALTRI

D'Aire!

 

AURELIO

Son io cittadino di Calais.

 

(Si scioglie dal padre, e corre verso il tavolino:

molti si lanciano onde segnare il foglio: Aurelio

li previene. Eustachio gli getta le braccia al collo,

e lo irriga di lagrime)

 

EUSTACHIO

Dono al figlio il pianto mio,

il mio sangue, o patria, a te.

 

(Il padre ed il figlio restano qualche istante nel

loro amplesso; gli altri sono atteggiati chi di

pietà vivissima, chi di profondo cordoglio)

 

EUSTACHIO

(ai generosi che segnarono il foglio)

Volge al tramonto il sol: compiasi adunque

il sacrifizio. Asciutto

ecco il mio ciglio. Andiam sereni in fronte

al superbo Edoardo.

 

AURELIO

Egli ne vegga scintillar nel guardo

l'orgoglio d'un trionfo.

 

LE VITTIME

Vadasi.

 

EUSTACHIO

O prodi, o miei fratelli, è questo

l'ultimo istante in cui spirar ne lice

le dolci aure natìe, l'ultima volta

qui proni e genuflessi

baciam la terra,

che per noi fu culla...

e tomba non sarà!

 

(alle vittime)

 

Le menti alzate

al Signor che ne aspetta.

 

(agli altri)

 

E voi pregate.

 

(Tutti cadono in ginocchio)

 

LE VITTIME

O sacra polve, o suol natìo

è giunta l'ora... per sempre addio.

Onde salvarti ne andiamo a morte,

benedicendo la nostra sorte:

e quando accolti nel ciel saremo,

del sangue in premio domanderemo

che volga il ciglio sul franco regno

in sua pietade il re dei re.

 

GLI ALTRI

Troppa... è l'angoscia

del core infranto...

Son... le parole... rotte dal... pianto...

Ma tu che scerni ogni pensiero

fonte di vita, luce del vero,

a questi martiri del patrio zelo

le immense volte apri del cielo...

Sol fia per loro premio condegno

seder fra gli angeli, dappresso a te.

 

(Sorgono: un addio reciproco suona da tutti i labbri.

Le vittime uscendo passano d'accanto alla bandiera, e

v'imprimono fervidi baci, quindi si allontanano intrepide;

gli altri spargono un fiume di pianto)

 

 

 

ATTO TERZO

 

 

(Accampamento inglese. Da un lato magnifico

padiglione del re: nel fondo spiaggia, e veduta di

quel tratto di mare che forma lo stretto di Calais)

 

Scena Prima

 

(Edoardo)

 

EDOARDO

Tosto che approdi alla vicina sponda

l'invitta mia consorte, a salutarla

tuoni il bronzo guerrier.

 

(ad un uffiziale, che ricevuto l'ordine parte)

 

Dalla cittade ancor non riede il messo!...

Impaziente desio m'arde le vene...

Ribelli, ed ardireste provocarmi tuttora?

Io poche stille vi domando di sangue,

allor che posso versarne un mar...

 

Scena Seconda

 

(Edmondo e detto)

 

EDMONDO

Viva Inghilterra.

Il patto che a lei dettasti

la città riceve.

 

EDOARDO

E le vittime?

 

EDMONDO

Avrai.

 

EDOARDO

Ma quando?

 

EDMONDO

In breve.

 

EDOARDO

Ogn'inciampo è alfin distrutto

che s'oppose alla mia gloria!

L'avvenir per me fia tutto

un trionfo, una vittoria.

Francia, Scozia ed Albione

un sol freno reggerà.

Il fulgor di tre corone

la mia fronte cingerà.

 

(S'ode un colpo di cannone

e clamorose voci di gioia)

 

Scena Terza

 

(Alcuni uffiziali, quindi la regina

con seguito, soldati inglesi e detti)

 

EDOARDO

Ebben?

 

UFFIZIALI

Fra lieti evviva

la tua consorte arriva.

 

(Edoardo va incontro alla regina: l'esercito si

schiera, ed intanto cantasi il seguente coro)

 

GUERRIERI

Astro del ciel britannico

splendor delle regine,

cingi d'eterno lauro

eccelsa donna il crine,

e sia la vinta Scozia

trofeo del tuo valor.

 

EDOARDO

Sposa regal!

 

REGINA

Monarca.

D'alto stupor son carca!

 

EDOARDO

E la cagion?

 

REGINA

Raggiungerti entro Calais sperai.

 

EDOARDO

Tosto ridotte in cenere

le mura sue vedrai,

se a' cenni miei resistere

osa ribelle ancor.

 

(Il campo ripete le sue acclamazioni alla regina)

 

Questo guerriero plauso,

di tue vittorie il suono

di vivo immenso giubilo

desta un eccesso in me.

Darti, regina,

in premio vorrei

del mondo il trono...

ma premio un'alma nobile

trova più grande in sé.

 

GUERRIERI

Astro del ciel britannico,

noi trionfiam per te.

 

REGINA

A Dio s'innalzi un cantico,

egli vincea per me.

 

(Edoardo conduce la regina su un trono che sorge

innanzi alla sua tenda. Ha luogo una festa militare,

già preparata a rendere omaggio alla vincitrice

della Scozia. Mentre tutti sono in preda alla più

viva letizia, odesi un lontano e lugubre suono)

 

Scena Quarta

 

(Edmondo e detti. Edoardo presago del vero,

incontra ansiosamente Edmondo)

 

EDMONDO

Signor, giunsero al campo

le domandate vittime.

 

EDOARDO

Sien tratte

entro la tenda mia.

 

(Edmondo parte)

 

Regina, io deggio

recarmi ove mi appella

solenne cura... A quale

servir degg'io necessità fatale!

 

(Parte: la regina si ritira col

suo corteo: tetro silenzio)

 

GUERRIERI

Disparve ogni letizia

qual breve lampo!

Cupa, feral mestizia

regna nel campo!

Orribile s'appresta

scena funesta!

 

(Si ritirano sommessamente)

 

Scena Quinta

 

(Interno della tenda reale, adorno di trofei)

Le guardie del re circondano il padiglione.

Le vittime sono infondo. Edoardo si avanza

seguito dai primi uffiziali del campo inglese)

 

EDOARDO

(sorpreso nel vedere il Maire, fra sé)

Eustachio!

 

(siede presso un tavolino

nel più severo contegno)

 

EUSTACHIO

(deponendo innanzi al re le chiavi della città)

Sire, la mia fé mantenni,

la tua mantieni, e la città languente

sorga dall'orlo della tomba.

 

EDOARDO

E’ sacra

d'un regnante la fede.

Ma voi ribelli che impugnaste i dritti

in me trasfusi dalla madre al serto

di Francia, il fio del tracotante orgoglio

a scontar v'apprestate: il palco e morte

v'attende obbrobriosa.

 

EUSTACHIO

Sublime e gloriosa

morte ne attende,

 e fia del sangue nostro

il patibol grondante

altar di patrio amore.

 

EDOARDO

La scure li percuota...

Oh! qual fragore!

 

(Voci fuori la tenda, che gridano

fra il pianto e la disperazione)

 

VOCI

Se nel petto un cor chiudete,

al monarca ne traete...

 

LE VITTIME

Ah!

 

Scena Sesta

 

(Edmondo e detti)

 

EDOARDO

Chi mosse quelle grida?

 

EDMONDO

I congiunti di costoro.

Speme forse a te li guida...

 

EDOARDO

Speme!... (ahi, lasso!) ah! vanne, e loro

d'inoltrarsi a me sia tolto... deh! sia tolto...

 

Scena Settima

 

(La regina, le famiglie delle vittime e detti)

 

REGINA

(che ha udito l'ordine di Edoardo)

Ciel!... Perché?

Dio non porge a tutti ascolto?

È di Dio l'immago un re.

 

(Edoardo rimane esitante. Eleonora e gli

altri congiunti delle vittime si gettano a'

suoi piedi esclamando)

 

I CONGIUNTI DELLE VITTIME

Grazia, o sire...

 

EDOARDO

Invan pregate...

Ha confini la pietate:

s'ella eccede, è ognor funesta.

 

(lanciando uno sguardo alla regina)

 

I CONGIUNTI DELLE VITTIME

E risolvi!... E vuoi?

 

EDOARDO

Lo scempio

che di pochi già s'appresta,

esser deve a molti esempio.

 

I CONGIUNTI DELLE VITTIME

No, rivoca...

 

EUSTACHIO

Ormai sorgete...

Abbia un limite il dolor.

Cancellar voi non potete

nei decreti del Signor.

Separiamoci, e non si pianga,

questa gloria a voi rimanga...

I nemici al punto estremo

d'ammirarci sian costretti.

Figli, addio; ci rivedremo

nella patria degli eletti.

 

GIOVANNI

O consorte!

 

GIACOMO

O suora mia!...

 

ARMANDO

Padre!...

 

I CONGIUNTI DELLE VITTIME

Vieni a questo sen.

 

(ciascuno abbracciando chi il marito, chi il fratello,

chi il figlio, ed in atto di separarsi intrepidamente)

 

ELEONORA

Sposo...

 

AURELIO

Donna... parti.

 

ELEONORA

Ah! pria benedici il figlio almen.

 

AURELIO

(fa inginocchiare il fanciullo, e stendendogli la destra

sul capo, volge gli occhi al cielo, come invocando le di

lui benedizioni sul figlio, quindi lo alza, e lo copre di

baci, ai quali il fanciullo affettuosamente risponde)

Raddoppia i baci tuoi

parte di me più cara...

La vita degli eroi

nel mio supplizio impara.

A te riman la madre...

 

(ad Eleonora)

 

Ti resta il figlio ancor.

Dammi l'estremo amplesso...

Addio... per sempre... addio...

Il pianto invan represso

sgorga dal ciglio mio...

 

(con voce straziante e prorompendo in dirotte

lagrime, che sinora avea frenate a stento)

 

Son uomo alfin!...

Son padre!...

Non ho di belva il cor!...

 

LA REGINA, UFFIZIALI INGLESI

A quell'acerbo pianto

non regge umano cor!

 

LE VITTIME, CONGIUNTI

Non regge a duol cotanto,

non regge, umano cor!

 

EDOARDO

Oh, trista scena!... Oh, quanto

mi costi, o mio rigor!

 

LE VITTIME

(ripigliando tutta la loro costanza,

e volgendosi alle guardie)

Al supplizio ne guidate.

 

GLI UFFIZIALI INGLESI

Qual coraggio!

 

REGINA

No... fermate...

 

(a Edoardo)

 

Di re figlia, e vincitrice

io mi prostro a te d'innante...

Se mercé sperar mi lice,

qui l'imploro, alle tue piante...

Di quel sangue generoso

non rosseggino i trofei...

Cedi...

Ah! cedi, invitto sposo,

al mio pianto... a' preghi miei...

 

GLI UFFIZIALI INGLESI

(in tuono supplichevole)

Gran monarca...

 

EDOARDO

Tu vincesti...

 

(rialzando la Regina)

 

Io perdono.

 

LE VITTIME

Ciel!...

 

I CONGIUNTI DELLE VITTIME.

Fia vero!...

Gioia immensa in noi tu desti!...

 

REGINA

Sia palese al campo intero

il perdono a lor concesso...

ed esulti la città.

 

(Ad un cenno di Edmondo s'apre la tenda:

alcuni uffiziali percorrono il campo,

onde recarvi il fausto annunzio)

 

GLI UFFIZIALI INGLESI,

CONGIUNTI DELLE VITTIME

Te più grande di te stesso

rende, o sire, la pietà.

 

(Eustachio, tenendosi il figlio strettamente al seno,

si avvicina al re; la sua commozione non gli permette

l'uso della avella: egli cade a piè d'Edoardo, onde

esprimergli la sua riconoscenza. Coloro che dovevano

seguirlo al patibolo lo imitano: il re li rialza, e stringe

Eustachio fra le braccia. Un grido fragoroso di gioia

s'eleva da tutt'i petti)

 

TUTTI

(tranne Edoardo)

Fin che i secoli vivranno

le tue laudi un eco avranno.

Non ti prenda più desio

d'altri serti e d'altri allori;

trionfasti dell'oblio,

regnerai su tutti i cori.

Grande è un re se ognora a lato

la giustizia egli ha sul trono;

ma se accorda altrui perdono

sulla terra è un nume il re.

 

EDOARDO

D'un trionfo è assai più grato

questo giubilo per me!

 

(I cittadini di Calais sono accorsi alle mura: il

vessillo di pace sventola nel campo, e sui merli

della città, ne vengono dischiuse le porte, verso

le quali si avviano il re e la regina, seguiti dal

Maire, da' suoi congiunti, e da tutto l'esercito

inglese. Intanto rimbomba festiva musica guerriera)vuoto



ACTO  PRIMERO

 

 

(Puestos avanzados ingleses, Al fondo,

las murallas de Calais, bañadas por el mar)

 

Escena Primera

 

(Soldados ingleses yacen profundamente

dormidos. Aurelio, con la ayuda de una

escalera, desciende de las almenas y, tras

robar unos panes, los ata al extremo de una

cuerda que es recogida desde lo alto. Un

soldado se despierta y da la señal de alarma)

 

SOLDADOS I

¡Alarma!...

 

SOLDADOS II

¡Rodeadlo!...

¡No tienes escapatoria!...

 

SOLDADOS I

¡Protegido por la oscuridad

trama algún ardid!...

 

SOLDADOS III

¡Alarma!

 

SOLDADOS IV

¡Horrendas insidias

traman contra el campamento!

 

(Aurelio huye y, al no poder

acercarse a las murallas, se

precipita al mar y huye a nado)

 

SOLDADOS I

¿Dónde está?...

 

SOLDADOS II

¡Desapareció!...

 

SOLDADOS III

¡Ah, se ha escabullido

nadando por el mar!

 

(Algunos corren hacia la playa

disparando flechas contra Aurelio)

 

TODOS

¡Huye cobarde, aún te queda

un hálito de vida!

Para ti la ciudad no será un refugio

sino una tumba.

Donde ahora se levantan

los muros de este pueblo,

pronto se levantará

una montaña de cadáveres.

 

(se retiran)

 

Escena Segunda

 

(Sala del palacio comunal. Al fondo,

una vista de Calais. Amanece. La quietud

reina por todas partes. Eustaquio avanza

absorto en sus pensamientos)

 

EUSTAQUIO

¡Qué silencio mortal! Mas un leve gemido,

de vez en cuando, lo interrumpe... ¡Ay!

¿El llanto de un afligido que

ve expirar a su padre o a su hermano!

¿Es una esposa abandonada que llora

sobre el gélido cadáver de su compañero?

¿Es el sollozo de una madre,

a la que se le han secado los pechos,

que llora por niño al que acaba de dar a luz?..

... ¡y que muere sobre su regazo!

¡Qué horrible situación! ¡Qué penuria fatal!

Necesitamos ayuda, y comida, y esperanza...

y todo, todo nos falta...

menos el amor a la patria.

¡Ya vuelve a amanecer,

y aún no he encontrado a mi hijo!

 

Escena Tercera

 

(Eustaquio y Leonora)

 

ELEONORA

(en la desolación extrema)

Aurelio está perdido...

 

EUSTAQUIO

¡Él!... ¡Gran Dios!...

¡Perdido!... ¿Qué dijiste?... ¡Ah, explícate!

 

ELEONORA

El fruto del dulce matrimonio que me unió a él,

languidece desde hace varios días,

y al ver que escaseaba el malsano alimento,

su padre lo miró,

se lamentó... planeó

y decidió salvarlo...

 

EUSTAQUIO

¿Y bien?

 

ELEONORA

En medio de las sombras de la noche,

sigilosamente descendió

al campamento enemigo.

 

EUSTAQUIO

¡Ay de mí, qué escucho!

 

ELEONORA

Lo descubrieron...

 

EUSTAQUIO

¡Me estremezco!

 

ELEONORA

Sonó el grito de la alarma...

 

EUSTAQUIO

¡Cielos!

 

ELEONORA

La playa se cubrió

de innumerables guerreros.

 

EUSTAQUIO

¡Hijo!...

 

ELEONORA

Un torbellino de flechas lo persiguió...

 

EUSTAQUIO

¡Ay, qué terror!

 

ELEONORA

Y el desdichado...

 

EUSTAQUIO

Cálmate, su padre te está escuchando.

¡Oh, Dios, una terrible mano helada

invade mis fibras!

¡La tierra tiembla!

¡El cielo se viste de luto para mí!

¡Se ha colmado mi capacidad de soportar

tan cruel desgracia!

¡Ah, patria desventurada,

tu soldado ha muerto!

 

ELEONORA

¡Un peligro mortal,

amenaza el suelo patrio!

¡Afligido y languideciente,

mi hijo me tiende los brazos en vano!

En medio de tan profundo dolor

Aurelio era mi único consuelo...

Y ese consuelo, ¡ay, desdichada de mí!

el destino me lo ha arrebatado.

 

Escena Cuarta

 

(Juan y los antedichos)

 

JUAN

(llegando a toda prisa)

¡Señor!...

 

EUSTAQUIO

¡Observo que en tus ojos

hay signos de alegría!...

 

JUAN

(A Eustaquio)

¡Tu hijo vive y viene hacia acá!

 

EUSTAQUIO, ELEONORA

¡Que!...

 

EUSTAQUIO

¿Estoy despierto?

 

ELEONORA

¡No estoy delirando!

 

JUAN

Casi a punto de caer,

el mar le ofreció un camino de salvación...

Y el valiente

superó la prueba sin dudar.

 

EUSTAQUIO

¡Mi hijo!

 

ELEONORA

¡Esposo querido!

 

EUSTAQUIO, ELEONORA

(con un gran arrebato la alegría)

¡Vive!... ¡Lo estrecharé contra mi pecho!

¡Por un instante olvido los males

de la horrenda y prolongada guerra!

¡Por un momento

el destino me sonríe!

¡Ah, alégrate, oh tierra natal,

tu guerrero no ha partido!

¡Una estrella aún brilla

en medio de la tormenta!

 

ELEONORA

(A Juan)

Trae a mí hijo.

 

(Juan sale por una puerta que conduce

a las habitaciones del piso superior)

 

Que todo lo que entrañablemente

desea en el mundo,

cuando llegue aquí

lo encuentre presente...

 

EUSTAQUIO

¿Hija, no escuchaste,

el sonido de pasos?...

 

ELEONORA

¡Oh! ¡Cómo

palpita mi corazón!

 

EUSTAQUIO, ELEONORA

¡Es él!

 

Escena Quinta

 

(Aurelio, Juan, que trae al pequeño

Felipe, y algunos criados entran)

 

AURELIO

¡Ah, padre!

¡Esposa!

¡Hijo amado!

¿A quién estrecharé primero contra mi pecho?

A mi corazón, amados míos,

uníos en un solo abrazo...

 

(mientras que Eustaquio y Eleonora lo

abrazan, Juan pone al niño en brazos de

Aurelio. Todos lloran tiernamente)

 

¡Ah, ahora verdaderamente aprecio

los días que me han sido otorgados!

¡Qué dulce es volver a ver la tierra

donde descansan mis antepasados!

¡Derramo dulces lágrimas

en la embriaguez de mi dicha!

 

(Después de dar rienda suelta a sus

afectos, se desprende del abrazo

secándose las lágrimas)

 

¡Basta... ah, basta!

Seguimos los sagrados impulsos de la naturaleza,

pero ya es hora de preocuparnos

por los problemas que nos aquejan.

 

(A una señal de Aurelio, los sirvientes se llevan al niño)

 

¿Existe alguna esperanza

para Calais, señor?

 

(Eustaquio alza los ojos al cielo

lanza un profundo suspiro y calla)

 

¡Ah, comprendo!

 

ELEONORA

¡Ay, qué tiempos!

 

JUAN

¡Callas, pero tu silencio es muy locuaz!

Ya se acerca

la última hora de la patria.

 

ELEONORA

¡Mi pecho está congelado!

 

JUAN

¡Por ahora nada podemos hacer por ella!

 

AURELIO

(con reproche)

¿Nada?

 

JUAN

¿Y qué podríamos hacer?

 

AURELIO

Morir.

 

ELEONORA

¡Ay, cielos!

 

AURELIO

Jamás languidece el coraje del valiente.

La última gota de nuestra sangre,

nuestro último aliento, será para la patria.

¡Caeremos iluminados por la gloria eterna!...

¡Incluso una derrota será para nosotros

más radiante que cualquier victoria!

 

LOS DEMÁS

¡Tremendo suceso narrará la historia!

¡Patria infeliz,

sólo quedará tu recuerdo!

 

JUAN

Me han encomendado

custodiar las murallas.

 

EUSTAQUIO

Ocúpate de restaurar

los recientes daños

y las almenas que se derrumbaron

bajo los relámpagos

de los cañones atronadores.

 

(Juan se va)

 

ELEONORA

¿Y los tercos ingleses

siguen rechazando la capitulación

que la ciudad les propone?

 

EUSTAQUIO

Al ser Felipe VI derrotado

y el gobernador de Calais hecho prisionero,

ha aumentado el orgullo

de esos soberbios

quienes han jurado

la destrucción de todos nosotros.

 

AURELIO

Y está claro que desean gobernar Calais

en medio de los muros silenciosos y desiertos.

Aquí no late un corazón

que no arda de amor

por el gobernante que Dios nos dio...

 

ELEONORA

¡Un fragor por el aire se difunde!...

 

EUSTAQUIO

¿Quién se acerca?

 

AURELIO

¡La ciudad retumba como el rugido

de las olas en la playa!

 

EUSTAQUIO

(a Juan, que regresa jadeante y pálido)

¿Qué sucede?

 

Escena Sexta

 

(Juan y los anteriores)

 

JUAN

¡El populacho avanza hacia aquí!...

Un hombre furioso osa acusarte

de los males

que nos agobian.

Proclama que mañana

nos quedaremos sin comida.

Un grito se eleva de todos pechos

proclamándote como el más fuerte defensor

de la patria y del rey.

Sólo algunos inicuos se hacen eco

de sus impías palabras...

y él, furioso, irrumpe en este momento

pidiendo sangre...

¡Ah! No me atrevo a decir más... Escucha.

 

UN DESCONOCIDO

(con dos seguidores aún desde lejos)

¡Eustaquio!...

 

AURELIO

¡Traidores!

 

ELEONORA

¡Ah, sálvate!

 

EUSTAQUIO

¡No, aquí me quedaré!

 

Escena Séptima

 

(Armando, Juan, Pedro, Giacomo, soldados

y un desconocido. Unos soldados se ubican

en la entrada, cruzando sus picas, para impedir

la entrada al desconocido)

 

EL DESCONOCIDO

¡Aquí está el impío!

 

(Señalando a Eustaquio que hace señas

a los soldados para que bajen las armas)

 

DOS SEGUIDORES

¡Que muera, que muera!...

 

ELEONORA

¡Justo cielo!...

 

EUSTAQUIO

¡Heridme!

 

AURELIO, JUAN, ARMANDO

GIACOMO, PEDRO

¡Ah! No...

 

(Todos acuden en defensa de Eustaquio

con las espadas desenvainadas, pero él se

presenta a los dos desaforados, ofreciendo

su pecho: los atacantes quedan inmóviles,

impresionados la intrepidez de Eustaquio)

 

EUSTAQUIO

¿Por qué dudáis?

¡En mi corazón clavad

vuestras espadas parricidas!

 

(al desconocido y sus dos seguidores)

 

Gente ciega, desatad el vil furor

que os guía hasta mí.

¡Ah, que mi sangre nunca reclame

la venganza ante Dios!

Anhelo morir sin ser vengado,

perdonando vuestro delito.

 

AURELIO, ELEONORA, JUAN,

ARMANDO, GIACOMO, PEDRO

Ingratos, ¿no es éste

vuestro padre, vuestro sostén?

¿Podríais inmolarlo a causa

de vuestra inicua indignación?

¡Ay, tal crimen

ofendería a Dios!

El cielo haría que esta sangre

recayera de nuevo sobre vosotros.

 

DOS SEGUIDORES

(Para sí)

Frente a esos sentimientos y esa actitud,

la ira ya no me invade...

No, no sabría cómo herir ese pecho...

De mi mano, el acero cae.

¡Ay, tal crimen

ofendería a Dios!

El cielo haría que esta sangre

recayera de nuevo sobre nosotros.

 

EL DESCONOCIDO

(Para sí)

Una inesperada y atroz dificultad

desbarata mis planes...

¡Ah, tan fugaz como un relámpago

fue la indignación en estos corazones!

¡Una horrible nube veo

transitar sobre mi cabeza!...

Ellos están más enloquecidos que tú.

Plebeyos viles, que confían en mí.

Intentémoslo de nuevo.

 

(A los secuaces)

 

¡Despertad, indignos atacad!

 

EUSTAQUIO

Respondedme

¿de dónde surge tan ansia de sangre?

 

EL DESCONOCIDO

¡Es para castigar

tu pérfida osadía!

Al morir tú, el Rey de Inglaterra

será magnánimo con el pueblo.

Sólo tú eres el que alimenta en el pueblo

las llamas de la ira.

 

EUSTAQUIO

¡Oh, con qué rayo de luz

iluminaste mi mente!

Mírame fijamente a la cara.

 

(El desconocido queda desconcertado

y no se atreve a sostenerle la mirada)

 

¡Este hombre no es francés!

 

EL DESCONOCIDO

(con manifiesta confusión)

¿Que?

 

EUSTAQUIO

¿Alguno aquí puede

ofrecer garantías por él?

¿Quién puede testimoniar

quienes son sus padres y antepasados?

 

(Se miran unos a otros)

 

Este silencio

te arranca la máscara.

 

EL DESCONOCIDO

¡Qué!

 

EUSTAQUIO

¡Él es un inglés

que ha urdido un astuto fraude!

 

EL PUEBLO

¡Es verdad!

 

EUSTAQUIO

¡Desmiénteme si puedes!

 

AURELIO, ELEONORA, JUAN

ARMANDO, GIACOMO, PEDRO

¿A qué esperass?

 

EL DESCONOCIDO

(Para sí)

¡Ah, estoy perdido!

 

(después de un momento de vacilación,

se lanza para matar a Eustaquio)

 

AURELIO, JUAN, ARMANDO

GIACOMO, PEDRO

¡Vil asesino!

 

(Lo desarman y lo derriban, alzando

sus espadas para matarlo)

 

EUSTAQUIO

¡Deteneos!

Morirá, pero no a espada.

 

(El espía es rodeado por soldados)

 

LOS DOS SEGUIDORES

¡Ah, un demonio nos sedujo!...

Caigamos a sus pies.

 

(postrándose ante Eustaquio)

 

¡Señor, perdónanos!

 

EUSTAQUIO

Levantaos

y que este infame contemple

lo clara y noble que será la enmienda

de vuestro error.

Antes de que perezcamos

Víctimas de la horrible hambruna,

salgamos a luchar contra

el implacable conquistador británico.

¡Moriremos, sí, pero en el campo de batalla!

 

EL PUEBLO

¡Guíanos! ¡Sabremos morir contigo!

 

EUSTAQUIO, AURELIO, JUAN, ARMANDO

GIACOMO, PEDRO, EL PUEBLO

Unánime será el grito de guerra:

¡por la patria y por el rey!

 

(con extrema desesperación)

 

¡Como tigres anhelantes de matanzas

caeremos sobre el despiadado enemigo,

en nuestros ojos, en nuestros rostros,

verán la ira extrema, la furia desesperada!

¡Correrán ríos de sangre,

todo el campo de batalla será una tumba!

 

ELEONORA, MUJERES DEL PUEBLO

Que el feroz toque de trompeta

sea un terrible presagio de muerte.

¡El momento fatal se acerca!

Llorar o rezar no cambia el destino.

Nos persigue una maldición de sangre

y la piedad ha muerto para nosotros.

 

EL DESCONOCIDO

El momento terrible ha llegado.

Para todos nosotros, el final está marcado.

Me mataréis, pero sólo os precederé

en vuestra destrucción.

Mi sangre será lavada

con la sangre de todo un pueblo.

 

(Los soldados forman secciones a las órdenes de

sus oficiales, y divididos en varios escuadrones,

toman diferentes direcciones. El pueblo sigue al

alcalde. El espía es arrastrado afuera. Eleonora se

retira y las mujeres se dispersan)

 

 

 

ACTO SEGUNDO

 

 

(Alcoba de Aurelio. Al fondo, una cama

donde yace el pequeño Filippo. A un lado,

la entrada a un oratorio)

 

Escena Primera

 

(Eleonora vela junto a la cama, mientras

que Aurelio y su hijo duermen)

 

ELEONORA

El breve descanso le permite dormir

abrazado a su hijo...

¡Pronto sonará la hora fatal

del combate sangriento

y desesperado!...

 

(desde el oratorio se oye una tenue música)

 

Un grupo de mujeres desconsoladas

gimen en voz baja al pie del altar...

 

VOCES DESDE EL ORATORIO

El más devoto incienso

y el llanto de los afligidos de Calais,

cubra el manto de tu piedad,

Señor.

 

(Eleonora se postra ante el sagrado umbral)

 

AURELIO

(soñando)

¡Hijo!... ¡Detente, cruel!...

 

(Se sobresalta. La frente extremadamente

pálida, la mirada perdida y el pecho

sumamente agitado. Eleonora corre hacia

su esposo)

 

¡Estaba soñando!... ¡Todo ya pasó!...

 

ELEONORA

¡Esposo!

 

AURELIO

¡Horribles imágenes!

 

ELEONORA

¡Dime, vamos, cuéntame!...

 

AURELIO

Escucha.

Las llamas devoradoras

amenazaban a Calais...

Yo, atravesado por mil estocadas,

yacía herido...

Cuando vi a un guerrero que agarraba

por los cabellos... ¡a nuestro hijo!

Para defenderlo quise levantarme,

pero una multitud de ingleses

me retenía en el suelo...

Y el niño, sobre el cual pendía

una inicua espada,

volvió hacia mí su mirada,

tendiéndome sus inocentes bracitos...

¡Ay, qué momentos!

Entre sollozos de terror

gritaba mi nombre,

pero la cruel espada

penetró en su corazón...

¡Ay, todavía siento

que se me erizan los cabellos!

 

ELEONORA

¡Mal augurio!... hijo amado...

Siento un escalofrío mortal en mi pecho...

¡Ay, Santo Cielo, borra

esas imágenes de horror!

¡Preserva este precioso lirio

de inocencia y candor!

 

(suena un toque de trompeta)

 

¡Tremendo sonido!

 

AURELIO

Ha llegado el momento.

 

ELEONORA

¡Ah!

 

AURELIO

Quédate aquí...

 

Escena Segunda

 

(Juan y los anteriores)

 

JUAN

Aurelio, ¿dónde vas?

 

AURELIO

¡Al combate!

 

JUAN

¡No, detente!

Traigo buenas noticias.

 

AURELIO, ELEONORA

¿Buenas noticias?

 

JUAN

El rey inglés

oyó la voz de la piedad

y por fin aceptó pactar.

Ha enviado un mensajero...

Ya están los magistrados

y todos los líderes reunidos...

 

ELEONORA

¡Qué alivio!

 

JUAN

El destino de Calais

se conocerá en breve.

¡Ven, ah, ven!

 

(parte)

 

ELEONORA

¡Oh, esposo mío!

 

AURELIO

¡Hijo mío... viviré para ti!

 

AURELIO, ELEONORA

Un dulce pálpito de esperanza

nació en mi pecho...

Lloro, pero mis lágrimas

son de consuelo y no de dolor.

Mi boca no puede expresar

plenamente mi felicidad,

solo podría expresarla

si el corazón pudiera hablar.

 

(Aurelio sale corriendo.

Eleonora se retira con su hijo.

 

Cambio de escena

 

(Gran sala circular destinada a audiencias

Públicas. Junto a la entrada, un mástil

sobre el que flamea la bandera de Francia)

 

Escena Tercera

 

(El alcalde está sentado frente a una mesa

cubierta de brocado, sobre la cual hay

un documento listo para ser redactado.

Los magistrados, los diputados de la ciudad

y los oficiales franceses están situados en los

escalones que circundan la sala. Armando y

Juan están entre los militares; Giacomo y

Pedro están entre los magistrados. Las puertas

están custodiadas por guardias)

 

TODOS

De un pueblo afligido se eleva al cielo

un clamor lastimero, pidiendo misericordia.

¡Oh Padre de los miserables, oh Dios clemente,

líbranos de las amenazas que nos acechan!

 

Escena Cuarta

 

(Los anteriores, Edmundo, Aurelio y un pelotón de

soldados franceses. Edmundo se sienta frente a alcalde

Eustaquio; Aurelio frente a los militares)

 

EUSTAQUIO

¡Heraldo, habla!

 

EDMUNDO

Eduardo III, Rey de Inglaterra y Francia,

perdona a los habitantes de Calais

y les concede la gracia de la vida.

Una sola condición exige... y

¡ay si os atrevéis a oponeros!

Se concede hoy una tregua a las armas,

día en que llega al campo de batalla

la reina, triunfante de Escocia.

El nuevo día marcará nuestro ataque final,

y para vosotros el fin.

 

LOS SOLDADOS

(Con ira mal reprimida)

Dinos cuál es esa condición ya mismo.

 

EDMUNDO

La suprema voluntad del monarca

es que las ciudades rebeldes de Francia

sean destruidas como severo castigo ejemplar.

Para evitar eso, seis ciudadanos de Calais,

de noble sangre,

deben ser llevados al campamento inglés

ceñidos de pesadas cadenas

para que sobre ellos caiga la infamia y la muerte.

 

(Toda la Asamblea se

pone de pie llena de horror)

 

LOS SOLDADOS

(Para ellos)

¡Ay, qué golpe!

 

LOS MAGISTRADOS

(Para ellos)

¡Muerte!

 

AURELIO

(Para sí)

¡Infamia!

 

EUSTAQUIO

(Para sí)

Dios eterno, ¡qué oigo!

 

LA ASAMBLEA

(Para ellos)

¡Esas palabras son para nosotros

como un terrible rayo!

 

(Momento de angustioso silencio)

 

AURELIO, EUSTAQUIO

GIACOMO, ARMANDO,

PEDRO, ASAMBLEA, JUAN

(Para sí)

¡En mi pecho corre un escalofrío

más intenso que la muerte atroz!...

¡El aliento y la voz se detienen

sobre los labios fríos!

¡Ya no, ya no late,

horrorizado el corazón!

 

(Con fuerza cada vez mayor)

 

¡Las condiciones son crueles! ¡Es terrible!

¡Se nos pide demasiado!

¡Ya surge entre nosotros la cólera!

¡La ira sucede al terror!...

 

(mirándose los unos a los otros)

 

TODOS

(excepto Eustaquio, para ellos)

Somos víctimas del cruel destino,

pero aún somos franceses.

 

EUSTAQUIO

(Para sí)

¡Oh patria, me inflamas completamente,

con tu poderoso amor!

 

AURELIO

(desatando toda su indignación se

vuelve hacia el heraldo, como una

persona cegada por la ira)

¡Marchaos, y haced saber a quién os manda

que aborrecemos el infame pacto!

Que sepa el cruel

que antes de doblegarse a sus deseos impíos,

el pueblo de Calais sabrá caer

presa de las llamas ardientes,

y que aún sobre los muros crujientes

y sobre las humeantes cenizas,

sus nobles trofeos

su trono levantará.

Aquí cada uno de nosotros

con mis mismas palabras te responde.

 

LOS OTROS FRANCESES

(excepto Eustaquio. Exaltados y amenazantes)

¿Oíste? Y ahora vete.

 

(Edmundo, lleno de ira,

está a punto de marcharse)

 

EUSTAQUIO

Que cese, ah, que ahora cese vuestro

extremo furor y las amenazas...

Como magistrado supremo

yo aquí respondo... ¡Que todos callen!

 

(La asamblea vuelve a

estar en silencio. Al Heraldo)

 

Oye ahora tú mis palabras.

Antes de que el sol se ponga en el mar,

las seis víctimas serán llevadas

al campamento del rey británico.

 

LOS OTROS FRANCESES

¡Que! ¿Aceptas las horribles condiciones?

 

EUSTAQUIO

(siempre hablando al Heraldo)

Te doy mi palabra.

 

EDMUNDO

¿Antes de que el sol se ponga en el mar?

 

EUSTAQUIO

Tú lo has dicho. Y ahora, ve ante tu rey.

 

(Edmundo sale)

 

AURELIO

Padre, ¡ay! ¿dime?...

 

LOS DEMÁS

¿Señor?...

 

(Todos rodean al alcalde,

con horrible ansiedad)

 

EUSTAQUIO

Todos los caminos

para escapar nos cierra el destino.

A nosotros sólo nos es dado

morir en el campo de batalla...

 

(Nadie se muestra aterrorizado ante

esta idea, es más, se eleva un grito

feroz y unánime. "Muramos")

 

EUSTAQUIO

¡Pero caerán nuestras esposas y nuestros hijos

en las garras del enemigo,

y las vírgenes, y las afligidas madres

y los desamparados!...

 

(Todos gimen consternados)

 

¡No! El alma valerosa de unos pocos

salvará a toda una ciudad.

Yo me escribiré el primero

en la lista de condenados.

 

(se acerca a la mesa y escribe

Su nombre en un papel)

 

AURELIO

Detente...

 

JUAN, ARMANDO

GIACOMO, PEDRO

¡Él!

 

LOS DEMÁS

(entre el terror y la sorpresa)

¡Ah!

 

(Se despierta en muchos corazones una

noble emulación: se observa a muchos

grupos de personas que buscan alistarse,

y de sus familiares que los retienen,

hasta que los primeros, desprendidos de

los brazos de estos, ponen su nombre en

la lista, ante la admiración de los que los

rodean. Esto sucede en el fondo de la escena,

mientras que el diálogo entre Eustaquio y

Aurelio tiene lugar en el frente)

 

AURELIO

Con mi nombre cancelo el tuyo.

Moriré por ti...

 

EUSTAQUIO

Vana esperanza.

 

(deteniéndolo)

 

Ya he descendido al abismo.

 

(Giacomo de Wisants firma la lista)

 

LOS DEMÁS

¡De Wisants!

 

AURELIO

Moriremos juntos...

 

(a punto de firmar, pero retenido por su padre)

 

EUSTAQUIO

¡Ah!... ¿Qué pretendes hacer?...

Debes vivir por tu esposa...

 

(Firma Pedro Wisants)

 

LOS DEMÁS

¡Pedro!... ¿tú también?

 

AURELIO

No...

 

EUSTAQUIO

Retírate.

 

AURELIO

¿A qué esperas?

 

(firma Armando)

 

LOS DEMÁS

¡Armando!

 

EUSTAQUIO

Obedece... te lo ordeno...

Eres mi hijo.

 

(firma Giovanni d'Aire)

 

LOS DEMÁS

¡D'Aire!

 

AURELIO

Soy un ciudadano de Calais.

 

(Se desprende de su padre, y corre hacia

la mesa: muchos corren a firmar. Aurelio

se los impide. Eustaquio lo abraza y lo

cubre de lágrimas)

 

EUSTAQUIO

Doy mis lágrimas a mi hijo,

¡mi sangre, oh patria, es para ti!

 

(El padre y el hijo quedan por

unos instantes abrazados; los

demás permanecen paralizados)

 

EUSTAQUIO

(a los valientes que firmaron la lista)

El sol ya empieza a ponerse.

Cumplamos entonces el sacrificio.

Ya he secado mis lágrimas.

Vayamos ante el soberbio Eduardo.

 

AURELIO

Que él vea brillar en nuestras miradas

el orgullo de un triunfo.

 

LAS VICTIMAS

¡Vayamos!

 

EUSTAQUIO

¡Oh valientes, oh hermanos míos,

este es el último momento en que podremos

respirar los dulces aires nativos!

Por última vez, aquí postrados y arrodillados,

besemos la tierra

que fue para nosotros cuna...

y no será nuestra tumba!

 

(a las víctimas)

 

¡Alzad la mirada

al Señor que nos aguarda!

 

(a los demás)

 

Y vosotros… ¡orad!

 

(Todos caen de rodillas)

 

LAS VICTIMAS

¡Oh tierra sagrada, oh tierra natal,

ha llegado la hora... adiós para siempre!

Para salvarte vamos camino de la muerte,

bendiciendo nuestra suerte;

y cuando seamos acogidos en el cielo

demandaremos al rey de reyes que,

como recompensa por nuestra sangre, en su piedad,

dirija su mirada sobre el reino de Francia.

 

LOS DEMÁS

Mucha... es la angustia

del corazón quebrantado...

Las palabras... son interrumpidas... por el llanto...

Pero Tú que desechas todo pensamiento

fuente de vida, luz de verdad,

a estos mártires del celo patrio

ábreles las inmensas puertas del cielo...

Que su recompensa sea

sentarse a tu lado entre los ángeles.

 

(Se levantan y se despiden. Al salir, las víctimas pasan

junto a la bandera, le dan fervientes besos y luego se

marchan sin miedo; los restantes permanecen orando

y llorando)

 

 

 

ACTO TERCERO

 

 

(Campamento inglés. A un lado, el magnífico

pabellón del rey. En el fondo la playa, y una vista

del tramo de mar que forma el Estrecho de Calais)

 

Escena Primera

 

(Eduardo)

 

EDUARDO

Tan pronto como mi invicta esposa

llegue a la orilla, para saludarla,

haré que resuenen las trompetas de guerra.

 

(a un oficial que recibe la orden y se va)

 

¡El mensajero aún no regresa de la ciudad!

El deseo impaciente arde en mis venas.

Rebeldes, ¿y aún os atrevéis a desafiarme?

Os pido sólo unas pocas gotas de sangre,

cuando puedo derramar un mar...

 

Escena Segunda

 

(Edmundo y el Rey Eduardo)

 

EDMUNDO

¡Viva Inglaterra!

El pacto que les ofrecisteis

la ciudad lo aceptó.

 

EDUARDO

¿Y las víctimas?

 

EDMUNDO

Las tendréis.

 

EDUARDO

¿Cuándo?

 

EDMUNDO

En breve.

 

EDUARDO

¡Los obstáculos que se oponía a mi gloria

finalmente han sido destruidos!

En el futuro, todos serán

triunfos y victorias para mí.

Sobre Francia, Escocia y Albión

existirá un sólo Rey.

El esplendor de tres coronas

ceñirá mi frente.

 

(Se oye un cañonazo y

clamorosas voces de alegría)

 

Escena Tercera

 

(Algunos oficiales, luego la Reina con su

séquito, soldados ingleses y los anteriores)

 

EDUARDO

¿Y bien?

 

OFICIALES

¡Entre alegres aplausos

llega vuestra esposa!

 

(Eduardo va al encuentro de la reina.

Las tropas forman para rendir honores)

 

SOLDADOS

Astro del cielo británico,

esplendor de las reinas,

excelsa dama, ciñe tus cabellos

con los laureles eternos,

y que sea la derrotada Escocia

el trofeo de tu valor.

 

EDUARDO

¡Noble esposa!

 

LA REINA

Majestad.

¡Me lleno de estupor!

 

EDUARDO

¿Cuál es la razón?

 

LA REINA

Esperaba encontraros dentro de Calais.

 

EDUARDO

Pronto verás sus muros

reducidos a cenizas,

si se atreve a no aceptar

mis mandatos.

 

(El campamento repite sus vítores a la reina)

 

El aplauso guerrero,

por tus victorias,

y el sonido de un inmenso júbilo

despierta en mí un ardoroso amor.

Quisiera darte, ¡oh, reina!

como premio

el trono del mundo entero...

pero un alma noble

encuentra mayor premio en sí misma.

 

SOLDADOS

¡Astro del cielo británico,

triunfamos por ti!

 

LA REINA

Elevad vuestros cánticos Dios,

Pues Él triunfó a través mía.

 

(Eduardo lleva a la reina a un trono que

se eleva frente a su tienda. Tiene lugar un

homenaje a la vencedora de Escocia.

Mientras todos están sumidos en la alegría,

se escucha un sonido distante y lúgubre)

 

Escena Cuarta

 

(Eduardo, ansioso, va al

encuentro de Edmundo)

 

EDMUNDO

Señor, las víctimas solicitadas

han llegado al campamento.

 

EDUARDO

¡Que sean conducidas

a mi tienda!

 

(Edmundo se va)

 

Reina, debo ir

a donde me requiere

un asunto solemne...

¡Debo servir a una fatal obligación!

 

(Se va. La reina se retira con su cortejo.

Se produce un silencio lúgubre)

 

SOLDADOS

¡Toda la alegría se disipó

como un breve relámpago!

¡Una tristeza sombría y salvaje

reina en el campamento!

¡Una escena horrible y fatal

está por producirse!

 

(Se retiran en silencio)

 

Escena Quinta

 

(Interior de la tienda real, decorado con trofeos.

La guardia del rey rodea el pabellón. Las víctimas

están al fondo del mismo. Eduardo avanza seguido

por los oficiales ingleses)

 

EDUARDO

(sorprendido al ver al alcalde, para sí)

¡Eustaquio!

 

(se sienta en una mesa

con la actitud más severa)

 

EUSTAQUIO

(Pone las llaves de la ciudad ante el rey)

Señor, sostuve mi palabra.

Ahora vos deberéis mantener la vuestra.

¡Que la ciudad resurja desde el borde de la tumba!

 

EDUARDO

La palabra es sagrada

para un gobernante.

Pero vosotros, rebeldes,

que impugnasteis con insolente altivez

los derechos a la corona de Francia

que me transmitiera mí madre,

preparaos a la muerte más oprobiosa.

 

EUSTAQUIO

Una muerte sublime y gloriosa

nos aguarda.

Que el patíbulo,

bañado con nuestra sangre,

sea el altar del amor a la patria.

 

EDUARDO

Que el hacha los ejecute...

¡Oh! ¿Qué fragor es ese?

 

(Voces fuera de la tienda, que gritan

entre el llanto y la desesperación)

 

VOCES

¡Si en tu pecho encierras un corazón,

muéstranos al monarca!

 

LAS VICTIMAS

¡Ah!

 

Escena Sexta

 

(Edmundo y los anteriores)

 

EDUARDO

¿Quién lanza esos gritos?

 

EDMUNDO

Los familiares de los prisioneros.

Tal vez los guíe una esperanza...

 

EDUARDO

¿Esperanza?... ¡Qué ilusos!

¡Que se marchen! ¡Échalos!

 

Escena Séptima

 

(Entran la reina y las familias de las víctimas)

 

LA REINA

(que ha escuchado la orden de Eduardo)

¡Cielos!... ¿Por qué?

¡Dios no escucha a todos!

Un rey es la imagen de Dios.

 

(Eduardo permanece vacilante. Eleonora

y los demás familiares de las víctimas se

arrojan a sus pies exclamando)

 

FAMILIARES DE LAS VÍCTIMAS

¡Oh señor, pedimos tu gracia!

 

EDUARDO

En vano rogáis...

La piedad tiene unos límites,

y si se exceden, puede ser fatal.

 

(mira a la reina)

 

FAMILIARES DE LAS VÍCTIMAS

¿Y qué ordenáis?

 

EDUARDO

El suplicio que he dispuesto

para unos pocos,

debe ser un ejemplo para muchos.

 

FAMILIARES DE LAS VÍCTIMAS

¡No, revocad!...

 

EUSTAQUIO

¡Levantaos!

Que el dolor tenga un límite.

No podéis cancelar

los decretos del Señor.

Separémonos, y no lloremos,

que la gloria permanezca con vosotros.

Los enemigos en el momento extremo

son forzados a admirarse.

¡Adiós hijos; nos volveremos a encontrar

en la patria de los elegidos!

 

JUAN

¡Oh, esposa!

 

GIACOMO

¡Oh, hermana mía!...

 

ARMANDO

¡Padre!

 

FAMILIARES DE LAS VÍCTIMAS

¡Ven a mí pecho!

 

(cada uno abraza a su ser

querido: esposo, Hermano o hijo)

 

ELEONORA

Esposo...

 

AURELIO

Mujer... vete.

 

ELEONORA

¡Ay, al menos, bendice a tu hijo!

 

AURELIO

(Hace arrodillarse al niño y

extiende la mano derecha sobre

su cabeza dirigiendo los ojos al cielo.

Lo levanta, y lo cubre de besos)

Duplica los besos de mi parte,

querida mía...

La vida de los héroes

enseña con mi tormento.

Tu madre permanecerá contigo...

 

(a Leonora)

 

Todavía tienes a tu hijo.

Dame un último abrazo...

¡Adiós... para siempre... adiós!

El llanto, vanamente reprimido,

brota de mis ojos...

 

(con voz desgarradora

y estallando en lágrimas)

 

¡Finalmente soy un hombre!...

¡Soy un padre!...

¡No tengo el corazón de una fiera!...

 

LA REINA, OFICIALES INGLESES

¡Ese amargo llanto,

ningún corazón humano puede soportarlo!

 

LAS VÍCTIMAS, FAMILIARES

¡Semejante dolor no puede soportarlo

un corazón humano!

 

EDUARDO

¡Oh, qué escena tan triste!...

¡Ay, cuánto me cuesta a mí rigor!

 

LAS VICTIMAS

(reavivando toda su constancia

y volviéndose hacia los guardias)

Los conducís al martirio.

 

LOS OFICIALES INGLESES

¡Qué valor!

 

LA REINA

¡Deteneos!

 

(a Eduardo)

 

Como hija de un rey y vencedora

me postro ante vos...

Si me es lícito esperar merced,

aquí la imploro, a vuestras plantas...

Que los trofeos no se machen

con esta sangre generosa...

Ceded...

¡Ah, ceded, esposo invicto,

a mis lágrimas... a mis plegarias!

 

OFICIALES INGLESES

(en tono suplicante)

Gran monarca...

 

EDUARDO

Vos ganáis...

 

(levantando a la reina)

 

¡Les concedo el perdón!

 

LAS VICTIMAS

¡Cielos!...

 

FAMILIARES DE LAS VÍCTIMAS.

¿Será cierto?

¡Oh, alegría inmensa!

 

LA REINA

Que sea proclamado a todo el campamento

el perdón que se les ha otorgado...

y que la ciudad se regocije.

 

(A una señal de Edmundo se abre la

carpa: algunos oficiales cruzan el campo,

para difundir el auspicioso anuncio)

 

OFICIALES INGLESES

FAMILIARES DE LAS VICTIMAS

¡Tú, más grande que tú mismo,

derramas, oh señor, la misericordia!

 

(Eustaquio, abraza a su hijo contra su

pecho, se acerca al rey; su emoción no le

permite hablar. Cae a los pies de Eduardo,

para expresar su gratitud. Los que iban a

acompañarlo al patíbulo lo imitan: el rey los

levanta, y abraza a Eustaquio. Estruendoso

grito de alegría)

 

TODOS

(excepto Eduardo)

Mientras perduren los siglos

se escucharán los ecos de tus lauros.

Que no tengas más deseos

de otras coronas y otros laureles.

Triunfaste sobre el olvido,

reinarás sobre todo el orbe.

Grande es un rey si tiene siempre

la justicia al lado de su trono;

pero si concede el perdón en la tierra,

el rey es un dios.

 

EDUARDO

¡Este júbilo me es mucho

más grato que un triunfo!

 

(Los habitantes de Calais se han encaramado

en las murallas. La bandera de la paz ondea en

el campamento y en las torres de la ciudad. Se

abren las puertas y el rey y la reina, se dirigen

hacia ellas seguidos por los rehenes y todo el

ejército inglés)

 

 

 

Digitalizado y traducido por

José Luis Roviaro 2022