EL ÁRBOL DE DIANA

 

 

 

 

Personajes

 

AMOR              

DIANA

DORISTO

ENDIMIÓN


SILVIO

BRITOMARTE

CLOE

CLIZIA

          Dios del amor       

   Diosa de la naturaleza


    Un pastor

       Un  pastor    

     
Un pastor   

    Una ninfa 

     Una ninfa

    Una ninfa

               Soprano

               Soprano

                    Bajo

                   Tenor
 
                     Bajo

              Soprano

              Contralto

      Mezzosoprano

 

 

La acción transcurre en una isla, en época mitológica.




ATTO PRIMO
 
 
Scena Prima
 
(Giardino delizioso cinto di muro dai lati;
nel muro due porte; in fondo laghetto
d’acqua, di là della pianura boschetto; in
qualche distanza veduta di un tempio; a
destra del giardino un arbore colle poma
d’oro da potersi illuminare a colpo d’occhio.
Doristo sopra un sofà che sta dormendo;
entrano Britomarte, Clizia e Cloe cantando
il seguente terzetto sotto voce)

 
BRITOMARTE, CLIZIA E CLOE
(all’altre ninfe che sono in giardino)
Zitto, zitto, non parlate,
zi, zi, zi, venite fuori,
chete, chete al tempio andate,
la gran Dea v’attende là.
Al grand’arbore vicino
sta dormendo il pastorello;
or slegatelo, bel bello,
e partiamo via di qua.

 
(Partono)

 
Scena Seconda
 
(Amore che sveglia Doristo, poi s’asconde)
 

DORISTO
Dove diavolo son?
Che loco è questo, ed io come qui venni?
È forse un sogno,
è un atto di commedia, un incantesimo?
Che giardin delizioso!
Senti, senti... ruscelli gorgogliar,
cantar uccelli tra i fioriti arboscelli.
Che odori, che colori,
che temperato ciel, ch’erbe, che fiori!
Qualcun v’abiterà... non vedo alcuno,
cinto è l’orto di muro.
Oh, ci vorrieno l’ali!
C’è una porta; picchiam!
Nessun risponde.
Io non mi so decidere
se deggio in questo affar
pianger o ridere.
Per Bacco! Che bell’arbore!
Le poma son tutte d’oro:
alquante pigliar
ne vo’per li bisogni miei.

 
(Qui Amore si comparisce)

 
AMORE
Misero, arresta il passo, o morto sei!
 
DORISTO
Ah!
 
AMORE
Non temer: amico
ti sono, e tu nol sai.

 
DORISTO
Amico? Oh, bella!
Io non ti ho visto mai.

 
AMORE
Guardami un po’.
 
DORISTO
T’ho visto.
 
AMORE
Non mi conosci?
 
DORISTO
No.
 
AMORE
Non sai dunque chi sono?
 
DORISTO
Non lo sò.
 
AMORE
Se il vuoi saper,
io sono Amor;
il mio poter
ti dica il cor.
Lo stral quest’è
che ti piagó.
Non credi a me?
Ti feriró.

 
DORISTO
Ehi, ehi, basta così, nume ragazzo;
non mi far più di pazzo!
Forse ti sembran nulla
le ferite, le fiamme, ed i rancori
che sotto il giogo tuo sin’or provai?

 
AMORE
È tempo di gioir, penasti assai.
D’una altera rivale, anzi nemica
del mio stral, del mio soglio,
abbassar vo’l’orgoglio; or te compagno
scelgo di mie vendette.

 
DORISTO
Cosa hai detto?
Io, vendette con donne?
Prima mi lascierei cavare i denti!

 
AMORE
Invan resisti, o stolto;
or taci e senti.
Nell’isola di Cintia,
per opra della Dea,
se nol sai, tu giungesti;
qui custodir dovresti,
celibe involontario,
il resto di tuoi dì l’arbor fatale
ove ogni giorno perigliosa prova
della saggezza lor le ninfe danno.

 
DORISTO
Oh, che prova galante! E come fanno?
 
AMORE
Sotto quella ogni giorno, ad una ad una,
Cintia passa, e le ninfe; e come tutta
s’empie l’arbor di luce, e canta e suona
quando passan l’oneste,
tal se alcuna di queste
diede mai loco ad amoroso affetto,
nasce contrario effetto, e colle frutta
l’accoppa, la sfigura, e la maltratta.

 
DORISTO
Oh, la Signora Cintia è certo matta!
Saprò l’arbor tagliar, saprò sedurre
tutte le donne sue, dar foco a lei,
all’isola, al giardin...

 
AMORE
Non saprai nulla
senza il soccorso mio.
A quell’arbore intanto,
senza questo anelletto,
guarda non t’accostar,
se non vuoi morte.
Per quanto poi sia forte,
io farò che Diana oggi alla forza
del mio braccio ceda;
farò ch’ella s’avveda...
ma vien gente... è la Dea.
Tu fingi di dormir; entro poche ore
conoscerai quanto è possente Amore.

 
(Amore sparisce. Doristo, dopo
alcuni atti di maraviglia, siede)

 
Scena Terza
 
(Diana sopra una barchetta
incoronata di fiori con seguito
di ninfe in altra barchetta simile:
Britomarte, Clizia, Cloe; Doristo)

 
DIANA
Tranquilli soggiorni
di placida calma,
qui gode ognor l’alma
del vero piacer.
Qui libero il core
di cure, d’affanni,
del perfido Amore
disprezza il poter.

 
BRITOMARTE, CLIZIA, CLOE
Intrecciamo, sorelle vezzose,
vaghi serti di gigli e di rose;
l’alma dea coroniam delle selve
che felici qui viver ci fa.
Ella candidi rende gli affetti,
ella insegna innocenti diletti,
e coll’arco che ancide le belve
assicura l’altrui libertà.

 
DIANA
Ecco, amiche compagne,
il garzoncello che alla custodia
della sacra pianta ci concesse il destin;
del dardo mio la man gli s’armi
e di faretra il tergo,
e gli sian contra Amor scudo ed usbergo.
Tu, Clizia, apri l’ampolla
e spruzza in lui
dell’usato liquor stille celesti:
cangi affetti e costumi;
Ora si desti.

 
DORISTO
Oh, che belle ragazze!
Caspita, non ho fatto
sì cattivo contratto!
Venite qui; lasciate
ch’io vi guardi d’apresso,
oh gloria, oh lampo del femineo sesso!
Sapete, figlie mie,
che mi piacete tutte?
Quella fresca biondina!
Quella semigrassotta!
Quella bruna...
Non ve n’ha nemmen una
che non abbia il suo merto:
io sarei nella scelta affatto incerto.

 
DIANA
Temerario! ed ardisci
in faccia mia In tal guisa parlar?

 
DORISTO
Che male c’è?
Parmi naturalissimo
che se voi siete donne, e donne belle,
io che son di beltà gran dilettante
vi deggia voler bene a tutte quante.
 

DIANA
Misero! Cosa dici?
Io son Diana, la castissima dea,
la nemica d’amor;
fra queste mura
arder di fiamma impura a te non lice.
Mio vasallo ora sei,
e saprò vendicar i torti miei.

 
DORISTO
Da parte gli scherzi,
mia cara padrona,
trattiamo alla buona,
baciatemi un po’.
Che mal ci trovate?
Perchè vi sdegnate?
C’è niente di strano?
Capir non lo so.
Voi siete bellissima,
costoro son belle;
tra me, voi, e quelle
far molto si puo.
Marito generico
sarò, se volete;
il cor mi darete,
il cor vi darò.
Gran tempo è che bramo
di donne un serraglio,
e qui, se non sbaglio,
trovato me l’ho.

 
DIANA
L’ardir di questo pazzo
più soffrir non degg’io: dell’armi nostre
spogliatelo sul fatto,
e per punire il temerario eccesso,
una pianta diventi adesso adesso.

 
(Parte. Doristo si trasforma in pianta.
Le tre ninfe ripettono il coretto

«Intrecciamo, sorelle...»
e partono sulle barche)
 
Scena Quarta
 
(Endimione e Silvio che corrono fuori
del bosco l’uno dopo l’altro; entrano
in giardino saltando sopra le barche
che trovano alla sponda; poi Amore
vestito da pastorella)

 
ENDIMIONE
Dove vado, dove fuggo?
Chi m’aita, chi m’asconde?
Dalle mani furibonde
chi mi salva, per pietà?

 
SILVIO
Ferma, ferma, oh sciagurato!
T’ho raggiunto, fuggi in vano;
dal furor di questa mano
chi sottrarre ti saprà?

 
(Vuol ferire)

 
AMORE
Non ferir, non fare offesa
a l’imbelle pastorello.
Contra te, per sua difesa,
questa destra s’armerà.

 
ENDIMIONE, SILVIO
Una donna!
 
AMORE
Sì, una donna.
 
SILVIO
E chi sei,
ch’opporti ardisci?

 
AMORE
Son chi son. Se puoi, ferisci.
Ecco il sen:
ferisci qua!

 
SILVIO
Che coraggio!
 
ENDIMIONE
Che ardimento!
Tremo tutto dal pavento.

 
SILVIO
Ah, se giusta quanto bella...
 
AMORE
Cedi il ferro e poi favella.
 
SILVIO
Ecco il ferro, hai vinto già.
 
(Amore prende le arme a Silvio)

 
ENDIMIONE, SILVIO
Quanto ascolto, quanto vedo
ha sembianza di portento,
ed io stesso non m’avvedo
s’è un inganno o verità.

 
AMORE
Quanto ascolta, quanto vede
ha sembianza di portento,
ed ei stesso non s’avvede
s’è un inganno o verità.

 
SILVIO
Sento già che poco a poco
va languendo in me quel foco,
e in suo loco un dolce affetto
serpeggiando al cor mi va.

 
AMORE, ENDIMIONE
Vedo già che poco a poco
va languendo in lui quel foco,
e in suo loco un dolce affetto
serpeggiando al cor gli va.

 
(Endimione e Silvio restano taciturni)

 
AMORE
Or sù, signori miei,
cos’è questo silenzio?

 
SILVIO
Che tuono imperativo!
 
ENDIMIONE
Gentil ninfa, che vuoi?
 
AMORE
Saper bramo da voi di questa lite
la cagione qual è.

 
SILVIO
Crudele, atroce,
e tal che appena può lingua mortale
abbastanza spiegar: un bel levriero,
anzi il più bel che mai per selva corse,
quel barbaro m’uccise.

 
ENDIMIONE
Sì, ma in fuga ei mi mise
ben mille volte già le pecorelle,
tal che molte di quelle
ebbero rotto un piè; molte tornando
riscaldate all’ovil caddero morte;
ond’io per liberarmi
fatto ho del can quel ch’ei di me far volse.

 
SILVIO
Ed ogni gioia,
anzi ogni ben mi tolse.

 
AMORE
Semplice! E dunque un cane...
 
SILVIO
Ah! Da quel cane
dipendea la mia pace. Amabil ninfa
mi fe’dono di quello, e «guarda», disse,
«quanto la tua di questo can la vita,
se vuoi che ognor gradita sia la tua fe,
sia la tua fiamma a quante
vorrai spirare amore;
ma subito ch’ei muore,
tutte innamorerai,
fuori di quella che parrà a gli occhi
tuoi più vaga e bella».

 
AMORE
Hai cor?
 
SILVIO
Quant’altri mai.
 
AMORE
(dà il coltello a Silvio)
Prendi: quell’arbore
taglia, e pria di domane
ti do risorto il cane.

 
SILVIO
Non c’è altro?
 
(Ferisce l’arbore)

 
DORISTO
Ahi, ahi!
 
(Silvio s’arresta)

 
ENDIMIONE
Qual voce uscì?
 
SILVIO
Chi diavolo è costei? Che incanto
è questo mai?
Parla: chi sei?

 
DORISTO
Un galant’uom son io,
non ti so dir di più,
e pria dal caso mio
fui già quel che sei tu.
Per causa delle femine
son condannato qui;
mi servirà di regola
se mai rivedo il dì.

 
AMORE
Cos’è?
 
SILVIO
Son stupefatto.
 
AMORE
E tu, cosa ne dici?
 
ENDIMIONE
Io tremo affatto.
 
AMORE
Ebben, guarda, codardo!
 
(Amore toglie il coltello a Silvio
e da un taglio
all’arbore)

 
DORISTO
Oh, dei, son morto!
 
AMORE
Menti; anzi sei vivo.
 
(Sparisce Amore. Doristo apparisce)

 
SILVIO
Stupido io resto.
 
ENDIMIONE
Ed io di sensi privo.
 
DORISTO
Cosa fu? Dove son? Amici cari,
chi mi fece di voi questo servigio?

 
ENDIMIONE
Io già no.
 
SILVIO
Nemmen io.
 
DORISTO
Chi dunque?
 
ENDIMIONE
Una fanciulla.
 
DORISTO
Io non intendo nulla...
Com’era fatta?

 
SILVIO
Come son fatte le fanciulle.
 
DORISTO
Bella? Brutta?
 
SILVIO
Oh, bella!
 
ENDIMIONE
Bella assai!
Forse beltà simil non vidi mai.
Lieti e amorosi i rai,
bianca la carne avea,
d’ebano il crin parea,
parea di neve il sen.
E il vermiglietto labbro
con tanta grazia apria
che nato si diria
per fare il ciel seren.

 
DORISTO
Che sia stata la Dea?
 
SILVIO
Che dea?
 
DORISTO
Mo’bagatelle!
Non sapete che questa
è l’isola di Cintia? Non sapete
la burla che mi ha fatta
quella fanciulla matta?

 
SILVIO, ENDIMIONE
Non sappiam nulla.
 
DORISTO
Udite: mentre io stava
dormendo in casa mia,
che non so quanto sia di qua lontano,
mi fe’pigliar pian piano,
forse da qualche diavol che la serve,
e mi fe’portar qui. Mi sveglio, vedo
cose che appena credo; un fanciulletto
che fa credersi Amor l’affar mi spiega;
sparisce, vien la Dea,
seco ha una schiera di giovani leggiadre;
fatta ognuna parea per esser madre.
M’innamoro, al mio solito, di tutte;
dico qualche parola (amorosa, s’intende);
la collera allor prende Donna Diana,
e quella disumana
mi cangia... che credete?
Forse in un gelsomino,
in un giglio, in un cane, in un augello?
Mi cangia in muto e sterile arboscello!

 
ENDIMIONE
Qualche diavol qui s’asconde;
andiam via per carità!

 
SILVIO
Appressiamoci alle sponde;
c’è una barca, si vedrà.

 
(La barca fugge)

 
DORISTO
Da se stessa va per l’onde,
non c’è male, in verità.

 
AMORE
Siete in gabbia, poverini;
state ancor un poco là!

 
(Si fermano estatici sulla
sponda del lago)

 
ENDIMIONE, SILVIO, DORISTO
Dal timore, dal stupore,
come un sasso io resto qua.

 
AMORE
Siete in gabbia, poverini,
ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah!

 
Scena Quinta
 
(Britomarte, Clizia, Cloe
non vedendo gli altri)

 
BRITOMARTE
(tutto sottovoce)
Il garzon che Diana
in arbor trasformò mi parve degno
del guardo d’una ninfa.

 
CLIZIA
Egli ha di fatto
una fisonomia da galantuomo.
Cerchiam un po’di convertirlo in uomo.

 
ENDIMIONE
(aparte)
Tre ninfe!
 
DORISTO
State cheti.
 
CLOE
E se la Dea venisse,
misere noi!

 
BRITOMARTE
La Dea sta nel bagno.
 
CLIZIA
Sorelle, non vedete?
 
CLOE
Che c’è?
 
BRITOMARTE
Tre giovinotti.
 
CLIZIA
Diamine!
Come son qui venuti?
Ah, li avrà fatti per provarci
la Dea condur tra noi!
Partiam per carità!

 
BRITOMARTE
Eccoti colla tua timidità!
Corbezzoli, che musi!
Perdonate, castissima Diana,
in campi, in selve,
non si trovano mai sì belle belve.
Bei giovani, accostatevi; chi siete?
Come veniste qui?
Cosa chiedete?

 
DORISTO
(ai pastori che si accostano)
Andiamo via.
 
CLIZIA
Sorella, non è quegli
il custode dell’arbore?

 
CLOE
Doristo!
Chi lo fe’tornar uom?

 
BRITOMARTE
Venite avanti.
Da bravi! Ancora un poco.

 
CLIZIA
Ma sai che in questo loco
uom entrare non può.

 
SILVIO
(alle ninfe)
Cosa chiedete?
 
BRITOMARTE
Non ci perdiamo in ciarle: siete voi
amici delle femmine?

 
DORISTO
Amicissimi.
 
BRITOMARTE
Or ben, con noi venite!
Tre noi, tre voi,
non può andar meglio.
Andiamo; fin che la Dea si lava
noi faremo all’amore.

 
DORISTO
È molto onesta
questa proposizione.

 
CLIZIA
Ah, cosa dici,
pazzerella che sei! Come celarli
agli occhi di Diana?

 
BRITOMARTE
In qualche speco,
in qualche angol del tempio; ad una donna
non mancano mai lochi
da nasconder l’amante.

 
CLOE
E se li scopre,
cosa sarà di noi?
Come arrischiarci di passar
sotto l’arbore? Non sai
cosa giuraste voi, cosa io giurai?

 
BRITOMARTE
So tutto, ma piuttosto
di seguitar a vivere così,
vo’morir accoppata in questo dì!
Di Cintia seguace
mi fe’la fortuna,
ma poco mi piace
di Cintia l’umor.
Son tenera e fresca,
ho spirito e brio,
provar voglio anch’io di fare all’amor.
Un giovane bello
mi sta nel cervello,
che dicami «io t’amo»,
che facciami onor.
De’tre che qui veggio,
un sceglier ne deggio;
son ninfa primaria, ho dritto su lor.
A te, bel brunetto, darò il fazzoletto;
v’è ognor più costanza
nel bruno color.
Voi fate com’io,
mie care sorelle;
si rischi la pelle
ma giubili il cor.

 
(Prende sotto il braccio Silvio,
e va per partire)

 
Scena Sesta
 
(I suddetti nello speco. Amore, che continua
mascherato di pastorella, e poi Diana;
Amore dalla porta senza esser veduto)
 

AMORE
Ragazze, vien la Dea!
 
CLIZIA, CLOE
Cieli! Siam morte.
 
BRITOMARTE
Non perdiamo coraggio;
in questo speco voi altri entrate,
 

(alle donne)
 

e voi venite meco.
 
Scena Settima
 
DIANA
Fanciulla, eccoci sole; or dì: chi sei,
e che chiedi da me?

 
AMORE
Cintia, d’Amore
grand’amica son io,
e del terribil dio
messaggera a te vengo.
Qual più ti giova e piace,
io ti reco; tu scegli: o guerra o pace.

 
DIANA
Spiegati. E che pretende
il tuo nume da me?

 
AMORE
Che questo giorno
al suo giogo soggiaccia;
che quell’arbore atterri, e spezzi l’arco
vergognoso al suo nome; che alle ninfe
la libertà tu renda, e segua, invece
di cavrioli e damme,
giovani accesi d’amorose fiamme.

 
DIANA
Ben pentir ti farei, misera ninfa,
di sì stolido ardir, s’io non avessi
riguardo agli anni tuoi, riguardo al sesso.
Va, torna al tuo signor, digli che pace
da lui non chiedo, e non pavento guerra.
Il mare, il ciel, la terra
segua a infestar, ma guardi
e rispetti da lunge
questo che il fato e mia virtù concede
ad onestà, ad innocenza asilo e sede.

 
AMORE
Mi fareste pur ridere
con codeste tue favole! Ma senti,
oh bellissima Cintia, tu mi piaci,
anzi mi piaci tanto che potrei,
se femmina non fossi,
fare teco all’amor. Indi ti passo
questa fierezza tua,quest’aria alquanto
minacciosa e severa;
ma sincera non sei.

 
DIANA
Non son sincera?
 
AMORE
No.
 
DIANA
Come osi parlar con una dea?
 
AMORE
Eh, lasciam l’etichette; sono anch’io
una specie di dea, onde possiamo
parlar con libertà. Perchè ti vanti
tu nemica d’Amor?

 
DIANA
Perche conosco
la sua natura perfida e maligna;
perche dov’egli alligna,
come fera divora e come ferro
punge e trapassa,
e come foco strugge.
Ei si pasce di sangue,
ei si appaga di pianto.
Crudo più dell’inferno,
aspro più della morte,
nemico di pietade, ministro di furore,
è finalmente Amor privo d’amore.

 
AMORE
Qui appunto io ti voleva!
Or, come sai ch’è tale Amor
se non amasti mai?

 
DIANA
Come? Sentisti un solo
infra l’immensa turba degli amanti
che non parli in tal guisa?

 
AMORE
E credi tu, fra questa turba immensa,
che un sol parli d’amor
com’egli pensa?
Si dice qua e là:
«Amore è un bricconcello
che intorbida il cervello,
che sospirar ci fa».
Nessun lo crede già!
Amor è buono e bello,
Amor è solo quello che dà felicità.

 
DIANA
Troppo t’ho già sofferto,
e già cominci ad essermi
importuna. Vattene!

 
AMORE
Eh via! T’accheta, io già so tutto.
 
DIANA
E cosa sai? Favella.
 
AMORE
So che queste tue vergine pudiche
son amiche d’Amor più che tu pensi,
ch’hanno i lor cinque sensi,
e che usi in vano...

 
DIANA
Chiudi il labbro profano,
miserabil che sei.
Non sai tu i riti?
Le promesse non sai?

 
AMORE
Eh, le promesse in simili materie
non son che cerimonie.
Credi forse sciocche le tue ragazze?
Esse ben sanno
che più antichi dei riti di Diana
sono i riti d’Amore.
Sanno i dritti del core, e san che mai
non fosti e non sarai
di Cupido nemica, ma che un genio
di singolarizzarti...

 
DIANA
Audace!
 
AMORE
Ehi! Guarda un po’pria di sdegnarti.
 
(Amore tocca col dardo lo speco,
che cade a terra, ed appariscono
i tre giovani)

 
Scena Ottava
 
(Diana, Amore, Doristo, Endimione, Silvio)
 
DIANA
Che sorpresa è questa mai?
Chi m’inganna, eterni Dei?
Chi son quelli? Chi è colei?
Per chi degg’io sospettar?

 
ENDIMIONE, SILVIO, DORISTO
Infelice, in qual periglio
mi ritrovo in questo istante!
A quei detti, a quel sembiante
sento l’anima gelar.

 
DIANA
(a parte)
Crederò che qualche ninfa...
 
AMORE
(a parte)
Certo, ninfa, e bella assai...
 
DIANA
(a parte)
... a dispetto del mio nume...
 
AMORE
(a parte)
... e che nume lo vedrai;...
 
DIANA
(a parte)
... abbia cor per oltraggiarmi,
abbia cor, oh dei, d’amar.

 
AMORE
(a parte)
... avrò cor per vendicarmi,
bella dea, di farti amar.
Stanno in pena i meschinelli,
ma si può per un momento
tollerar un gran tormento
se in piacer si dee cangiar.

 
DIANA
Perfidi! In questa guisa i dritti miei
vilipender s’ardisce? In questa guisa
temerario mortale osa insultarmi
nel mio stesso soggiorno? Ah! Non son io
quella che al suon della temuta voce
sulla tartarea foce
trovò le furie al mio servigio preste,
che reggo le tempeste,
che do l’ordine a i venti,
e su triplice soglio, a me concesso,
vanto un poter commun
con Giove istesso?
Sento che dea son io,
sento che ho regno e soglio,
e dall’usato orgoglio
mi sento rinfiammar.
E se promette calma
il placido sembiante,
ho i fulmini nell’alma,
fo terra e ciel tremar.

 
(Diana parte e serra l’uscio)

 
Scena Nona
 
AMORE
Via, non tremate!
 
DORISTO
Certo questa stramba,
contro il sistema delle nostre donne,
ha muso da tener la sua parola.

 
AMORE
Che dite voi?
 
SILVIO
Che dobbiam dir?
 
AMORE
Udite: vi piace?
 
SILVIO
Chi?
 
ENDIMIONE
Chi?
 
DORISTO
Chi?
 
AMORE
Cintia.
 
DORISTO
Se strega non fosse...
 
ENDIMIONE
... a me potria certo piacer.
 
SILVIO
E a chi non piaceria?
Qual piacer prova il cor
nel veder tal beltà;
il guardar spira amor,
il parlar gioia dà.
Ah, perche nel bel sen
mai non vien la pietà?

 
AMORE
(a Silvio ed Endimione)
Or bene, chi di voi
vorrebbe innamorarla?

 
DORISTO
Son qua io.
 
AMORE
Tu taci là.
 
DORISTO
Perchè? N’ho innamorate tante...
 
AMORE
Taci, ti dico! A voi.
 
(Cava dal manco lato un fascio di strali)

 
SILVIO, ENDIMIONE
Che dobbiam far?
 
AMORE
Cavate.
 
(Cavano un dardo)

 
ENDIMIONE
E poi?
 
SILVIO
E poi?
 
AMORE
Ite, e il primo di voi che avrà la sorte
d’incontrarsi con lei,
furtivamente in lei scocchi il suo dardo,
e sarà solo corrisposto in amor.

 
ENDIMIONE
Io corro!
 
SILVIO
Io volo!
Chiuso è l’uscio.

 
AMORE
Aspettate.
 
(Tocca col dardo la porta e
si spalanca subito)

 
ENDIMIONE
Eccolo aperto.
 
DORISTO
Costei può tutto!
 
AMORE
Il mio trionfo è certo.
 
(Partono)

 
Scena Decima
 
(Amore e Doristo)
 
DORISTO
Addio, vado con lor.
 
AMORE
La non si incomodi.
 
(La porta gli si chiude in faccia)

 
DORISTO
Come?
Lasciami andar; voglio ancor io
con Diana provarmi.
Non son forse uomo capace
di cacciar un dardo
nel cor d’una ragazza?

 
AMORE
Capacissimo.
 
DORISTO
Perchè dunque dovrò, mentre essi godono,
star qui senza far nulla?

 
AMORE
Perche devi esser mio.
 
DORISTO
Tuo?
 
AMORE
Certo, mio.
Non son bella abbastanza?

 
DORISTO
Lasciami un po’squadrarti.
 
AMORE
Cosa c’è?
 
DORISTO
Mi pare di conoscerti; mi pare
che un ragazzo tu sia. Ridi?

 
AMORE
Sì, rido.
Ti pare che un ragazzo
abbia un occhio sì scaltro,
una mano sì morbida,
una pelle sì fina, un piè sì bello?
E ben ver ch’ho un fratello
che mi somiglia affatto...

 
DORISTO
Il nome?
 
AMORE
Amore.
 
DORISTO
Vè, vè! Sappi, mio core,
che Amore è amico mio; sappi che insieme
abbiam molti negozi...
ah, ci avrei gusto
di far tal parentela:
Amor cognato mio, suocera Venere!
Cosa non può sperar l’umano genere?
Sposiamci!

 
AMORE
Volontier.
 
DORISTO
Quando?
 
AMORE
Stasera.
 
DORISTO
Perchè sì tardi?
 
AMORE
Perche so che pria
di qui non dei sortire;
perche deggio finire
certe faccende con Diana.

 
DORISTO
E poi, ritornerai?
 
AMORE
Ritornerò.
 
DORISTO
La mano.
 
AMORE
Prendi.
 
DORISTO
E nient’altro?
 
AMORE
Che vorresti, il core?
 
DORISTO
Ah, si vede che sei razza d’Amore.
 
(Bacia la mano replicate volte ad Amore)

 
AMORE
Occhietto furbetto,
che cosa m’hai detto
baciandomi qui?

 
DORISTO
Se furba tu sei,
capire lo dei.

 
AMORE
Capisco, sì, sì.
 
DORISTO
Ebben, che diss’io?
 
AMORE
Che sei l’idol mio.
 
DORISTO
E poi?
 
AMORE
Che vorresti...
 
DORISTO
E poi?
 
AMORE
Che faresti...
 
DORISTO, AMORE
Ah, taci, mio bene,
ah, basta così.

 
DORISTO
La mano gradita
anch’io ti vo dar.

 
AMORE
Fa presto, mia vita,
che anch’ io vo baciar.

 
DORISTO
Ah, come tu tremi!
 
AMORE
Cor mio, di che temi?
 
DORISTO
Che caldo, che caldo!
 
AMORE
Stà saldo, stà saldo,
e lasciami far.

 
(Parte)

 
DORISTO
S’io non avessi visto
tutto cogli occhi miei,
certo nol crederei; stiamo a vedere
come finisce. Appunto mi sovviene
ch’oggi ancor non mangiai; pur non ho fame.
Capisco: in questo loco avran per buona
dei poeti l’usanza;
berran rugiada e mangeran speranza.
Ma già che far si deve economia di denti,
si faccia anco di gambe.
Voglio vedere un poco
la virtù dell’anello in questo loco.

 
CORO DI GENI
(dall’arbore)
Oh, saggio giovinetto,
che sull’april degli anni
fuggi i fallaci inganni
del mondo traditor,
godi di quegli onori
che agli innocenti cori
destina la regina,
la dea che fugge Amor.

 
DORISTO
Che canto è questo mai?
Che luce, che armonia!
Io credo in fede mia
che matti sian costor.

 
CORO DI GENI
A te di gigl’intatti
corona si prepara,
di mille geni il coro
tributa omaggi a te.

 
DORISTO
L’ho detto che son matti,
son matti per mia fe.
Numi, che cose belle!
Io non la cedo a un re.
 

Scena Undicesima
 
(I suddetti, Diana, Britomarte, Clizia,
Cloe ed altre ninfe con arco in mano)

 
DIANA
Presto, presto, non tardate,
secondate i voti miei!
Vo’veder gli audaci rei,
cader morti a questo piè.

 
NINFE
Gran ministre siamo noi
di terror e di vendetta;
secondiamo i voti suoi:
cadan morti tutti tre!

 
DORISTO
Questa è un’altra bagatella,
qualche diavolo qui c’è.

 
DIANA
Dove sono?
 
NINFE
È là Doristo.
 
DIANA
Presto, il dardo sulla cocca;
chi più dritto in lui lo scocca
bella avrà di me mercè.

 
DORISTO
Ah, Signora, perdonate,
non ho fatto alcun misfatto.

 
DIANA
Trucidate, trucidate,
ascoltarlo non si de’!

 
NINFE
Trucidiamo, trucidiamo,
ascoltarlo non si de’.

 
DORISTO
Quante punte, quante, quante!
Un crivel faran di me.

 
Scena Dodicesima
 
(I suddetti. Amore che si mette davanti
Doristo, con uno scudo di rose)

 
AMORE
(quasi burlandosi)
Via brave vibrate,
arciere vezzose;
lo scudo è di rose,
è facil ferir.

 
DIANA
Che veggio, che sento?
Che strano ardimento!
Vibrate, vibrate,
è facil ferir!

 
NINFE
Di gelo ho la mano,
vo’movermi in vano,
non so cosa credere,
non so cosa dir.

 
(Le ninfe restano col
braccio sospeso immobili)

 
DORISTO
A tempo giungesti,
mia speme gradita,
mi rende la vita
sì nobile ardir.

 
AMORE
Indarno s’offende
chi Amore difende;
ei cangia in contenti
tormenti e sospir.

 
DIANA
Andate, codarde,
se forza vi manca
vediam se più franca
io son nel colpir.

 
(Vuol ferire ella stessa Doristo)

 
Scena Tredicesima
 
(I suddetti e Silvio, che esce in punto
di trattenere il braccio a Diana)

 
SILVIO
Ferma, ferma, e pria fa meco
prova, oh Dea, del tuo valor!

 
(Prende il braccio)

 
DIANA
(con sdegno)
Un di quei che dello speco
dianzi uscì per mio rossor.

 
SILVIO
Che beltà, che brio, che volto!
 
AMORE
Via, ferisci!
 
SILVIO
Non ho cor.
 
DIANA
Dal ardor ch’hò in petto accolto
quasi son di senno fuor.

 
SILVIO
Dal furor ch’hò in petto accolto
quasi son di senno fuor.

 
NINFE, DORISTO
Che scompiglio, che disordine!
Per me palpito, e per lor.

 
Scena Quattordicesima
 
(I suddetti, Endimione che vibra, appena
uscito, lo strale nel core di Diana)

 
ENDIMIONE
Non si perda il bel momento;
reggi il colpo, o Dio d’amor.

 
TUTTI SALVO AMORE
Oh, Dio, mancar mi sento
d’affanno e di tormento
oh Dio, che tanto amaro
forse il morir non è.

 
AMORE
Vedrai per tuo conforto,
ch’ora ti lagni a torto;
vedrai che tanto amaro
forse l’amor non è.
Ah, non dicesti il vero,
crudel, quando dicesti
che mai non sentiresti
d’amor il foco in te.

 
TUTTI SALVO AMORE
Ah, cosa prova mai
questo agitato core;
non so s’è sdegno, o amore,
o come nasce in me.

 
DIANA
Ah, chi mostra a me l’audace
ch’osa un ferro in me vibrar?
 

(a Doristo che fugge)
 

Sei tu, iniquo?
 
DORISTO
Non son io.
 
DIANA
(a Silvio)
Sei tu quello?
 
SILVIO
Nemmen io.
 
DIANA
Ah, il ribaldo!
 
ENDIMIONE
Qua se n’viene.
 
AMORE
Ci son io, non palpitar.
 
DIANA
Dalla smania, dalla rabbia
perdo il fiato e le parole,
mi si gonfiano le labbia
e mi sento, oh Dio, mancar.
Temerari, indegni, barbari!
Tutti omai di qua toglietevi!
Terra e ciel saprò sconvolgere,
ma mi voglio vendicar.

 
LE TRE NINFE E I TRE UOMINI
Quella voce, quel sembiante
m’empie l’alma di terrore,
mille smanie ell’ha nel core,
e mi fa raccapricciar.
Ah, trovassi almen un loco
da celarmi pochi istanti,
o siam morti tutti quanti
non c’è più a dubitar.

 
AMORE
Quella voce, quel sembiante
empie ogni alma di terrore,
mille smanie ell’ha nel core,
e li fa raccapricciar.
Ma non lascio questo loco
se non sono tutti amanti;
vo’i miei torti tutti quanti
in un giorno vendicar.
 



ATTO SECONDO
 
 
Scena Primera
 
(Tempio di Diana, boschetto. Britomarte,
Silvio, Endimione, Doristo che escon dal
tempio)

 
BRITOMARTE
Or ch’ho sciolto i lacci vostri,
cari amici, andar potete;
quando poi felici siete
ricordatevi di me.

 
SILVIO, ENDIMIONE, DORISTO
Mille grazie, o ninfa bella,
noi rendiamo al tuo bon core;
possa un giorno il dio d’amore

a te dar miglior mercè.
 
BRITOMARTE
Chi potea veder morire
sì leggiadri giovinetti?

 
SILVIO, ENDIMIONE, DORISTO
Di nostr’alme i grati affetti
chi potria negare a te?

 
BRITOMARTE
Dritti ognor per quel viale
or andate; vado anch’io.
Cari, cari, addio, addio,
io v’abbraccio tutti tre.

 
SILVIO, ENDIMIONE, DORISTO
Cara, cara, addio, addio,
t’abbracciamo tutti tre.

 
(Britomarte parte)

 
ENDIMIONE
Anche per questa volta
scappammo la burrasca.

 
DORISTO
Grazie a Giove,
ed alle mie bellezze antilunari.

 
SILVIO
Andiam.
 
ENDIMIONE
Dove andar vuoi,
in lochi ignoti e tra selvagge genti?

 
SILVIO
Andiam dove al ciel piace; abbandoniamo
quest’isola terribile e crudele
dov’è colpa l’amar.

 
DORISTO
Eppur la cosa
non m’entra nella nuca: in questo mondo
femmina vi sarà, non sol pudica,
ma degli amanti, e dell’amor nemica?

 
SILVIO
Ma dove andò colei,
che tante belle cose ci promise?

 
DORISTO
Smargiassate donnesche!
 
Scena Seconda
 
(I suddetti. Diana che tira
Britomarte fuora del tempio,
coperta la faccia)

 
DIANA
Impudica, indarno fuggi;
di celarti indarno tenti.
Ho scoperto i tradimenti
di quell’alma senza onor.
Stelle! che miro!

 
DORISTO
Or sì vogliam star freschi!
 
SILVIO
Quanto è bella!
 
DIANA
Ribalda!
Ora comprendo
tutti gli oltraggi miei,
tutte le trame tue; ma pagherai
insieme con costoro
la pena di tue colpe:
Nisa, Aglauro, Clizia, Armilla, Licori
ai cenni miei...

 
BRITOMARTE
Cintia, mia dea, pietà!
 
SILVIO, ENDIMIONE, DORISTO
Siam morti, oh Dei!
Pietà, pietà di noi,
pietà, pietà di lei.
Possiam, se dea tu sei,
da te sperar pietà.

 
DIANA
Perche de’ sdegni miei
l’usato ardor non sento?
Perchè del lor lamento
mi par sentir pietà?
Ite, affetti importuni;
or voi vedrete +qual pietà meritate.
Tutti così restate,
e fin ch’io torno
di senso affatto privi:
non si sappia se siete o morti o vivi.

 
(Diana parte; Silvio, Endimione,
Doristo e Britomarte restano in
ginocchio in diverse positure)

 
Scena Terza
 
(I suddetti. Amore)
 
AMORE
Il bel quadro in verità!
Poverina la Dianina,
fa quel poco ch’ella sa.
Il bel quadro in verità!
Divertiamoci anche noi.
Silvio, Doristo, Endimion: svegliatevi!

 
ENDIMIONE
Cos’è?
 
SILVIO
Chi mi riscuote?
 
DORISTO
Chi mi chiama?
Ah, sei qui, sguajatella!
Non sai farla più bella?
È questa forse la creanza e l’affetto
ch’hai per lo sposo tuo,
ch’hai per li amici?

 
AMORE
Cosa è stato?
 
DORISTO
Guardate la briccona,
con qual aria mi parla!
Hai forse in testa,
per esser semi-strega
e sorella d’Amore,
di far con tuo marito il bell’umore?

 
ENDIMIONE
Non ci perdiamo in ciance, chè se mai
Cintia ritorna...

 
DIANA
(di dentro)
Andiam, miei fidi, andiamo!
 
SILVIO
Oh, dei!
Senti la voce della diva feroce.

 
AMORE
Ecco il momento de’miei trionfi.
 

(a Endimione)
 

Tu rimanti...
 
ENDIMIONE
Ah, guarda...
 
AMORE
Non dubitar.
 

(a Britomarte)
 

Tu, ninfa, per l’ascosa
via de’cipressi al fonte di Diana
va con lor chetamente, e là m’attendi.

 
(Partono Silvio, Britomarte
e Doristo. Amor si cela)

 
Scena Quarta
 
(Endimione. Diana, Clizia e
Cloe con altre ninfe. Amor celato)

 
DIANA
Ecco la scellerata!
 
CLOE
Ah! ch’io mi sento gelar per l’infelice.
 
CLIZIA
Ov’è?
 
DIANA
L’iniqua
cogli amanti fuggì.
Stelle, chi mi tradì?
Chi a mio dispetto
fe’loro ripigliar l’uso de’sensi?
Ma tu, tu sol sarai,
sciagurato garzone,
scopo di mia vendetta.
Mori, felon!

 
CLOE
Misero!
 
CLIZIA
Senti!
 
ENDIMIONE
Aspetta! Ah, quante volte mai,
crudel, vorrai ch’io mora!
M’uccidono i bei rai
con me turbati ognora;
mi uccide il fiero labbro
nemico di pietà.
Serbami a’sdegni tuoi
se a me non vuoi serbarmi;
sarò per te, se vuoi,
esca di crudeltà.

 
DIANA
Numi!
Che nuova è questa,
che nel cor mi si desta
ignota sensazion e timidezza?
Compassion! Viltà, chi mi trattiene
la man nel colpo?
Chi rallenta il corso delle furie usitate?
 

(a Clizia)
 

Ah, tu, mia fida, tu ferisci per me!
Ministra sia tua pura man
della vendetta mia.

 
CLIZIA
Come farò?
Ferir non so:
mi trema l’anima,
mi par morir.
Me stessa, oh dei,
ferir potrei,
ma il caro giovine
non so ferir.

 
(Parte con Endimione e Cloe)

 
DIANA
Fermate, olà fermate! Ah, quell’infide
m’ubbidiscon così!
Son io Diana?

Son queste le mie Ninfe?
Qual deliro insolito, furente,
lor ingombra la mente?
Qual possanza di me maggior
oggi con me contende?
Cosa chiede il destin, cosa pretende?
Ah, del mio sacerdote
udiam tosto la voce; egli che parla
e con Giove, e col fato
un consiglio mi dia nel dubbio stato.

 
(Parte)

 
Scena Quinta
 
(Amore solo)
 

AMORE
Tutto va a maraviglia,
e non siam lungi dalla crisi stupenda;
io non vo’ solo innamorar Diana
e di servaggio liberar queste donne;
io vò in appresso divertire me stesso
e divertire a spese della Dea tutto l’Olimpo,
chè se fanciullo io son, si sa che deggio,
ad uso de’fanciulli,
cogli uomini scherzar e cogli dei;
ma danno vita e morte i scherzi miei.

 
Scena Sesta
 
(Picciola selva. Clizia, Cloe, Endimione)
 
CLOE
(a Endimione, celandolo tra gli arbori)
Fermati un poco qui.
 
ENDIMIONE
E poi?
 
CLOE
Sta cheto.
D’affar importantisimo
dobbiam parlar.

 
ENDIMIONE
Spicciatevi;
io son pien di paura.

 
CLOE
Cosa ti par?
 
CLIZIA
Mi pare
che l’abbiam fata brutta.

 
CLOE
È ver: negare ubbidienza a Cintia
e fuggir con un uom...
Ah, se torniamo
in mano della Diva...

 
CLIZIA
Io non ho colpa.
 
CLOE
Credilo, nemmen io;
incolpar deggio il ciel del fallo mio.
Da un nume ignoto
dentro il mio seno
un strano moto
sentii destar.
Gelo ed ardore,
sdegno ed amore
dentro quest’anima
sentii crear.
Quel ch’ei volea
far io dovea;
non era libera
nell’operar.

 
CLIZIA
Lo stesso a me successe;
pensiamo a rimediarci.

 
CLOE
Che faremo?
 
CLIZIA
Fuggiam!
 
CLOE
Ma come, e dove?
 
ENDIMIONE
Padroncine,
deggio ancora star qui?

 
CLIZIA
Di quel garzone
bisogna liberarci; se Diana
ci ritrova con lui
cresce il nostro delitto.

 
CLOE
Si potrebbe ammazzarlo
 
CLIZIA
Che?
 
CLOE
Ammazzarlo;
indi a Cintia recar l’odiata testa.
Forse la strada è questa
di placar i suoi sdegni.

 
ENDIMIONE
E così... dico...
 
CLIZIA
Sentimi, caro amico,
sallo il Ciel se t’amiam;

 
ENDIMIONE
Ebben...
 
CLOE
Ma il cielo
sa pur che senza colpa,
ma per necessità...
Clizia! diglielo tù.

 
CLIZIA
Diglielo tù.
 
ENDIMIONE
Sento gente.
 
CLOE
Feriam senza parlare.
 
(Si volge verso le quinte;
le due ninfe tendon l’arco
in atto di ferire)

 
CLIZIA
Via, facciam presto quel che si ha da fare!
 
SILVIO
Ah che fate, che fate?
Guardati, Endimion! Empie, fermate!
 
(Silvio fa cader a terra l’arco delle ninfe)

 
ENDIMIONE
Giusto cielo, che veggio?
 
(Le ninfe fuggono)

 
SILVIO
Amico, qui si va di male in peggio.
 
ENDIMIONE
Ah, presto fuggiamo,
non stiamo più quà!
A tutti i momenti
in tanti cimenti
a rischio di perdere
la vita si va.

 
SILVIO
Fuggire vorrei,
ma dove non so;
da un gran laberinto
io veggomi cinto,
nè so per qual angolo
sortire potrò.

 
AMORE
Confusi, agitati,
gli amici son lì.
Di loro vo’un poco
pigliarmi bel gioco:
a entrambi invisibile
celarmi vo’qui.

 
ENDIMIONE
Se andiam per quel calle,
al tempio si torna.

 
SILVIO
Vicino alla valle
la Diva soggiorna.

 
ENDIMIONE, SILVIO
Per questo viottolo
provare si può.
 
AMORE
No, no, no, no, no!
 
SILVIO
È l’eco, o son larve
che gridan così?
 
AMORE
Sì, sì, sì, sì, sì!
 
SILVIO, ENDIMIONE
Io palpito, io gelo
di orror, di spavento.
Che strano portento,
che torbido dì!
Di qua si dice sì,
di là si dice no;
non so se resto qui,
non so se me ne vo.

 
AMORE
Serva di lor, signori...
via, da bravi, movetevi.
È questa l’accoglienza
che si fa alle ragazze,
e alle ragazze belle com’io sono?

 
ENDIMIONE
Diavolo! Per qual loco
sei tu saltata fuori?

 
AMORE
Per quello stesso che saltaste voi.
 
SILVIO
Dunque quella tu sei
che di noi si burlò?

 
AMORE
Certo, quella son io del sì e no.
 
ENDIMIONE
E dovi eri finor?
 
AMORE
Qui.
 
SILVIO
Dove?
 
AMORE
Lì.
 
SILVIO
E tu sola dicevi or no, or sì?
 
AMORE
Bravo!
 
ENDIMIONE
Ma qual diletto hai di schernire
due poveri infelici?

 
AMORE
Son mezzo matterella, oh cari amici.
 
SILVIO
Ah, basta, oh bella ninfa;
abbi pietà di noi:
dinne un po’dove siam e come uscire
possiam di questo loco.

 
AMORE
Pazienza ancor un poco; non è lungi
il felice momento:
cangerete in diletto ogni tormento.
Sereno raggio di bella calma
tra poco all’alma vi brillerà.
Vario diletto pien di dolcezza
l’allegro petto v’inonderà.

 
(Partono)
 

Scena Settima
 
(Fontana chiusa, grotta circondata di
cipressi.Doristo che sta sedendo da una
parte, e dall’altra Britomarte)
 

DORISTO
È un’ora che sto qui
senza costrutto alcun.
L’incognita non vien,
Silvio è partito e non sò dove andò,
costei non parla,
nè mi puo far che trista compagnia,
e aspettar deggio ancor?
Vè, che pazzia!

 
BRITOMARTE
Ah!
 
DORISTO
Sospira e mi guarda; sta a vedere
ch’è di me innamorata;
eh!, non avrebbe mica cattivo gusto.
Or sù, veggiamo:
in caso di bisogno,
così per distrazion, per fuggir l’ozio,
si potria far negozio...
È bella, è fresca e,
quel che stimo, tace,
cosa rara nel sesso femminin;
potrei sposarla.
Ma se ho promesso all’altra?
Se il gran Turco ne ha tante,
io ne potrò aver due.
Ehi, madamina!

 
BRITOMARTE
Ah!
 
DORISTO
(a parte)
Sospira e s’inchina; non c’è male.
Ti pare ch’io sia bello? Ecco sorride.
E mi vorresti ben? Dice di sì.
Bene, facciam così:
proviam di fare all’amore con motti;
veggiam se c’intendiamo.
Mi capisci?
 

(Doristo fa alcuni gesti amorosi)
 

Va bene; cosa dici?
 

(Britomarte fa cenno di sì)
 

S’io poi capirò te? Oh, senza fallo!
In materia d’amore
io son, figliola mia, gran professore.
Se un occhiatina tenera a me rivolgerai,
se colle dita morbide la man mi stringerai,
se mi darai sul grugno uno schiaffetto,
un pugno, quello che dir vorrai,
idolo mio, saprò.
Mi vorrai dir «Io t’amo,

e bramo amor da te»;
mi vorrai dir «Ben mio, tutta per te son io,
tutto sei tu per me».
Da un solo tuo sorriso
saprò quel che vorrai;
dall’arrossir del viso,
dal scintillar de’rai,
dai gradi d’inquietudine,
da l’aria del tuppè.
Ecco l’anello, oh cara;
io te lo metto in dito.
Non esser meco avara,
siam già moglie, e marito:
dammi con quei labretti
qui due bacetti o tre.

 
(Mentre Doristo si abbassa per aver un
bacio, Amore gli dà uno o due schiaffi
improvvisamente, e canta l’ultima
stanza dell’aria)

 
AMORE
Ecco l’anello, oh cara;
io te lo metto in dito.
Non esser meco avara,
siam già moglie, e marito:
dammi con quei labretti
qui due bacetti o tre.

 
Scena Ottava
(I suddetti, Amore, Silvio,
Endimione, Clizia e
Cloe)

 
DORISTO
Ma per un bacio un schiaffo sì potente?
 
AMORE
E questo non è niente.
 
DORISTO
(piangendo)
C’è ancor di peggio?
Ammazzami alla prima!

 
AMORE
Te n’avvedrai tra poco;
or non ho tempo.
Vien Cintia, state fermi: agli occhi suoi
io vi farò parer arbori o sassi.

 
ENDIMIONE
Per pietà, non tradirci!
 
AMORE
Fidatevi di me;
 

(a Britomarte)
 

tu riacquista l’uso della favella.
 
DORISTO
Ahí, ahí!
 
AMORE
Che c’è?
 
DORISTO
Se la lasciavi muta,
io sposata l’avrei.

 
AMORE
Sei lingue avrà se tu sposarla dei.
 

Scena Nona
 
(I suddetti e Diana)
 

DIANA
Sempre più va crescendo
il turbamento mio; da nuovi affetti
l’anima combattuta, schernita, abbandonata
da tutte le mie Ninfe, io non intendo,
non che gli altri, me stessa.
Ma già l’ora s’appressa
che al segreto congresso in questo loco
mi fissò il sacerdote; in fin ch’ei viene
posso entrare nel bagno. A questa pianta
il manto appenderò per ch’ei s’avveda
che qui chiusa son io,
se vien prima ch’io sorta.
 

(Mette il manto a Doristo,
creduto pianta)
 

E l’arco?
Lo porrò presso la porta.

 
(Entra)

 
AMORE
Che loco delizioso! Sembra fatto
per far bene all’amore.
«Cintia qui regna»
è scritto per errore;
andrà meglio così.

 
(Tocca lo scritto col dardo;
lo scritto si cangia)

 
SILVIO, ENDIMIONE
«Qui regna Amore».
 
DORISTO
Che donna indiavolata!
 
AMORE
Orsù, finiam l’impresa incominciata.
Finche sta nello speco
divertire mi vo: cantate meco
Cessate di spargere
querele e sospir;
cangiate le lagrime in dolci desir.
Di rose novelle la terra spargete;
Amor, alme belle, v’invita a gioir.

 
TUTTI
Amore dell’anima è l’unico ben;
suo foco, suo ghiaccio
di gioia è ripien.
Per selve le belve,
i pesci per l’onde,
l’augel tra le fronde
lo sente nel sen.

 
DIANA
(di dentro)
Ah, chi turbare ardisce
i miei dolci riposi?

 
DORISTO
Caspita! Grida bene questa Signora Luna.
 
AMORE
Presto, prima ch’ella esca,
Endimion qui siedi. Attendi: or dormi
fin che Cintia ti sveglia.
 

(Copre Endimione col
manto di Diana. A Silvio)
 

Tu la ti celi.
 

(a Doristo)
 

Tu verso il gran tempio va colle Ninfe.
 
DORISTO
Amici, chi sta peggio di me?
Una femmina e troppo, ed io n’ho tre.

 
(Parte, abbracciando tutte le tre ninfe)

 
AMORE
Va bene; questo dardo
col mio si cangi,
e porti entro il suo core
diretto il foco mio, l’ultimo ardore.

 
(Endimione dormendo; Silvio
tra gli alberi a
destra, Amore
dall’altro lato. Entra Diana)

 
DIANA
Miseri! Dove son? Chi fu l’audace,
e in qual modo fuggì?
Che scritto è quello?
Qual temeraria mano...?
E il manto mio,
 

(alza un poco il manto)
 

chi di loco cangiò? Stelle, che vedo!
 

(vede Endimione che dorme)
 

Endimion! Oh, come ora ch’ei dorme
par bello agli ochi miei!
Quell’aurea chioma,
quei vermigli color!
Di qua si fugga!
 

(prende il manto e il dardo)
 

Il manto... il dardo... cielo!
Quale smania, qual gelo
mi scorre per le vene!
Il cor mi trema, m’ardon tutte le membra,
e il piè ricusa d’allontanarsi...
Forse... che sembianze,
che vaghezza!
Oh, si desti! Endimione...
Infelice, che fo?

 
ENDIMIONE
(dormendo)
Cintia, mia diva!
 
DIANA
Qual voce! Oh, come arriva
nel fondo del mio core
a ricercarmi le midolle e l’ossa!
Da qual ignota possa
strascinata mi sento?
Risvegliarlo vorrei...
Che fo? Che sento?
Pianin pianino lo chiamerò;
poi quando è desto fuggirò presto;
indi ben so quel che farò.
Endimione...

 
(Lo scuote e poi fugge)

 
ENDIMIONE
(si sveglia)
Che voce, oh dei!
I sonni miei, chi mi turbò?
Alcun non vedo, fu sogno, credo;
sonno ancor ho, dormir io vo.

 
DIANA
Tacita il passo
voglio avanzar
e questo sasso
ver lui gettar.

 
ENDIMIONE
Un sasso, un sasso,
che cosa è questa? Fuggiam!

 
DIANA
No, resta,
mio caro ben.
 

(Diana trattiene Endimione
coprendogli gli occhi colla mano)
 

Lieta di stringere luci si belle,
sento in me nascere
fiamme novelle;
mi par che l’anima
languisca in sen.

 
ENDIMIONE
Al dolce stringere
di man si bella
sento in me nascere
fiamma novella;
mi par che l’anima
languisca in sen.
Ah, di chi siete,
dita vezzose?

 
DIANA
Il cor tel dica, bocca di rose.
 
ENDIMIONE
Il cor mi dice
che tu sei mia,
ma chi tu sia
non dice il cor.

 
DIANA
Ah, che resistere non posso ancor!
Apri quei lumi, mio bel tesor.

 
(Qui cava via le mani)

 
ENDIMIONE
Cintia!
 
DIANA
Sì, caro!
 
ENDIMIONE
Sogno o son desto?
 
(S’abbracciano)

 
DIANA, ENDIMIONE
Deh fate, oh numi, se un sogno è questo,
ch’ambi possiamo dormire ognor.

 
(Partono)

 
Scena Decima
 
(Silvio, poi Amore)
 
SILVIO
Ferma, ferma! Ove fuggi?
 
AMORE
Ferma tu, miserabile!
 
SILVIO
Crudele!
Dunque per esser testimon soltanto
delle perdite miei qui me traesti?
Dunque vaghezza avesti
di far che gl’occhi miei bevan la morte
nel rimirar la sorte d’un felice rivale?
Ah, invendicato, oh barbara,
non resterà il mio core!
L’ira paventa e i palpiti
d’un disperato amor.
Per campi e per foreste
andrò furente irato,
lasciando ognor funeste
orme del mio furor.

 
Scena Undicesima
 
(Amore solo, poi Silvio)
 
AMORE
Vi voglio far veder, donne mie belle,
che un crudele io non son come si dice.
Ecco, io sento pietà dell’infelice;
consolarlo convien.
Silvio!

 
SILVIO
Che vuoi?
 
AMORE
Tutti gli affani tuoi,
tutti i tuoi mali, anzi te stesso obblia;
cangiati in un istante;
voce, abito, sembiante
del sacerdote di Diana piglia.
 

(si cangia in vecchio)
 

Ebbene, che ti par?
Amante tale
non lascierà sospetto di rivale.
Udiamlo parlar.
Buon vecchio!

 
SILVIO
Ninfa, vezzosissima ninfa,
anzi pur dea,
che per tal ti discopre
il chiaro aspetto
e la luce gentil de gli occhi tuoi;
sola tu dirmi puoi
chi son io, qui che faccio, e cosa è quello
che mi sento nel petto.

 
AMORE
Il periodo è bello ma lunghetto.
Tu sei quello che sei,
tu fai quello ch’io vo’,
e ti senti nel sen quello ch’io so.

 
SILVIO
Che linguaggio enigmatico!
 
AMORE
Vien meco,
io voglio a miglior agio
teco parlar; vedrai
che l’enigma più bello ancor non sai.

 
(Partono)

 
Scena Dodicesima
 
(Britomarte, Clizia, Cloe, che
menano fuori Doristo tirandolo
chi pei capelli, chi per le
veste; poi Amore.

 
CLIZIA
Non ti lascio, traditore,
se la mano a me non dai.

 
CLOE
Hai promesso a me il tuo core
e a me darlo tu dovrai.

 
BRITOMARTE
Io da te pretendo amore
e la causa già la sai.

 
DORISTO
Via, già sono un uom d’onore
e al dover non manco mai.

 
CLIZIA
Tua son io.
 
DORISTO
Sì, mia tu sei.
 
CLOE
Non, sei mio.
 
DORISTO
Sì, son di lei.
 
BRITOMARTE
Io ti voglio.
 
DORISTO
Sì, sì, che imbroglio!
Ah, guardate in qual periglio
m’ha cacciato l’imprudenza!
Per paura di star senza
or ne posso a gli altri dar.

 
BRITOMARTE, CLIZIA, CLOE
Via, deciditi briccone,
o saprò farti ragione,
o ti vo’cavar quegli occhi,
o ti voglio scorticar.

 
CLOE
Or sù, sbrigati!
 
CLIZIA
Parla.
 
BRITOMARTE
Qual ti scegli?
 
DORISTO
Via, sceglierò...
 
CLIZIA
Chi?
 
DORISTO
Te.
 
CLOE
Chi?
 
DORISTO
Te.
 
BRITOMARTE
Chi?
 
DORISTO
Te.
 
(Lo mettono in modo
da esser visto da tutte tre)

 
CLIZIA
Fermo là!
 
CLOE
Parla schietto!
 
DORISTO
Aspettate un pochetto!
 
BRITOMARTE
Non aspettiamo nulla;
tu devi sposar me.

 
CLIZIA
No, me.
 
CLOE
No, me.
 
DORISTO
Ma s’io mi sento buon per tutte tre!
 
BRITOMARTE, CLIZIA, CLOE
Olà, mori, birbone!
 
DORISTO
Aiuto, aiuto!
 
AMORE
Padron mio, la saluto.
 
DORISTO
Ah, compassione, carissima ex consorte,
o mi danno la morte,
a forza di graffiate e di ceffoni

queste arrabbiate femmine;
salvami per pietà!
 
AMORE
Oh, ti sta bene.
 
BRITOMARTE
Prova un poco, birbone,
quello che si guadagna a burlar tutte.
 
DORISTO
Bugiarda! Io lascio star tutte le brutte.
 
AMORE
Basta, per questa volta
rimettetevi in me; gli saprò dare
la pena meritata.
 
DORISTO
Ehi, burli, è ver?
Tu sai che amici siamo.
 
AMORE
In breve lo vedrai; per ora andiamo.
 
(Partono)

 
Scena Tredicesima
 
(Endimione e Diana incoronati
e legati con fiori.

 
ENDIMIONE
Ebben, non sei contenta
di questo cambiamento, anima mia?
E non ti par
che sia più dolce cosa
di ferita amorosa
aver piagato il core
che ferir belve ed odiare amore?
 
DIANA
Sì, caro, anzi mi dolgo
del tempo che perdei; ma mi compensa
l’acquisto di quel cor.
Quanto bello tu sei!
Volgiti, o caro,
lascia che a mio talento
adori quei begli occhi. Ah, tu mi guardi
e sospiri, mio ben? Non arrossire,
intendo quel sospir, intendo il guardo.
Tu così mi vuoi dir «io ardo, io ardo».

 
Scena Quattordicesima
 
(I suddetti. Amore non veduto
che finge la voce di Silvio; poi
Silvio da sacerdote)

 
AMORE
Cintia!
 
DIANA
Che sento mai?
Del sacerdote la voce è questa.

 
AMORE
Cintia!
 
DIANA
Mio bene, Endimion, ah, celati!
 
ENDIMIONE
Ch’io mi celi? Perchè?
 
DIANA
Senti la voce del sacerdote Alcindo.
S’egli mi vede teco e mi vede così...

 
ENDIMIONE
Ma di che temi?
Tu, regina, tu, dea...
Forse hai rossore,
crudel, del nostro amore?

 
DIANA
No, ma credi...
Ah, il destin s’oppone, anima mia!

 
ENDIMIONE
Barbara, e puoi
sì intrepida ridirlo? E non paventi
ch’io mora di dolore?

 
DIANA
Cessa, cessa mio core
di lacerarmi il seno
coi rimproveri tuoi;
quanto mi costa lo scostarti da me
lo sanno i numi;
tu medesimo lo sai,
che ugual tormento
senti a quello ch’io sento.
Ma la barbara sorte,
le mie leggi, la gloria...
oh, dei, non posso arrestarmi con te!
Parti, mio bene, allontanati, fuggi!
Ah, una sol volta abbracciarti vogl’io!
Mi si divide il cor; mia vita, addio!
Teco porta, o mia speranza,
l’alma mia, che vien con te,
e la grata rimembranza
d’un ardor che vive in me.
Fosti il primo, e il solo or sei
bel desio di questo cor,
e a cangiar gli affetti miei
sfido il fato e sfido Amor.
Vanne, caro –
Ah, ch’io mi sento
dal tormento lacerar!
Torni, torni il bel momento
che ristori il mio penar.

 
(Endimione parte)

 
SILVIO
Dal solitario asilo
ove a guardo profano ascoso io vivo

a te vengo, alma dea.
Parla: in che puote ubbidirti
l’interprete de’fati?

 
DIANA
Che giorno, Alcindo mio,
è mai questo per me!
Fanciulla ignota
nell’isola s’intruse che sossopra
mise tutto il mio regno; un libertino
a me diede il destino
per custode dell’arbore; trovai
uomini nel giardin; colsi in delitto

l’infida Britomarte; invan m’adiro,
minaccio in van: le ninfe
mi beffano, mi fuggono,
spezzano gli archi
e per amor si struggono.

 
SILVIO
Oh, cielo! E come nacque
l’orrenda metamorfosi?

 
DIANA
Da un nume
più possente di me fui vinta; io stessa
temo d’essere amante.

 
SILVIO
Amante! Amante Cintia?
Ma dove ritrovasti un uom che sia
degno del tuo gran cor? A’tempi miei
erano tutti quanti
gli uomini della terra leggeri, capricciosi,
infedeli, stucchevoli e noiosi.

 
DIANA
Così non parlerai
s’Endimion vedrai.

 
SILVIO
Facesti almeno
prova di sua saggezza
pria che dargli il tuo cor?

 
DIANA
Io glie la lessi
negli accenti, nei sguardi...

 
SILVIO
Ingannata ti sei.
 
DIANA
No, tu m’inganni!
 
SILVIO
Io?
Conosci sì poco il vecchio Alcindo,
il tuo sì fido sacerdote? Or odi:
sotto l’arbor fatale io con bell’arte
condurrò le tue ninfe;
là, col pretesto dell’usata prova
che fai di lor saggezza,
conoscerai, gran dea, quel ch’ora neghi
di credere al mio labbro.
Andiam!

 
DIANA
Andiam. Tu la perduta calma
a quest’alma ridona.

 
(Parte)

 
AMORE
(sortendo d’agguato)
E rispondano gli antri:
«oh, che buffona!»

 
Scena Quindicesima
 
(Amore, le ninfe, Doristo)
 

AMORE
Venite, amiche belle,
venite alla vittoria,
è giunto il dì di gloria,
l’istante di piacer.

 
GLI ALTRI
Andiamo, amiche belle,
andiamo alla vittoria,
è giunto il dì di gloria,
l’istante di piacer.

 
AMORE
Echeggi in sì bel giorno
di giubilo ogni riva;
amante è già la Diva,
andiamola a veder.

 
GLI ALTRI
Echeggi in sì bel giorno
di giubilo ogni riva;
amante è già la Diva,
andiamola a veder.

 
Scena Sedicesima
 
(I suddetti, Endimione)
 
ENDIMIONE
Chi m’ha tolto il bel tesoro
che il mio sen d’amor piagò?
Senza lui languisco e moro;
chi mi dice dove andò?

 
DORISTO, AMORE, NINFE
Ferma, senti!
 
ENDIMIONE
Ah, l’idol mio non vegg’io venir con voi!
 
DORISTO, AMORE, NINFE
Se con me venir tu vuoi,
l’idol tuo ti mostrerò.

 
ENDIMIONE
Sì, sì andiamo, non tardiamo,
l’idol mio veder io vo’.

 
DORISTO, AMORE, NINFE
Sì, sì andiamo, non tardiamo,
l’idol tuo ti mostrerò.

 
(Partono)

 
Scena Diciassettesima
 
(Giardino di Diana. Diana, Silvio
da sacerdote, e poi Amore, Doristo,
Endimione, le ninfe, quattro sacerdoti
che portano un’urna)

 
DIANA
Fra quest’ombre taciturne
par che cresca il mio tormento,
ed il moto che in me sento
io non l’ho sentito ancor.

 
SILVIO
Nuova calma a tua grand’alma
io prometto, amica dea,
e il figliuol di Citerea
vincerai col mio favor.

 
DIANA
Ma vien gente...
 
SILVIO
Fa coraggio e componi il bel sembiante
 
DIANA
Che cimento, oh dei, che istante!
Mille affetti ho dentro il cor.

 
SILVIO
Cintia, Cintia, qual istante
s’avvicina al tuo gran cor!

 
TUTTI GLI ALTRI
Pentito, smarrito, si prostra al tuo piede
un stuolo infelice che chiede mercè.
 

(S’inginocchiano al piede di Diana)
 

A lor qual ti piace dà guerra, dà pace;
la pena, il perdono, dipende da te.

 
DIANA
Oh, ciel, che vegg’io?
La speme, il ben mio.
 

(a Silvio)
 

Non so che rispondere,
tu parla per me.

 
SILVIO
Sorgete, vi parla la Diva per me.
 
(Sorgono)
 

TUTTI GLI ALTRI
La Diva in lui parla,
sentiamo cos’è.
 
SILVIO
Dell’arbore il rito
si veda adempito;
si cavi dall’urna
chi prima sarà.

 
DIANA (A SILVIO), NINFE
ENDIMIONE, DORISTO
Ah, s’esce il mio nome
non so come andrà.

 
SILVIO
Vedrai tu ben come l’affar finirà.
 
AMORE
Vedrete ben come l’affar finirà.
 
TUTTI SALVO SILVIO
Son pronto/a al comando
del gran sacerdote.

 
SILVIO
Le solite note divote cantate;
voi, ninfa, cavate;
vi chiama l’età.

 
(Silvio volge l’urna. Amore cava un
biglietto, lo da a Silvio. Intanto si
cantano i seguenti versi)

 
TUTTI SALVO SILVIO
Oh, silfi, che siete
custodi d’onore,
se diedi mai loco
al foco d’amore,
coi frutti funesti
punitemi qua.

 
SILVIO
Il nome si legga: Diana!
 
DIANA
Che ascolto!
 
TUTTI SALVO DIANA
Ha torbidi i lumi, ha pallido il volto,
sospira, delira, il resto si sa.

 
AMORE
(Fra sè)
L’ho vinta e confusa;
ricerchi una scusa;
or tutto l’Olimpo la cosa saprà.

 
(Parte. Gran tempesta e tremuoto)

 
DIANA
Cento eumenidi in petto mi sento;
scellerati, qui c’è un tradimento.
Numi, numi, vendetta, pietà!

 
GLI ALTRI
Guarda, guarda, già il cielo s’oscura,
trema il suol, si sconvolge Natura;
numi, numi, soccorso, pietà.
Ah, si scuote da’cardini il mondo!
Oh, che notte, che abisso profondo!
Già la terra mancandomi va.

 
(Il giardino sparisce)

 
TUTTI
Ah!
 
(Calma improvvisa; comparisce la reggia
d’Amore: Amor sopra un carro trionfale
con alcune Divinità)

 
AMORE
Di temer cessate,
oh miei teneri amici; e il vostro nume
in me riconoscete. Il buon Doristo
resti colle tre ninfe,
di mia reggia custode; tu ripiglia,
Silvio, il giovine aspetto; oggi t’eleggo
sacerdote d’Amore;
tu, Cintia, ama il tuo caro, e ti consola.
Io non vinsi te sola: il guardo intorno
volgi alla reggia mia,
e mira in lor il mio poter qual sia.
A Ciprigna ed a Psiche
vo’ la nuova a recar di sì bel giorno;
con voi resti Imeneo
fin ch’io ritorno.

 
(Amor sparisce, apparisce Imeneo)

 
TUTTI SALVO DIANA
Vieni, o vieni, oh bella dea,
lieta vieni a star con noi;
son felici i lacci tuoi,
fatti son per man d’amor.

 
DIANA
Vengo, vengo, son già vinta.
Dio possente, è tua la palma;
a te resa è serva ogni alma,
a te suddito ogni cor.

 
TUTTI SALVO DIANA
Vieni, vieni, sei già vinta.
Dio possente, è tua la palma;
a te resa è serva ogni alma,
a te suddito ogni cor.

 
 

ACTO  PRIMERO
 
 
Escena Primera
 
(Primoroso jardín rodeado de murallas.
Dos puertas; al fondo un pequeño lago;
más allá del llano, un bosquecito. A cierta
distancia, se ve un templo; a la derecha del
jardín, un árbol con manzanas de oro que
se iluminan en el momento oportuno. Doristo
duerme sobre un diván. Entran Britomarte,
Clizia y Cloe cantando en voz baja el trío
siguiente)

 
BRITOMARTE, CLIZIA, CLOE
(a otras ninfas que están en el jardín)
En silencio, sin hablar,
vamos, vamos, id saliendo,
hacia el templo id calladas,
la gran diosa allí os espera.
Justo al lado del gran árbol
está durmiendo un pastorcillo;
desveladle ahora mismo,
y vayámonos de aquí.
 
(Se marchan)

 
Escena Segunda
 
(Amor despierta a Doristo y se esconde)
 

DORISTO
¿Dónde diablos estoy?
¿En qué lugar me encuentro?
¿Cómo hasta aquí he llegado?
¿Es quizás un sueño, un paso de comedia,
un encantamiento?
¡Qué jardín tan precioso!
Y se oye el rumor de los riachuelos
y los pájaros que cantan
entre los arbustos florecidos.
¡Qué aromas, qué colores,
qué cielo tan sereno, qué hierbas, qué flores!
¿Quién morará aquí?... No veo a nadie.
Rodeado de un muro está el jardín.
¡Oh, necesitaría alas!
Hay una puerta, ¡llamemos!
No responde nadie.
No acabo de decidirme,
no sé si llorar o reír.
¡Por Baco! ¡Qué árbol tan bello!
Las manzanas son de oro.
Tomaré algunas…
 
(aparece Amor)

 
AMOR
¡Infeliz, detén el paso, o eres hombre muerto!
 
DORISTO
¡Ah!
 
AMOR
No temas, soy tu amigo,
aunque no lo sepas.
 
DORISTO
¿Amigo? ¡Qué curioso!
Si nunca te he visto.
 
AMOR
Mírame bien.
 
DORISTO
Ya te veo.
 
AMOR
¿No me conoces?
 
DORISTO
No.
 
AMOR
Entonces ¿no sabes quién soy?
 
DORISTO
No lo sé.
 
AMOR
Por si deseas saberlo,
soy Amor;
que te diga el corazón
el poder que tengo.
Ésta es la flecha
que te ha herido.
¿No me crees?
Volveré a herirte.
 
DORISTO
¡Eh, basta, basta, dios niño;
no me vuelvas más loco de lo que estoy!
¿Te parecen poco las heridas,
las pasiones y los rencores
que bajo tu rigor ya he padecido?
 
AMOR
Es hora de gozar, pues ya sufriste bastante.
De una altiva rival, mejor dicho, enemiga,
con mis flechas y mi trono
quiero su orgullo someter.
Te elijo como cómplice de mi venganza.
 
DORISTO
¿Qué dices? ¿Yo involucrado
en una venganza contra las mujeres?
¡Antes me dejaría arrancar los dientes!
 
AMOR
En vano te opones a ello, necio.
Ahora calla y escucha.
A esta isla de Cintia,
por obra de la diosa, por si no lo sabes,
acabas de llegar.
Aquí debes custodiar, involuntario célibe,
por el resto de tus días el árbol fatal,
bajo el cual, diariamente,
un peligroso examen de prudencia
deben dar sus ninfas.
 
DORISTO
¡Vaya examen! ¿Y cómo lo hacen?
 
AMOR
Cada día bajo el árbol, de una en una,
pasan Cintia y sus ninfas.
El árbol de luz se llena y canta y resuena
cuando pasan las que fueron honestas;
pero si entre ellas alguna hay que hubiera
dado pie a amorosas pasiones,
se produce el efecto inverso y con su fruta
el árbol la agrede, la desfigura y la maltrata.
 
DORISTO
¡Oh, la señora Cintia está loca!
Ya me ocuparé yo de cortar ese árbol
y de seducir a todas sus ninfas,
Prenderé fuego a ella, a la isla y al jardín...
 
AMOR
No te vas a ocupar de nada sin mi ayuda.
Y mientras tanto, al árbol,
sin este pequeño anillo,
no intentes acercarte,
bajo pena de muerte.
Aunque sea dura la tarea,
yo haré que Diana
hoy mismo sucumba
a la fuerza de mi brazo.
Haré que se le abran los ojos...
Pero alguien se aproxima... ¡es la diosa!
Finge dormir; dentro de pocas horas
vas a ver cuán poderoso es Amor.
 
(Amor desaparece. Doristo, después
de hacer gestos de asombro, se sienta)

 
Escena Tercera
 
(Diana sobre una pequeña barca
ornada de flores con un séquito de
ninfas en otra barca similar. Britomarte,
Clizia Cloe y Doristo)

 
DIANA
Tranquilos lugares
de plácida calma,
goza aquí el alma
del verdadero placer.
Libre aquí el corazón
de cuidados y preocupaciones,
desprecia el poder
del pérfido Amor
 
BRITOMARTE, CLIZIA, CLOE
Trencemos, gentiles hermanas,
bellas coronas de lirios y rosas.
Coronemos a la diosa de los bosques
que hace que vivamos felices.
Ella vuelve cándidos los afectos,
nos enseña inocentes diversiones
y con el arco, que destruye a las fieras,
asegura la libertad de todos.
 
DIANA
Ahí tenéis, compañeras, amigas,
al muchacho que,
para custodiar la sagrada planta,
el destino nos ha concedido.
Con mi flecha armadle la mano...
y ponedle el carcaj sobre el hombro
para que sean escudo y casco contra Amor.
Tú, Clizia, destapa la botella
y salpícalo con las celestiales gotas
para que cambien sus afectos y costumbres.
¡Que ahora despierte!
 
DORISTO
¡Oh, qué hermosas muchachas!
¡Vaya, no ha sido
tal malo el contrato!
Venid aquí.
Dejad que os vea más de cerca.
¡Oh, gloria! ¡Oh, luz del femenino sexo!
¿Sabéis, hijas mías,
que me agradáis todas?
¡Aquella, una fresca trigueña!
¡Aquella, algo entradita en carnes!
Aquella otra, bronceada...
No hay ni una sola
que no tenga su mérito.
Si debo elegir, no me será fácil.
 
DIANA
¡Atrevido!
¿Osas hablar de tal modo en mi presencia?
 
DORISTO
¿Qué mal hay en ello?
Me parece muy natural,
puesto que sois mujeres y mujeres hermosas,
y que yo, siendo gran amante de la belleza,
os quiera a todas por igual.
 
DIANA
¡Infeliz! ¿Qué dices?
Yo soy Diana, la castísima diosa,
la enemiga del amor.
Entre estos muros no te es lícito
arder con impura llama.
Ahora eres mi vasallo,
y me encargaré de vengar tus agravios.
 
DORISTO
Dejémonos de bromas,
querida señora mía.
Tratémonos bien,
dadme un besito.
¿Qué mal veis en ello?
¿Por qué os enojáis?
¿Qué tiene de raro?
No lo entiendo.
Sois bellísima,
todas ellas son bellas.
Entre tú, yo y todas ellas
podríamos hacer muchas cosas.
Marido genérico seré,
si queréis,
y el corazón me daréis...
y el corazón os daré.
Hace mucho que deseaba
tener un serrallo,
y aquí, si no me equivoco,
lo encuentro ya hecho.
 
DIANA
¡La osadía de este loco
no pienso sufrir más!
¡Quitadle nuestras armas de inmediato!
Para castigar su temerario exceso,
ordeno que se convierta en una planta.
 
(Sale. Doristo se transforma en
planta. Las tres ninfas repiten
el coro «Trencemos, hermanas...»
y se marchan sobre las barcas)

 
Escena Cuarta
 
(Endimión y Silvio, que salen corriendo
del bosque uno tras el otro, entran en el
jardín saltando por encima de las barcas
que se encuentran en la orilla. Luego llega
Amor vestido de pastorcita)

 
ENDIMIÓN
¿A dónde iré, dónde huir?
¿Quién me ayuda, quién me esconde?
De las furiosas manos,
¡quién me salva, por piedad!
 
SILVIO
¡Detente ya, desgraciado!
Te he atrapado y en vano huyes
del furor de esta mano.
¿Quién te salvará?
 
(Intenta golpearle)

 
AMOR
No lo mates, no causes daño
al pacífico pastorcito.
Contra ti, para defenderlo,
mi mano se armará.
 
ENDIMIÓN, SILVIO
¡Una mujer!
 
AMOR
Sí, una mujer.
 
SILVIO
¿Y quién eres,
que te atreves a oponerte?
 
AMOR
Soy la que soy. Si puedes, golpea.
Aquí tienes mi pecho:
¡hiere aquí!
 
SILVIO
¡Qué valor!
 
ENDIMIÓN
¡Qué atrevimiento!
Tiemblo de espanto.
 
SILVIO
¡Ah, si es tan justa como hermosa...!
 
AMOR
Deja tu arma y luego habla.
 
SILVIO
Aquí tienes mi arma, ya has vencido.
 
(Amor toma las armas de Silvio)

 
ENDIMIÓN, SILVIO
Lo que oigo y lo que veo
bien parece algún milagro.
Ni yo mismo saber podría
si es mentira o verdad.
 
AMOR
Lo que ven y lo que oyen
les parece un milagro,
ni ellos mismos podrían saber
si es mentira o verdad.
 
SILVIO
Siento que poco a poco
languidece en mí aquel fuego,
y un dulce afecto en su lugar
serpentea hasta mi corazón.
 
AMOR, ENDIMIÓN
Veo que poco a poco
languidece en él aquel fuego,
y un dulce afecto en su lugar
serpentea hasta su corazón.
 
(Silvio y Endimión permanecen callados)

 
AMOR
Vaya, vaya, señores míos,
¿por qué tanto silencio?
 
SILVIO
¡Qué imperativo tono!
 
ENDIMIÓN
Gentil ninfa, ¿qué deseas?
 
AMOR
Deseo saber por vosotros
las razones de esta lid.
 
SILVIO
Son tan crueles y atroces las razones,
que apenas puede la lengua explicarlas:
un bonito lebrel, el más bello
que haya corrido nunca por estos parajes,
este bárbaro me mató.
 
ENDIMIÓN
Sí, pero es que más de mil veces
me había puesto en fuga a las ovejas,
de manera que muchas de ellas
se rompían una pata o, al volver al redil,
caían muertas afiebradas.
Así que para librarme de él,
hice al perro lo que él quiso hacerme a mí.
 
SILVIO
¡Él me ha quitado toda felicidad,
por no decir todo bien!
 
AMOR
¡Necio! Sólo era un perro...
 
SILVIO
¡Ah! De ese perro dependía mi paz.
Una ninfa gentil me lo dio, diciéndome:
«Conserva cual la tuya la vida de este can,
si es que quieres hallar
buena respuesta a tu fe y a tu pasión
por parte de aquella
a quien quieres inspirar amor.
Pero en cuanto muera,
las enamorarás a todas,
menos a aquella que a tus ojos
te parezca la más bella y graciosa.»
 
AMOR
¿Tienes valor?
 
SILVIO
¡Y qué remedio!
 
AMOR
(dando un hacha a Silvio)
Toma. Corta aquel árbol
y antes de mañana
tendrás de nuevo a tu perro.
 
SILVIO
¿Y nada más?
 
(Golpea el árbol)

 
DORISTO
¡Ay, ay!
 
(Silvio se detiene)

 
ENDIMIÓN
¿Qué voz oigo?
 
SILVIO
¿Quién demonios es éste?
¿Qué magia hay aquí?
Habla, ¿quién eres?
 
DORISTO
Soy un gentilhombre,
no sé que más decirte.
Y antes de ahora,
fui lo que tú eres.
Por culpa de las mujeres
estoy aquí condenado.
Me servirá de experiencia
si vuelvo a ver el día.
 
AMOR
¿Qué pasa?
 
SILVIO
Mudo estoy por la sorpresa.
 
AMOR
Y tú, ¿qué piensas?
 
ENDIMIÓN
Tiemblo sin parar.
 
AMOR
Muy bien, ¡mira, cobarde!
 
(Amor le quita el hacha a Silvio
y hace un corte en el árbol)

 
DORISTO
¡Oh, dioses, muerto soy!
 
AMOR
¡Mientes; estás muy vivo!
 
(Desaparece Amor. Aparece Doristo)

 
SILVIO
Me he quedado atónito.
 
ENDIMIÓN
Y yo privado de los sentidos.
 
DORISTO
¿Qué ha sucedido? ¿Dónde estoy? Amigos,
¿quién de vosotros me ha hecho este favor?
 
ENDIMIÓN
No he sido yo.
 
SILVIO
Ni yo tampoco.
 
DORISTO
¿Quién, pues?
 
ENDIMIÓN
Una muchacha.
 
DORISTO
No entiendo nada...
¿Cómo era ella?
 
SILVIO
Como suelen ser las muchachas.
 
DORISTO
¿Hermosa? ¿O fea?
 
SILVIO
¡Oh, hermosa!
 
ENDIMIÓN
¡Más que hermosa!
Nunca había visto una belleza tal.
Alegres y amorosos los ojos,
blanco el cutis tenía,
de ébano parecían sus cabellos
y semejante a la nieve era su pecho.
Y sus labios rojos
con tal gracia abría,
que uno creería que han nacido
para hacer el cielo más sereno.
 
DORISTO
¿Acaso habrá sido la diosa?
 
SILVIO
¿Qué diosa?
 
DORISTO
¡Pero qué cosas!
¿No sabéis que ésta
es la isla de Cintia?
¿Acaso no sabéis la broma que me ha hecho
esa muchachita loca?
 
SILVIO, ENDIMIÓN
No sabemos nada.
 
DORISTO
Escuchad. Mientras yo dormía en mi casa,
que no sé a qué distancia está de aquí,
por algún diablo me hizo raptar
que hasta aquí me trajo.
Al despertarme, veo cosas
que apenas puedo creer:
un chiquillo que se presenta como Amor,
me explica todo y se va.
Aparece la diosa, y con ella,
una tropa de graciosas jóvenes.
Parecían todas hechas para ser madres.
Me enamoro de todas y les digo
unas palabras, de amor, por supuesto...
Y entonces, ¡doña Diana entra en cólera!
Y esa inhumana mujer me convierte...
¿En qué creéis?
¿Quizás en un jazmín?
¿En lirio, en perro o en pájaro? No.
¡Me convierte en un mudo y estéril arbolito!
 
ENDIMIÓN
¡Aquí hay diablo encerrado!
¡Por favor, vayámonos!
 
SILVIO
Acerquémonos a la orilla;
hay una barca y ya veremos.
 
(La barca huye)

 
DORISTO
¡Va por el agua ella sola!
No está mal, en verdad.
 
AMOR
Estáis en la jaula, pobrecitos,
¡quedaos un poco más en ella!
 
(Se quedan extáticos
a la orilla del lago)

 
ENDIMIÓN, SILVIO, DORISTO
Me he quedado petrificado
de tanto temor y estupor.
 
AMOR
Enjaulados estáis, pobrecitos.
¡Ja, ja, ja, ja, ja, ja, ja!
 
Escena Quinta
 
(Britomarte, Clizia, Cloe,
sin ver a los otros)

 
BRITOMARTE
(quedamente)
El muchacho que Diana transformó,
parece digno de recibir
la mirada de una ninfa.
 
CLIZIA
Tiene un semblante muy agradable.
Deberíamos intentar
que recupere su forma humana.
 
ENDIMIÓN
(para si mismo)
¡Tres ninfas!
 
DORISTO
¡Quedaos quietos!
 
CLOE
¿Y si la diosa viniese?
¡Pobres de nosotras!
 
BRITOMARTE
La diosa está en el baño.
 
CLIZIA
Hermanas, ¿no lo veis?
 
CLOE
¿Qué hay?
 
BRITOMARTE
Tres muchachos.
 
CLIZIA
¡Diablos!
¿Y cómo han llegado hasta aquí?
Seguro que los ha traído
la diosa para probarnos.
¡Vayámonos, por favor!
 
BRITOMARTE
¡Otra vez con tu timidez!
¡Caramba, qué rostros!
Perdón, castísima Diana,
en los campos y selvas
no se encuentran ejemplares tan bellos.
Bellos jóvenes, acercaos; ¿quiénes sois?
¿Cómo llegasteis aquí?
¿Qué queréis?
 
DORISTO
(a los pastores que se acercan)
¡Vámonos!
 
CLIZIA
Hermanas,
¿no es ése el custodio del árbol?
 
CLOE
¡Doristo!
¿Quién lo ha vuelto de nuevo humano?
 
BRITOMARTE
¡Venid, sin miedo!
¡Vamos, coraje, un poco más!
 
CLIZIA
Ya sabes que en este lugar
no puede entrar hombre alguno.
 
SILVIO
(a las ninfas)
¿Qué deseáis?
 
BRITOMARTE
No nos perdamos en palabras:
¿sois amigos de las mujeres?
 
DORISTO
¡Amiguísimos!
 
BRITOMARTE
Pues bien, ¡venid con nosotras!
Tres nosotras, tres vosotros...
Mejor no puede ser... ¡vámonos!
Mientras la diosa se baña
nosotros haremos el amor.
 
DORISTO
Esta propuesta
es muy honesta.
 
CLIZIA
¡Ah, qué dices, estás loca!
¿Cómo podremos ocultarnos
a los ojos de Diana?
 
BRITOMARTE
En alguna caverna,
en algún rincón del templo,
a una mujer nunca le faltan lugares
para esconder a un amante.
 
CLOE
Y si nos descubre ¿qué va a pasar?
¿Cómo vamos a arriesgarnos
a pasar bajo el árbol?
¿Acaso no recuerdas lo que jurasteis?
¿Lo que juré?
 
BRITOMARTE
Lo recuerdo perfectamente,
pero antes de seguir viviendo así,
prefiero morir destrozada hoy mismo.
Secuaz de Cintia
me hizo el destino,
pero me disgusta
el humor de Cintia.
Soy tierna y fresca, tengo espíritu y brío,
también yo quiero hacer el amor.
Un hermoso joven
vive en mi mente,
que me dice «te amo»,
y me rinde honores.
De los tres que aquí veo,
debo elegir uno;
soy la ninfa principal,
tengo derechos sobre ellos.
A ti, hermoso morenito, te daré el pañuelo.
Siempre hay más constancia
en el color oscuro.
Vosotras haced lo mismo,
queridas mías,
arriesgaremos la piel,
pero el corazón será feliz.
 
(Toma a Silvio del brazo
y quiere marcharse)

 
Escena Sexta
 
(Los anteriores en la gruta. Amor, que
continua disfrazado de pastorcita y después
Diana. Amor desde la puerta, sin ser visto)
 
AMOR
¡Muchachas, viene la diosa!
 
CLIZIA, CLOE
¡Cielos! ¡Estamos perdidas!
 
BRITOMARTE
No perdamos el coraje.
¡Vosotros entrad en esta gruta!
 
(a las mujeres)
 
Y vosotras, venid conmigo.
 
Escena Séptima
 
DIANA
Muchacha, estamos solas.
¿Quién eres y qué quieres de mí?
 
AMOR
Cintia, yo soy
una gran amiga de Amor,
y mensajera del terrible dios
hasta ti he venido.
Te doy a elegir lo que más te plazca,
tuya es la elección: o guerra o paz.
 
DIANA
Explícate.
¿Qué pretende de mí tu dios?
 
AMOR
Que hoy mismo
a su yugo te sometas;
que derribes aquel árbol
y rompas el arco indigno de su nombre;
y que a las ninfas les devuelvas su libertad;
y que en vez de a corzos y gamos,
sigas a muchachas que ardan de pasión.
 
DIANA
Te haría arrepentir, miserable ninfa,
de tan estúpida osadía, si no tuviera
respeto por tus años y por tu sexo.
Ve con tu señor y dile que la paz no le pido
y que no me da miedo la guerra.
Que el mar, el cielo y la tierra
puede seguir infestando,
pero que respete lo que
el destino y mi virtud
conceden a la honestidad y a la inocencia:
 
AMOR
Me haces reír con estas fábulas,
pero escucha, ¡oh, bellísima Cintia!
Tú me gustas, es más,
me agradas tanto que podría,
si yo no fuera mujer,
hacer el amor contigo.
Por eso no tendré en cuenta tu ferocidad,
ni ese aire amenazador y severo;
porque no eres sincera.
 
DIANA
¿Qué no soy sincera?
 
AMOR
No.
 
DIANA
¿Cómo osas hablar así a una diosa?
 
AMOR
¡Dejémonos de ceremonias!
Yo también soy una especie de diosa,
por lo tanto, podemos hablar con libertad.
¿Por qué presumes de ser enemiga de Amor?
 
DIANA
Porque conozco su naturaleza,
pérfida y maligna;
porque donde pone el pie,
como una fiera, devora;
y como hierro, punza y atraviesa;
y como fuego, destruye.
Y se alimenta de sangre,
y apaga su sed con lágrimas.
Más cruel que el infierno,
más áspero que la muerte,
es enemigo de la piedad y ministro del furor.
Finalmente, Amor, está privado de amor.
 
AMOR
¡Aquí te quería ver!
¿cómo puedes saber que Amor es así
si nunca has amado?
 
DIANA
¿Cómo? ¿Has oído alguna vez a uno solo
entre la inmensa multitud de los amantes
que no hable de esa forma?
 
AMOR
¿Y tú crees que entre esa inmensa multitud
hay uno solo que hable del amor
como realmente lo piensa?
Se dice aquí y allá:
«Amor es un pequeño bribón
que entorpece el cerebro,
que nos hace suspirar».
¡Pero nadie se lo cree!
Amor es bueno y bello,
Amor es aquello que da la felicidad.
 
DIANA
Demasiado te he aguantado ya,
empiezas a serme fastidiosa.
¡Vete!
 
AMOR
¡Vamos! Tranquilízate, yo ya lo sé todo.
 
DIANA
¿Y tú qué sabes? ¡Habla!
 
AMOR
Sé que tus púdicas vírgenes
son amigas de Amor más de lo tú que piensas;
que tienen sus cinco sentidos alerta
y que en vano pretendes...
 
DIANA
¡Cierra tu boca profana!
Eres una miserable.
¿No conoces los ritos?
¿No conoces las promesas?
 
AMOR
¡Ah, las promesas en este tipo de asuntos
no son más que formalidades!
¿Crees acaso que son tontas tus muchachas?
Saben muy bien que más antiguos
que los ritos de Diana son los de Amor.
Conocen los derechos del corazón
y saben que nunca fuiste, ni serás,
enemiga de Cupido.
Simplemente es que te ha dado
por llamar la atención...
 
DIANA
¡Audaz!
 
AMOR
¡Eh, espera un poco antes de enfadarte!
 
(Amor golpea con el dardo la gruta,
que cae al suelo y aparecen
los tres jóvenes)

 
Escena Octava
 
(Diana, Amor, Doristo, Endimión, Silvio)
 
DIANA
Pero ¿qué sorpresa es ésta?
¿Quién me engaña, dioses eternos?
¿Quiénes son ésos? ¿Y quién es ella?
¿De quién debo sospechar?
 
ENDIMIÓN, SILVIO, DORISTO
¡Qué desgraciado soy, en qué peligro
me veo metido en este instante!
Esas palabras y ese rostro
me han helado el alma.
 
DIANA
(Para sí)
Debo creer que alguna ninfa...
 
AMOR
(para sí)
Cierto, ninfa, y bastante bella...
 
DIANA
(para sí)
... a despecho de mi divinidad...
 
AMOR
(para sí)
... y ya verás que...
 
DIANA
(para sí)
... ha tenido el valor de ultrajarme
y se ha atrevido a amar, ¡oh, dioses!
 
AMOR
(a parte)
...tendré valor para vengarme,
bella diosa, y hacer que ames.
Apenados están los pobrecitos,
pero se puede por unos instantes
tolerar un gran tormento
si en placer ha de tornarse.
 
DIANA
¡Pérfidos!
¿De tal forma mis derechos osáis vilipendiar?
¿De tal forma un mortal temerario
osa insultarme en mi propia morada? ¡Ah!
¿Acaso no soy la que al son de mi temida voz,
a la entrada del Tártaro encontré
a las furias dispuestas a servirme?
¿La que rige las tempestades,
la que da órdenes a los vientos,
y sobre el triple trono, sólo a mí concedido,
detenta un poder común
con el mismísimo Júpiter?
Siento que soy diosa,
siento que tengo reino y trono,
y me siento inflamada
del orgullo habitual de los dioses.
Y si mi plácido rostro
parece prometer la calma,
tengo rayos en el alma
y hago temblar la tierra y el cielo.
 
(Diana se marcha)

 
Escena Novena
 
AMOR
¡Vamos, no hay que temblar!
 
DORISTO
Esta demente tiene aspecto
de mantener su palabra
en contra de nuestras mujeres.
 
AMOR
¿Qué podéis decir al respecto?
 
SILVIO
¿Y qué vamos a decir?
 
AMOR
Escuchad: ¿os gusta?
 
SILVIO
¿Quién?
 
ENDIMIÓN
¿Quién?
 
DORISTO
¿Quién?
 
AMOR
Cintia.
 
DORISTO
Si no fuera una bruja...
 
ENDIMIÓN
... podría darme cierto placer.
 
SILVIO
Y ¿a quién no deleitaría?
¡Qué placer experimenta el corazón
al ver una belleza semejante;
mirarla ya inspira amor,
hablarle ya da gozo!
¡Ah! ¿Por qué a tan bello seno
no llega la piedad?
 
AMOR
(a Silvio y Endimión)
¡Muy bien! Veamos,
¿quién de vosotros quisiera enamorarla?
 
DORISTO
Aquí estoy yo.
 
AMOR
Tú cállate.
 
DORISTO
¿Por qué? Ya he enamorado a otras...
 
AMOR
¡Te digo que calles! A vosotros os lo digo.
 
(saca un haz de dardos)

 
SILVIO, ENDIMIÓN
¿Qué tenemos que hacer?
 
AMOR
Tomad.
 
(Toman un dardo cada uno)

 
ENDIMIÓN
¿Y luego qué?
 
SILVIO
¿Y luego qué?
 
AMOR
Id, y el primero que tenga la suerte
de encontrarse con ella,
que furtivamente le dispare el dardo
y será él quien sea correspondido.
 
ENDIMIÓN
¡Corro!
 
SILVIO
¡Vuelo!
Pero… ¡Cerrada está la puerta!
 
AMOR
Esperad.
 
(Toca con la flecha la puerta y
se abre de par en par al instante)

 
ENDIMIÓN
Ya está el paso abierto.
 
DORISTO
¡Ésta pastorcita todo lo puede!
 
AMOR
¡Mi triunfo es seguro!
 
(Ellos salen)
 

Escena Décima
 
(Amor y Doristo)
 
DORISTO
Adiós, me voy con ellos.
 
AMOR
No tanta prisa.
 
(Le cierra la puerta en la cara)

 
DORISTO
¡Cómo!
Déjame ir, también yo
quiero vérmelas con Diana.
¿Acaso no soy capaz
de lanzar un dardo
al corazón de una muchacha?
 
AMOR
¡Más que capaz!
 
DORISTO
¿Y por qué, mientras ellos disfrutan,
yo debo estar aquí sin hacer nada?
 
AMOR
Porque tú tienes que ser mío.
 
DORISTO
¿Tuyo?
 
AMOR
Claro, mío.
¿No soy lo bastante hermosa?
 
DORISTO
Deja que te examine bien.
 
AMOR
¿Qué sucede?
 
DORISTO
Creo que ya te conozco.
Diría que eres un chico. ¿Te ríes?
 
AMOR
Sí, me río.
¿Crees que un muchacho tiene
la mirada tan despierta,
las manos tan mórbidas,
la piel tan delicada y tan bello pie?
Lo cierto es que tengo un hermano
que se me parece mucho...
 
DORISTO
¿Cómo se llama?
 
AMOR
Amor.
 
DORISTO
¡Vaya, vaya! Pues debes saber, corazón,
que ese Amor es amigo mío,
y que juntos tenemos algunos asuntos...
¡Ah, con qué gusto
tendría yo tales parientes!
¡Amor, de cuñado, y Venus de hermana!
¿Qué más puede esperar un ser humano?
¡Casémonos!
 
AMOR
Con sumo gusto.
 
DORISTO
¿Cuándo?
 
AMOR
Esta tarde.
 
DORISTO
¿Por qué hay que esperar tanto?
 
AMOR
Porque antes, de aquí,
tú no debes salir;
pues debo terminar
ciertos asuntos con Diana.
 
DORISTO
Y luego ¿volverás?
 
AMOR
Volveré.
 
DORISTO
La mano.
 
AMOR
Tómala.
 
DORISTO
¿Y nada más?
 
AMOR
¿Qué más quieres, el corazón?
 
DORISTO
¡Ah! Se nota que eres familiar de Amor.
 
(Besa la mano de Amor repetidas veces)

 
AMOR
Ojito picarón,
¿qué me has dicho
mientras besabas?
 
DORISTO
Si tan ingeniosa eres,
ya lo debes saber.
 
AMOR
Sí, sí, ya lo he entendido.
 
DORISTO
Y bien ¿qué he dicho?
 
AMOR
Que eres mi ídolo.
 
DORISTO
¿Y qué más?
 
AMOR
Que quisieras...
 
DORISTO
¿Qué más?
 
AMOR
Que me harías...
 
DORISTO, AMOR
¡Ah, calla, bien mío,
ah, con eso basta!
 
DORISTO
La mano agradecida
te quiero también dar.
 
AMOR
Rápido, mi vida,
que yo también la quiero besar.
 
DORISTO
¡Ah, como te estremeces!
 
AMOR
Corazón, ¿a qué tienes miedo?
 
DORISTO
¡Qué calor, qué ardor!
 
AMOR
Ten calma, ten calma,
y déjame hacer a mí.
 
(Se marcha)

 
DORISTO
Si no lo hubiera visto
con mis propios ojos,
no lo creería.
Vamos a ver cómo termina esto.
Ahora recuerdo que no he comido nada,
pero no tengo hambre.
Ya entiendo: en este lugar deben dar
por buena la costumbre de los poetas
que beben rocío y comen esperanzas.
Pero ya que se hace economía gastronómica,
hagámosla también de piernas.
Quiero ver la virtud que tiene este anillo...
 
GENIOS
(desde el árbol)
¡Oh, sensato jovencito,
que en la primavera de la vida
huyes de los falaces engaños
del mundo traidor,
goza de aquellos honores
que a los inocentes corazones
destina la reina,
la diosa que huye del amor!
 
DORISTO
¿Qué canto es éste?
¡Qué luz, qué armonía!
¡Me parece que estos
no están en su sano juicio!
 
GENIOS
Para ti hay preparada
una corona de lirios virginales;
un coro de mil genios
te rinde homenaje.
 
DORISTO
No están en su sano juicio,
a fe mía que no lo están, ya lo he dicho.
¡Dioses, cuántas cosas hermosas!
No me siento menos que un rey.
 
Escena Decimoprimera
 
(Los anteriores, Diana, Britomarte, Clizia,
Cloe y otras ninfas con el arco en la mano)

 
DIANA
¡Rápido, rápido, no os demoréis,
secundad mis deseos!
Quiero ver a estos audaces delincuentes
caer muertos a mis pies.
 
NINFAS
Ministras somos
de terror y venganza;
secundaremos tus deseos
y caerán muertos los tres.
 
DORISTO
Pero ¿qué estupidez es ésta?
Aquí hay una diabólica trampa.
 
DIANA
¿Dónde están?
 
NINFAS
¡Ahí está Doristo!
 
DIANA
El dardo está preparado.
La que mejor lo clave en él,
gran merced obtendrá de mí.
 
DORISTO
¡Ah, señora, perdonad,
pero yo no he cometido pecado alguno!
 
DIANA
¡Matadle, matadle!
No debéis escucharle.
 
NINFAS
¡Matémosle, matémosle!
No debemos escucharle.
 
DORISTO
¡Cuántos dardos que me apuntan!
Harán de mí un colador...
 
Escena Decimosegunda
 
(Los anteriores y Amor, que protege
a Doristo con un escudo de rosas)

 
AMOR
(casi burlándose)
¡Vamos, valientes, disparad,
graciosas arqueras!
El escudo es de rosas,
y es muy fácil herir.
 
DIANA
¡Qué veo, qué oigo!
¡Qué extraño atrevimiento!
¡Disparad, disparad,
es muy fácil herir!
 
NINFAS
Tengo la mano helada
y en vano quiero moverme;
no sé qué pensar,
no sé qué decir.
 
(Las ninfas quedan con los brazos
suspendidos e inmóviles)

 
DORISTO
A tiempo llegaste,
mi agradecida esperanza,
que me devuelve la vida
con tan noble osadía.
 
AMOR
En vano se quiere dañar
a quien Amor defiende;
él convierte en alegrías
los tormentos y angustias.
 
DIANA
¡Marchaos, cobardes,
si os falta la fuerza
veamos si más certera
soy yo al golpear!
 
(Quiere herir a Doristo)

 
Escena Decimotercera
 
(Los anteriores y Silvio, que aparece justo
a tiempo para detener el brazo de Diana)

 
SILVIO
¡Quieta, quieta, y antes conmigo
haz gala de tu valor, oh diosa!
 
(La toma del brazo)

 
DIANA
(con enfado)
Es uno de los de la gruta
que hace poco salió para vergüenza mía.
 
SILVIO
¡Qué beldad, qué brío, qué rostro!
 
AMOR
¡Vamos, golpea!
 
SILVIO
No tengo valor.
 
DIANA
Por la furia que en mi pecho se anida,
estoy a punto de perder los estribos.
 
SILVIO
Por el ardor que en mi pecho se anida,
estoy a punto de perder los estribos.
 
NINFAS, DORISTO
¡Qué confusión, qué desorden!
Sufro por mí y por los otros.
 
Escena Decimocuarta
 
(Los antedichos y Endimión, que dispara,
apenas aparece, una flecha a Diana)

 
ENDIMIÓN
No desaprovechemos el buen momento.
¡Guía el disparo, oh, dios del amor!
 
TODOS MENOS AMOR
¡Oh, dios, me siento desfallecer
de afanes y tormentos!
¡Quizás el morir no sea
tan amargo, oh, dios!
 
AMOR
Para tu tranquilidad,
verás qué injustamente te lamentas;
verás que quizás el amor
no es tan amargo.
¡Ah, no decías la verdad, cruel,
cuando expresabas
que nunca sentirías en ti
el fuego del amor!
 
TODOS MENOS AMOR
¡Ah! ¿Qué siente
mi corazón agitado?
No sé si es odio o amor,
lo que nace en mí.
 
DIANA
¡Ah! ¿Quién me señalará al audaz
que ha osado lanzarme un dardo?
 
(a Doristo, que quiere huir)
 

¿Has sido tú el perverso?
 
DORISTO
Yo no he sido.
 
DIANA
(a Silvio)
¿Tú, entonces?
 
SILVIO
Yo tampoco.
 
DIANA
¡Ah, malvado!
 
ENDIMIÓN
¡Ahí viene!
 
AMOR
No temas, estoy a tu lado.
 
DIANA
Por la furia y por la rabia
pierdo el aliento y la palabra,
pero mis labios se inflaman
y me siento desfallecer, ¡oh, dioses!
¡Temerarios, indignos, crueles!
¡Marcharos todos de mi presencia!
Voy a conmover los cielos y la tierra,
porque me quiero vengar.
 
TRES NINFAS, TRES HOMBRES
Esa voz y ese semblante
el alma me llenan de terror.
Mil furias tiene en su corazón
y eso mismo ya da miedo.
¡Ojalá encuentre al menos un lugar
donde esconderme unos instantes,
o todos estaremos muertos,
no hay duda de ello!
 
AMOR
Esa voz y ese semblante
llena de terror todas las almas.
Mil furias tiene en su corazón
y a ellos les infunde miedo.
Pero yo no abandono este lugar
sin que amantes todos sean.
Todos mis agravios a la vez
en un día quiero vengar.
 
 
 
ACTO  SEGUNDO
 
 
Escena Primera
 
(Templo de Diana, bosquecillo.
Britomarte, Silvio, Endimión y Doristo,
que salen del templo)

 
BRITOMARTE
Ahora que he desatado vuestros lazos,
queridos amigos, podéis iros;
y cuando seáis felices
acordaos de mí.
 
SILVIO, ENDIMIÓN, DORISTO
Mil gracias, ¡oh, bella ninfa!
damos a tu buen corazón;
y deseamos que un día, el dios de amor,
pueda darte una mejor recompensa.
 
BRITOMARTE
¿Quién podría ver morir
a unos jovencitos tan apuestos?
 
SILVIO, ENDIMIÓN, DORISTO
¿Y quién podría negarte
los gratos afectos de nuestras almas?
 
BRITOMARTE
Tomad aquel camino siempre recto.
Yo también me voy.
¡Adiós, adiós, queridos míos,
os abrazo a los tres!
 
SILVIO, ENDIMIÓN, DORISTO
¡Adiós, adiós, querida mía,
te abrazamos los tres a la vez!
 
(Britomarte se marcha)

 
ENDIMIÓN
Una vez más
logramos escapar de la borrasca.
 
DORISTO
Gracias a Júpiter
y a esas bellezas.
 
SILVIO
¡Vámonos!
 
ENDIMIÓN
A dónde quieres ir,
¿a lugares ignotos, entre gente salvaje?
 
SILVIO
Vayamos a donde el cielo quiera.
Abandonemos esta isla terrible y cruel
donde amar es considerado pecado.
 
DORISTO
Y aún así no puedo entenderlo:
¿puede en este mundo existir una mujer,
que no sólo sea púdica, sino que sea
enemiga de los amantes y del amor?
 
SILVIO
Pero ¿dónde habrá ido aquella
que tan hermosas cosas nos prometió?
 
DORISTO
¡Fanfarronadas de mujer!
 
Escena Segunda
 
(Los anteriores. Diana, que
arrastra a Britomarte fuera del
templo, con la cara cubierta)

 
DIANA
¡Impúdica, en vano huyes;
en vano intentas esconderte!
He descubierto las traiciones
de tu alma sin honor.
¡Cielos, qué veo!
 
DORISTO
¡Ahora sí que estamos fritos!
 
SILVIO
¡Qué hermosura!
 
DIANA
¡Vaya desfachatez!
Ahora comprendo
todos los ultrajes que he sufrido.
Todo lo tramaste tú,
pero vas junto con ellos
a recibir la pena por tus culpas.
¡Nisa, Aglauro, Clizia, Armilla, Licori,
atentas a mis órdenes!...
 
BRITOMARTE
¡Cintia, diosa mía, piedad!
 
SILVIO, ENDIMIÓN, DORISTO
¡Podemos darnos por muertos!
¡Ten piedad de nosotros,
y de ella ten piedad!
Si diosa eres,
podemos de ti esperar piedad.
 
DIANA
¿Por qué de mis enojos
no siento el usual ardor?
¿Por qué de sus lamentos
me parece sentir piedad?
¡Basta, afectos molestos;
ya veréis la piedad que os merecéis!
Todos, hasta que yo vuelva,
os quedaréis aquí,
privados de vuestros sentidos:
no se sabrá si estáis muertos o vivos.
 
(Diana sale. Silvio, Endimión, Doristo
y Britomarte quedan arrodillados en
distintas posturas)

 
Escena Tercera
 
(Los anteriores y Amor)
 
AMOR
¡Hermoso cuadro, en verdad!
Pobrecita, la pequeña Diana
hace lo único que sabe hacer.
¡Qué hermoso cuadro, en verdad!
Pero divirtámonos también nosotros.
Silvio, Doristo, Endimión, ¡despertad!
 
ENDIMIÓN
¿Qué pasa?
 
SILVIO
¿Quién me despierta?
 
DORISTO
¿Quién me llama?
¡Ah, estás ahí, descarada!
¿No sabes hacer otra cosa mejor?
¿Éste es todo el afecto
que sientes por tu esposo
y por tus amigos?
 
AMOR
¿Qué ha sucedido?
 
DORISTO
¡Mirad con qué aire me habla,
la descarada!
¿Acaso piensas hacerte la graciosa
con tu esposo,
por ser medio bruja
y hermana de Amor?
 
ENDIMIÓN
No perdamos el tiempo con bromas,
pues si Diana vuelve...
 
DIANA
(desde dentro)
¡Vamos, mis fieles ninfas, vamos!
 
SILVIO
¡Oh, dioses!
¿Oís la voz de la feroz diosa?
 
AMOR
Ha llegado el momento de mi triunfo.
 
(a Endimión)
 

¡Tú, quédate aquí!...
 
ENDIMIÓN
Ah, mira, que...
 
AMOR
Tranquilo.
 
(a Britomarte)
 

Tú, ninfa, vete calladamente con ellos,
por la oculta senda de cipreses
a la fuente de Diana y esperadme allí.
 
(Salen Silvio, Britomarte
y Doristo. Amor se esconde)
 

Escena Cuarta
 
(Endimión. Diana, Clizia y Cloe
con otras ninfas. Amor escondido)

 
DIANA
¡Aquí está la pérfida!
 
CLOE
¡Ah, estoy aterrada por la desdichada!
 
CLIZIA
¿Dónde está?
 
DIANA
La muy inicua
ha huido con los amantes.
¡Cielos! ¿Quién me ha traicionado?
¿Quién, para ofenderme,
les ha devuelto los sentidos?
Pero sólo tú serás,
desgraciado muchacho,
el objeto de mi venganza.
¡Muere, traidor!
 
CLOE
¡Pobre infeliz!
 
CLIZIA
¡Oye!
 
ENDIMIÓN
¡Aguarda! ¡Ah!
¿Cuántas veces, cruel, querrás que muera?
Me matan los rayos de tus ojos
que conmigo se turban siempre;
me matan tus feroces labios,
enemigos de la piedad.
Hiéreme con tus enojos
si no quieres conservarme;
seré para ti, si así lo deseas,
el objeto de tu crueldad.
 
DIANA
¡Dioses!
¿Qué es esta nueva
sensación y timidez
que se despierta en mi corazón?
¿Compasión?... ¡Vileza!
¿Quién detiene el golpe de mi mano?
¿Quién le cierra el paso a las Furias?
 
(a Clizia)
 

¡Ah, tú, mi fiel Clizia, golpea tú por mí!
Ministra sea de mi venganza
tu casta mano.
 
CLIZIA
¿Y cómo podré hacerlo?
No sé cómo golpear,
me tiembla el alma,
me siento morir.
Yo misma, ¡oh, dioses!
podría matarme,
pero no me siento capaz
de matar a este querido joven.
 
(Sale con Endimión y Cloe)

 
DIANA
¡Deteneos! ¡Sí, deteneos!
¿Así me obedecen esas traidoras?
¿Soy Diana?
¿Son éstas mis ninfas?
¿Qué delirio insólito y arrebatado
les invade el cerebro?
¿Qué poder más grande que el mío,
hoy compite conmigo?
¿Qué busca el destino, qué pretende de mí?
¡Ah! vayamos a escuchar de inmediato
la voz de mi sacerdote;
él, que habla con Júpiter y con el hado,
que me dé consejo para aclarar mis dudas.
 
(Se marcha)

 
Escena Quinta
 
(Amor solo)
 
AMOR
Todo va de maravilla
y no estamos lejos del desenlace.
No sólo quiero enamorar a Diana
y liberar de la esclavitud a estas mujeres,
además quiero divertirme y divertir,
a expensas de la diosa, a todo el Olimpo.
Porque soy un niño, ya se sabe que debo,
como es costumbre en los niños,
bromear con los hombres y con los dioses.
Mis caprichos dan vida o muerte.
 
Escena Sexta
 
(Bosquecillo. Clizia, Cloe y Endimión)
 
CLOE
(a Endimión, ocultándolo tras los árboles)
¡Quédate un momento aquí!
 
ENDIMIÓN
¿Y luego?
 
CLOE
Permanece callado.
Debemos hablar
de un tema importantísimo.
 
ENDIMIÓN
¡Pero que sea rápido,
estoy muerto de miedo!
 
CLOE
¿Qué te parece?
 
ENDIMIÓN
Me parece que
nos pasamos de la raya.
 
CLOE
Es cierto: desobedecer a Cintia
y huir con un hombre...
¡Ah, si volviéramos a caer
en manos de la diosa...!
 
CLIZIA
Yo no tengo la culpa.
 
CLOE
¡Créelo! Ni yo tampoco;
debo culpar al cielo por mi error.
He descubierto que,
gracias a un dios desconocido,
una extraña sensación
se despertó dentro de mi pecho.
Frío y ardor,
odio y amor,
dentro de mi alma
he sentido nacer.
Lo que él quería,
yo debía hacerlo;
no era libre
al actuar.
 
CLIZIA
Lo mismo me ha sucedido a mí,
pensemos en cómo remediarlo.
 
CLOE
¿Qué vamos a hacer?
 
CLIZIA
¡Huyamos!
 
CLOE
Pero ¿cómo y a dónde?
 
ENDIMIÓN
Señoras mías, ¿debo estar
mucho más tiempo aquí?
 
CLIZIA
De ese muchacho
debemos liberarnos;
si Diana nos encuentra con él,
más grande será nuestro delito.
 
CLOE
Podríamos matarle.
 
CLIZIA
¡Qué!
 
CLOE
Matarle; y luego llevarle
a Cintia su odiada cabeza.
Quizás sea ese el método
para aplacar su ira.
 
ENDIMIÓN
Así pues... digo...
 
CLIZIA
Escucha, buen amigo,
el cielo sabe que te queremos...
 
ENDIMIÓN
Entonces...
 
CLOE
Pero el cielo también sabe que,
no por propia voluntad,
sino por necesidad...
¡Clizia, díselo tú!
 
CLIZIA
¡No, díselo tú!
 
ENDIMIÓN
¡Oigo gente que se aproxima!
 
CLOE
Matémoslo sin decirle nada.
 
(Se vuelve hacia los bastidores;
ambas ninfas tensan el arco
como para disparar)

 
CLIZIA
¡De prisa, hagamos lo que hay que hacer!
 
SILVIO
¡Ah! ¿Qué hacéis? ¿Qué hacéis?
¡Cuidado, Endimión! ¡Deteneos, impías!
 
(Silvio hace caer los arcos de las ninfas)

 
ENDIMIÓN
¡Santo cielo, qué veo!
 
(Las ninfas huyen)

 
SILVIO
Amigo, ¡vamos de mal en peor!
 
ENDIMIÓN
¡Ah, huyamos de prisa,
no nos quedemos más tiempo aquí!
En cualquier momento,
entre tantos tropiezos,
corremos el riesgo
de perder la vida.
 
SILVIO
Quisiera huir,
pero no sé dónde;
me siento perdido
como en un gran laberinto,
no sé por qué lugar
podré salir.
 
AMOR
Confusos y agitados
están estos amigos.
Quiero con ellos
entretenerme un poco.
Invisible a sus ojos,
me quedaré aquí escondido.
 
ENDIMIÓN
Si tomamos ese camino,
volveremos al templo.
 
SILVIO
Cerca del valle,
tiene la diosa su morada.
 
ENDIMIÓN, SILVIO
Por esta senda
podemos intentar...
 
AMOR
¡No, no, no, no, no!
 
SILVIO
¿Es el eco, o son fantasmas
los que gritan así?
 
AMOR
¡Sí, sí, sí, sí, sí!
 
SILVIO, ENDIMIÓN
Tiemblo, estoy helado
de miedo y terror.
¡Qué extraño portento,
qué día más turbulento!
Por ahí dicen que sí,
por allá dicen que no;
no sé si quedarme aquí
o marcharme de una vez.
 
AMOR
A vuestro servicio, señores míos...
¡Vamos, valientes, moveos!
¿Ésta es la acogida
que dais a las muchachas,
tan bonitas como yo?
 
ENDIMIÓN
¡Diablos!
¿Por qué lugar lograste salir?
 
AMOR
Por el mismo que vosotros.
 
SILVIO
Entonces, ¿eres tú
quien se burla de nosotros?
 
AMOR
Cierto, soy la que decía sí y decía no.
 
ENDIMIÓN
¿Y dónde estabas metida?
 
AMOR
Aquí.
 
SILVIO
¿Dónde?
 
AMOR
Allí.
 
SILVIO
¿Y decías a veces no y a veces sí?
 
AMOR
¡Bravo!
 
ENDIMIÓN
Pero ¿por qué te diviertes
burlándote de dos pobres infelices?
 
AMOR
Soy un poco alocada, queridos amigos.
 
SILVIO
¡Ah, basta, oh, bella ninfa!
Ten piedad de nosotros:
dinos dónde estamos
y cómo salir de este lugar.
 
AMOR
Un poco de paciencia,
pues no está lejos el feliz momento.
Pronto se convertirá en gozo todo tormento.
Un sereno rayo de hermosa calma
dentro de poco en el alma con fuerza brillará.
Goces diversos, llenos de dulzura,
os inundarán el alegre pecho
 
(Parten)

 
Escena Séptima
 
(Fuente cercada. Gruta rodeada de
cipreses. Doristo sentado a un lado,
Britomarte al otro)

 
DORISTO
Hace una hora que estoy aquí
sin hacer nada.
La desconocida no viene.
Silvio se ha ido y no sé adónde.
Esa no habla, no me más
que una triste compañía.
¿Y todavía debo esperar?
¡Ah, qué locura!
 
BRITOMARTE
¡Ah!
 
DORISTO
Suspira y me mira...
¿Estará enamorada de mí?
Bueno, tampoco estaría mal.
Veamos, en caso de necesidad,
supongamos, que para distracción,
para no estar inactivo
podríamos llegar a un acuerdo...
Es hermosa y fresca esta ninfa... y callada,
lo cual está muy bien
y es cosa rara en el sexo femenino.
Incluso podría casarme con ella pero...
¿y lo que le prometí a la otra?
Bueno, si el gran Sultán tiene muchas,
yo bien podría tener sólo dos.
¡Eh, señorita!
 
BRITOMARTE
¡Ah!
 
DORISTO
(aparte)
Suspira y se inclina, no está mal.
¿Te parece que soy agraciado? Ahora sonríe.
¿Y me querrías? Dice que sí.
Bueno, hagamosla así:
intentemos hacer el amor por señas,
veremos si así podemos entendemos,
¿me comprendes?
 
(Doristo hace algunos gestos amorosos)
 

Está bien. ¿Qué dices?
 
(Britomarte asiente con la cabeza)
 

¿Que si te entenderé? ¡Oh, sin duda!
En materia de amor soy, niña mía,
un gran profesor.
Si me diriges una tierna miradita,
si la mano me estrechas con suaves dedos,
si me das un bofetón en la mejilla,
o un puñetazo, lo que eso querrá decir,
ídolo mío, ya sabré.
Quieres decir:
«Te amo y quiero tu amor».
Quieres decir:
«Mi bien, soy toda tuya
y tú lo eres todo para mí».
Con una sonrisa tuya sabré lo que quieres;
y por el rubor de tu cara,
y los destellos de tus ojos,
por tu inquietud,
por la manera en que te peinas.
Aquí tienes, querida, el anillo,
que pongo en tu dedo.
No seas conmigo avara,
somos ya marido y mujer.
Déjame besarte los labios,
dame dos besos o tres.
 
(Mientras Doristo se agacha para recibir
un beso, Amor, de improviso, le da una
o dos bofetadas, y vuelve a cantar la
última estrofa del aria anterior)

 
AMOR
Aquí tienes, querida, el anillo,
te lo pongo en el dedo.
No seas conmigo avara,
somos ya marido y mujer.
Déjame besarte los labios,
dame dos besos o tres.
 
Escena Octava
(Los anteriores, Amor, Silvio,
Endimión, Clizia y Cloe)

 
DORISTO
¿Por un beso me das un bofetón tan fuerte?
 
AMOR
Y eso no es nada.
 
DORISTO
(llorando)
¿Aún puede ser peor?
¡Pues ya puedes matarme!
 
AMOR
Pronto te darás cuenta de todo,
ahora no tengo tiempo que perder.
Viene Cintia, quedaos quietos; a sus ojos
os haré parecer árboles o piedras.
 
ENDIMIÓN
¡Por piedad, no nos traiciones!
 
AMOR
Confiad en mí.
 
(a Britomarte)
 

¡Tú, recupera el uso de la palabra!
 
DORISTO
¡Ay, ay!
 
AMOR
¿Qué ocurre?
 
DORISTO
Si la hubieras dejado muda,
me habría casado con ella.
 
AMOR
Seis lenguas tendrá cuando te casas con ella.
 
Escena Novena
 
(Los anteriores y Diana)
 
DIANA
Va creciendo más y más mi turbación;
con el alma abatida
por los nuevos afectos, escarnecida,
abandonada por todas mis ninfas,
ya no me entiendo ni a mí misma.
Pero ya se acerca la hora
en que debo encontrarme con el sacerdote.
Antes de que llegue,
tomaré un baño en esta gruta...
En esta rama colgaré el manto
para que vea que estoy dentro
si viene antes de que yo salga.
 
(Cuelga el manto en Doristo,
creyéndolo un arbusto)
 

¿Y el arco?
Lo pondré cerca de la puerta.
 
(Entra en la gruta)

 
AMOR
¡Qué delicioso lugar!
Parece propicio para el amor.
«Cintia reina aquí »,
está escrito por error...
Quedará mejor así.
 
(Toca el cartel con su flecha
y el escrito cambia)

 
SILVIO, ENDIMIÓN
«Aquí reina Amor».
 
DORISTO
¡Qué mujer endemoniada!
 
AMOR
Vamos, acabemos la tarea empezada.
Mientras ella está en la gruta
quiero divertirme.
Cantad conmigo;
cesad de una vez vuestras disputas;
cambiad las lágrimas por dulces deseos.
De nuevas rosas cubrid toda la tierra.
¡Amor, almas bellas, os invita a gozar!
 
TODOS
Amor es el único bien del alma.
Su fuego, su hielo,
de gozo está lleno.
Las fieras por el bosque,
los peces por las aguas,
los pájaros entre las ramas,
todos lo sienten en su seno
 
DIANA
(desde dentro)
¡Ah! ¿Quién se atreve a turbar
mi dulce descanso?
 
DORISTO
¡Vaya! Que bien grita esta Señora Luna.
 
AMOR
¡Rápido, antes de que salga,
Endimión siéntate aquí!
Finge dormir hasta que Cintia te despierte.
 
(Cubre a Endimión con el manto
de Diana. A Silvio)
 

¡Tú, escóndete allí!
 
(A Doristo)
 

¡Y tú, vete al templo con las ninfas!
 
DORISTO
Amigos, ¿quién está peor que yo?
Una mujer es demasiado... ¡y yo tengo tres!
 
(Sale abrazando a las tres ninfas)

 
AMOR
Muy bien, este dardo
cambiemos por el mío,
que le llevará directo a su corazón
mi fuego y pasión.
 
(Endimión finge dormir; Silvio entre
los árboles a la derecha;
Amor al otro lado. Entra Diana)

 
DIANA
¡Miserables! ¿Dónde estáis?
¿Quién ha sido el audaz y cómo ha huido?
¿Qué dice este cartel?
Pero ¿qué temeraria mano...?
Y mi manto
 
(levantando un poco el manto)
 

¿Quién lo cambió de lugar? ¡Cielos, qué veo!
 
(viendo a Endimión)
 
¡Endimión!
¡Oh, qué bello lo encuentran mis ojos
ahora que duerme!
¡Qué dorados cabellos, qué saludable color!
¡Huyamos de aquí!
 
(toma el manto y el dardo)
 

El manto... el dardo... ¡Cielos!
¿Qué inquietud,
qué frío me recorre mis venas?
Mi corazón tiembla
y arden todos mis miembros...
El pie se niega a alejarse...
Quizás... ¡Qué semblante, qué belleza!
¡Oh, deseo que se despierte! Endimión...
Infeliz de mí, ¿qué hago?
 
ENDIMIÓN
(durmiendo)
¡Cintia, diosa mía!
 
DIANA
¡Su voz me llega
a lo más profundo del corazón!
¡Me roza las fibras y los huesos!
¿Qué agitación desconocida
me desgarra de este modo?
Quisiera despertarlo...
¿Qué hago? ¿Qué siento?
En voz baja, muy baja, lo llamaré,
y cuando despierte, huiré rápidamente.
Eso es lo que voy a hacer.
¡Endimión!...
 
(Lo sacude y luego se aparta)

 
ENDIMIÓN
(despertando)
¡Quién me habla, oh dioses!
¿Quién ha turbado mi sueño?
No veo a nadie, debo haber soñado...
Aún tengo sueño, seguiré durmiendo.
 
DIANA
En silencio
me acercaré
y esta piedra
lanzaré al joven.
 
ENDIMIÓN
¿Una piedra? ¡Una piedra!
¿Pero qué es esto? ¡Huyamos!
 
DIANA
¡No, no, quédate,
querido mío!
 
(Retiene a Endimión, cubriéndole
los ojos con la mano)
 

Feliz estoy de cubrir tan bellos ojos.
Siento en mí nacer
nuevas llamas;
me parece que el alma
en mi pecho languidece.
 
ENDIMIÓN
Sintiendo los ojos cubiertos
por mano tan bella,
siento nacer en mí
una nueva llama.
Creo que el alma
en mi pecho languidece.
¡Ah! ¿De quién sois,
graciosos dedos?
 
DIANA
Que te lo diga el corazón, boca de rosas.
 
ENDIMIÓN
El corazón me dice
que eres mía,
pero quién eres
no lo dice mi corazón.
 
DIANA
¡Ah, ya no puedo resistir más!
Abre esos ojos, mi hermoso tesoro.
 
(Retira sus manos)

 
ENDIMIÓN
¡Cintia!
 
DIANA
¡Sí, querido!
 
ENDIMIÓN
¿Sueño o estoy despierto?
 
(Se abrazan)

 
DIANA, ENDIMIÓN
¡Dioses, haced que, si esto es un sueño,
ambos durmamos por siempre!
 
(Se marchan)

 
Escena Décima
 
(Silvio, después Amor)
 
SILVIO
¡Alto, detente! ¿Dónde huyes?
 
AMOR
¡Quieto, miserable!
 
SILVIO
¡Cruel!
¿Me has traído hasta aquí
para ser testigo de mis desdichas?
¿Has tenido la gentileza
de hacer que mis ojos bebieran la muerte,
al contemplar la suerte de un feliz rival?
¡Ah, sin venganza, oh, cruel,
no quedará mi corazón!
Teme mi ira y los latidos
de un amor desesperado.
Por campos y bosques,
vagaré enfurecido por mi ira,
dejando por todas partes
las funestas huellas de mi furor.
 
Escena Undécima
 
(Amor solo, luego Silvio)
 
AMOR
Quiero haceros ver, bellas mujeres,
que no soy tan cruel como se dice.
Siento piedad por el infeliz,
y creo que conviene consolarlo.
¡Silvio!
 
SILVIO
¿Qué quieres?
 
AMOR
Olvida todas tus inquietudes y tus males,
e incluso olvídate de ti mismo.
Transfórmate en un instante;
adopta la voz, el hábito y el semblante
del sacerdote de Diana.
 
(Lo transforma en un viejo sacerdote)
 

¿Y bien, qué te parece?
Semejante amante
no despertará sospechas del rival.
Veamos cómo habla.
¡Buen viejo!
 
SILVIO
Ninfa, graciosísima ninfa,
o mejor dicho diosa,
pues así lo demuestra
claramente tu aspecto
y la luz gentil de tus ojos.
Sólo tú me puedes decir quién soy,
qué hago y qué es esto
que siento en mi pecho.
 
AMOR
El párrafo está bien, pero un poquito largo.
Tú eres el que eres,
haces lo que yo quiero
y sientes en tu pecho lo que yo soy.
 
SILVIO
¡Qué enigmático lenguaje!
 
AMOR
Ven conmigo, con más tranquilidad
quiero conversar contigo.
Verás que aún no has descubierto
el enigma más bello
 
(Se marchan)

 
Escena Duodécima
 
(Britomarte, Clizia y Cloe
traen a Doristo arrastrándolo
de los pelos y la ropa;
luego Amor)

 
CLIZIA
No pienso abandonarte, traidor,
si no me concedes tu mano.
 
CLOE
Me has prometido tu corazón
y tendrás que dármelo.
 
BRITOMARTE
Yo de ti pretendo amor
y la causa ya la sabes.
 
DORISTO
¡Basta, soy un hombre de honor
y al deber nunca falto!
 
CLIZIA
Tuya soy.
 
DORISTO
Sí, mía eres.
 
CLOE
No, eres mío.
 
DORISTO
Sí, de ella soy.
 
BRITOMARTE
Yo te quiero para mí.
 
DORISTO
¡Sí, sí, vaya enredo!
¡Ah, mirad en qué peligro
me ha puesto la imprudencia!
Por miedo a quedarme sin nada,
ahora puedo a otros dar de sobra.
 
BRITOMARTE, CLIZIA, CLOE
¡Vamos, decídete, bribón,
o te haré entrar en razones,
o los ojos te arrancaré
y te despellejaré!
 
CLOE
¡Vamos, date prisa!
 
CLIZIA
Habla.
 
BRITOMARTE
¿A quien escoges?
 
DORISTO
Pues escojo...
 
CLIZIA
¿A quién?
 
DORISTO
A ti.
 
CLOE
¿A quién?
 
DORISTO
A ti.
 
BRITOMARTE
¿A quién?
 
DORISTO
A ti.
 
(Lo ponen de forma que
las tres lo puedan ver)

 
CLIZIA
¡Quieto ahí!
 
CLOE
¡Habla sinceramente!
 
DORISTO
¡Esperad un instante!
 
BRITOMARTE
No esperamos nada;
debes casarte conmigo.
 
CLIZIA
¡No, conmigo!
 
CLOE
¡No, conmigo!
 
DORISTO
Pero si creo que podré con las tres...
 
BRITOMARTE, CLIZIA, CLOE
¡Pues entonces muere, bribón!
 
DORISTO
¡Socorro!
 
AMOR
¡Amo, te saludo!
 
DORISTO
¡Ah, compasión, querida ex - consorte!
Estas mujeres enfurecidas
me van a matar a fuerza
de arañazos y puñetazos
¡Sálvame, por piedad!
 
AMOR
¡Oh, lo tienes merecido!
 
BRITOMARTE
Ahora vas a saber lo es bueno
por burlarte de las mujeres.
 
DORISTO
¡No es cierto, a las feas ni les hago caso!
 
AMOR
¡Basta!
Por esta vez fiaros de mí;
ya sabré darle la pena que se merece.
 
DORISTO
Te burlas, ¿no es cierto?
Sabes que somos amigos.
 
AMOR
En breve lo verás... Y ahora, vayámonos.
 
(Se marchan)

 
Escena Decimotercera
 
(Endimión y Diana coronados
y cubiertos de flores)

 
ENDIMIÓN
Y bien, ¿no estás contenta
de este cambio, alma mía?
¿No te parece más dulce
haber llagado el corazón
con una herida amorosa
en vez de herir fieras salvajes
y odiar al amor?
 
DIANA
Sí, querido, y, más me duele
el tiempo perdido; pero me compensa
haber conquistado tu corazón.
¡Qué hermoso eres! Vuélvete, querido,
deja que con gusto adore tus bellos ojos.
¡Ah, me miras y suspiras!
Amado mío, no te ruborices,
entiendo ese suspiro, entiendo tu mirada.
Tú así quieres decirme: «ardo de amor por ti».
 
Escena Decimocuarta
 
(Los anteriores. Amor oculto,
fingiendo la voz de Silvio; luego
Silvio vestido de sacerdote)

 
AMOR
¡Cintia!
 
DIANA
¡Qué oigo!
Es la voz del sacerdote.
 
AMOR
¡Cintia!
 
DIANA
¡Endimión, querido, ah, ocúltate!
 
ENDIMIÓN
¿Que me oculte? ¿Por qué?
 
DIANA
¿No oyes la voz del sacerdote Alcindo?
Si me ve contigo, y me ve así...
 
ENDIMIÓN
Pero ¿de qué tienes miedo?
Tú, reina, diosa...
¿Acaso, cruel, te avergüenzas
de nuestro amor?
 
DIANA
No, pero piensa...
¡Ah, el destino se opone, alma mía!
 
ENDIMIÓN
¡Cruel!
¿Y puedes decirlo con tal desfachatez?
¿No temes que yo muera de dolor?
 
DIANA
Deja ya, corazón mío,
de destrozarme el pecho
con tus reproches;
lo que me cuesta apartarte de mí
sólo lo saben los dioses.
Tú mismo lo sabes,
si igual tormento sientes
como yo lo siento.
Pero la suerte implacable,
mis leyes, la gloria...
¡Oh, dioses, no puedo quedarme contigo!
¡Vete, tesoro, aléjate, huye!
¡Ah, una vez más quiero abrazarte!
¡Se me parte el corazón, vida mía, adiós!
Llévate contigo, esperanza mía,
mi alma, que contigo se va,
y el grato recuerdo
de una pasión que vive en mí.
Fuiste el primero y eres ahora
el único deseo de mi corazón.
A cambiar mis afectos
desafío al hado y desafío a Amor.
Vete, querido.
¡Ah, cómo me siento
destrozada por el tormento!
¡Vuelve, vuelve un momento,
para consolarme en mi dolor!
 
(Endimión sale)

 
SILVIO
Del solitario asilo en donde oculto
vivo a ojos profanos,
a ti vengo, alma divina.
Habla: ¿en qué puede obedecerte
como intérprete del hado?
 
DIANA
¡Qué día, mi querido Alcindo,
ha sido éste para mí!
Una muchacha desconocida
se ha introducido en la isla
y ha puesto patas para arriba mi reino.
El destino me ha concedido un libertino
como custodio del árbol;
he encontrado hombres en el jardín
y he sorprendido en delito
a la infiel Britomarte.
En vano me enfado y amenazo.
Las ninfas se mofan y huyen de mí,
rompen los arcos y de amor se consumen.
 
SILVIO
¡Oh, cielos! ¿Y cómo se ha producido
esa horrenda metamorfosis?
 
DIANA
He sido vencida por un dios
más fuerte que yo.
¡Temo estar enamorada!
 
SILVIO
¡Enamorada! ¿Enamorada, Cintia?
¿Pero dónde hay un hombre que sea
digno de tu gran corazón?
En mis tiempos, todos los hombres eran,
sin excepción, volubles, caprichosos,
infieles, fastidiosos y aburridos.
 
DIANA
No hablarías de ese modo,
si pudieras ver a Endimión.
 
SILVIO
¿Has obtenido alguna muestra
de su sensatez
antes de entregarle tu corazón?
 
DIANA
La he leído en sus palabras
y en sus miradas...
 
SILVIO
¡Te engañas!
 
DIANA
¡No, tú me engañas!
 
SILVIO
¿Yo?
¿Tan poco conoces al anciano Alcindo,
tu fiel sacerdote?
Escucha: bajo el árbol fatal yo llevaré
con bellas artes a tus ninfas.
Allí, con el pretexto del habitual examen
que haces de su prudencia, sabrás,
gran diosa, lo que ahora te niegas
a creer de mis labios.
¡Vamos!
 
DIANA
¡Vamos!
¡Devuélvele la calma a mi alma!
 
(Salen)

 
AMOR
(saliendo de su escondrijo)
Y responda todo el orbe:
«¡Oh, qué payasada!»
 
Escena Decimoquinta
 
(Amor, las ninfas y Doristo)
 
AMOR
¡Venid, hermosas amigas,
venid a la victoria,
ha llegado el día de la gloria,
el instante del placer!
 
LOS DEMÁS
¡Vamos, hermosas amigas,
vayamos a la victoria,
ha llegado el día de la gloria,
el instante del placer!
 
AMOR
Resuene, en tan lindo día,
el júbilo por doquier.
Enamorada está la diosa.
¡Vayamos a verla!
 
LOS DEMÁS
Resuene, en tan lindo día,
el júbilo por doquier.
Enamorada está la diosa.
¡Vayamos a verla!
 
Escena Decimosexta
 
(Los anteriores, Endimión)
 
ENDIMIÓN
¿Quién ha raptado a mi hermoso tesoro,
el tesoro que hirió de amor mi seno?
Sin él languidezco y muero.
¿Quién me dirá dónde ha ido?
 
DORISTO, AMOR, NINFAS
¡Detente y escucha!
 
ENDIMIÓN
¡Ah, no veo entre vosotros a mi ídolo!
 
DORISTO, AMOR, NINFAS
Si aceptas venir con nosotros,
te llevaremos con tu ídolo.
 
ENDIMIÓN
¡Sí, sí, vayamos, sin tardanza,
pues quiero ver ya a mi ídolo!
 
DORISTO, AMOR, NINFAS
¡Sí, sí, vayamos, sin tardanza,
y te llevaremos junto a tu ídolo!
 
(Se marchan)

 
Escena Decimoséptima
 
(Jardín de Diana. Diana, Silvio
vestido de sacerdote. Después
Amor, Doristo, Endimión, las ninfas
y cuatro sacerdotes que llevan una urna)

 
DIANA
Entre estas sombras taciturnas
parece crecer aún más mi tormento.
La agitación que siento
nunca antes la había experimentado.
 
SILVIO
Te prometo una nueva calma
para tu gran alma, diosa amiga,
y al pequeño hijo de Citerea
con mi apoyo vencerás.
 
DIANA
Pero viene gente...
 
SILVIO
Ten coraje y pon buena cara.
 
DIANA
¡Qué reto, oh, dioses, qué instante!
Mil afectos siento en el corazón.
 
SILVIO
¡Cintia, Cintia, qué momentos
se acercan a tu gran corazón!
 
TODOS LOS DEMÁS
Arrepentida y temerosa se postra a tus pies
una tropa infeliz que te pide clemencia.
 
(Se arrodillan a los pies de Diana)
 

Danos como te guste: la guerra o la paz;
la pena o el perdón, todo depende de ti.
 
DIANA
¡Oh, cielos, qué veo!
¡La esperanza, mi bien amado!
 
(a Silvio)
 

No sé qué responder,
habla tú por mí.
 
SILVIO
Alzaos, por mi boca os habla la diosa.
 
(Se levantan)

 
TODOS LOS DEMÁS
Por su boca la diosa nos habla.
Oigamos que dice.
 
SILVIO
El ritual del árbol
debe se ejecutado.
De la urna se extraiga
quién será la primera.
 
DIANA (A SILVIO), NINFAS
ENDIMIÓN, DORISTO
¡Ah, si sale mi nombre,
no sé qué pasará!
 
SILVIO
Bien verás como este asunto acabará.
 
AMOR
Bien veréis como este asunto acabará.
 
TODOS EXCEPTO SILVIO
Estoy preparado/a para
lo que mande el sacerdote.
 
SILVIO
Cantad devotas, los acostumbrados versos.
Y vosotras, ninfas,
extraed lo que el tiempo reclama.
 
(Silvio da vuelta a la urna. Amor extrae
un papel y se lo da a Silvio. Mientras,
se canta lo siguiente)

 
TODOS EXCEPTO SILVIO
¡Oh, silfos, que sois
custodios del honor,
si acaso he dado lugar
al fuego del amor,
con los frutos funestos
castigadme aquí mismo!
 
SILVIO
Leo el nombre: ¡Diana!
 
DIANA
¡Qué oigo!
 
TODOS EXCEPTO SILVIO
Se le enturbian los ojos, su rostro palidece,
suspira, delira, lo que viene ya se sabe.
 
AMOR
(Para sí)
La he vencido, está confundida...
Que busque una excusa,
o el Olimpo entero lo sabrá.
 
(Se va. Gran tempestad y terremoto)

 
DIANA
¡Cien euménides siento en mi pecho!
¡Desgraciados, aquí hay traición!
¡Dioses, dioses, venganza, piedad!
 
LOS DEMÁS
¡Mirad, mirad, el cielo se oscurece,
tiembla el suelo, la naturaleza se agita!
¡Dioses, dioses, socorro, piedad!
¡El mundo está fuera de quicio!
¡Oh, qué noche, qué profundo abismo!
¡La tierra huye bajo mis pies!
 
(El jardín desaparece)

 
TODOS
¡Ah!
 
(Se origina una súbita calma; aparece
el séquito de Amor el cual está sobre un
carro triunfal con algunas divinidades)

 
AMOR
¡Basta de temblar, oh mis queridos amigos,
y en mí reconoced a vuestro dios!
El buen Doristo que se quede
con las tres ninfas
como custodio de mi reino.
Tú, Silvio, toma de nuevo tu joven aspecto,
yo te elijo como sacerdote del Amor.
Tú, Cintia, ama a tu enamorado y consuélate.
No te he vencido a ti sola:
mira mi reino a tu alrededor.
En todos ellos puedes ver cuál es mi poder.
A la Cipria y a Psique voy a dar
la noticia de tan bello día.
Que permanezca con vosotros Himeneo
hasta que yo vuelva.
 
(Amor desaparece, aparece Himeneo)

 
TODOS EXCEPTO DIANA
¡Ven, ven, oh, bella diosa,
ven gozosa a estar con nosotros!
Tus lazos son dichosos, pues están forjados
por la mano del amor.
 
DIANA
¡Estoy vencida!
Dios poderoso, tuya es la corona de laurel;
a ti se someten todas las almas,
súbditos tuyos son todos los corazones.
 
TODOS EXCEPTO DIANA
¡Ven, ven, ya te han vencido!
Dios poderoso, tuya es la corona de laurel.
A ti se someten todas las almas,
súbditos tuyos son todos los corazones.
 
 
 
Traducido y digitalizado por:
José Luis Roviaro 2021